martedì 30 giugno 2009

NOTIZIE DA UN'AMICA

Ricevo, in un commento al post di qualche giorno fa, notizie non felici da parte di un'amica, a riguardo della sua "piccolina".


 In certe situazioni si prova un grande imbarazzo, una specie di pudore, e non si parla per non ledere la riservatezza e la dignità di chi soffre. Ma io ringrazio l'amica sia per le notizie che per avermi dato modo di parlare di un argomento che merita grande considerazione.


Contiene, questo commento, delle riflessioni rilevantissime che vorrei ascoltaste. Sono espresse con semplicità, ma non senza amarezza. La "piccolina" merita solidarietà, rispetto, appoggio. Vorrei che ve ne ricordaste e, se ve ne capita l'occasione, vorrei che agiste ricordandovene. Non solo nei prossimi giorni, ma sempre. Un abbraccio, per quel che vale, da Capsicum.



" La “piccolina”…è una persona con una sola cifra negli anni che non arriverà forse mai ad averne due... non viene neppure definita malata terminale, non viene ascoltata, non viene accudita come un adulto. Solo nei reparti pediatrici riceve un po' di attenzione, nei limiti della tensione alla sopravvivenza, poi la guerra di trincea fra vita e morte la fa da sola, magari a casa in famiglia se è fortunata. E se ha un dolore forte, grande, inesprimibile, non si sa che fare. Non è questione di Chiesa o no, sarebbe bello se fosse solo quello il problema! Credo che abbia ragione il prof. che cura la piccolina: i bambini fanno audience, attirano donazioni e quindi se ne parla nel corso di campagne di raccolta fondi, ma poi i fondi raccolti per la ricerca finiscono nei progetti per gli adulti, che sono numericamente di più e protestano di più, e ai bambini restano le briciole. Però sono i bambini che hanno capacità di rigenerazione maggiori, che hanno un percorso di vita più lungo davanti se sopravvivono allo sconquasso del corpo e della mente delle loro malattie, che devono patire meno effetti collaterali per preservarsi per tanti anni a venire, che devono soffrire per tanto più tempo… E da domani la piccolina torna in ospedale, sperando in una terapia di supporto alla quotidianità! "

il dolore dei bambini

I bambini talora si ammalano. In modo grave. Cosa accade ad un bambino ammalato? chi lo cura? chi lo aiuta? chi investe per lui? chi lo sostiene, chi gli toglie il dolore? chi ha il coraggio di restare lì per soffrireinsieme? chi gli sta vicino mentre cerca un senso?

domenica 28 giugno 2009

GENERI E PENSIERI

Ok, diciamolo, i pregiudizi di genere assumono varie forme, coloriture, giustificazioni e formulazioni. Si presentano  tra l’altro come categorici, insinuanti, elucubranti, affabulanti, ironici, sprezzanti, denigratori; si espandono in campi comportamentali, cognitivi, erotici o francamente sessuali, domestici, relazionali in genere eccetera eccetera. E soprattutto non v’è garanzia che alcuno ne sia immune, per quanto stimabile, affidabile, sbalorditivamente intelligente e ammirevole sotto ogni altro aspetto.

Come la penso io?  Tenuto conto delle mie spiccate preferenze per una corretta espressione linguistica, appropriata e se possibile elegante, preferenze ereditate da quella autentica signora che fu mia madre, ritengo di poter affermare con convinzione quanto segue:  sono cazzate. Solennissime, inarrivabili cazzate.

A questo punto sono ragionevolmente certa che mi chiederete di argomentare questa mia convinzione. Al di là delle preferenze personali  di genere, che a mio parere hanno relativamente  poco senso, ma che  comunque esistono e di cui prendo atto, e delle convenzioni sociali al riguardo, nella mia esperienza ho conosciuto uomini che si comportano esattamente come descritto dagli stereotipi femminili e donne con un modo di pensare assolutamente identico ai ben noti stereotipi mascolini, il tutto associato ad orientamenti indifferentemente etero omo o bisessuali.  Credo che si tratti piuttosto di conformazioni caratteriali, di combinazioni di caratteristiche di personalità, sovrastati però da una diffusa quanto idiota tendenza all’appiattimento su modelli precostituiti e socialmente approvati, somministrati a individui giovani facendo leva sull’attitudine propria dei bambini di compiacere l’adulto che assolve nei loro confronti ai compiti parentali.

Vi piace di più, probabilmente, detto così. In sintesi però significa che sono stronzate insegnate ai bambini da adulti dal pattern di ragionamento idiota a loro volta condizionati ad adottarlo  nell’infanzia.

Mi piange il cuore quando scopro tratti simili in persone che trovavo in precedenza assolutamente perfette. E divento tagliente, scostante e scorbutica; francamente perché sono delusa, credo. Mah, il mondo così va. Le persone perfette bisogna che abbiano qualche debolezza, per il loro stesso bene. Io mi digerirò la mia delusione. E approfitto dell’occasione per notare  e farvi notare quanto divento ampollosa quando sono delusa e incazzata.

venerdì 26 giugno 2009

Ok, sono in ferie. Non ufficialmente, è vero, ma diciamo che sono in ferie. Ho ancora qualche punto da togliere, qualche visita da fare, qualche riunione.


E poi sono in ferie.


Così dal primo luglio, più o meno, chiudo le tapparelle, lascio uno spiraglio di finestra aperto, chiudo l'acqua, giro per le stanze del blog per controllare che non rimangano cose in giro fuori posto, e vado via per dodici giorni.


Ma ho il telefono. Se volete parlarmi mandate un sms.


Dormirò dodici giorni di fila. Buone vacanze.


A proposito, ricordate: otto per mille alla Chiesa Valdese, cinque per mile alla fondazione asperger onlus. Baci

giovedì 25 giugno 2009

Non ho fatto una disciplina chirurgica per via del tremore essenziale ereditario. Da un po' di mesi pare che vada bene. Pare che più sono magra e meno tremo. Poi, va bene, ci sono momenti e momenti, a volte per tenere un foglio in mano è meglio che appoggi il gomito da qualche parte.
Comunque in queste mattine ancora lattee, penso agli amici chirurghi che si lavano o sono già lavati, con simpatia. Fanno un lavoro eccitante, ma duro. E quelli a cui penso sono tutti delle brave persone; che non è mica poco.

E POI, DICIAMOCELO, NON E' UNA SODDISFAZIONE...

... fare una bella diagnosi rapida e precoce. Non se si tratta di un adenocarcinoma primitivo multicentrico polmonare. A qualunque età. A 32 anni poi.
Ho sperato in tutte le alternative compatibili, ma stamattina il chirurgo toracico era depresso. E, insomma, non è che si deprimano facilmente. E non era neppure il suo, il caso. Erano tutti depressi, in endoscopia toracica. Dove in genere sono coriacei, ormai. Figuratevi io. Sono fatta di rabbia, dalla pelle alle ossa.

Amici?

Così, tutti abbiamo degli amici che ci tiriamo dietro da tre o più decenni, e non sappiamo più neppure perché.


Amici a cui siamo talmente abituati a fare dei favori che neanche ci viene in mente di chiederci cosa veramente pensano di noi. Ci dicono mi faresti..? e la risposta è si. Di domenica, per Natale, sotto Ferragosto, trovami uno specialista, trovami un medico, trovami questo o quello, guardami il bambino che ha forse la varicella... L'idea che aspettino solo l'occasione per diffamarci e spettegolare, per riversare su di noi una rancorosa invidia, non ci sfiora.


Così l'unica reazione è lo stupore. Neppure riesci ad incazzarti. Solo lo stupore. E chiaramente si tagliano i rapporti. In via definitiva. Ora e per sempre. E voglio pure sentire che mi chiedano come mai e perché.


Tra l'altro, ora che ci penso, mi viene comodo: nel giro di qualche anno alla persona in questione gli avrei dovuto curare seriamente la mamma, che ha doppiato l'ottantina e prima o poi avrebbe avuto bisogno di una sostanziosa quota del mio tempo. Che così mi risparmierò. Molto bene. Alla fine il bilancio è positivo, per me.


Rimane lo stupore, immotivato peraltro. Solo per il fatto di conoscerli da un tale numero di anni dovrebbero essere migliori di chiunque altro, di qualunque altro normalissimo idiota?

mercoledì 24 giugno 2009

auspici fausti

una cara amica è stata sottoposta ieri ad un importante intervento chirurgico.
le mando tutto il mio affetto e l'augurio di rivederla presto in ottima salute

martedì 23 giugno 2009

Harnoncourt

E va bene, io avevo i brandeburghesi diretti da von karajan, ora, incuriosita dall'amico di un'amica, ho preso gli stessi diretti dal Harnoncourt. E me li vado ad ascoltare. Prevedo una bella serata.  Vi farò sapere.

CAVEAT

sono peggio che stanca. sono stizzosa.
ho le paturnie
vedo tutto storto
e fra pochissimo, se non vado in ferie, comincerò a mandare la gente a quel paese.
provocando reazioni durevolmente ostili.
mi serve spazio.
o fra poco litigherò anche con le persone amiche
giovedì alle tredici stacco.
persino col blog.
con facebook.
e forse anche con le mail.
se avete qualcosa da dirmi fatevi sentire prima.
ma abbiate pazienza se mi trovate un po' strana

domenica 21 giugno 2009

io veramente avrei scritto un post, ma non c'è.... forse è meglio, va'.

irrequietezza

Il fine settimana è finito ormai, annegato come sempre nell'inizio di una nuova settimana. Ed io che dovrei usare la domenica per finire una montagna di lavori, finisco col leggere qualcosa, scrivere qualcosa, uscire un po', perdere del tempo e aspettare che sia lunedì. Che il tempo sia nuovamente scandito dagli orari di studio, dalle visite, dalle riunioni, dagli orari dei figli...
Probabilmente ho solo molto bisogno di riposare. E per fortuna comincia l'estate

venerdì 19 giugno 2009

greissanatomi

Ebbene,greissanatomi va in onda il lunedì, io lo registro, e indovinate un po' quando riesco a guardarmelo? oggi.... e mi va fatta bene questa settimana: la scorsa ne avevo due puntate da vedere.

la società italiana di cure palliative

La Società italiana di cure palliative e la Federazione cure 
palliative stanno assistendo con molta preoccupazione all'evoluzione 
del dibattito in merito alla legge sulle cure palliative, alla luce 
di quanto accaduto nelle ultime ore e nell'imminenza dell'approdo 
alla Camera per la discussione. La natura dello scontro che sta 
prendendo una piega eminentemente politica, ci sprona a ricordare a 
tutti che questa legge dovrebbe avere prima di tutto al centro 
l'interesse dei malati.
I punti cruciali su cui deve vertere la legge per noi rimangono 
ancora questi:

1.    La creazione di una rete integrata di cure palliative in grado 
di rispondere al crescente bisogno di cure appropriate nelle fasi 
finali della vita attraverso strutture domiciliari e residenziali 
dotate di équipe multidisciplinari esperte ed in possesso di 
specifici criteri di qualità;
2.    Il riconoscimento del ruolo del palliativista come figura 
centrale del progetto di cura che affronti in maniera sistematica 
tutte le diverse componenti della sofferenza, non limitandosi solo al 
controllo del  dolore;
3.    La creazione di un percorso formativo specifico che consenta al 
maggior numero di specialisti in varie branche di acquisire una 
competenza palliativa;
4.    L'introduzione della categoria professionale del palliativista 
così come affermato nelle scorse settimane da autorevoli 
rappresentanti istituzionali
5.    Una sanatoria per i sanitari che abbiano acquisito sul campo 
una certificata esperienza in cure palliative

Ribadiamo questi punti proprio perché ci sembra che i nuovi 
emendamenti del ddl " Disposizioni per garantire l'accesso alle cure 
palliative e alle terapie del dolore" stravolgano il testo unificato 
e contraddicano lo spirito bipartisan che aveva caratterizzato sino 
ad ora il percorso della legge.
Spirito che noi continuiamo ad auspicare anche in questo passaggio 
delicato, e che si è già concretizzato nella volontà di confronto che 
in questi mesi il Ministero del Lavoro, della Salute e delle 
Politiche Sociali e la XII Commissione Affari Sociali della Camera 
dei deputati hanno ricercato con le Società Scientifiche 
rappresentative dei palliativisti, terapisti del dolore, oncologi e 
medici di medicina generale.

Non vogliamo dunque perdere la fiducia nella possibilità che il 
nostro Paese si doti di un moderno progetto di legge sulle cure 
palliative che, lo ricordiamo ancora una volta, deve essere in grado 
di venire concretamente in aiuto alla sofferenza dei 250.000 malati 
terminali che annualmente hanno bisogno di cure per vivere con 
dignità la fase ultima della vita.


Milano 19 giugno 2009

giovedì 18 giugno 2009

pane

mi sono portata il pane dal mio viaggetto. E' un tipo di pane che mio marito apprezza molto. Ha la forma di una ciambella, è contemporaneamente crostoso e soffice, leggermente unto, profumato. Lo chiamano panepizza, e dai panettieri finisce subito. siccome ho potuto andare a far spesa solo dopo aver sbrigato le altre faccende, ho girato quattro panetterie per procurarmente tre pezzi, più una pagnotta di pane di grano duro, fantastico. Abbiamo pane per due settimane. Fino al prossimo giretto al mare.
Ah, il tempo era favoloso.

martedì 16 giugno 2009

vado a farmi un giretto, una due giorni di guida e faccende da sbrigare. statemi bene, soprattutto quelli con l'epicondilite. Baci

domenica 14 giugno 2009

torno alle mie letture stasera; e ad una traduzione, impegnativa ma divertentissima.

sabato 13 giugno 2009

DOPPIA VITA

Uno dice, ma che fai se non dormi? ah, non so, un paio di teglie di crescente ai cereali, per esempio; e una tisana del dopo mezzanotte. E scrivo un post, anche lungo, o leggo un libro.
Campione oggi mi ha chiesto dei miei esami e della mia insonnia, ed ha espresso il parere ch'io faccia parte della schiera degl'insonni sani. Invidiabile schiera, aggiunge. Di chi vive due volte.

farsi carico

Oggi lezione bellissima di Francesco Campione.


E' di quella che voglio parlare, ma mi tocca prenderla da lontano. Mica tutti i lettori di questo blog sono vecchi amici della dottoressa Capsicum, quindi giova talora una piccola premessa per comprendere cose altrimenti troppo strane.


 


La dottoressa Capsicum, oggi felicemente agiata, è stata miserabile. Povera in canna. Per una serie di fatti e fattacci, crisi e congiunture, si trovò a non poter proseguire gli studi così spavaldamente intrapresi, e a dover ripiegare sulla onorevole e malissimo pagata attività dell'insegnamento. Che fu probabilmente la miglior cosa che potesse capitarle. Invece di diventare una stronzetta alienata, di quelle per cui il contatto con gli altri rimane una dolorosa necessità, fu costretta, per sopravvivere, ad imparare a comunicare e ad occuparsi, malvolentieri, del prossimo. Si sa che necessità fa virtù e quel che odi finisci magari per amarlo....



Insegnavo laboratorio in un istituto professionale. Una situazione in cui ho avuto l'opportunità di imparare molto di più io dai miei allievi che loro da me. Piccole cose di cui essere grati.


Poi ho insegnato altre materie. L'ho fatto per tredici brevissimi anni. E per laurearmi, udite udite, ho impiegato ben nove anni, dall'ottobre 75 all'ottobre 84. Lavorando, si capisce. Perché, ragazzi, non è mica facile e lo sapete tutti, credo, se non ti foraggia nessuno mettere insieme l'affitto con la cena (che il pranzo a volte si salta, e non fa neppure male). Una volta mi sono dovuta rivendere il libro prima di averlo studiato, una fregatura, mi sono mangiata le mani al pensiero che sarebbe bastata qualche ora di sonno in meno ogni sera per qualche settimana per fare in tempo a finirlo prima di doverlo rivendere. Allora non ero ancora insonne: dormivo come un ghiro!


Ma non basta. Questa giovane impicciona si è fatta pure un mandato come rappresentante degli studenti in consiglio di facoltà. I Consigli di Facoltà sono assai più istruttivi delle lezioni universitarie.


Poi ha partecipato a non so più quante sessioni di esami, come docente, come esaminata, come segretaria/assistente di un indimenticabile presidente di commissione, il formidabile dottor Maraiulo che le ha insegnato come fare un verbale inattaccabile in condizioni critiche e coi carabinieri sull'uscio. E che le ha elargito in quella memorabile occasione un elogio tale da farla arrossire.



Questo per dire che di prof ne ho incontrati una valanga, li ho visti far lezione, prepararsela, discuterne accanitamente prima e dopo oppure  tagliar corto con l'occhio all'orologio e  andar via facendo spallucce ;  coordinarsi tra loro o rifiutarsi di farlo, litigare nei consigli docenti, tramare, e passarsi bigliettini come studenti impreparati, prima di qualche votazione talora persino priva di rilievo, prendere cappello e impettirsi per questioni meschine, crucciarsi per i propri studenti oppure fregarsene, dannarsi l'anima o dannare quelle altrui....


Li riconosco. Non voglio essere fraintesa, non è mica una cosa difficile quando ci hai passato tanti anni in mezzo. Se hai modo di ascoltarne una lezione, poi (preferibilmente senza farti notare ;-) .....  Mi bastano cinque minuti a volte, per fotografarli e sapere che lezione saranno capaci di fare. Altre volte li devo osservare più a lungo; tra me e la mia collega ci pensiamo bene prima di dare un incarico. A volte lo so che ho chiamato un docente così così, ma insomma, persino nella didattica si inseriscono problematiche come dire, politiche, e anche se non ti va, qualche volta ne devi tenere conto.


Un lavoro sotterraneo, anche piuttosto ingrato, e pieno di dubbi, ripensamenti, rimpianti; ma oggi uno dei corsisti, uno scafato, un cinquantenne che fa lo specialista, guadagna bene e guida una macchina che costa dieci volte la mia, mi ha fatto un complimento grandissimo. Ha detto che nel nostro corso ha ascoltato non solo tutti docenti bravi, ma quasi tutti docenti straordinariamente bravi.


Evvai, Capsicum! Era questo che volevi sentirti dire, in fondo, così la giornata ha riscattato quella precedente, veramente pessima.


Ora, la lezione di Campione.



anzi, fra un po': ora mi vado a leggere un post su un altro blog, anzi su un paio di vostri blog. poi continuo.. baci



Rieccomi.


La lezione di oggi era alla classe A. Abbiamo due classi, che però tutti i ragazzi chiamano canali. Io continuo a chiamarle classe A e classe B e loro dicono canale A e canale B. (Fanciulli candidi: a me sta storia dei canali suscita associazioni d'idee indecenti, a loro evidentemente no.)


Ok, la lezione di oggi era quindi la replica, avendo la classe B già fatto lo stesso seminario. Ma questa volta, non so perché, è stato davvero tanto ma tanto meglio. Una studentessa, che era rimasta desiderosa di riapprofondire l'argomento, è venuta a riascoltarsi il seminario, e me lo ha fatto notare. Non che non l'avessi notato io stessa. Ero inchiodata sulla sedia ad ascoltare.


Credo che anche i profani possano apprezzare cosa significhi quattro ore ininterrotte di lezione, su argomenti complessi, senza un appunto, senza una slide, senza una lavagna o un pezzo di carta. E senza un errore. Discorso filato, elegantemente illustrato, intessuto con l'interazione dei corsisti, e senza, sentite bene, un solo calo d'attenzione, un solo segno di stanchezza, i busti protesi in avanti, gli occhi distolti solo nei brevi momenti in cui le mani correvano frenetiche a prendere appunti.


E sono usciti per andare in bagno solo, li ho contati, in cinque, tra cui due donne in  dolce attesa.


L'argomento? Il counselling, ovvero l'arte di supportare le persone in un cambiamento.


Veramente c'è chi è convinto che il counselling sia l'arte di far fare alla gente quello che tu ritieni giusto che facciano, una specie di nobile manipolazione, e non a caso molte di quelle che ci vengono vendute come tecniche di comunicazione medico-paziente  sono mutuate dalle tecniche di vendita all'americana.


Io però non mi convinco di sta cosa. Continuo a pensare al counselling come al supporto durante un cambiamento. o una crisi.


Cominciando con la nozione elementare che si tratta di un supporto a persone psichicamente sane, e non di una psicoterapia a persone portatrici di una psicopatologia, è passato a interrogare gli astanti sul pregiudizio, a farli discutere sulla funzione dello stesso e  sui casi in cui è utile o dannoso, è poi passato alla pratica clinica, alle componenti tecniche della stessa, alle modalità di interazione basate sulla tecnica, sull'impegno personale e infine sulla tecnica professionale dell'ascolto empatico. Per ultimo ha detto cosa significa farsi carico. Prendere in carico.


Ok, sappiatelo: quel che manca alla medicina moderna questo è.


Aspetto impaziente martedì prossimo per la seconda parte del discorso.


E credo di sapere perchè è stato così bravo. Perchè stavolta io credo che la lezione gli venisse fuori non solo dalla mente ma anche dal cuore.


venerdì 12 giugno 2009

Sapete, la fregatura brutta del mio lavoro è che la gente ha veramente bisogno di me nei momenti peggiori della sua vita; così io li vivo tutti, questi momenti peggiori; mentre gli altri ne vedono uno o due o tre, io sono sempre lì, ne contemplo l'ingiustizia, la fulmineità, l'inevitabilità.
Le V2 di Dio. O del Destino, chissà.
Brutta giornata questa. Il mondo va così.
Domani seminario al mattino e lungo pomeriggio in studio; sabato corso. Domenica, spero, un po' di relax.
buona notte.

mercoledì 10 giugno 2009

è lungo e illeggibile sto post. però non lo levo, no. divertitevi, lettori e voyeurs...

PROSPETTIVE

(nota per i lettori: questo post sarà lungo, affollato di parole, idee ed emozioni, e probabilmente incomprensibile. Se non ve la sentite lasciate stare e ci sentiamo domani o poi).



Amo le parole polisemiche. Sono intriganti. Sono confusive e chiarificatrici. Comunque amo le parole, di un amore viscerale e insensato. Le amo perché sono il principale strumento che consente di contenere l'emozione e maneggiarla, con le dovute cautele, tanto più necessarie quanto più l'emozione in questione è incoercibile, urente, potenzialmente mortale.


 La morte, se ci pensate, è l'emozione definitiva. In questa ottica (e ora dico una cosa pericolosa e politicamente scorretta) è contemporaneamente repellente e magnetica.


 Io avevo una nonna che oggi avrebbe 109 anni, se non fosse da tempo viva solo nella mia mente. Ai tempi della sua prima giovinezza, in piena prima guerra mondiale, Amore e Morte costituivano un binomio assai gettonato. Tanto gettonato che un giovanotto che con lei corrispondeva (in senso letterale di invio di lettere manoscritte e di languidi sguardi a distanza) la invitò e convinse a condividere l'estremo gesto di levarsi entrambi la vita come coronamento del loro amore cieco e assoluto, e non altrimenti consumabile. E lei, giovanissima idiota, sedotta (si, non vogliategliene, è possibile essere sedotte, persino ai giorni nostri, figuriamoci nel novecentodiciassette), mise per iscritto il suo assenso. Solo che al momento cruciale si rese conto che il focoso giovane faceva sul serio, non per modo di dire. Realizzò d'essere veramente in pericolo e se la diede a gambe; ma il giovanotto, maledettamente esaltato, fece la sua parte e si sparò. Malamente, per fortuna, ma con sufficiente precisione da essere per più giorni in pericolo di vita, e da finire sui giornali insieme alla nonna, citata solo con le iniziali in quanto minorenne, e definita la più bella fanciulla della città.



 La nonna in questione è quella che cito spesso; quella che mi spiegava come una donna intelligente farà in modo d' essere nota per la sua intelligenza, mentre una donna VERAMENTE intelligente se ne guarderà bene. E' quella che, tra le prime diplomate dell'allora Liceo fisico-matematico, lasciò il corso di laurea in matematica a metà per sposarsi, debitamente e scandalosamente incinta, col mio affascinante nonno(e qui probabilmente bruciò alcune delle proprie occasioni e pagò lo scotto della fama conquistatasi di irresistibile beltà, fama, a suo dire, assolutamente indipendente dai fatti oggettivi, com'è normale che sia).


Quella che, come credo di aver raccontato, quando lui venne epurato coi seguaci di Farinacci ( e qui avete anche capito che tipo fosse il nonno, in parte, facinoroso, e di mestiere progettava acquedotti, strade e simili giocattoli formato maxi, tanto per darvi altre immagini da elaborare), si iscrisse al fascio e lavorò cinicamente fino a conseguire le cariche di "Segretaria al Fascio e Ispettrice della GIL"; cinica, pragmatica e stronza. Ed io l'ho amata senza riserve. Nel mio modo talvolta piuttosto distaccato, va da sé, e ricambiata nello stesso modo, comunque senza riserve.


Finito questo inciso (innescato dalla faccenda di Amore e Morte, su cui con lei discussi a lungo) torniamo a parlare dell'amore, della morte e del sesso. O comunque dell'emozione. Con calma, tanto la notte è lunga ed io non ho bisogno di pilloline, stasera.


Dunque l'emozione. I colori non sono gli stessi per ognuno di noi. La luce non è la stessa. Solo le parole che usiamo sono le stesse: verosimilmente le sensazioni possono essere simili, ma neppure di questo siamo certi. Il colore come lo percepiva Van Gogh non era lo stesso di Leonardo o di Picasso. Le sensazioni, dunque, verosimilmente si somigliano, ma chissà? Questa cosa, per chi non lo sapesse, è un'idea totalmente priva di originalità, anzi potrei dire trita e ritrita.


Le sensazioni suscitano emozioni ed anche le emozioni non hanno la stessa intensità per ognuno di noi, neppure per la singola persona nei vari momenti della sua vita. Pensateci. Lasciatemi essere ancora un po' scorretta. Immagino che alcuni di voi (almeno alcuni, spero) abbiano avuto più di un partner e possano convenire con me che l'emozione del sesso non ha sempre né la medesima intensità e neppure la medesima qualità. Dunque, l'intensità.



Ho appena letto Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon. Ho scritto un piccolo commento nella mia libreria su aNobii, ma ho appena accennato alla questione dell'intensità delle emozioni. Questione grave; pericolosa; incompresa, anche.


 Da molti anni mio figlio ed io discutiamo dei meccanismi della mente utilizzando, in maniera per nulla originale anche in questo caso, le similitudini con gli strumenti di calcolo complessi come quello che avete tutti davanti, e che usate per tutto tranne che per fare calcoli: computer questo vorrebbe dire, pure se ce lo siamo dimenticato: calcolatore. Non siamo originali, mio figlio ed io. Strani, si; ci sono autorevoli pareri al riguardo. Ma non propriamente originali.


Ebbene, è noto a tutti che ognuna delle macchine che avete davanti ha una propria "potenza". Tutti dite: ho comprato un pc molto più potente di quello vecchio, e con ciò intendete che scaricherà i giochini e i films più velocemente e che riuscirete a fargli fare tante cose contemporaneamente con molta meno probabilità che "si pianti". Ma sapete tutti che se gli fate entrare troppa roba contemporaneamente, rallenterà fino a fermarsi e a incasinarsi e a strapparvi inconsulte imprecazioni quando vi abbandonerà senza permettervi di salvare quel qualunque cosa di fondamentalmente vitale e inutile che stavate facendo. Troppa roba. Troppe sensazioni. Troppe sensazioni vuol dire troppa emozione. Potete uccidere il vostro pc con un eccesso di"sensazioni", o comunque fargli abbastanza male da dover ricorrere all'aiuto di un amico più bravo di voi o addirittura di un esperto prezzolato per rianimarlo. Oppure potreste fornirgli, inavvertitamente, la sensazione sbagliata, quella che lo travolgerebbe in un circolo senza fine di ripetizioni insensate; potreste lasciarlo infettare da un virus, insomma. E questo soprattutto se, come me, avete pagato il vostro obolo al grande Bill e state usando un qualunque Windows. Registrate la faccenda del sistema operativo e mettetela da parte per dopo, prego.


Sono similitudini probabilmente tirate per i capelli, lo so. Non fatemi le pulci, va bene? Soprattutto Ottonieri, e altri della sua risma, stimabile e affascinante risma, peraltro, ma se mi fate le pulci ritiro ogni apprezzamento positivo. In ogni caso mettiamo da parte il vostro pc in quanto oggetto metaforico, per il momento: lo riprenderemo dopo.


Ci sono persone le cui emozioni sono intollerabilmente forti. Letali. Talmente intense da costituire una specie di rombo emozionale, subcontinuo e angosciante.


Una emozione troppo intensa e troppo durevole mette in crisi. E' noto. Particolarmente per le emozioni negative. La depressione reattiva, per esempio. Attacco di panico, un altro esempio. Terrore: avete mai vissuto un momento di vero terrore? E non direi che il terrore sia negativo in assoluto: avete pur visto una quantità di film horror, di polizieschi, siete stati sulle montagne russe e su altri luoghi terrificanti che personalmente trovo intollerabili. Il terrore, quando decentemente limitato entro confini per così dire sicuri è un'emozione ricercata, tanto da indurre la maggior parte di voi a pagare per sperimentarla.


E stiamo arlando di adulti. Persone con un sistema operativo completo, testato, e ragionevomente affidabile, corredato ovviamente del suo set di bachi almeno quanto il vostro windows.


Ora pensate ad un bambino.


Dategli un hardware molto, molto potente, ma metteteci sopra un sistema operativo per così dire in fieri. Ma periferiche e connessioni a volontà, che scaricano dati massivamente, con dentro chissà quanti virus, un rombo emozionale......


Un rombo emozionale può essere un rombo emozionale oppure un rombo emozionale oppure addirittura un ROMBO EMOZIONALE....


 


OK. Io avrei già detto abbastanza della sostanza di ciò che mi ronzava per la testa stasera, o perlomeno avrei fatto tutte le premesse.


Per chi ha letto lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte, le considerazioni che seguono saranno abbastanza comprensibili, spero. Mi scuso con gli altri, ma trovo economicamente ragionevole riportare l'intero commento che trovereste nella mia libreria su aNobii, a questo punto. Il libro è la storia di una indagine svolta da un ragazzino non proprio autistico, ma certamente con gravi difficoltà. I critici sono abbastanza concordi nel riconoscervi una sindrome di Asperger, per la precisione una grave forma di questa sindrome, che peraltro si manifesta con livelli di intensità (o gravità che dir si voglia) assai variabili. Davvero molto, molto variabili.  E a questo proposito questo  é il link alla associazione a cui va il mio cinque per mille (l'otto va alla chiesa valdese, per chi fosse assetato di inutili informazioni sulla dottoressa Capsicum)



Lo strano caso, quindi. Il professor Giordani, alcuni decenni fa, ci raccontava che l'esperienza psichica normale e quella patologica sono in continuità, non in semplice contiguità. Pertanto nulla di ciò che un sofferente psichico può provare è basilarmente estranea a ciò che ogni medico psichiatra o psicoterapeuta prova o ha provato o potrebbe provare. Mi sento di integrare le sue affermazioni, innumerevoli volte verificate esatte, con la frase che leggete (o non leggete, ormai) sotto al titolo di questo blog e che vi informa che ognuno di noi diventa medico perché ha bisogno di aiuto. Essa rappresenta la mia personale convinzione, anno dopo anno condivisa e confermata vera da svariati colleghi. Questo fatto incrementa le possibilità che il paziente e il terapeuta comunichino efficacemente. 
La mia copia dello strano caso del cane ucciso a mezzanotte è fitta di sottolineature e di annotazioni. Questo per dire che non l'ho letta velocemente, con disincantato disinteresse o che.


Se posso fare un appunto a Mark Haddon è questo: solo nell'ultima parte del libro lascia affiorare la sofferenza. E comunque è stato bravissimo. E' riuscito ad elencare, se non tutto, quasi tutto quello che c'era da elencare.


Unica noticina che posso fare: nella mia personale esperienza posso dire che ogni singola modalità di azione di un bambino come il protagonista ha una radice almeno duplice, e oltre quella che evidenzia Haddon, c'è sempre, costantemente, una motivazione protettiva, difensiva nei confronti di una specie di rumore di fondo emotivo. Si tratta di quella specie di rombo emozionale che ho usato tante parole per raccontarvi, che rischia in ogni momento di traboccare ed oscurare ogni altra percezione, nel black out assoluto che viene così bene nondescritto dall'autore. 




Il contatto fisico scatena in queste persone un picco emozionale talmente intenso da risultare agonico; la scappatoia, oltre all'evitamento immediato, è quella di sterilizzare l'emozione. 
Nel fare questo ci si pone al di fuori della possibilità di interpretare i comportamenti emotivi altrui, pertanto nella quasi impossibilità di interazione sociale. 
Ribadisco che si tratta di una osservazione basata sulla mia personalissima esperienza, e niente altro, ma tuttavia .... mi chiedo come ha fatto. Io sono una di quelle persone che non possono scrivere se non le cose che hanno visto e sentito. E Haddon?


L'emozione, quindi, può superare le capacità di elaborazione e contenimento del sistema operativo; può minare l'operatività della macchina. In vario grado. Come nella metafora del vostro vecchio pc a cui volete far scaricare tutta le serie di Lost in una volta sola, illegalmente per giunta, comincia a rallentare, ma magari non si pianta.


Soffre, poverino, e voi atrocemente insensibili imprecate e forse bestemmiate anche, contro il dio del web chiunque esso sia, e lasciate giorno e notte che si scaldi orribilmente, nella torrida estate magari, e col condizionatore spento perché tanto voi mica dormite lì..... Prima o poi finirà, quella macchina dannata! E voi avrete il vostro "lost".


Ma forse è un bambino; forse è una bambina; e se ha molta, ma molta fortuna, forse upgraderà il suo sistema operativo  sino a giungere ad un livello più o meno operativo, appunto; non dico ottimale, no, chissà quanti bachi le sono rimasti. Ma funzionerà.


Forse avrà ancora qualche problema con le emozioni. Troppo forti, già.


Forse le verrà una vera fissazione per le emozioni, e forse anche per quella che all'inizio di questo lungo, farraginoso e illeggibile post ho chiamato l'emozione definitiva: la morte. Avrà bisogno di contenerla, di contrastarla, di allontanarla, in un interminabile gioco violento, nel quale ci si respigne e ci si afferra; allontanarla e combatterla, e alla fine, comunque, perdere, va da sé. Ma il lottatore, quello vero, non pensa mai a perdere. Non può. O meglio un misto di non può, non vuole, non deve, non lo farà, e in tutto questo può anche darsi che pensi solo  a non pensarci, in uno strano, vertiginoso abbraccio dell'essere e del finire.. Può darsi che smetta persino di pensare a pensarci, compattando tutto se stesso nello sguardo rivolto al suo nemico. Il nemico che abbraccerà.


Forse addirittura, chissà, avrà bisogno di fare il medico. Perché vi ricordate di che nemico parliamo.


 



P.S. non è mica tutto qui, sapete. Ma davvero, pillolina o no, è tardi abbastanza per dormire.


Ah, lo strano caso mi è stato regalato. Capirete da voi, alla luce della logorrea che m'ha scatenato, che ho contratto con ciò un debito piuttosto rilevante. Tenuto conto di chi è il mio creditore, la cosa non mi dispiace. 

martedì 9 giugno 2009

ATTESE

Le attese sono qualcosa di rituale. Guardate oggi, per esempio: il karma di questo giorno è legato all'attesa. E mano a mano che il tempo dell'attesa si consuma e giungono i risultati elettorali, si apre quello dei discorsi, delle riflessioni, delle discussioni, e persino delle liti. Non mi interessa parlare dei risultati, ma solo di questo clima, intenso, seppure stropicciato malamente dalle troppe parole di televisioni e giornali.



Si, se i giorni hanno un loro karma, oggi è segnato dall'attesa. Che andrebbe vissuta in silenzio; vuotando quasi la mente. Mettendo tra parentesi le aspettative, facendo del tempo dell'attesa una piccola oasi silenziosa, una polla di meditazione, un trampolino per il tuffo più alto.

domenica 7 giugno 2009

COSA SPUNTA DAI VECCHI DISCHI

Quando ero giovane i repulisti si facevano nelle cantine e negli armadi e nei cassetti delle scrivanie, e oggi si fanno negli hard disk. sono queste le cose che mi danno il senso del tempo che passa.


Il figliolo sta ripulendo il pc, visto che oramai ha capito che dovrà farselo durare ancora un po', ed ha trovato questo pezzetto: una mail che avevo scritto quando ancora non avevo un blog, ma seguivo quelli di altri. Quindi tra il 2000 e il 2002. Mi ricordo anche perchè e a chi, ma non è rilevante.


Nell'ottica di non gettar via nulla, lo ricicliamo qui. (Ho notato che già allora avevo deciso di non impazzire dietro alla correzione dei refusi. Scelta irritante e discutibile, lo so. Ma fa risparmiare una montagna di tempo. Ma stavolta li ho corretti)


"Una volta, quando ero molto giovane, le macchine digitali non esistevano, c'erano quelle in bianco e nero, quelle a colori erano roba da ricchi, chè per sviluppare le foto ci voleva un patrimonio, noi eravamo in quattro figli, il resto va da sè. Allora io volevo imparare a disegnare e a dipingere, per via delle nuvole, le nuvole cambiano di continuo, e anche se sono così belle finisce che te le scordi, questa cosa di dimenticare le nuvole mi feriva come una perdita insopportabile, ora può sembrare molto stupido, detto oggi, ma comunque allora ero una bambina, magari anche una fanciulla, e desideravo struggentemente (si dice struggentemente?) imparare a dipingere per riuscire a non dimenticare le nuvole, intese come la singola nuvola, compatta e immanente o sfilacciata, bianca, nera o dorata, lievemente arancio. Non ho mai imparato a dipingere. Sono goffa, maldestra, senza speranza. Ed ho vissuto tanti anni ed in tutti questi ho visto migliaia di nuvole che m'hanno spezzato il cuore e nessuna d'esse riesco a ricordare come singola vierge, vivace e brillant, ma la massa d'esse, immagini e vapore, viste da terra e viste dal cielo, ah l'incanto di vederle dal cielo, d'entrarci, a bordo di un piccolo aereo, sfrecciando nel loro corpo di vapore, di saperle fredde, gelide, dirompenti, animate d'impetuosi venti, sfuggenti.
Ho una macchina digitale. E fotografo, talora, il cielo e le creature d'acqua che l'animano. Sullo schermo a cristalli liquidi ritrovo la parvenza della luce di cui son pervase, m'incanto, le guardo, ma non troppo a lungo: ho imparato ad apprezzare quelle che non si lascian fermare."

sembra una mattina grigia, senza sole: ottima per fare un po' di moto.

sabato 6 giugno 2009

il DERO, YEPPA!!!!

Mi accorgo ora di non avervi segnalato il link del tormentone dell'estate prossima ventura! Eccolo: Sono uno stello  


 Il ragazzo, che si fa chiamare il DERO, è figlio di un amico, il che è per me fonte di ulteriore ilarità avendo il cinno la stessa faccia del padre, e in particolare gli stessi occhi irresistibilmente ridenti. guardatevelo, merita.

questa va in "vita da medico"

ecco, una gentilissima ragazza, venuta da queste parti con un assegno di ricerca, mi chiede se l'aiuto a trovare qualche mobile. Io, che sono la solita impicciona, ben volentieri mi faccio un giro sugli annunci e mando qualche lettera. Mi arriva un numero di telefono, da un mittente che mi dice qualcosa. Chiamo, e la fanciulla che risponde dice: sono io, dottoressa, la sua paziente Tal dei Tali, non si ricorda che le ho detto che mi sarei trasferita?

Io conosco troppa gente. Ma non è che mi dispiaccia, anzi.
Chi l'avrebbe mai detto... se pensate che ero un'adolescente disturbata, come si dice oggidì.....

ehi, anche la ragazza di ipanema!

non la smetto più d'ascoltare, stasera...

DORMIRE, SOGNARE

Non ho proprio voglia della pillolina, stasera. Ieri mi sentivo troppo pigra per spezzarla, così l'ho presa intera. Ecco, non debbo rifarlo. Sto ascoltando una versione bellissima di una vecchia canzone francese. E francamente non ho desiderio di dormire. C'est une chanson que nous ressemble, diceva. E mia madre la cantava con la sua bella voce da contralto. Tanti anni fa. Ci sono cose peggiori dell'invecchiare. Invecchiare non è nulla, alla fine. Bene, lo dico io che mi ritrovo in dotazione un corpaccio indistruttibile, di quelli che crolleranno di schianto e tanti saluti. Ah, e se così non fosse, ci sono sempre serpentelli gialli nel deserto, pronti a parlare ed entrare in trattative con piccole principesse lontane da casa, ad abbracciare le loro caviglie come gioielli definitivi. No, invecchiare è nulla. Ma l'assenza, l'assenza si. E tutte queste variazioni, come le avrebbe amate, ed avrebbe chiuso gli occhi per ascoltare meglio, il piano e le spazzole, poi la voce della cornetta. E mi avrebbe fatto notare, mais la vie sépare ceux qui s'aiment, mi avrebbe fatto notare quanti particolari, li avrebbe cantati a mezza voce, quanti ricordi ho dovuto cancellare, quando il respiro si fece atroce, quando la voce da contralto non riusciva neppure più a sussurrare, quando soltanto il sonno le diede sollievo, e quando vegliammo il sonno con delle piccole ninnenanne gialle sino a che il respiro non finì. Nessuna voce da contralto. Né io più canto.

venerdì 5 giugno 2009

mercoledì 3 giugno 2009

sono giornate intense....

... anche emotivamente.
Ieri corsetta da anziana signora su per San Luca, oggi un po' di acido lattico, ma neanche troppo tutto sommato. Il tempo era perfetto, asciutto fresco e leggermente ventilato. Continuo a preferire le salite, per una serie di motivi piuttosto ignobili, in verità, e che pertanto non espliciterò.
Oggi inizio lezione con casino. IO LO SAPEVO IO LO SAPEVO IO LO SAPEVO
Così imparo a distrarmi; mi sono presa pure un secco rimprovero dalla collega perché non ho risposto alle sue mail. E dire che mi passo le giornate controllando la posta. Ma questa primavera strana, questo tempo incostante, questi profumi, saranno una giustificazione sufficiente alla mia svagatezza adolescenziale?