domenica 29 gennaio 2012

un giorno

un giorno forse sarò capace di portare il mio lavoro sulle spalle senza appoggiarmi al blog. mah. non so se sia poi  un passo avanti o indietro.

sono malata

ok, lo ammetto, mi sono ammalata. Mi sono chiusa in casa ed ho passato la maggior parte del tempo a letto. Con la boule calda, anche. Ho dormito presto alla sera, ho preso medicine e sono rimasta per giorni in pigiama.
Ho letto, ho studiato, ma soprattutto ho dormito. Sarei dovuta rientrare domani, ma non sto ancora bene, così mi prendo altri due giorni. Vorrei cominciare ad uscire, cominciare a pensare al lavoro.
Ho chiamato una paziente, ho il suo numero sul cellulare, mi sono detta chissà come sta la sua anzianissima mamma, sono giorni che non la sento, ora la chiamo, magari lunedì la vado a vedere, e la signora mi ha detto: la mamma è morta, ho cercato di contattarla per dirglielo, ma non l'ho trovata. E' vero, ho attivato una segreteria sul cellulare.
Il mondo non si ferma quando stai male...

mercoledì 25 gennaio 2012

Tutto ha un costo

Tutto ha un costo. Talora non si tratta di un costo monetario, è vero, ma altre volte sì.
Leggo le vicissitudini di Isadora Drunken qui: http://networkedblogs.com/sYQKa
Isadora sta cercando di venire fuori da un matrimonio minimizzando le perdite economiche.
Girano voci insistenti e prepotenti sullo sciacallaggio a opera delle divorziande e a danno dei poveri ex mariti. La cosa non mi risulta, personalmente, ed Isadora è un esempio. Sì, certo, i tribunali decretano, ingiungono, eccetera eccetera, poi i mariti si guardano bene dal versare. Mi raccontava una signora che lei ogni tre o quattro anni riusciva ad ottenere una cifra (arretrata) dall'ex marito, poi doveva aspettare altri tre o quattro anni tra maturazione degli arretrati non pagati e decreto ingiuntivo del tribunale. Nel frattempo i due figli li manteneva, naturalmente, lei.
Un'altra signora, mia paziente, mi ha raccontato come il maritino, titolare di una relazione extraconiugale, dopo averle proposto un matrimonio "aperto" (in sostanza io mi tengo la mia amante e tu fai quel che vuoi, trovati un altro e viviamo insieme lo stesso) e dopo aver appurato che lei non ne era entusiasta, abbia fatto sparire tutti i propri beni, "vendendoli" alla propria( di lui ) madre, onde risultare nullatenente in sede di separazione, o facendoli semplicemente scomparire, per esempio le due autovetture.
Una terza, una quarta, una quinta ecc. hanno raccontato che allo scadere del diciottesimo compleanno del figlio/a, il di lui/lei padre abbia decretato: da oggi non ti do più nulla, vai a lavorare. (credo che questo sia un consiglio standard dei legali che si occupano di divorzi).
Mi vengono in mente delle storie di gentiluomini, anche. Un anziano collega mi raccontava: "Quando ho capito che mia moglie non ne voleva più sapere di me, ho fatto la valigia e me ne sono andato. Ho dormito in studio quella sera, e poi ho trovato casa. Le ho lasciato tutto, casa e mobili e risparmi,  e ho fatto un affare: nel pacchetto era compresa anche mia suocera! E la mia libertà, si capisce."
Questo è il punto. La mia libertà.
Io la penso come l'anziano collega. La mia libertà, la mia dignità, la serenità dei figli non dipendono dal tenore di vita che si può raggiungere. Di molte, molte cose si può fare a meno.
C'è un'altra cosa da dire. I diritti dei figli figli. Andrebbero tutelati, è vero. Però, come ho avuto modo di dire ad un padre separando, un padre, uno vero, dovrebbe sapere da sé di cosa hanno bisogno i suoi figli, senza che glielo spieghi la separanda madre o il di lei avvocato. Se non lo sa non è evidentemente un padre, e ciò da solo sarebbe ottimo motivo per una separazione. Se lo sa e, potendolo fare, non vi provvede, non solo non è un padre, è pure un nemico dei suoi figli biologici. E se riesce ad essere nemico dei propri figli biologici, chi potrà fidarsene o averne stima? Perché non disprezziamo e ostracizziamo costoro invece di additarli come paladini del proprio sesso?
In ognuna di codeste situazioni la soluzione migliore è abbandonare costui al proprio destino, dimenticarsi della sua esistenza e considerare le perdite economiche come il minor costo da pagare. Dopotutto, quanto valore diamo alla nostra dignità o a quella dei nostri figli? Non ci sono solo costi economici.
Poi, la legge che protegge solo a chiacchiere, quella è una delle storture italiane. Ma il non insegnare alle ragazzine a tutelare i propri interessi economici nel matrimonio è certamente un'altra, mentre una terza è il non insegnare alle ragazzine a dare un valore, possibilmente alto, alla propria dignità (ho detto alla propria dignità, non alla propria vagina) ed una quarta è l'avallare il vittimismo di certi uomini vili e, com'era quella parola che usava mia nonna, ah, eccola: pidocchiosi.

martedì 24 gennaio 2012

Sera d'inverno

Abito in questa casa da oltre un anno, ormai. Qualcuno mi ha detto: sarà rumorosa. Non so, a me pare piena di quiete. Intanto quell'angosciante rumore di fondo della televisione che intorpidisce i pensieri non c'è.
Quando decidiamo di guardare un programma o un film ci sediamo in sala e gli dedichiamo tutta la nostra attenzione. Poi spegniamo l'apparecchio televisivo. Non lasciamo che inquini con rumori privi di contenuto le altre nostre attività. Non sentiamo neppure la mancanza dei telegiornali: le notizie importanti ci arrivano dalla rete, in tempo reale, spesso prima di poter essere manipolate e snaturate da chi governa le nostre reazioni rielaborandoci gli input.

Ora, nel silenzio della sera invernale, sento sprazzi di rumori domestici dal piano superiore e, di quando in quando, il rombo attutito di un veicolo che ci raggiunge e si allontana.
Il ticchettio della tastiera. Il ronzio della ventola che soffia delicata sull'hard disk.
Qualche bicchiere da lavare, gli avanzi della vellutata e del pane da mettere via mi attendono qui, alla mia sinistra, in una cucina grande ma raccolta.
I miei ragazzi si rilassano dopo una giornata di studio.  Fra meno di un'ora saremo a letto.

domenica 22 gennaio 2012

come succede

Ho fatto un errore. Non ha avuto conseguenze, per una serie di circostanze fortunate, ma ciò non toglie che ho fatto un errore. Ero troppo stanca per lavorare al meglio. Così da domani sto a casa per una settimana. Non potrei permettermelo, ma ne approfitto per fare un'altra cosa a cui tengo molto e che mi permetterà di aggiornarmi sulle novità della patologia generale.
Mi ricordo distintamente che ho pensato: forse dovrei fargli fare un rx dell'addome. E poi mi sono detta: ma no, sei la solita paranoica, proviamo a dargli del Plasil e vediamo che succede. Se non fossi stata così stanca lo avrei mandato in urgenza a fare l'rx e avrei atteso il risultato. C'è poi andato lo stesso in PS, ma il giorno dopo. Ok, è andato tutto bene, ma poteva andare tutto male.
Noi medici di famiglia dovremmo poterci mettere in malattia, quando ne abbiamo bisogno,senza doverci prima chiedere se abbiamo i soldi per pagare un sostituto o no.


lunedì 16 gennaio 2012

circo cechov magelli

Io sono una vecchia signora, ok.
Vado a vedere il giardino dei ciliegi e mi aspetto una roba intensa e drammatica, è vero.
Mi fa rabbia vedere delle giovinotte snelle e agilissime saltare da fermo su un muretto altro almeno ottanta centimetri (ma forse anche un metro), pure con le scarpe col tacco.
L'ostentazione della magrezza e della resistenza nella corsa mi disturba, tranne che nei campi sportivi e nei circhi.
Pensate un po' se vado a vedere il Giardino dei ciliegi e mi trovo uno spettacolo da circo equestre travestito da teatro, senza scene, senza fondali, con gli impianti elettrici a vista e gli attori che corrono rumorosamente e scompostamente per la maggior parte del tempo, ostentando risate sguaiate e toni quasi sempre molto, ma molto sopra le righe.
Che se poi io avessi pagato i 45 euro degli spettatori di platea, francamente sarei velenosa.
Capisco la voglia di fare cose nuove, la smania di fare cose nuove che prende certi attori, registi, capocomici. Ok, fate cose nuove, no? Lasciate in pace i capolavori, grazie, che se la cavano benissimo così, essendo eternamente nuovi per loro stessa natura. Se proprio li volete recitare, accontentatevi di metterci l'anima. soprattutto se ce l'avete. Lasciate le esibizioni atletiche al Cirque du soleil, che lo andiamo a vedere volentieri, e che non pretende di recitare Cechov.
Urca, come sono irritata stasera......


domenica 15 gennaio 2012

Stanchezza

Temo la stanchezza perché mi porta a ritirarmi, a non vedere nessuno a non cercare nessuno. Ma dormire non basta a rinfrancare la mente.

sabato 14 gennaio 2012

tre bottoni colorati

Stamattina il collega ed amico che ha fatto da relatore al nostro incontro di nucleo era particolarmente elegante. Una giacca blù cina di fustagno con le toppe color ruggine e i pantaloni, pure di fustagno, dello stesso color ruggine, il bavero impunturato a mano e infine i tre bottoncini del polso ognuno di un colore diverso: grigio, ruggine e blù.

La cosa non poteva sfuggire alla collega più chic del gruppo, in vena di scherzi, che l'ha simpaticamente preso in mezzo alla pausa caffè, ispezionando platealmente anche cravatta, camicia e fazzoletto nel taschino.
Sì, dice lui sorridendo, sto rimpinguando le finanze del negoziante vicino al mio studio, che ha delle cose belle, anche se un po' care. Perché, continua con un sorriso, da quando sono rimasto solo (e la guarda dritto negli occhi) -  lo sai che ormai mia moglie è morta da un anno e mezzo - a volte mi sento depresso, solo e triste, e allora nella migliore tradizione dei depressi mi fermo dal mio vicino e compro qualcosa.

;-)

un sabato pomeriggio

Abbiamo passato la mattina a ragionare su una cosa che si chiama profilo di nucleo. Mi rendo conto che spiegarlo in parole semplici è difficile. si tratta di una serie di indicatori che dicono qualcosa su cosa fa la popolazione che noi curiamo, come sta, che malattie ha, e, in via indiretta, anche come lavoriamo noialtri.
direi che lavoriamo bene. Possiamo anche lavorare meglio e strumenti come questo, insiame ad altri tipi di indicatori, possono permetterci di orientare la nostra attività professionale nel senso di un miglioramento, appunto.
Però poi sono tornata a casa, ho preparato il pranzo e abbiamo mangiato, e il ragazzino è uscito e stiamo guardando (oh, più o meno nel mio caso) Grosso guaio a Chinatown ed io mi sento immersa in una sensazione di irrealtà.

Come se non ci fosse nessun domani.

Per fortuna ho da stirare....

giovedì 12 gennaio 2012

origami, un vecchio amore

Molti, molti anni fa mi sono imbattuta negli origami.
Prima di sposarmi abitavo in una zona di Bologna piuttosto centrale e una delle mie passeggiate abituali era lungo Strada Maggiore. C'era una libreria che vendeva libri usati e, poco più avanti, un negozio di giochi che teneva un certo assortimento di carta per origami. allora nel pacchetto della carta erano comprese le istruzioni per piegare alcuni facili modelli. Comprai un libro molto, molto carino, usato, da titolo Origami moderno. Sì è poi perso nei traslochi, povero libro, ma con quello cominciò il mio interesse per l'arte di piegare la carta.

Si tratta di un passatempo che richiede molto tempo libero; non c'è da stupirsi se l'ho accantonato insieme col ricamo, il tombolo, la maglia, l'uncinetto, e altre simili amenità da studentessa. però qualche tempo fa, su una bancarella, ho trovato un libro molto interessante che contiene dei modelli bellissimi.

Tutti sanno, credo, che l'arte di piegare la carta in Giappone ha origini antichissime. Risale al primo secolo a. c., forse persino prima. La carta era un materiale prezioso e fragile, per questo un dono fatto con carta piegata aveva un che di sacro e veniva riservato a persone di riguardo o a intenti votivi. Un quasi-origami è il kusudama, una sfera fatta di fiori di carta legati o incollati tra loro ed avente lo scopo di augurare la salute o scacciare la malattia o la sfortuna. Kusudama vuol dire, più o meno: palla-medicina. Ecco, al momento sono attirata dai kusudama, ma non dai kusudama di antica tradizione, ma da un tipo di sfera o poliedro nato negli anni settanta del novecento.

Uno direbbe che dopo duemila anni l'arte di piegare la carta dovesse essere stata esplorata in lungo e in largo e non riservare più grosse sorprese. invece no.

Un certo signore, di nome Mitsunobu Sonobe, in quegli anni ha inventato un modo di piegare il classico quadratino di carta così da farne un modulo e con sei di questi, incstrati senza colla, si fa un cubo. e incastrandoli ancora a ancora una serie incredibile di poliedri. Questo modulo si chiama Sonobe e da esso è originata una valanga, una miriade di figure origami, costruite spesso nel più classico dei modi: con solo quadrati di carta piegati e incastrati, senza colla nè altri mezzi di congiunzione.

Con il modulo Sonobe si fanno dei bellissimi kusudama. ne potete trovare una parata incredibile qui: http://kusudama.me/#/Iso-Sonobe

Ecco, questo è il giochino che mi cattura in questi giorni. Vi piace?


mercoledì 11 gennaio 2012

confusione per eccesso

Dopo tante settimane senza blog gli argomenti mi si affollano alla mente: sono troppi e non riesco a districarli.
Così penso che andrò a dormire e prima di prendere sonno cercherò di decidere se cominciare con un epigramma di Marziale, con un origami particolare, o con noiose e ritrite riflessioni sulla vita (e - citiamo , citiamo-, anche l'universo e tutto quanto).

lunedì 9 gennaio 2012

pc in coma

Ecco, per festeggiare il ritorno al blog il mio vecchio pc si è preso una vacanza! Spero in una rianimazione rapida e poco costosa

sabato 7 gennaio 2012

anno nuovo, casa nuova

Sono qui. Senza anonimato, come potete notare. Oh, be', tanto ormai era un anonimato per modo di dire, ma il fatto di firmare sempre col mo nome mi porterà ad essere più delicata, a sembrare forse reticente a chi mi conosce da tempo.
Tranquilli, rimango sempre la solita sfacciata, ma se dovessi urtare qualcuno involontariamente, gradirei che mi venisse fatto notare.

LA PRIMA COSA CHE DESIDERO FARE E' RINGRAZIARE FRIEDA!!

Senza il suo aiuto non sarei qui! ha salvato gli archivi e li ha trasferiti, e non è stato facile perchè erano enormi: nove anni di blog, più la vecchia casa dell'ozio, più i commenti, insomma, tutto....

Mancano i link a tutti i miei amici. Non ho ancora capito come farli e spero di riuscire a rimetterli tutti.  Più quelli che mancavano.
Sentitevi liberi di ricordarmi indirizzi, di suggerirne di nuovi, di farmi conoscere quelli che sono cambiati.

Ora, due parole su Splinder.
Niente da dire, stavamo lì aggratis, potevano chiuderci quando volevano.
Capisco pure che erano intasati da decine di migliaia di blog aperti e mai chiusi, ma neppure mai usati, da case abbandonate, e il modo più facile era questo: chiudere tutto e ricominciare da un'altra parte. Clarence docet. Del resto, Clarence era sempre Dada.

ora, vedete, sono su una piattaforma Google.
Non so sino a che punto sia stata una scelta buona. Certo, non mi aspetto che google chiuda. Però vedo che già ora sfrutta la mia presenza per implementare l'utenza di tutti i suoi servizi.

L'ideale, e mi sono anche informata, sarebbe trovare una dozzina di blogger che intendono continuare sine die la loro vita in rete e consorziarsi per creare una piccola piattaforma proprietaria. Il costo sarebbe anche modesto, l'equivalente di una cena fuori ogni anno. In cambio nessuno ci butterebbe mai più fuori dalla rete. Il rischio, quello di ogni condominio: ritrovarsi a litigare ;-)

Insomma, pensiamoci.

Buon 2012 a tutti e bentrovati qui.
Capsicum