mercoledì 22 agosto 2012

Filastrocca del sughino

Non è della mia gente quel sughino
che con la pasta faccia un marriage:
noi siamo da verdure e semolino,
è la lussarza il nostro ancient potage;

ma da decenni vivo in questa piana
umida, senza vento e poco sana
ed ho girato il Continente in toto,
o meglio quella parte ch'è italiana.

Così quando l'ortaggio mi scarseggia
allo spaghetto anch'io concedo un voto:
chi la padella fonda ben maneggia
presto inventa o ricorda un sugo noto.

Campeggia nel mio frigo semivuoto
una cipolla rossa di Tropea
che non usurpa il nome tanto noto:
da laggiù la spedì la soror mea.

Triste appassisce accanto un grappolino
di quel rosso ch'è detto di Pachino:
e lascerò che siano andate a vuoto
tante ore di lavoro contadino?

Pur con semi e pellecchie, profumato
del mio basilico nato al balconcino,
che molti mesi or sono ho seminato,
sarà squisito e degno d'una foto.

Se il mio figliolo non avesse in odio
l'amaro della rucola, potrei
di quella che coltivo, ch'è da podio,
tritarcene di foglie cinque o sei.

Ma la cena è per lui e non per me:
olio, cipolla, pomodori e timo
e col basilico a darle un non so che:
vedrai che si contenta con il primo!

martedì 21 agosto 2012

I panini semidolci di Rossana del forum di C.I.

Anni fa il forum della rivista cucina Italiana era semplicemente aperto a chiunque si registrasse. Era un ambiente meraviglioso. Poi c'è stato un cambio nella politica aziendale e ci sonos tati dei cambiamenti. io non l'ho trovato carino e ho smesso di frequentarlo. ma ho conservato dei bei ricordi e delle fantastiche ricette.
c'era una signora che faceva la cuoca negli Stati Uniti e si chiamava (e si chiama, spero) Rossana. Preparava ogni giorno dei panini semidolci per la prima colazione; lei ne faceva centosessanta ogni mattina, cioè dieci volte la dose di questa ricetta! Io li provai subito e li trovai favolosi e di tanto in tanto li faccio ancora. sono così buoni....

Gli ingredienti sono elencati in tre liste separate perché l'impasto si prepara in tre fasi. Bisogna fare molta attenzione alle temperature e alle modalità di impasto e seguire la ricetta con esattezza, poi la riuscita è sempre straordinaria.

a)  250 ml di acqua bollente, 115 gr. di zucchero (o miele), 55 gr. di burro a pezzetti;

b) 18 gr di lievito di birra (due terzi di panettino) o 7 gr di lievito di bira disidratato (lievito da fornaio bertolini in bustina), un cucchiaino di zucchero, 50 ml di acqua tiepida;

c) due uova, mezzo cucchiaino di sale, 850 grami di farina di forza (manitoba o altra farina con almeno il 14% di proteine, cosiddetta farina americana), burro fuso per spennellare i panini prima di infornarli quanto basta.

Mettere i primi tre ingredienti nella ciotola dell'impastatrice, mescolare appena e lasciare riposare una decina di minuti fino a che non si intiepidiscono e nel frattempo burro e zucchero si scioglieranno perfettamente. ( Notate: i cuochi professionisti  come Rossana hanno sempre acqua  bollente pronta, ma anche noi in casa possiamo fornirci di un piccolo bollitore elettrico: è comodissimo e avere l'acqua già a bollore fa risparmiare tanto tempo durante le cotture).

A parte mescolare il terzo gruppo di ingredienti: lievito, zucchero e acqua  leggermente tiepida e aspettare che cominci a fermentare (intanto il resto si intiepidisce e voi potete fare altre cose).

Non appena gli ingredienti nella ciotola dell'impastatrice saranno tiepidi (sentite il calore della ciotola o metteteci un ditino pulito), aggiungete il lievito, le uova e mescolate per amalgamare: un minuto a velocità media (o battete con una frusta se non avete impastatrice e state usando una grossa ciotola da impasti).
con l'impastatrice in movimento (o con la frusta in movimento e poi impastando a mano) aggiungete gradatamente la farina ed il sale fino ad ottenere un impasto molto morbido e non troppo asciutto.
a questo punto trasferitelo sul ripiano del tavolo o sul tagliere infarinato e lavoratelo a mano per una decina di inuti, in modo che sia bello elastico e bene incordato. Durante questa lavorazione le molecole di glutine si legano fra loro a formare una rete, il reticolo glutinico, che è responsabile della meravigliosa elasticità e dell'aspetto liscio e vellutato dell'impasto e che gli permetterà di lievitare come una nuvola e renderà i panini leggeri come piume.
Dividete l'impasto in due palle, e lasciatele a lievitare sul tagliere coperte con un telo pulito per mezz'ora.

A questo punto dividete ogni palla in otto parti e formate i panini. Potete farli come volete: tondi, ovali, oppure a doppio nodo, come li faceva Rossana. Se volete cimentarvi nel doppio nodo assottigliate ogni pallina di impasto fino a fare un lungo salsicciotto, poi annodate il salsicciotto e ripiegate le due punte sotto il nodo e tenetele sul fondo del panino quando lo mettete sulla teglia.

Disponete i panini su una teglia da forno foderata di carta e fateli lievitare fino a che raddoppino di volume.

Portate il forno a 180 gradi. spennellate i panini col burro fuso e infornate. Devono essere dorati.

(Per essere sinceri, siccome noi siamo italiani e non americani, io li faccio grandi la metà, così invece di sedici me ne vengono trentadue. I miei ragazzi preferiscono mangiare due panini piccoli, magari uno al prosciutto e uno alla mortadella, piuttosto che uno solo e dover scegliere un solo ripieno. )

Ci sono un sacco di altre ricette per panini semidolci, ma questa riesce particolarmente bene. Baci.

mercoledì 15 agosto 2012

risveglio

Io non lo so che mi è successo in questa settimana di vacanza al mare con la zia. Anche se non ho riposato tutto il tempo, mi sono sentita lontana dalle angosce e ho dormito.
Rientrata a casa mi pare di essermi svegliata da un letargo. Ho ripreso contatto con una parte del mio lavoro che non riuscivo più a seguire. Ecco, non so cosa mi fosse successo. Ero del tutto abbattuta, inebetita. E adesso?
Intanto sto lavorando, in questo ferragosto 2012.
Lavorando davvero, lucida come ero anni fa.
Preparo un promemoria per la programmazione degli ultimi due semestri di lezioni. Poi mi leggerò una serie di lavori che aspettano da qualche mese di essere esaminati e prenderò appunti; domattina continuerò, fino verso le dieci e mezzo, e poi... riprenderò a programmare le mie attività domiciliari, mi iscriverò ai prossimi corsi di aggiornamento, tornerò in ambulatorio... e poi, forse, dico forse, sono di nuovo io.
Ci sono voluti due anni, interi.
Ma non sto ancora bene, no.

martedì 14 agosto 2012

pasta e patate

Mia sorella è uscita da un difficile matrimonio con un piccolo patrimonio di ricette fantastiche. Bisogna sempre guardare alla parte positiva di un bilancio!

Ingredienti per quattro persone:
mezza cipolla
due pomodori pelati (freschi o in scatola)
una costa di sedano
un filo d'olio
un cucchiaino di sale
due patate
100 grammi di spaghetti spezzettati..

Esecuzione:
mettere a freddo sul fuoco l'olio, la cipolla e il sedano tritati e i pomodori pelati fatti a pezzettini piccoli. Fare cuocere a fuoco vivo, aggiungere abbondante acqua e un cucchiaino di sale e fare cuocere bene. nel frattempo tagliare le patate a pezzettini e aggiungerle al brodo. Quando le patate sono a cottura aggiungere gli spaghetti spezzettati e cuocere al dente.

Se si vuole fare una versione ricca, insieme alle patate a pezzetti aggiungere cento grammi di carne macinata sbriciolata.

E' buona anche fredda. Servire brodosa!! E' decisamente più buona!


giovedì 2 agosto 2012

Caldo, frutta e vecchie abitudini

Ancora frutta, ancora piu' di quanta nn riusciamo a mangiarne o a regalarne a nostra volta. E quindi, siccome a me non piace buttare via il cibo, ancora marmellata.

Ieri ho completato quella di pesche con uva e the'. Oggi ancora pesche noci, ma stavolta con fiori di gelsomino.

E' andata cosi': cercavo delle idee, per cambiare, ed ho trovato una ricetta di pesche con fiori di limone. Ora, io non ce li ho i limoni in giardino, cosi' dovevo ripiegare su qualcosa d'altro. Ero convinta di avere dei fiori d'arancio secchi, ma ricordavo male, erano rimasti solo dei fiori di gelsomini.
Cosi' ecco come ho fatto.

Ho preparato un chilo di polpa di pesche noci tagliata a cubetti, l'ho bagnata con quattro cucchiai di su co di limone.
Nella mia casseruola di rame ho versato un bel bicchiere d'acqua, l'ho portata a bollore e ci ho messo quattro cucchiaiate di fiori di gelsomino, li ho fatti bollire per due o tre minuti, fino a che non hanno sprigionato il profumo. A quel punto ho aggiunto la frutta ed ho cotto per cinque minuti, piu' o meno, fino a che la pesca noce, che era croccantissima, non si e' ammorbidita.
Ho spento il fuoco, ho aggiunto 750 grammi di zucchero gel, ho mescolato e lasciato a macerare per un'oretta.
Ho riacceso il fuoco, portato a cottura, aggiunto un grosso cucchiaio di miele millefiori e invasettato bollente.
Il profumo e' davvero molto buono, il sapore assolutamente particolare, una nota esotica sulla pesca nostrana..

In frigo a macerare ci sono i limoni di sorrento perr la marmellata di limoni mallorquina raccontata da Comida de mama. Faccio appena a tempo a completarla prima di partire per il mare. Buona vacanz a tutti.

mercoledì 1 agosto 2012

lucertole


  • No, non mi va più di acchiappare le farfalle
  • Ma perché?
  • Dopo muoiono.
  • Ma le abbiamo messe nei barattoli, come a scuola.
  • Quelle di scuola non lo so, erano belle, ma erano morte pure loro, con lo spillo in mezzo e tutto. Le nostre, dopo che le ho portate a casa, sono morte, ma prima sono diventate brutte.
  • ah.
  • ma le tue non sono morte?
  • Mia mamma me le ha tolte e le ha fatte volare. Ha detto sono vermi con le ali, che schifo
  • Non fanno schifo, sono bellissime, ma le mie sono tutte morte; tu non le hai viste, io sì. La polvere delle ali se n'è andata tutta e loro continuavano a volare e le ali si sono tutte rotte e poi mia mamma le ha viste e ha detto basta, non si torturano le povere bestie, e io ho detto le libero e lei ha detto non puoi tornare indietro, ormai stanno morendo e me le ha prese e credo che le ha uccise in fretta e allora ho capito che le avevamo uccise prendendole solo perché erano belle.
  • ah.
  • così io non le prendo le farfalle.
  • E se io le voglio prendere?
  • Puoi prenderle tu, ma io non voglio vedere e me ne vado a casa.
  • Va bene. Allora cosa facciamo?
  • Ci sono le margherite.
  • Mi stufo con le margherite, e poi fanno puzza.
  • Anche le code di topo
  • Schifo, le code di topo! E poi è roba da bambine piccole, le code di topo. No, senti, idea! Le lucertole. Possiamo prenderle, quelle non muoiono mica.
  • E poi? Che ci fai con le lucertole?
  • Mah, non lo so. Magari gli tagliamo la coda.
  • Ma perchè!! Che male ti hanno fatto le lucertole?
  • No, senti, non gli fa mica nulla, sai? Alle lucertole la coda ricresce, non gli fa male, dai, o comunque non gli fa troppo male e poi gli ricresce nuova. Dai, insomma, e non è mica possibile che con te non si può giocare a nulla!
  • Non è vero che non si può giocare a nulla, ci sono tutti I giochi. La palla, la corda, le bambole.
  • Le bambole! Sarai mica scema a giocare ancora con le bambole! A me stanno crescendo le tette. Quando ti crescno le tette basta giocare con le bambole.
  • Come fai a dire che ti stanno crescendo? Io non vedo nessuna tetta.
  • Ci ho le noci dure sotto I capezzoli. Tu non le hai!
  • Mi fai sentire?
  • No, non ti faccio sentire perché fanno male. Quando ti cresceranno anche a te sentirai le tue.
  • E allora prendiamo sta lucertola. Guarda, quella lì. Io mi avvicino da dietro, piano piano, e tu stai davanti, così guarda te.
  • Uffa, ma non le rompi la coda, va bene?
  • Zitta. Vai piano piano, ti faccio solo I segni
  • ..
  • ..
  • Presaaaa!
  • Piano, eh, piano. E' bellina
  • E' bellissima, si muove in mezzo alle mani. Vuoi guardare?
  • Sì che voglio guardare
  • ti faccio un buco in mezzo alle dita per mettere l'occhio
  • si muove tutta
  • mi sta facendo il solletico!!
  • non ti morde?
  • No, è piccolina piccolina, anche se mi morde neppure la sento, ma mi fa il solletico
  • fammela guardare ancora
  • ecco. Ma fai in fretta che poi la lascio andare
  • bella. Sembrava più verde prima
  • ecco, vattene, lucertola!
  • Guarda come scappa
  • non l'ha persa la coda. Mio fratello ha detto che se la lasciano cadere da sole se le prendi, quando sono spaventate
  • forse non l'abbiamo spaventata troppo
  • meglio così. Ne prendiamo un'altra?
  • Se vuoi.
  • Ma no, la lucertola l'ho presa, ora facciamo che corriamo fino a là in fondo senza fermarci mai
  • va bene
  • no, aspetta, devo dare il via
  • va bene
  • uno due tre viaaaa!