giovedì 31 dicembre 2009

TERMOLI A FINE ANNO, COL SOLE E IL VENTO

Sono qui, nella casa tranquilla, silenziosa, con marito e figlio piccolo, tra libri, compiti, qualche lavoro arretrato; passeggiate, cene in ristorantini raccolti, giornate tiepide e soleggiate, ma ventose, e cibo locale.
Quando ero piccola, in Sardegna, mio padre sognava le crespelle. Che si chiamano anche Zeppole.
Mia madre faceva il Zipulas sarde, quelle imbriagas e quelle Reginas, preparazioni semplici le prime, sofisticate le seconde, ma entrambe dolci e profumate di zafferano o acquavite artigianale. E mio padre desiderava le zeppole/crespelle. Che sono semplicemente acqua, farina, sale e lievito, tagliate a bastoncini e fritte, con o senza un ripieno d'acciuga salata.
Ieri ho comprato pizza e crespelle, per la somma favolosa di cinque euro in totale, e metà della pizza non siamo riusciti a finirla, in tre.
La restauratrice, che esibisce un taglio di capelli sbarazzino quale insegna del desiderio di novità (anno nuovo, si sa...), mi ha chiesto impudicamente dove preferirei trascorrere la mia vecchiaia, se qui o a Bologna. Una domanda che non m'ero mai fatta, ma la cui risposta è: tra le due alternative starei volentieri qui.
BUON ANNO.
CAPS.

mercoledì 30 dicembre 2009

l'anno che non verrà più

Preparativi per il nuovo anno, ok. Era questo il nuovo anno a cui mi sarei dovuta preparare. Mi sono attardata un po', si sa, io sono sempre in ritardo, e ora che avevo capito come prepararmi mi sono resa conto che è passato, insomma è quasi passato, una manciata di ore e sarà il duemiladieci.
che me ne farò di questo duemiladieci?
ho passato mezzo secolo a capire che cosa voglio. ora dovrei cominciare a darmi da fare per ottenerlo. ma in mezzo secolo si mettono in piedi un sacco di lavoretti, di impegni, di beghe, e il casino è lasciarli a mezzo così.
Qualche tempo fa ho messo le mani nel caos del mio cesto da lavoro. Ho buttato via un sacco di roba, cose iniziate dodici anni fa e mai finite, ma non ho buttato via tutto. Non ero pronta, credo, a buttare via tutto. Alcuni lavori erano ancora importanti e li volevo finire, non gettare via.
E' così anche nella mia vita. Alcune cose sono ancora importanti, non mi va di perderle, voglio finirle. Ma a differenza dei lavori di ricamo o di cucito, non si possono accelerare i tempi della vita.
Viene rabbia. E poi sbollisce. Romperesti tutto. E poi ti guardi e ti scopri buffa e ti viene da ridere di te stessa.
Il fatto è che io sono distratta. Così mentre invecchiavo pensavo ad altro e non mi sono accorta. Probabilmente ancor ami preparo per il capodanno 1980. Anzi, certamente è così. Trent'anni di distrazione. Un battito di ciglia. Una montagna di lavori cominciati. Anche una montagna di lavori finiti, ma nessuno di essi era per me. Non li ho più sottomano, mi sono rimasti accanto solo quelli da finire e così mi pare, a colpo d'occhio, di non aver concluso nulla. D'aver sprecato due terzi di vita.
Le festività mi rendono invariabilmente triste.
dovrei distrarmi un po'.

domenica 27 dicembre 2009

musica e sonno

sono combattuta tra l'andare a dormire e l'ascoltare ancora questo brano:


Il violino è un'arma particolare, produce effetti drammaticamente diversi a seconda di chi te la punta contro. Questo violinista mi colpisce al cuore, dritto, implacabile.


 Abbiate una buona notte.


Lo so che scrivo poco, e scriverò poco ancora per le prossime settimane. Lavoro, famiglia e altro mi distraggono fortemente. Ma recupererò subito dopo, vi darò da leggere, vedrete. un grande bacio da Capsicum


P.S. intanto andatevi a leggere l'Incompetente che si è rimesso in moto.

venerdì 25 dicembre 2009

UNA WEB-COM - REGALO DI NATALE

sul sito di francesco tacconi una serie di anonimi sta inventando un nuovo genere letterario: la web- com.


 Si tratta di una stanza del forum aperta sia in scrittura che in lettura ad utenti non registrati ed anonimi, dove si può scrivere quel che si vuole. come sulle pareti dei cessi. solo che qui sta prendendo forma un lungo racconto a molte mani.


Solo l'amministratore potrebbe ingegnarsi a capire chi sono gli auori, tramite i loro IP, ma non lo fa di proposito e questo è molto bello da parte sua. E' avvincente. Io vi suggerisco di andarvelo a leggere. Se poi volete essere aggiornati sul seguito potete iscrivervi al forum e inserire tra i topics che volete seguire quello della Sedia.


 Spero che apprezzerete questo regalo natalizio dalla vostra Capsicum.


giovedì 24 dicembre 2009

mmh, buon natale?
buon solstizio no, è già passato.
buone feste a tutti. Caps

domenica 20 dicembre 2009

tema a piacere

Tra un compitino e l'altro della scuola, ho ripreso un vecchio posty, o forse era solo un vecchio file, e l'ho aggiustato.


Mi pare venuto benino, ma sono certa che se lo sottoponessi al mio nuovo istruttore mi farebbe le pulci riga per riga. Ok, leggetevelo voi, che non usate la matita rossa e blù...


baci


Caps


P.S. questa è una fiction mia, non un resoconto tratto dalla mia memoria stenografica; per capirci, la voce narrante è immaginaria, non appartiene ad una persona reale.


Ecco, dottoressa, guardi, come le posso dire? la sua cura va bene. Va benissimo. Non mi ero mica accorta, voglio dire non avevo capito quanto, si insomma lo sapevo che avevo male alla spalla. E' per quello che sono venuta, e per il dolore che avevo sotto al piede sinistro. Ma per la verità, come le dissi, un po' di malino c'era anche al gomito, e all'altro gomito, e sotto al piede destro, ma rispetto al sinistro il dolore era poco: sul destro ci camminavo. La cervicale va da sè, dicevo, l'hanno tutti, e la schiena, mi hanno sempre detto che ci dovevo convivere e io ci convivevo.


La prima volta che uno specialista mi ha detto che col dolore dovevo convivere ho avuto, ho sentito una stizza. Mi sono sentita la rabbia bloccata in mezzo alla gola, come una cosa solida che non mi facesse parlare, lo avrei preso, per il davanti del camice e anche per il maglioncino azzurro che aveva sotto, con le mie mani che fanno male quando stringo, ma non ci avrei badato al male. Uno che si prende pagato per centottanta euro per dirmi che ci devo convivere.


Però alla fine sembrava l'unico onesto di tutta la banda. Ho speso un sacco di soldi in terapie. Ho fatto il laser e gli ultrasuoni, poi un altro fisiatra mi ha detto che il laser che avevo fatto non andava bene e ce ne voleva uno più potente e io ne ho fatti altri dieci. Sono andata a quel centro termale, termale per modo di dire, insomma con le piscine, e ho fatto i percorsi contro corrente e gli idromassaggi. Gli ultrasuoni li ho fatti a secco e con l'acqua e sono stata dall'osteopata a farmi manipolare e mia figlia mi ha portato dalla sua dottoressa che cura con l'omeopatia. Non ho mica risolto niente, così ho pensato che quell'ortopedico che mi ci voleva far convivere forse era l'unico sincero. Poi, alla fine, era un male alla schiena; e alla spalla.


Le dirò che non avevo mica voglia di farla, la sua cura. Ero anzi un po' irritata. Perché anche se nessuno mi ha mai levato il male, tutti mi hanno fatto capire che non era un male grave, e lei invece mi ha dato subito il cortisone. Il cortisone, insomma ho pensato per un po' di male alla spalla mi fa prendere il cortisone, e tutti i giorni pure, il cortisone dicono tutti che è pericoloso, e se poi mi succede qualcosa di peggio? qualcosa con cui non posso convivere? Poi la mia amica, quella che mi ha portato da lei, ha insistito e ha detto prova, questa qui è brava, due settimane che sarà mai, hai provato tante cose, ed ha insistito ancora, in modo anche imbarazzante, ma è la mia amica, non dico che le ho creduto, ma non la volevo scontentare e comunque c'erano quasi venti giorni per l'appuntamento col fisiatra, quello delle terme. Poi le terapie del fisiatra mica hanno fatto mai molto, per la spalla. Era pure mutuabile la sua cura.


Dopo tre giorni, in ogni caso, la spalla mi lasciava dormire quasi tutta la notte, e anche i piedi li appoggiavo bene. Me ne sono accorta così, pensandoci. Ho detto a me stessa: ma i miei piedi? come mai non me li sento? Per sentirli li sentivo, ma dovevo pensarci. Piede sei lì? sì sono qui e sto bene.


A quel punto avevo cominciato e le cose andavano come lei mi aveva anticipato, potevo darle retta ancora un po'; lei aveva detto finisca la cura altrimenti le torna, e io ho continuato, anche se mi andava già bene come mi sentivo dopo i primi giorni, meno di una settimana.


A quel punto è stata la volta del gomito: ha smesso di farmi male il gomito. E quando ha smesso il gomito mi sono accorta che anche il polso e le dita mi facevano male. Un male più piccolo, ma mi facevano male. Perchè siccome potevo muovere il gomito ricominciavo a cercare di fare delle cose,e nel farle sentivo il dolore alle mani, la destra di più, e alle dita.


Allora ho cominciato a tastarmi le dita, le mani, e a provare, per cercare di capire quanto male avevo e dove ce lo avevo. Il pollice destro è quello che sta peggio. Tutto intero mi fa male. Dalla punta, proprio se stringo il polpastrello, fino a dove si attacca al polso. L'altro è l'indice: anche l'indice mi fa dolore per quanto è lungo. Le altre dita hanno ripreso forza per prime. E' incredibile, sa? fa una impressione scoprire che come passa il male torna la forza. le dita, soprattutto, se ti fanno male non le stringi fino in fondo, stringi piano, fin dove non senti dolore, così un giorno dopo l'altro a furia di non usarle non hai più forza e la roba ti scappa dalle dita. Io dicevo ma guarda come sto diventando imbranata in vecchiaia, invece era il dolore alle mani che non me le faceva stringere. Ora la sinistra la chiudo tutta, e sento male solo in fondo alla stretta. Lei dice che alla fine stringerò senza sentire male? E magari aprirò le bottiglie e i barattoli senza l'attrezzo, sa quello con tutte le corone che si usa per aprire le cose. L'ho preso al supermercato e da anni non ne posso fare a meno. La destra, con la destra sono ancora indietro: le due dita che le dicevo, il pollice e l'indice, ora capisco fino a che punto mi fanno male.


Ma senta questo: scendo le scale di corsa! Sì, perché so di nuovo dove si trova il gradino, quasi senza guardare. Non devo stendere piano la gamba fino ad incontrarlo ogni volta, so dove sta e scendo senza paura di perdermelo. Scendo di corsa. Saranno almeno quindici anni che non scendevo di corsa le scale; e non cado mica, neppure mi tengo al corrimano. E quando sono uscita, dopo aver corso per le scale, c'era il sole e ho girato la testa verso l'alto e il collo si è stirato che con la nuca mi toccavo la schiena, quasi, e faceva un rumorino come di carta crespata, come se ci fosse qualcosa che si spiccicava mentre il collo si stendeva e si stendeva pure la schiena e ho detto a me stessa: ma da quanto tempo cammino curva io? un'illuminazione. Se ci penso, a mente fredda, mi viene rabbia per tutte le amiche che non mi hanno mai detto: vai gobba come una vecchia.


Le ginocchia, adesso le dico anche questa, l'altro giorno sono andata giù a chinino per pulire il forno, e mi sono rialzata e per rialzarmi non avevo bisogno di tenermi stretta al piano. Non so da quanto avevo bisogno di aggrapparmi per tornare in piedi. Pensavo che fossero i miei muscoli a non farcela più a tirarmi sù, invece loro funzionano, eccome. Oddio.


Adesso da lei voglio sapere due cose. E' perché sono abituata a sopportare il dolore da troppo tempo che non mi sono accorta di avercene tanto, salvo che della spalla? e poi cosa ho? perchè qualcosa la debbo avere, no? avrà un nome, dato che lei me l'ha curata questa malattia! Se prendo per poche settimane una medicina e la mia vita cambia così tanto che mi sembra di avere di nuovo trent'anni, qualcosa ce l'ho, vero? Che non è possibile, adesso mi alzo tutta in una volta, ho gli occhi aperti e scendo dal letto. Così!. Appena sono sveglia le braccia si muovono subito, non le devo muovere piano piano e poi non c'è più il formicolio, il dolore. Al punto che mi dimentico pure di avere braccia, gomiti, spalle, schiena. Si muovono tutti insieme, mi basta pensare: sù! e sono fuori dal letto. E come sono leggera, anche! Prima? almeno un quarto d'ora ci voleva solo per uscire dal letto. E poi mi facevo il caffè e lo prendevo piano piano e cominciavo le mie cose, ma credo mi servissero almeno tre quarti d'ora per muovervi un po' bene. Insomma, dicono che il cortisone ti gonfia, io invece mi sto sgonfiando. Pure la faccia avevo gonfia, credevo che fossero gli anni, ma guardi la mia bocca, oh, va bene, forse questa sarà una mia impressione, ma la mia bocca è tornata piccolina, il labbro non mi pende più e anche le rughe sembrano meno profonde.


Ora io voglio sapere cos'ho. Come si chiama questa cosa? questa malattia, è una malattia, certo, che sta passando dopo due settimane di cortisone, questa cosa che mi levava le forze? Sembrava normale avere il dolore e la debolezza, roba da menopausa, cos'è? E soprattutto: tornerà? peggiorerà? Perché non la voglio, sa? se posso vivere senza dolore io questa malattia non la voglio più avere, meglio morire piuttosto.


 Non mi voglio più rassegnare ad aver male, a sopportare il dolore facendo finta che sia facile: se qualcuno mi dice ancora di conviverci IO URLO.

venerdì 18 dicembre 2009

una volta ho detto

che di uomini veramente generosi ne conosco pochi, ma che fortunatamente quei pochi riscattano tutto il loro genere.
mi sembra opportuno aggiungere due ulteriori osservazioni: la prima, che bisognerebbe che le ragazze imparassero a riconoscerli e a non farsi abbagliare dagli stronzi; la seconda, che purtroppo quegli stessi sono spesso infelici prede di mignatte veramente spregevoli. Dove c'è il miele corrono le mosche, si sa.

P.S. poiché sono stata accusata di deliberata incomprensibilità, mignatte è sinonimo di anellidi ematofagi, sanguisughe insomma. che poi mica tutte le mignotte sono mignatte, capiamoci. e mica tutte le mignatte sono mignotte: alcune sono rispettabilissime (?) consorti....

mercoledì 16 dicembre 2009

stanchezza

stanchezza è sostantivo, genere femminile, numero singolare, astratto.
Ma la mia stanchezza stasera è concreta come un pezzo di granito. Mi sta abbattendo. Mi schianterò sul mio letto fra pochi minuti. Non avevo idea di poter diventare tanto stanca.
buonanotte a voi.

lunedì 14 dicembre 2009

lunedì

Ho tenuto spento il telefono mentre facevo ambulatorio, per riuscire a prestare attenzione a chi visito. L'esperienza è da ripetere ad libitum. ho lavorato meglio, sono soddisfatta. Chi ha telefonato ora sarà incazzato. Una ventina di persone, almeno. Ma adesso il telefono è di nuovo acceso, così proprio non riescoa a sentirmi in colpa. Che diamine! Chiedo solo di lavorare in pace.



P.S. per Melina: devo anche tener presente che la persona seduta sulla sedia davanti a me o sdraiata sul lettino da visita è venuta per un motivo e potrebbe avere un problema serio e HA DIRITTO ALLA MIA ATTENZIONE. Guarda, a me rompe pure quando sono dal meccanico che lui risponda al telefono dieci volte prima di stampare e consegnarmi la fattura, figurati come può sentirsi uno che ha il timore di qualcosa di grave e si vede "passare davanti" due telefonate mentre aspetta di sapere da me se il suo timore può essere fondato. Ecco, Melina, bisogna fare attenzione a quel che si chiede ad un medico. Una urgenza che non può attendere tre ore per essere comunicata è una urgenza da pronto soccorso, non da ambulatorio del medico di famiglia, ne convieni?




P.S. Scrittura "creativa": ho rimediato una meritata stroncatura. Lo sapevo che stavo buttando giù una cosa importante negandomi alla scrittura, con la faccia voltata di là. Lo sapevo benissimo, da qualche parte di me. Scrivere non si fa così. Scrivere delle cose di cui scrivo io si fa col sangue, altrimenti è altro. E' diletto, è accademia, è altro tipo di scrittura. E il sangue deve essere il proprio. Ci si apre una vena, si intinge il calamo, o il dito, e si scrive. Facevo finta di non saperlo, ma lo so. Ricomincerò da capo il pezzo, ma prima pescherò un po' di sangue fresco per farmi da inchiostro. E se mi sentirò troppo dissanguata so a chi aggrapparmi, per fortuna.


Sì, ho  ricominciato ad andare a scuola...

sabato 12 dicembre 2009

sabato. tante cose da fare, ma nessuna voglia. vado in posta, attacco un bottone, stiro un po', vado a nuotare e poi a rifarmi i capelli bruciati dal cloro. questa è una delle mie contraddizioni: prima mi rovino i capelli in piscina, poi pretendo di portarli lunghi e lisci, e pure sciolti. domattina golf. pomeriggio teatro. leggerò un po', un giro in libreria, e sarà subito lunedì. M****.

venerdì 11 dicembre 2009

film coi figli

Io ho dei figli caustici. Stasera ci siamo visti un film insieme, uno di quei film belli, commoventi, eccetera eccetera. Recensione del mio grande: a quelli colti le coccole e ai burini la figa. Morale del film: la cultura non ti farà mai avere la figa...
Ma, anche se caustici, hanno colto la scena finale. Bene.

mercoledì 9 dicembre 2009

TERMOLI

Dice la mia simpatica restauratrice, ma perché non scrive mai il nome Termoli? ne parla ma non lo scrive, ecco, io non ci avevo pensato, così adesso lo mettiamo come titolo del post.


Siamo tornati ieri sera, ed abbiamo passato delle ore a rimettere via tutto. Perché non resisto, mi porto a casa di tutto, davvero.


La cicoria germogliata, le puntarelle per dirla alla romana, che ci sono anche qui, ma sono, come dire, le nonne delle puntarelle termolesi, nel senso proprio di vecchiezza. quelle sono appena nate, fresche, raccolte lì per lì, ed io ho cotto le foglie e tagliato a listarelle i germogli e messi nell'acqua fredda e in frigo perché s'arriccino.


poi le castagne. qui li chiamano marroni, ma non sono né altrettanto buoni e neppure altrettanto grandi.


il pane pizza e quello di serracapriola.


i taralli al finocchio


i taralli di natale fatti col mosto cotto e il cioccolato


le ferratelle, quelle morbide e quelle croccanti


i cioccolatini del gelataio in fondo al corso (I CREMINI FATTI CON LA PANNA COTTA DUE VOLTE, A TUTTI I GUSTI COMPRESA LA CANNELLA!!!!!) 


la burrata, le scamorze, che mi sto dimenticando? insomma, a Termoli ci dovete andare. anche d'inverno.


e mica bisogna andare a napoli per mangiare la pastiera e le frolle ricce e non e le delizie al limone e la crostata di ricotta e il pesce, va da sè......

lunedì 7 dicembre 2009

un racconto

c'è un forum, nel sito di un signore un po' strano che scrive e insegna anche ad altri e in questo sito, in questo forum, qualcuno ha postato un piccolo pezzo suggestivo. ci ho pensato, pensato ed ho scritto questa cosa, strana. La metto anche qui. E' un racconto, e forse leggermente disgustoso, una breve esplorazione, si potrebbe andare avanti, credo, ma non so in che direzione. Ho altri pezzi che aspettano di prendere una strada, aspettano tempo, una trama, una soluzione. Intanto ecco questo.


 


"Devo calmarmi. Calmarmi.


E masticare bene e a lungo. Non ingoiare, aspetta, fermati. Dev’essere una poltiglia, lo sai, e anche così si fermerà, orami lo sento, il nodo, stretto.


Devo calmarmi. Non ascoltare. Vuole una rivincita, non si sa di cosa, vuole la sua libbra dalla parte del cuore. Devo, io credo, pagare ancora qualche prezzo. La differenza tra il suo valore, inestimabile, ed il mio, scarso.


Devo calmarmi, ma è un dolore sordo quello che ascolto, se l’ascolto, dietro lo sterno. Vado a sputare l’ultimo boccone, ma oramai è tardi. La saliva mi riempie la bocca, fa esplodere bollicine di muco sul palato, prodotte tanto in fretta da far male, e il nodo non si scioglie.


Devo calmarmi. Se mi calmo si aprirà, dolorosamente sentirò il progresso del bolo, detto così pare più accettabile, ma io so l’aspetto che avrà quando l’avrò vomitato. Se non mi calmo. Presto. È solo un boccone di pane, mezza mela, acqua, ma sarà orrendo. Poltiglia beige con radi pezzetti di mela, spruzzata nella tazza, o forse andrà a fondo, avvolta nel muco, credo che il muco sia pesante, rigurgiterà forse senza neppure acido, e intanto preme dietro lo sterno, fa male, male, ma ancora nausea niente. Io non le metto due dita in gola, maledizione, aspetterò la nausea, il bisogno impellente, e correrò nel bagno, correrò, prima che mi scappi fuori al posto delle parole che non ho detto, della rabbia che non ho sputato, dei colpi bassi che non ho reso, devo calmarmi, devo lasciarmi andare.


Mi lascio andare alla calma, mi lascio andare, ma non riesco. Sarà mai un giorno in cui saprò reagire, saprò fuggire, saprò sottrarmi, saprò vomitare parole e rabbia, e intanto la nausea, eccola, più forte, e la saliva scorre, dovrei sputare almeno quella, ma invece ingoio, fingendo una calma che non esiste, controllo ogni mio gesto, e con ostentata calma ed un sorriso m’alzo, il bagno, mi avvio con calma, con calma, e appena fuori vista volo, presto oddio, presto.


Odio questo stomaco troppo sincero, odio questo corpo violento, me ne vergogno, una sboccata, muco e poltiglia, un’altra, e un’altra, è quasi liquida, io non capisco cosa la fermi sulla soglia di me, come fosse veleno, non c’è più nulla, a parte il nodo, doloroso, fermo, presente.


Devo calmarmi. "


 


NOTA BENE: a scanso di equivoci, visto che qualche amico si è molto preoccupato e mi ha chiesto come sto, come va, eccetera, E' UN RACCONTO, ok? sto benissimo, mai stata meglio, sono un fiore, uno splendore, eccetera eccetera. Baci.