domenica 31 ottobre 2010

vergogna e dignità

Stasera basta internet. Sto leggendo un libro di Carofiglio che non è un romanzo. Il contrario di vergogna, non ci avevo mai pensato, ma è proprio dignità.

sabato 30 ottobre 2010

il controllo politico della conoscenza

Mettere sotto controllo la conoscenza e la ricerca è l'atto gravissimo e liberticida per eccellenza. 
Quandoi si vede accadere questo è necessario parlare, a prescindere dal costo che ciò comporti..
Dal mio canto vorrei che diffondeste le parole di un amico che trovate qui: http://www.dm.unibo.it/~ferri/hm/pol.htm

giovedì 28 ottobre 2010

tempo di vaccini


ok,e'arrivato il periodo infuocato dei vaccini, che stavoltacoincide con il periodo infuocato di fine corso triennale dei medici di famiglia in formazione.
Se riesco a tenere botta fino a meta' novembre, e' fatta!
Incrociate le dita.

venerdì 22 ottobre 2010

il cibo rassicura

Mio figlio maggiore guardava un delizioso cartone animato, anni fa, con due anziani coniugi e un cane come protagonisti. Il cane amava la vecchia signora e la proteggeva da terribili pericoli, in genere senza che nessuno si accorgesse di dovergli la vita e l'incolumità fisica. Il vecchiaccio era un vero stronzo e non si capiva come mai la buona signora se lo tenesse, lo sopportasse e se ne prendesse cura. Ma, insomma, l'episodio che mi colpì per la sua perfetta aderenza psicologica fu quello in cui la vecchia signora si rendeva conto di essere in gravissimo pericolo e sapete cosa si metteva a fare? cucinava! a velocità supersonica preparava cibi di ogni genere, con immensa torta finale...

Il cibo rassicura. Mangiare rassicura, ma cucinare rassicura dieci volte di più.


giovedì 21 ottobre 2010

ricerca

Ecco, ci siamo riuniti, e abbiamo parlato tre ore e rotti (io no, stavolta), e dopo molte chiacchiere ce ne siamo andati, e tutto per dirci una cosa facile facile che è questa: siamo teoricamente in più di cento nella nostra provincia, ma alla fine ci ritroviamo la solita ventina, lavoriamo ogni giorno per raccgliere dati reali, significativi, aggregabili e confrontabili, e ci troviamo  in difficoltà quando si tratta di partorire finalmente i lavori. Vogliamo darci una mossa? ci vogliamo organizzare in un gruppo di ricerca serio con un impegno esplicito a collaborare, un referente e un minimo di coordinamento? 

Oh, la risposta era scontata, almeno così pare, soprattutto perché nessuno ha il coraggio di dire no. Ma la ricerca noi dobbiamo farla  1- in primis senza fondi, e va bene, ognuno di noi ha un lavoro che gli dà da vivere più che decorosamente, e 2- soprattutto osteggiati da azienda usl che ci preferisce culturalmente piccoli e strutturalmente amorfi, da università che ci disprezza, salvo cercare di uccellare i nostri dati faticosamente raccolti e organizzati, 3- da comitati etici che ci sputazzano e ci infamano "a priori" bocciando tutti i progetti di ricerca che provengano dai medici di medicina generale ( i "generici marchettari", già...).

Ma che mi aspetto? Che mi meraviglio a fare? sono quasi tre decenni che le cose scivolano in questa direzione.
La ricerca non frega più a nessuno, e (a parte la sanità dove si guarda al governo clinico, che nella testa dei politici vuol dire solo spendere meno e comunque come meglio conviene loro, che tanto la ricerca la fanno le multinazionali del farmaco), pensano tutti di comprare i risultati che ci servono già pronti  e brevettati da giapponesi, americani, chiunque, perché spendere per la ricerca? pensano che sia come andare al mercato ortofrutticolo invece che coltivare l'orto: più conveniente e "finalizzato". Compri solo quel che serve e quando serve, sono gli stessi genii che hanno inventato la finanza "creativa".
Io non aggiungerei altro, ma capisco che così lascio il discorso a mezzo. Ci sono due-tre conti che non tornano in questo,per così dire, ragionamento: così facendo spenderemo lo stesso per le scoperte brevettate e saranno soldi che usciranno senza rientrare, i nostri giovani non faranno ricerca, o comunque non in italia, e le nostre università avranno docenti del piffero, di seconda o terza qualità, così se un domani si volesse invertire la tendenza non sarebbe più possibile farlo.
C'è dell'altro, per esempio le ricerche epidemiologiche e anche cliniche svolte su popolazioni diverse dalla nostra, più le popolazioni sono diverse dalla nostra e più ci sono inutili, non ce ne facciamo nulla; immaginate di andare a comprare da mangiare per il gatto in un negozio di cibo per pesci d'acquario: che se ne fa il vostro gatto?. Dice ma sono animali domestici entrambi. Oh, sì, e pure i canarini, le tartarughe, alcuni serpenti, e i criceti e le cavie che sono più o meno topi.

E se fosse solo la medicina generale a trovarsi in queste condizioni!! magari! una sola branca di una sola scienza, ci metterei la firma!

qua sotto vi metto un link. 
buonanotte, va'.

www.radiopopolareroma.it/150  andate a 19 ottobre, intervista a patrizio frosini. Una vera sfortuna che sia tutto vero.

martedì 19 ottobre 2010

cose che cambiano

Io conosco una psicologa tosca. Simpaticissima e talvolta tagliente.
E' delizioso sentirla parlare col suo accento esotico eppure così nostrano, trovarla allegra ogni volta, pure nel pianto. L'è un pianto, dice ridendo, e sembra che la cosa che "è un pianto" sia la migliore occasione per farcisi una risata. Dovrei ricamarle un motto: ridendo curans.
 
Ecco, mi ha detto una cosa interessante, buttata lì senza parere, a cui continuo a ripensare. Le scelte, anche se quando le fai ti sembrano per sempre, quando si tratta di qualcosa da "sopportare" può essere che non siano per sempre. E' normale che si possano cambiare.

Questa cosa me la devo segnare, e quale posto migliore delle mie "radici" per pigliarsi un appunto!

Me la devo segnare e ricordarla tutte le volte che un care giver va in crisi perché non riesce più ad assistere la mamma/zia/nonna/babbo/zio/nonno che si era preso l'impegno di assistere "per sempre" o "sino alla fine". Me la devo segnare e ricordarmene ogni volta che un ragazzo/ragazza scopre che un legame che pensava "serio" non lo è più abbastanza da giustificare un matrimonio e va in crisi al punto da non riuscire più a mangiare o da non dormire la notte, al punto da chiedere un farmaco al suo medico pur di non "cambiare scelta".
Me la devo segnare anche per me stessa, tutte le volte che mi carico di responsabilità e mi fermo ansimante e una parte di me chiede"cosa possiamo delegare? e l'altra parte di me le risponde: "delegare? cos'è?".

Segnatevela anche voi. Le scelte, soprattutto la scelta di sopportare qualcosa di gravoso o doloroso,  si possono cambiare.

domenica 17 ottobre 2010

I "CASI" DELLA VITA

L'attività di un medico non si riduce alla messa in pratica delle nozioni apprese tre decenni prima sui banchi di scuola, decorate qui e là dalle più o meno inattendibili informazioni dell'industria.

Un medico, se riesce a mantenere il cervello vivo, trae dalla sua quotidiana esperienza tante domande senza risposta che lo conducono a studiare, a leggere, a frugare nella rete, a partecipare a congressi e corsi di vario genere.

Nessuno ha "LE" risposte, se non qualche storta sillaba e secca come un ramo, ma sillaba dopo sillaba cerchiamo di decifrare il messaggio in bottiglia della condizione umana, della malattia, della salute.

Una delle cose che mi capita di fare è portare dei "casi clinici" ai vari eventi formativi, a partire dai quali esemplificare l'applicazione del sapere medico alla clinica. Un lavoro di piccolo cabotaggio, eppure molto, molto interessante. 

Vedete, cercare l'unicità e insieme l'universalità di una singola vicenda, analizzare le scelte giuste e, soprattutto, quelle sbagliate, è uno stimolo a non rimuovere nulla dalla propria memoria professionale, a continuare a esaminare problemi anche dopo che il paziente è uscito dallo studio, anche dopo che le sue richieste hanno avuto, apparentemente, una risposta, quando nessuno, a parte la nostra coscienza, ci sollecita a continuare a pensare.

Ma la cosa importante, quella che cerco SEMPRE di mettere in evidenza, è la presenza di una PERSONA dietro ogni caso che espongo, una persona a cui ho chiesto il consenso, ho spiegato il motivo e l'utilità, ho richiesto collaborazione con la condivisione di referti clinici che le appartengono. e quando la persona di cui parlo è nel frattempo, sfortunatamente, morta, dentro di me c'è la consapevolezza che i miei colleghi ed io continuiamo a godere della sua generosità nel donarci il suo "caso clinico" e questo mi fa sentire meno sconfitta.

Così anche l'ultima volta il mio caso non si intitolava "femmina, 72 anni, diabetica", ma "la buona cuoca e il contrasto indigesto". Ridicolo? Scientificamente inappropriato? ora che si torna, in nome della privacy, a chiamare i pazienti con un numero anziché col loro nome, sono forse controcorrente, ma fedele a quel che ho sempre pensato: siamo tutti i pazienti di qualcuno e i curanti di qualcun altro, senza eccezione.

SONO ANCORA QUI

Dopo una pausa piuttosto lunga, sono qui.
Succedono molte cose e ricomincio ad aver voglia di raccontarle. Belle, brutte, così così. Fra una settimana si comincia con le vaccinazioni per l'influenza, la gente col cambio di stagione si è ammalata, i figli crescono, i problemi si risolvono e ne nascono altri. Insomma, io sono ancora viva, e voi?