giovedì 26 febbraio 2009

non ndi potzu prus sa vida de curreggi is trabballus

io mi ricordo

... che uscendo dal liceo dichiarai che l'ultima ma proprio ultima cosa che avrei mai accettato di fare per vivere sarebbe stato l'insegnamento.


Così stamattina valutazione collegiale degli elaborati di autoformazione, e adesso tappa uno della correzione dei test semestrali, e domattina nuovi test e pure una lezione intrattenitiva dal titolo: La borsa del medico"


Alla faccia dei buoni propositi.

lunedì 23 febbraio 2009

l'indolenza è quasi al culmine

ho quasi fatto il pieno, direi che fra un paio di giorni dovrei smettere di leggere libri e ricominciare a fare delle cose, compreso lo scrivere qui.


Sono cicli, credo. La menopausa che avanza.


Cu vuol pazienza. Buona settimana a tutti.


Oh, magari mi ci vorrà qualche giorno in più se comincio i tre libri che ho in studio....

venerdì 20 febbraio 2009

cosa leggo stasera?

ancora sulla nutrizione artificiale, stavolta il parere dei palliativisti





















Disegno di legge sul fine vita.
Società italiana di Cure Palliative e Federazione Cure Palliative:
“Attenzione all'imposizione di idratazione e alimentazione per tutti i malati.
Non la si può imporre a chi sta morendo”.

Un grave rischio ci impone di intervenire nel difficile e delicato dibattito su idratazione ed alimentazione: la veloce approvazione di una legge sulle direttive anticipate dopo anni di discussioni interminabili, con la formulazione che sembra configurarsi nel testo che approda alla discussione di
Camera e Senato in queste ore, potrebbe causare una situazione clinica ed assistenziale le cui
conseguenze non sembrano chiare a tutti.
Proprio per questo noi, operatori di cure palliative, che ogni giorno ci troviamo di fronte alle situazioni di confine tra la vita e la morte, con l’obiettivo di accompagnare fino al termine della loro
esistenza le persone colpite da una malattia cronica in fase terminale e la “missione” di non farle soffrire, sentiamo il dovere di mettere in luce che, se dovesse essere approvata una legge che esplicitamente ed indiscriminatamente impone l'idratazione e l’alimentazione per tutti i pazienti, ci
troveremmo di fronte a tale obbligo anche per coloro che vivono una fase di inevitabile e prossima terminalità, per le quali non si tratta di non iniziare o sospendere una terapia ma di accompagnarle
a una fine dignitosa con tutte le conoscenze e gli strumenti che la medicina oggi ci offre.
È incontrovertibile che, nell'accompagnamento del processo di morte naturale, per evidenti cause cliniche, il paziente non è più in grado di ricevere acqua e cibo proprio perché sta morendo.
E’ il corpo stesso della persona che sta vivendo gli ultimi giorni della sua vita che non sente più il
bisogno di mangiare e bere, come sa chiunque abbia assistito alla fine di una persona cara. Per non andare contro questa possibile legge cosa dovremmo fare allora? Dovremmo mettere in atto un trattamento clinicamente inappropriato aumentando la probabilità di un peggioramento di quei sintomi, di quella sofferenza, che noi stessi siamo chiamati a curare? Questo disegno di legge, è evidente, ci imporrebbe, in ambito palliativo, di attuare delle pratiche contrarie al bene dei
pazienti.
Nel condividere e rispettare l'appello al silenzio nei confronti della singola vicenda di Eluana Englaro, su cui ci pare che da più parti si stiano travalicando i limiti del buongusto, chiediamo alla
politica di ripensare il suo ruolo e di fermarsi di fronte a una decisione che potrebbe avere delle ricadute concrete e dolorose sulla fine, naturale e faticosa, di tante persone come conseguenza di malattie per cui purtroppo non c'è guarigione, ma per cui rimane possibile un percorso di cura che sappia dare senso anche agli ultimi giorni.

Milano, 9 Febbraio 2009
 
     

 

chiavi... che

no, uno non lo crederebbe con quali chiavi di ricerca arrivano qui la gente. passi i pidocchi, che se cercate lendini con gooogle il rimo link sono io, passi per sfrappole, che la ricetta della suocera merita e riesce sempre bene, ma "donne che pagano per farsi eccetera eccetera, eccetera eccetera?"  


robe da matti.


Fatevi le sfrappole, va'.

giovedì 19 febbraio 2009

Come promesso

Premessa: questo documento è di notevole valore perché rappresenta la posizione di coloro che si sono battuti e si battono PER DIFFONDERE LA NUTRIZIONE ARTIFICIALE. Ma per diffonderla  a favore di CHI NE TRAE VANTAGGIO. La nutrizione artificiale deve essereuna cosa vantaggiosa per il pazioente, non una tortura inutile. Uno dei firmatari di questo documento è un caro collega, persona di straordinaria umanità e semplicità, uno di estrazione contadina come me, che ha mantenuto quella cosa preziosa e ormai rara che è il buon senso. L'ho visto prodigarsi per i miei pazienti, mai a caccia di marchette, sempre disponibile, per una consulenza telefonica o per rispondere ad una mail alle undici di sera. Una delle prime cose che mi insegnò, a proposito di nutrizione artificiale, fu questa: se hai un paziente che sta morendo, inevitabilmente morendo, naturalmente morendo, per un cancro terminale, per estrema vecchiezza, perché tutte le funzioni si stanno esaurendo, la nutrizione artificiale non ti porta alcun vantaggio: il paziente morirà lo stesso, con un aggravio di sofferenze dovuto alle metodiche di nutrizione, che non sempre sono indolori o scevre da fastidio, e per giunta avrà un'agonia peggiore e protratta. Non chiedere, mi diceva, una NE o una NPT ad un paziente terminale: sprechi risorse solo per attuare una cattiva pratica medica, una pratica che nuoce al paziente. Primum non nocere, questo ce lo dobbiamo ricordare sempre.


Inoltre, vi prego di leggere con attenzione la parte finale del documento, là dove si evidenzia come pazienti che veramente dovrebbero avere una nutrizione artificiale invece non ne possono beneficiare. Per costoro nulla si propone, a riprova del fatto che non interessano le persone, ma solo la difesa di astratti principii e èer giunta malintesi.


Disegno di legge su


“ disposizioni anticipate di trattamento o cure di fine vita “




Considerazioni della Federazione delle Società Italiane di Nutrizione ( FeSIN ):




Società federate: ADI Associazione di Dietetica e Nutrizione Clinica


SINPE Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo


SINU Società Italiana di Nutrizione Umana


SINUPE Società Italiana di Nutrizione Pediatrica


SISA Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione




Ai fini di una auspicata chiarezza al dibattito politico, etico, medico, religioso, giudiziario, sociale etc su un tema di enorme impatto come l’interruzione delle cure a fine vita o in pazienti non coscienti, sollecitati in particolare dalle Società a prevalente indirizzo clinico ( ADI, SINPE, SINUPE ) che aderiscono alla Federazione delle Società Italiane di Nutrizione si ritiene opportuno precisare quanto segue:




La Nutrizione Artificiale, sia essa Enterale che Parenterale, va ritenuta a tutti gli effetti un Trattamento Medico riconosciuto da tutte le Società Scientifiche e Mediche specialistiche internazionali e nazionali.


La Nutrizione Artificiale viene oggi praticata in tutto il mondo da migliaia di medici specialisti per il beneficio di un numero incalcolabile di pazienti.


Specificamente, ed in sintesi, la Nutrizione Artificiale può essere considerata “ Terapia Non Farmacologica Sostitutiva di una Funzione Biologica complessa , l’Alimentazione naturale, definitivamente o temporaneamente preclusa per una sottostante condizione di malattia “.


Vi sono pertanto chiare analogie con altre pratiche mediche come la Dialisi, l’Emotrasfusione etc.




La Nutrizione Artificiale, trattandosi di terapia sostitutiva é, in alcuni casi, terapia salvavita; allo stesso tempo in rari casi può diventare un eccesso di cure o accanimento terapeutico.


L’accanimento terapeutico rappresenta la prescrizione di una cura medica che mantiene in vita ma senza una benché minima persistenza dell’unità biopsichica del soggetto. Si tratta quindi di una valutazione che avviene nello specifico caso da parte o di un medico esperto, che assiste da lungo tempo il paziente, o in alternativa e preferibilmente da parte di un’equipe medica; tale valutazione non può essere quindi trasferita ad altri contesti clinici.




Va infine aggiunto che nel nostro Paese sono attualmente assistiti con Nutrizione Artificiale a domicilio circa 15.000 ( quindicimila ) pazienti di cui il 75 % si calcola in Nutrizione Enterale. Purtroppo in cinque regioni ( Lombardia, Sicilia, Sardegna, Abruzzo e Basilicata ) non esiste ancora una normativa ( leggi o delibere regionali ) che consenta, a tutt’oggi, la Nutrizione Artificiale Domiciliare.


In diverse altre regioni non tutti i prodotti e presidi necessari vengono adeguatamente e gratuitamente forniti dal Sistema Sanitario regionale. In conclusione il 25 percento della popolazione nazionale non usufruisce ancora di una adeguata assistenza medico specialistica per la Nutrizione Artificiale: in altre parole un italiano su quattro è escluso da questa terapia!




La FeSIN esprime pertanto allarme ed imbarazzo per lo stato attuale della erogazione della Nutrizione Artificiale nel nostro Paese




La FeSIN esprime infine particolare allarme e disagio perché il dibattito attuale sia sterilmente dedicato a casi ( certamente una minoranza ) nei quali la Nutrizione Artificiale può rappresentare un eccesso di cure e quindi va sospesa e si trascurano i tanti casi, la maggioranza, nei quali la Nutrizione Artificiale viene garantita con dedizione e professionalità da equipe specialistiche ( di medici, farmacisti, infermieri, dietisti, ect ) pur in presenza di scarse risorse e modesta attenzione da parte del Sistema Sanitario.




Nel contesto generale della buona pratica medica si ribadisce , come riconosciuto dalle Società Scientifiche e Mediche specialistiche nazionali ed internazionali, che la Nutrizione Artificiale è un Trattamento Medico a tutti gli effetti, da tutelare e diffondere in tutto il Paese e da effettuare da parte di equipe mediche qualificate e specializzate.




Per ulteriori approfondimenti si rimanda alle Linee Guida e Documenti nazionali ed internazionali, ampiamente disponibili e prodotti anche dalle Società federate FeSIN.




Il presidente                                             Il Segretario




Franco Contaldo                                      Carlo Lesi

prometto che...

...domani, che comincia fra un quarto d'ora, vi posto il documento delle società scientifiche italiane che si occupano di nutrizione artificiale. E' MOLTO interessante, ed è stato inviato al parlamento ed al governo, ma non credo che se lo siano nepprue letto, figurarsi rifletterci sopra.


Baci


 

martedì 17 febbraio 2009

trent'anni ad evitarci


e cos'abbiamo adesso:


solo un amore


senz'obbligo di sesso.

sabato 14 febbraio 2009

tristezza

l'evoluzione del caso della signora englaro mi rattrista assai; ho avuto modo di leggere il disegno di legge sulle disposizioni anticipate sul sito della fondazione luca coscioni (www.lucacoscioni.it): tale disegno dice in poche parole che la vita è un bene di cui il cittadino non può disporre. In tale ottica non ha il diritto di rifiutare nutrizione e idratazione, per quanta sofferenza gli possa venire dalla alimentazione e idratazione forzata; dice esplicitamente che il medico è obbligato a fornire tali pratiche in ogni caso e a prescindere da quanto aggressivi e dolorosi possano essere i metodi per attuarle; dice altresì che ventuali disposizioni anticipate in contrasto non valgono una cippa e chi le avesse fatte si attachi al tram.


Dice anche, tra le righe,  che se per caso rifiutate una qualunque pratica medica, il vostro rifiuto vale solo fino a che siete coscienti, appena non lo siete più vi intubano come vogliono e anzi sono obbligati a farlo in quanto si presume che non possiate davvero desiderare il contrario.


Insomma, sposa in toto le più retrive posizioni cattoliche, e se non siete cattolici, mettiamo che siate cristiani evangelici, tanto per citare la Chiesa a cui va il mio otto per mille, ebbene, chi se ne frega?


io comunque vi invito a leggervi l'editoriale sul sito della FCEI la federazione delle chiese evangeliche in italia, qui:


 http://www.fedevangelica.it/index.php.


Così magari si riesce a capire come fede cristiana e pietà e compassione possano anche coesistere, cosa di cui si potrebbe dubitare guardando solo al comportamento della chiesa cattolica in questi giorni.


Baci da una perplessa capsicum

venerdì 13 febbraio 2009

contributi per i vecchi

stamazttina finalmente sono riuscita a completare le pratiche per l'accompagnametno del babbo. Il gentile signore del patronato mi ha indùformato che il babbo avrebbe diritto, viste le sue condizioni, anche ad un assegno di cura. inoltre, visto che ha un badante assunto "in regola" e a tempo pieno, ha diritto di chiedere un contributo erogato dalla regione emilia romagna a chi ha assunto un badante con contratto regolare. Tutte cose che non sapevo, nonostante  il lavor che svolgo, e di cui non sono stata informata dalla asssitente sociale, cui pure mi sono rivolta per gli ausili.


Così, dico, tanto vale che faccia un po' di informazione anche qui. Non conosco l'entità economica di detti sussidii, ma la riporterò non appena l'avrò conosciuta.


Si, perchè il babbo prende 1218 euro di pensione al mese. Il badante ne prende 874 di stipendio, più tredicesima e ferie, e più 678 ogni tre mesi di contributi. La badante della domenica ne prende circa 350 al mese, in nero. La sostituta che abbiamo preso per i 40 giorni di ferie del badante ne prende 1300 in nero. A ciò si aggiungono le bollette, il condominio, e circa 450 euro al mese per fare la spesa. Fatevi un po' di conti.

giovedì 12 febbraio 2009

LIBRI

Della lista dell'altro giorno ho letto a luna calante e orgoglio e preveggenza. Chi vuole i copmmenti li trova su www.anobii.com nella libreria di capsicum. baci

lunedì 9 febbraio 2009

LA MIA PERSONALE POSIZIONE

Rileggendo il post precedente ed i primi commenti, mi rendo conto che è giusto che io espliciti il  MIO parere, che è diverso da quello della signora di cui racconto.


Ribadisco che la posizione della signora è sua, e la capisco e la rispetto; capisco e rispetto anche le posizioni di altri. Quello che non capisco e che non rispetto è che ci siano persone che ritengono di avere il diritto di dire: questo si, questo no, senza tener conto del fatto che ognuno è padrone di se stesso, da vivo e anche da morente.
Se da medico dichiarassi di arrogarmi il diritto di decidere a modo mio nei confronti di chiunque di voi, voi credete che farei una cosa accettabile? Ma anche se me lo arrogassi da padre, da marito, da moglie, da sindaco, da presidente del consiglio, da prete cattolico, da imam musulmano, da filosofo, da opinionista,  da leader dell'ateismo militante, da dama di carità,  di decidere al posto e per conto di qualunque di voi, voi credete che farei una cosa accettabile?


Non so se sono stata spiegata..... Sperèm.

INTERVISTA AD UNA ASSISTENTE DI BASE

Ho, senza alcun merito, il dono di una memoria stenografica, che purtroppo si deteriora con gli anni. Ma è ancora sufficiente a permettermi di riportarvi, quasi per intero, questa recente conversazione. Le opinioni della signora sono sue, non mie. Io sono, più di lei, consapevole dei molti interessi religiosi, politici, economici, che si intrecciano a vari livelli attorno al prolungamento ad ogni costo della vita delle persone morenti, e la mia personale posizione è assai più strutturata e meno fideistica. Ma, nella sua semplice schiettezza e nella sua religiosa pietà, il punto di vista di questa persona mi ha colpita profondamente, tanto da volervelo riferire il più fedelmente possibile. Aggiungo che persone come questa mi riconciliano con gli aspetti più dolorosi della vita.



.... “Perché, dottoressa, ieri per esempio ho pianto tanto, ho pianto tutta la sera per quella povera ragazza, la Englaro, per quello che le stanno facendo, la gente non lo sa, solo noi lo sappiamo, noi che li assistiamo, e nessuno lo dice, parlano e parlano e in realtà non sanno.

Loro non lo sanno, io quando metto la roba nel sondino, lei lo sa dottoressa che abbiamo quelli col sondino e ci vanno dentro quelle bottiglie, costano trenta euro l’una quelle bottiglie e ne mettiamo quattro al giorno, io attacco la bottiglia e faccio andare la roba e i pazienti anche se stanno in coma stringono gli occhi e fanno delle smorfie e si inarcano con degli spasmi, io sono sicura che soffrono, che gli facciamo del male.”

“lei ha l’impressione che soffrano?”

“la testa non lo so, sono in coma e mi creda sono veramente come morti, ma il corpo è lì, e il corpo io credo che soffre.  Soffre tanto, soffre di tutto. Le mani, per esempio, si stringono, si tirano, e questi (e mostra i polpastrelli e le unghie) si infilano qui (mi fa vedere il palmo), si infilano così forte che fanno il buco e il buco fatto dalle unghie fa infezione, e poi puzza e si marcisce, allora gli devi mettere delle cose in mano, una pallina o un fazzoletto oppure una striscia fatta con un tovagliolo arrotolato, in modo che non si tagliano dentro le mani. Poi anche quando li giriamo e li muoviamo, io cerco per esempio di stare molto attenta, di fare molto piano, ogni tre ore li dobbiamo girare, altrimenti si rompono, così ogni tre ore li giriamo, ma molti miei colleghi hanno fretta, sa, sono tanti da girare, e così fanno poca attenzione (e fa il gesto di chi scaraventa di mala grazia), tanto dicono che non sentono nulla, ma io non sono sicura, perché gemono e fanno dei movimenti coi muscoli che tirano, come se si volessero tirare indietro da noi, da quello che gli facciamo.

E io sono credente, e credo che la vita viene solo da Dio e che Dio soltanto la riprende, ma allora, dico, che diritto abbiamo di fare queste cose a quelli che Dio vuole riprendersi, per non darglieLi, per fare vedere che siamo più forti di Dio, quando stanno morendo gli rallentiamo la morte, in modo che invece di poche settimane ci debbono mettere così tanti anni, un morire così lungo. Perché, dottoressa, noi  non li stiamo curando per farli vivere, capisce?

Quelli oramai non vivono più, quelli sono a metà, non si riprendono più alla vita, stanno morendo, e noi li teniamo per la camicia per non farli andare. Li facciamo morire più piano, e ci sentiamo molto bravi? Oppure semplicemente stiamo tenendoli lì ogni giorno per quei centoventi euro delle bottiglie?”

“Ah, che bella domanda: lei si chiede quanto di questo furore per l’alimentazione artificiale sia gestito dai produttori?”

“Io non lo so, dottoressa, lei lo sa che io non ho studiato, cioè ho fatto i miei corsi da Operatore, e faccio pure gli aggiornamenti, ma non sono una che ha studiato, come lei. Ma sono più di venti anni che assisto questo tipo di persone. Una volta quando non riuscivano più a mangiare col cucchiaio noi gli davamo la roba frullata con una siringa, piano piano, e anche l’acqua, e magari gli facevamo qualche flebo, d’estate, se non bastava, e prima o poi non riuscivano più a mandar giù neppure stimolati, ma allora, lei lo sa, sono proprio dei vegetali, e continuavamo a fare un po’ di idratazione e poi morivano, perché era il loro momento, una morte facile, perché Dio è pietoso, lui.

Siamo noi quelli senza pietà. Ora è la moda della Peg. Le lo sa che abbiamo uno stanzone con tutte Peg? Dodici Peg, solo nella nostra struttura. Ora non mangi più? Non vuoi mangiare? Non mi dicono più di dargli da mangiare con la siringa, no, vai in ospedale e fanno un buco nella tua pancia, e mettono la PEG. E così ogni giorno io attacco le tue bottiglie, e così vivono a lungo. Vivono anni, se il cuore ce la fa. Pure se il resto del corpo è morto, non ci senti, non vedi, non parli, non capisci nulla, però c’è il cuore che va, ma io le dico, dottoressa, anche i nervi vanno, e la carne, io credo che sente dolore. Il dolore di morire, ma non solo per quel po’ che Dio ce lo farebbe sentire, ma per molto, per tutto il tempo che questi uomini li trattengono qui, Dio se li tira da una parte e noi li teniamo dall’altra,  a centoventi euro di bottiglie al giorno, solo da noi sono in dodici, per mesi e mesi e anni, io non vorrei pensarci, ma se mi chiedo perché e cerco un motivo, non trovo altri motivi che questo.

E quella ragazza, lei ha un cuore giovane, potrebbe restare ancora altri dieci anni, o di più,  con le mani strette, una cosa in ogni mano, e qualcuno come me che ogni tre ore la gira, e speriamo che sia qualcuno delicato, che non la faccia troppo soffrire.”

“Si, lo so”

“Ma lei ci pensa a quel povero padre? Ma lei ci pensa quando va a vedere quella povera figlia? Che io mi chiedo come debba essere, credo che forse è come i nostri, tutta tirata e piegata, le mani strette, e poi tirate verso le spalle e le ginocchia piegate sulla pancia e i piedi attaccati alle natiche e tutte le articolazioni rigide, che bisogna allungarle ogni giorno perché non si blocchino e pure quello, secondo me, o non sentono più nulla davvero e allora sono morti, o sentono qualcosa e allora è tutto dolore. E allora perché li teniamo qui?”

“Per le bottiglie, dice lei?”

“Io, dottoressa, non so, ma se ci penso, e ogni giorno ne parlano al telegiornale e ci debbo pensare, io piango per lei, e per suo padre, e avevo bisogno di parlarle, dottoressa, perché non ho dormito stanotte, perché nessuno riesce a capire, con chi ne posso parlare se non con lei, nessuno capisce tranne noi, noi che li assistiamo, e avevo proprio bisogno di parlarne, mi ha fatto bene, ora sto meglio”

“Vorrei poterle dire qualcosa, ma non c’è nulla che potrei dirle e che lei non sappia già meglio di me. Lei fa del suo meglio, come me, e che altro potremmo fare?”

“Io dico, dottoressa, che sono contenta del mio lavoro: io ho bisogno dei soldi che mi pagano e queste persone hanno bisogno delle mie braccia, di quello che le mie braccia possono fare. Sono contenta, in genere, perché mi sento di fare qualcosa di bene, qualcosa che mi darà merito anche nell’altra vita, oltre che darmi da vivere in questa. Però queste cose mi pesano sull’anima. E mi peseranno anche di là. Mi sento che non è per loro che lo sto facendo, ma che lo sto facendo contro di loro, gli faccio del male per il vantaggio di  qualcun altro. Che vende le bottiglie, o che fa bella figura in televisione”

mercoledì 4 febbraio 2009

gli uomini sono misogini, a prescindere.


ieri sera avevo una riunione. Ero l'unica donna. Ho tardato. Ma invece di supporre, come avrebbero fatto per un collega, che fossi reduce da un ambulatorio protratto, hanno scommesso che sarei arrivata con i capelli appena messi in piega (pensavamo che stessi levando i bigodini..)


poveretti. comunque avevo una testa sporca e disordinata, neppure il tempo di una doccia m'ero ritrovata.


 


P.S. sono quasi sempre l'unica donna in ambienti maschili, a pensarci bene. boh.


 

lunedì 2 febbraio 2009

LIBRI IN ARRIVO

A luna calante.  


L'arte della guerra per donne.


Chi e' morto alzi la mano   


La comunicazione in classe 


 Dodici casi per i Vedovi Neri     


La guida dei perplessi     


 In Sardegna non c'e' il mare 


magic mirror of M. C. Escher. Ediz. italiana  


Orgoglio e preveggenza.


Parti in fretta e non tornare


 Un treno per le stelle.


 La versione di Barney      


             

Un tranquillo paese di Romagna

Se è vero che siamo nati sulla cresta di un'onda, allora nessuno di noi sa dire dov'è l'orizzonte....


 


 

domenica 1 febbraio 2009

DURUDURU DI TOGNOLINI

"Guardate bene, sardi, guardate bene"
Duruduru (Tiritera) Elettorale

di Bruno Tognolini


Noi siamo piccoli, noi siamo sardi
Piccoli uomini che fanno lunghi sguardi
Passano i secoli, con piccoli passi
Noi siamo piccoli però non siamo bassi
Non siamo bassi perché in cuore siamo scalzi
Non ci mettiamo né tacchi né rialzi
Noi stiamo zitti
Guardiamo il mare
Secoli fitti che si vedono arrivare


Arrivano dal mare
I soliti Baroni
Arrivano dal mare i Presidenti ed i Padroni
I sardi sono piccoli
I grandi sono fessi
I nomi son diversi ma i Baroni son gli stessi
Arriva da lontano per dirci chi votare
È un Barone
Non si riesce a moderare
I sardi sono arcaici
Con sopracciglia folte
Per farcelo capire lui ritorna nove volte
Cannoni di sorrisi
Granate di parole


Se siamo piccoli, però, perché ci vuole?
Se siamo piccoli, però, di che ha paura?


Ha paura
Del mulo pelle scura
Ha paura
Dell’asino nascosto
Del cuore di quest’isola che sta in un altro posto
Di qualche spaccatura
Che sta nascendo altrove
Di qualche mulo che si sveglia e che si muove
Di qualche cosa che lo faccia moderare
Gli sappia fare guerra
Lo metta a piede in terra
Qualcosa che è lontana, che a Roma non si sente
Però quest’isola
È un altro continente...


Noi siamo piccoli
Col pepe nelle vene
Noi siamo piccoli però guardiamo bene
Si va a votare
Da chi farci comandare
Però c’è un modo strano di rispondere ai comandi
Noi siamo piccoli
Ma abbiamo gli occhi grandi


Guardate bene, sardi
Io guardo e miro
Guardate bene, sardi
Io guardo e spero


Se si può fare
Un presidente nero
Si può fare anche un presidente vero

I MORTI SI RISPETTANO DA VIVI

Ieri è morto lo zio. Aveva smesso di mangiare un mese fa. E di bere, anche. Aveva deciso di piantarla lì.  Era deciso, irremovibile. Le insistenze della zia e della cugina prima lo facevano adirare, poi, mano a mano che si affievoliva, era infastidito, deluso, e infine stanco. Lascia stare, diceva, Lascia stare. La zia ha aspettato il mio ritorno da Roma prima di farlo portare via. Era diventato così magro e piccolo.


Non ci sarà funerale. Era ateo, aveva dato disposizioni precise. Sarà cremato. Mi porteranno via in un sacchetto, diceva, e andrà benissimo così. Infatti l'hanno messo in un sacchetto bianco, avvolto strettamente e legato su una barella di alluminio.


Magari qualcuno penserà che siamo anime gelide, insensibili, che abbiamo fatto male, mia cugina come figlia ed io come medico, a lasciargli fare a modo suo . Ma da queste parti i morti si rispettano da vivi, anche quando sono vecchi, anche quando non hanno più la forza di farsi rispettare, anche quando le loro opinioni non sono uguali alle nostre, anche quando rispettare le loro decisioni ci fa soffrire, anche quando la gente ci guarda storto, ci disapprova, quando parenti e amici diranno che non ci sarà funerale perchè la figlia, magari, è avara, non vuol spendere, non amava il padre, voleva che morisse presto, anche quando al dolore per averlo perso si debba aggungere la rabbia per l'incomprensione del resto del mondo.


Da queste parti i morti si rispettano da vivi.