sabato 31 ottobre 2009

ore otto e trenta di sabato 31 ottobre

si va al corso di aggiornamento, olè.
come quasi tutti i sabati da un po' di tempo in qua.
ho voglia di libertà.......

venerdì 30 ottobre 2009

tutti si ha le nostre cicatrici

c'è chi ne fa un dramma, chi attraversa il dramma e sbuca faticosamente dall'altro lato, prendendola in ridere, ma solo di facciata. perché dentro si ride poco.
il mio amico, collega e sostituto in fase di divorzio ed io abbiamo riso molto oggi e parlato molto. ci conosciamo da tanti, davvero tanti anni, e ci stimiamo reciprocamente, e ci fidiamo anche, eppure di alcune cose si riesce a parlare solo "dopo".
lui è nel "dopo", cerca di tirare le somme, e mi sento di dare ragione al prrof sul sadismo di alcune donne, che poi fan le vittime e le professoresse, pure; ma io sono una donna atipica, forse, e strana, e convinta che due torti non facciano una ragione.
ok, questo per fare un brindisi all'amico e collega e sostituto, ad maiora!

il tempo è contato

dovremmo, costantemente, ricordarcelo.
quando rimandiamo incontri gradevoli, quando tiriamo in lungo situazioni senza senso, quando ci rendiamo infelici, quando rifiutiamo a noi stessi le semplice speranza, quando la paura di cambiare ci fa chinare il mento, quando andiamo avanti a testa bassa incontro alla morte scegliendo il raggio meno luminoso, più vicino al suolo, povero di vertigine e d'emozione.
ogni minuto che gettiamo via così è tolto da quel tempo contato.
un abbraccio
Capsicum

giovedì 29 ottobre 2009

ancora un vecchio amico

un grande, vecchio amico ritrovato.
la cosa meravigliosa degli amici veri è la facilità con cui ci si ritrova, la semplicità con cui si riprende l'antica confidenza, la profondità immutata della fiducia reciproca.
sono una persona piuttosto fortunata, da questo punto di vista. Da giovane ero colpita dalla rarità delle persone veramente degne di stima, adesso mi rendo conto che nei decenni non solo ne ho incontrate comunque un numero superiore alle dita delle mie mani, ma incredibilmente conservo la loro amicizia nonostante le distanze, la scarsità dei contatti, la mia colpevole trascuratezza nelle comunicazioni.
fortuna immeritata, per giunta.
bene, me ne rallegro.

sabato 24 ottobre 2009

straziami, ma di baci saziami, anzi no, straziami e basta

Una delle cose che vede il medico, tra le tante schifezze che ogni sorta di paura o di pudore tiene celate dietro le porte chiuse, sono le donne che si lasciano picchiare, maltrattare, umiliare.


Dice ma perché? Perché come i bambini che amano i genitori e quindi trovano per loro ogni giustificazione e si sentono responsabili di ogni possibile cosa, così le donne innamorate trovano ogni possibile giustificazione per l'uomo che le maltratta, e ritengono d'essere in colpa, e persino le ho sentite dire: ha ragione a picchiarmi, lui vuole solo aiutarmi, sono io che sono cattiva.


A volte solo la presenza di un figlio da proteggere apre loro gli occhi, a volte è necessario giungere a maltrattamenti veramente da ricovero per convincerle a sottrarsi al loro aguzzino; a volte ci passano insieme tutta la vita, convinte che si tratti, infine, di una forma d'amore.


Ma la violenza peggiore è quella che non alza le mani, quella che non picchia.


La violenza fisica infine è facile da individuare, isolare, ecco: una sberla, o due, o tante, un calcio, o più d'uno, e i lividi visibili, per giorni o settimane. E infine succede sempre che l'amato bene esageri e che un intervento medico si renda urgente....


Ci sono violenze peggiori. Si può convincere una donna che è brutta, che è stronza, che non vale nulla, che da sola non ce la può fare, che i suoi figli non l'amano, che la sua famiglia d'origine la odia, che il mondo sarebbe migliore senza di lei, che farebbe buona cosa levandosi di mezzo. Si può ottenere pure che lo faccia, di levarsi di mezzo.


Basta volerlo, basta crederci, basta odiare abbastanza, disprezzare abbastanza. Le donne sono generose, credono al giudizio del loro uomo e vi si affidano fino all'autodistruzione.


Ora non vi azzardate a dirmi che non è vero e che esagero, o vi presento una bella, elegante, raffinata donna, molto più giovane di me, che mi ha raccontato la sua storia, simile purtroppo a molte altre storie che ho già visto, già sentito. Glielo raccontate a lei che esagera, ok?


Ma la cosa peggiore, che mi ha ferito più a fondo, è staata la connivenza, non trovo altro termine, di una psichiatra che faceva ai due una "terapia di coppia" nella quale spingeva la donna a sopportare, perchè col suo amore e la sua dedizione poteva "farlo guarire", dice, persino la volta che riuscì a fuggire dopo un pestaggio vero e proprio la incitò a tornare a casa, e lei lo fece, e si prese la seconda puntata delle botte.


Una psichiatra. Avrei voluto sprofondare.


 

giovedì 22 ottobre 2009

casa

torno in questa che dovrebbe essere la mia casa virtuale e non la sento più così mia. non una casa, ma una specie di vetrina; non un luogo dove accolgo persone, ma dove mi mostro. Ecco, mi prende un grande disagio, tale da costringermi a riflettere.
in questi sei anni ho portato il mio mondo qui dentro. Storie di persone, storie di un luogo fisico ben definito, storie di un lavoro difficile e usurante. Storie di tanta gente e, incidentalmente, anche mie. Ma non è mai stata, credo una vetrina per raccontare solo me. Ho sempre sperato che fosse una specie di dono che arrivava attraverso me, come se io fossi una piccola porta attraverso cui potesse fluire una parte della mia realtà sino ad altri, anche molto lontani. Credevo che questo fosse il vero significato di una "traccia" lasciata sul web.
oggi mi sento a disagio, perché temo di aver prevaricato questo spazio saturandolo delle mie emozioni e della mia personale vita, ma non come dono, piuttosto come esibizione.
Non smettiamo mai di modellare noi stessi ed il nostro comportamento. Se siete stati urtati in qualche modo da questa mia virata narcisista vi prego di scusarmi.
da domani cercherò di meditare meglio sui miei post.
forse, da bravo medico, ho nuovamente bisogno d'aiuto.
sono piuttosto malinconica, i compiti mi distruggono. ma più di tutto sono le gimcane tra le scappatoie di mio figlio che mi estenuano e mi fanno venire da piangere. mi dico che evidentemente a lui sono i compiti che fanno venire le lacrime. uffa. uffa. uffa. uffa. uffa. uffa. uffa. uffa.


vorrei essere altrove. vorrei andare a trovare marìa.

cervicobrachialgia destra

tiro fuori il mio termocuscinetto....

mercoledì 21 ottobre 2009

vecchie abitudini, consolazioni consolidate

Uno non dovrebbe perdere alcune vecchie abitudini, tanto difficili da conquistare e tanto facili da smarrire. La solitudine in primis


Mia madre, quando era esasperata dai suoi quattro figli, dal marito, dai quarantadue (eh, esatto, proprio quarantadue) scolaretti che conduceva dalla prima alla quinta, a capo e si ricomincia, dalla "femina de agiudu", dalla "zaracca", e da altra varia popolazione umana a lei confluente, invocava la massima dell'eremita "Ah, beata solitudo, sola beatitudo!".


Che poi San Bernardo non era propriamente un eremita. Lui ci provava, ma lo tiravano in ballo per tutto, lo facevano girare e organizzare e lavorare, e ci credo che poi aspirava alla sua cella, alla sua meditazione, al suo studio. Ho letto da qualche parte che avrebbe negato il valore della ragione e persino dell'uomo, una specie di nichilista ante litteram, nichilista estatico.


Povero Bernardo, che cercava forse semplicemente di spiegare come si pratichi la meditazione, come si raggiunga l'esperienza di unità. Ma già, allora la via occidentale alla meditazione era impastoiata dal cattolicesimo, dal potere temporale, dal denaro. Peccato. (Tra parentesi, mia madre praticava una forma antiquata e semplice di meditazione. Antiquata ho detto, ma antica sarebbe forse più appropriato)


Bene, la solitudine, quindi. Non è certo una condizione facile e ci si giunge spesso perché costretti, senza conoscere la propria fortuna.


 La solitudine è un'abitudine preziosa, ma difficile da conservare. Le sirene meravigliose del contatto umano ce ne distolgono, attirandoci con l'euforia dei sensi, l'ubriachezza esaltante dell'innamoramento, l'allegria dell'amicizia, l'ambivalente, sia pacata che tormentosa, felicità della maternità.


Ma la solitudine si riaffaccia con le sue lusinghe nei momenti difficili, quando la mente vuole raccogliersi, dipanare il filo dei pensieri, contemplare le proprie ragioni e il proprio niente.


Solitudine: la più bella è quella condivisa. Quando si è talmente uniti da poter essere da soli in due.

lunedì 19 ottobre 2009

pragmatismo

Parlavo oggi con una cara amica e le dicevo del dualismo tra passionalità e pragmatismo. Perchè l'una parrebbe escludere l'altro, il calore e la freddezza, l'ardore e la razionalità; eppure non è così, per quanto mi riguarda.


E aggiungerei per mia fortuna. Non credo nelle decisioni prese sull'onda dell'impulso, sull'abbrivio dell'emozione, nella luce dell'entusiasmo o nell'oscurità della delusione. La mia mamma era solita armarsi di una matita ( con accessorio da cancellazione, ovvero gomma) e di un taccuino, ogni mattina accanto al caffè, per fare la lista della spesa, quella delle cose da fare, quella dei buoni motivi per prendere una decisione e di quelli altrettanto buoni per non prenderla. Poi posava la matita e beveva il caffè, e se la decisione era difficile aggiungeva: andiamo a fare i letti (dare la polvere, raccogliere i panni stesi, a seconda) e preghiamo Sant'Elena, patrona delle cose perse e ritrovate, che ci faccia trovare la soluzione.


Suggeriva inoltre il classico metodo del contare fino a dieci prima di dare una risposta; le sue erano sempre educatissime, ma all'occorrenza terribilmente taglienti. Ed infine mi informava, o mi rammentava, di quando in quando di avermi mesa al mondo con la lingua giusto nel mezzo della chiostra dei denti per semplificarmi l'azione di morderla quando stessi per pronunciare frasi non meditate.


Notate bene: non era richiesto che le frasi, le risposte, i giudizi fossero gentili, benevoli o acquiescenti, ma solo che fossero meditati. Potete, secondo mia madre, mandare qualcuno a cuocere nel più fondo girone infernale o augurargli la lapidazione, ma soavemente e rigorosamente a non più di dodici gradi centigradi: temperatura da cantina.


Sarà perché sono nipote di un vignaiolo, sarà per devozione materna, ma sono abitudini che non ho dismesso.


la cosa assurda è che ne vado fiera.

Apnea

Sull'onda di uno stato di benessere fisico e di grazia, nuoto in apnea in questi giorni, settimane, forse mesi. Ho preso un lungo fiato e volo in apnea, pinnata, fonda, velocissima, e solleverò il capo verso la superficie solo quando sarò pronta per prendere fiato. Poi con un colpo di reni terminerò la vasca a dorso.

E rifletterò, riguardando verso l'alto, verso l'aria, il mondo.

Ma mi sento un gran fiato, potrei forse finire la vasca così. A occhi ben aperti per vedere la T scura sul fondo, per non finire in velocità con la testa contro il bordo, per non farmi male.

Non capita spesso di godervi una volata simile, esaltante, emozionante, e terrò il fiato più che potrò, per risalire quasi dolorosamente verso l'alto. L'aria mi aspetterà, paziente.
Col nuovo respiro rifletterò, mediterò, farò. Ma ora nuoto.

domenica 18 ottobre 2009

cosa mi metto?

Vestirsi al mattino è una dichiarazione d'intenti. Un messaggio al mondo.
Stamattina, dopo mesi, per la prima volta mi sono vestita da, non so come dire, da donna invisibile. Nel senso che si vedeva che non me ne fregava niente d'essere guardata. Non da un uomo in ogni caso. Mascolina in modo femminile. Me ne sono accorta quando sono rientrata, guardandomi nello specchio dell'ingresso. Ma uscirò a cena fra poco, e mi cambio, perbacco.
Oggi avevo bisogno di passare inosservata, di nascondermi un poco, e infatti sono rimasta in casa, a parlare coi miei figli, a mangiare con loro, e poi a leggere, a riassettare, ad ascoltare musica.
Domenica tranquilla in maglia e jeans e giacca di camoscio.
Ho lasciato tutto in sospeso. Il lavoro arretrato, intendo. Non è bello, lo so, però tanto rilassante.
Domani rimetterò i tacchi.

sabato 17 ottobre 2009

pianoforte

ecco, io lo amo questo strumento. ne amo il suono, anche se mi rendo conto dei limiti che ha e delle sue peculiarità e anche se apprezzo gli archi e i fiati, in grado di tenere e modulare il suono senza interruzioni; tuttavia le due anime del pianoforte, che possono diventare quattro, volendo, mi affascinano e mi intrigano, mi stuzzicano e mi impegnano nel seguire i due torrenti di note che si legano, sovrappongono, incrociano.

mercoledì 14 ottobre 2009

evviva!....

... posseggo finalmente la dock station per l'ipod. direi che per essere un bagaglino tanto piccolo si sente benissimo.
ed INOLTRE ho il primo libro, appena uscito in due CD, del clavicembalo ben temperato inciso da maurizio pollini per deutsche grammophon e lo sto ascoltando proprio ora.
penso che lo meterò sull'ipod e me lo proterò dietro domani...wow

.... pensate a quanto hanno fatto per rendere tollerabili le nostre vite questi uomini ....

lunedì 12 ottobre 2009

madre pessima e distratta

il piccolo m'ha portato a casa due note, che avrebbero potuto essere evitate se avessi controllato io la sua borsa, ogni sera, cosa che non ho fatto. E se l'avessi interrogato prima di mandarlo a scuola su quel che aveva studiato, altra cosa che non ho fatto. E che vado a fare immediatamente. Al passato non c'è rimedio, però...
leggetevi un libro.

LETTURE NOTTURNE

 L'amico mio Max vuol essere edotto sui titoli dei libri che giacciono accanto al mio cuscino in attesa di avere la mia piena attenzione. E' una buona occasione per darci una riordinata, visto che stanno per superare la capacità di carico del tavolinetto di vetro che uso come comodino.
cominciamo dalla cima della pila:
Piero Buscaroli - Bach - Oscar saggi Mondadori  Interessante, ma richiederà del tempo: pagine 1122, escluse le due introduzioni, la genealogia, il catalogo delle opere e la bibliografia. Lettura in corso.
Brian Greene - L'Universo elegante - Einaudi.  Mi attira molto, ma non l'ho cominciato. E' in pole position.

Tre libri di poesie, già letti, sono lì come dire, per consultazione.
Antonio Machado, una piccolissima raccolta, ripescata non so più dove. Vale la pena di una citazione:


sobre la tierra amarga


caminos tiene el sueno


laberinticos, sendas tortuosas,


parques en flor y en sombre y en silencio


criptas hondas, scalas sobre estrellas;


retablos de esperanzas y recuerdos.


Poi Le Poesie di Cesare Pavese, edito da Einaudi e un doppione, dello stesso autore Verrà la morte e avrà i tuoi occhi, contenuto nel volume precedente. Max potresti chiedermi perchè tengo un doppione, in sostanza, e ti risponderei che non lo so. Sono legata a quel volumetto sottile e mi sembrerebbe di tradirlo se ne leggessi i contenuti nella più corposa raccolta.


Malvio De' Cupin, Fraseologia Kalaritana. Sottotitolo: Mì alle volte a Massimiliano toccandone l'ape di babbo. Edizioni Universitarie della Sardegna. Interessante la biografia dell'autore, uno e trino, nato a Cagliari tra il giugno 62 e il novembre 63, ha conseguito tre lauree in giurisprudenza presso il locale Ateneo, dotato di tre cervelli e sei mani ed, ovviamente, poligamo. Letto, da rileggere quando mi sento giù di morale, una specie di funzione assicurativa.


David Brin - Kiln people  Altro libro in funzione assicurativa. finché sta lì garantisce qualcosa, non si sa bene cosa, e tuttavia...


D. Hofstadter Godel, Escher, Bach: un'Eterna Ghirlanda Brillante. Letto, bellissimo, in attesa di rilettura.


Oriana Fallaci Un cappello pieno di ciliege: raccomandato vivamente  e prestato dalla zia, in lettura, sospesa al momento a pagina 148. Lettura leggera, da riservare a quando non hai voglia di pensare. In altre parole si può leggere a cervello spento. Come molta della produzione dell'autrice. Carino.


Cornelia Funke Cuore d'Inchiostro Bel libro per ragazzi, come tutti i bei libri per ragazzi è molto adatto agli adulti intelligenti. Letto, piaciuto assai, ci sono delle parti che vorrei rileggere, ma forse attenderà invano, visto l'affollamento.


Gustavo Zagrebelsky - Contro l'etica della verità - Laterza. Letto, raccomando a tutti di seguire il  mio esempio. Forse si capirebbe che tipo di persona viene nominata come membro, e Presidente nella fattispecie, della Corte costituzionale, e forse certe affermazioni di un Primo Ministro, totalmente felicemente e inconsapevolmente  privo di senso morale, sarebbero valutate per quel che sono. Che poi io sono profondamente innamorata di Zagrebelsky,  pur non sapendo neppure che faccia abbia, ma la struttura del suo pensiero è irresistibile.


Piergiorgio Odifreddi - La Repubblica dei numeri: questo è un prestito divertente. Lo zio, marito della zia di cui sopra, ha tentato di appiopparmelo in sostituzione del successivo, e la nipote ha elegantemente preso entrambi. Lui c'è rimasto molto male, temeva di perdere per sempre il volume appresso citato. Si fida di me, ma in fatto di libri... non si può mai sapere...


Marcus du Sautoy - Il mistero dei numeri primi. Letto quasi completamente, mancano una ventina di pagine; bello, affascinante, emozionante. (c'è pure un capitolo sul 42). Da restituire, ohimè.


Germana Schiassi Le variazioni Golberg  In attesa di lettura. Volumetto sottile, argomento per me interessante, ma Buscaroli ha la precedenza.


R. Heinlein Lazarus Long, l'immortale  . Traduzione italiana di  time enough for love, letto e riletto e riletto e riletto... sta lì perché me lo ricordai mesi fa, mentre scrivevo una lettera che si rivelò poi importante, e così lo ripresi in mano. Bel libro.


Fabrizio De Andrè Il canzoniere a cura di Claudia Gatti. Uno potrebbe chiedersi che ci faccia con un libro di canzoni. (comunque non sono solo canzoni, non secondo me). Sta lì perché mi piace aprirlo e leggere e canticchiare, così, che sia "Non ha più la faccia del suo primo hashish, è il mio ultimo figlio, il meno voluto" oppure "Umbre de muri, muri de mainè, dunde ne vegnì, duve l'è ch'anè".  O "Che bell'inganno  sei, anima mia, e che bello il mio tempo, che bella compagnia": questa te lo dico da dove viene: Anime salve, ovvero anime solitarie, come me, come noi....


Paolo Pillonca Il silenzio e la parola, sentieri dell'anima sarda. Non so come sia, aspetta di essere letto, francamente è un po' in coda.


Allen Carr  E' facile controllare il peso se sai come farlo. Letto a metà. Interessante, ma menzognero. Io so come farlo, ma non lo controllo lo stesso, mannaggia!





domenica 11 ottobre 2009

la campagna riprendiamoci i libri continua

Anche stasera evito la trappola della rete e, dopo un breve giro di saluti e convenevoli, mi rifugio nel mio comodo letto con un libro. Più di un libro, per la verità.
Il mio comodino ospita una vera montagna di libri, alcuni da leggere, altri in lettura, altri da rileggere prima o poi. Mi infilo tra le coperte e ne scelgo uno.
Buonanotte blog, buonanotte e buona lettura a tutti.

venerdì 9 ottobre 2009

Ieri mi sono detta: ...

.... mattina libera, che bello, faccio questo, faccio quello. Poi ho buttato l'occhio su un certo ripiano di un certo scaffale, ho sospirato e adesso sono qui che lavoro. Ne avrei per tre giorni.... Il fine settimana è andato. Ma almeno quel tale ripiano di quel tale scaffale sarà sgombro, per un po'.

mercoledì 7 ottobre 2009

donne amareggiate

Ok, stasera una signora mia coetanea mi raccontava quanto le aveva comunicato il marito, anni 57, amoreggiante con collega ventitreenne: "ah, sì, tu sei ancora una bella donna, ti vesti bene, sei piacente, ma io ho bisogno di una ragazza giovane, perché con te mi sento vecchio. Però ti voglio bene".


Si apre la porta, si chiude la porta, altra signora, stesso decennio d'età: "ah, dottoressa, sa come sono i mariti, io non voglio sapere, meglio non farci caso, meglio chiudere gli occhi, perché ci sono i figli, non li dobbiamo deludere, e poi ci ritroviamo da sole e non è bello stare da sole."


Si apre la porta, si chiude la porta, ecco la figlia della Bella Signora Indomita, dieci ani di meno, un pochino più morbida: "gli uomini, dottoressa, sono meravigliosi dalla sera alla mattina, ma dalla mattina alla sera preferisco stare da per me; eh sì che voglio essere innamorata, ci tengo, però..."


Si apre la porta, si chiude la porta, questa signora ha qualche anno di più, poco oltre i sessanta, e sa di essere molto malata: "non è il caso di farsi illusioni, dottoressa, appena non ci sarò più si troverà una slava, e la tratterà molto meglio di quanto ha fatto con me, e le darà tutto quello che ho messo da parte col mio sudore in questi quarant'anni. Che vuole? gli uomini questo sono, deboli e pronti a dimenticare, ma non importa, io non sarò lì a guardare"


Si apre la porta, si chiude la porta, questa ha pochi anni più di me, ha perso la testa per un elegante signore vedovo al punto da lasciare il marito per il rimorso d'essere follemente innamorata d'un altro, e il maturo amante l'ha immediatamente abbandonata: "questo, dottoressa, io non l'avevo capito, voleva farsi una scopata tranquilla e gli andavo bene solo da sposata, ed io che gli scrivevo delle lettere da Liala, ed io che lo credevo tanto superiore, ed ora la cosa che mi ferisce è d'essermi tanto sbagliata".


Ecco, io, Capsicum,  sono una persona fortunata, sono circondata da gente che mi ama e forse per questo mi scopro francamente incredula e interdetta nel contemplare questo triste spettacolo della varia umanità: ma la mezza età è davvero quella delle debolezze, della paura di invecchiare e di morire, del terrore della solitudine, o è solo un'infilata di coincidenze sfortunate in un pomeriggio d'ambulatorio affollato?


 

martedì 6 ottobre 2009

ah, l'anonimato!

Il bellissimo, meraviglioso, il top del blog è l'anonimato.


Quando ero non giovane, ma piccola, tenevo un diario. Avevo credo l'età del mio piccolo, forse meno. Mia madre andava a leggerlo di nascosto.


Lo bruciai. Platealmente, in giardino, dentro una bagnarola di alluminio, un foglio alla volta. Insieme al diario finirono i miei racconti: la partita a scacchi, la storia del mio gatto, alcune poesie sui suoni di giorno e quelli di notte, persino una canzoncina su una poesiola di Kipling. E i disegni. Tutto. NON MI AVRETE SENZA IL MIO PERMESSO. NON MI AVRETE PER FORZA.


Non ho più scritto nulla per una decina d'anni. E il vizio di bruciare quel che scrivevo m'è rimasto. Non scrivere quel che non vuoi sia letto, è da allora sempre il mio motto quando prendo una penna o affronto una tastiera.


Una che, come me, scrive un blog che non è propriamente anonimo, deve per forza mantener fede al quel motto. Che fare allora delle zone in ombra? A volte lievitano come una brioche, come un babà, come la pasta madre pronta per il panettone, e strappano l'involucro, indecenti.


Emma Viti, pittrice e grande esempio di arte terapia, si innamorò del mio lievito madre. Lasciamolo straripare.


Ma straripando invade spazi altrui, deborda, forza, sospinge. Ecco, è un limite, questo, che sto sempre attenta a non superare. Dolorosamente, a volte. Non occupo gli spazi che non mi vengano esplicitamente offerti, ma non senza soffrire.


P.S. dodici anni, ed ero Capsicum allora come ora.

lunedì 5 ottobre 2009

Raccontare

Questo si fa nel mio blog, raccontare.


Quel che si faceva mentre si cuciva o si ricamava, mentre si sbucciavano i piselli o le fave, mente si smallavano le mandorle o mentre si faceva fregula. dalle mie parti sapersi raccontare a tutti era una dote apprezzata, si diceva di una che era in grado di "fare fregula con tutti", ovvero di godere dell'altrui compagnia.


Raccontare, ma cosa? Tendenzialmente sono una persona senza segreti, ecco perché m'è facile parlare e stare insieme alla gente. Tendenzialmente. Ma vorrei avere qualcosa da raccontare, oggi, in fondo ad una giornata lunga e faticosa, dopo una notte insonne e prima di una mattina che potrebbe essere ancora più faticosa.


Ebbene, domani vado a proporre ai miei ragazzi un lavoro tendenzialmente nuovo, ne ho trovati una quindicina di lavori simili in pub med, ma nessuno nell'ambito della formazione, il che non significa che non sia stato fatto, ma solo che non è stato pubblicato. Eppure non si tratta di nulla di difficile, di nulla di strano, lo faranno molto bene e si divertiranno, soprattutto. La gente sottovaluta questa cosa del divertirsi.


Anche persone splendide, che hanno ben presente il concetto, si divertono solo a patto di vincere la gara. Ecco, io la capisco questa cosa di vincere la gara, mi fa pure tenerezza, ma mi pare anche esagerata se estesa ovunque. Amo giocare, e mi piace vincere, anche. Sono entusiasta se posso vincere, ma se perdo mi diverto pure. E perdo, perché coi giochi facili non mi diverto.


Li voglio difficili, voglio che esista concreta la possibilità di perdere, altrimenti non è un gioco, è un compitino. E' contabilità di routine. No, voglio indovinelli difficili, giochi complessi, voglio sentirmi speciale se vinco, e quando vinco, e voglio che perdere sia comunque onorevole, perché se un gioco è complesso, perdere è una cosa che non comporta certo disonore. giochi.


Stasera ho prenotato un lungo fine settimana durante il quale probabilmente giocherò. oh, non giochi d'azzardo: enigmistica, giochi di ruolo, strani giochi legati alle parole, alle figure, alla logica, tutte cose in cui io sono solo una praticona, dilettante entusiasta. Spero tanto in un fine settimana molto sereno, fra sei settimane. E che domani ogni cosa vada bene. Perché qualcosa di difficile da fare c'è.

sabato 3 ottobre 2009

Orazione funebre

Oggi ero al funerale dello zio.


Ok, io sono strana.


E i miei cugini, l'ho detto altre volte, sono strani. Un giorno qualcuno scoprirà la genetica delle stranezze, ma intanto vi racconto dello zio e del suo funerale strano.


Ecco, se voi foste stati lì vi sarebbe sembrato un funerale molto normale d'un vecchio signore, con un paio di vecchi ed un folto gruppo di nipoti più o meno posizionati attorno alla quarantina (che poi siamo tutti un bel poco più anziani, ma di stoffa buona). Giunti all'orazione, il simpatico frate comincia a raccontare la vita del Bepin, e di come si inventò la famosa attrezzatura per disegnare i modelli, e delle scuole di taglia e cuci che faceva con le suore missionarie, e dell'agenzia di posta che poi aveva venduto, e della caccia e dei gatti randagi. Tutto vero, un lavoratore, un uomo serio, ed io mi chino verso mia cugina e sussurro: ma delle cose birichine al frate non gliene ha parlato nessuno, vero? e lei comincia a ridacchiare  e un paio di nipoti si voltano e ridacchiano e mia cugina dice: è perché era tanto bello, e un'altra dice no, è perché era tanto alto, e la prima cugina: era un metro e novanta? e l'altra: oh, poco più o poco meno, e io rincaro: ma era per via ch'era così elegante e profumato, e un cugino borbotta: e ci sapeva fare. Sì, dice la prima; aveva dei bei modi, sempre così generosi e gentili, e qualche nipote maschio ridacchia anche lui sulla parola "gentili": oh, sì, molto gentili!


 E poi, mentre la salma se ne andava a Mantova per essere cremata, noi siamo andati a brindare allo zio e a mangiare biscottini, e a fare chiacchiere, e ricordare le notti d'inverno a Lerino, senza riscaldamento e con il solo camino, e la polenta con lo scopetton, e la zia che disquisiva sulla differenza tra l'aringa femmina e lo scopetton, e il cugino che invitava a prendere esempio dal suo babbo, che s'era sempre divertito e cosa vuoi di più? vivere a lungo? pure a lungo è vissuto!


Quando siamo uscite io e la cugina più piccola, parlavamo ancora di come gli altri zii lo prendessero sempre in giro, e lui tranquillo li lasciava dire, un signore, dice lei, tra le iene. Poi la cugina parte con la cinquecento celestina ed io rimango a pensare e mi ricordo.


Ogni domenica andavamo a casa sua, io e la nonna, per fare da sparring partners alla zia e alle sue due amiche in interminabili partite a scala quaranta. Si giocava a soldi, cinquanta lire ogni carta. La nonna aveva cura di perdere ogni volta non meno di cento e non più di trecento lire; mi istruiva perché non vincessi MAI più di duecento lire. "se vinciamo noi, mi spiegava, non ci chiamano più e a me non va di passre le domeniche da sola". Così verso metà del pomeriggio faceva un rapido calcolo e cominciava a perdere; poi calcolava le mie vincite e corrugava la fronte. E dovevo perdere, o costringevo lei a perdere anche le vincite mie.  Uh, come mi costava lasciare le monetine guadagnate!


Una domenica arriviamo e troviamo la zia chiusa in camera. La nonna insiste per entrare e lei comincia a parlare, sempre più concitata e poi sfuria proprio. Quel disgraziato, quel fedifrago, quel ridicolo pagliaccio! S'è tinto i peli del petto! E non solo del petto!


Oh, credo che fosse vicino ai sessanta allora, bello e alto e prestante e coi capelli tutti neri, solo qualche filo di grigio alle tempie, ma s'era imbiancato dal collo in giù. E la sera prima era rientrato ritinto.


Niente scala quaranta quella domenica, solo irosi rimbrotti, discussioni, tante sigarette e tanto caffè. Alla sera l'altro zio ci accompagnava a casa in macchina, la nonna seduta davanti ed io sul sedile dietro. "Credo, disse la nonna, che oggi tua sorella abbia fatto una vera scena isterica immotivata."


"Ah,no, dice lo zio ridendo, il motivo c'è e lei lo immagina, anche se non lo sa". e sempre ridendo passa a spiegare.


Il Bepi aveva, la settimana prima, intortato una giovane donnetta dichiarandosi un maturo quarantenne (siii, meno venti, e che sarà?); ma, giunti alla stretta finale, la fanciulla, non essendo sufficentemente oscura la location, aveva constatato il biancore del pelo e l'aveva respinto e deriso, dandogli del vecio.


Rientrato in sede aveva rimuginato. E rimuginato. Poi, deciso, s'era rivolto ad una vecchia amica, ex tenera amica, pare, di professione parrucchiera. Costei, con l'aiuto d'una valida assistente, l'aveva accuratamente e ubiquitariamente colorato. Ma, aveva confessato imbarazzato al cognato, aveva preteso d'essere pagata, anzi AVEVANO ENTRAMBE  preteso d'essere pagate. Razza di pirla, chiede il cognato, e quanto ci hai dato? Ah, magari, risponde lui, in natura han voluto essere pagate.... e lì per lì! Una faticata.....


Un'altra volta s'era innamorato. Innamorato proprio, disperato, al punto che mio cugino, disse la nonna, impietosito, era giunto ad intercedere con la di lui lei dopo una rottura per una litigata e stabilito in un orologino d'oro il prezzo della riconciliazione, entusiasticamente pagato.


La zia discuteva a lungo con la nonna la questione: cos'ha costei, cos'offre ch'io non possa dare?


Ah, dice la nonna, mia cara! Fa la cassiera in un cinema coi film vietati! E certo li guarda, e sai, guardando s'impara...


Così dopo altre discussioni, le pragmatiche signore decidono una serie di spedizioni. Infrasettimanali, per evitare "la folla", e mia nonna, in quanto anziana signora, farà da scorta. Ma sorge un problema: la nipotina in vacanza estiva dalla nonna, che se ne fa? diciotto non li ha ancora, e neppure sedici per la verità, però è alta e prosperosa. Ah, decidono le suffragette, la vestiamo con un vestito da adulta, la pettiniamo un po', e poi, aggiunge la nonna, così impara anche lei, che per tenersi un uomo al giorno d'oggi, saper qualcosa in più male non fa.


Così quell'estate, in cinema semivuoti, mi sono vista una serie di film non soltanto vietati, ma porno proprio, di quel porno anni settanta che oggi fa sorridere, è vero, ma sufficiente a darmi una solida base teorica per quando, anni dopo, avrei praticato il nobile sport che non è il pugilato.


Debbo dire che neppure una volta in quei cinema vietati ai diciotto mi chiesero la carta d'identità ...