lunedì 29 novembre 2010

casa

Dove si trova la mia casa?
Una volta conoscevo un punto geografico e quel punto era la mia casa. 
Poi quella casa è diventata un luogo irraggiungibile, e da allora ogni giorno della mia vita ho cercato un nuovo punto sulla terra che fosse la mia casa. 
Mi sono seduta su un punto nella terra e ho detto a me stessa: questa sarà la mia casa. Ma non era vero. 
L'ho sospettato a lungo, poi mi sono allontanata da quel punto ed ho scoperto che nulla mi legava ad esso. In tanti anni non ne avevo fatto la mia casa.
Dove è il mio cuore, lì è la mia casa.

speranze

Guardo la mia generazione e so che abbiamo fallito. Siamo giunti oltre il secolo senza prendere il potere dalle mani della generazione precedente, e passi. Ma li abbiamo lasciati lì a sopravvivere al loro equilibrio mentale, alla loro saggezza, li lasciamo ancora lì mentre indementiscono al potere.
Guardo la mia generazione e temo che ancora abbiamo fallito lasciando divenire adulti i nostri figli senza consegnare loro l’amore per la vita.
Ma, insomma, a volte un trentenne coraggioso e sapiente mi restituisce la speranza.

venerdì 12 novembre 2010

imparare

mi ritrovo a imparare un sacco di cose nuove, anche se non me lo aspettavo, in questo corso che ho dovuto fare "per forza". Sono davvero soddisfatta.
ah, avere tempo! studiare alla mia età diventa un lusso ambito e costoso...

lunedì 8 novembre 2010

... e Benigni

E' un pazzo, quel Benigni lì, ma è anche un poeta. L'avete sentito deridere questi ginnasti da camera, questi che a decine e a centinaia per volta, sembra che vogliano possedere più donne possibile per affermare il proprio potere sul mondo. E sul futuro del mondo che senza la donna non è.

Quel poeta pazzo ha detto: ma basta amare davvero una donna per possedere tutte le donne del mondo, per amarle tutte atraverso di lei. Mi pare molto bella ed evidente la differenza.

Saviano a Vieni via con me

Signori, se non l'avete ascoltato avete fatto molto male. 

venerdì 5 novembre 2010

perché la comunicazione non arriva

Ehi, quelli che mi leggono spesso (qualcuno c'è) saranno stufi di sentirmi parlare di comunicazione, ma la comunicazione è alla base di tutto in medicina come in ogni altra attività umana, onanismo a parte.

ora sono qui, ad un bell'incontro in cui, fra le altre cose e all'interno di un percorso logico, si parla di responsabilità professionale del medico.
ma questo è marginale, anche la bravura del relatore e la chiarezza e interesse dell'esposizione è marginale.
Quello di cui vorrei parlare è il percorso logico e la comunicazione che dovrebbe veicolare.
Su una paltea di una trentina di medici, ce ne sono almeno una mezza dozzina, ma forse di più, a cui la comunicazione non arriva.

Ora sono qui e mi chiedo perché.
la comunicazione è chiara. Le cose che vengono dette sono evidenti. Ma le conseguenze sarebbero troppo dolorose per l'ego di alcuni colleghi. Così, semplicemente, si frappone un ostacolo insormontabile e la comunicazione non arriva.
Ecco, non escludo che il clima politico attuale stia aggiungendo la sua negativa influenza, ma la cosa che mi preme sottolineare è questa: la comunicazione irricevibile, cioè quella troppo dolorosa per essere accettata, non riguarda solo i pazienti messi difronte ad una cattiva notizia, riguarda anche noi medici, riguarda tutti.
Viene poco studiato, questo meccanismo. Troppo poco. 
Se non comprendiamo abbastanza bene uesto meccanismo è inutile che poi stiamo a parlare di consenso informato.

E' un discorso che mi piacerebbe essere abbastanza brava da riprendere e ampliare. intanto possiamo pensarci tutti un po'.
Saluti romani da Caps

giovedì 4 novembre 2010

ancora sulla cucina

Riflettendosull'attu di preparare il cibo,mi sono resa conto che quasi mai io cucino per me stessa e che quando lo faccio preparo cose assurdaente semplici.Carne alla brace, brodo, patate lesse,uova strapazzate, verdura cotta,gamberi saltati in padella coi pomodorini;oppure coseappena assemblate,come la ricotta fresca col miele.
E tutto quello che ho imparato sul cucinare? Mah.

lunedì 1 novembre 2010

La bellezza

La bellezza non è dunque un ornamento. E' una forma di salvezza e insieme una categoria morale. E' il sintomo, o forse, più precisamente, il farsi visibile e concreto del bene morale. (...) l'ingiustizia, il comportamento immorale, il male sono sempre, anche, violazioni di un codice profondo di bellezza. I contrari di bellezza sono, quasi sempre, parole che pertengono alla sfera etica quanto alla sfera estetica-. bruttezza, orrore, grossolanità, sgradevolezza, sconcezza; soprattutto il concetto vasto, e applicabile a molti campi dell'agire umano, di squallore.


Ecco, se volete continuare a leggere, si tratta di "La manomissione delle parole" di Gianrico Carofiglio, Edito da Rizzoli