mercoledì 30 giugno 2010

semestre alla fine

Oggi ultimo seminario de semestre. Vengo sommersa dai lavori da leggere ed è solo l'inizio: la vera resa dei conti ci sarà nelle prossime due settimane.
Intanto alle ventiquattro di oggi scade il termine per la consegna del titolo della tesi. Oh, l'hanno preso sul serio questo termine. Noi volevamo solo verificare che fossero riusciti tutti a trovarne uno in tempo utile per lavorarci con calma. Ho aperto la posta e ne ho trovato una decina nuovi, e sono solo le otto di sera... eheheheh! Divertentissimo! Starò alzata sino a mezzanotte per fare i conti!
Insomma, sono passati due anni e mezzo e mi sembra ieri. Alcuni di loro sono proprio cresciuti. Sono arrivati neolaureati e adesso sono cambiati: autonomi, sicuri di sé quanto possono esserlo dei medici onesti, attenti, interessati, curiosi.
Insomma, chi fra qualche anno li incontrerà sulla sua strada sarà fortunato, credetemi. I nostri nuovi medici di famiglia.

sabato 26 giugno 2010

cena col fratello

quando la famiglia è in vacanza al mare mio fratello mi telefona e mi informa che si riterrà invitato a cena da me il tal giorno. Io, se fosse per me, lo riterrei invitato ogni sera, ma mi rendo conto che un povero marito può volersi godere la pace della propria casa deserta, semel in anno.
Comunque ne ho approfittato per aprire un molto decoroso Perrier Jouet, fare delle fettine alla pizzaiola più o meno decenti e una montagna di chiacchiere.
Ah, i miei vicini del piano di sopra alle sei e quaranta decretano che io debba svegliarmi: è mattino, Capsicum, che aspetti? e giù bussi ritmici che fanno vibrare e scuotere il povero lampadario e il soffitto intero.
Questo si aggiunge ai molti lati negativi della mia sistemazione abitativa. Vabbè, tanto per dire una delle cose che ho raccontato al frater minor....

venerdì 25 giugno 2010

la macchina negra ( o di colore?)

Insomma, la mia nuova macchinina è tutta negra, con gli interni grigi. Ma negro dice che non è politicamente corretto quindi si dice di colore. Però quando ero giovane io di colore non esisteva, l'hanno copiato dagli americani perché loro usavano negro come un epiteto ingiurioso invece che come una definizione e allora noialtri, che copiamo tutto ma soprattutto le schifezze abbiamo copiato, sia l'uso ingiurioso che la necessità di utilizzare un sinonimo.
Ok, di colore ma di che colore?
Mio figlio è scurettino, come lo era mia madre. Siamo di colore? Pezza niedda brodu saburiu. Ma si può sapere chi se ne frega e che importanza ha? Pare ormai che avere la pelle scura sia un vanto. Ma vanto di che?
In ogni caso la mia macchina è tutta negra, ed è nbellina da matti e penso che ci starebbero bene dei peperoncini rossi sul fianco, vicino alla maniglia della portiera, magari, peperoncini rossi con le foglioline verdi, insomma se qualcuno di voi trova una decalcomania o un adesivo che li raffiguri mi faccia un fischio.
Caps

martedì 22 giugno 2010

endometriosi: fa male, sapete?

una noticina minuscola, nata dal fatto  che oggi ho rivisto una paziente con una brutta endometriosi.


L'endometriosi è una malattia che si manifesta, tra l'altro, con un male boia. I ginecologi la curanto, a volte con grande successo e altre volte senza, con terapie chirurgiche e ormonali. Raramente però, anzi in tutta sincerità MAI  ho visto dare una terapia per il dolore.


Così se ti va fatta bene guarisce la malattia e guarisce il dolore, che nelfrattempo ti sei goduto intero. Se invece bene non ti va ti consigliano il solito moment o analoghi, e questo è quanto, purtroppo non molto efficace e per giunta nefrolesivo alla lunga (oltre al danno renale che localizzazioni endometriosiche a tal livello possono provocare).


La paziente di oggi, per esempio, me la mandano in svizzera, per disperazione, visto che nè la chirurgia nè l'enantone hanno potuto levare il dolore, ma un po' di terapia del dolore fatta bene, quella no. Non è nelle loro corde. E mi fa rabbia perché sono anche bravi, e tanto. E anche perché qualche motivazione l'avrebbero, ma est modus in rebus eccheccaspita!


L'ho data io, oggi, con calma, dopo aver raccolto le lacrime e la disperazione di chi non ne può VERAMENTE più.


 

lunedì 21 giugno 2010

raccontare un pezzo di vita

Ecco, non è facile, soprattutto se questo pezzo di vita lo devi ricostruire da indizi, presupposti, condizioni esterne, conseguenze. Ognuno di noi potrebbe raccontare un pezzo della SUA vita, in modo più o meno dettagliato, è vero, e dal proprio punto di vista, ma se si tratta di raccontare una vita non tua, ecco, è molto più difficile. La gente pensa che scrivere significhi inventare una storia, ma se la storia non è VERA, credetemi, non è interessante, non piace, non avvince davvero. Ogni buon romanzo è profondamente vero.
Che fatica.

domenica 20 giugno 2010

puff

Vivo l'inquietudine. Ah, perché con me non funzionano le fiabe?

sto scrivendo

Per questo mi leggete così poco. Faccio una fatica immane, sono mal concentrata, dispersiva, ma sto scrivendo. un abbraccio.

martedì 8 giugno 2010

non sempre si può

in questi giorni diverse situazioni mi hanno portato a spiegare a diverse persone perché e percome non sempre si possa rispodere ad una domanda o risolvere un problema.



Il primo caso riguarda una signora, il cui marito è morto qualche mese fa e, nonostante l'autopsia, nessuno dei periti, neppure quello nominato dalla stessa signora, ha saputo dire perché. La signora è rimasta sconvolta dal fatto che in molti casi il meccanismo della morte sdia chiaro,  ma il motivo per cui si sia innescato non si conosca. Eppure ancora tante malattie sono "idiopatiche", cioè dovute ad una causa sconosciuta. Prendete il cancro al polmone. Tutti vi sarete sentiti dire la mia parente/il mio parente è morto col cancro al polmone e non ha mai fumato una sigaretta in vita sua. E' vero. Certamente la stragrande maggioranza delle neoplasie polmonari è dovuta al fumo, ma non tutte: alcune non si sa perchè.


Prendete la Miastenia. Una percentuale, minoritaria,k di casi è dovuta ad una neoplasia del timo, ma gli altri? Non si sa.


Prendete l'artrite reumatoide: sappiamo come si produce, quali sono i meccanismi autoimmuni che la cartatterizzano, ma perché si inneschino, questo non lo sapppiamo, nè abbiamo modo di prevederli o prevenirli. Prendete le malattie infiammatorie croniche intestinali: sappiamo un sacco di cose su di esse, ma il motivo per cui compaiono in Tizio piuttosto che in Caio e oggi piuttosto che fra cinque anni, no, non lo sappiamo.


La signora ha detto: non potevo rederci che oggi la medicina non sapesse tutto, non potevo crederci quando me l'hanno detto e ora che lei me lo conferma sono sbalordita.


Signora, le ho rispostyo, se la medicina fosse già tutta scoperta, nessuno di noi morirebbe mai o si ammalerebbe mai, si rende conto? La medicina è ancora quasi tutta da fare, quasi tutta da scoprire.


Qualche settimana fa ho assisitito alla presentazione di un libro e uno degli intervenuti diceva la stessa cosa a proposito della matematica. La gente chiede: ricerca? ma la matematica non è già tutta fatta? Non è già tutta lì?


No, nessuna scienza umana è "già finita", nessuna scienza umana ha prodotto la compiutezza del sapere, ma come, mi chiedo, COME SI PUO' PENSARE UNA CAZZATA SIMILE?


Bene, torniamo alla medicina. Prendiamo una terapia, qualunque terapia. Prendiamo una tonsillite. Prendiamo uno dei miei figli. Ha la tonsillite. Casino. Perché è allergico all'augmentin, alle cefalosporine, a tutte le penicilline, non può prendere i chinolonici perché è piccolo, restano i macrolidi. Ok, ma mica posso dargliene spesso, perché se si allergizza anche a quelli, addio! Quindi la tonsillite di mio figlio è un casino.


Prendiamo un paziente con un dolore post traumatico. Mettiamo che igli antinfiammatori non gli facciano più effetto e mettiamo che anche piccolissime dosi di oppiacei, a partire dalla morfina, gli diano effetti collaterali insopportabili. Allora, mi chiedono, ma possibile che anche usando i farmaci ad alòte dosi non si possa levare il dolore?


Ma  se NON PUOI usare il farmaco perchè non è tollerato, allora NON PUOI  curare il paziente. Allora siamo di nuovo all'età della pietra farmacologica, per quel che riguarda quel paziente lì.


Ok, sono pochi, ma mica tanto. Parliamo di un dieci per cento, forse 15% dei pazienti. Ecco: per quei pazienti spesso non si può risolvere il problema. Si cercano altri approcci, la terapia fisica, per esempio, ma non si tratta di approcci di scarso impegno. Prendere una pillola, ci vogliono trenta secondi e un goccio d'acqua. Fare una riabilitazione fisica come si deve ci vogliono almeno, dico almeno, tre mesi di sedute bi o trisettimanali da due ore e mezza ciascuna.


Il cosdto economico è una cazzata, rispetto al costo in impegno e soprattutto in sofferenza. POerchè le prime sedute sono dolorose.


Io sno una personcina fatta come una casa di mattoni, solida e che non si romep mai, ma anni fa mi sono fatta una piccola frattura ad una caviglia. Robetta, ma avevo sempre male nel fare le scale e non correvo più. Ebbene, le prime quattro o cinque sedute di terapia mi sarei messa a strillare durante il massaggio. Un male cane. Ed era solo una banalissima caviglia.


Sofferenza, impegno, direte voi, ma almeno il risultato è garantito, no?


Eh, no. No. Le garanzie non ci sono, in medicna.


Si garantisce di fare tutto ilk possibile, senza negligenze4 e cercando di lavorare ai livelli migliori oggi conosciuti, ma altre garanzie non ce ne sono. I magistrati pretenderebbero che si desse garanzia del risultato, ma è VERAMENTE UNA IDIOZIA. La garanzia del risultato in medicina non c'è, perché lavoriamo sull'essere umano, la struttura forse più copmplessa del creato a noi noto, e non la conosciamo perfettamente e non la controlliamo perfettamente e spesso, molto spesso, la sua imprevedibilità (e anche la sua fragilità) ha la meglio sui nostri sforzi.


Ecco, non sempre si può. Alla fine il medico perde sempre, vince la morte, vince la vecchiaia, vince la malattia. Tutto quel che possiamo fare è del nostro meglio, medici e pazienti, e sperare di migliorare ancora. Perché la medicina, come le altre scienze, è ancora "da fare".

sabato 5 giugno 2010

reminiscenze classiche, direttori di lancio e schiavi armati

Di questi temi si parla tanto di suicidio assistito.Ci sono stati in USA in cui è ammesso, si può fare in Olanda, in Svizzera, e se ne discute in GB. Ne parla persino un episodio di greisanatomi.


E io mi sono messa a pensare ai romani antichi che si gettavano sulla propria spada, sorretta da uno schiavo.


Che poi lo schiavo aveva molteplici funzioni: quella di sorreggere la spada, ok, ma anche quella di darle una spinta ben fatta se la ferita non fosse stata rapidamente mortale. Ma, non ultimo, una grande funzione: quella di assicurazione contro la viltà della carne. Lo spirito è forte, ma la carne è debole. E con l'appressarsi della morte non sappiamo quanto e quando potrebbe diventare troppo debole per sostenere la nostra volontà.


Ma oltre alla spada dell'antico romano, e lasciando da parte il suicidio assistito o no, spesso ci troviamo a chiedere aiuto per attuare le nostre decisioni.


L'ho raccontato tante volte questo, ma diventando vecchi si ripetono sempre le stesse cose. Al mio primo lancio, per via del fatto che ero una ragazza e fisicamente non all'altezza dei maschi, ma tignosa e orgogliosa più di tutti, presi da parte il mio istruttore, che si chiamava Lupo, e gli dissi: guarda, ho sentito le storielle delle ragazze dell'anno scorso che sono tornate giù con l'aereo invece che col paracadute. Io una figura del genere non la voglio fare, non sono qui da mesi per tornare giù con l'aereo, quindi mi devi fare una cortesia. Mettimi in cima alla fila, così sono già lì con le gambe pronte. Se vedi che, dopo che mi hai toccato la spalla, io esito, non aspettare, metti due mani sulle spalle con la massima naturalezza e spingimi.


Lui non si mise a ridere. Mi guardò dritto e mi disse: sei sicura? non preferisci che ti tenga per ultima? O in mezzo alla fila? E io gli dissi, no, sono sicura, e non aspettare più di tanto a spingere, perché preferirei che non se ne accorgesse nessuno, se avrò bisogno del tuo aiuto.


Farmi posizionare in cima alla fila, con le gambe già fuori dal portellone prima del segnale di lancio, significava obbligarlo a spingermi, perché da quella posizione non mi potevo spostare in nessun modo per far saltare gli altri, in nessun modo se non saltando io, e in caso contrario avrei impedito il lancio a tutti. Lui sapeva cosa gli stavo chiedendo e io sapevo pure. Nel caso che.


Lupo non mi avrebbe solo segnalato il lancio, o spinto per aiutarmi a saltare, Lupo rappresentava per me la mia assicurazione contro la possibilità di cambiare idea su una decisione che avevo lungamente meditato. Perché attuare una decisione sofferta può essere facile o difficilissimo.


Ci sono molte occasioni in cui ci comportiamo così. Non è una vergogna, io credo, chiedere aiuto.


Questo perché oggi ho dovuto fare una cosa per una persona, che la voleva fare, era decisissimo a farla, ma è entrato in agonia prima di poterla fare. Ho dovuto parlare con la persona a lui più cara, al suo posto, e dire le cose che lui aveva intenzione di dirle, e cercare di farlo come avrebbe fatto lui.


Non è forse la stessa cosa, ma insomma. Un lancio è incredibilmente più facile di così.

venerdì 4 giugno 2010

non ho nulla da dire

nulla che possa essere scritto. Ah, dormire. Senza sognare, grazie. Che di incubi ne ho abbastanza di giorno.

martedì 1 giugno 2010

UN GIRETTO VIRTUALE

IN UN POSTO STRAORDINARIO: http://www.lascaux.culture.fr/#/fr/00.xml


Non avevo idea che fossero così maestosi questi dipinti.l Li vediamo sempre piccolini piccolini sulle pagine dei libri, modesti cavallini, piccoli buoi rossi e neri, e invece.... Invece sono dipinti grandiosi. Buon viaggio nel tempo. Caps


 


P.S. trentamila anni fa, eh?