giovedì 10 novembre 2011

migrazione.

si parla insistentemente della opportunità di migrare altrove. io ricordo Clarence e penso che esplorerò la possibilità di migrare altrove con aechivio al seguito. State in contatto.
Sì, lo so, scrivo poco. Non è un periodo facile per me, ma sono qui, sono viva e sono sempre io. Mi riprenderò presto la voglia di scrivere. baci. Caps

mercoledì 19 ottobre 2011

figure

E' vero, dice la collega dell'Hospice che tu non vedi la paziente da prima della diganosi perchè è sempre stata ricoverata da allora, ma vorremmo lo stesso che il modulo di attivazione dell'ANT lo compilassi tu perché non vogliamo fare la figura di richiederla direttamente noi.
Guarda, le rispondo, la richiesta di attivazione l'ho già complilata, ma la scheda con la diagnosi e l'esame della paziente non l'ho fatta perchè non ho mai neppure visto una lettera di dimissione, un esame, un referto, nulla. Hai presente la figura che faccio IO a scrivere il contrario? 
Ah, dice, ma allora ti possiamo faxare le copie. Dei referti, dice, perché noi li abbiamo.
Bene, dico, il mio fax è sempre acceso.
Mi arriva il modulo, è la prima pagina del contratto, non spetta a me compilarlo, ma al medico che attiva l'assistenza, ma se proprio lo vogliono domani andrò in USL e, col medico funzionario davanti, cercherò di capire come mettere per iscritto questa strana cosa senza che ci sia un falso, su quelle carte. E che si capisca bene che io, medico curante, non ho visto la paziente sin dall'inizio di settembre e che non intendo dichiarare il contrario in nessun modo e per far contento nessuno, chiunque sia e qualunque sia la sua bravura o i meriti della sua attività professionale. la verità è la verità, e le balle sono balle. In Sanità Pubblica, poi, le balle sono falso in atto pubblico. 
M., come sono inc****ta!!!
E in tutto questo, lo sanno che io non voglio penalizzare la mia paziente, e se ne approfittano....

domenica 4 settembre 2011

SEDAZIONE TERMINALE E ALTRE COSE

C'è un vecchio post che attira commenti da anni. Siamo a quota 31, con quello odierno.

Parlavo, se vi ricordate, del mio paziente con Trousseau che non tollerava la morfina. Il post è qui:  

L'ultimo commento ve lo copio. Sembra scritto da uno smartphone, forse, e mi scuso per la supposizione indelicata, una di quelle cose che si fanno per darsi forza  nelle interminabili e fuggevoli ore in cui si accompagna una persona amata nel morire: E si muore con lei, credetemi.

sono sette settimane ke vivo in un hospice con mia sorella terminale. solo ki le vive puo capire cosa passa il paziente e ki gli sta vicino ora e sedata e cmque vi assicuro si soffre lo stesso forse anke di piu , e li . il suo corpo e li e tu ti accontenti di guardarla serena xke nn urla piu ddai dolori, e ti kiedi sempre kissa!!!! xo il paziente ha diritto di morire con dignita tenerla sveglia era solo e puro egoismo.

Di mio posso aggiungere notizie del paziente col Trousseau.

Sua moglie è sempre addolorata, sempre graziosa, e sempre vestita di nero.

Uno dei suoi figli ha avuto un bambino.

un altro dei suoi figli è andato a vivere all'estero per due anni, è tornato con una broncopolmonite curata male, ma comunque in via di guarigione (all'estero non sempre ti curano se non sei "cittadino", l'Italia è una anomalia da questo punto di vista, per via del dettato costituzionale che lo impone)

Il suo medico ha scritto una mezza dozzina, approssimativamente, di certificati anamnestici dettagliati richiesti dalle società assicurative che cercavano di non pagare il residuo dei suoi mutui. Ogni volta ripercorrendo tutta la emblematica vicenda.

I suoi amici se ne ricordano. 

E qui in rete la sua storia continua ad essere letta.

sabato 3 settembre 2011

Decisioni

Sto per prendere una decisione economica e lavorativa importante. Potrebbe essere una svolta oppure una fregatura. ora, prlare chiaro srà certamente la cosa principale da fare.
ok, incrociate le dita perr me.

sabato 27 agosto 2011

Sabato, più tardi

Il caffè del bar era buono. Ottimo. 
La paziente che sono andata a visitare non mi ha aperto la porta. tornerò stasera, o domani, chissà che le è successo, magari è uscita.
In casa è caldo, ma si respira meglio.
Non è vuota. ci sono i ragazzi, di là.
La sola loro presenza cambia tutto, dentro di me.
Ma sono uccellini che lasceranno il nido. E' la vita ad esigerlo, è la bellezza della vita stessa.
Ma sì, siamo soli. Lo so che siamo in tanti a vivere sostanzialmente da soli. Certo, non siamo sempre soli. Abbiamo amici, persone care, vediamo della gente. Io ne vedo poca, ma ogni giorno faccio uno sforzo per riallacciare legami, sempre con il timore d'essere invadente, o di sentirmi rimproverare i troppi anni di silenzio.

Sono lieta che la mia voce trovi eco, sono felice di sapere che anche stavolta possiamo condividere le cose tristi e farle diventare meno tristi. Grazie. Sono commossa, sì.


sabato



Ricomincia uno dei miei squallidi sabato o domeniche, quelli che me i passo da sola. Un figlio in giro o dormiente, un altro a casa di suo padre.
Non sono abbastanza stanca, ancora, da passarli dormendo.



Non è che io non abbia cose da fare, ne ho. Alla peggio posso stirare (con questo caldo, bisogna comunque stirare), riordinare la libreria, orlare le tende rosse, o altre cose.



E posso farmi una doccia, vestirmi, prendere un caffè al bar e fare il giro delle domiciliari programmate.



Posso persino leggere un libro, cosa che stavo facendo fino a cinque minuti fa.



Lo squallore è la solitudine. Non il silenzio, no, posso mettere un po'  di musica, e lo faccio in genere.



La solitudine. Assoluta. La solitudine rimasta dopo che per trent'anni qualcuno ti ha pervicacemtne fatto il vuoto intorno. Che pare facile ricostruire, ma non è. 

Nella solitudine ho solo me stessa con cui parlare e le cose che ho da dirmi le conosco molto bene, sono sempre le stesse. Una noia, in effetti.



Posso fare molte cose, sì, ma tra una cosa e l'altra alzo gli occhi e mi guardo intorno e sono assolutamente da sola.



Non mi piace.



Non mi piace non significa nulla.



Mi angoscia enormemente è già più onesta come ammissione.



Mi angoscia da morire.



Uno poi si chiede come mai tanta gente consumi tante ore davanti a facebook, che magari ci scappa anche un incontro con qualche amico, un cinema, questi posti virtuali generano incontri reali, anche se talora poco foprtunati, poco sensati e poco meno squalidi dei miei sabati non lavorativi.

Io sono fortunata, tutto sommato. ora mi faccio sta capatina al bar e poi
 sto giro di domiciliari, và......

 



 

venerdì 5 agosto 2011

vacanze

le vacanze abituano all'ozio, levano la frenesia del fare. tanto tempo libero e non combino nulla....

sabato 30 luglio 2011

vita da medico

Ecco, nonostante tutto, sono in vacanza.

Ho attraversato le paludi della burocrazia, ho sfornato quintali di moduli correttamene compilati, ho sgomberato le cartelline dalle richieste le più varie, dal normale al surreale, e sono uscita finalmente, esausta, per l'ultimo giro di domiciliari.
Una piccola nota sui moduli.

La principale richiesta che viene fatta dai pazienti ad un medico di familgia, oggi, nel 2011, è di essere un buon compilatore di moduli: intendendo con ciò che il modulo in questione consenta al paziente di ottenre la prestazione voluta con la minore spesa, la minore fatica e nel minore tempo possibile. Note, esenzioni, urgenze, eccetera eccetera. Non si aspetta, il paziente, una competenza clinica, o che l'esame o il farmaco sia appropriato e corretto, queste cose non è neppure in grado di giudicarle. Giudica il tempo d'attesa nello studio, la velocità con sui viene rifornito dei moduli e la facilità con cui ne usufrisce.

L'Azienda Unità Sanitaria Locale, dal suo canto, richiede che il medico sia un buon compilatore di moduli: poche prescrizioni di terapie, poche richieste di visite specialistiche e di esami costosi; note non rispettate, nel senso che vanno interpretate in modo il più resrittivo possibile (è dimostrato che seguendo le linee guida prescriveremmo di più, e non di meno), urgenze usate non con semplice appropriatezza, ma con grandissima parsimonia, o anche negate e basta; assoluta rigidità sulle esenzioni per patologia e per reddito, rigidità formale, non sostanziale.

Non interessa, all'AUSL, che la prescrizione sia corretta e appropriata, sia del farmaco che dell'indagine: interessa che sia nella media aziendale, o meglio ancora sotto, in una comica corsa al ribasso.

Qualche settimana fa sono stata richiamata per l'eccesso di "urgenze" con cui corredo le prescrizioni di esami.
Vale la pena di spiegare. In genere prescrivo un esame quando mi è necessario per fare una diagnosi o per verificare l'andamento di una patologia. Lo richiedo QUANDO E' NECESSARIO, nel senso temporale specifico del termine. Se ho uno che non respira OGGI, mi sapete dire che me ne faccio di una spirometria FRA CINQUE MESI? e allora scrivo _è urgente _

Insomma, io ho fatto quatrocento richieste urgenti in un anno, sui milel pazienti che seguo. Tenete conto che, per esempio, se un paziente fa una cura con eparina a basso peso molecolare, le famose punture nella pancia, le più recenti evidenze dicono che bisogna controllare l'emocromo in settima, quattordicesima e ventunesima giornata, si può essere un po' meno pignoli e richeiderne uno tra la settima e la decima e un altro attorno alla ventesima, ma insomma, bisogna richeiderlo. Dalle mie parti questo significa due richieste urgenti, che vanno a fare numero. Sì, è vero che una piastrinopenia massiva è evento raro, ma tra i miei pazienti una c'è stata, e chi me lo dice in anticipo a quale di loro verrà?


Ma il centro del mio dilemma è questo: l'azienda vuole semplicemente che io NON METTA  urgenze, non gliene frega che siano giuste o sbagliate, non ne vuole, non si fida del mio giudizio sulla necessità o meno.
Il paziente vuole che IO GLI METTA SEMPRE l'urgenza, perchè ha fretta e non vuole sentire ragioni, non si fida del mio giudizio sulla necessità o meno dell'urgenza.

Il paziente minaccia di revocarmi, l'azienda minaccia di farmi pagare gli esami inappropriati.

E io compilo quintali di moduli ostinandomi a basarmi sulla mia competenza, di cui a nessuno frega niente.

Ma la cosa che volevo racontare è questa. Il solerte funzionario ha prodotto una lista, una graduatoria dei cattivi, in cui ha evidenziato in verde i primi dieci medici  URGENTANTI TROPPO e il mio collega urgentoso come me ne ha voluto copia e me l'ha mostrata, ed io ho letto, e in cima c'erano esattamente tutti i colleghi che più stimo, uno di seguito all'altro,e mi è scappato da ridere e ho detto al collega urgentoso:  sono oltremodo fiera di trovarmi in questa compagnia, e me ne sono andata più serena. Certo, farò attenzione a non cedere per stanchezza alle insistenze di un paziente angosciato, ma quanto sollievo nello scoprire che nella lsita dei cattivi c'erano proprio quelli con cui vorrei sempre essere apparentata!

Poi, io sono anche nella lista degli spendaccioni. Eh, con la particolarità che prescrivo moltissime dosi di farmaco, sopra la media aziendale, ma a costo per singola dose inferiore alla media aziendale. E non basta. Bisogna spendere meno.

C'è solo un modo per controllare che non ci siano sprechi: far venire il paziente per ogni singola ricetta e farla con lui presente, controllando di volta in volta quante scatole ne ha avute e se veramente gli serve o vuole solo "la scorta". Certo, sarà più scomodo per lui, e più impegnativo per me. Fine delle richieste lasciate in segreteria per la ripetizione di ricetta in terapie croniche. Cosa dite? Cosa consigliate? Voi come fareste?

Baci estivi da Caps

giovedì 21 luglio 2011

rotolo o strudel?

Visto che è fatto con banale pasta sfoglia e non con la pasta dello strudel, forse bisogna chiamarlo solo rotolo.

due pomodori avanzati (ben maturi)
una cipolla di tropea
una decina di foglie di basilico
un rotolo di pasta sfoglia pronta da cuocere

Pelare i pomodori, levare i semi, sgocciolarli e farli a pezzetti
Affettare sottilissima la cipolla
aprire la sfoglia
disporvi i pezzetti di pomodoro, le fettine di cipolla, il basilico, lasciando liberi i bordi. Salare (ma anche no)
Arrotolare e cuocere in forno a 180 gradi fino a che non è bello dorato.
Attenzione, rilaascia comunque un po' di sugo; per ridurre il problema sgocciolare bene il pomodoro.

sabato 16 luglio 2011

proteggere i propri segreti

Ecco, non perchè  io abbia chissà quali segreti da proteggere, ma perché sto riflettendo sulle modalità con cui la gente si relaziona.
Tanto per cominciare io sono strana. Vabbè, uno mi guarda e dice non mi pari così strana, una normale signora non più giovanissima, non più magrissima, non più freschissima e non più arrendevole.
Ma io sono strana. Ho scoperto dopo mezzo secolo di vita sociale che la gente funziona con meccanismi che io non immagno nemmeno, figurarsi condividere.
per esempio c'è il desiderio mimetico.
uno dice ma le risse, gli omicidi, il furto, la sopraffazione da dove vengono? dal desiderio mimetico, in buona misura.
l'Ho capito così male che faccio fatica pure a spiegarlo, ma è un dato di fatto. 
pare che l'abbia studiato un tale Renè Girard    che se cliccate sul suo nome, qui, vi trovate alla pagina di wikipedia che ve lo spiega meglio di me.
E comunque ora che me lo hanno spiegato, mi tocca leggere questo Girard. Sono strana in quanto a me non capita di desiderare una cosa perchè ce l'ha un altro, anzi, questo è un elemento di dissausione, per quanto mi riguarda. Non voglio dire che on mi sia mai capitato di desiderare qualcosa che apparteneva a qualcun altro: mi è capitato, eccome, ma si trattav a di un desiderio preesistente alla consapevolezza che quella cosa non era disponibile. Insomma, non incoraggio me stessa sulal via dell'appropriazione indebita.
per esempio, c'è una casetta ce a me piace moltissimo, ci passo davanti e mi dico ah, se fosse mia, e guardo le finestre e mi imamgino come potrebbe essere dentro, e la immagino vuota, e polverosa, e da sistemare. 
Poche settimane fa scopro che ci sono andati ad abitare due conoscenti, marito e moglie con figli. Ecco, io li ho invidiati. ma non è che ho invidiato la loro casa perché a loro è piaciuta, l'hanno comperata e gli appartiene e, che so, tutti la ammirano; li ho invidiati perchè posseggono la casa che piace a me. Ce mi piaceva prima di sapere che l'avrebbero comprata. Mi piaceva perchè è grande, è in un posto che mi piace molto, ed ha tanti altri pregi, nei quali non è incluso l'appartenere a qualcun altro, perché invece +è un difetto, quello.

ma sonos trana anche per altre cose. per esempio perchè ora vi lascio qui e vado a dormire, vistoc he da qualche giorno il sonno sembra tornato a me.....

sabato 9 luglio 2011

Andrea Donaera: "Qualcosa di più serio..."

Te le avessi mai viste, le gambe – 
fossi mai venuta con una gonna 
oppure, non so, in pantaloncini – 
qualche segno lo avrei colto, credo, 
per capire dove vai, frettolosa, 
da sola, senza lasciarmi un modo – 
verbale o gestuale non importa – 
per farti capire che «beh, le cose 
vanno meglio se rimani – almeno 
una vita ancora: non so quanto 
ci vuole, sai, per dirti che è brutto 
(oh, credimi, proprio parecchio brutto) 
quando te ne vai a gambe coperte».

martedì 5 luglio 2011

certo che è dura

Cambiare la propria vita, completamente, è durissimo.
Non conta dire a me stessa che l'ho già fatto un paio di volte in pasasto, proprio non conta, rimane durissimo. 
Far valere i propri diritti, poi, è ancora più difficile, nel senso che a me fanno molta più pena gli altri di me stessa. Così non mi difendo. 
Questa è la prima delle cose che devo cambiare.
Così, per dire che ci sono, ma che le cose che ho da dire non sono gradevoli, nè per me nè per altri. Leggetevi le poesie di Donaera, che sono belle, e passate una buona estate.

un altro Donaera: "FILASTROCCA"


Ti amo come ho amato 
i miei compagni del Gallipoli Calcio 
in quella finale di campionato 
vinta per miracolo al novantesimo; 
come ho amato ogni stralcio 
delle prime canzoni che suonavo 
con quella band che aveva un incantesimo: 
io, a schitarrare, non ero mai il più bravo.



Ti amo come ho amato 
le mosse rapide di autodifesa 
che mio padre mi ha insegnato 
e che hanno steso i bulli delle elementari; 
come ho amato mia sorella stesa 
in una culla piena di tubi strani – 
incantato dai piedini singolari 
e dalle minuscole dita delle mani.



Ti amo come ti amerebbe 
uno dei tanti passanti di questa via 
(e che sono certo saprebbe 
fare di meglio – non l’ennesima poesia).



Ti amo come non capirebbe – 
ricco borghese: come mai potrebbe – 
chi con mediocre strategia 
ha fatto sì che tu non fossi mia.



Ti amo come ti amano – 
e non lo sanno che ti amano – 
tutti quelli che non ti vedono – 
e non lo sanno che ti vedono.



Ti amo come ti amano – 
e non lo sanno che ti amano – 
tutti quelli che non ti amano – 
e non lo sanno che ti amano.

lunedì 27 giugno 2011

giugno e le ali di pollo

ecco, finisce giugno ed io mi sento di tornare.
ho passato un meraviglioso pomeriggio nel favoloso giardino dell'Ape, una amica deliziosa, e nella sua piscina.
poi sono stata a milano, sempre col mio figliolo, ed infine ci siamo cibati di quel paradisiaco nettare chiamato golden wings, venduto a caro rpesso presso trappole gastronomiche di basso livello piazzate strategicamente lungo le autostrade. 
Così, richiesta dal figlio, ho replicato domi.

ali di pollo: quante se ne vuole, tanto finiscono.
tabasco
salsa worchester (Lea Perrins, che Iddio li rimuneri)
sale (macinato là per là)
pepe (come il sale)
un pochetto di curry (masala)
succo di mezzo limone di sorrento (ameircani fino a un certo punto, non so se mi spiego)
farina

procedere come segue:

accendere la friggitrice a 180 gradi col suo bell'olio di semi (nessuno vieta di usare lo strutto all'americana, ma io non lo fo', vedete voi)
mettere a marinare le alucce, debitamente suddivise all'altezza di gomito e polso, ovverosia alle pieghe, in modo da avere delle singole sbarrette, all'americana, appunto, nella marinata fatta con tutta quella roba lì escluso la farina (le due salse, il sale, il pepe, il succo di limone e un cucchiaino di masala)
Quando la friggitrice è a temperatura infarinare le alucce marinate, scuopterle leggermente e friggerle fino a che non diventano uniformemente scurettine (se necessario fgirarle a metà cottura, dipende da che friggitrice avete),

Noi ce le siamo mangiate con una bella insalata mista, i ragazzi ci hanno bevuto sopra un bel succo misto di ananas, mango o maracuia o che so , io invece ho aperto un morellino di scansano....

buon solstizio!

mercoledì 15 giugno 2011

AngelusNovus a notte fonda racconta quanto segue:



Ed io penso che in tanti non hanno nessuno a cui parlare... ma ve lo presento, in questa notte di fine primavera. Vostra Caps


Tornando in topic, mi è venuto in mente dopo un'altra serata "sigh-sob" (come le chiamo io), un efficace contro argomento rispetto al fatto che riportava denisov: quando si sta male bisogna riflettere e pensare e non bere.



Dal mio punto di vista la riflessione personale è utile ma se rimane personale e non viene condivisa con qualcuno è sterile. Come diceva Gaber "la libertà è partecipazione" e quindi anche il pensiero (libero per definizione) deve essere partecipazione e condivisione. Quando ti accorgi che non hai nessuno con cui condividerlo, specialmente dopo che credi di aver trovato qualcuno con cui poterlo fare (e sappiamo tutti quanto siano intime certe cose. potrei sciorinare senza battere ciglio alcuni dettagli veramente raccapriccianti della mia vita ma non condividerei mai con chiunque certi pensieri o certe cose all'apparenza normali e comuni ma a cui assegno una valenza talmente intima che non so sino a che punto loro appartengano a me o quanto piuttosto io appartenga a loro) è veramente una batosta allucinante. Perché dovrei pensare se i miei pensieri rimangono solo miei? Vorrei qualcuno con cui condividerli che sia più di una "morosa". Io voglio una complice. Una persona che mi capisce, ma che non necessariamente mi asseconda o si trova d'accordo con quello che dico. Voglio una persona che riesca a comprendere come sono fatto meglio di come lo comprendo io, e che mi faccia finalmente pensare che non siamo solo io e gli altri, ma che siamo Io, Tu e gli altri. Voglio una persona che riesca a capire quando e perché sono stronzo. Ma soprattutto una persona che mi creda quando dico che le voglio bene come non ho mai voluto bene a nessun'altra e che comprenda come sia necessario alle volte coprire l'amore. Non nasconderlo, ma celarlo ai più. Non sprecarlo, ma conservarlo. Perché se lo dai troppo spesso rischi di diventare freddo, apparentemente distaccato per conservare un briciolo di dignità che in realtà, quando sei innamorato, getteresti al vento. Ed è difficile, ve lo assicuro, provare ad essere freddo e distaccato quando in realtà dentro esplodi e t'incendi come benzina sul fuoco. E ti spaccheresti le nocche su tutti i muri di questo mondo se servisse a cambiare qualcosa che invece non puoi cambiare. Perché è vero che "l'amore che manca è l'amore che fa male". E allora perché dovrei pensare? Solo per convincermi che così facendo starei meglio? In questo senso l'atto del pensare non avrebbe niente di differente dall'atto del bere. Stare meglio. Se fosse solo una questione di "rimorchiare" non sarebbe un problema, e la cosa triste è che ho rimorchiato di più da completo sbronzo schifoso e becero che da sano e perfetto. E questa è un'altra cosa che non mi spiego dannazione, mi fa proprio incazzare! Calvino diceva che le nostre città sono così e per sopravvivere bisogna, in mezzo all'inferno, trovare qualcosa che non sia inferno e dagli spazio, farlo respirare. Ma cosa succede se, quando lo trovi, non vuole respirare e non vuole, anzi non gli interessa proprio, il tuo spazio? Usiamo una espresione tecnica: sono cazzi. La cosa divertente è che dopo aver provato un sentimento così forte come l'interesse per qualcuna (comunemente chiamato amore? non voglio sprecare ancora questa parola) che non riesco nemmeno a descriverlo a parole ed essermi sentito dire nuovamente che non è il caso perché non è possibile che io provassi certe cose, come uno stronzo seguendo proprio il consiglio della persona che mi interessava, ho rimosso tutto. Ve lo dico con sincerità, è una sensazione strana. E' come se io avessi preso un bisturi da chirurgo, mi fossi aperto il petto e la scatola cranica, e con gesto freddo come solo un gesto scientifico può essere avessi cautamente sezionato questo qualcosa-che-non-riesco-a-descrivere, lo avessi gettato dentro una cazzo di scodella di metallo e poi avessi ripulito il buco che è rimasto cucendo il tutto. Le ferite che non vede nessuno e che non sanguinano mai. Il risultato è strano quasi quanto l'operazione. Ora (com'è successo stasera) vedo quella persona e quello è provo è... niente. niente. niente. già non ho assolutamente nessun sentimento. Dell'incendio che c'era prima non è rimasto nulla. Non è rimasto l'interesse o l'amore. Non è rimasta l'incazzatura o la rabbia. Solo un buco disinfettato e asettico. Privo di qualsiasi forma di vita. E pare strano dover ammettere che è rimasta una assenza. Concetto ossimorico e paradossale che però descrive perfettamente ciò che accade. Ma il gesto, l'asportazione, richiede veramente un tale maledetto sacrificio che alla fine sei stanco, spossato. Richiede anche una lucidità (o una follia, che spesso l'accompagna e non sempre le è antitetica) passata la quale lo status "normale" pare annebbiato. Sei come rintronato. Se ci ripensi, poi, ti accorgi di come il tutto sia stato fulmineo. Secco e preciso, per non lasciarsi dentro niente che ti possa far tornare indietro. Non è nemmeno vero che poi ci fai l'abitudine. Quello che sto descrivendo ha parecchi tratti in comune con la morte, che è l'evento per eccellenza e che è "ogni volta unica la fine del mondo". Si muore ogni volta come volta unica e quindi ogni volta con lo stesso dolore della prima. Qual'è il senso del pensare se poi ti ritrovi a farlo fissando, sdraiato da solo nel tuo letto, il soffitto bianco della tua stanza. In un silenzio non condivisibile se non con te stesso. Io sono stufo di me stesso, è una compagnia che frequento da quando sono nato. Gli voglio bene, ma uscirci assieme sempre da 25 anni comincia ad essere un po' troppo. Voglio qualcun'altro. E soprattutto sono stanco delle parole che sono solo parole. Voglio le parole che già sono, o già sono state, azioni prima ancora di essere parole.



come se si dicesse per capire 
quel che si dice 
invece che per capire ciò che si è 
o che l’un l’altro ci si parli 
per dire che pioverà 
invece che per dire che siamo qua 
ad aspettare l’uno dall’altro 
che l’uno all’altro in questo tempo 
che condividiamo 
dica “so che tu ci sei”. 
O come se si scrivesse per raccontare 
qualcosa a qualcuno! 
Si scrive per qualcuno che ci accompagni 
per una strada che dobbiamo attraversare 
senza sapere la strada 
e imparando, camminando, a camminare.



Io guardo 
te - tu 
mi guardi. 
Indovino la mia bocca 
dalla tua bocca, 
e i tuoi occhi mi raccontano 
come sono i miei occhi. 
Non vale a nulla guardarsi 
nello specchio 
sapendo di essere proprio noi 
gli stessi che ci guardiamo. 
Né mi sono mai visto 
con gli occhi chiusi - 
ma, se pure so bene 
che è tutta un’altra cosa, 
ho visto te 
ed è abbastanza.



scusatemi.



 


 

domenica 22 maggio 2011

la rete

la rete mi ha fatto compagnia per molti anni, ma adesso ho bisogno di distogliermente un po' e per un po'. Diciamo fino alla fine di giugno.
A presto.

sabato 21 maggio 2011

ok, è vero....

... qiualche volta sono triste, e qualche volta mi sento sola. 
oggi, in una località della rete, si discuteva sul tema: come siete nella vita reale?
ebbene, io sono qui, seduta nella mia sala bianca e rossa, al mio pc bianco e rosso (un caso?) e mentre batto con le dita sui tasti mi sento parecchio reale.
Un buon titolo "parafrasato": chiedimi se sono reale.....

giovedì 19 maggio 2011

L'Arte della Guerra

Leggo Sun Tzu. E rifletto su come pagare un prezzo troppo alto per vincere significhi in realtà perdere. Pirro docet, senza scomodare la Cina 
Mi fa notare un amico che si paga un prezzo troppo alto quando per vincere si diventa qualcosa di altro rispetto a quello che si era prima della vittoria. Forse sarebbe piu' preciso dire quando si rinnega quello che si e'. Infatti si cambia sempre nel corso di una crisi, credo che sia la funzione principale della “guerra” nella vita di ognuno: proporci situazioni di crisi che sono i momenti di potenziale cambiamento e di crescita. (Noi cresciamo come rettili, perdendo la nostra pelle ed emergendo dal cambiamento con una pelle nuova e lucente.) Ma se si cambia nella direzione di se stessi, andando a se stessi, allora si e' fedeli al proprio io, e il cambiamento e' parte integrante della vittoria, se invece si tradisce se stessi questo cambiamento e' la totale sconfitta. Sino a che siamo vivi non possiamo sottrarci alla guerra, possiamo solo decidere come condurla e con quali finalita’ e anche se desideriamo vincere senza dover ingaggiare battaglia, pure dobbiamo essere pronti a farlo. Perdere la guerra e' perdere noi stessi, e non abbiamo altro. 
L'arte della guerra è una raccolta metaforica, che si riferisce a strutture di comportamento. Le strategie non possono essere insegnate in anticipo, questo è uno dei più rilevanti messaggi del libro, ma si possono delineare le strutture base delle situazioni e dei comportamenti e selezionarli in base alle loro possibilità di riuscita ed in base alla loro maggiore o minore pericolosità e distruttività. Ognuno di noi conduce la propria vita ed è il comandante di se stesso e dell'esercito delle proprie azioni. Può evitare il conflitto solo rinchiudendosi in un autismo disperato, in ogni altro caso conduce la propria guerra. Il suo fine può essere di conquistare intero e intatto il nemico, senza danneggiarlo e fondendo le proprie forze con quelle dell'altro, e questo secondo Sun Tzu è il top del Saggio Comandante. Ma può darsi che sia costretto ad usare il fuoco e a lasciare dietro di sé terra bruciata, oppure che debba scegliere di combattere fino alla morte essendosi introdotto incautamente in un terreno mortale. Questo piccolo libro è interessante per tutti, SOPRATTUTTO per chi NON HA sete di potere: per quelli basta leggersi Mein Kampf, che peraltro è un brutto libro, sgodevole e mal scritto.

domenica 8 maggio 2011

domenica di sole

C'è una inerzia da vincere n queste prime domeniche di sole. Vestirsi e uscire è un proposito vago, che scivola in avanti minuto  dopo minuto. Si arena contro un caffè, riparte. 

fragole col gelato

congratulazioni, hai fatto un buon esame! e noi festeggiamo il passaggio di cintura!!!

giovedì 5 maggio 2011

che cucino stasera?

crostini di patè de fois col prezzemolino fresco sopra e tortine con la mela dentro (pezzetti, chiaro)

calore animale

Dalla Nuova Enciclopedia di Savinio, alla voce CINOFILIA

Anche Schopenhauer, uomo settentrionale, amava i cani. Presso la finestra del suo studio, una pelle d'orso stesa sul pavimento stava ad indicare il luogo nel quale soleva stare colui che il signore del luogo chiamava "il mio milgiore amico". Questi era un bellissimo spagnolo bianco, al quale Schopenhauer, amante della filosofia indiana, 
 aveva dato il nome di Atma, che significa "anima del mondo" . Ma un giorno del 1849 Atma morì, e lo stesso giorno Schopenhauer andò ad un canile di Francoforte, trovò un bellissimo spagnolo bianco a cui impose nome Atma che significa "anima del mondo", lo fece accucciare sulla pelle d'orso presso la finestra del suo studio, e si rimise a scrivere il Mondo come volontà e rappresentazione. In fondo, l'amore di Schopenauer per i cani era un semplice bisogno di calore animale.
Per quanti uomini però anche il matrimonio, definito da altri "una lunga conversazione", altro non è se non un semplice bisogno di calore animale.



crema di asparagi

tre carote, quattro coste di sedano, un mazzo di asparagi,  due patate quattro cucchiai d'olio, un bicchiere di latte, sale.

tritare carote e sedano, soffriggere lentamente; aggiungere la parte tenera degli apsaragi tagliata in pezzettini, continuare a rosolare.
aggiungere un po' di acqua calda, a coprire, far cuocere dieci minuti.
aggiungere le patate tagliate piccolissime, far cuocere altri quindici minuti.
aggiustare di sale, controllare che le patate si disfino. Levare dal fuoco.
Aggiungere un bicchiere di latte freddo, o più se molto denso; salare
Mettere nel frullatore e frullare alla massima velocità per trenta secondi almeno.
servire.

Se avete il bimby 100 gradi vel 4, alla fine 45 sec vel turbo.

domenica 1 maggio 2011

pessima e le radici del perdono, in appendice il perdono riflessivo

pessima mi fa notare quanto sia interessante che la radice di perdono sia dono, e per una magica sincronicità ecco una citazione appropriata:
"Il senso etimologico delle parole è sempre necessario alla loro intelligenza profonda, anche - e soprattutto- se il oro senso originario è statoalterato dal tempo e dalle vicende. Il valore di uno scrittore, la serietà dei suoi intendimenti, la sua fantasia, il suo spirito si possono misurare dalla sua maggiore o minore curiosità per il senso etimologico delle parole. Amare le parole come D'Annunzio per la loro bellezza e sonorità, è amore da amtori superfiziali e offensivo per l'onore, per l'orgoglio, per l'anima delle parole: le quali invece si volgono commosse e riconoscenti a chi come Leopardi le scruta nell'intimo e mostra tanta amorosa curiosità per il segreto, per i segreti che ciascuna di esse racchiude. Leopardi sale tante volte al lirismo su per le scale dell'etimologia"
(Questo è Savinio, dalle cui tasche esce la casa dell'ozio, madre delle mie radici)



Quindi perdono, e condono, sono entrambi manifestazioni di liberalità. Si discute sul grado di questa liberalità, se essa si debba limitare a non pretendere risarcimento per  l'offesa recata, o debba giungere a risarcirla in vece dell'offensore, ripristinando i sentimenti e le relazioni che dall'offesa erano stati distrutti.

In assenza di perdono l'offesa si erge violenta e possiede l'offeso e l'offensore e li lega in un amplesso perverso.

Ora, nel primissimo mattino d'oggi, le ore piccole che talvolta condivido in chiacchiere con un amico, si contendeva al sonno uno spicciolo di pensiero cosciente

e ci dicevamo:


- ma perdonare a noi stessi?


 


- ah beh è più difficile... non ha lo stesso effetto


 


- consentirci di  essere felici anche se non siamo stati all'altezza delle nostre aspettative?


 


- significa prendere le distanze da se stessi . Il che converrai richiede un certo impegno.

Difficile procedere su questa pista di pensiero, ma probabilmente molto produttivo. Prendere le distanze da se stessi potrebbe essere una meta ultima, una saggezza compiuta.

Ma perdonare è comunque un atto riflessivo, nel senso che mentre libra il colpevole dall'obbligo di risarcimento, libra anche l'offeso dall'impegno a richiederlo, spezza la faida e consente alle ferite di richiudersi.

Come diceva Delfine così elegantemente: "se provo ad immaginare di perdonare mi sembra di vedere il mio livore allontanarsi, mi si apre il respiro, come dopo un'apnea. Ed il dolore è meno violento. " (grazie, cara)

Quindi un dono a se stessi di libertà dal legame sadomaso che chi ci ferise cerca di contrarre con noi, perché chi ci offende ha in mente di possederci, di levarci la proprietà dei nostri sentimenti, la libertà dei nostri pensieri, legandoli a sè in maniera cattiva. Direi che Campione ha ragione: il perdono è quanto di pù terribile si possa fare a chi ci ha ferito.

Baci. Caps

il perdono, l'indifferenza o l'oblio?

Diceva l'antica Crusca che il sostantivo corretto era  Perdonanza: Il perdonare, Rimession dell'offesa ricevuta, o della pena, che si merita per la colpa. Lat. venia

La più moderna wikipedia porta la segunete definizione:

 
La parola perdono deriva dal verbo perdonare che ha origine da condonare con cambio di prefisso e come forma rafforzativa (dal latino medievale, documentato nel secolo X).


  • Il perdono è un gesto umanitario con cui, vincendo rancori e risentimenti, si rinuncia a ogni forma di rivalsa di punizione o di vendetta nei confronti di un offensore. Per estensione ha il valore d'indulgenza verso le debolezze o le difficoltà altrui, oppure di commiserazione o di benevolenza. Un'altra estensione è la forma di cortesia: Chiedo, domando perdono....




  • Il perdono è anche un atto di clemenza di una pubblica autorità, un atto di grazia, la sospensione della persecuzione per varie categorie di reati. 




  • Il perdono in senso ecclesiastico è la remissione dei peccati, l'assoluzione delle colpe contro Dio e contro la Chiesa.




  • Il perdono in senso cristiano è la remissione dei peccati che Dio accorda quando il peccatore pentito riconosce, confessa e abbandona il suo peccato. I peccati sono perdonati da Dio grazie all'opera perfetta compiuta da Gesù Cristo che, morendo sulla croce e risuscitando il terzo giorno, ha pagato il prezzo che nessun uomo poteva pagare.



Mi pare quindi che avanti al concetto di perdono debba esservi quello di prezzo da pagare per una colpa commessa, o per una offesa arrecata. 
Non mi pare che il concetto di perdono comprenda altro che questo.
Pertanto ove si condoni il prezzo si è perdonato. Non occorre anche dimenticare. Non è previsto neppure ripristinare dei rapporti formali e tantomeno resuscitare sentimenti di stima o di amicizia o di amore.
Il senso estensivo ha forse preso il posto del senso stretto?

venerdì 29 aprile 2011

pensare

dice il mio terapeuta (si, ci sono dentro di nuovo) che ogni cosa deve compiersi prima qui - e si tocca la fronte con l'indice- e poi, se davvero si è compiuta "qui" si può attuare anche là, e indica con il medesimo dito in senso circolare il resto dello spazio.
Dice anhe che delle cose che accadono "qui" bisogna dare segnali inequivocabili. Io gli faccio notare che sono in genere molto esplicita nelle mie dichiarazioni, e lui ribatte che non è vero, che io dichiaro verbalmente, ma poi, giunta al dunque, si capisce che non h il coraggio di procedere a fare del male a qualcuno con le mie decisioni.
Io ribatto che mi are normale, e lui dice no, non lo è.
Dice io ti capisco, sai, ma devi fare u po' di male anche agli altri, il male che non fai agli altri lo fai a te stessa e ti distruggi, .
dice non è giusto, devi  fare il male che è gisuto fre agli altri, il resto puoi anche fartene carico tu.
dice: ti fa pena, vero?
io dico sì.
e lui ma non ti deve fare pena, deve farti umana pietà.
e poi, aggiunge, ti devi vendicare
e io lo guardo sbalordita
e lui aggiunge e siccome la miglio vendetta è il perdono
e mi sento cadere le braccia
e aggiunge perdonalo, il perdono è terribile, se perdoni uno lo allontani da te, chiudi il contenzioso, te ne liberi, lo togli dalla tua vita. Il perdono è il peggior rifiuto che puoi fare.
ma io son arrabbiata, la rabbia resta, dico, anche se lo perdono
pensaci, dice lui, pensaci

poi ci diciamo altre cose, io penso a tutto il cancan sul perdono divino nel cattolicesimo e dico a me stessa che ci devo proprio pensare.

giovedì 28 aprile 2011

a cosa stai pensando? ( o anche: da dove stai pensando?)

Alla sera, presa dal desiderio di compagnia o dalla repulsione verso il sonno, apro quel programma interattivo che è facebook  e vedo comparirmi la fatidica domanda: A COSA STAI PENSANDO?

A volte mi viene di rispondere non lo so, ma in quei casi il motivo per cui "non lo so" è che non sono in grado di assegnare una priorità alle molte cose che sto pensando nello stesso tempo. Cosìmiriesce impossibili sceglierne una e farne la risposta che tanta fortuna ha portaro al SN in questione.

per esempio, un istante fa pensavo al film che ho appena visto, alle autospazzatrivi che pssano sotto le mie finestre, a mio figlio che si prepara, tardi, a dormire, alla velocità di scrittura ed a un giochino che alcuni amici stanno facendo via mail, e ad una persona con cui speravo di parlare questa sera e a come disdire la cena coi miei cugini a causa delle prove della recita scolastica. Ed ora mi sovvengono pensieri di seconda linea, l'anziana signora cui ho suggerito un consulente e che mi ha telefonato per ringraziarmi, suo marito e i suoi quadri colorati e sereni, mio marito e  le cose che dovrei dirgli, e di nuovo le macchine per la pulizia della strada e l'agenda da aggiornare e due lettere da spedire e altre cose da fare. A cosa stai pensando? non lo so, anzi: non lo so dire.

mercoledì 27 aprile 2011

un cinema sotto casa

Il bello di tornare ad abitare in centro è avere di nuovo il cinema sottocasa. Oltre che il supermercato sottocasa, la lavanderia sottocasa, un bar fico sottocasa, feltrinelli e le due torri sottocasa. Eccetera.
Così stasera andiamo al cinema a piedi dopo cena. Per cominciare.
O per ricominciare.

passata la festa, eccetera

Mi viene in mente Aprile è giunto e marzo gito se n'è col ghiado, or lasceremo il vajo per vesti di zendado, e passeremo a guado acque di rii novelli, ma ormai anche aprile se ne va. Davvero quanto vola il tempo. Ho cambiato casa quasi da sei mesi, ormai. Naturalmente non sono ancora in ordine, e mi chiedo come mi sentirò quando non avrò ulteriori lavori da fare. mail traguado da festeggiare, più o meno, è l'avvenuto passaggio oltre le feste, senza apparenti danni.

ora procediamo navigando a vista verso la fine dell'anno scolastico, la licenza media, le vacanze, gli esami universitari, e il baratro profondissimo dell'estate.... . Buona notte, signori.A presto. Batterò le palpebre sei volte e sarà maggio inoltrato...

sabato 23 aprile 2011

sera

una camomilla calda e tanto silenzio. Se fosse meno tardi metterei della musica, ma mentre il televisore è ammesso a tutte le ore, una povera, piccola e antica sonata viene trattata alla stregua di schiamazzo notturno. Così mi accontento delle cuffie e, come dice Guccini, mi abbandono alla mia turpe voglia... e ascolto Bach

giovedì 21 aprile 2011

quando qualcuno non mi trova

Credo che per un medico di famiglia ci sia una cosa particolarmente difficile da fare: rendersi conto della propria importanza nella vita dei propri pazienti.
Un medico di medicina generale come me, MMG come ci abbreviano, per il 99% del tempo non è nessuno per il suo singolo paziente. Un nome, un indirizzo e un numero di telefono, un cartellino con gli orari inserito nelal rubrica telefonica; un ruolo; un nome sulla tessera sanitaria aziendale; a volte neppure un volto.
Poi accade qualcosa. per esempio hai una qualunque malattia. Fate voi, una cosa banale: una broncopolmonite. Febbre alta, di sabato sera, dolore al torace, tosse, difficoltà a respirare, e vai in pronto soccorso. Lì ti tengono su un lettino per alcune ore, poi ti visitano, poi ti fanno una lastra, poi ti tengono lì ancora qualche ora, poi ti iniettano qulcosa e ti mandano a casa, subito o alla domenica sera, per esempio, con un foglio o due di referto pieni di termini ambigui, e la raccomandazione di recarti dal tuo curante.
Tu ai trentanove di febbre. Sei uno straccio. Ti aggrappi a qualcuno anche solo per salire in macchina e quando torni a casa manco riesci a fare i venti gradini che di solito sali due a due. Al mattino dopo, lunedì, ti attacchi al telefono e cominci a chiamare. Alle otto e dieci del mattino, metti caso. E non riesci a trovarmi. Alle nove e quaranta, un'ora e mezzo dopo, hai sempre trentanove di febbre, non riesci più a sorreggere il telefono, ti viene da piangere e ti senti disperato. Mi mandi venticinque accidenti. 

Ora ecco la mattina vista con gli occhi miei. 

E' il maledetto lunedì, aille sette suona la sveglia e comincia la corsa. lavarsi, preparare le colazioni, estirpare il minore dal letto, trascinarlo in cucina, tampinarlo perché mangi, sospingerlo in macchina e infilarsi nel traffico. Destreggiarsi in modo da arrivare davanti a scuola in contemporanea con la sigla del ruggito del coniglio, ricchete racchete, scaricarlo, ripartire per lo studio. Intanto il telefono è spento, perchè già mi hanno beccata, meno cinque punti e una cifra regalata al Comune, alle otto e venti, circa sono in studio, pronta a far partire il collegamento col server del cup. La gente è in fila da un'ora e spintona davanti alla reception per avere il numerino, non senza qualche discussione.  L'impiegata, sommersa, ha già l'aria rassegnata. Il telefono squilla senza posa, nonostante sia scritto ovunque che si ricevono le telefonate dalle nove e trenta in poi.
Per le nove, se va bene, ho acceso il pc, aggironato le anagrafiche, ricevuto i referti e controllato quelli fuori norma, ascoltato l'informatore (forse) e aperto gmail. Subito dopo invio i report al database del mio gruppo di ricerca, carico la stampante con i fogli di ricettario e vado alla reception a prendere la eartella coi messaggi scritti dei pazienti (ce ne sono già, nonostante il venerdì sera io li abbia completamente evasi. La Manuela mi guarda con l'aria affranta mentre, con un paziente davanti e la mano sul mouse, comincia a rispondere al telefono. Sono le nove e mezzo e al centralino ci sono quindici telefonate in coda: quelli oltre il quindicesimo sentono squillare libero, ma non entrano nella coda fino a che non si libera una delle quindici linee. 
La Manuela, mentre risponde contemporaneamente al telefono e allo sportello, mi manda mentalmente altri venticinque accidenti.


Ma per l'una, se dio vuole, abbiamo ricevuto tutti, risposto a tutti, preso nota delle domiciliari, e io posso fiondarmi nel traffico per riprendere il figlio da scuola mentre Barbara Palombelli dice cose opinabili alla radio accuratamente miscelate a ca*****.


Al pomeriggio, quando ti vengo a visitare, sei così sollevato cthe la ricerca telefonica del mattino me la racconti ridendo. Tra te e me pare che ci scusiamo a vicenda. Era un lunedì particolare per te, era uno qualunque per me.

mercoledì 20 aprile 2011

gnotzi seautòn

la faccenda del conoscersi non funziona mica che se ti conosci ti cambi; funziona che se conosci quel che vuoi essere e come vuoi essere puoi cercare di adeguarti ai tuoi desideri e magari sei felice. O magari no, ma ti sta bene così.

la colpa

Sognavo d'essere colpevole di un delitto, una cosa grave, ma non specificata; un delitto assimilabile all'omicidio. L'avrei fatto per denaro, per delle strane monetine senza corso legale, da appendere al portachiavi. Ed io le monetine in effetti le avevo. Nasconderle? E come? Ma l'ingiustizia, di doverle nascondere! L'ingiustizia di non potersi appellare a nessuno, di avere un'innocenza indimostrabile, e la vergogna, sì, la vergogna dell'innocente che si sa infangato.

Brutti sogni. Del resto, che mi dovevo aspettare: ho guardato la Gelmini per televisione, dopo cena!

firme

Si mettono due firme, insieme, e si fanno delle cose, poi se ne fanno delle altre, poi delle altre ancora. Poi, un giorno, si mettono ancora due firme, insieme, e si chiude una collaborazione.

Lascia una forte impressione, è un simbolo potente. Un condensato di ogni nostra pietosa illusione. 

martedì 19 aprile 2011

la folla nella rete

Mi ricordo quando eravamo pochi, quaggiù nella rete. Era una rete piccola, conoscevo tutti. Ora no. Ora non conosco più nessuno, o quasi.
Ora nella rete c'è Repubblica e il Corriere, c'è Facebook dove ci siamo tutti, e i bloggers sono una tale marea, magari con meno di dieci post all'alltivo e sono anche troppi per quel che hanno da dire. Ora ci sono siti di "incontri" di ogni genere e i forum si sprecano, per parlare di cosa non si sa. I giornalisti non hanno più il coraggio di definire "articoli" le loro produzioni e "testate" i luoghi in cui le pubblicano, così li definiscono "post" sui loro "blog".
Ma mi facessero il piacere! Loro sono blogger e io? niente, va là.

Non voglio dire nulla, nella rete c'è sempre stato del rusco, dalla pedofilia a scendere, però nella sua parte sana era un posto di gente che pensava. Ora, non so. Stiamo diventando una minoranza pure qua.

una casa accogliente

anche il mio blog è per me una casa accogliente. Ci torno volentieri anche se talvolta non scrivo nulla. Un luogo per pensare e per scaldarsi il cuore. In questo ultimo anno sono stata spesso silenziosa. -sono tornata alle mie abitudini giovanili, in un certo senso, quando parlavo unicamente se avevo qualche informazione da fornire, preferibilmente su richiesta. 
Penso, però, e mi raccolgo in me, e se avessi un mare davanti da guardare e ascoltare, sarebbe perfetto.

un gatto

una piccola persona pelosa che accetti di vivere con noi.....

il nuovo modulo istat unisex

Due "prime volte" l'altro giorno. Il primo modulo Istat delle cause di morte "unisex" compilato. Una roba arancione, una novità senza senso, ma avanti pure. Non siamo sessisti, avanti con le cinque modernizzazioni, e se le scritte arancioni si vedono malino, che sarà mai.

Ora c'è la casella M o F da barrare, una grande novità. Il giorno che dovessi compilarlo, il più tardi possibile, per uno dei miei trans, che faccio? Non barro? Scrivo una crovetta nel mezzo tra la M e la F?

Ma, insomma, è un lavoro poco divertente compilare il modulo Istat, e non privo di difficoltà. L'Istat vuol sapere da me perché è morto il defunto. Lo vuole sapere con una certa precisione, chiede quale sia la causa iniziale e da quanti anni mesi e giorni, e poi che cosa ha provocato e da quanti anni mesi e giorni, e infine la causa finale, pure quella con anni mesi e giorni. per ultimo devi sapergli dire se quache altra malattia può avere contribuito (pure lei anni mesi e giorni).

Il mio paziente dell'altro giorno era un bel signore sulla settantina che ne dimostrava almeno dieci di meno. Donatore Avis per tutta la vita, aveva smesso da pochi anni. Esami sempre controllati, pressione sempre perfetta. Manco a farlo apposta la settimana prima aveva fatto gli esami di routine e il giorno prima mi erano arrivati e li avevo trovati, una volta di più, perfetti. Colesterolo basso, trigliceridi basissimi, funzione epatorenale magnifica.
Da donatore aveva una lieve policitemia, per cui avevamo deciso di dargli una cardioaspirina, così, come prevenzione, e lui la prendeva regolarmente, ma negli ultimi esami neppure la policitemia. 

Quella mattina si era alzato, aveva fumato la sua prima sigaretta col caffè e la seconda dopo il caffè, indi era andato in bagno, con accendino e posacenere. Sua moglie lo chiama e lui non risponde, lei lo richiama e si irrita, apre la porta del bagno dicendo stizzita: insomma ti potresti almeno degnare di dirmi ... e lo vede accasciato. E' morto.

Ora, la causa di morte che ho scritto nel modulo Istat corrisponde al più grave problema che campeggiava sulla mia scheda clinica "Dipendenza da uso di tabacco". Da quanti anni mesi giorni? più o meno mezzo secolo. E' la prima volta che lo dichiaro così, senza concausa.

Sotto quel problema c'era una serie di annotazioni, tutte le volte in cui avevo proposto una consulenza, una terapia, un centro antifumo. E lui ci pensava, ci provava, ma non riusciva. Gli avevo detto: la cardioaspirina non rimedia ai danni del fumo, lo sa? e lui: ha ragione, mi dia un po' di tempo, vedrà che lo farò. Ma il tempo ......

lunedì 18 aprile 2011

il blocco del blogger

Ho il blocco del blogger, la pagina virtuale mi ipnotizza col suo biancore e mi svia su altre pagine dela rete., così ho preso in mano un  intramontabile supporto cartaceo, una matita antiquata, ed ho agredito il mio bocco.
Ma la storia che ne è uscita è talmente triste che per ora non la riesco a postare. Un passo per volta....

venerdì 15 aprile 2011

piccole soddisfazioni

Che giornata! Ho fatto la spesa con il mio figliolo maggiore e la sua morosa. Indi ho avuto la gioia di averla a cena con noi. E per finire l'odierna puntata dell'interminabile partita di D&D si svolge nel mio salotto!!
In una sola sera tre cose bellissime tre. 
Ebbene, sono una madre entusiasta, sì. Se i miei figli portano a casa degli amici mi sento particolarmente contenta. Per che altro una persona si dovrebbe sforzare di avere una casa accogliente e luminosa?
Gli amici illuminano la vita.

venerdì 25 marzo 2011

Andrea Donaera è un gran figo


Ti cerco 
nella Gallipoli più deserta.



Con gli amici si è giocato a fare i Bukowski, 
si è sboccato vicino ai bidoni e si è riso dei gatti che leccavano, 
si è perso tutto a poker, pure le cartine e adesso non fumiamo, 
si è parlato e la Veritas del vino si è fatta sentire,



ma io non ti ho detta. Non il tuo nome, non il tuo perché 
è uscito dalla mia bocca amarissima: 
forse ti ho costruita come Dio 
e ho timor di te, 
timore di nominarti invano 
e di pensarti troppo quando m’inginocchio ai piedi del letto.



Ti cerco 
nella Gallipoli più deserta, 
proprio te 
che a Gallipoli non ci sei mai, 
ma non sai che ti perdi: il mare di notte!



Mi merito questa pioggia, mi merito di non trovarti: 
ho peccato, troppo, 
starnazzando il tuo nome al buio di un paio di lampioni 
in pieno Corso Roma, 
svegliando gli uccelli sugli alberi 
e i pescatori che mi urlano di smetterla.


(Lo so che mi ripeto, lo so, ma è proprio un gran figo)

giovedì 24 marzo 2011

molecole

La sertralina è una gran cosa, ma non pensa per te. Quando ti riporta in equilibrio, ti assale la consapevolezza di un vuoto di pensiero. E' lì che devi cominciare a pensare, perché solo così si risolvono le cose, si prendono le strade, si sciolgono i nodi, si vive. La sertralina può portarti fin dove inizia questo cammino, ma da lì in avanti ci devi andare con la mente,  la molecola non pensa per te. E' tempo di pensare, nessuno si può sottrarre.

mercoledì 23 marzo 2011

pulizia frigo

oggi, armata di buona volontà, ho proceduto a vuotare il frigo di tutti gli avanzi di ortaggi che conteneva e, con l'aggiunta di tre patate, ho preparato uno dei miei piatti preferiti: la vellutata di verdure. Me la pregusto già con i suoi crostini...ahhhh

lunedì 21 marzo 2011

tende rosse e altre cose

ho una lunga lista di cose da fare. Interminabile. Tende ( cucire quelle leggere e trovare io tessuto per quelle pesanti), , Banca, mettere i ripiani nuovi nell'armadio, stirare, preparare la roba per la tintoria, levare i punti al vecchio signore che è caduto, comprare i sottovasi, riordinare la libreria (questa è una cosa che occuperebbe da sola una settimana), finire di leggere alcuni libri, mettere in pari la libreria virtuale di anobii con la situazione di fatto (non ce la farò mai), comprare i sostegni per il televisore, chiamare l'elettricista, andare a prendere la scrivania da mio padre, spostare lo scaffale nell'ingresso, cuocere un po' di mele, finire le registrazioni per lo studio di audit, cominciare a scrivere una cosa di lavoro, finire di scrivere due cose non di lavoro, comprare gli sportelli per la libreria, mettere nell scaffale dell'ingresso le cose che ingombrano la credenza, riordinare i documenti di casa, andare dalla commercialista, chiamare il dentista, lavarmi i capelli....
per ora mi viene in mente questo. 
ora la prima cosa da fare è dividere questa lista in due distinte: la prima delle cose che possono essere delegate, la seocnda di quelle che non possono essere delegate (scrivere quelle tre cose, per esempio);
la seconda cosa è abbinare alle voci della prima lista i giusti candidati. Coraggio..

domenica 6 marzo 2011

lontana da casa

sono lontana da casa e non posso tornare. non posso perché mi vergogno di tanti anni di distanza. Non posso perché ho paura degli sguardi che non mi riconoscono. Non posso perché ho paura di quanto soffrirò nel vedere che neppure il mio sguardo la riconosce.
Così non ho casa. Non l'ho più avuta, da quando le ho dato quell'ultimo sguardo in una sera ancora chiara e luminosa, da una nave che si allontanava su un mare liscio come l'olio.
Itaca, non tornerò stavolta. Continuerò a viaggiare.

sabato 5 marzo 2011

Andrea Donaera

Un’altra notte 
senza stelle 
e 
senza luna. 
Che peccato 
perdersi il mondo. 
Ma è l’effetto domino scaturito dall’aver 
perso te.


la prima impressione è stata: questa cosa l'ho già letta. Ma non era così. Lo sembrava soltanto, come tutte le cose che ci risuonano dentro, che abbiamo già provato, conosciuto, come tutte le frasi che potremmo o vorremmo avere scritto noi.
Andrea Donaera è un gran figo.

domenica 27 febbraio 2011

scrivo poco

Scrivo poco di questi tempi. In compenso leggo molto. Accanto a me c'è LTI La lingua del Terzo Reich di Victor Klemperer e fra poco lo riprenderò in mano. Molto bello.

Faccio altre cose, oltre a leggere. E' un momento di passaggio, non facile, con montagne di cose da fare, spese, lavori, e l'epidemia influenzale che non ci lascia un attimo di tregua.

Una delle cose che sto facendo, insieme agli Anobiisti Anonimi Bolognesi, è organizzare un incontro con Gianrico Carofiglio. Se volete sentirlo parlare del suo bello e attualissimo saggio: La manomissione delle parole, potete venire in via Battindarno 123 a Bologna, presso la Sala Falcone e Borsellino del Quartiere Reno, Sabato 5 marzo alle dieci e mezzo, più o meno.

-e dopo questa comunicazione di servizio, un saluto a tutti, torno al taccuino del filologo Klemperer. 

sabato 12 febbraio 2011

BISCOTTI MIELE, MAIS E UVETTA

Ricetta mia, questa, fatta per mettere insieme tre sapori particolari in una frolla molto friabile.
Il risultato è stato buono al primo tentativo e l'aspetto casereccio non stona affatto.

Miele gr. 150
zucchero (preferibilmente finissimo o macinato) gr 100
burro morbido gr 250
uova 2 grandi (o 2 piccole e 1 tuorlo)
buccia di almeno un grosso limone
farina "fioretto" finissima di mais gr 400
farina doppio zero gr da 300 a 400  (vedi poi)
lievito vanigliato per dolci una busta e mezza
uva passa 500 gr

Lavorare burro, uova, zucchero, miele e buccia di limone nell'impastatrice con la frusta, poi sostituire con la frusta K e aggiungere lentamente la farina di mais, il lievito e infine la doppio zero un po' alla volta. meglio mantenersi sul tenero e finire di aggiungere farina dopo. Un avolta ottenuta una pasta frolla unta e morbida, rovesciarla sul tagliere bene infarinato e, impastando, incorporarci l'uvetta, aiutandosi con un po' di farina per raggiungere una buona consistenza, morbida, che tenga, ma che non si sbricioli.
Formare un serpentone e poi tagliare delle fette, da ognuna ricavare una polpetta schiacciata con le mani che abbia un diametro di 5 o 6 cm. Con questa dose ne verranno una quarantina.
Porre su teglia foderaa di carta forno e cuocere a 150 ventilato o a 170 statico fino a che i bordi non si scuriscano, ma il biscotto rimanga un po' chiaro. orientativamente ci vorranno dieci minuti per ogni infornata.
Attenzione: da freddi sono friabili, da caldi si rompono a guardarli. perciò lasciarli raffreddare prima di maneggiarli.

venerdì 4 febbraio 2011

viva pubmed

Stasera me la vedevo brutta, sedici anni, femmina, non fumo, non alcolici, non contraccettivi orali e neppure transdermici, si presenta  riferendo dolore al piede sinistro, particolarmente sotto la pianta; zoppica. Si leva calza e scarpa, il piedino è freddo, pallido e gelato, va bene, ma fuori la temperatura è rigida. Le faccio levare pantaloni, calze e scarpe ed ecco che il piede destro è perfettamente caldo e roseo!
ok, possibile? Su pubmed trovo tre casi di trombosi isolata dell'arteria poplitea in giovani donne. 
Ecco, possibile è possibile, ora l'angiologo ci dirà se è così o no.
Intanto, grazie mille pubmed.

lunedì 31 gennaio 2011

chiavi di ricerca per arrivare sin qui nel gennaio del signore 2011

ecco cosa porta la gente alle radici dell'ozio, alla fontana del
pensiero, alla pozza del nulla in cui troviamo tutto.
 
charlie brown caduto dalle scale   perchè, povero charlie? questo si ricordava una vecchia striscia
Chi si è curato con Zometa?    È uno che pensa che di là ci sia un impiegato a rispondere
La via sessuale del vedovo     ma che cercava? S****? O indirizzi di postriboli non televisivi?
cosa mangiano le lendini?  Ah, questa è facile: nulla.
manuel flores morrà e questa è moneta corrente...    che onore! Arrivare qui cercando la più bella Milonga di Borges!!
mi stringo le mani e mi fa male il gomito  urca! Epicondilite, mio signore/signora
moglie e madre pelandrona  questa sono io, lo diceva sempre mio marito…
non voglio più fare il medico    a volte pure io, sai? Ma passa…
quando si asporta il tumore vicino al  pancreas dalle radici si è fuori pericolo?  Bohhh! Saperlo…..
se avessi fatto una gastroscopia 2 anni fa forse il mio papà si salvava    e forse no, ma questo non è importante, l’importante è: sarebbe stato più felice o più amato o un uomo migliore?
sognare un medico  eccomi, sono qui! Ma poi non vi lamentate del  mal di testa al risveglio!
e per finire in bruttezza, lo sapete tutti che questo è il blog del pidocchio:
Video di tutti i bambini che +tengono il pidocchio        Come il caffè, immagino: più lo  tieni su e più ti tira giù….

Mi sono ammalata!

Accidenti, e per via della faccenda del certificato telematico mi tocca fare un salto in studio per mandare tre certificati, anche se sto male. MALEDIZIONE!!! ah, BRUNETTA MALEFICO!! te e tutti i tuoi antenati, le sanzioni, i server che crashano, le card, i pin, i sostituti senza card, tutto quel che vuoi, ma in pieno picco influenzale ti doveva venire in mente di far scadere i termini? IN PIENO PICCO INFLUENZALE, MALEDETTI IDIOTI?
che poi noi alla fine ce la caviamo sempre, andiamo a lavorare con febbre, con emicranie che l'ultimo dei nostri pazienti starebbe a casa dieci giorni, coliche renali, colecistiti, fratture ingessate, e alla peggio ci attacchiamo al telefono e facciamo consulti e smistiamo pazienti, e, ma insomma, non è questa la qualità del lavoro, sapete?

La qualità del lavoro medico  la si fornisce quando si sta bene, rilassati, riposati, attenti, concentrati e nel pieno dell'efficienza mentale, perché noi lavoriamo con la testa, anche se non se lo ricorda nessuno. E io venerdì con l'emicrania non riuscivo a connettere, mi mancavano le parole, facevo fatica a leggere i referti e con un paio di persone mi sono scusata e ho detto: le spiace se ci rivediamo quando sto meglio?

La mia clientela è meravigliosa, questo è. E  faccio pochissimi certificati di malattia, alla fine. E il Ministro, scusate, è un idiota. Perché bisogna trovare il modo di colpire l'assenteista, non il poveretto ammalato. Potrei spiegare in dettaglio, ma tanto a che serve? Non ho il didietro per diventare Ministra, non più.... Come diceva la barzelletta del ventaglio? L'avevo, l'ho perduto, l'avevo, l'ho perduto, l'avevo.....

sabato 29 gennaio 2011

ci sono volte

in cui si vorrebbe parlare, dire qualcosa, ma non ci sono cose opportune da dire, e forse neppure dicibili. allora al massimo si può dichiarare il proprio silenzio. 
che fatica cambiare la propria vita.

lunedì 24 gennaio 2011

tirata per la giacca

Mi sento tirata per la giacca, in modo insopportabile. Si dice, da queste parti, dell' "avere un gatto attaccato ai m****i " e mai, sinora, mi ero resa conto della verosimiglianza di questa metafora.... 

venerdì 21 gennaio 2011

amori che non muoiono

Oggi parlavo con una signora di mezza età, ancora molto elegante e molto bella, una che affronta i problemi tipici della cinquantina con determinazione e occhio asciutto: anziani genitori dementi, figli difficili, mariti disastrosi, orari di lavoro improponibili e pesantissimi (i tempi che corrono..). Con occhio asciutto, appena un sospiro qui e là, e tanta concreta buona volontà. E poi andiamo a fondo sul perché non torni alla sua città dove vivrebbe con molta più facilità e senza problemi economici e... scopro un torrente di lacrime. Perché tre decenni fa il fidanzato, il primo uomo della sua vita, venne ucciso poche settimane prima del matrimonio, e lei piange disperata e no, non può tornare perché di nuovo non riuscirebbe a stare lontana dal cimitero, tutto il tempo ci passava, ogni maledetto girono, e solo stando qui, lontana, riesce a trattenere le lacrime, un anno dopo l'altro in un presente che non procede, in un lutto che la tiene ferma, inchiodata alla fine degli anni settanta, mentre gli anni turbinano intorno come foglie secche in una tempesta di vento, e finalmente, davanti a me, scorrono un po' di lacrime a spiegarmi perché. "Se Dio non me l'avesse tolto, dottoressa, ... dopo non è importato più nulla. Le cose accadono, ma non importa più nulla".
Ci sono amori così.

giovedì 20 gennaio 2011

PRIMO GIORNO DI SCUOLA

Tre anni fa, più ingenua e inesperta, mi azzardai a scrivere apertamente le sensazioni che aveva provocato in me il primo incontro non coi miei corsisti, ma con quelli del corso precedente a cui avemmo la sventurata idea di chiedere aiuto per capire le necessità dei medici di medicina in generale in formazione.
Oggi sono più esperta, la mia collega ed io gestiamo le cose con molta maggiore prudenza, e non mi sogno neanche di dire coram populo tutto quel che ho sentito, provato e pensato durante l'incontro del "primo giorno di scuola".
Ecco, nella maggioranza mi sembrano persone di valore, motivate, e credo che faranno bene.
E poi ho incassato gli "in bocca al lupo" di due "ex allievi", e questo è MOLTO  bello.
Bene, abbiamo cominciato. Sarà una lunga strada e mi chiedo se fra tre anni sarò ancora on line a parlarne. Vedremo. Vostra Caps

lunedì 17 gennaio 2011

chiavi di ricerca

Quella persona che ha chiesto a Google "vorrei allungare un vestito di lana come faccio" avrà trovato una risposta alle radici dell'ozio?
Un mio amico una volta mi disse: "usando shiny stat ho scoperto che la gente parla con google!!! come se di là ci fosse una persona che può rispondere."
Ecco, in fondo la gente comune è già pronta ad accettare la nascita di una vera Intelligenza Artificiale, ma si aspetta che sia antropomorfa. Invece, io credo, non lo sarà.

strane cose della vita

Non mi ricordavo. ma anche se mi fossi ricordata, quello che sapevo a vent'anni non avrebbe avuto nulla a che vedere con oggi.
Di che? ah, di come si vive da soli.
Di come si rientra a casa e di come si riempie il tempo fino a notte, di come ci si organizza da soli, di come ridiventano più importanti gli amici, di come si debba accettare la compagnia di se stessi come preminente rispetto a quella degli altri. Di come si debba evitare di parassitare i propri figli. Di come si debba evitare di fare di se stessi un incomodo.
Ecco, tutto ha un prezzo, si sa, e questo è, oggi, per me, il prezzo da pagare per un po' di tranquillità. Forse per molti anni, forse per tutti gli anni.
Oh, bene, in realtà lo avevo messo in conto. Solo, dopo trent'anni,  non mi ricordavo come si fa. Dovrò reimparare. Ah, ho imparato tante cose, questa non sarà peggiore.

vorrei chiarire una cosa

Secondo il mio modesto parere un maggiorenne può prostituirsi, se gli pare, stabilire la sua tariffa, farsi pagare, tornare a casa con la sua dignità intatta; dovrebbe pagare le tasse su quel che guadagna e non dovrebbe doversi vergognare del modo in cui si guadagna da vivere.
Ne conseguirebbe che uno che paga mezza dozzina o più di persone perché svolgano con lui attività ludico ricreative che generalmente vengono svolte solo per reciproca soddisfazione e non per denaro, non avrebbe motivo di nasconderlo, ma soprattutto non avrebbe modo di nasconderlo.
Ma qui non si tratta di ciò. Il Padrone non vuole pagare per cotali attività, vuole coltivare ad ogni costo la convinzione che le belle gli si siano offerte per loro personale gioia, soddisfazione, in uno slancio d'amore incondizionato. Questo vuole, e io sono convinta che i suoi scagnozzi, Lele in testa, gli forniscano questa illusione portandogli le ancelle da loro remunerate a sua insaputa.
Lui poi le ospita, vabbè. Lui è un ospite generoso, un anfitrione perfetto, si sa.
Certo, ammetto, caro Filippo, che le fanciulle in questione non converrebbero con me sulla regolamentazione dei loro affari: nella loro testa c'è esattamente una roba simmetrica a quella di Lui: loro sono belle, fighe, giovani, quindi hanno diritto ad essere ammirate, coperte di regali, ospitate eccetera eccetera, e se questo diritto non viene riconosciuto, ecco, sono "parte lesa" ohè!
Giovani femmine di squalo attorno ad un vecchio squalo vorace. Ma talvolta arrivano branchi di pesci ignari e loro tutti ne fanno abbondante pasto... Forse è la legge della catena alimentare, ma non ha nulla a che vedere con la legge di un paese civile.
Cris, la mano non nella mano e gli occhi non negli occhi. Diciamocelo chiaro. Il Fidanzato d'Italia, bah. 

domenica 16 gennaio 2011

la morosa del vecchio libertino


Ho fatto pure questo, me lo sono ascoltato; dice che ha una morosa, wow! e che la morosa "certo non permetterebbe che accadessero simili cose"!



A parte la risata che sorge spontanea all'idea della morosa / mamma che gli fa fare il bimbo bravo, tutti i vecchi libertini d'Italia (senza distinzione di sesso o d'orientamento sessuale) si stanno scompisciando dalle risate, e pure quelli meno vecchi, e pure quelli abbastanza giovani, e pure quelli che, per esempio, si sono letti le memorie intime di Simenon, giusto per farsi un'idea blanda di quanto la fantasia erotica può inventare...



 



E dice anche che ama la compagnia dei giovani. Bello, questo. Ma, solo femmine?



 



E noi che abbiamo riso di Michael Jackson e del suo grande affetto per i bambini! Ci sta bene, ora ci becchiamo il grande interesse per i giovani del nostro Padrone.



Che non paga le donne. Questa è la cosa tragica, sì.



Necessita, a queste femmine, di sottomettersi  completamente senza nessuna garanzia, senza sapere se il dono che eventualmente riceveranno sarà un abito da sera, una collana di perline o di perle vere, una raccomandazione, un variabile quantitativo di carta colorata di pregio, o soltanto l'onore d'aver ospitato il Suo Nobile Valter, per dirla con la Luciana.
Io, fossi una professionista del settore, rifiuterei. Ci saranno pure dei minimi tariffari anche lì, no? Campioni gratuiti promozionali a parte.....

sabato 15 gennaio 2011

lemon curd di Comida

Oggi ho preparato il  Lemon Curd  con la ricetta di Comida, ma l'ho preparato nel famoso attrezzo da cottura conosciuto nel mondo come Thermomix e in italia come Bimby.
Ecco, io suggerisco in genere di comprare il vecchio modello, usato, su ebay.de, quello "italiano" ha un prezzo da furto con destrezza. Ma bisogna riconoscere che è un attrezzo mica male e io personalmente ho sviluppato una forma di dipendenza.

Quindi, istruzioni per fare la crema di limone col Bimby:
mettere la buccia ed il succo di tre limoni medi nel boccale, aggiungere 120 grammi di burro circa e 200 grammi di zucchero circa. A 50 gradi per cinque minuti a velocità 3.

Aprire il boccale, inserire la farfalla, aggiungere quattro uova. Richiudere, mandare per 15 minuti a velocità 4, temperatura 80-90 gradi. Passare da un colino per levare i granelli di buccia, mettere in un contenitore di vetro e fare raffreddare. Tenere in frigo e consumare nel giro di qualche giorno.

Ora mi domando: e all'arancia? diciamo metà limone e metà arancia, come sarà?

giovedì 13 gennaio 2011

fatica

Una giornata faticosissima. All'ultimo minuto ho dovuto spostare l'ambulatorio al pomeriggio per andare ad una riunione aziendale importantissima che, per un errore, pare, non ci era stata comunicata per tempo.
Nessun rimpianto, era davvero importantissima e sono stata molto contenta d'esserci andata, ma poi di volata in studio a visitare i pazienti e qualche scontento c'era, naturalmente.

Ecco, la riunione di oggi ci presentava i dati preliminari dell'audit su come noi medici di famiglia e cardiologi bolognesi trattiamo i pazienti che hanno avuto un infarto o un "quasi-infarto", cioè una sindrome coronarica a cuta oppure un intervento di rivascolarizzazione "prima" che ha evitato l'infarto vero e proprio.
Pensavamo di essere decorosi. Negli ultimi cinque anni almeno si è lavorato tanto qui sul fronte dell'aggiornamento, della integrazione tra cardiologi e medici di famiglia, del miglioramento della comunicazione, della prevenzione eccetera eccetera.
Invece no.
Siamo DANNATAMENTE BRAVI.
Siamo più bravi di come a livello internazionale si pensa che dovrebbero essere i medici in una situazione di "bravura ottimale".
Siamo bravi da paura.
A questo punto non ci resta che cercare di coprire i residui margini di miglioramento e vedere di fare filotto.

E comunque, ve lo dico, quando questi risultati usciranno lasceranno TUTTI  a bocca aperta, in tutto il mondo occidentale, per numero di pazienti e di medici arruolati, per accuratezza dello studio, per rigore e, ovviamente, per i risultati.
Sono molto fiera di me......


lunedì 10 gennaio 2011

basta azzurro e rosa

Rivoluzione all'Istat! le schede per la rilevazione della causa di morte non sono più azzurre per i maschietti e rosa per le femminucce: vale per tutti un incredibile colore arancione! come gli sgabelli della mia cucina.
Epocale.
baci.
Caps

benvenuto

qualcuno sta leggendo il blog da stamattina. Benvenuto! Buon divertimento. Caps

il corpo si consuma

"e come devo fare, dottoressa? in fabbrica non mi ci vogliono più, perché dopo trentasei anni  alla pressa, sempre alla pressa, sempre in piedi e lavorando senza fermarmi, sono tutta sfasciata, e due operazioni ai gomiti e due ai polsi e una alle mani e due volte la schiena e adesso pure la protesi nel ginocchio mi devono mettere, ma l'INPS dice che è tutta malattia professionale e che per loro di civile non arrivo ai tre quarti, e l'INAIL dice devi andare in pensione con l'INPS perché noi non siamo un ente di beneficenza, ma Tremonti ha cambiato le cose, io ci andavo in pensione fino a pochi anni fa, adesso dice che guardano i lavori usuranti, ma non è vero, io ci torno a lavorare, ma dopo due o tre ore mi devo fermare, la pressa va troppo veloce per me, sono tutta rigida e allora il datore di lavoro si arrabbia e dice cosa me ne faccio di te messa così, stai a casa, ma io la malattia l'ho finita, l'INAIL non mi ci tiene più e la pensione non me la danno e ora?"


Non ho nulla da aggiungere. Caps.

domenica 9 gennaio 2011

la scuola!!

Domani ricomincia. Eh. Non ce ne siamo certo dimenticati durante queste vacanze, visto che i compiti hanno impegnato figlio, genitori ecc, per tutto il tempo, ma da domattina mi dovrò alzare quaranta minuti prima. E' anche vero che arriverò in studio prestissimo e  quindi avrò più tempo per litigare con il S.O.L.E., che per chi non lo sapesse è il sistema integrato intranet della Sanità On Line dell'Emilia Romagna e che mi porta via venti minuti almeno per effettuare il collegamento e l'integrazione dei dati. 
Ogni mattina in studio il mio rituale prevede:
1- breve briefing con il collaboratore o la collaboratrice, verifica di eventuali problemi, rapida occhiata alla lista dei pazienti in attesa,
2- attraversamento della sala d'attesa, vedo se cìè l'informatore, vedo se ci sono pazienti urgenti, provvedo.
3- accensione del pc, spesso senza neppure levarmi il cappotto;
4- mentre scarico i dati del SOLE parlo con l'informatore (tanto il pc è bloccato per quei venti minuti, non ho accesso alle cartelle cliniche, tanto vale usare quel tempo così)
5- glicemie ai pazienti diabetici (che sono digiuni) e/o visite dei pazienti urgenti (febbri, coliche, malanni contagiosi ecc.)
6- si comincia con l'ambulatorio vero e proprio, circa 15 minuti a paziente (e sono pochi, ma di più non ce la si fa davvero), inoltre ricette, certificati, telefonate a iosa, problemi burocratici....
7 occhi all'orologio perché l'orario di uscita da scuola del figlio non è flessibile e bisogna andarselo a riprendere...
Tra 6 e 7 si consumano le cinque ore della mattinata in un lampo. e poi non finisce lì.
Ma, sinceramente, il "lavoro da mamma" ha un buon grado di precedenza su tutto. Certo che se ho un'urgenza seria trovo posto comunque, chiedo a mio marito o al mio figlio maggiore di andare a recuperare il minore insomma mi organizzo; però riconosco che prima di tutto mi sento in dovere di essere presente come mamma. Ci sono molti altri medici in città: colleghi di studio, sostituti, medici di pronto soccorso o di continuità assistenziale, mentre i miei figli hanno una sola madre e una sola infanzia/adolescenza/giovinezza durante la quale necessitino di essere aiutati da me. Il ruolo è questo ed il momento è ora, insomma. E domani, appunto, ricomincia la scuola.