venerdì 29 aprile 2011

pensare

dice il mio terapeuta (si, ci sono dentro di nuovo) che ogni cosa deve compiersi prima qui - e si tocca la fronte con l'indice- e poi, se davvero si è compiuta "qui" si può attuare anche là, e indica con il medesimo dito in senso circolare il resto dello spazio.
Dice anhe che delle cose che accadono "qui" bisogna dare segnali inequivocabili. Io gli faccio notare che sono in genere molto esplicita nelle mie dichiarazioni, e lui ribatte che non è vero, che io dichiaro verbalmente, ma poi, giunta al dunque, si capisce che non h il coraggio di procedere a fare del male a qualcuno con le mie decisioni.
Io ribatto che mi are normale, e lui dice no, non lo è.
Dice io ti capisco, sai, ma devi fare u po' di male anche agli altri, il male che non fai agli altri lo fai a te stessa e ti distruggi, .
dice non è giusto, devi  fare il male che è gisuto fre agli altri, il resto puoi anche fartene carico tu.
dice: ti fa pena, vero?
io dico sì.
e lui ma non ti deve fare pena, deve farti umana pietà.
e poi, aggiunge, ti devi vendicare
e io lo guardo sbalordita
e lui aggiunge e siccome la miglio vendetta è il perdono
e mi sento cadere le braccia
e aggiunge perdonalo, il perdono è terribile, se perdoni uno lo allontani da te, chiudi il contenzioso, te ne liberi, lo togli dalla tua vita. Il perdono è il peggior rifiuto che puoi fare.
ma io son arrabbiata, la rabbia resta, dico, anche se lo perdono
pensaci, dice lui, pensaci

poi ci diciamo altre cose, io penso a tutto il cancan sul perdono divino nel cattolicesimo e dico a me stessa che ci devo proprio pensare.

giovedì 28 aprile 2011

a cosa stai pensando? ( o anche: da dove stai pensando?)

Alla sera, presa dal desiderio di compagnia o dalla repulsione verso il sonno, apro quel programma interattivo che è facebook  e vedo comparirmi la fatidica domanda: A COSA STAI PENSANDO?

A volte mi viene di rispondere non lo so, ma in quei casi il motivo per cui "non lo so" è che non sono in grado di assegnare una priorità alle molte cose che sto pensando nello stesso tempo. Cosìmiriesce impossibili sceglierne una e farne la risposta che tanta fortuna ha portaro al SN in questione.

per esempio, un istante fa pensavo al film che ho appena visto, alle autospazzatrivi che pssano sotto le mie finestre, a mio figlio che si prepara, tardi, a dormire, alla velocità di scrittura ed a un giochino che alcuni amici stanno facendo via mail, e ad una persona con cui speravo di parlare questa sera e a come disdire la cena coi miei cugini a causa delle prove della recita scolastica. Ed ora mi sovvengono pensieri di seconda linea, l'anziana signora cui ho suggerito un consulente e che mi ha telefonato per ringraziarmi, suo marito e i suoi quadri colorati e sereni, mio marito e  le cose che dovrei dirgli, e di nuovo le macchine per la pulizia della strada e l'agenda da aggiornare e due lettere da spedire e altre cose da fare. A cosa stai pensando? non lo so, anzi: non lo so dire.

mercoledì 27 aprile 2011

un cinema sotto casa

Il bello di tornare ad abitare in centro è avere di nuovo il cinema sottocasa. Oltre che il supermercato sottocasa, la lavanderia sottocasa, un bar fico sottocasa, feltrinelli e le due torri sottocasa. Eccetera.
Così stasera andiamo al cinema a piedi dopo cena. Per cominciare.
O per ricominciare.

passata la festa, eccetera

Mi viene in mente Aprile è giunto e marzo gito se n'è col ghiado, or lasceremo il vajo per vesti di zendado, e passeremo a guado acque di rii novelli, ma ormai anche aprile se ne va. Davvero quanto vola il tempo. Ho cambiato casa quasi da sei mesi, ormai. Naturalmente non sono ancora in ordine, e mi chiedo come mi sentirò quando non avrò ulteriori lavori da fare. mail traguado da festeggiare, più o meno, è l'avvenuto passaggio oltre le feste, senza apparenti danni.

ora procediamo navigando a vista verso la fine dell'anno scolastico, la licenza media, le vacanze, gli esami universitari, e il baratro profondissimo dell'estate.... . Buona notte, signori.A presto. Batterò le palpebre sei volte e sarà maggio inoltrato...

sabato 23 aprile 2011

sera

una camomilla calda e tanto silenzio. Se fosse meno tardi metterei della musica, ma mentre il televisore è ammesso a tutte le ore, una povera, piccola e antica sonata viene trattata alla stregua di schiamazzo notturno. Così mi accontento delle cuffie e, come dice Guccini, mi abbandono alla mia turpe voglia... e ascolto Bach

giovedì 21 aprile 2011

quando qualcuno non mi trova

Credo che per un medico di famiglia ci sia una cosa particolarmente difficile da fare: rendersi conto della propria importanza nella vita dei propri pazienti.
Un medico di medicina generale come me, MMG come ci abbreviano, per il 99% del tempo non è nessuno per il suo singolo paziente. Un nome, un indirizzo e un numero di telefono, un cartellino con gli orari inserito nelal rubrica telefonica; un ruolo; un nome sulla tessera sanitaria aziendale; a volte neppure un volto.
Poi accade qualcosa. per esempio hai una qualunque malattia. Fate voi, una cosa banale: una broncopolmonite. Febbre alta, di sabato sera, dolore al torace, tosse, difficoltà a respirare, e vai in pronto soccorso. Lì ti tengono su un lettino per alcune ore, poi ti visitano, poi ti fanno una lastra, poi ti tengono lì ancora qualche ora, poi ti iniettano qulcosa e ti mandano a casa, subito o alla domenica sera, per esempio, con un foglio o due di referto pieni di termini ambigui, e la raccomandazione di recarti dal tuo curante.
Tu ai trentanove di febbre. Sei uno straccio. Ti aggrappi a qualcuno anche solo per salire in macchina e quando torni a casa manco riesci a fare i venti gradini che di solito sali due a due. Al mattino dopo, lunedì, ti attacchi al telefono e cominci a chiamare. Alle otto e dieci del mattino, metti caso. E non riesci a trovarmi. Alle nove e quaranta, un'ora e mezzo dopo, hai sempre trentanove di febbre, non riesci più a sorreggere il telefono, ti viene da piangere e ti senti disperato. Mi mandi venticinque accidenti. 

Ora ecco la mattina vista con gli occhi miei. 

E' il maledetto lunedì, aille sette suona la sveglia e comincia la corsa. lavarsi, preparare le colazioni, estirpare il minore dal letto, trascinarlo in cucina, tampinarlo perché mangi, sospingerlo in macchina e infilarsi nel traffico. Destreggiarsi in modo da arrivare davanti a scuola in contemporanea con la sigla del ruggito del coniglio, ricchete racchete, scaricarlo, ripartire per lo studio. Intanto il telefono è spento, perchè già mi hanno beccata, meno cinque punti e una cifra regalata al Comune, alle otto e venti, circa sono in studio, pronta a far partire il collegamento col server del cup. La gente è in fila da un'ora e spintona davanti alla reception per avere il numerino, non senza qualche discussione.  L'impiegata, sommersa, ha già l'aria rassegnata. Il telefono squilla senza posa, nonostante sia scritto ovunque che si ricevono le telefonate dalle nove e trenta in poi.
Per le nove, se va bene, ho acceso il pc, aggironato le anagrafiche, ricevuto i referti e controllato quelli fuori norma, ascoltato l'informatore (forse) e aperto gmail. Subito dopo invio i report al database del mio gruppo di ricerca, carico la stampante con i fogli di ricettario e vado alla reception a prendere la eartella coi messaggi scritti dei pazienti (ce ne sono già, nonostante il venerdì sera io li abbia completamente evasi. La Manuela mi guarda con l'aria affranta mentre, con un paziente davanti e la mano sul mouse, comincia a rispondere al telefono. Sono le nove e mezzo e al centralino ci sono quindici telefonate in coda: quelli oltre il quindicesimo sentono squillare libero, ma non entrano nella coda fino a che non si libera una delle quindici linee. 
La Manuela, mentre risponde contemporaneamente al telefono e allo sportello, mi manda mentalmente altri venticinque accidenti.


Ma per l'una, se dio vuole, abbiamo ricevuto tutti, risposto a tutti, preso nota delle domiciliari, e io posso fiondarmi nel traffico per riprendere il figlio da scuola mentre Barbara Palombelli dice cose opinabili alla radio accuratamente miscelate a ca*****.


Al pomeriggio, quando ti vengo a visitare, sei così sollevato cthe la ricerca telefonica del mattino me la racconti ridendo. Tra te e me pare che ci scusiamo a vicenda. Era un lunedì particolare per te, era uno qualunque per me.

mercoledì 20 aprile 2011

gnotzi seautòn

la faccenda del conoscersi non funziona mica che se ti conosci ti cambi; funziona che se conosci quel che vuoi essere e come vuoi essere puoi cercare di adeguarti ai tuoi desideri e magari sei felice. O magari no, ma ti sta bene così.

la colpa

Sognavo d'essere colpevole di un delitto, una cosa grave, ma non specificata; un delitto assimilabile all'omicidio. L'avrei fatto per denaro, per delle strane monetine senza corso legale, da appendere al portachiavi. Ed io le monetine in effetti le avevo. Nasconderle? E come? Ma l'ingiustizia, di doverle nascondere! L'ingiustizia di non potersi appellare a nessuno, di avere un'innocenza indimostrabile, e la vergogna, sì, la vergogna dell'innocente che si sa infangato.

Brutti sogni. Del resto, che mi dovevo aspettare: ho guardato la Gelmini per televisione, dopo cena!

firme

Si mettono due firme, insieme, e si fanno delle cose, poi se ne fanno delle altre, poi delle altre ancora. Poi, un giorno, si mettono ancora due firme, insieme, e si chiude una collaborazione.

Lascia una forte impressione, è un simbolo potente. Un condensato di ogni nostra pietosa illusione. 

martedì 19 aprile 2011

la folla nella rete

Mi ricordo quando eravamo pochi, quaggiù nella rete. Era una rete piccola, conoscevo tutti. Ora no. Ora non conosco più nessuno, o quasi.
Ora nella rete c'è Repubblica e il Corriere, c'è Facebook dove ci siamo tutti, e i bloggers sono una tale marea, magari con meno di dieci post all'alltivo e sono anche troppi per quel che hanno da dire. Ora ci sono siti di "incontri" di ogni genere e i forum si sprecano, per parlare di cosa non si sa. I giornalisti non hanno più il coraggio di definire "articoli" le loro produzioni e "testate" i luoghi in cui le pubblicano, così li definiscono "post" sui loro "blog".
Ma mi facessero il piacere! Loro sono blogger e io? niente, va là.

Non voglio dire nulla, nella rete c'è sempre stato del rusco, dalla pedofilia a scendere, però nella sua parte sana era un posto di gente che pensava. Ora, non so. Stiamo diventando una minoranza pure qua.

una casa accogliente

anche il mio blog è per me una casa accogliente. Ci torno volentieri anche se talvolta non scrivo nulla. Un luogo per pensare e per scaldarsi il cuore. In questo ultimo anno sono stata spesso silenziosa. -sono tornata alle mie abitudini giovanili, in un certo senso, quando parlavo unicamente se avevo qualche informazione da fornire, preferibilmente su richiesta. 
Penso, però, e mi raccolgo in me, e se avessi un mare davanti da guardare e ascoltare, sarebbe perfetto.

un gatto

una piccola persona pelosa che accetti di vivere con noi.....

il nuovo modulo istat unisex

Due "prime volte" l'altro giorno. Il primo modulo Istat delle cause di morte "unisex" compilato. Una roba arancione, una novità senza senso, ma avanti pure. Non siamo sessisti, avanti con le cinque modernizzazioni, e se le scritte arancioni si vedono malino, che sarà mai.

Ora c'è la casella M o F da barrare, una grande novità. Il giorno che dovessi compilarlo, il più tardi possibile, per uno dei miei trans, che faccio? Non barro? Scrivo una crovetta nel mezzo tra la M e la F?

Ma, insomma, è un lavoro poco divertente compilare il modulo Istat, e non privo di difficoltà. L'Istat vuol sapere da me perché è morto il defunto. Lo vuole sapere con una certa precisione, chiede quale sia la causa iniziale e da quanti anni mesi e giorni, e poi che cosa ha provocato e da quanti anni mesi e giorni, e infine la causa finale, pure quella con anni mesi e giorni. per ultimo devi sapergli dire se quache altra malattia può avere contribuito (pure lei anni mesi e giorni).

Il mio paziente dell'altro giorno era un bel signore sulla settantina che ne dimostrava almeno dieci di meno. Donatore Avis per tutta la vita, aveva smesso da pochi anni. Esami sempre controllati, pressione sempre perfetta. Manco a farlo apposta la settimana prima aveva fatto gli esami di routine e il giorno prima mi erano arrivati e li avevo trovati, una volta di più, perfetti. Colesterolo basso, trigliceridi basissimi, funzione epatorenale magnifica.
Da donatore aveva una lieve policitemia, per cui avevamo deciso di dargli una cardioaspirina, così, come prevenzione, e lui la prendeva regolarmente, ma negli ultimi esami neppure la policitemia. 

Quella mattina si era alzato, aveva fumato la sua prima sigaretta col caffè e la seconda dopo il caffè, indi era andato in bagno, con accendino e posacenere. Sua moglie lo chiama e lui non risponde, lei lo richiama e si irrita, apre la porta del bagno dicendo stizzita: insomma ti potresti almeno degnare di dirmi ... e lo vede accasciato. E' morto.

Ora, la causa di morte che ho scritto nel modulo Istat corrisponde al più grave problema che campeggiava sulla mia scheda clinica "Dipendenza da uso di tabacco". Da quanti anni mesi giorni? più o meno mezzo secolo. E' la prima volta che lo dichiaro così, senza concausa.

Sotto quel problema c'era una serie di annotazioni, tutte le volte in cui avevo proposto una consulenza, una terapia, un centro antifumo. E lui ci pensava, ci provava, ma non riusciva. Gli avevo detto: la cardioaspirina non rimedia ai danni del fumo, lo sa? e lui: ha ragione, mi dia un po' di tempo, vedrà che lo farò. Ma il tempo ......

lunedì 18 aprile 2011

il blocco del blogger

Ho il blocco del blogger, la pagina virtuale mi ipnotizza col suo biancore e mi svia su altre pagine dela rete., così ho preso in mano un  intramontabile supporto cartaceo, una matita antiquata, ed ho agredito il mio bocco.
Ma la storia che ne è uscita è talmente triste che per ora non la riesco a postare. Un passo per volta....

venerdì 15 aprile 2011

piccole soddisfazioni

Che giornata! Ho fatto la spesa con il mio figliolo maggiore e la sua morosa. Indi ho avuto la gioia di averla a cena con noi. E per finire l'odierna puntata dell'interminabile partita di D&D si svolge nel mio salotto!!
In una sola sera tre cose bellissime tre. 
Ebbene, sono una madre entusiasta, sì. Se i miei figli portano a casa degli amici mi sento particolarmente contenta. Per che altro una persona si dovrebbe sforzare di avere una casa accogliente e luminosa?
Gli amici illuminano la vita.