venerdì 31 luglio 2009

e l'amore tout court allora?

Esiste, esiste, ma così raro, così generoso, così follemente altruista.... pericoloso, molto pericoloso amare veramente qualcuno che non sia il proprio figlio. L'amore, quello vero, spende senza chiedere nulla indietro. Si porge gratis, e raramente, molto raramente è ricambiato nello stesso modo. Comunque, un simile miracolo, l'amore ricambiato di pari amore, pare che esista. Dicono. O millantano? Bohhh.

Millennium

La migliore letteratura di genere offre al proprio autore l'occasione per parlare delle proprie idee, generalmente intese: insomma sull'universo, la vita e tutto quanto.


Ho finito da un po' di leggere la trilogia di Millennium. Credo che la conoscano tutti, ma per la cronaca si tratta dei tre libri dell'ohimè prematuramente defunto Stieg Larsson. Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava col fuoco e La regina dei castelli di carte.


Certo, si tratta di tre gialli, o forse meglio dire di un lungo giallo in tre parti, giallo d'azione che sconfina nel legal, nel noir, nello spy, con una manciatina d'erotismo sparso. Sono qui che rimugino su quel che la lettura dei tre volumoni m'ha lasciato, oltre al desiderio di leggere il quarto che, pare, è tra quei che son sospesi in attesa della fine della lite tra la compagna dello scrittore e la di lui famiglia per i diritti d'autore.


Punto primo: Larsson ha conosciuto delle donne interessanti, e deve averci parlato a lungo. Non potrebbe essersi inventato o immaginato tutto quel che ha descritto nei suoi personaggi femminili, non con tale semplice aderenza alla realtà. Personalmente sull'argomento "grande amore" mi trovo in perfetto accordo con Lisbet Salander. Trattasi di esperienza perniciosa e insoddisfacente; fatta una volta, meglio archiviarla e passare ad altro articolo. Ottima l'idea di sbrazzarsi dei doni incautamente acquistati per l'oggetto del nostro amore non ricambiato. Tenerli e piangerci sopra, o riguardarseli tristemente, o riciclarli, non ha la stessa efficacia liberatoria. Cassonetto del rusco e via.


Poi, eliminare ogni possibilità d'incontro, mi pare ottima soluzione. Certo, la Salander se la cava in due miseri anni, ma anche se ce ne volessero venti, la soluzione, unica, applicabile, rimane quella: occhio che non vede, insomma.


 E allora? ancora accordo con Larsson, che lo spende come suggerimento sempre alla stessa Lisbet: "tanti lo negano, ma l'amicizia è la più comune forma d'amore" La signora Capsicum ritiene che una buona, e generosa, miscela di amicizia, cameratismo e cure parentali possa costituire un'ottima base per rapporti lavorativi, sesso e persino per il matrimonio.


Ora, mi rendo conto che vi posso sembrare cinica, eppure no, non lo sono. Il grande amore, cosiddetto, è amaramente infestato dal desiderio di possesso, germe d'egoismo terrificante, che alla fine porta le persone a farsi del male a vicenda e a infierire reciprocamente spesso senza neppure riguardo per la propria e altrui dignità. Porta all'odio, anche. Ma sull'odio i discorsi di Larsson mi sembrano difficili da seguire e da condividere, spesi come sono in favore dello spettacolarismo e delle acrobazie di una trama avvincente.


Bene, passiamo ad altro articolo. La bella Erika e il suo estroverso rapporto col sesso. Insomma, l'unica cosa che mi pare forzata è la casualità che una ragazza tanto disinibita si ritrovi con un marito bisex. Casualità, insomma... ci credo poco. Lo scopre per caso dopo anni, durante una simpatica vacanza? naaa.. impossibile. Più facile lo strano triangolo non consumato tra lei, Greger e Mikail. Decisamente più plausibile.


Il personaggio improbabile, sempre sotto questo punto di vista, tra tutti, è proprio Blomkvist. Ma va'. Arriva a quarantacinque anni in quel modo lì e poi si innamora della poliziotta muscolosa e androgina? Pfui. Non ci credo. Io dico che nel quarto volume, che giace pigramente da qualche parte, Larsson ci fornirà qualcosa di più plausibile. Insomma, complimenti a Stieg Larsson: solo cinquantadue anni, è vero, ma spesi ad osservare la gente con occhio acuto, implacabile e generoso. Pare che odii solo quelli che odiano le donne....

martedì 28 luglio 2009

un bel tacer non fu mai scritto

epperò sul blog ci si scrive o nulla.
La comunicazione è una bella cosa, ma uno dei problemi che si pongono è l'opportunità di imporre comunicazioni indesiderate, di fornire informazioni non richieste. Ah, siamo tanto felici di spiattellare quel che sappiamo! così entusiasti, pronti a portare il nostro disegnino alla mamma.
ma il tacere?
un bel tacere, soprattutto....

sabato 25 luglio 2009

antichi vizi

Ho preparato una straordinaria sangria con pesche percoche e uno straordinario barbera pavese; un goccio dello stesso s'è sposato al controfiletto contagiandolo di straordinarietà. A latere una collinetta di patatine fritte e pane casareccio fatto con la pasta madre.
Un tocco di burro, slinziga sbriciolata, latte e fontina per condire la pasta.

Il figlio ha dichiarato che non ho perso il mio tocco.

P.S. la ricetta della sangria è mutevole, risente del mio stato d'animo e delle voglie del momento. La prossima volta credo che ci metterò dentro delle more e della buccia di limone.

venerdì 24 luglio 2009

incompletezza o completamento?

credo che assistere alla morte di qualcuno, per quanto anziano possa essere come la noventasettenne di stamattina, ti lasci in bilico tra due sensazioni:


la prima, che si tratta dell'atto che completa la vita


la seconda: che nella vita é insito un fattore di incompletezza, un qualcosa che si ritorce contro e vi pone termine.


quindi? quale dei due termini in oggetto prevalga io non lo so. Mi limito a stringermi insieme a chi resta, per camminare un altro po' : che sia nel buio o che sia nella luce, si vedrà.


baci da Capsicum

giornate intense...

... e notti di sonno troppo brevi.
un saluto da Capsicum

domenica 19 luglio 2009

pensione

ieri la mia amica ha ventilato l'intenzione di smettere di lavorare, farsi pagare i residui anni di contributi (almeno dieci) dal marito e dedicarsi a coltivare la propria vita e quella della sua famiglia.

cosa farei se fossi in pensione oggi? io che ci andrò non prima dell'alba dei sessantacinque, fra tredici anni o giù di lì...

ah, ricomincerei a fare cose che ho lasciato anni fa. curerei le gioie della mia anima. si, ci sono tante cose che potrei fare. ma il prezzo lo pagherebbero altre persone, e questo, francamente, sarebbe piuttosto male.

realtà e irrealtà

Intanto, verosimilmente la realtà non ha molto a che vedere con quel che crediamo sia.


Quel che crediamo sia realtà è tutto nella nostra testa; innescato, sostenuto, certamente, da qualcosa di esterno che matematici e fisici cercano di tracciare, come dire, in astrazioni rappresentabili e comunicabili da individuo a individuo. Poi ci siamo noi medici, e tutti gli adepti delle cosiddette scienze naturali, che, talvolta sfruttando il lavoro di costoro e in maniera parziale e un pochetto all'acqua di rose i loro metodi, scopriamo trucchi per fare andare le cose nella realtà esterna e/o in quella interna in modo più vantaggioso o più gradito a noi stessi e/o ai nostri clienti.


 Fine del capitolo zero.


 La realtà nella mia testa. E' diversa da quella vera. Solo che io lo so. E non me ne frega, sostanzialmente niente. Poiché mi rompe maledettamente che la realtà vera si allontani progressivamente da quella che io vorrei, così coltivo nella mia mente deformazioni della stessa che me la rendano più tollerabile.


 Oh, lo fanno tutti, è vero. Ma magari non di proposito come me. E di tanto in tanto mi procuro dei complici, anche. Magari qualcuno che guardandomi veda quel che voglio mostrare io e non quel che c'è nella realtà.


Non era questo il post che avevo intenzione di scrivere, quello lo scriverò più tardi e sarà un gran bel post. No, solo è accaduto poco fa che mi sono guardata allo specchio, uno specchio nel mio ingresso che racchiude tutta l'antipatia che ho sempre nutrito per la mia casa quando era piccola. Ho visto una cinquantenne in marcato sovrappeso con un vestito blù che dovrebbe essere buttato via perché odiosamente impietoso; ho convenuto con me stessa che neppure dieci chili in meno cancellerebbero uno solo degli anni che stanno scritti sulla mia pelle, sulla mia faccia e sulle mie gambe, anni spesso trascorsi a fare le cose che dovevo, non quelle che volevo, anni la cui unica ricompensa è una coscienza meno sporca di quella che avrei potuto avere, anni in cui ho sperato che potesse realizzarsi un comportamento morale, onesto, dedicandovi sufficiente impegno, che fosse possibile fare spazio alla morale, nel mondo, attraverso la propria vita e la propria persona, e durante i quali ho imparato che nessuno è innocente, solo un po' meno colpevole e un po' più in buona fede.


 E i figli, da cui mi aspetto forse troppo, in sostanza che condividano la mia scala di valori in cui onestà ed impegno stanno abbastanza in cima. E invece coltivano la noia.


Così mi guardo nel grande specchio fortemente antipatico, faccio un bilancio e so che non ne vale la pena, non ne vale mai la pena in quanto è impossibile. Allora mi rifiuto di invecchiare, nella mia mente. Mentre il compagno della mia vita, anno dopo anno, si adegua lentamente e saggiamente alla propria età, io continuo imperterrita a chiudere gli occhi, e ad occhi chiusi ad utilizzare le modalità di pensiero, valutazione, decisione, che utilizzo da circa tre decenni, solidamente testarda, caparbia, come quando nuoto una bracciata dopo l'altra, tre per ogni fiato, senza guardare altro che il fondo e la linea d'orizzonte ogni volta che mi sollevo per raccogliere una boccata.


Un giorno mi stancherò, al di là della caparbietà, e finirò a fondo. E poiché non v'è alcun traguardo, la differenza tra il prima e il dopo sarà solo il punto in cui il mio corpo s'abbandonerà alla corrente.


Divergono i miei ritmi da quelli dell'uomo con cui vivo praticamente da sempre, ed il torto è mio. Sono io che dovrei cambiare. Invecchiare. Almeno un poco. Invece di procurarmi dei complici che mi facciano sentire una ragazza. Che mi invitino ad incredibili kermesse sull'acqua, che mi coinvolgano in ubriacature collettive. O altri, che facciano ancor di peggio, o di meglio a seconda dei punti di vista del momento.


Io dovrei sgridare i miei figli, stirare, cucinare, correggere gli elaborati che raggiungono ormai un volume spaventoso, e leggere gli ultimi numeri delle riviste mediche, e lasciar perdere questo blog da adolescente stantia.


E però. Però, visto che comunque anche questo spiraglio d'autunno finirà...


Ho fatto tanto spesso quel che dovevo, mi chiedo se non ho accumulato una qualche specie di credito, per il presente e forse per un pezzetto ancora di futuro.


P.S. ai post che non gradisco siano troppo facilmente rintracciati, io non ce li metto, i tag...

sabato 18 luglio 2009

SCEGLIERE UNA VOLTA SOLA

Ho detto altre volte che sono stata una bambina precoce, e che sono vissuta in un altro tempo, in un meridione italiano degli anni sessanta senz'acqua corrente, senza elettricità, senza strade asfaltate e senza televisione. Senza cinema, anche. E, ohimè, senza letture per le donne salvo i fotoromanzi e Sorrisi e Canzoni; un mondo in cui il passtempo era cucirsi e ricamarsi il corredo, dopo aver terminato tutti i propri lavori, sedute sulla soglia di casa dopo aver spazzato e lavato la propria spettanza di strada. Un mondo dove una donna emancipata faceva la parrucchiera o la sartina, e le intellettuali erano l'ostetrica e la maestra: Dove si lavava al fiume. Dove gli uomini facevano i pastori e stavano via giorni, settimane, di più. E le donne se la cavavano da sole. Schiena dritta e occhio asciuttto.


Dove una scopata era probabilmente una gravidanza. Dove una gravidanza fuori dal matrimonio era la morte civile, l'espulsione dalla famiglia e dal paese, la fine della tua vita. Dove si aveva un grande bisogno d'amore, ma una grande paura d'affidare la propria vita alla persona sbagliata.


Dove un uomo (uomo, insomma, si era uomini presto allora, sedici, diciotto) sentiva una grandissima responsabilità e una donna (idem, quindici, sedici) passava le notti sveglia cercando di capire a chi stava affidando, come si diceva allora, la propria rispettabilità ed il proprio onore.


Perchè non era necessario farsi ingravidare, bastava appartarsi con un maschio e che poi questo, sia pur mentendo, si vantasse d'un atto sessuale frettolosamente consumato, e voilà, festa finita.


Uno stupro, se mi permettete di ricordarvelo, non era un reato contro la persona. Uh, diranno le fanciulle, e contro chi allora? contro la morale. Sottile, dirompente differenza.


L'aborto era gravissimo quanto comunisssimo reato, ma vi erano attenuanti incredibili per l'infanticidio per causa d'onore. Per causa d'onore. 


Amore a vent'anni si intitolava il film a episodi che ha entusiasmato David. Per via della maggiore età, che era a ventuno. ma a ventuno si era quasi tutti sposati, a ventidue si era zitelle. Amore a quindici anni sarebbe la dicitura più realista.


A quindici anni dovevi scegliere, sedici, diciotto. Scegliere una sola volta, scegliere per sempre.


Ora, io dico che era diverso. Non era un amore sereno come quello d'oggi: si prova, si gioca, si ride, si cambia. Magari si convive per un po'.  Magari si comincia una gravidanza e poi ci si sposa. O non ci si sposa. E si divorzia. E i genitori dicono meglio così piuttosto che vivere in disaccordo.


Era un amore shakespiriano, era pirandelliano, era terrore puro misto a desiderio infuocato (che da adolescenti infuocato è), erano aspettative, era il progetto della propria vita, era una battaglia in prima linea, vincere o morire, era il clou dell'esistenza, era la prova d'iniziazione della razionalità e dell'autocontrollo, del coraggio e persino della temerarietà,  nella bufera dell'esplosione ormonale.


E non ricordo male.

venerdì 17 luglio 2009

da facebook al blog

Sapete, diceva qualcuno che facebook sta uccidendo i blog. Non questo, direi. Gli accessi sono più o meno stabili, e i blog che io leggevo continuo a leggerli, perché sono belli e ricchi e importanti, e se magari leggo meno è perché lavoro di più. FB mi ha dato delle cose; mi ha fatto conoscere meglio le persone che già conoscevo, mi ha fatto ritrovare i miei vecchi amici, le mie cugine bellissime e brillanti (i cugini sono interessati solo al sesso, salvo rarissime eccezioni...)e mi ha fatto conoscere un paio di persone, amici di amici, con cui condivido passioni inusuali quali la musica classica (in particolare il barocco), i vecchi film, vecchie canzoni e pezzi jazz. Nascono, dai link, ricordi e riflessioni. David, un giovanotto notevolissimo, ha citato Antoine e Colette di Truffaut, un episodio del noto L'amore a vent'anni, e a tal proposito ha affermato che l'amore a vent'anni nel 62 probabilmente non era diverso da adesso. Io ho fatto mente locale. Era diverso. Ci sono un sacco di motivi per cui era diverso. Magari io penso più al 72 che al 62, ma le cose sono cambiate dopo. Ora mi preparo per andare a lavorare, ma stasera continuo a scrivere in questo post e se sarò riuscita a raccogliere le idee e a chiarire a me stessa questa viva impressione, vi racconterò. Nel frattempo potreste pensarci anche voi. Soprattutto quelli "giovani dentro" come me, no?

martedì 14 luglio 2009

SNIFF SNIFF ANCORA

La parte terza nelle intenzioni iniziali doveva constare di una serie di esempi, poi ho fatto mente locale ed ho deciso di continuare a dilungarmi sulle fonti d'odore umano.


Mettiamo un piccolo capitolo zero, qui. Anni fa una signora molto acuta che scrive per mestiere, parlò un po' con me dei blog e del web due punto zero. Io le dissi che per farsi ascoltare bisogna accettare di compiere qualche sacrificio umano al Dio del Web, lasciarsi cannibalizzare un po'. Consapevolmente, s'intende. Ora non mi sento in vena di officiare nulla più di un'offerta simbolica. Sub specie, per così dire. Così rimango sulle generali. La teoria, diciamo. E lascio la pratica allo strettamente privato.


Orbene, amici miei, sodali, lettori fedeli e infedeli (una volta voglio parlare d'infedeltà, che parola intrigante e mutevole.), stiamo parlando d'odore di gente, di persone. Io includo i gatti e i cani tra le persone, e i cavalli e gli innumerevoli altri esseri organici in qualche modo coscienti: questo inciso tanto per precisare, ma soprattutto per ricordare come mi sia sempre intesa bene con le dolci persone animali che m'hanno annusato il fiato e si sno lasciati annusare da me. Il fiato. Le persone, umane e non, hanno sotanziamente almeno due, anzi almeno tre odori. No, quattro: pelle, bocca, fiato e genitali. Fisiologicamente parlando si tratta di fonti ben definite sia come origine che come funzione che come significato. ora, raramente il povero medico si trova a dover annusare i genitali diqualcuno. A volte capita, si. Mi ricordo la prima vaginite odorosa, da Gardnerella, che ho sentito. Una fanciulla sedicenne cui stavo preparando la cartella per una interruzione di gravidanza. Il Primario, unico altro non obiettore, fece una lavanda col betadine illico et immediate. Le facevo io le cartelle perché gli specializzandi  gine obiettavano tutti, mentre dei futuri MMG  c'ero io a non credere d' avere una morale da insegnare alle donne gravide, o a chicchessia, se per questo. La morale è lì, non s'insegna, solo ognuno decide quanto spazio farle nella propria vita e, tramite se stesso, nel mondo.


Comunque la vaginite da Gardnerella non si scorda; uhhhh, nononno, non si scorda; si cura facile, per lo meno.


La pelle. Ci sono diversi odori di pelle, odori base per così dire. Non li ho catalogati tutti, ma così, a mente, ne posso rammentare almeno quattro o cinque tipi. quello per me più gradevole è quello che fu di Lei. Lei era la prima madre che mi lasciò orfana. Pelle fresca, compatta, dita magre e gentili, un delizoso odore di pelle ed un sudore limpido, non viscoso; non vi scandalizzate se oso definirlo dissetante. E' raro trovare persone con questo tipo di pelle, e non è affatto detto che altri lo amino quanto me. Poi ci sono pelli asciutte, quasi inodori, magrissime, con sudori sottili ma viscosi e lievemente ma nettamente salati. Il marito, appunto.


Poi pelli inebrianti, acutamente profumate, come quella che aveva uno dei miei figli prima dell'adolescenza; e poi le pelli dei neonati che descrive Suskind in uno dei primi capitoli di Profumo.


Poi ci sono le pelli "selvatiche", dotate d'un afrore particolare, che alcuni trovano particolarmente eccitante, ma che io sgradisco visceralmente. Pelli da felino, pelli da volpe. Avranno i loro estimatori, ma non hanno me.


Poi ci sono le pelli salate e aromatiche, che sanno di carni calde di giovenca, di fegato appena macellato, carni appetitose nel vero senso del termine


Poi le pelli secche e polverose degi anziani.


Poi le pelli speziate dei bangladesi e degli indiani.


Poi le pelli marmoree e turgide, che san di buono, di pane,  dei centrafricani.


E poi le pelli in vario modo ammalate: le pelli febbricitanti, le pelli diabetiche, le pelli morenti....


Va bene, sono arrivata a dieci in men che non si dica, posso passare alla bocca.


la bocca, in realtà, è quella povera colpevole, nel senso di aitìa, della cattiva fama dell'alito, che s'estrinseca nel vocabolo famigerato e indefinito di "alitosi". Se ite è il suffisso delle alterazioni infiammatorie, osi è quello delle degenerative. dunque: degenerazione dell'alito, ch'è andato letteralmente a male.


Stranamente, bastano un congruo numero di euro ed un buon dentista per risolverne la maggior parte. Se poi togliamo i diabetici, i nefropatici, i sinusitici ed i bronchitici cronici, quelli con le gastriti o le duodeniti, che ci resta? La fiatella non è incurabile, ecco cosa rimane.


Ma la parte dell'alito dove risiede il vero profumo della persona sana, viene da laggiù, dal polmone, dove il sangue incessantemente scambia gas e odori col resto del mondo.


Questo tenue profumo svanisce a pochi centimetri dall'ore, e se ci pensate, e ora ci pensate, vero?, la maggior parte di voi conose solo quello delle persone più amate, quelle che ci consentono l'ingresso nel territorio più presso alla pelle, più presso all'anima vorrei dire.


Io ne conosco centinaia, invece.


- Bene, ora apra bene la bocca e dica AHHHHHHHHH.....


Così, se mai mi capita di dire a qualcuno che ha un buon odore, trattasi di parere tecnico e qualificato.


Dixi, e per oggi spero d'avervi accontentato.


Caps

SNIFF SNIFF

Si sta tanto bene nel mio studio con l'aria condizionata che va a tutto spiano, tanto bene da indurmi a stare ancora un po' qui prima di uscire per le domiciliari. Così ho tempo per parlare di odori. Potrei fare un breve trattato sull'argomento.
parte prima: introduzione . Gli odori non sono verbali, questo è chiaro a tutti. Gli odori ti piombano direttamente nella parte antica del cervello e da lì allungano le loro mani biochimiche praticamente su tutte le funzioni dell'organismo: la fame, la sete, la paura, la simpatia, l'antipatia, la repulsione schietta, l'innamoramento, la regolazione del ciclo mestruale (si, è attraverso la reciproca percezione degli odori che un gruppo di donne che vivono insieme sincronizza il proprio ciclo metruale nel giro di pochi mesi). L'odore arriva ovunque senza passare quasi mai per le strutture verbali. Due libri (ci vuole un pizzico di bibliografia, no?) per  fare un esempio: profumo di suskind e il matrimonio alchimistico di alistair crompton di robert sheckley (urania 757)
parte seconda: l'odore nella mia vita professionale. Il Boss, l'uomo favoloso che mi ha insegnato a fare il medico, mi ha insegnato a tenere una boccetta di deodorante spray sulla scrivania. E' qui davanti a me, la uso poco epr la verità, ho imparato a farne a meno, ma soprattutto ho imparato a usare gli odori. Ci sono delle malattie che si sentono dall'odore, secondo me. Oggi non vi si attribuisce più tanta importanza, gùfiguriamoci, la semeiotica è una scienza desueta, tutto vogliono ecografie e risonanze, però l'odore è rilevantissimo. Una confessione: per me toccare le persone era, prima che facessi il medico, una cosa difficilissima. Il contatto fisico mi provocava sensazioni violente, nel bene e nel male direi. Ho imparato a toccare le persone in modo tecnico. Allo stesso modo ho imparato ad annusare le persone in modo tecnico. Quindi l'odore ha assunto un significato semeiologico che trascende la piacevolezza come il disgusto. La formaldeide è formaldeide(indimenticabile anche se obsoleta), il betametasone sa d'inchiostro, le feci sono feci, il sudore stantio è sudore stantio, la sporcizia è sporcizia, la vaginite odorosa ha decisamente odore di vaginite odorosa, la melena sa di melena, il sangue ha il caratteristico odore ferroso del sangue e il cadavere ha odore diverso di ora in ora e a seconda delle stagioni, e mi rendo conto che sono solo all'inizio di un lunghissimo elenco che non vi dirà mai NULLA perché l'odore NON E' VERBALIZZABILE se non ricorrendo a termini di paragone odoriferi noti ad entrambi gli interlocutori; un problema noto ai nasi, ai sommelier, ai cuochi eccetera eccetera.


Parte terza ve la racconto in altro momento perché vado a fare la mia visita domiciliare con l'Infermiera di Famiglia, e poi magari vi racconto pure questa dell'Infermiere di Famiglia, perchè è un esperimento nato al Borgo e che va tanto tanto bene....

sabato 11 luglio 2009

DISFARE I BAGAGLI...

... è l'operazione più noiosa che si possa immaginare. soprattutto per via della spartizione nelle due categorie "da lavare" e "non da lavare". Sarebbe semplice, in realtà: ti porti dietro più roba del necessario e quella che non hai usato la rimetti nell'armadio. Ma, qui sorgono le perplessità delle signore un po' ossessive, non avrà preso un qualche odore per la vicinanza con roba usata? non si sarà bagnata col contatto con un costume non adeguatamente asciutto? o con un telo da spiaggia?
Le scarpe, dalle mie parti, viaggiano rigorosamente in una valigia dedicata, e questo almeno è un punto fermo. Ho lottato a lungo, nei primi anni del mio matrimonio, per far passare l'uso di imbustare ogni paio di scarpe nell'apposito sacchetto di flanella e per dedicare ad esse una valigia. Per fortuna il marito aveva le giuste inclinazioni ossessivo compulsive e si è lascito convertire al punto da non ricordare neppure più di avere mai seguito prassi differenti.
Più difficile è convincerlo a tenere una valigia separata per la roba usata/sporca. Anche stavolta ha disfatto il borsone verde, ha messo il contenuto in due sportine di plastica ed ha infilato tutto nella stessa valigia, semivuota, è chiaro, da me preparata con la roba pulita. risultato: sono preda dei dubbi, e una bella giacca, non usata ma contaminata, finirà dritta in tintoria. Anzi, ce la porto subito, prima che chiudano.
Ho bisogno di una bella analisi, freudiana stavolta, di quelle col lettino, costosissime e come minimo bisettimanali. Per fortuna sono rimasta al verde, altrimenti....
Un abbraccio da una modicamente abbronzata Capsicum

mercoledì 1 luglio 2009

ASSENTE

Sto via fino al dodici; statemi bene. E non litigate nei commenti.
baci
Capsicum