giovedì 29 gennaio 2009

i miei nuovi libri stanno per arrivare. spero stavolta di aver fatto dlle buone scelte.


si, perchè di tanto in tanto, ogni qualche mese, compro un po' di libri. Sto finendo di rileggere l'ultimo della scorsa fornitura e così ha tirato fuori la mia listina e ho ordinato un po'.


Spendacciona, si, lo so. incorreggibile. Però senza un libro da leggere mi sento insoddisfatta. C'è chi consuma uomini, chi vestiti o scarpe, io consumo libri.


stavolta un mix di gialli, saggi e un paio di romanzi.


Stanno per arrivareeeeee!!

giovedì 22 gennaio 2009

MEDICINA DIFENSIVA

Da parecchi anni, anche dalle pagine virtuali di questo blog, denuncio la comparsa della medicina difensiva, sull'onda delle pressioni dei pazienti per il risultato sicuro e la garanzia di non morire mai. che chiaramente non esistono. Ma almeno ci fai su un bel po' di quattrini, no?


Il problema è: a spese di chi? Dei medici? No, signori, i medici quello stipendio si pigliano, che non è alto come nel resto d'europa, non ti fa arricchire e figuriamoci se ti lascia margini per pagare quattrini a destra e a manca.


No, signori, chi paga siamo noi tutti nella persona giuridica del servizio sanitario nazionale, finanziato dal contribuente sano o malato che sia.


io in genere non riposrto articolo o altro, ma stavolta faccio una eccezione per questo.


E' il breve resoconto di un convegno della società italiana di chirurgia:


Paura in sala operatoria, di sbagliare, di essere denunciati, al punto da evitare i casi troppo difficili: è forse questo l'effetto più pericoloso della cosiddetta medicina difensiva, l'aumento del contenzioso medico-paziente.
E' quanto emerso da un'indagine promossa dalla Società Italiana di Chirurgia (SIC), coordinata da Gabrio Forti, della Facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica del S.C. di Milano e Maurizio Catino, dell'Università di Milano Bicocca. L'indagine, sulla base di un questionario cui hanno risposto 307 chirurghi, svela che l'82,8% dei chirurghi nell'ultimo mese di lavoro ha scritto in cartella clinica note evitabili, riportate solo per paura, il 69,8% ha proposto il ricovero di un paziente in realtà non necessario, il 61,3% di aver prescritto un numero di esami diagnostici non necessari, il 58,6% di aver richiesto inutili e ridondanti visite da altri specialisti. E non è finita, il 51,5% degli intervistati dichiara di aver prescritto farmaci non necessari, il 26,2% di aver evitato 'casi difficili', oltre le normali regole di prudenza, per il timore di un insuccesso e di dover sostenere una causa a seguito di questo. Se si vogliono evitare errori sanitari, ''è necessario liberare i medici della paura di doverne rispondere penalmente e civilmente. E' necessario riformare la gestione del rischio clinico, altrimenti si continuerà a non dare risposte concrete nè ai pazienti nè ai medici'', ha commentato Ferruccio Fazio, sottosegretario al Welfare, durante il seminario sulla responsabilità professionale nell'attività sanitaria, organizzato dalla Federazione degli ordini medici Fnomceo. ''Il problema del rischio clinico - ha detto - è grave sia in termini di salute pubblica che in termini economici, visto che la medicina difensiva si mangia ogni anno 15 miliardi di euro, in esami inutili e dannosi per il paziente. Inoltre i rimborsi per chi è stato danneggiato sono lentissimi, arrivano in media dopo sette anni e solo al 10-20% delle persone''.
  (Nota di Capsicum: perché il restante 80% delle denunce si rivelano infondate, e pertanto nesun risarcimento viene accordato)


Ieri parlavo con dei colleghi, in ospedale, eravamo tre medici di famiglia e tre pneumologi, e il coro era unanime: non solo siamo costretti a chidere esami, e a fare cose inutili e a volte anche dannose, per seguire il modo di pensare dei giudici, e per prevenire accuse di malpractice, ma questi episodi, pure se ti vedono alla fine riconosciuto "innocente", ti disamorano dal lavoro, ti fanno venire l'odio per il paziente, ti levano il desiderio di essergli utile. Il rapporto umano col paziente finisce in vacca: ogni volta ti ricordi che non hai davanti un alleato, ma un possibile feroce nemico, pensa con che voglia ti interessi alla sua salute!


E allora, dicevano i colleghi, viene meno l'essenza stessa del lavoro del medico. Basta una esperienza così, poi hai voglia di dire a te stesso che la gente non è fatta così, che si tratta di casi sporadici: delle pallottole vaganti ne basta una per ammazzarti.


meditate, gente, meditate. Io mi vado ad aprire una birra e poi di corsa a lezione.

mercoledì 21 gennaio 2009

DIDI

Mi ha chiamato la mia madrina, con la scusa di sapere se ho ricevuto il suo audiolibro  di poesie. Compie fra non molto 83 anni e li festeggia con una raccolta di poesie, ma la gioia è offuscata dal fatto che l'attrice ha sbagliato la pronuncia di una parola. Sepàli ha detto.


"Ma ci pensi? Sepàli! Eppure mi dicono che ha fatto il DAMS! Forse pensava di pronunciarlo alla francese..."


"No, Madrina, macché francese, non si tratta di cultura d'oltralpe ma di ignoranza nostrana"


Abbiamo passato quasi un'ora al telefono, mi ha ragguagliato su tutte le vecchie amiche della mamma, sui suoi fratelli, nipoti, sulla situazione abitativa locale, sulle conseguenze dell'alluvione di ottobre e delle mareggiate di gennaio. Davvero vorrei andarla a trovare. Il tempo passa inesorabile, quante occasioni avremo ancora?


 


 


 

domenica 18 gennaio 2009

A Teatro con Capsicum

Vita e miracoli di un commesso viaggiatore, di Francesco Freyrie, con Vito e Maria Pia Timo.

 Non siamo nell’America degli anni 50, ma nell’Emilia degli anni 60; ma anche qui c’è un commesso viaggiatore in disarmo, giunto all’ultimo gradino della scala sociale dei venditori: lo stuzzicadenti in plastica Multicolor, brevetto del Cavalier Marcacci di Paderno, confezione da dodici in dodici colori compreso il silver e il gold,  con un misero 7% di provvigione.  C’è una moglie che pensa solo ai soldi, per spenderli, un cognato che insiste per riavere i suoi,  e un figlio che non riesce ad avere un lavoro stabile e  non rivolge più la parola al padre. C’è un tentativo di riscatto fallito e una assicurazione sulla vita il cui premio potrebbe sistemare tutto, a fronte di un semplice e veloce suicidio. Una tragedia in nuce.

Ma però (si, ma però, e tuttavia!)

Ma però e tuttavia, dicevo, questo viaggiatore non si chiama Willy Loman, ma Severino Cavazza (leggi Sceverìiino Cavasssa), e qui c’è l’Emilia, e tutta quella gente là mica c’ha una tortellona  come la Nadiona sciotto le lensuola, veh! Così se Miller vi rattrista e vi angoscia, lasciatelo pure agli americani e godetevi le risate amarognole di questa commedia all’emiliana, se capita dalle vostre parti.

Baci da Capsicum

Dilemmi teatrali

Una va a teatro, dice mi metto un tubino nero, si però sotto al tubino ci va una scarpetta col tacco, che ci metti lo stivale pari tacco di camoscio? Ma neppure quello col tacco di pelle. e la scarpetta, magari in vernice, nera o rossa che sia, fa un freddo della malora per portarla. In alternativa la polacchina tacco dieci in camoscio rosso scuro, con la borsa dello stesso colore ma in pelle, sarebbe meno freddo, ma anche meno appropriata.


Altrimenti ti rassegni a patire un po' di freddo. Che però, ragioniamoci sopra, il freddo sotto al piede, e alle punte delle dita, insomma.


Ah, che dilemma!!.

giovedì 15 gennaio 2009

QUESTO FACCIALIBRO....

... dice mio fratello che è un ottimo strumento per trovare partners per i propri commerci carnali. Io però ci sto ritrovando vecchi amici, colleghi, e soprattutto tengo i contatti con parecchi amici. Oh, non sono una con tante amicizie. Nonostante io conosca molto bene, per lavoro, letteralmente migliaia di persone, i miei amici veri non si contano sulle dita delle mani, perché sono qualcuno in più, però siamo quasi lì, e se mettiamo insieme le cugine, i buoni conoscenti, i vecchi compagni, qualche collega simpatico ed un certo numero di consoci, su faccialibro non arrivo a cento contatti. e sono già, forse, troppi da seguire. Ma è carino tenere così i contatti. Questi social networks hanno dato una dimensione nuova ai misantropi come me. Dice, ma come, dottoressa Capsicum, tu saresti misantropa? Eh, professionalmente no, naturalmente, ma come privata cittadina un po' misantropuccia ci sono, si. Sono restia. Da ragazza ero vergognosamente timida. Oggi se mi dichiarassi tale susciterei la generale ilarità. Anche quando mi dichiaro di carattere dolce e affettuoso si innesca una ridarola inarrestabile. Eppure un po', si, un po' misantropa ci sarei. Ma faccialibro mi riconcilia coi rapporti sociali, li rende persino facili. Questo dovrebbe dirmi qualcosa su me stessa. Ci rifletterò.


Baci.

martedì 13 gennaio 2009

dice: ma l'odio?...

... non bisognerebbe bandire l'odio dai propri sentimenti?.Eh, forse, si, ma non è possibile. Quel che è possibile non è eliminare tutti i sentimenti ostili, dall'odio all'antipatia, all'insofferenza, no, anche quei sentimenti sono messaggi che mandiamo a noi stessi, bisognerebbe piuttosto riuscire a capirli, ad analizzarli e a riceverli come messaggi, appunto, informazioni, non ordini di servizio. Agire in base alla propria intelligenza, non lanciarsi sull'onda del primo sentimento ostile che ti senti nascere dentro. L'odio può anche nascere in noi, l'importante è che non sia il nostro padrone, l'importante è che non crei in noi degli interessi finalizzati a sè. Finalizzati ad odiare e alla soddisfazione che odiare può dare. Negarlo, invece, è il priomo passo per lasciare che ci governi.

La stagione del mio amore

Quando ero molto ma molto giovane ho incontrato le canzoni di De Andrè non alla radio o alla televisione, ma cantate da un compagno di scuola, che si chiamava, e si chiama, Alberto. Aveva pochissima voce, però strimpellava.  Mi ricordo un pomeriggio, nella mia casa d'allora, tutti seduti per ore a cantare e ad ascoltarci, credo che fosse ben prima del mio quindicesimo compleanno. Non erano note, via del campo, carlo martello, la stagione del tuo amore, solo marinella era gettonata, come si suol dire, ma passava per una canzone di Mina (!).  Io non possedevo dischi, costavano cari, la mia famiglia era modesta e numerosa, ma qualche volta li ottenevo in prestito. Non avevo neppure un giradischi, sino al settanta, anno in cui ereditai quello di mio zio, morto prematuramente per un cancro peritoneale. Tra il settanta e il settantuno uscirono in rapida successione la buona novella e non al denaro non all'amore nè al cielo, la mia amica, neo amica, Carla me li prestò e li imparai a memoria. Scrivevamo i testi sui diari, sinceramente non sempre li capivamo a fondo. La storia di un impiegato ci colse in pieno conflitto destra verso sinistra, verso la fine del liceo, l'anno della maturità uscì la cattiva strada, nel volume ottavo. E noi non lo sapevamo su che strada andare a metterci, e chi seguire, e l'idea vaga era quella di diffidare delle definizioni esterne di buono e cattivo, per cercarne una istintiva, profonda, dalla radice della nostra anima.  Fu l'ultimo disco che ascoltai nella non/spensieratezza dell'adolescenza. Poi il casino della realtà mi prese talmente da non lasciare posto per la musica se non di sfuggita, di passaggio, e soprattutto senza più amici con cui condividerla. Il 75 fu l'ultimo anno per me in cui ascoltai musica in compagnia, poi, con alterne vicende, vissi in esilio,  generalmente piuttosto da sola; nel 79, mentre lui soggiornava all'hotel supramonte, io ero già lontana. Non ho mai superato il risentimento di saperlo nella mia terra mentre ero costretta a starne lontana. E' meschino, lo so, tutta la musica che ha scritto dopo l'ho sempre ascoltata risentita, offesa, colma d'invidia. Soprattutto l'album di Sand Creek, Franziska, hotel supramonte, credo di averlo odiato, non l'album, come si fa a non amare quelle canzoni,  De Andrè proprio odiavo. E la sua casa in Gallura.  Ora mi dispiace, o almeno dovrebbe dispiacermi, d'aver provato simili sentimenti irrazionali. Invece no. C'è anche troppa idolatria della razionalità, se rinneghiamo l'odio ci tocca rinnegare anche l'amore.

mercoledì 7 gennaio 2009

stato attuale: stazionario

il che, secondo il dietologo è male. Che poi quel che ha detto esattamente è stato: io non vi capisco, voi donne, le feste di Natale non sono il periodo per stare a dieta, io lo dico sempre, con tutto un anno davanti, è chiaro che poi non calate, no?


Che poi però se io non stessi a dieta proprio durante le feste sicuramente prenderei quei tre o quattro chili che mi ci vorrebbero tre o quattro mesi per perdere. Quindi, meglio due settimane di dieta sotto le feste che dodici dopo.


Per utto il resto STAZIONARIO è un po' depressogeno, ma non malvagio.  C'è di peggio

venerdì 2 gennaio 2009

BUONI PROPOSITI PER IL NUOVO ANNO

Se tornassi indietro la mamma non la farei. Non si adatta al mio carattere.


Sono troppo ansiosa, troppo preoccupata per i miei figli, troppo protettiva.


Va bene per un medico, non va bene per una mamma. Una mamma dovrebbe essere capace di stare a guardare i figli che fanno cazzate senza batter ciglio. Oh, una volta lo ero. Quando mi occupavo dei miei fratelli li controllavo ma non interferivo con le loro scelte, anche con quelle sbagliate. Risultato: hanno fatto i loro sbagli e le loro cose giuste, dei primi si sono pentiti, è vero, ma chi è che fa solo scelte giuste?


Ma con i miei figli è diverso. Intanto sono vecchia, e questo influisce. Ho troppo la percezione della finitezza del tempo. Poi non ho più nessuno con cui consultarmi, con cui parlare, tranne un'amica, che dio la benedica. Ieri sera ho parlato con lei, per esempio, e mi ha aiutato a ridimensionare la mia ansia.


Poi ci sono i problemi concreti. Metti che mi succeda qualcosa, che mi ammalo per esempio. Fine del benessere economico per la mia famiglia. Io sono un lavoratore autonomo, ai fini previdenziali: niente malattia, pensione da schifo e quando guarisci non hai più i pazienti che nel frattempo si sono cercati un altro medico. Successe al Boss, quando era giovane. Si prese la tubercolosi. In sei mesi il suo sostituto gli portò via tutti i pazienti, gliene restarono una quarantina, amici e parenti per lo più, e le poche persone sinceramente affezionate a lui. Fu così che cominciò ad esercitare la specialistica, cosa che infine gli portò fortuna professionalmente ed economicamente. Ma per i due anni in cui fu malato furono problemi grossi e grossi dispiaceri. Erano altri tempi? Si, ma non diversi da questi. Il mio amico e compagno di studi, Francesco, una decina d'anni fa si è preso una epatite C facendo una trasfusione a domicilio ad un paziente. Epatite acuta. Per poco non moriva, due anni quasi di impossibilità a lavorare, e per fortuna potè fare le prime terapie antivirali. Ne è uscito, ma con un diverso atteggiamento verso la vita e la professione. E anche lui in quell'occasione ha cominciato esperienze diverse dalla medicina di famiglia. Il medico di famiglia è un bue da lavoro, fino a che tira il carro va tutto bene, quando per un qualche motivo perde le forze il contadino se ne disfa.


Così la dottoressa Capsicum, dopo aver visto cose del genere, coltiva la consapevolezza del pericolo, si ma mica se ne può parlare coi figli, altrimenti si deprimono, perdono la dìfiducia, la serenità, e magari smettono di cazzeggiare e passano che so, il dieci per cento del loro tempo in attività utili invece che in giochi al pc. Questi figli moderni sembra  che li si debba tenere lontani dalla realtà, perché la realtà è brutta e va riservata agli adulti, che una volta a sedici o diciassette anni si era considerati adulti, più o meno, oggi a trenta si è ancora i bimbi di casa, potenza della pillola contraccettiva, e intanto un venticinque per cento della popolazione adulta si piglia un antidepressivo, e le giovani generazioni cominciano sempre prima, perché la sensazione del pericolo, reale, viene vissuta come una depressione, non ci si abitua mai, non si arriva mai all'equilibrio mentale di chi sa che il pericolo esiste, ma vive come se non ci fosse, che sarebbe la condizione normale dell'essere umano da quando è comparso sulla faccia della terra ad oggi.


Qualcosa tocca in tutto questo, e non solo nel particolare del mio rapporto di madre ansiosa col figliolo brillante e scriteriato. E' l'intrattenimento diffuso, la televisione anestetica, la letteratura anestetica, la musica anestetica, il videogame anestetico:  siamo in coma farmacologicamente indotto, come società.


Ok, cominciamo questo 2009, confidando sulla buona salute della signora Capsicum per una decina d'anni ancora almeno. E rintuzzando l'ansia


Auguri a tutti.



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