sabato 30 luglio 2011

vita da medico

Ecco, nonostante tutto, sono in vacanza.

Ho attraversato le paludi della burocrazia, ho sfornato quintali di moduli correttamene compilati, ho sgomberato le cartelline dalle richieste le più varie, dal normale al surreale, e sono uscita finalmente, esausta, per l'ultimo giro di domiciliari.
Una piccola nota sui moduli.

La principale richiesta che viene fatta dai pazienti ad un medico di familgia, oggi, nel 2011, è di essere un buon compilatore di moduli: intendendo con ciò che il modulo in questione consenta al paziente di ottenre la prestazione voluta con la minore spesa, la minore fatica e nel minore tempo possibile. Note, esenzioni, urgenze, eccetera eccetera. Non si aspetta, il paziente, una competenza clinica, o che l'esame o il farmaco sia appropriato e corretto, queste cose non è neppure in grado di giudicarle. Giudica il tempo d'attesa nello studio, la velocità con sui viene rifornito dei moduli e la facilità con cui ne usufrisce.

L'Azienda Unità Sanitaria Locale, dal suo canto, richiede che il medico sia un buon compilatore di moduli: poche prescrizioni di terapie, poche richieste di visite specialistiche e di esami costosi; note non rispettate, nel senso che vanno interpretate in modo il più resrittivo possibile (è dimostrato che seguendo le linee guida prescriveremmo di più, e non di meno), urgenze usate non con semplice appropriatezza, ma con grandissima parsimonia, o anche negate e basta; assoluta rigidità sulle esenzioni per patologia e per reddito, rigidità formale, non sostanziale.

Non interessa, all'AUSL, che la prescrizione sia corretta e appropriata, sia del farmaco che dell'indagine: interessa che sia nella media aziendale, o meglio ancora sotto, in una comica corsa al ribasso.

Qualche settimana fa sono stata richiamata per l'eccesso di "urgenze" con cui corredo le prescrizioni di esami.
Vale la pena di spiegare. In genere prescrivo un esame quando mi è necessario per fare una diagnosi o per verificare l'andamento di una patologia. Lo richiedo QUANDO E' NECESSARIO, nel senso temporale specifico del termine. Se ho uno che non respira OGGI, mi sapete dire che me ne faccio di una spirometria FRA CINQUE MESI? e allora scrivo _è urgente _

Insomma, io ho fatto quatrocento richieste urgenti in un anno, sui milel pazienti che seguo. Tenete conto che, per esempio, se un paziente fa una cura con eparina a basso peso molecolare, le famose punture nella pancia, le più recenti evidenze dicono che bisogna controllare l'emocromo in settima, quattordicesima e ventunesima giornata, si può essere un po' meno pignoli e richeiderne uno tra la settima e la decima e un altro attorno alla ventesima, ma insomma, bisogna richeiderlo. Dalle mie parti questo significa due richieste urgenti, che vanno a fare numero. Sì, è vero che una piastrinopenia massiva è evento raro, ma tra i miei pazienti una c'è stata, e chi me lo dice in anticipo a quale di loro verrà?


Ma il centro del mio dilemma è questo: l'azienda vuole semplicemente che io NON METTA  urgenze, non gliene frega che siano giuste o sbagliate, non ne vuole, non si fida del mio giudizio sulla necessità o meno.
Il paziente vuole che IO GLI METTA SEMPRE l'urgenza, perchè ha fretta e non vuole sentire ragioni, non si fida del mio giudizio sulla necessità o meno dell'urgenza.

Il paziente minaccia di revocarmi, l'azienda minaccia di farmi pagare gli esami inappropriati.

E io compilo quintali di moduli ostinandomi a basarmi sulla mia competenza, di cui a nessuno frega niente.

Ma la cosa che volevo racontare è questa. Il solerte funzionario ha prodotto una lista, una graduatoria dei cattivi, in cui ha evidenziato in verde i primi dieci medici  URGENTANTI TROPPO e il mio collega urgentoso come me ne ha voluto copia e me l'ha mostrata, ed io ho letto, e in cima c'erano esattamente tutti i colleghi che più stimo, uno di seguito all'altro,e mi è scappato da ridere e ho detto al collega urgentoso:  sono oltremodo fiera di trovarmi in questa compagnia, e me ne sono andata più serena. Certo, farò attenzione a non cedere per stanchezza alle insistenze di un paziente angosciato, ma quanto sollievo nello scoprire che nella lsita dei cattivi c'erano proprio quelli con cui vorrei sempre essere apparentata!

Poi, io sono anche nella lista degli spendaccioni. Eh, con la particolarità che prescrivo moltissime dosi di farmaco, sopra la media aziendale, ma a costo per singola dose inferiore alla media aziendale. E non basta. Bisogna spendere meno.

C'è solo un modo per controllare che non ci siano sprechi: far venire il paziente per ogni singola ricetta e farla con lui presente, controllando di volta in volta quante scatole ne ha avute e se veramente gli serve o vuole solo "la scorta". Certo, sarà più scomodo per lui, e più impegnativo per me. Fine delle richieste lasciate in segreteria per la ripetizione di ricetta in terapie croniche. Cosa dite? Cosa consigliate? Voi come fareste?

Baci estivi da Caps

giovedì 21 luglio 2011

rotolo o strudel?

Visto che è fatto con banale pasta sfoglia e non con la pasta dello strudel, forse bisogna chiamarlo solo rotolo.

due pomodori avanzati (ben maturi)
una cipolla di tropea
una decina di foglie di basilico
un rotolo di pasta sfoglia pronta da cuocere

Pelare i pomodori, levare i semi, sgocciolarli e farli a pezzetti
Affettare sottilissima la cipolla
aprire la sfoglia
disporvi i pezzetti di pomodoro, le fettine di cipolla, il basilico, lasciando liberi i bordi. Salare (ma anche no)
Arrotolare e cuocere in forno a 180 gradi fino a che non è bello dorato.
Attenzione, rilaascia comunque un po' di sugo; per ridurre il problema sgocciolare bene il pomodoro.

sabato 16 luglio 2011

proteggere i propri segreti

Ecco, non perchè  io abbia chissà quali segreti da proteggere, ma perché sto riflettendo sulle modalità con cui la gente si relaziona.
Tanto per cominciare io sono strana. Vabbè, uno mi guarda e dice non mi pari così strana, una normale signora non più giovanissima, non più magrissima, non più freschissima e non più arrendevole.
Ma io sono strana. Ho scoperto dopo mezzo secolo di vita sociale che la gente funziona con meccanismi che io non immagno nemmeno, figurarsi condividere.
per esempio c'è il desiderio mimetico.
uno dice ma le risse, gli omicidi, il furto, la sopraffazione da dove vengono? dal desiderio mimetico, in buona misura.
l'Ho capito così male che faccio fatica pure a spiegarlo, ma è un dato di fatto. 
pare che l'abbia studiato un tale Renè Girard    che se cliccate sul suo nome, qui, vi trovate alla pagina di wikipedia che ve lo spiega meglio di me.
E comunque ora che me lo hanno spiegato, mi tocca leggere questo Girard. Sono strana in quanto a me non capita di desiderare una cosa perchè ce l'ha un altro, anzi, questo è un elemento di dissausione, per quanto mi riguarda. Non voglio dire che on mi sia mai capitato di desiderare qualcosa che apparteneva a qualcun altro: mi è capitato, eccome, ma si trattav a di un desiderio preesistente alla consapevolezza che quella cosa non era disponibile. Insomma, non incoraggio me stessa sulal via dell'appropriazione indebita.
per esempio, c'è una casetta ce a me piace moltissimo, ci passo davanti e mi dico ah, se fosse mia, e guardo le finestre e mi imamgino come potrebbe essere dentro, e la immagino vuota, e polverosa, e da sistemare. 
Poche settimane fa scopro che ci sono andati ad abitare due conoscenti, marito e moglie con figli. Ecco, io li ho invidiati. ma non è che ho invidiato la loro casa perché a loro è piaciuta, l'hanno comperata e gli appartiene e, che so, tutti la ammirano; li ho invidiati perchè posseggono la casa che piace a me. Ce mi piaceva prima di sapere che l'avrebbero comprata. Mi piaceva perchè è grande, è in un posto che mi piace molto, ed ha tanti altri pregi, nei quali non è incluso l'appartenere a qualcun altro, perché invece +è un difetto, quello.

ma sonos trana anche per altre cose. per esempio perchè ora vi lascio qui e vado a dormire, vistoc he da qualche giorno il sonno sembra tornato a me.....

sabato 9 luglio 2011

Andrea Donaera: "Qualcosa di più serio..."

Te le avessi mai viste, le gambe – 
fossi mai venuta con una gonna 
oppure, non so, in pantaloncini – 
qualche segno lo avrei colto, credo, 
per capire dove vai, frettolosa, 
da sola, senza lasciarmi un modo – 
verbale o gestuale non importa – 
per farti capire che «beh, le cose 
vanno meglio se rimani – almeno 
una vita ancora: non so quanto 
ci vuole, sai, per dirti che è brutto 
(oh, credimi, proprio parecchio brutto) 
quando te ne vai a gambe coperte».

martedì 5 luglio 2011

certo che è dura

Cambiare la propria vita, completamente, è durissimo.
Non conta dire a me stessa che l'ho già fatto un paio di volte in pasasto, proprio non conta, rimane durissimo. 
Far valere i propri diritti, poi, è ancora più difficile, nel senso che a me fanno molta più pena gli altri di me stessa. Così non mi difendo. 
Questa è la prima delle cose che devo cambiare.
Così, per dire che ci sono, ma che le cose che ho da dire non sono gradevoli, nè per me nè per altri. Leggetevi le poesie di Donaera, che sono belle, e passate una buona estate.

un altro Donaera: "FILASTROCCA"


Ti amo come ho amato 
i miei compagni del Gallipoli Calcio 
in quella finale di campionato 
vinta per miracolo al novantesimo; 
come ho amato ogni stralcio 
delle prime canzoni che suonavo 
con quella band che aveva un incantesimo: 
io, a schitarrare, non ero mai il più bravo.



Ti amo come ho amato 
le mosse rapide di autodifesa 
che mio padre mi ha insegnato 
e che hanno steso i bulli delle elementari; 
come ho amato mia sorella stesa 
in una culla piena di tubi strani – 
incantato dai piedini singolari 
e dalle minuscole dita delle mani.



Ti amo come ti amerebbe 
uno dei tanti passanti di questa via 
(e che sono certo saprebbe 
fare di meglio – non l’ennesima poesia).



Ti amo come non capirebbe – 
ricco borghese: come mai potrebbe – 
chi con mediocre strategia 
ha fatto sì che tu non fossi mia.



Ti amo come ti amano – 
e non lo sanno che ti amano – 
tutti quelli che non ti vedono – 
e non lo sanno che ti vedono.



Ti amo come ti amano – 
e non lo sanno che ti amano – 
tutti quelli che non ti amano – 
e non lo sanno che ti amano.