venerdì 31 dicembre 2010

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La sezione statistiche della libreria di aNobii mette delle buffe fantasie, col suo conteggio dei libri e delle pagine che hai letto in un anno.
Da un po' mi dicevo che sarebbe stato divertente arrivare a quota 52 libri letti nell'anno, libri "nonlavorativi", s'intende, ma SENZA barare, nel senso che scegliere cinquantadue librini facili, tipo 52 gialli o noir o fantasy da cento e rotti pagine ciascuno non vale. Bisogna leggersi il Bach di Buscaroli se quell'anno il fato ci ha condotti al Bach di Buscaroli (2010), o Godel, Escher, Bach di Hofstadter (2009), o le vite del Vasari appena uscite in edizione integrale economica, che mi aspetta per il 2011.
Infine, si tratta di un giochetto. Ma comunque non ci sono arrivata. Mi sono fermata a 51. Non intendo barare, neppure portandomi dietro un libro facile al cenone di capodanno. Sarà per il 2011.
Buon nuovo anno a tutti.
Caps

giovedì 30 dicembre 2010

dormire, sognare...

Da qualche giorno arrivata alle ventidue o al massimo alle ventitrè, mi prende un sonno delizioso e invincibile. In compenso mi sveglio fresca alle sei e cinquantasei (sette e quindici durante queste vacanze).
Per una che ha avuto lunghi periodo di insonnia, vi garantisco, non è niente male!

mercoledì 29 dicembre 2010

un giorno per volta

oh, è una citazione asimoviana, mi pare. Il segreto di una vita lunga e felice è di viverla un giorno per volta.
Io così faccio in questi giorni, senza aspettarmi nulla, prendendo nota di quel che accade e ascoltando il mio cuore, la mia pelle, il mio sangue e i pensieri della mia mente. 
per sapere come va a finire è  necessario, sempre, aspettare.

domenica 26 dicembre 2010

crema di zucca

tritare finemente una costa di sedano e una carota e mettere a rosolare in olio extravergine d'oliva, a fuoco basso. A parte mettere a bollire dell'acqua o del brodo vegetale; pelare due patate medie o una grande, lavarle e tagliarle in pezzetti molto piccoli: pelare e tagliare in tocchetti piccoli uno spicchio di zucca che sia in quantità approssimativamente il doppio o il triplo rispetto alle patate.
aggiungere patate e zucca al soffritto e coprire con brodo bollente (o acqua bollente). Lasciare cuocere fino a che la zucca e le patate non si disfano, aggiustare di sale, aggiungere una bella presa di noce moscata e passare al frullatore omogeneizzando la crema.
Si può condire con parmigiano oppure guarnire con una spolverata di prezzemolo tritato a polvere.

sabato 25 dicembre 2010

perché no?

a  volte splinder si mangia i post. L'ho sempre presa come l'occasione per riflettere se quel post fosse veramente importante scriverlo. questo lo è. 
divido tante cose con i lettori del blog, ma sono sempre restia a espormi troppo da quando ho capito che queste informazioni possono essere, per dirla con ottonieri, giocate su un piano personale, a tu per tu.
ma questo non è un segreto, ha una dimensione pubblica, per così dire, e presto dovrò dire ai miei pazienti che ho cambiato numero di telefono e loro si chiederanno perché e non ci sarà motivo di mentire.
a maggior ragione è giusto dirlo qui.
Vivo in una nuova casa, da circa un mese. Sono venuta qui per allontanarmi da mio marito e dalle sofferenze che , seppure inconsapevolmente,  infliggeva a me e ai nostri figli e sono certa di aver fatto bene. Lo sono tanto più adesso che mi rendo conto che lui cerca ancora di farci soffrire per alleviare la sua, di sofferenza, senza riguardi ora come prima e senza consapevolezza ora come prima. La cosa difficile  non è andarsene. La cosa difficile è sentirlo chiedere aiuto e riuscire a rispondere no.

domenica 19 dicembre 2010

pensiero e potere

Ho cercato di ricordare cosa mi raccontò mio padre del nonno fascista. Il nonno oerì che ero ancora fanciulla. Precoce, molto, ma il tempo non si dilata a volontà e il nonno, che negli ultimi anni era depresso, non fece a tempo a raccontarsi a me al punto da soddisfare la mia curiosità.
Così la sua figura è completata dai resoconti di seconda mano di mio padre e di mio zio.

La faccenda dell'essere l'unica ad avere avuto un nonno fascista "spontaneo", per così dire, mi colpiva molto. Mi chiedevo intanto se fosse vero, se molti rinnegassero il passato, vergognandosi a posteriori delle loro scelte, o anche per mere ragioni di convenienza, lo stesso tipo di scelta che li aveva portati ad aderire al fascismo, se non con entusiasmo certo con convinzione.

Il mio era l'unico nonno fascista, l'unico ad aver partecipato ai moti di Genova, come fascista, provocatore e bastonatore, s'intende.
Ero giovane e facevo domande giovani e semplici. Perché, chiedevo, il nonno e gli altri volevano che tutti la pensassero come loro?
No, diceva mio padre, non hai capito.

Al nonno e ai suoi camerati, così si chiamavano, non interessava affatto come la pensasse la gente. La gente poteva pensare come voleva, poteva odiarli, sai come dicevano? molti nemici, molto onore. A loro non premeva il consenso di tutti, premeva che il dissenso non fosse manifestato.

Se non la pensi come me devi stare zitto, ecco cosa dicevano, Se parli contro di me o agisci contro di me DEVI SAPERE che ti aggredirò in ogni modo, non con lo scopo di ucciderti, ma con quello di farti tacere. Perché, dicevano, vorresti morire? o ritrovarti al confino, o farti male, trovarti col naso rotto o pieno di lividi? Tanto, noi vinceremo.
Era, diceva mio padre, una questione di potere, non di consenso.

Oggi, diceva ( e si era negli anni 70, ricordiamocelo) oggi i politici cercano il consenso della maggioranza, allora cercavano il potere. Se tu non la pensi come me e stai zitto, questo non mi cambia nulla. Io parlo, invece, e convinco il gregge. Il concetto di gregge, diceva mio padre, è fondamentale. Hai presente la folla del Manzoni? Avevo presente.

Adoravo Manzoni. Mio padre me lo aveva messo in mano, per disperazione, a nove anni, quando avevo consumato ogni libro vagamente adatto ad una ragazzina che fosse presente in casa. Li consumavo con una velocità esasperante. Il poveretto era arrivato a chiedermi un sunto verbale del libro precedente prima di fornirmene uno nuovo. 
Non lo faceva a scopo didattico, no, era proprio un deterrente, non ne poteva più. Mia madre aveva vietato libri anche solo vagamente scabrosi, includendovi per esempio Italo Svevo, e persino Dumas, così mio padre prese una edizione economica, ma integrale, con copertina di cartoncino, dei Promessi Sposi e me la mise in mano ingiungendomi di non saltare neppure una pagina. Una questione di rispetto per l'autore, disse, se vuoi conoscere il suo pensiero devi leggere ogni pagina, non puoi saltarne dei pezzi. Tra parentesi, dopo i Promessi Sposi era talmente disperato che mi fornì una Bibbia, con la stessa raccomandazione. Ho letto persino le genealogie, parola per parola, e tutti i resoconti di battaglie e le profezie, tutto.

Tornando alla folla del Manzoni, mi spiegava il concetto di gregge secondo il nonno. Noi siamo i pastori, diceva, conduciamo il gregge, lo pascoliamo e in cambio ne traiamo lana e latte. Non uccidiamo le nostre pecore, a meno che non sia indispensabile, perché ogni pecora uccisa diminuisce il nostro gregge. Noi abbiamo i nostri cani, lasciamo che loro abbaino per noi, che mordano per noi. Il nonno non amava sporcarsi le mani, l'ho già detto, e anche nei tafferugli il suo ruolo era più di gestione della provocazione che di picchiatore, era troppo un signore per sporcarsi le mani. Noi abbiamo i nostri cani, diceva.

Se una pecora non è d'accordo, ci pensano i cani a convincerla.
Il nonno era molto metaforico, temo di aver imparato da lui.
Ma se uno non la pensa come me e parla, allora le pecore possono ascoltarlo, e resistere ai cani. E' come se un nuovo montone le affascinasse e si facesse seguire. Mi porta via le mie pecore, e non importa che me ne porti via solo due o tre, mi leva una frazione del potere, il potere, diceva il nonno, il VERO potere DEVE  essere COMPLETO. E' come avere una donna, diceva il nonno, o è soltanto tua oppure sei cornuto.

Così, diceva mio padre, pensava il nonno e pensavano i suoi, per questo intimidivano, picchiavano, confinavano, censuravano giornali e radio, controllavano la stampa, l'editoria, il teatro, i locali pubblici,persino i capannelli per strada, per zittire ogni voce di dissenso. E' vero, diceva mio padre, che non partivano con l'intento di uccidere, ma se altri metodi fallivano l'assassinio non era escluso.  Matteotti? chiedevo io, che avevo ascoltato altri racconti, su un altro nonno. Matteotti, sì, rispondeva mio padre, ma non solo Matteotti, sai? Il metodo era il metodo e pervadeva tutto.

Ora, questo post è troppo lungo, lo so, ma riflettiamoci bene. Gli uomini coi caschi che si insinuano nelle manifestazioni pacifiche e quasi gioiose dei nostri figlioli, che picchiano, bastonano, insanguinano, che girano indisturbati mentre la polizia si accanisce sugli inermi, così, tanto per avere qualcuno da arrestare, cosa vogliono?

Vogliono farci sapere che se vediamo dei caschi in giro dobbiamo tornare a casa, dobbiamo smettere di manifestare il nostro pensiero. Possiamo pensare quel che vogliamo, ma dobbiamo tenere i nostri pensieri per noi, non dobbiamo esprimerli con parole o con azioni.

Quando camminare per strada equivale a dire NO, dobbiamo essere spinti a fermarci e a rientrare in casa. Nell'ovile, da brave pecore. Davanti alla televisione da cui ci giunge l'unica parola consentita, quella dei cani, quella del consenso.

sabato 18 dicembre 2010

Filippo su FB

Anche l'amico mio Ottonieri, quello dell'Incompetente, come Nadia Cartocci è su Feisbuc, ma lui vale la pena di leggerlo, anche lì. 
Dovete sapere che un comune giovane amico s'è trovato massacrato di botte a Roma, mentre manifestava. 

Manifestava, sì! Sarebbe come a dice che camminava per strada insieme ad altre decine di migliaia di studenti e professori per dire: non mi piace quello che state facendo. Manifestava il proprio pensiero. Dice qualcuno, ma quando vedeva la gente coi caschi doveva capire che si metteva male e rintanarsi a casa. Uh, sì, infatti, ricordo bene come funziona.

Diceva mio nonno che quando loro scendevano in strada vestiti di nero, menavano duro perché la gente imparasse a rintanarsene in casa e lasciare a loro le piazze, le strade, le città e le campagne.Menavano duro perché la gente riconoscesse di non avere il diritto neppure di uscire, se non quando loro lo concedevano. Per questo menavano. Non per fare del male, diceva lui. E lui non dava neppure pugni, diceva, perché lui era un signore ed usava solo dare schiaffoni. Lo schiaffo è più umiliante, diceva, con lo schiaffo o con la bastonata arrivano due messaggi: il primo è che io sono più forte di te, il secondo è che tu sei un villano o addirittura un somaro e come un villano e un somaro ti meno, non come un mio pari.

Questo per dare un contesto storico ed insieme domestico e vissuto alla definizione "fascista". Perché mio nonno era fascista.

Sì, lo so, che i nonni delle persone perbene erano tutti partigiani, lo so. Immagino che tra chi mi legge non ci siano nipoti e pronipoti di fascisti, ma soprattutto non ci siano pronipoti di fascisti veri. Insomma, a parte mio nonno, erano tutti fascisti per forza, si sa.

E allora leggetevi Ottonieri, pensando a mio nonno, e al giovane amico romano, giovanilmente convinto di avere non solo la libertà di pensiero, ma anche quella di manifestarlo, parlando, vivendo, camminando per strada.

Ah, io in qualcosa mi dissocio da Ottonieri, attenzione:  se sono in un campo di nudisti io i vestiti me li levo. Per via che amo confondermi tra la folla, tutto qui 



Prima premessa: quando succedono cose simili, chi le commenta deve misurare le parole. Questo non vuol dire tacere, o edulcorare le proprie affermazioni:misurare significa usare parole né troppo grandi, né troppo piccole. In questo, applicherò un mio personale metro di giudizio.



 



Seconda premessa: in questo post userò spesso il termine "fascista". Sarà inteso non nel generico senso di "estremista di destra", né in senso direi "filologico". Lo userò nel senso di "fautore di uno Stato e una società totalitari, illiberali e violenti, con una ideologia di sfondo di destra". In altri contesti si potrebbe usare "stalinista", intendendo la stessa cosa con un'ideologia di sfondo di sinistra.



 



Quello che è successo a Roma non credo onestamente riguardi i Black Bloc (come qualcuno ha detto), a meno che usiamo questo termine come etichetta impropria; credo che chi ha partecipato alle manifestazioni armato, col casco, e tutto il resto, fosse italiano ed appartenesse a gruppi che io non conosco, ma che sono sicuramente criminali, antidemocratici e deficienti. In quella situazione, qualunque "ragionevole" rappresaglia diretta contro uno di questi tizi sarebbe stata per me giustificata. Io penso, tanto per dire, che Carlo Giuliani fosse appunto un criminale, antidemocratico e deficiente, e, sebbene io non creda che meritasse la pena di morte, quando si è preso una pallottola mentre cercava di sfondare una camionetta e far del male a un poliziotto, non ho versato lacrime. Ne trovo assurda e ridicola la beatificazione.



 



Ciò detto, è un fatto (per i miei parametri) documentato che la polizia a Roma non se l'è presa (prevalentemente) con questi. Se l'è presa con coloro che, manifestando, non indossavano caschi né impugnavano bastoni, ma avevano la colpa sostanziale di avversare gli stessi governanti contro i quali i criminali di cui sopra facevano mostra di compiere i propri atti violenti. Bene, molto semplicemente, chi assimila le due cose e dice con una certa malcelata soddisfazione che "gli sta bene" è un "fascista". Analogamente, ritengo che il motivo per cui accadono ricorrentemente fatti del genere è che nella polizia è diffusa e incentivata una forma mentis "fascista".



 



Chi manifesta per dissentire dal Governo (e, en passant, potremmo dire chequesto tipo di manifestazioni è uno dei pochi mezzi di pubblica protesta che sia applicabile in un Paese dove la politica è bloccata e i media sono monopolizzati dagli stessi soggetti che governano) esercita una forma di democrazia esattamente come chi pubblica un



giornale indipendente e come chi va a votare. Proprio come manganellare chi pubblica un giornale indipendente o chi va a votare per qualcuno che non sia El Conducador è "fascista", lo è manganellare chi manifesta per strada senza violare, soggettivamente, la legge. E chi manifesta non ha nessun dovere, per poter godere dei propri diritti civili, di dissociarsi da chicchessia, così come non ne ho bisogno io, visto che nessuno ha il diritto di "associarmi" ad altro che non siano i miei personali atti e parole; e non ne ha bisogno chi rappresenta partiti e posizioni politici contrari all'operato del Governo. Una simile pretesa è,ipso facto, totalitaria.



 



In questi giorni sono state espresse diverse opinioni che a mio modo di vedere sono "fasciste". Parole "fasciste" sono venute da membri del Governo e della maggioranza politica, e dai giornali che a questa maggioranza fanno riferimento. Non c'è da sorprendersi, perché tutti costoro agiscono abitualmente da "fascisti". L'idea, espressa più o meno scopertamente, che chi esprime pubblicamente una radicale contestazione al Governo è un eversore "fino a prova contraria", un criminale o fomentatore o fiancheggiatore di criminali, è paradigmaticamente "fascista" (o, a seconda dei contesti, "stalinista"). Non c'è da sorprendersi troppo, ripeto: l'Italia e' un Paese illiberale nel profondo, dove a seconda delle fasi storiche la Destra, la Sinistra, la Chiesa, fanno il possibile per negare i diritti civili che una Costituzione inopinatamente democratica afferma. L'ostilità per le libertà civili è un sentimento che si percepisce in molte espressioni di tanta gente, e nei tempi recenti è meno sotterraneo perché è stato sdoganato da un'intera parte politica, che rifiuta anche la tradizionale foglia di fico e dice apertamente che chi sale sul tetto di una scuola per protestare contro El Magnifico è un eversore.



 



Io a costoro non dico (come Bersani) "vergognatevi", come non direi "rivestitevi" a una colonia di nudisti. Dico che io i miei vestiti li tengo addosso, e non per caso: li ho scelti uno ad uno, so benissimo perché e a che cosa servono, e non mi perito di ricordare che significa non indossarli.