martedì 29 settembre 2009

c'è sempre da fare ....

... sempre: c'è sempre chi resta e sta male, soffre, e non si dà pace, c'è chi chiede aiuto e chi non riesce a farlo; c'è chi muore e chi resta.


Sapete che per cremare una salma a Bologna bisogna che il defunto fosse iscritto, da vivo, alla So.Crem? Chi non lo era andrà cremato a Ferrara o a Mantova, nel primo crematorio disponibile. Poi, un funerale costa quasi quanto un matrimonio, allora magari uno decide di disperdere le ceneri.


Per disperderle nell'apposito campo della Certosa di Bologna ci vogliono duecento euro; invece ve le potete portare a casa gratis, ma dovete dichiarare dove le disperderete. Però, se avete già un morto in una tomba, potete mettergli le ceneri vicino.


La signora straordinaria del post precedente sarà tumulata domani insieme alla madre quasi centenaria che ha accudito fino a un anno o due prima di morire lei stessa. Ah, e sua sorella stamattina ha rifatto i conti con me, e gli anni erano dodici e mezzo, e l'oncologo, il SUO oncologo, avvisato della morte, ha commentato: mia cara signora, il miracolo è finito; ma dovrebbe consolarvi il fatto che le abbiamo donato almeno cinque anni.


Cinque anni, aggiungo, bene spesi, con altruismo, con abnegazione, cinque anni in cui lei, gravemente malata ma indomita, ha assistito in casa la vecchissima mamma con l'Alzheimer, ha aiutato la figlia a crescere il nipotino. Cinque anni in cui è stata il pilastro della sua famiglia, come per tutta l'intera sua vita.


E ora, dove lei era c'è la sua assenza, pesante, che grava sulle anime di chi l'amava, il dolore travolgente per cui ho solo delle parole e un po' di serotoninergico e qualche goccia di tranquillante. Poco più di niente, in confronto con l'enormità del dolore, con l'inesorabilità della fine.


P.S.: Ottonieri, hai ragione, come al solito: poco più di niente è meglio di niente. Forse persino molto meglio di niente. Ma se cominciassi a misurare le cose che faccio invece che quelle che non faccio, guarderei indietro e non avanti, sarei ferma e non percorrerei più la strada su cui invece voglio camminare. La strada che è la meta.

domenica 27 settembre 2009

mi è arrivato un sms ...

... dice: dottoressa mi dispiace doverle dire che la mamma è deceduta domenica. 




A voi non dice mica nulla questo sms, per me sono dieci anni di lavoro e di lotta e anche di coraggio e dignità e non arrendersi mai.
Perchè dieci anni fa , anzi undici anni fa c'è stato un cancro al colon, operato con successo e allora, come chi ha avuto direttamente o indirettamente quest' esperienza sa, sono cominciati i controlli. Tac addome, tac torace, esami del sangue, visita, a capo, tre mesi dopo tac addome tac torace esami del sangue, visita,a capo, altri sei mesi tac torace eccetera eccetera...



alla fine dei tre anni, quando in genere ci si sente un pochino meno insicuri, ecco che troviamo un nodino al polmone. cinque millimetri. oh, cinque millimetri, chiaro?
ah, dice il radiologo, ripetizione! ripetizione vorrebbe significare metastasi, non sanno più cosa inventarsi per non far capire troppo in fretta al malcapitato cosa gli succede. Ma per essere sicuri, troviamo unchirurgo toracico che va a biopsiare, e non è una ripetizione: è un cancro nuovo, polmonare stavolta. Così si opera e lo leviamo.


Bene, direte voi, bella fortuna; eh, una fortuna, forse, e per altri cinque anni andiamo avanti con tac, tac, tac, pet, pet, pet, e pare una canzoncina da bambini, al penultimo controllo, cinque anni meno qualche mese, le tac non sono più negative. Si riopera. Si fa la chemioterapia. Per un po' funziona, poi riparte: e vai con la seconda linea di chemioterapia. e lui riparte. A questo punto gli oncologi del centro a cui afferiva la scaricano.


Ma il SUO oncologo (sapete, esistono personaggi così, oncologi che ci fanno carico del paziente e lo curano come se fosse la sua mamma, il suo babbo, un vecchio amico, senza mollare mai, in una specie di guerra personale) trova una terapia con un anticorpo monoclonale che funziona, ferma le metastasi ossee, ma la mutua non glielo vuole passare, così lo comprano in Svizzera: tremilacinquecento euro al mese di solo farmaco; pagano i farmaci per tre mesi, poi l'oncologo trova il modo di convincere la casa farmaceutica a fornirlo gratis.


Si va avanti così per due anni, poi anche questa terapia fallisce; ne esiste una nuova, ma non in Italia. Bisogna andare negli USA. Ci va. Le fanno spendere mille e cinquecento euro per visitarla, poi le dicono che la terapia costa cinquantamila euro anticipati, la signora ci pensa, le avevano detto che sarebbe potuta entrare in uno studio sperimentale con al terapia gratuita e doveva sostenere solo i costi dei viaggi e del soggiorno, a questo punto telefona al SUO oncologo che ha contattato mezzo mondo e le dice di tornare, c'è una seconda possibilità.


La possibilità è a Bruxelles,e con una documentazione appropriata la sanità pubblica dovrebbe pagare le terapie. Ma il centro oncologico, quello che l'ha scaricata, non fa la relazione; allora la signora va a parlare con il primario, con una testimone al seguito, e non vi racconto tutto, insomma ci si riesce, la Regione le passa le terapie, la signora va avanti un altro anno, più o meno.


Fatemi fare il conto: tre anni di controlli dopo il cancro al colon, poi quattro e mezzo dopo quello al polmone e fanno sette e mezzo, poi due anni di chemioterapie convenzionali e un anno di terapie sperimentali. Fanno quanto? dieci anni e mezzo?



L'ultima volta che l'ho vista mi ha detto, no, non l'ultima volta, quella volta lì parlava a fatica, l'ultima in cui stava ancora benino, mi ha detto sì, dottoressa, ma sono tanto stanca, sono così stanca che non so nemmeno se ne vale la pena.



E io rimango con la sensazione di non aver fatto abbastanza, e non ho il coraggio di chiamare la figlia.
Questa è una delle mie pecche peggiori: non riesco a parlare quando provo una forte emozione. Ammutolisco. E' una delle cose che sto imparando, che DEVO imparare a fare. Così lunedì telefonerò; e mi piglio l'impegno di riferire.




venerdì 25 settembre 2009

mio marito ha letto ....

... il racconto con cui ho tormentato un sacco di gente negli scorsi mesi. L'ha fatto quando non era più rilevante che lo facesse, visto che l'avevo già spedito, e meravigliandomi non poco, dato che è la prima volta che legge qualcosa scritto da me.
E ha detto: sai, cosa debbo dirti, è piuttosto insulso, senza capo né coda, insomma, complimenti per la fantasia, davvero, ma proprio una roba priva di senso, sai.

ok, così imparo. che comunque se l'ha letto è solo perché di questi tempi si sente insicuro e mi vorrebbe compiacere. vi chiederete come sia quando non cerca di compiacermi.....

giovedì 24 settembre 2009

capsicum ha realizzato....

...improvvisamente che a meno di una sgobbata furiosa non riuscirà a mantenere i suoi impegni. Adieu, signori, statemi bene.

martedì 22 settembre 2009

lunghe giornate

ci sono giornate che sembra non finiscano mai, in cui vorremmo essere altrove, a fare altre cose, e ogni minuto di lavoro, ogni incombenza sembra aggiungersi all'altra in un elenco infinito, tanto che vorresti avere un posto e una scusa per filartela; s'è capito che oggi è uno di quei giorni lì, vero? E lo sarà fino a stasera. Ok, vado avanti, una cosa per volta.

un dolcino per un bimbo

L'Artusi ha una ricetta che si chiama "Un uovo per un bambino". Trattasi semplicemente di uovo sbattuto con lo zucchero, e sin da piccola ho pensato che si trattasse dell'unico modo possibile per sbattere un uovo con lo zucchero. Naturalmente mi sbagliavo.


La prima volta che lo preparai a mio marito, egli inorridì e rifiutò d'alimentarsene. Seppi, più avanti, che nella sua concezione di vita un uovo sbattuto con lo zucchero era un uovo intero, scocciato in un bicchiere, e rimescolato brevemente con un mezzo cucchiaio di zucchero, fino ad ottenerne un liquidino giallognolo, dolciastro e brodoso. Che pare nella sua famiglia piaccia. Boh...


Per noialtri, sardi ma artusiani nell'animo, il tuorlo va separato dall'albume, messo in una tazza e montato finemente con lo zucchero fino a che non scompaiano completamente i granelli dello stesso ed il composto, giallo pallido e spumoso, non "scriva". A questo punto, da parte, due forchette abilmente manovrate trasformeranno l'albume in una neve candida e fermissima che andrà incorporata, un poco per volta e con grande delicatezza, al tuorlo montato. Questo è "L'uovo per un bambino", rigorosamente accompagnato da biscottini o da fette sottili di pane tagliate a striscioline.


Ma il mio "bambino", stasera, in ansia per un esame difficile, non voleva un uovo, voleva un dolce. Quindi ho aggiunto all'uovo 20 grammi di farina, 60 di zucchero, mezza bacca di vaniglia e 250 grammi di latte ed ho cotto il tutto ottenendo "un uovo per un bambino grande", ovvero una tazza di crema pasticcera. Ottimo viatico per una notte di sonno pre esame, provare per credere.

domenica 20 settembre 2009

Un gran brutto carattere.

Oh, io non concedo facilmente la mia amicizia. Cordialità, di quella ne ho per tutti, buone conoscenze ne ho pure tante, ma che io mi spinga fino a definire "amica" una persona è veramente raro. Che poi giunga a frequentarla, ebbene, succede davvero poche volte. In questa città, in cui peraltro vivo quasi da trentadue anni, penso di avere, al di fuori della cerchia familiare, quattro amici; forse tre, da domani.


Debbo riconoscere che persino così talvolta ho il grande dispiacere di una delusione e, a mio disdoro, che ne soffro molto e solo negli ultimi anni ho imparato a cercare chiarimenti anziché chiudere semplicemente e rapidamente i rapporti.


Porto persino rancore, faccio fatica a dimenticare, per la verità non solo faccio fatica, ma non dimentico proprio, anche se ci passo sopra ai fini pratici. Neppure coi familiari riesco ad essere, in cuor mio, magnanima. Oh, lo vorrei, mi piacerebbe, sarei fiera di poterlo essere, ma no.


Un gran brutto carattere. Quando dico che "non sono buona" chi mi ascolta non afferra la profonda rispondenza al reale di questa affermazione. Non significa che io pratichi la cattiveria, cerco di astenermene, ma ... Così nelle prossime ore saprò se sono incappata in un equivoco oppure se ho scambiato per amicizia un rapporto assai più superficiale. Incrociate le dita.

si trovano persone incredibili in rete

per strada non ti basterebbero dieci vite per trovarli.
ora mi direte che cosa ti viene in mente, caps?
lo sapete tutti che è così. la maggior parte di voi non mi ha forse trovata qui? a parte mio fratello, che lurka sempre, lo so, ottonieri, ziacris e pochi altri...
grazie, Rete, e buonanotte e buona domenica a tutti.

sabato 19 settembre 2009

libri: meglio del sesso?

Questo l'ho scritto quasi tre anni fa e l'ho scritto, come si dice, col cuore.



"Io ci ho un lavoro con i libri, un lavoro che chi non ce l'ha non può capire. E intanto non può capire il nonbolognese cosa vuol dire questa frase. Non è che io lavori coi libri, no. No, magari. Ci ho un lavoro vuol dire quella roba che stringe e si posiziona a livello del cardias, tra l'esofago, lo stomaco, sotto il diaframma, più o meno al cosiddetto plesso solare, quella roba che quando vedi un libro, o lo annusi, o te lo ricordi, ti fa partire un che che ti spegne le altre funzioni cognitive, ti distoglie da altri tipi di realtà ed esperienze, ti compulsa, ti obnubila, ti ossessiona. Non c'è mica naloxone per questo. Una malattia, forse. Oppure un passaggio dimensionale, un wormhole, un corridoio spaziotemporale, un che capace di risucchiarti e avvolgerti, deliziarti o terrorizzarti, in una concentrazione totale ed esclusiva, che ti lascia sfinito o rinvigorito, e comunque con una specie di strato in più, dopo, come una conchiglia con un briciolo di madreperla aggiunta, o un tronco con un altro anello, il lettore compulsivo cresce a strati come una cipolla, ecco."


 Ora ho appena finito di leggere un libro che ho cominciato giusto sei mesi fa.


Ma mica è stata una lettura, no. Un corpo a corpo.


Ci ho lottato, mi ci sono avvinghiata, l'ho trascinato con me fra le lenzuola, mi ci sono appartata nelle toilette, nelle salette sul retro dei bar; l'ho stropicciato, palpato, gli ho lasciato ovunque dei segni, e talvolta mi sono svegliata di notte per afferrarlo, ghermirlo, contemplarlo.


L'ho tenuto stretto in vacanza, nelle pause del lavoro, l'ho persino ritratto, a matita, durante una conferenza. Ed ora, dopo aver consumato fino in fondo questo interminabile amplesso, mi sento, non so come mi sento.


 Lo guardo, lo assaggio ancora qui e là, avida, pronta a ricominciare. Che io poi non ci ho mai messo sei mesi a leggere un libro, neppure Proust mi ha impegnata tanto. E sono soddisfatta, sì. Che libro? Questo.

venerdì 18 settembre 2009

e non ci scordiamo neppure di questo, prego

LEGGE SULLE CURE PALLIATIVE APPROVATA ALLA CAMERA - Comunicato congiunto SICP-FCP


“ NON BASTANO I PRINCIPI, OCCORRONO CONCRETI PASSI AVANTI”


 Il ddl sulle cure palliative approvato oggi alla Camera è il frutto dello sforzo per trovare una sintesi legislativa su questo tema che va avanti ormai da mesi.


Siamo di certo contenti che il voto sia stato bipartisan, e non possiamo che auspicare che la stessa cosa accada al passaggio del testo al Senato. Alla SICP e alla FCP, espressione e voce di chi ogni giorno si trova a curare la sofferenza e il dolore dei 250mila malati, che ogni anno nel nostro Paese vivono la fase terminale, sia in ambito medico che in quello del volontariato, preme però ricordare che questa legge (di cui attendiamo di vedere la versione definitiva approvata oggi con i relativi emendamenti ed ordini del giorno), per essere davvero efficace, non deve limitarsi alle affermazioni di principio, ma deve ribadire alcuni concreti punti fermi:


• la necessità di realizzare una rete che integri hospice e assistenza domiciliare ed ospedale con standard di qualità su tutto il territorio


• la formazione dei medici alla pratica delle cure palliative e il riconoscimento della professionalità acquisita in questi anni da molti professionisti direttamente sul campo


• la volontà di portare avanti una ricerca di qualità nell'ambito delle cure palliative e della terapia del dolore cronico.


Nel ribadire questi principi per noi fondamentali, su cui continueremo a vigilare e su cui auspichiamo che il passaggio legislativo al Senato porti a dei perfezionamenti, accogliamo infine positivamente la definitiva semplificazione della prescrizione degli oppiacei, già sancita attraverso il decreto ministeriale dello scorso giugno

nati poveri, morti soldati

 siamo nati poveri, alcuni di noi, e ci ricordiamo l'angoscia che ci aspettava ogni mattina, appena messi i piedi fuori dal letto, e altri che non sono nati proprio poveri, ma in mezzo ai poveri, se la vedevano vicina la stesa angoscia, tanto da temere che da un giorno all'altro potesse riguardarli direttamente, come riguardava gli amici, i parenti, i compagni di scuola.
siamo nati dignitosi, pure, abbastanza da ricordare che tra fare le guardie e fare i ladri era più onorabile la prima scelta, pure se non altrettanto remunerativa e ugualmente rischiosa.
e siamo nati fieri tanto da credere che, se qualcuno bisognava servire, era meglio servire lo stato piuttosto che uno spocchioso padroncino o, infima scelta, un boss.
e siamo nati pure un po' ambiziosi, tanto da credere che valesse la pena di fare sacrifici personali per offrire ai nostri figli (figli, sì, abbastanza generosi da avere dei figli, dimenticavo) la serenità che avremmo voluto per noi stessi.
Il punto è: abbiamo abbastanza coraggio da ricordarcelo? se non ce l'abbiamo è ora che cominciamo a darcelo, perché aveva torto don Abbondio. Il coraggio, se uno non ce l'ha, se lo può dare.

giovedì 17 settembre 2009

strane mattine

questo cambio di stagione mi fa sentire strana. fino a che rimango abbronzata mi sento fuori posto con l'impermeabile...

mercoledì 16 settembre 2009

se

 Comunque, se la gente non fosse così irrimediabilmente vigliacca... non ci sarebbe bisogno di testimoni. Per dirne una.

ho mancato...

... un quasi appuntamento. Un quasiappuntamento è un po' come un noncompleanno. peccato, ma ci sono molti più quasiappuntamenti che appuntamenti.... una vera fortuna, no?


Però, che rabbia. No, che dispiacere. Il fatto è che siamo legati a questa dimensione del tempo, forse per via dello scorrere delle nostre reazioni biochimiche.


 Voglio dire, non puoi costruire una roba tutta con reazioni biochimiche, che hanno un ben determinato verso di svolgimento temporale, e con eventi fisici che pure hanno un verso temporale, e poi è chiaro che quella roba, quell'oggetto lì, rotola lungo quel verso temporale ineludibilmente, come la famosa linea, l'omino che si srotolava su una unica linea nella pubblicità delle prime pentole a pressione lagostina. Lungo una singola linea, lungo una singola dimensione del tempo.


Così due oggetti di questo genere scorrono lungo la medesima linea temporale; più o meno la medesima: io non giurerei che le linee temporali siano esattamente sincronizzate; il mio amico Sandro sostiene da sempre che non capisce come nelle mie giornate entri una tale quantità di roba, sostiene che è assurdo, e che gli ispira una specie di terrore. Lo sostiene da circa trent'anni, mica da ieri. Tuttavia la mia percezione è quella di una stagnazione. A me pare di poltrire per la maggior parte del tempo, di aggirarmi inconcludente, di spizzicare qui e là, un po' persa, debbo dire, nell'immenso panorama delle cose che farei, ma per la maggior parte in contemplazione, assorta, in piena perdita di tempo.


Ora divago, ma non debbo, voglio tornare all'immagine di due "oggetti" (bene, sono persone, mettiamo il mio amico Sandro ed io) che si srotolano lungo le rispettive linee temporali, e nei rispettivi spazi, non necessariamente lontani. Tanto per capirci io in zona Stadio e Sandro in zona Palasport. Buffe correlazioni, vero? Ebbene, ci muoviamo lungo la stessa linea temporo spaziale per anni, sovrapposti, anzi attorcigliati, pensate a due fili che si attorcono uno con l'altro: ci sovrapponiamo quasi tutti i giorni, e a volte più volte al giorno o durante una gran parte del giorno, per molti anni. Poi, improvvisamente, e non chiedeteci perchè, ci allontaniamo. Non di tanto. Di meno di un chilometro, probabilmente, o di poco più di un chilometro, in ogni caso non ci incrociamo più, le nostre linee corrono separate, e se sono separate potrebbero essere cinquecento chilometri o cinquemila piuttosto che cinquecento metri. Certo ha dello straordinario riuscire a NON INCONTRARSI MAI PER MOLTI ANNI. Infine, ecco che ci ritroviamo, i nostri due cordoncini spaziotemporali ricominciano ad intrecciarsi. Ora salvo sto post, prima che splinder me lo perda, poi continuo.


Ecco, persino quando ci incrociamo, io non giurerei che le linee teporali siano sincrone. so che gli orologi segnano lo stesso tempo, è vero, ma  NON E' LO STESSO TEMPO. il mio è, come dire, più spesso, più grosso, ha un diametro maggiore.


Poi, c'è la questione di stabilire se vi sia una dimensione temporale ortogonale, e se possa spiegare, per esempio, questa stranezza, questa diversa percezione. E' vero che Sandro ed io siamo molto diversi, tuttavia credo che abbiamo un discreto livello di comunicazione. allora, come si spiega questa così differente percezione?


Chiaro che non possiamo rilevarla, questa dimensione ortogonale, questo spessore del tempo,  e neppure estrapolarla. se in qualche modo potessimo avere indizi su di essa, potremmo ricostruirla, come facciamo per la profondità. Invece no. Per ora, si capisce.


Sandro mi ha detto poco fa che entrambi siamo molto cambiati negli anni in cui siamo stati distanti, e siamo migliorati, abbiamo riempito con molte cose le nostre vite e, forse, le nostre anime, ovunque siano esse collocate o contenute. Cambiando a volte ci si allontana, io sono lieta che nel nostro caso i diversi cordoncini dei nostri due tempospazi si siano tornati ad incorciare, e forse ad avvolgere insieme.


martedì 15 settembre 2009

vùvùvùnewsplinderpunto com

 e vai con la nuova rivoluzione di splinder. ora se volete loggarvi e utilizzare ancora i messaggi privati dovete usare il nuovo url: come il precedente, ma col new davanti. L'indirizzo dei blog, invece, pare che per ora non cambi.
baci
Caps

la solitudine della dignità...

 ... e del coraggio. Una roba da donne, prevalentemente, ma non solo... Cliccate, cliccate.

il racconto ...

.. con cui ho tormentato alcuni amici negli ultimi mesi, non è pronto, a mio parere, ma domani lo spedisco lo stesso. Augurategli in bocca al lupo

domenica 13 settembre 2009

venerdì 11 settembre 2009

non va giù...

... nulla stasera, così mi coccolo mezzo bicchiere di vino frizzante, e vado a leggere un po'.
Insomma, io mi sono stancata della rete, della carta virtuale, dei giochi. Rivoglio la cellulosa, i bordi taglienti, le cuciture da allentare piano per non sformare il libro, la matita con la gomma in fondo per annotare.

venerdì

ieri non sono andata all'aggiornamento sulla suina. sono rimasta a casa e ho preparato la cena e ho fatto un misto di yogurth e deliziose pesche mature, tante deliziose pesche morbide, ho messo in tavola per gfc e il piccolo, loro non mangiano lo yogurth, del resto non conosco molta gente che consideri lo yogurth con le pesche una cena, in romagna hanno spiantato il venti per cento dei peschi, pare non si vendano pesche, perché la gente non ama la frutta o non la ritiene cibo?, oppure perché è più cara delle merendine barilla, e cola sugo e appiccica le mani e sporca, poi ho frugato a lungo nelle librerie, alla ricerca di un libro scomparso, nello spazio B forse, e ho ripreso in mano dona flor, stropicciato, gonfio, linfedematoso, quello che mia madre leggeva quando perse la forza di leggere e cominciò solo a dormire, l'ultimo libro che le diedi quando chiese qualcosa di bello, di lieve, ma è lieve dona flor?, ed ho riaperto a caso e le pagine erano quelle della notte al Palace, dei ricordi di flor vedova, quando chiude le pagine del ricordo e ricomincia a guardare l'altra direzione del tempo, così ho scritto delle lettere, ed ho portato l'esettantuno con me sul comodino per non perdere il contatto con chi è di là dal filo, ma poi continuo a pensare al filo anche se sembra che non ci siano più fili, ma ci sono invece, ed ho ripreso la mia ghirlanda, è più bello rileggere con le pagine annotate e scoprire che le note non hanno più senso, che ne scriveresti delle altre, poi mi sono alzata per fare delle cose, ed infine, tardi come sempre, ho dormito, ma ho dormito bene.
non avrò mai il tempo per leggere tutto quel che bramo, che senso ha scrivere dell'altro?
oggi, comunque, è venerdì. la gente continua a stare male, un fiume che scorre verso me.

mercoledì 9 settembre 2009

illusioni

Che poi io da un po' di mesi sto ragionando sulle decisioni irrazionali e sulle illusioni e nonostante io non sia ancora arrivata a capo di nulla, ho una ipotesi che ritengo interessante, e cioè che sia le une che le altre siano parte di un sistema di protezione dell'integrità indispensabile al mantenimento in vita di un sistema biologico autoconsapevole e dotato di intelligenza.

Detto in sintesi.

In termini più poetici si tratta di dimostrare quel che i romanticoni di ogni epoca hanno creduto per fede, diciamo, e cioè che senza sentimenti, e in particolare senza amore, non si possa vivere.

Questo nel nome della composizione delle contraddizioni ad un livello superiore di intelligenza.

Un bacio a qualcuno e molti baci al resto del mondo.

ok, lavoriamo

che poi io lo farei gratis, il mio lavoro, ma non stamattina. Stamattina starei a leggere, e forse anche oggi pomeriggio e forse anche domani.
Quasi quasi chiamo un sostituto. Mi do malata. E' una malattia, dopotutto, mortale questo tempo che trascorre e mi uccide.

il coraggio di avere dei principii

Notarella per me, così non mi scordo: ci vuole coraggio per fare una crociata, soprattutto quando le forse avverse sono più forti di te.
ci vuole grandezza per combattere i mulini a vento.
chapeau!!

martedì 8 settembre 2009

vorrei parlare di cose lievi...

... ma non ne trovo. eppure, è una giornata di sole...
sono io a rivolgermi sempre verso l'ombra come un girasole al contrario.

lunedì 7 settembre 2009

le ragazze attempate...

.. a volte esagerano con l'attività fisica e si ritrovano acciaccate. Se fanno il mio lavoro si dopano immediatamente con qualcosa estratto dalla nutrita farmmacopea domestico/lavorativa... e si mettono sdraiate da qualche parte... notte!

domenica 6 settembre 2009

....le notizie, le domande e le risposte che portiamo...

Era tanto che aspettavo di leggere di nuovo la nostra amica Epi. Grazie, cara.

al solito, le parole per dirlo

questa la tenevo da parte da mesi, in attesa di finirla. Ok, eccola, forse ne postai una bozza mesi fa, non lo so, in ogni caso è sempre difficile trovare le parole per dirlo.Baci


Così, si trattava di un paziente diventato terminale. Sentite, era stato dall'oncologo due giorni prima, l'oncologo aveva visto la tac, e gli aveva detto due o tre cose.



 La prima: rifacciamo la tac insieme alla pet per essere sicuri dei risultati.



La seconda: c'è un farmaco che forse con lei si potrebbe ancora usare, non è ancora in commercio, costerebbe duemila euro a ciclo, ma visto che lei è giovane credo i poter convincere la casa farmaceutica a darglielo gratis per uso compassionevole.



La terza: con l'eparina lei non può prendere antinfiammatori, lo dica al suo medico che non si azzardi a dargliene, e nemmeno cortisone. Se ha male prenda il tramadolo. Oppure si faccia dare qualcos'altro dal suo medico.



Ora, la traduzione in  sintesi delle tre cose è: primo, la neoplasia è molto avanzata, rifacciamo l'esame per esserne sicuri al cento per cento, ma comunque non si può più curare.



 La seconda. non ci son più terapie che le possiamo fare, salvo, forse, un farmaco ancora sperimentale che, visto che comunque non c'è altro da fare...



.La terza: dica al suo medico che è ora di passare alla morfina.



La prima formulazione era veramente fuorviante, dopo averla ascoltata il paziente e la famiglia ne sapevano meno di prima. La seconda è impossibile, da capire, ve ne rendete conto. E non parliamo della terza….


Ci vuole una via di mezzo. Cominciare a dirgli che la tac si ripete perché non è bella, e dobbiamo sapere fino a che punto non è bella; e che se quelle che si vedono sono davvero metastasi, vuol dire che le cure hanno smesso di funzionare, che siccome non ce ne sono di altre praticabili in commercio, rimane la possibilità di ricorrere ad una ancora fuori commercio, non passata dal sistema sanitario, ma che probabilmente si può avere lo stesso dalla casa farmaceutica. Alla moglie che si preoccupa del danno provocato dai mezzi di contrasto bisogna far notare, gentilmente, che se gli esami non fossero di vitale importanza, non si farebbero, e che anche le cure oncologiche sono dannose, ma la neoplasia lo è molto di più, e lasciata a se stessa può solo ucciderlo.


E per quanto riguarda l'antidolorifico, presentargli l'anestetico generale chiarendogli che è un farmaco simile alla morfina, ma anche che si tratta di un farmaco che al momento è molto meno dannoso di tutti gli altri per lui.



E infine lasciare una lunga porzione di silenzio, aspettare le domande se arrivano, e dopo la lunga porzione, la più lunga che riuscite a tollerare, una volta capito che la domanda non arriverà, bisogna introdurlo IL problema.


(Durante quel silenzio ci si sente lacerare ogni piega dell'anima, salire i battiti del cuore o fermarsi, aprirsi un vuoto nella mente, nel quale ci sembra si inabissi ogni nostra capacità di comunicare.Allora si respira, e ognuno può inserirci il suo mantra. Il mio, se vi interessa provarlo, è: "fàlaprimacosachedevifare", respiro,  "fàlaprimacosachedevifare", respiro,  e via a seguire.)

E poi glielo devi dire. DEVI. conq euste parole, con altre, improvvisando, chiedendo a loro cosa pensano, facendoti dire se già temono o se infine già SANNO.  Dirglielo, più o meno con questo contenuto qui:



 Se anche questa terapia fallirà, non ne avremo altre a disposizione e potremo solo curare il dolore e gli altri sintomi mentre la malattia farà, purtroppo, il suo corso fino alla fine.



 


E o prima, nel silenzio lasciato libero apposta, o dopo, dopo la spinta posta al termine del primo silenzio, qualcuno chiederà quanto tempo ci rimane dottore?La domanda la cui risposta, my friend, is blowing in the Wind, the answer is blowing in the wind

sabato 5 settembre 2009

argomento: relazioni strutturate.

lungo questo argomento. si accettano contributi

ok, sono strana...

... ma i film di guerra che usano sta scusa per rappresentare uccisioni, sangue, violenze, io non solo non li amo, li schifo proprio.

venerdì 4 settembre 2009

però...

... le decisioni vanno prese, ed io che rimando sempre, lo faccio forse perché le trovo ancor più dolorose.

le scelte fanno male

...il nous verse un jour noir, plus triste que les nuits....

citarsi addosso


..... E' dimezzata dicesti come spesso


 la vita umana.


Le vieillard s'approcha, il avait


 bien cinquante ans


 dissi citando Rousseau, non si saprà mai


quanto deve durare una vita. Non sapevo


 allora che tu per tuo conto


 avresti risolto il problema


schiacciandone una parte: "un barba"!


Non so ancora se fui caro o discaro agli Dei


 e quale di queste Maschere abbia ragione o torto.


 Il avait bien 50 ans! quel ch'è sottinteso


in quel bien potrebbe anche farmi impazzire.


....................


ok, questo è Montale. e sono d'accordo su quel bien.

martedì 1 settembre 2009

sopportare l'insopportabile

Ho trascorso un po' di tempo, oggi, a cercare le parole giuste per dire una cosa semplice e risaputa: la morte di una persona ci diminuisce tutti. La morte di un bambino ci defrauda tutti. Insopportabilmente.
Mi sono chiesta come sopportare l'insopportabile. Non lo so, davvero. Ma se devo trovare un senso, è nella vita che lo trovo, in quello sfolgorante scampolo di vita che ha portato nel mondo amore, grazia, intelligenza, coraggio e bellezza.

Pensate a un fiore giallo, per favore. Potrebbe essere una margherita, una rosa, un girasole, e pensate ad un cavallo veloce, ad una scatola di matite colorate. Pensate a tanti fiori gialli, uno al giorno, come quelli che la sua coraggiosa mamma ha scelto stamattina per lei.

E l'altra cosa straziante, per me, sono state le due piccole tombe ancora vuote, ma già scavate, subito vicino a lei. I bambini che ci lasciano sono gemme strappate al nostro albero; io cerco un senso e lo trovo solo nella completezza di quella piccola vita, maggiore forse di quella di altre vite durate più anni, ma non più tempo.

Un bacio ancora, cara amica mia.