domenica 22 maggio 2011

la rete

la rete mi ha fatto compagnia per molti anni, ma adesso ho bisogno di distogliermente un po' e per un po'. Diciamo fino alla fine di giugno.
A presto.

sabato 21 maggio 2011

ok, è vero....

... qiualche volta sono triste, e qualche volta mi sento sola. 
oggi, in una località della rete, si discuteva sul tema: come siete nella vita reale?
ebbene, io sono qui, seduta nella mia sala bianca e rossa, al mio pc bianco e rosso (un caso?) e mentre batto con le dita sui tasti mi sento parecchio reale.
Un buon titolo "parafrasato": chiedimi se sono reale.....

giovedì 19 maggio 2011

L'Arte della Guerra

Leggo Sun Tzu. E rifletto su come pagare un prezzo troppo alto per vincere significhi in realtà perdere. Pirro docet, senza scomodare la Cina 
Mi fa notare un amico che si paga un prezzo troppo alto quando per vincere si diventa qualcosa di altro rispetto a quello che si era prima della vittoria. Forse sarebbe piu' preciso dire quando si rinnega quello che si e'. Infatti si cambia sempre nel corso di una crisi, credo che sia la funzione principale della “guerra” nella vita di ognuno: proporci situazioni di crisi che sono i momenti di potenziale cambiamento e di crescita. (Noi cresciamo come rettili, perdendo la nostra pelle ed emergendo dal cambiamento con una pelle nuova e lucente.) Ma se si cambia nella direzione di se stessi, andando a se stessi, allora si e' fedeli al proprio io, e il cambiamento e' parte integrante della vittoria, se invece si tradisce se stessi questo cambiamento e' la totale sconfitta. Sino a che siamo vivi non possiamo sottrarci alla guerra, possiamo solo decidere come condurla e con quali finalita’ e anche se desideriamo vincere senza dover ingaggiare battaglia, pure dobbiamo essere pronti a farlo. Perdere la guerra e' perdere noi stessi, e non abbiamo altro. 
L'arte della guerra è una raccolta metaforica, che si riferisce a strutture di comportamento. Le strategie non possono essere insegnate in anticipo, questo è uno dei più rilevanti messaggi del libro, ma si possono delineare le strutture base delle situazioni e dei comportamenti e selezionarli in base alle loro possibilità di riuscita ed in base alla loro maggiore o minore pericolosità e distruttività. Ognuno di noi conduce la propria vita ed è il comandante di se stesso e dell'esercito delle proprie azioni. Può evitare il conflitto solo rinchiudendosi in un autismo disperato, in ogni altro caso conduce la propria guerra. Il suo fine può essere di conquistare intero e intatto il nemico, senza danneggiarlo e fondendo le proprie forze con quelle dell'altro, e questo secondo Sun Tzu è il top del Saggio Comandante. Ma può darsi che sia costretto ad usare il fuoco e a lasciare dietro di sé terra bruciata, oppure che debba scegliere di combattere fino alla morte essendosi introdotto incautamente in un terreno mortale. Questo piccolo libro è interessante per tutti, SOPRATTUTTO per chi NON HA sete di potere: per quelli basta leggersi Mein Kampf, che peraltro è un brutto libro, sgodevole e mal scritto.

domenica 8 maggio 2011

domenica di sole

C'è una inerzia da vincere n queste prime domeniche di sole. Vestirsi e uscire è un proposito vago, che scivola in avanti minuto  dopo minuto. Si arena contro un caffè, riparte. 

fragole col gelato

congratulazioni, hai fatto un buon esame! e noi festeggiamo il passaggio di cintura!!!

giovedì 5 maggio 2011

che cucino stasera?

crostini di patè de fois col prezzemolino fresco sopra e tortine con la mela dentro (pezzetti, chiaro)

calore animale

Dalla Nuova Enciclopedia di Savinio, alla voce CINOFILIA

Anche Schopenhauer, uomo settentrionale, amava i cani. Presso la finestra del suo studio, una pelle d'orso stesa sul pavimento stava ad indicare il luogo nel quale soleva stare colui che il signore del luogo chiamava "il mio milgiore amico". Questi era un bellissimo spagnolo bianco, al quale Schopenhauer, amante della filosofia indiana, 
 aveva dato il nome di Atma, che significa "anima del mondo" . Ma un giorno del 1849 Atma morì, e lo stesso giorno Schopenhauer andò ad un canile di Francoforte, trovò un bellissimo spagnolo bianco a cui impose nome Atma che significa "anima del mondo", lo fece accucciare sulla pelle d'orso presso la finestra del suo studio, e si rimise a scrivere il Mondo come volontà e rappresentazione. In fondo, l'amore di Schopenauer per i cani era un semplice bisogno di calore animale.
Per quanti uomini però anche il matrimonio, definito da altri "una lunga conversazione", altro non è se non un semplice bisogno di calore animale.



crema di asparagi

tre carote, quattro coste di sedano, un mazzo di asparagi,  due patate quattro cucchiai d'olio, un bicchiere di latte, sale.

tritare carote e sedano, soffriggere lentamente; aggiungere la parte tenera degli apsaragi tagliata in pezzettini, continuare a rosolare.
aggiungere un po' di acqua calda, a coprire, far cuocere dieci minuti.
aggiungere le patate tagliate piccolissime, far cuocere altri quindici minuti.
aggiustare di sale, controllare che le patate si disfino. Levare dal fuoco.
Aggiungere un bicchiere di latte freddo, o più se molto denso; salare
Mettere nel frullatore e frullare alla massima velocità per trenta secondi almeno.
servire.

Se avete il bimby 100 gradi vel 4, alla fine 45 sec vel turbo.

domenica 1 maggio 2011

pessima e le radici del perdono, in appendice il perdono riflessivo

pessima mi fa notare quanto sia interessante che la radice di perdono sia dono, e per una magica sincronicità ecco una citazione appropriata:
"Il senso etimologico delle parole è sempre necessario alla loro intelligenza profonda, anche - e soprattutto- se il oro senso originario è statoalterato dal tempo e dalle vicende. Il valore di uno scrittore, la serietà dei suoi intendimenti, la sua fantasia, il suo spirito si possono misurare dalla sua maggiore o minore curiosità per il senso etimologico delle parole. Amare le parole come D'Annunzio per la loro bellezza e sonorità, è amore da amtori superfiziali e offensivo per l'onore, per l'orgoglio, per l'anima delle parole: le quali invece si volgono commosse e riconoscenti a chi come Leopardi le scruta nell'intimo e mostra tanta amorosa curiosità per il segreto, per i segreti che ciascuna di esse racchiude. Leopardi sale tante volte al lirismo su per le scale dell'etimologia"
(Questo è Savinio, dalle cui tasche esce la casa dell'ozio, madre delle mie radici)



Quindi perdono, e condono, sono entrambi manifestazioni di liberalità. Si discute sul grado di questa liberalità, se essa si debba limitare a non pretendere risarcimento per  l'offesa recata, o debba giungere a risarcirla in vece dell'offensore, ripristinando i sentimenti e le relazioni che dall'offesa erano stati distrutti.

In assenza di perdono l'offesa si erge violenta e possiede l'offeso e l'offensore e li lega in un amplesso perverso.

Ora, nel primissimo mattino d'oggi, le ore piccole che talvolta condivido in chiacchiere con un amico, si contendeva al sonno uno spicciolo di pensiero cosciente

e ci dicevamo:


- ma perdonare a noi stessi?


 


- ah beh è più difficile... non ha lo stesso effetto


 


- consentirci di  essere felici anche se non siamo stati all'altezza delle nostre aspettative?


 


- significa prendere le distanze da se stessi . Il che converrai richiede un certo impegno.

Difficile procedere su questa pista di pensiero, ma probabilmente molto produttivo. Prendere le distanze da se stessi potrebbe essere una meta ultima, una saggezza compiuta.

Ma perdonare è comunque un atto riflessivo, nel senso che mentre libra il colpevole dall'obbligo di risarcimento, libra anche l'offeso dall'impegno a richiederlo, spezza la faida e consente alle ferite di richiudersi.

Come diceva Delfine così elegantemente: "se provo ad immaginare di perdonare mi sembra di vedere il mio livore allontanarsi, mi si apre il respiro, come dopo un'apnea. Ed il dolore è meno violento. " (grazie, cara)

Quindi un dono a se stessi di libertà dal legame sadomaso che chi ci ferise cerca di contrarre con noi, perché chi ci offende ha in mente di possederci, di levarci la proprietà dei nostri sentimenti, la libertà dei nostri pensieri, legandoli a sè in maniera cattiva. Direi che Campione ha ragione: il perdono è quanto di pù terribile si possa fare a chi ci ha ferito.

Baci. Caps

il perdono, l'indifferenza o l'oblio?

Diceva l'antica Crusca che il sostantivo corretto era  Perdonanza: Il perdonare, Rimession dell'offesa ricevuta, o della pena, che si merita per la colpa. Lat. venia

La più moderna wikipedia porta la segunete definizione:

 
La parola perdono deriva dal verbo perdonare che ha origine da condonare con cambio di prefisso e come forma rafforzativa (dal latino medievale, documentato nel secolo X).


  • Il perdono è un gesto umanitario con cui, vincendo rancori e risentimenti, si rinuncia a ogni forma di rivalsa di punizione o di vendetta nei confronti di un offensore. Per estensione ha il valore d'indulgenza verso le debolezze o le difficoltà altrui, oppure di commiserazione o di benevolenza. Un'altra estensione è la forma di cortesia: Chiedo, domando perdono....




  • Il perdono è anche un atto di clemenza di una pubblica autorità, un atto di grazia, la sospensione della persecuzione per varie categorie di reati. 




  • Il perdono in senso ecclesiastico è la remissione dei peccati, l'assoluzione delle colpe contro Dio e contro la Chiesa.




  • Il perdono in senso cristiano è la remissione dei peccati che Dio accorda quando il peccatore pentito riconosce, confessa e abbandona il suo peccato. I peccati sono perdonati da Dio grazie all'opera perfetta compiuta da Gesù Cristo che, morendo sulla croce e risuscitando il terzo giorno, ha pagato il prezzo che nessun uomo poteva pagare.



Mi pare quindi che avanti al concetto di perdono debba esservi quello di prezzo da pagare per una colpa commessa, o per una offesa arrecata. 
Non mi pare che il concetto di perdono comprenda altro che questo.
Pertanto ove si condoni il prezzo si è perdonato. Non occorre anche dimenticare. Non è previsto neppure ripristinare dei rapporti formali e tantomeno resuscitare sentimenti di stima o di amicizia o di amore.
Il senso estensivo ha forse preso il posto del senso stretto?