giovedì 6 dicembre 2012

Credo di non essere una che litiga, e neppure una che offende.  Litigare è una cosa per cui non sono attrezzata. eppure ho litigato, per motivi di lavoro, con i colleghi con cui lavoro. Temo di essere stata offensiva. Ho litigato pure con un'altra persona, e anche con lei probabilmente sono stata offensiva.
Non so che mi succede. una buona ipotesi è che sono talmente incazzata col mondo da dire anche cose che non penso, oltre a quelle che penso, e in maniera decisamente tagliente.
Il guaio peggiore è che sono convinta di avere ragione. Un grosso guaio. Mah.
Come dice Vasco, anche se non ha un senso, domani arriverà lo stesso.

domenica 2 dicembre 2012

domenica

Ho preparato la cena. Polpettine al curry, finocchi gratinati con besciamella al pepe. Ho aperto il vino. La cucina era pulita. Poi, il telefonino ha suonato. Sono andata in camera a rispondere. Sono tornata in cucina, ho mangiato qualche polpetta dalla ciotola, mi sono versata il vino, ho assaggiato la besciamella, ho messo i piatti nel lavello col sapone, ma non li ho lavati.
Domenica sera.

venerdì 19 ottobre 2012

c'è ancora tempo
c'è ancora da fare
fragili le cose
si sbriciolano,
e la gente.
vorrei riposare.
ma così poco tempo
e così tanto da fare.

martedì 9 ottobre 2012

Tracce nella rete

Rimangono tante tracce di noi nella rete, ogni passo falso rimane, ogni cosa strana, mentre il resto piano piano sbiadisce e scompare. Chissa'' che ricordi rimarranno di me. Il tempo fugge ed ho l'impressione di dover vivere ancora non troppo. Che peccato se di me dovesse restare solo il frutto della maldicenza... Frutto che ritrovo ancora, violento e amaro, dopo tanto tempo.

martedì 25 settembre 2012

una botta di conti per capidanni

Ricomincia la scuola, l'estate è definitivamente ita, e io mi faccio una botta di conti.
Un anno fa di questi tempi stavo molto male. Stavo così male che neppure mi rendevo conto più della sofferenza, ero così abituata , inebetita, affogata nel dolore da non notarlo più.
Poi, un po' per volta, sono arrivati degli spiragli di sollievo e sono stati loro a farmi rendere conto della sofferenza. Strano, vero?
E' il guaio delle persone forti. Sopportano un sacco. ma non senza soffrire, attenzione.
Uno dice: ah, ma tu sei forte, ce la farai, e con ciò si è già giustificato.

Non ti sto facendo del male, o comunque non troppo male, perché tu sei forte, insomma, lo sanno tutti che sei forte, quindi...

Però non è così. Ci fanno del male esattamente nello stesso modo e nella stessa misura, e poi di più, e poi ancora di più, e poi ancora di più. Ci fanno talmente male che un altro ne morirebbe, ci straziano scrollando le spalle, indifferenti, e ci lasciano lì, sentendosi innocenti.
Gli si dice per cortesia smettila. Gli si ripete guarda che mi fai male, per favore, non continuare. Ma non serve. Vanno avanti seguendo le loro esigenze, forti del confronto tra la loro riserva di tolleranza e la nostra, tenendo per sè un margine di tollerabilità minimo e lasciando a noi il carico, come animali da soma. Sentendosi non solo innocenti, ma forse anche vittime.

No, non tollero più che mi si faccia soffrire, non lo tollero da quando ho toccato il fondo e mi sono decisa a sottrarmi. Ma, insomma, mi ci vogliono anni per risalire, anni per smettere di provare dolore.
Un anno fa ho solo cominciato ad accorgermi della differenza tra l'abbrutimento e i momenti di sofferenza semplice, per così dire.
Ora, forse, comincio a stare meglio.
Chissà se fra qualche anno mi capiterà di essere serena o addirittura felice..

Nel frattempo comincia un nuovo anno. Il nome di questo mese, nella mia lingua, è proprio questo Capidanni. E domani è Yom Kippur.  Buon nuovo anno a tutti noi.

sabato 22 settembre 2012

In questa quotidiana incertezza posso tollerare tante cose, ma la solitudine della sera... quella  mi toglie il sonno.

venerdì 14 settembre 2012

Splinder

Una mattina grigia. Una vecchia amica splinderiana posta il link ad un vecchio post. Io le scrivo grazie, mi manca splinder, quando ancora avevo delle speranze. E lei mi risponde e' lo stesso per me, quando ancora avevo delle speranze. Ora il cielo grigio mi aspetta li' fuori, non trovo una ricevuta di un pagamento, la mattina si dipana corta e angosciante nel prossimo futuro ed io cerco con lo sguardo la boccetta dell'alprazolam. ( a fare il medico la tentazione del farmaco sta sempre li' davanti). Vediamo se la trovo nelle cartelline della libreria, la ricevuta, chissa'....

domenica 2 settembre 2012

marmellata di chinotto

Il 2012 me lo ricorderò come l'anno delle marmellate. Una tira l'altra, davvero. Anche ieri ho portato a casa della frutta, stavolta di un tipo particolarissimo. La mia amica Bee è una giardiniera appassionata ed ha coltivato amorosamente un Citrus Myrtifolia, ovvero una pianta di chinotto, e me ne ha regalato tredici frutti.
La marmellata di chinotto ha fama di essere amara e difficile da fare, quindi ero piuttosto preoccupata, tuttavia, non so se per via della qualità dei frutti o perchè, nel timore che fosse troppo amara, ho adottato eccessie precauzioni per addolcirla, è venuta solo lievemente amarognola. Comunque ecco ricetta e procedimento.

L'unica ricetta che ho trovato in rete suggeriva di far bollire i frutti per venti minuti per tre volte, le prime due volte gettando via l'acqua di cottura e tenendo l'acqua della terza bollitura. indi scolare i fruttini, tagliuzzarli, passarli al passaverdure un paio di volte, pesare la polpa e succo ottenuta e unirvi altrettanto zucchero, mettere al fuoco. Ho eseguito fin qui come da ricetta, usando lamia casseruola di rame larga, da marmellate. Secondo la ricetta andava unito un litro del liquido dell'ultima bollitura.
Qui ho fatto un cambiamento: ho unito ai 400 grammi di polpa di chinotto altri 400 grammi di succo di arancia, succo appena spremuto, e altrettanto zucchero, quindi:
400 grammi di polpa passata di chinotto
400 grammi di succo d'arancia
800 grammi di zucchero
mezzo litro di liquido di cottura.

Questa è la mistura che ho portato a bollore.
ho cotto con pazienza fino a che non ha avuto un aspetto denso ed ha superato la famosa prova piattino (col piattino freddo di frigo, attenzione).
Il succo d'arancia, nelle intenzioni, doveva smorzare l'amaro.
La marmellata che ne è risutlata è solo lievemente amarognola.
Se dovessi farla di nuovo dimezzerei la quantità di succo d'arancia e aggiungerei altra acqua di cottura.

Il trucco di bollire gli agrumi più volte e gettare via l'acqua di cottura è la modalità solita per fare le marmellate di agrumi senza comprometterne il sapore con l'amaro della parte bianca della buccia. Funziona col limone, con l'arancio, e funziona benissimo anche col chinotto.

Le gelatine o marmellate di agrumi non vanno tenute troppo dense perché continuano a gelificare anche nei giorni successivi, quindi possono diventare troppo dure, ma con il trucco dell'acqua di cottura se fosse troppo densa si può aggiungere un pochino dell'acqua rimasta e gestire la densità come si vuole.

Invasare bollente, come sempre, chiudere, capovolgere.

mercoledì 22 agosto 2012

Filastrocca del sughino

Non è della mia gente quel sughino
che con la pasta faccia un marriage:
noi siamo da verdure e semolino,
è la lussarza il nostro ancient potage;

ma da decenni vivo in questa piana
umida, senza vento e poco sana
ed ho girato il Continente in toto,
o meglio quella parte ch'è italiana.

Così quando l'ortaggio mi scarseggia
allo spaghetto anch'io concedo un voto:
chi la padella fonda ben maneggia
presto inventa o ricorda un sugo noto.

Campeggia nel mio frigo semivuoto
una cipolla rossa di Tropea
che non usurpa il nome tanto noto:
da laggiù la spedì la soror mea.

Triste appassisce accanto un grappolino
di quel rosso ch'è detto di Pachino:
e lascerò che siano andate a vuoto
tante ore di lavoro contadino?

Pur con semi e pellecchie, profumato
del mio basilico nato al balconcino,
che molti mesi or sono ho seminato,
sarà squisito e degno d'una foto.

Se il mio figliolo non avesse in odio
l'amaro della rucola, potrei
di quella che coltivo, ch'è da podio,
tritarcene di foglie cinque o sei.

Ma la cena è per lui e non per me:
olio, cipolla, pomodori e timo
e col basilico a darle un non so che:
vedrai che si contenta con il primo!

martedì 21 agosto 2012

I panini semidolci di Rossana del forum di C.I.

Anni fa il forum della rivista cucina Italiana era semplicemente aperto a chiunque si registrasse. Era un ambiente meraviglioso. Poi c'è stato un cambio nella politica aziendale e ci sonos tati dei cambiamenti. io non l'ho trovato carino e ho smesso di frequentarlo. ma ho conservato dei bei ricordi e delle fantastiche ricette.
c'era una signora che faceva la cuoca negli Stati Uniti e si chiamava (e si chiama, spero) Rossana. Preparava ogni giorno dei panini semidolci per la prima colazione; lei ne faceva centosessanta ogni mattina, cioè dieci volte la dose di questa ricetta! Io li provai subito e li trovai favolosi e di tanto in tanto li faccio ancora. sono così buoni....

Gli ingredienti sono elencati in tre liste separate perché l'impasto si prepara in tre fasi. Bisogna fare molta attenzione alle temperature e alle modalità di impasto e seguire la ricetta con esattezza, poi la riuscita è sempre straordinaria.

a)  250 ml di acqua bollente, 115 gr. di zucchero (o miele), 55 gr. di burro a pezzetti;

b) 18 gr di lievito di birra (due terzi di panettino) o 7 gr di lievito di bira disidratato (lievito da fornaio bertolini in bustina), un cucchiaino di zucchero, 50 ml di acqua tiepida;

c) due uova, mezzo cucchiaino di sale, 850 grami di farina di forza (manitoba o altra farina con almeno il 14% di proteine, cosiddetta farina americana), burro fuso per spennellare i panini prima di infornarli quanto basta.

Mettere i primi tre ingredienti nella ciotola dell'impastatrice, mescolare appena e lasciare riposare una decina di minuti fino a che non si intiepidiscono e nel frattempo burro e zucchero si scioglieranno perfettamente. ( Notate: i cuochi professionisti  come Rossana hanno sempre acqua  bollente pronta, ma anche noi in casa possiamo fornirci di un piccolo bollitore elettrico: è comodissimo e avere l'acqua già a bollore fa risparmiare tanto tempo durante le cotture).

A parte mescolare il terzo gruppo di ingredienti: lievito, zucchero e acqua  leggermente tiepida e aspettare che cominci a fermentare (intanto il resto si intiepidisce e voi potete fare altre cose).

Non appena gli ingredienti nella ciotola dell'impastatrice saranno tiepidi (sentite il calore della ciotola o metteteci un ditino pulito), aggiungete il lievito, le uova e mescolate per amalgamare: un minuto a velocità media (o battete con una frusta se non avete impastatrice e state usando una grossa ciotola da impasti).
con l'impastatrice in movimento (o con la frusta in movimento e poi impastando a mano) aggiungete gradatamente la farina ed il sale fino ad ottenere un impasto molto morbido e non troppo asciutto.
a questo punto trasferitelo sul ripiano del tavolo o sul tagliere infarinato e lavoratelo a mano per una decina di inuti, in modo che sia bello elastico e bene incordato. Durante questa lavorazione le molecole di glutine si legano fra loro a formare una rete, il reticolo glutinico, che è responsabile della meravigliosa elasticità e dell'aspetto liscio e vellutato dell'impasto e che gli permetterà di lievitare come una nuvola e renderà i panini leggeri come piume.
Dividete l'impasto in due palle, e lasciatele a lievitare sul tagliere coperte con un telo pulito per mezz'ora.

A questo punto dividete ogni palla in otto parti e formate i panini. Potete farli come volete: tondi, ovali, oppure a doppio nodo, come li faceva Rossana. Se volete cimentarvi nel doppio nodo assottigliate ogni pallina di impasto fino a fare un lungo salsicciotto, poi annodate il salsicciotto e ripiegate le due punte sotto il nodo e tenetele sul fondo del panino quando lo mettete sulla teglia.

Disponete i panini su una teglia da forno foderata di carta e fateli lievitare fino a che raddoppino di volume.

Portate il forno a 180 gradi. spennellate i panini col burro fuso e infornate. Devono essere dorati.

(Per essere sinceri, siccome noi siamo italiani e non americani, io li faccio grandi la metà, così invece di sedici me ne vengono trentadue. I miei ragazzi preferiscono mangiare due panini piccoli, magari uno al prosciutto e uno alla mortadella, piuttosto che uno solo e dover scegliere un solo ripieno. )

Ci sono un sacco di altre ricette per panini semidolci, ma questa riesce particolarmente bene. Baci.

mercoledì 15 agosto 2012

risveglio

Io non lo so che mi è successo in questa settimana di vacanza al mare con la zia. Anche se non ho riposato tutto il tempo, mi sono sentita lontana dalle angosce e ho dormito.
Rientrata a casa mi pare di essermi svegliata da un letargo. Ho ripreso contatto con una parte del mio lavoro che non riuscivo più a seguire. Ecco, non so cosa mi fosse successo. Ero del tutto abbattuta, inebetita. E adesso?
Intanto sto lavorando, in questo ferragosto 2012.
Lavorando davvero, lucida come ero anni fa.
Preparo un promemoria per la programmazione degli ultimi due semestri di lezioni. Poi mi leggerò una serie di lavori che aspettano da qualche mese di essere esaminati e prenderò appunti; domattina continuerò, fino verso le dieci e mezzo, e poi... riprenderò a programmare le mie attività domiciliari, mi iscriverò ai prossimi corsi di aggiornamento, tornerò in ambulatorio... e poi, forse, dico forse, sono di nuovo io.
Ci sono voluti due anni, interi.
Ma non sto ancora bene, no.

martedì 14 agosto 2012

pasta e patate

Mia sorella è uscita da un difficile matrimonio con un piccolo patrimonio di ricette fantastiche. Bisogna sempre guardare alla parte positiva di un bilancio!

Ingredienti per quattro persone:
mezza cipolla
due pomodori pelati (freschi o in scatola)
una costa di sedano
un filo d'olio
un cucchiaino di sale
due patate
100 grammi di spaghetti spezzettati..

Esecuzione:
mettere a freddo sul fuoco l'olio, la cipolla e il sedano tritati e i pomodori pelati fatti a pezzettini piccoli. Fare cuocere a fuoco vivo, aggiungere abbondante acqua e un cucchiaino di sale e fare cuocere bene. nel frattempo tagliare le patate a pezzettini e aggiungerle al brodo. Quando le patate sono a cottura aggiungere gli spaghetti spezzettati e cuocere al dente.

Se si vuole fare una versione ricca, insieme alle patate a pezzetti aggiungere cento grammi di carne macinata sbriciolata.

E' buona anche fredda. Servire brodosa!! E' decisamente più buona!


giovedì 2 agosto 2012

Caldo, frutta e vecchie abitudini

Ancora frutta, ancora piu' di quanta nn riusciamo a mangiarne o a regalarne a nostra volta. E quindi, siccome a me non piace buttare via il cibo, ancora marmellata.

Ieri ho completato quella di pesche con uva e the'. Oggi ancora pesche noci, ma stavolta con fiori di gelsomino.

E' andata cosi': cercavo delle idee, per cambiare, ed ho trovato una ricetta di pesche con fiori di limone. Ora, io non ce li ho i limoni in giardino, cosi' dovevo ripiegare su qualcosa d'altro. Ero convinta di avere dei fiori d'arancio secchi, ma ricordavo male, erano rimasti solo dei fiori di gelsomini.
Cosi' ecco come ho fatto.

Ho preparato un chilo di polpa di pesche noci tagliata a cubetti, l'ho bagnata con quattro cucchiai di su co di limone.
Nella mia casseruola di rame ho versato un bel bicchiere d'acqua, l'ho portata a bollore e ci ho messo quattro cucchiaiate di fiori di gelsomino, li ho fatti bollire per due o tre minuti, fino a che non hanno sprigionato il profumo. A quel punto ho aggiunto la frutta ed ho cotto per cinque minuti, piu' o meno, fino a che la pesca noce, che era croccantissima, non si e' ammorbidita.
Ho spento il fuoco, ho aggiunto 750 grammi di zucchero gel, ho mescolato e lasciato a macerare per un'oretta.
Ho riacceso il fuoco, portato a cottura, aggiunto un grosso cucchiaio di miele millefiori e invasettato bollente.
Il profumo e' davvero molto buono, il sapore assolutamente particolare, una nota esotica sulla pesca nostrana..

In frigo a macerare ci sono i limoni di sorrento perr la marmellata di limoni mallorquina raccontata da Comida de mama. Faccio appena a tempo a completarla prima di partire per il mare. Buona vacanz a tutti.

mercoledì 1 agosto 2012

lucertole


  • No, non mi va più di acchiappare le farfalle
  • Ma perché?
  • Dopo muoiono.
  • Ma le abbiamo messe nei barattoli, come a scuola.
  • Quelle di scuola non lo so, erano belle, ma erano morte pure loro, con lo spillo in mezzo e tutto. Le nostre, dopo che le ho portate a casa, sono morte, ma prima sono diventate brutte.
  • ah.
  • ma le tue non sono morte?
  • Mia mamma me le ha tolte e le ha fatte volare. Ha detto sono vermi con le ali, che schifo
  • Non fanno schifo, sono bellissime, ma le mie sono tutte morte; tu non le hai viste, io sì. La polvere delle ali se n'è andata tutta e loro continuavano a volare e le ali si sono tutte rotte e poi mia mamma le ha viste e ha detto basta, non si torturano le povere bestie, e io ho detto le libero e lei ha detto non puoi tornare indietro, ormai stanno morendo e me le ha prese e credo che le ha uccise in fretta e allora ho capito che le avevamo uccise prendendole solo perché erano belle.
  • ah.
  • così io non le prendo le farfalle.
  • E se io le voglio prendere?
  • Puoi prenderle tu, ma io non voglio vedere e me ne vado a casa.
  • Va bene. Allora cosa facciamo?
  • Ci sono le margherite.
  • Mi stufo con le margherite, e poi fanno puzza.
  • Anche le code di topo
  • Schifo, le code di topo! E poi è roba da bambine piccole, le code di topo. No, senti, idea! Le lucertole. Possiamo prenderle, quelle non muoiono mica.
  • E poi? Che ci fai con le lucertole?
  • Mah, non lo so. Magari gli tagliamo la coda.
  • Ma perchè!! Che male ti hanno fatto le lucertole?
  • No, senti, non gli fa mica nulla, sai? Alle lucertole la coda ricresce, non gli fa male, dai, o comunque non gli fa troppo male e poi gli ricresce nuova. Dai, insomma, e non è mica possibile che con te non si può giocare a nulla!
  • Non è vero che non si può giocare a nulla, ci sono tutti I giochi. La palla, la corda, le bambole.
  • Le bambole! Sarai mica scema a giocare ancora con le bambole! A me stanno crescendo le tette. Quando ti crescno le tette basta giocare con le bambole.
  • Come fai a dire che ti stanno crescendo? Io non vedo nessuna tetta.
  • Ci ho le noci dure sotto I capezzoli. Tu non le hai!
  • Mi fai sentire?
  • No, non ti faccio sentire perché fanno male. Quando ti cresceranno anche a te sentirai le tue.
  • E allora prendiamo sta lucertola. Guarda, quella lì. Io mi avvicino da dietro, piano piano, e tu stai davanti, così guarda te.
  • Uffa, ma non le rompi la coda, va bene?
  • Zitta. Vai piano piano, ti faccio solo I segni
  • ..
  • ..
  • Presaaaa!
  • Piano, eh, piano. E' bellina
  • E' bellissima, si muove in mezzo alle mani. Vuoi guardare?
  • Sì che voglio guardare
  • ti faccio un buco in mezzo alle dita per mettere l'occhio
  • si muove tutta
  • mi sta facendo il solletico!!
  • non ti morde?
  • No, è piccolina piccolina, anche se mi morde neppure la sento, ma mi fa il solletico
  • fammela guardare ancora
  • ecco. Ma fai in fretta che poi la lascio andare
  • bella. Sembrava più verde prima
  • ecco, vattene, lucertola!
  • Guarda come scappa
  • non l'ha persa la coda. Mio fratello ha detto che se la lasciano cadere da sole se le prendi, quando sono spaventate
  • forse non l'abbiamo spaventata troppo
  • meglio così. Ne prendiamo un'altra?
  • Se vuoi.
  • Ma no, la lucertola l'ho presa, ora facciamo che corriamo fino a là in fondo senza fermarci mai
  • va bene
  • no, aspetta, devo dare il via
  • va bene
  • uno due tre viaaaa!

domenica 22 luglio 2012

confettura pesche e mirtilli alla vaniglia

Occorre:
un chilo e duecento di pesche mature e sode
duecentocinquanta grammi (circa) di mirtilli maturi
mezza stecca (baccello) di vaniglia
un chilo di zucchero
il succo di un grosso limone o due piccoli
una bustina di gelificante (in alternativa usare lo zucchero gelificante)

Pelare le pesche e tagliarle in pezzetti (una volta pulite saranno circa un chilo); spremere il limone; lavare i mirtilli.
Aprire il mezzo baccello di vaniglia per il lungo, raschiarne la crema coi semini che sta all'interno e mescolarla a qualche cucchiaio di zucchero nel mortaio. Aggiungere la buccia della stecca tagliata in pezzetti e pestare bene in modo che l'aroma si unisca allo zucchero.
Nella casseruola di rame stagnato versare la frutta, mescolare con il mix di vaniglia e zucchero,  coprire con lo zucchero gelificante (o il mix di zucchero e gelificante) e bagnare con il succo di limone.
Lasciare in infusione da un paio d'ore a una notte, mescolando di tanto in tanto. Mettere sul fuoco, portare ad ebollizione e fare addensare. Non far bollire oltre venti minuti; controllare la densità raggiunta col solito metodo del versarne una goccia su un piatto e controllare quanto sia densa una volta raffreddata.
Invasare.
Attenzione: questa confettura gelifica con una certa lentezza, quindi è meglio tagliare le pesche in pezzetti davvero piccoli e non ridurre la quantità dello zucchero. Se ance così gelificasse male, aggiungere duecento grammi di zucchero mescolato ad una bustina di fruttapec facendolo cadere a pioggia e intanto mescolando, indiprotrarre la cottura per altri cinque o sei minuti almeno

mercoledì 18 luglio 2012

un passo indietro

Le mie marmellate sono straordinarie. Non lo dico così per dire. Non erano straordinarie trent'anni fa, erano solo delle buone marmellate. Poi, sono passata attraverso la disapprovazione del marito. A lui non piacevano. Mangiava avidamente le marmellate degli alberghi, si faceva di panini, anche tre panini con la marmellata a colazione, e mugolava di piacere. Così io dicevo: non vale la pena di fare marmellate così così, poi vanno sprecate, e studiavo. Studiavo proprio. Hervé This, la Farber, che è quella che produce le marmellate per Hermè, Artusi e ricettari inglesi. Ho studiato. E poi ho provato, e riprovato, per capire la differenza tra usare il succo di limone o la vitamina C, la pectina o la gelatina di mela verde, la mela o la cotogna. La differenza tra tagliare in pezzi, tritare o cuocere e poi passare, tra estrarre il succo e mettere a macerare la sera prima, usare lo zucchero bianco cristallizzato, il finissimo, quello di canna o quello di canna integrale. Poi le spezie: quali, e in che dosi, zenzero, cardamomo, cannella, garofano, e il miele, e le erbe profumate come la lavanda o il timo. L'uso dei vegetali non zuccherini: zucchine, zucca, carote, pomodori; le marmellate piccanti: con cipolle, con zenzero, con pepe nero o peperoncino.
Oggi, duemila e dodici (non più  millenovecento e tanti, no), le mie marmellate sono straordinarie. Le ragiono, le penso, scelgo i frutti uno per uno, medito le combinazioni che possano esaltare un profumo, e uso solo la pentola di rame e solo il cucchiaio d'acciaio e sorveglio la cottura perché non caramelli troppo, e invaso con cura e chiudo solo con capsule nuove.
Così ieri organizzavamo una cena tra amici e qualcuno dice: una crostata? e un' amica dice: ah, ma io ho le mie marmellate fatte in casa, preparo la crostata, e a me viene voglia di fare assaggiare le ultime produzioni trasformate in una pinza, un dolce bolognese di frolla e marmellata, alternativa rustica alla crostata. Poi ci penso. Faccio un passo indietro. Le mie marmellate le ho imparate per far felici le persone, non per altro. Lasciamo il palcoscenico all'amica, domani. Magari imparerò da lei qualcosa, chissà.

domenica 15 luglio 2012

meravigliosa confettura di albicocche

Per una volta ho trovato una combinazione che mi pare venuta molto bene.
Non amo la marmellata di albicocche, in genere, perché fatta in casa viene aspra, a meno che uno non si rassegni a levare tutte le bucce sbollentando le albicocche prima di fare la marmellata. però stavolta ho trovato una combinazione ottima e la scrivo per non dimenticarmela.
Albicocche, un chilo (snocciolate circa nove etti)
zucchero 750 grammi ( per metà bianco e per metà di canna)
miele: 150 grammi circa
un grosso limone di Sorrento
un cucchiaio di cassule di semi di cardamomo.
fruttapec

Snocciolate le albicocche, le ho tritate grossolanamente facendo attenzione a non frullarle perchè la frutta frullata non gelifica più bene.
ho aggiunto il succo del limone passato al colino, la sua buccia, levata col pelapatate oin modo che fosse solo il giallo e tagliata in sottilissime striscioline, lo zucchero, il miele, una bustina di fruttapec. Ho mescolato e lasciato in infusione per qualche minuto, mentre sterilizzavo i vasetti nel microonde.
Ho messo il tutto nella casseruola di rame e ho portato a ebollizione, indi ho aggiunto il cardamomo ed ho contato circa dieci minuti. A quel punto la confettura era densa alla prova del piattino e l'ho invasata, cominciando sai semi di cardamomo che ho distribuito per primi nei vasetti in modo che ce ne fosse un pochino in ognuno..
All'assaggio era fantastica!

(nota: ci sono vari tempari per sterilizzarli nel microonde: io li sciacquo, ci metto dentro un dito d'acqua e li metto alla massima potenza per sei o sette minuti, poi vuoto l'acqua e lascio che si asciughino col loro calore: sono roventi. Poi ci invaso la marmellata e chiudo con  capsula nuova, rovescio il vasetto e lascio intiepidire così.)
(nota 2: il cardamomo è una spezia che salta il sapore della frutta. La prima volta che ho fatto una marmelalta di pesche al cardamomo ero perplessa, ma mi sono presto ricreduta. Certo non è il caso di esagerare, in tutte le cose ci vuol moderazione: se facessi tutte le marmellate con il cardamomo forse i miei figli si stancherebbero.)

venerdì 13 luglio 2012

Notte dall'altro lato

In genere io sto da un lato della scrivania, o del letto, diciamo. Il lato dell'operatore, del medico. Oggi invece sto seduta dal lato del paziente, o meglio della figlia del paziente. Comincia una nottata importante, la prima dopo un intervento chirurgico rilevante e pericoloso. E' piu' facile stare qui sapendo cosa bisogna fare, a cosa bisogna dare attenzione, ma e' meno facile stare qui sapendo cosa puo' succedere, cosa temere. Le notti possono essere lunghe o brevi. Oggi come oggi le notti degli operati sono relativamente facili. Si usa mettere una pompa ad elastomeri con infusione continua di analgesico, cosi' anche se senti delle fitte di tanto in tanto, un vero dolore non c'e'. Pero' il dolore e' un misto di due sensazioni:il dolore e la paura che si intensificno reciprocamente. Mio padre ha molta paura, quindi ad ogni piccola fitta intestinale si agita, per poi riaddormentarsi subito. Stiamo qui, e affrontiamo queste ore. Domattina ci sara' mia sorella ad aiutarlo a trascorrere le successive dodici. Non e' la prima volta che faccio una cosa simile. Ho vegliato mio fratello dopo un incidente stradale, tre decenni fa, per molte notti di seguito. Ho vegliato mia madre, mia sorella dopo un intervento abbastanza banale. Ho vegliato mio figlio in occasione di una bbroncopolmonite e in un'altra occasione altrettanto banale, e in due interventi chirurgici, piccoli ma spaventosi per un bambino. E' una cosa che faccio tranquillamente, che non mi dispiace. Mi ricordo che in una occasione non c'erano sedie e mi misi tranquila per terra, con la schiena contro una parete. Per terra, soprattutto in estate, si sta benissimo. Ci si dorme anche in maniera decorosa. Pero' al mattino ci vuole un po' di piu' per sgranchirsi le giunture. Ma questa prima notte non e' una notte in cui si possa dormire. Non mi costa fatica. Ho lavorato di notte per tanto tempo, mi piace avere davanti tante ore di lettura, ore per scrivere, per navigare.

sabato 7 luglio 2012

scivolar di tempo

....interminabile, il tempo,
che scivola nelle tappe
della burocrazia della morte.
Mentre aspettiamo,
che stabilizzino il corpo, 

(circolo, reni e respiro)che lo sistemino,
che lo dichiarino morto
e poi  vengano a chiedere
che ci vengano a chiedere i suoi pezzi
in cambio di sei ore del suo corpo caldo
da accarezzare e guardare ancora,
dico, mentre aspettiamo, io lo so
che non c'è amore dietro questo tempo
che ci viene concesso
per ricordare e amare e digerire
la morte del nostro più bel bambino.
Non c'è amore. Ma siamo di ghiaccio
e il resto non importa.
Tu gli tieni la mano, io accarezzo
le dita del piede e la giovane gamba.
Siamo madri d'altri figli.
ma questo dolore
non può essere esaurito.

DODO

Il tuo cuore batte ancora
ma non batte per te.
No, non ci consola
pensare dove mai risuoni
il tuono forte
che ti faceva volare.

Il tuo cuore batte altrove
a dare vita nuova
mentre la sola vita
che vorremmo riavere
non c'e'.

mercoledì 20 giugno 2012

ferite

Noialtre persone rimaste sole, perché il nostro amore è morto o perché è andato in cancrena e ce lo siamo amputato, abbiamo una ferita da qualche parte che è anche il lato dove abbiamo un vuoto. Non lo possiamo riempire sino a che la ferita non smette di fare tanto male, così giriamo per il mondo sbilanciati, con questo grosso vuoto e la ferita che fa tanto male che a volte non ci accorgiamo neppure che è guarita perché temiamo di lasciarci toccare.

lunedì 11 giugno 2012

per essere felice

La grande Isadora  ha proposto il tema della settimana sul gruppo FUL (fantasia unico limite) ed ha spiattellato la locuzione che intitola questo post. I partecipanti possono se lo desiderano, scrivere un racconto che si intitoli così: per essere felice.

Non necessariamente autobiografico.
Però sul casus belli della felicità ci devi riflettere per scriverci sopra.
Parecchie settimane fa avevo proposto io un tema: "uno scopo nella vita". Però uno scopo nella vita e "per essere felici" non sono lo stesso tema.
Così ci penso da un certo numero di ore. Intanto, a domanda mi rispondo:sì, sono ragionevolmente felice. Certo non sono infelice. Lo sono stata, è vero. Ci vuole uno sforzo intenso e un impegno costante per convincermi ad essere infelice in assenza di gravi sfighe, ma qualcuno, con la mia piena collaborazione, ha preso a cuore questo compito e debbo dire con un discreto successo, almeno fino a quando non ho deciso di interrompere la citata collaborazione.
Al momento attuale sono passabilmente felice, direi. La felicità è una cosina sfarfallante, sale un po' e scende un po' esattamente  come una farfallina sospinta dalle sue ali, ma anche dal vento, dai profumi, tra un raggio di sole e un altro. Mi sono chiesta cosa faccio per essere felice. Ecco, sostanzialmente non faccio nulla per essere felice. Faccio un sacco di cose per i miei figli e per i miei pazienti, ne faccio parecchie per la mia associazione, altre ne faccio per amici, colleghi, conoscenti, anche per sconosciuti. Ho passato una certa quantità di tempo a consolare un cane stupidissimo che si sentiva solo, ieri, e bisognoso di coccole (peraltro un cane ingrato che mi abbaia invariabilmente ogni volta che mi vede, per cinque minuti, giusto per affermare la propria supremazia di cane di casa sulla mia figura di visitatrice).
Faccio un sacco di cose per un sacco di motivi, ma verosimilmente non faccio  molto "per essere felice".
Persino il mio shopping non credo di farlo per essere felice: non mi serve comprare nulla per essere felice. Eppure, ecco, a pensarci seriamente, le cose che faccio per essere felice ci sono, eccome se ci sono. Ascolto musica. Anche in questo momento le mie orecchie mi rendono felice. Canticchio, leggo, guardo le cose intorno a me, cucino, aiuto i miei figli a crescere, ascolto la gente, e scrivo nel blog.
Forse nessuna di queste cose, a parte la musica, ha il solo scopo di rendermi felice, ma ognuna di esse lo fa.
così cosa occorre per essere felici non lo so.  Questo aiuta, ma "l'estasi è nel cuore", qualunque cosa siano l'uno e l'altra.
una bacione da Capsicum.

sabato 9 giugno 2012

Leggere rende felici

Siamo, io e Andrea, a Urbino al Raduno Nazionale Anobii 2012 e scrivo dal mio ipad che mi porta a fare ancora piu' errori di battitura del solito. E' una bella giornata, tra sole e vento; minacciava pioggia fino a un'ora fa, ma adesso pare che il tempo atmosferico voglia esseri propizio. Stiamo aspettando gli altri anobiani, seduti in un piccolo girdino attorno alla statua dell' Urbinate per eccellenza, tal Raffaello figlio di Santi. Spero che le mie forze precarie di ultracinquantenne mi sorreggano finoa tarda sera, quando dovro' guidare nuovamente fino a casa, ma la giornata e' splendida. Un altro bellissimo raduno di lettori in un'altra splendida citta' italiana. Baci a tutti .Capsicum

domenica 3 giugno 2012

Vacanza piccola

Dopo due soli giorni trascorsi con gli amici, ritorno a casa. Ho gia' nostalgia. L'amicizia al tempo di internet ha mille nuove risorse. Siamo vicini anche a centinaia di chilometi di distanza e nascono affetti sororali e fraterni che non avresti mai potuto sperare di trovare. Quando, tanti anni fa, esattamente venti, l'universita' di Bologna offri' a tutti i suoi dottorandi, ricercatori, assistenti e docenti l'acquisto a prezzo scontqto di un portatile (meglio definirlo trasportabile, viste le dimensioni che aveva), ebbi la fortuna di poterne approfittare tramite mia sorella. Venti anni di vita felice, venti anni in cui non sono mai invecchiata di un giorno, venti anni di cultura, letteratura, poesia, lavoro, scienza medica e ricerca per cui sono grata al Fato e a tutte le meravigliose persone che, come me, hanno stretto un patto con la tastiera e con la Rete. Capsicum

giovedì 31 maggio 2012

Mi fanno male i piedi. Notiziona, proprio da scriverci un post. Mi fanno male per he' sono stata a provare vestitinel negozio preferito da mia sorella, in cui lei mi ha regalato un delizioso abitino da snela silfide, quale io non sono, che su di me si trasforma in un tendaggio variopinto e fiorato. Oh,ha esclamato, finalmente ti vedro'vestitain modo giovane enon dA vecchia. Ho pensato chee vado almare sara' il piu' elegante copricostume di tutta la spiaggia. Rosa. Appena un pochettoiu' scuro mio tubino primaverile modello chanel, quello chemettocon lagiacca di gros grain. Vestita da vecchia, lo so, loso..... Probabilmente ha pure ragione lei.

mercoledì 30 maggio 2012

Una domanda quasi fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto...

cosa farò da grande'? (se ci cliccate sopra potete ascoltarla)

Ecco, a questo penso in questi giorni, e non è nulla di semplice e neppure di scontato.
Non ho fatto l'orlo alle tende.
Non ho appeso i miei stampi di rame in cucina.
Non ho preso i lumi di mia nonna e gli argenti di mia madre.
Non ho preso le mie tovaglie di pizzo, le mie lenzuola ricamate.
Non ho preso tutti i miei libri e neppure tutte le mie librerie.
Non ho preso il vecchio costume della bisnonna.
Non ho portato la mia vita con me.
Perché ancora non so dove andare. Non so cosa voglio, stavolta, per me, proprio per me. Non per la figlia di mio padre e di mia madre, non per la sorella dei miei fratelli, non per la madre dei miei figli, non per l'amica dei miei amici o per il medico dei miei pazienti: per me, cosa voglio essere e cosa voglio avere e cosa voglio fare per me?


giovedì 24 maggio 2012

La gente che conosco

Per la maggior parte del tempo non mi rendo conto di quanta gente conosco e di quanto bene io la conosca. M balza agli occhi quando vengo sostituita da un nuovo collega o quando un paziente cambia medico e il collega mi chiama per aver notizie. Mi ritrovo a raccontare a memoria non solo la loro storia clinica, ma la loro storia familiare, lavorativa, le loro sofferenze e le loro battaglie, le loro vittorie, anche. Tutta questa gente mi ha fatto crescere enormemente, ha fatto di me quella che sono. Non restituiro' mai neppure un centesimo di quello che ho ricevuto e ricevero'. Ieri ho ricevuto un informatore molto simpatico che mi ha detto che tra i 200 medici che vede siamo solo in tre o quattro ad essere felici del nostro lavoro, e di questi solo io nella parte di area cittadina in cui lui lavora, gli altri tutti fuori citta'. Eppure, l'ho detto spesso, il mio lavoro per quanto faticoso, impegnativo e mai definitivamente appreso, sempre in fieri, e' certamente uno dei lavori piu' belli ed eticamente piu' degni che esistano. Dovremmo essere TUTTI se non felicissimi almeno sufficientemente felici. Domande. Qui si apre un modo di domande.

mercoledì 23 maggio 2012

i rischi dell'Agnese

Abito vicino alla baracchina dei cocomeri dell'Agnese, resa celebre da Dalla in una delle sue ultime canzoni. Il signor Diego, figlio del titolare e nipote dell'Agnese, e' passato di cui per corregere le inesattezze dei miei ricordi d'infanzia. Bene, sara' contento, ho levato tutto. Mi veniva voglia di avvertire i possibili avventori che l'Agnese e' cambiata, e' semplicemente un bar all'aperto un po' caro e con possibilita' di cocomero. Ma che importanza ha, i miei lettori o la conoscono gia' o non la vedranno mai. Abitare qui mi piace moltissimo. Però c'è un però. L'altra notte, dopo una festa alcolica in baracchina, qualche giovanotto in vena di mostrare la propria potenza muscolare, non ha trovato di meglio che divellere il mio tergicristalli e sottrarmi l'antenna della radio, che aiuta anche il navigatore.
Così, in questo preciso momento, inganno il tempo aspettando che l'officina dietro casa mi riconsegni la povera smart rimessa in condizioni di affrontare le giornate di pioggia che, dicono, ci attendono.

Baci. Caps.

martedì 22 maggio 2012

Il "peso" della vita

Da qualche settimana i miei pazienti obesi mi chiedono di dire loro come si faccia a dimagrire. Questa cosa e' divertente per quelli che mi conoscono di persona, o meglio potrebbe esserlo. Ho bisogno di dimagrire quanto loro. Ma soprattutto mi sto chiedendo come mai adesso e come mai tutti insieme. Forse e' colpa delle voci da sala d'aspetto, che girano e girano e girano. Il mio collega ha una moglie dietista che, per un lavoro particolare, in collaborazione con un gruppo di ricerca ospedaliero, sta intervistando gli obesi e le loro famiglie. Cosi' adesso tutti vogliono dimagrire. Me lo stanno chiedendo. Uh, io le diete per i miei pazienti le faccio gratis. Se almeno le seguissero.... Ma e' difficile, io lo so. Dal mio picco di peso, alla fine dell'ultimo allattamento, sono scesa con enorme difficolta' e lotto continuamente per rimane qui. Ogni inverno risalgo un poco e ogni primavera mi intestardisco fino a tornare dentro una decorosa, accettabile taglia 48. Magra non sarò ' mai piu' . Ma obesa, me lo sono giurata, neppure. Pero' so quanto sia duro tenersi la fame, e magari avere il frigo pieno e dover cucinare per la famiglia e non assaggiare. E tenersi la fame, con l'occhio all'orologio o con la testa tesa ad inventarsi una occupazione. Lo so. Quindi non mi sento di osservarli con disprezzo e magari dire ma come cucinate! Ma cosa mangiate! Cucinano come e' tradizione cucinare in un paese in cui per due terzi dell'anno ci si svegliava in case fredde, ci si lavava con acqua fredda, si spalava la neve, e in cui si lavora e si lavora e si lavora. Comunque la maggior parte di loro non sono obesi. La maggior parte di loro non sono neppure grassi. Sno spesso in leggero sovrappeso, si. E quelli che sono obesi hanno una storia, una storia che io rispetto e non mi sento di deridere o disprezzare. Hanno tutti una storia proprio come me.

Mattina

Mattina triste. Prendo accordi con la collega ANT per assistere le ultime settimane di vita di un ragazzo che potrebbe essere mio figlio. Poi parlo con la mamma. Ci sono sempre spazi per illudersi, per una mamma. Per contrattare, per sperare in un giorno in piu', un mese in piu'. Quando rientro a casa ed abbraccio i miei figli li tengo stretti e sono felice di saperli ancora sani. La vita e' molto piu' semplice di quanto pensiamo, soprattutto di questi tempi in cui abbiamo aggiunto troppi fronzoli a tutto ed abbiamo perso di vista le cose davvero importanti. Buona giornata a voi.

domenica 20 maggio 2012

Perbacco, gia' le 23!

Vado a dormire, sperando che domani non ci sia troppo da saltare..... Che poi, ogni salto e' un piccolo volo.

Pensierino della sera

Quando ero giovane e la televisione era una cosa miracolosa, prodotta con la massima cur ed osservata come uno spettacolo meraviglioso, c'era un piccolo programma serale che si chiamava abat'jour , scritto proprio per benino, con tanto di sigla iniziale e finale, musica di sottofondo, e insomma c'era l'ultima parte, prima della buonanotte, che si intitolava pensierino della sera. Sono nostalgica oggi. Mi girano in testa delle metafore. E altre cose che ho ascoltato. Insomma, il pensiero della sera e' questo. Ci sono persone socievoli ed espansive e nulla farebbe pensare che esse siano anche profondamente riservate. Cme una pesca, morbidissima e sugosa, con la su lieve buccia che non la protegge neppure dal piu' leggero tocco. Dentro pero' custodiscono una mandorla, chiusa in un durissimo nocciolo, quasi inaccessibile. E dopo il pensierino della sera una mano tirava l'interruttore a cordicella, l'abat-jour si spegneva e una voce augurava: "Buonanotte!"

giovedì 10 maggio 2012

senza titolo

veramente non saprei come intitolare questo post.
Stasera, al ritorno dalla riunione, ho messo via la borsa della piscina che aspettava inutilmente di fianco al mio armadio da mesi.

sabato 5 maggio 2012

trucco

Ho conosciuto molte donne che lottano col cancro. So che domani potrei essere una di loro.
Questo video può sembrare sciocco o discutibile. Non tutte siamo così belle, ma ricordo una Bella  Signora Indomita e in suo onore ve lo mostro. Baci. Caps. Make up per cancer fighters

mercoledì 2 maggio 2012

il coraggio di sentirsi giusti


una volta non riuscivo a consnetirmi di essere come sono, mi trovavo 
sbagliata, e mi sembrava che questo essere sbagliata fosse un buon motivo 
per lasciarmi trattare male da chiunque, a cominciare da mio marito.
ho fatto casini nella mia vita solo perchè avrei voluto essere più bassa, 
più piccola, più magra, molto meno intelligente, senza una voce così 
udibile ovunque, più arrendevole e in effetti disinteressata a quasi tutto.
normale, in una parola.
invisibile, meglio ancora.
poi ho cominciato a parlare con uno strano analista, per tre anni.

per tre anni non ha fatto altro che chiedermi perché mai volessi essere 
"meno" di come ero.
io rispondevo che volevo un rapporto alla pari, simmetrico
e lui rideva e diceva lei non vuole il potere, vero?
allora mi dava del lei
e io rispondevo voglio solo la mia parte di potere, non quella che 
dovrebbero esercitare gli altri
e lui rispondeva, bene, così li costringe ad esercitarlo tutto, anche quello 
che non possono esercitare, e poi si lamenta che suo marito non riesca a 
decidere! Si rassegni, mia cara, decida, decida, vedrà che li renderà tutti 
felici.
e io rispondevo no, non è giusto
e lui diceva, molto bene, allora lo lasci, e io rispondevo ma a chi lo 
lascio? senza di me, lui ha bisogno di me, e se lo lascio chi si prenderà 
cura di lui?
e lui rispondeva lo lasci a se stesso, lo lasci libero di prendersi cura di 
se stesso, lo lasci crescere
e io dicevo mi sentirei in colpa
e lui rispondeva si sentirebbe in colpa di lasciarlo libero? ma lui 
rifiorirebbe
e poi aggiungeva anche lei rifiorirebbe

e io dicevo questo non posso farlo, ho preso un impegno e rispetto gli 
impegni
e lui allora, se è così, si prenda tutte le responsabilità che derivano da 
quell'impegno e le eserciti. cominci a decidere.

l'ho fatto.
pensavo che si sarebbero tutti incazzati.
invece la gente attorno a me ha cominciato ad essere rilassata e, molto lentamente, le cose hanno cominciato a migliorare
gli ho detto l'ho fatto
lui ha detto e allora?
io ho detto sembrano contenti
e lui ha chiesto e lei lo è?
e io ho detto no
ma non vuole sottrarsi, vero?
e io ho detto no.
allora non essere contenta è il prezzo che deve pagare
e io ho detto va bene, lo so.
lui ha scosso la testa e ha guardato in basso.

ci ho messo degli altri anni a decidere che essere contenta era importante per me e non solo per me
e altri anni ancora a sottrarmi.

però, tornando a quella volta, con quell'analista, ecco,

dopo di allora ha cominciato a darmi del tu.



martedì 1 maggio 2012

ho la bronchite e prendo lo zimox

Dovevo ammalarmi e ritrovarmi a casa per il primo maggio per ritrovare il tempo di scrivere nel blog! Il fatto di avere tanto da fare è una vera iattura per una blogger. e idee per un post ti vengono alla sera, quando stai per dormire, ma al mattino quasi mai riesci a metterle online: questa è la citazione del pensiero espresso da una bellissima ragazza che ho incontrato l'altra sera. L'ha detto così bene che non troverei modo di dirlo meglio. Grazie , F.
Così stamattina, mentre tossisco con impegno e aspetto che l'amoxicilina aiuti il mio sistema immunitario a debellare la bronchitina. ho aperto finalmente la bacheca di blogger punto com ed ho cominciato a scrivere a ruota libera.
Da quando sul blog appare la mia faccia con sotto il mio nome gli argomenti di cui posso parlare si sono ridotti di parecchio. L'attenzione che devo porre non solo nel non parlare di una persona riconoscibile, il che è facile, ma nel NON DARE MAI L'IMPRESSIONE di parlare di una persona riconoscibile, rende difficilissimi da trattare la maggior parte degli argomenti che mi stanno a cuore.
Anche scrivere un racconto, come quello che posterò tra poco, significa epr me trrre ispirazione dalla realtà che vedo quotidianamente e che è fatta di persone vere. In un singolo racconto possono identificarsi molte persone, e più di una tra coloro che mi conoscono. Ognuna di queste potrà pensare che racconto la sua storia. Sì, lo faccio, ma non la sua storia singola: racconto il paradigma, la storia condivisibile e condivisa che riesce a risuonare in molti, nel maggior numero possibile di persone e, risuonando, arricchire i pensieri e l'esperienza di noi tutti.
La condivisione trasforma in un dono prezioso quella che potrebbe sembrare una inutile sofferenza senza scopo.

sabato 21 aprile 2012

rete

Ho una vita piena di problemi, come tanti, o come tutti, forse. A volte trovo delle soluzioni, altre volte mi accontento di riuscire a tollerarli. quando anche questa ultima cosa è difficile giro un po' nella rete. E' come fare una passeggiata. oggi c'è il sole e fra poco uscirò, per distrarmi, per muovere le gambe, per spendere un po' di vita. Allo stesso modo a volte giro per la rete.
Talvolta esco e poi rientro, insoddisfatta, senza aver trovato sollievo, e talvolta provo a girare in rete, ma non ci trovo nulla, nulla che mi aiuti a traghettare qualche ora di funzionamento a vuoto della macchina insoddisfatta che sono.

domenica 15 aprile 2012

zuccherini degli sposi



Prima volta per una foto nel blog. Potrebbe riuscire male, ma la tentazione di mostrare gli zuccherini degli sposi era grande.
la ricetta è semplicissima, unico vincolo usare burro della migliore qualità e uova ottime.
Io impasto nel kenwood con la frusta K.
Metto nella ciotola 250 grammi di burro morbido a pezzetti, tre uova, 120 grammi di zucchero finissimo, o a velo, un pizzico di sale.
Mando l'impastatrice a velocità media e aggiungo un cucchiaio alla volta 500 grammi di farina autolievitante.
Una volta ottenuto un impasto omogeneo, lo raccolgo in una palla e lo chiudo in un foglio di plastica fino all'indomani, in frigo o fuori, se è inverno.
Il giorno successivo taglio delle fette di impasto, le lavoro velocemente per farne dei grissini, li taglio della dimensione giusta per essere arrotolati sull'indice e dispongo le ciambelline su una piastra coperta di carta da forno. dieci minuti, più o meno, in forno a 180 gradi, fino a che non accennano soltanto ad imbiondire.
Appena fatti sono estremamente friabili, ma dal giorno dopo sono perfetti.

un raccontino, per cambiare



MI SUGGERITE UN TITOLO?

Il pigiama pulito sulla pelle umida è un cenno di benessere stasera. Mi affaccio alla finestra, prima di chiuderla, mi immergo nel profuno d'umido e di glicine del giardino incolto. Il giovane killer dei tuoi fiori ha smesso di grattare per farsi aprire la porta di casa. Dorme anche lui.
Lascio una griglia tra le stecche delle tapparelle per non chiudere fuori il chiaro della luna quasi piena. Spero di essermi stancato abbastanza anche per oggi.
Mi lascio andare nella nicchia fresca del letto, la testa sul cuscino basso, una leggera vertigine di abbandono, e respiro. Respiro. Intorno il silenzio.
Allungo la mano verso il vuoto alla mia destra. Silenzio.
Il vuoto ha la forma della tua voce melodiosa e sommessa, delle tue piccole risate; dei tuoi racconti e dei tuoi ascolti intenti; il vuoto ha la forma della tua mano delicata e impudente, ha la forma dei tuoi capelli eccessivi, profumati; il vuoto ha la formadei tuoi sospiri.
Respiro ancora, risento il tuo respiro affannato, doloroso, il tuo dolore silenzioso, ripenso alle tue paure, alle raccomandazioni, ai discorsi faticosi e spezzati, le speranze folli, la disperazione quieta; ripenso, con rimpianto, alle ultime ore al tuo fianco, spiando la febbre, il tuo sguardo impaurito, il vuoto ha la forma di ogni minuto trascorso intensamente sperando di poterti trattenere ancora. Ancora un momento.
Allungo la mano nel vuoto qui accanto, un pozzo profondissimo che porta il nome segreto di te, mi volto a guardarti, poso la testa sulla tua spalla assente e piango, finalmente.

giovedì 5 aprile 2012

Miscellanea di motivi per essere felice

1-Stamattina sono uscita in terrazzo ed ho fatto una scoperta che mi ha reso allegra per l'intera mattinata: il basilico sta germogliando!
2- Domenica ho la famiglia a pranzo! la MIA famiglia, a casa MIA e vengono tutti volentieri! Ciò è meraviglioso.
3- Sto lavorando bene, in questi giorni. alcune cose le risolvo, altre le affronto con attenzione e intelligenza, per altre ancora penso che chiederò consiglio, ma sto lavorando bene.
4- Non solo faccio il lavoro più bello del mondo, ma sono ancora felice di farlo, nonostante sia anche il più duro e uno dei più dolorosi. anzi: sono più felice che mai di avere il privilegio di farlo.
5- La nostra psicologa preferita è tornata indenne da una delle zone più pericolose per i cooperanti in Africa e siamo tutti felici. Indenne non del tutto: ha una brutta otite, ma confidiamo nelle cure del suo medico, che è pure bravo.
6- Ho un biglietto del treno per andare a trovare degli amici meravigliosi lunedì prossimo.
7- Il mio nuovo Hi-Fi ha un suono bellissimo per essere un aggeggio di fascia bassa. Quando sarò ricca mi comprerò una cosa seria, con le casse come dico io eccetera eccetera. Ma per ora Beethoven viene fuori pulitissimo da quelle due piccole casse bianche ed io sono assai soddisfatta.
8- Una gentile signora ha preso appuntamento nel mio studio non per parlarmi delle sue malattie, ma per farmi gli auguri: a momenti mi mettevo a piangere per la commozione. Facile far felice un medico...
9- I miei ragazzi, nonostante tutto, si riesce a renderli allegri con un piatto di patatine fritte e due sorrisi: questa è una delle cose che mi rende più felice in assoluto.
10- Oggi ho pensato che, se come diceva Thomas Paine, il mio Paese è il mondo, posso avere ancora fiducia nel futuro. Se poi, come diceva lo stesso, una cosa moderatamente buona non è tanto buona quando dovrebbe, posso pure vedere uno scopo chiaro nella mia vita, una direttrice da seguire.


mercoledì 28 marzo 2012

dorme

-dottoressa sono **
- buongiorno, mi dica, novità?
- la mamma si è addormentata ieri, in hospice
- oh
-ci hanno detto che non si sveglierà, che continuerà a dormire per un po', forse qualche ora, forse qualche giorno, e poi se ne andrà così, addormentata.
- lei l'ha vista?
- sono qui con lei, adesso. Dorme, dorme proprio, serena. Così, mi sembrava di doverglielo dire, dottoressa, pensavo che forse lo voleva sapere.
- sì, grazie, ci tenevo ad avere notizie, infatti. Mi spiace, lo sa. Povera mamma. La ringrazio, **, di aver pensato a me.
- grazie a lei, doc. a presto.

si o no?

ma siamo in burn out o no?
discussione al termine di uno dei soliti incontri di aggiornamento, serali.
qualcuno afferma che il nostro è il più bel lavoro del mondo e che chi si sente in burn out in realtà è solo o un disorganizzato o uno che ha problemi personali e ne incolpa il lavoro.
dice che non abbiamo il senso delle proporzioni, che gli ospedalieri, loro sì che stanno male, e che il mondo del lavoro è tutto in crisi, sotto pressione, fuori di testa, e noi non siamo un caso particolare, ma esattamente come gli altri.
però...
però io credo che sia una faccenda più complessa di così.
Ho scritto all'ideatore del focus sul burn out, gli ho detto tienimi al corrente.
non mi ha risposto.
neppure un cenno di riscontro.
segno dei tempi, sono tutti incasinati, segno dei tempi. chiamiamolo come vogliamo, ma i miei colleghi stanno male, anche se ridacchiano e negano.
sono le famose fasi del lutto, che poi, come dice mio figlio, si ripetono pari pari in qualunque crisi o difficoltà della vita:  negazione, rabbia, patteggiamento, depressione, accettazione.
qui la maggior parte sono alla negazione, alcuni alla rabbia, altri patteggiano cercando soluzioni organizzative, altri ancora si fanno di antidepressivi....
No, signori, non ci nascondiamo dietro a un dito: il problema c'è. Il fatto che ci sia anche in altri campi, in altri lavori, non ci consola e non ci risolve il problema.
Ne riparlerò. Baci

domenica 25 marzo 2012

il male di vivere dei medici ha radici antiche

Stamattina l'argomento dell'incontro coi colleghi era il burn out.
L'avevamo preparato, questo incontro, con molti dubbi, molte preoccupazioni. Desideravamo che i colleghi riflettessero sul proprio vissuto e non si focalizzassero solo sulle pressioni esterne.
Credo che sia andato molto bene, nel senso che sono venute fuori moltissime ose e una grande partecipazione, ma al contempo sono molto preocupata. I medici in particolare, ma tutto il personale sanitario italiano in generale, si trovano in condizione di estrema sofferenza.
Politici e amministratori cercano di scaricare su di loro le responsabilità gestionali di una sanità che costa troppo rispetto a quello che potremmo permetterci e che sta rapidamente diventando insostenibile.
Loro continuano a lavorare, a soffrire, e in più a non risolvere neppure le proprie situazioni personali,
Sono molto preoccupata. Ma ne parlerò ancora domani, oggi ho veramente troppo sonno.
Baci
Caps

mercoledì 7 marzo 2012

cioccolato e pere

A me l'dea delle pere col cioccolato piace, ma ancora non avevo trovato una torta che mi soddisfacesse. Così me ne sono inventata una a mio gusto.
Non dico che questa di oggi sia perfetta: è troppo cioccolatosa, forse, e, anche se è veramente buona, le porzioni necessitano essere piccole. Tuttavia vale la pena di provarla, anche per la sua semplicità.


Occorrono:
tre o quattro pere già cotte al forno (o in alternativa nel micoroonde), tagliate a pezzi e scolate dal loro sugo;
un disco di pasta sfoglia o pasta frolla di quelli pronti da cuocere;
150 grammi di cioccolato fondente, 150 grammi di burro, 100 grammi di zucchero finissimo o a velo, tre uova, 40 grammi di farina.

Se avete un bimby potete usarlo per fare la pasta di cioccolata: mettere burro, cioccolata e zucchero nel boccale e fate cuocere a 60 gradi e a velocità tre per sei minuti.
Se non avete un bimby fate la stessa cosa in un pentolino a bagnomaria, avendo cura di mescolare con una frusta.
Una volta amalgamata questa crema levatela dal fuoco (o spegnete il bimby) e lasciate intiepidire.

Accendete il forno e portatelo a 200 gradi, disponete sul fondo di una tortiera (se possibile di quelle apribili) il disco di pasta sfoglia o frolla, copritene il fondo con i pezzi di pera cotta.
Tornate ad occuparvi della vostra crema intiepidita.Sempre con la frusta incorporate tre uova fresche e 40 grammi di farina (oppure incorporate a velocità 4 per due minuti).
Versate il composto denso così ottenuto sulle pere e infornate per circa 25 minuti, fino a che la torta si sarà rassodata e profumerà di cioccolato.
Lasciare intiepidire e servire, eventualmente spolverata di zucchero a velo.
E' un dolce al cucchiaio, buonissimo ancora caldo, ma ottimo anche freddo.

martedì 21 febbraio 2012

e non è tutto

Non è tutto, anche i medici stanno male. Ho parlato con un collega, l'aria serena, ha scherzato, ha raccontato delle storie, ha ascoltato la faccenda dell'ascesso odontogeno fistolizzato del mio paziente nuovo, mi ha raccontato di rimando un altro ascesso odontogeno, che a momenti era trattato come neoplastico, e abbiamo riso e preso un caffè. E in tutto quel tempo io avevo un disagio, per come si muoveva, per come stava chinato, per come di nascosto si è passato una mano sul volto, e perché l'altra sera ad una riunione ha avuto un colpo di sonno e subito s'è riscosso e si è seduto scomodo, un trucco che conosco anche io, quando si è troppo stanchi. Non gli ho detto: sei stanco, no, ma avrei dovuto. Di tutti ci prendiamo cura, fuorché di noi, tra noi. Intanto incrocio le dita anche per lui. Siamo tutti stanchi, in questo fangoso e nevoso inverno senza respiro, aspettiamo Pasqua per tirare il fiato.

tutti stanno male, a volte

Oggi ho raccolto solo storie terribili. Storie non di malattia, ma di cattiveria, di ingiustizia, di sfortuna; storie tragiche di sentimenti finiti, storie di perdite e di solitudini. Ho ascoltato storie terribili, e sono ancora viva.
Che sono le mie piccole faccende?
Poco più di niente.

giovedì 16 febbraio 2012

abbandoni

Oggi ho perso una paziente, in favore di un medico rampante e molto, molto sicuro di sè.
Una anziana signora che negli ultimi dodici anni ho visto a domicilio una volta al mese, quasi tutti i mesi, che ho curato meglio che potevo e che ho tirato fuori da una serie di episodi anche potenzialmente fatali, sino alla infelice età di anni novanta. Ed ho assistito il marito fino alla morte.  Ok.
Ora andrà a incrementare la spesa farmaceutica del collega, il quale le leverà il novanta per cento dei farmaci, userà solo generici e a basso costo, riuscirà, lui, maschio e così sicuro di sè, a levarle la digitale che io non sono riuscita a toglierle e verosimilmente prima che lei muoia si farà scegliere da tutti i parenti giovani, fieno in cascina.
Va bene così. Io non sto bene e tante domiciliari non riesco a farne più, e la pazienza non è una virtù dei pazienti.
Anzi, quasi quasi parlo coi parenti di tutti i miei pazienti più difficili, critici e impegnativi, nonchè più costosi, e prospetto loro la possibilità di aggiungersi alla schiera degli assistiti del rampante collega. Mi risolverebbe un sacco di problemi questa cosa...

venerdì 10 febbraio 2012

solo per portarvi con me, nella notte...

Bologna nevosa ha notti aranciate 
di passi attutiti, di ruote ovattate. 
Rientri, in queste nottate 
stringendo le falde accostate 
di manti, di sciarpe annodate. 
Respiri, sei un drago fumante. 
La mente si vuota, paziente, 
rivolta soltanto a esplorare 
il passo sicuro sul ghiaccio lucente.

domenica 29 gennaio 2012

un giorno

un giorno forse sarò capace di portare il mio lavoro sulle spalle senza appoggiarmi al blog. mah. non so se sia poi  un passo avanti o indietro.

sono malata

ok, lo ammetto, mi sono ammalata. Mi sono chiusa in casa ed ho passato la maggior parte del tempo a letto. Con la boule calda, anche. Ho dormito presto alla sera, ho preso medicine e sono rimasta per giorni in pigiama.
Ho letto, ho studiato, ma soprattutto ho dormito. Sarei dovuta rientrare domani, ma non sto ancora bene, così mi prendo altri due giorni. Vorrei cominciare ad uscire, cominciare a pensare al lavoro.
Ho chiamato una paziente, ho il suo numero sul cellulare, mi sono detta chissà come sta la sua anzianissima mamma, sono giorni che non la sento, ora la chiamo, magari lunedì la vado a vedere, e la signora mi ha detto: la mamma è morta, ho cercato di contattarla per dirglielo, ma non l'ho trovata. E' vero, ho attivato una segreteria sul cellulare.
Il mondo non si ferma quando stai male...

mercoledì 25 gennaio 2012

Tutto ha un costo

Tutto ha un costo. Talora non si tratta di un costo monetario, è vero, ma altre volte sì.
Leggo le vicissitudini di Isadora Drunken qui: http://networkedblogs.com/sYQKa
Isadora sta cercando di venire fuori da un matrimonio minimizzando le perdite economiche.
Girano voci insistenti e prepotenti sullo sciacallaggio a opera delle divorziande e a danno dei poveri ex mariti. La cosa non mi risulta, personalmente, ed Isadora è un esempio. Sì, certo, i tribunali decretano, ingiungono, eccetera eccetera, poi i mariti si guardano bene dal versare. Mi raccontava una signora che lei ogni tre o quattro anni riusciva ad ottenere una cifra (arretrata) dall'ex marito, poi doveva aspettare altri tre o quattro anni tra maturazione degli arretrati non pagati e decreto ingiuntivo del tribunale. Nel frattempo i due figli li manteneva, naturalmente, lei.
Un'altra signora, mia paziente, mi ha raccontato come il maritino, titolare di una relazione extraconiugale, dopo averle proposto un matrimonio "aperto" (in sostanza io mi tengo la mia amante e tu fai quel che vuoi, trovati un altro e viviamo insieme lo stesso) e dopo aver appurato che lei non ne era entusiasta, abbia fatto sparire tutti i propri beni, "vendendoli" alla propria( di lui ) madre, onde risultare nullatenente in sede di separazione, o facendoli semplicemente scomparire, per esempio le due autovetture.
Una terza, una quarta, una quinta ecc. hanno raccontato che allo scadere del diciottesimo compleanno del figlio/a, il di lui/lei padre abbia decretato: da oggi non ti do più nulla, vai a lavorare. (credo che questo sia un consiglio standard dei legali che si occupano di divorzi).
Mi vengono in mente delle storie di gentiluomini, anche. Un anziano collega mi raccontava: "Quando ho capito che mia moglie non ne voleva più sapere di me, ho fatto la valigia e me ne sono andato. Ho dormito in studio quella sera, e poi ho trovato casa. Le ho lasciato tutto, casa e mobili e risparmi,  e ho fatto un affare: nel pacchetto era compresa anche mia suocera! E la mia libertà, si capisce."
Questo è il punto. La mia libertà.
Io la penso come l'anziano collega. La mia libertà, la mia dignità, la serenità dei figli non dipendono dal tenore di vita che si può raggiungere. Di molte, molte cose si può fare a meno.
C'è un'altra cosa da dire. I diritti dei figli figli. Andrebbero tutelati, è vero. Però, come ho avuto modo di dire ad un padre separando, un padre, uno vero, dovrebbe sapere da sé di cosa hanno bisogno i suoi figli, senza che glielo spieghi la separanda madre o il di lei avvocato. Se non lo sa non è evidentemente un padre, e ciò da solo sarebbe ottimo motivo per una separazione. Se lo sa e, potendolo fare, non vi provvede, non solo non è un padre, è pure un nemico dei suoi figli biologici. E se riesce ad essere nemico dei propri figli biologici, chi potrà fidarsene o averne stima? Perché non disprezziamo e ostracizziamo costoro invece di additarli come paladini del proprio sesso?
In ognuna di codeste situazioni la soluzione migliore è abbandonare costui al proprio destino, dimenticarsi della sua esistenza e considerare le perdite economiche come il minor costo da pagare. Dopotutto, quanto valore diamo alla nostra dignità o a quella dei nostri figli? Non ci sono solo costi economici.
Poi, la legge che protegge solo a chiacchiere, quella è una delle storture italiane. Ma il non insegnare alle ragazzine a tutelare i propri interessi economici nel matrimonio è certamente un'altra, mentre una terza è il non insegnare alle ragazzine a dare un valore, possibilmente alto, alla propria dignità (ho detto alla propria dignità, non alla propria vagina) ed una quarta è l'avallare il vittimismo di certi uomini vili e, com'era quella parola che usava mia nonna, ah, eccola: pidocchiosi.

martedì 24 gennaio 2012

Sera d'inverno

Abito in questa casa da oltre un anno, ormai. Qualcuno mi ha detto: sarà rumorosa. Non so, a me pare piena di quiete. Intanto quell'angosciante rumore di fondo della televisione che intorpidisce i pensieri non c'è.
Quando decidiamo di guardare un programma o un film ci sediamo in sala e gli dedichiamo tutta la nostra attenzione. Poi spegniamo l'apparecchio televisivo. Non lasciamo che inquini con rumori privi di contenuto le altre nostre attività. Non sentiamo neppure la mancanza dei telegiornali: le notizie importanti ci arrivano dalla rete, in tempo reale, spesso prima di poter essere manipolate e snaturate da chi governa le nostre reazioni rielaborandoci gli input.

Ora, nel silenzio della sera invernale, sento sprazzi di rumori domestici dal piano superiore e, di quando in quando, il rombo attutito di un veicolo che ci raggiunge e si allontana.
Il ticchettio della tastiera. Il ronzio della ventola che soffia delicata sull'hard disk.
Qualche bicchiere da lavare, gli avanzi della vellutata e del pane da mettere via mi attendono qui, alla mia sinistra, in una cucina grande ma raccolta.
I miei ragazzi si rilassano dopo una giornata di studio.  Fra meno di un'ora saremo a letto.

domenica 22 gennaio 2012

come succede

Ho fatto un errore. Non ha avuto conseguenze, per una serie di circostanze fortunate, ma ciò non toglie che ho fatto un errore. Ero troppo stanca per lavorare al meglio. Così da domani sto a casa per una settimana. Non potrei permettermelo, ma ne approfitto per fare un'altra cosa a cui tengo molto e che mi permetterà di aggiornarmi sulle novità della patologia generale.
Mi ricordo distintamente che ho pensato: forse dovrei fargli fare un rx dell'addome. E poi mi sono detta: ma no, sei la solita paranoica, proviamo a dargli del Plasil e vediamo che succede. Se non fossi stata così stanca lo avrei mandato in urgenza a fare l'rx e avrei atteso il risultato. C'è poi andato lo stesso in PS, ma il giorno dopo. Ok, è andato tutto bene, ma poteva andare tutto male.
Noi medici di famiglia dovremmo poterci mettere in malattia, quando ne abbiamo bisogno,senza doverci prima chiedere se abbiamo i soldi per pagare un sostituto o no.


lunedì 16 gennaio 2012

circo cechov magelli

Io sono una vecchia signora, ok.
Vado a vedere il giardino dei ciliegi e mi aspetto una roba intensa e drammatica, è vero.
Mi fa rabbia vedere delle giovinotte snelle e agilissime saltare da fermo su un muretto altro almeno ottanta centimetri (ma forse anche un metro), pure con le scarpe col tacco.
L'ostentazione della magrezza e della resistenza nella corsa mi disturba, tranne che nei campi sportivi e nei circhi.
Pensate un po' se vado a vedere il Giardino dei ciliegi e mi trovo uno spettacolo da circo equestre travestito da teatro, senza scene, senza fondali, con gli impianti elettrici a vista e gli attori che corrono rumorosamente e scompostamente per la maggior parte del tempo, ostentando risate sguaiate e toni quasi sempre molto, ma molto sopra le righe.
Che se poi io avessi pagato i 45 euro degli spettatori di platea, francamente sarei velenosa.
Capisco la voglia di fare cose nuove, la smania di fare cose nuove che prende certi attori, registi, capocomici. Ok, fate cose nuove, no? Lasciate in pace i capolavori, grazie, che se la cavano benissimo così, essendo eternamente nuovi per loro stessa natura. Se proprio li volete recitare, accontentatevi di metterci l'anima. soprattutto se ce l'avete. Lasciate le esibizioni atletiche al Cirque du soleil, che lo andiamo a vedere volentieri, e che non pretende di recitare Cechov.
Urca, come sono irritata stasera......


domenica 15 gennaio 2012

Stanchezza

Temo la stanchezza perché mi porta a ritirarmi, a non vedere nessuno a non cercare nessuno. Ma dormire non basta a rinfrancare la mente.

sabato 14 gennaio 2012

tre bottoni colorati

Stamattina il collega ed amico che ha fatto da relatore al nostro incontro di nucleo era particolarmente elegante. Una giacca blù cina di fustagno con le toppe color ruggine e i pantaloni, pure di fustagno, dello stesso color ruggine, il bavero impunturato a mano e infine i tre bottoncini del polso ognuno di un colore diverso: grigio, ruggine e blù.

La cosa non poteva sfuggire alla collega più chic del gruppo, in vena di scherzi, che l'ha simpaticamente preso in mezzo alla pausa caffè, ispezionando platealmente anche cravatta, camicia e fazzoletto nel taschino.
Sì, dice lui sorridendo, sto rimpinguando le finanze del negoziante vicino al mio studio, che ha delle cose belle, anche se un po' care. Perché, continua con un sorriso, da quando sono rimasto solo (e la guarda dritto negli occhi) -  lo sai che ormai mia moglie è morta da un anno e mezzo - a volte mi sento depresso, solo e triste, e allora nella migliore tradizione dei depressi mi fermo dal mio vicino e compro qualcosa.

;-)

un sabato pomeriggio

Abbiamo passato la mattina a ragionare su una cosa che si chiama profilo di nucleo. Mi rendo conto che spiegarlo in parole semplici è difficile. si tratta di una serie di indicatori che dicono qualcosa su cosa fa la popolazione che noi curiamo, come sta, che malattie ha, e, in via indiretta, anche come lavoriamo noialtri.
direi che lavoriamo bene. Possiamo anche lavorare meglio e strumenti come questo, insiame ad altri tipi di indicatori, possono permetterci di orientare la nostra attività professionale nel senso di un miglioramento, appunto.
Però poi sono tornata a casa, ho preparato il pranzo e abbiamo mangiato, e il ragazzino è uscito e stiamo guardando (oh, più o meno nel mio caso) Grosso guaio a Chinatown ed io mi sento immersa in una sensazione di irrealtà.

Come se non ci fosse nessun domani.

Per fortuna ho da stirare....

giovedì 12 gennaio 2012

origami, un vecchio amore

Molti, molti anni fa mi sono imbattuta negli origami.
Prima di sposarmi abitavo in una zona di Bologna piuttosto centrale e una delle mie passeggiate abituali era lungo Strada Maggiore. C'era una libreria che vendeva libri usati e, poco più avanti, un negozio di giochi che teneva un certo assortimento di carta per origami. allora nel pacchetto della carta erano comprese le istruzioni per piegare alcuni facili modelli. Comprai un libro molto, molto carino, usato, da titolo Origami moderno. Sì è poi perso nei traslochi, povero libro, ma con quello cominciò il mio interesse per l'arte di piegare la carta.

Si tratta di un passatempo che richiede molto tempo libero; non c'è da stupirsi se l'ho accantonato insieme col ricamo, il tombolo, la maglia, l'uncinetto, e altre simili amenità da studentessa. però qualche tempo fa, su una bancarella, ho trovato un libro molto interessante che contiene dei modelli bellissimi.

Tutti sanno, credo, che l'arte di piegare la carta in Giappone ha origini antichissime. Risale al primo secolo a. c., forse persino prima. La carta era un materiale prezioso e fragile, per questo un dono fatto con carta piegata aveva un che di sacro e veniva riservato a persone di riguardo o a intenti votivi. Un quasi-origami è il kusudama, una sfera fatta di fiori di carta legati o incollati tra loro ed avente lo scopo di augurare la salute o scacciare la malattia o la sfortuna. Kusudama vuol dire, più o meno: palla-medicina. Ecco, al momento sono attirata dai kusudama, ma non dai kusudama di antica tradizione, ma da un tipo di sfera o poliedro nato negli anni settanta del novecento.

Uno direbbe che dopo duemila anni l'arte di piegare la carta dovesse essere stata esplorata in lungo e in largo e non riservare più grosse sorprese. invece no.

Un certo signore, di nome Mitsunobu Sonobe, in quegli anni ha inventato un modo di piegare il classico quadratino di carta così da farne un modulo e con sei di questi, incstrati senza colla, si fa un cubo. e incastrandoli ancora a ancora una serie incredibile di poliedri. Questo modulo si chiama Sonobe e da esso è originata una valanga, una miriade di figure origami, costruite spesso nel più classico dei modi: con solo quadrati di carta piegati e incastrati, senza colla nè altri mezzi di congiunzione.

Con il modulo Sonobe si fanno dei bellissimi kusudama. ne potete trovare una parata incredibile qui: http://kusudama.me/#/Iso-Sonobe

Ecco, questo è il giochino che mi cattura in questi giorni. Vi piace?


mercoledì 11 gennaio 2012

confusione per eccesso

Dopo tante settimane senza blog gli argomenti mi si affollano alla mente: sono troppi e non riesco a districarli.
Così penso che andrò a dormire e prima di prendere sonno cercherò di decidere se cominciare con un epigramma di Marziale, con un origami particolare, o con noiose e ritrite riflessioni sulla vita (e - citiamo , citiamo-, anche l'universo e tutto quanto).

lunedì 9 gennaio 2012

pc in coma

Ecco, per festeggiare il ritorno al blog il mio vecchio pc si è preso una vacanza! Spero in una rianimazione rapida e poco costosa

sabato 7 gennaio 2012

anno nuovo, casa nuova

Sono qui. Senza anonimato, come potete notare. Oh, be', tanto ormai era un anonimato per modo di dire, ma il fatto di firmare sempre col mo nome mi porterà ad essere più delicata, a sembrare forse reticente a chi mi conosce da tempo.
Tranquilli, rimango sempre la solita sfacciata, ma se dovessi urtare qualcuno involontariamente, gradirei che mi venisse fatto notare.

LA PRIMA COSA CHE DESIDERO FARE E' RINGRAZIARE FRIEDA!!

Senza il suo aiuto non sarei qui! ha salvato gli archivi e li ha trasferiti, e non è stato facile perchè erano enormi: nove anni di blog, più la vecchia casa dell'ozio, più i commenti, insomma, tutto....

Mancano i link a tutti i miei amici. Non ho ancora capito come farli e spero di riuscire a rimetterli tutti.  Più quelli che mancavano.
Sentitevi liberi di ricordarmi indirizzi, di suggerirne di nuovi, di farmi conoscere quelli che sono cambiati.

Ora, due parole su Splinder.
Niente da dire, stavamo lì aggratis, potevano chiuderci quando volevano.
Capisco pure che erano intasati da decine di migliaia di blog aperti e mai chiusi, ma neppure mai usati, da case abbandonate, e il modo più facile era questo: chiudere tutto e ricominciare da un'altra parte. Clarence docet. Del resto, Clarence era sempre Dada.

ora, vedete, sono su una piattaforma Google.
Non so sino a che punto sia stata una scelta buona. Certo, non mi aspetto che google chiuda. Però vedo che già ora sfrutta la mia presenza per implementare l'utenza di tutti i suoi servizi.

L'ideale, e mi sono anche informata, sarebbe trovare una dozzina di blogger che intendono continuare sine die la loro vita in rete e consorziarsi per creare una piccola piattaforma proprietaria. Il costo sarebbe anche modesto, l'equivalente di una cena fuori ogni anno. In cambio nessuno ci butterebbe mai più fuori dalla rete. Il rischio, quello di ogni condominio: ritrovarsi a litigare ;-)

Insomma, pensiamoci.

Buon 2012 a tutti e bentrovati qui.
Capsicum