giovedì 29 maggio 2008

nick e non più nick

quando ho pubblicato il libro, ho ceduto e l'ho firmato col mio nome. non avredi dovuto.


sapete che succede? che non sono più libera di scrivere sul blog quello che penso.


parlo dei fatti della mia vita personale, non delle storie "mediche" tra virgolette. quelle le ho sempre falsificate, non nel senso che erano false, attenzione, ma nel senso che ho sempre messo la massima cura pèer fare in modo che non si potesse ricollegare  una storia a una persona. per esempio voi leggete di un uomo, ma non potete sapere se sia davvero un uomo, nella realtà, o una donna, e se la storia che leggete sia tutta di una persona o un misto di due storie di due persone diverse che però hanno la stessa vicissitudine umana. questa cosa è importante per il rispetto dellla persona umana che soffre, si può raccontare una storia che è di molti, ma non si deve mettere in piazza la storia di una persona sola.


così, se ancora non loo avevte immaginato, ora lo sapete: sono accuratamente falsificate in modo da rendere irriconoscibile il o la o i protagonisti. come ho detto, è una questione di privacy.


ma io, invece, sono diventata riconoscibile, dopo la pubblicazione del libro.  Così se dico: oggi ho conosciuto una persona antipatica, ecco che quella persona può leggere il blog e dire: è me che ha conosciuto oggi, sono io la persona di cui parla, e poi può andare in giro a dire: ah, la dottoressa Capsicum, quella stronza maldicente pettegola: va in giro a parlare male di me. e poi la voce si sparge, e qualcuno può venire a dirmi. senti, in tutta confidenza, non dovresti andare in giro a parlar male della tal persona, queste cose poi si pagano, sai?


 


Così, che faccio? rendo il blog privato? e che caspita, ma allora perchè ci scrivo? io ci credo nbella condivisione dell'esperienza tra medici come persone, pazienti come persone e care givers come persone, altrimenti non ci scriverei neppure in un blog.


allora smetto di scrivere di me stessa? smetto di raccontare quello che mi accade? e che blog sarebbe questo? una raccolta di storielle, come era la vecchia Casa dell'ozio. Si, però a me sembrava di avere fatto un passo avanti.


Mi è venuto in mente il blog di Salvo, chissà se qualcuno di voi lo ricorda, il bog di quel ragazzo che era di stanza in Iraq, a Nassirya, che scriveva tante cose belle e interessanti, e poi un giornalista ne parlò su un quotidiano, con la migliore delle intenzioni, e pochi giorni dopo, addio blog di Salvo da Nassirya.


Sentite, non è uno scherzo, sto davvero passando dei brutti momenti per via di alcune persone che vanno in giro dicendo che io sono una pettegola stronza, maleducata e soprattutto deontologicamente scorretta perchè ho scritto in queste pagine delle cose che a loro sono dispiaciute. 


altra possibilità sarebbe quella di ripartire da zero, con un altro nick, su altra piattaforma, sperando in un nuovo anonimato che protegga sia me che le persone che condividono la mia vita, che siano familiari, pazienti, colleghi, amici o altro.


solo che mi dispiace. non so cosa scegliere di fare.


si accettano idee. 

domenica 25 maggio 2008

l'amore mio ha un'emergenza calcistica, quindi mangia subito e vola a indove l'hanno mandato urgentemente. e così il post che volevo fare sulla chiacchierata con l'assistente sociale del piano di sotto dovrà aspettare.


sino a domani, probabilmente perchè al pomeriggio si va a vedere Indiana Jones.


Statemi bene e buona domenica.

sabato 24 maggio 2008

va bene, è quasi mezzogiorno di sabato e non ho ancora finito le visite domiciliari di venerdì. qualcosa tocca, qui.  francamente non so come fare. a chi dire di no? sono tutti vecchi e nessuno di loro ha davvero bisogno di una visita medica, tranne una che deve levare dei punti di sutura. sono stanca.

mercoledì 21 maggio 2008

apprendista numero enne..

.. che ho perso il conto degli apprendisti. Ha detto: in questi tre giorni ho capito due cose. Primo, che della medicina di famiglia non sapevo niente, ma proprio nemmeno mi immaginavo niente. Secondo: che sono un ignorante. che se fra sei mesi dovessi fare una sostituzione mi dovrei mettere le mani nei capelli e non saprei da dove cominciare.


risposta della Capsicum: punto primo. Ho piacere che ti fai un'idea della medicina di famiglia, visto che è esattamente per questo che sei qui. Punto secondo: siamo tutti degli ignoranti in qualche cosa. L'importante è che le tue ignoranze tu le riconosca, così ti puoi rivolgere a qualcun altro per farti fare una consulenza.


Detto tra noi il ragazzo è bravo, non come quella che pensava che il telmisartan fosse una statina. Dico io, le statine ci hanno  il suffisso statina, i sartani il suffisso sartan. Detto questo, pure se non sai se la statina è un farmaco o un salume e se il sartano è un formaggio stagionato o una medicina li dovresti saper distinguere. Almeno credo.


Ma il ragazzo è bravo. Quindi non mi pareva il caso di dirgli si, sei un ignorante. Sono ignorante anch'io, facciamo pari e patta.


Baci


lunedì 19 maggio 2008

sono tornata

dopo un bel fine settimana in toscana.


mio fratello, che con sua moglie partecipa attivamente alla vita parrochiale,  mi fa notare quanto segue:


perchè te la prendi tanto per quel che dice il papa? tanto nessuno lo ascolta. nella nostra vasta parrocchia, piena di coppie giovani, solo una, dico una, mette in pratica quel che dice la chiesa, ed infatti hanno quattro bambini. altrimenti, dimmi, come mai abbiamo tutti un solo figlio, o al massimo due? una epidemia di infertilità? lascia che dica, e se poi qualcuno lo ascolta, meglio: terrà alta la bassissima natalità del paese.


e ci ha ragione lui.

giovedì 15 maggio 2008

verso le tre di oggi ho ricevuto una visita dal browser della pontificia università salesiana. Embè, spero che abbiano almeno avuto qualcosa su cui riflettere. Baci anche a loro.

Dicono che il tempo sia galantuomo. si, vabbè, ma non è sempre vero. dipende da chi ti lavora a favore e chi contro, e dipende dal caso, dalle coincidenze, io poi ho il problema di pensare sempre male, e non dovrei, lo so, di non fidarmi di nessuno, di guardare storto e di pigliare cappello.


Intanto me ne vado a dormire, che il sonno, lui si, è galantuomo.

ho ricevuto un caveat, stasera. e mi sa che debbo pure ringraziare chi me l'ha porto. mi muovo in acque infide. e mi chiedo se ne valga la pena.


credo che nell'ordine i miei figli e i miei pazienti siano più importanti, loro e il loro giudizio, di tanti personaggi.


Debbo ricordarmene. questo mi aiuta a vedere le cose nalla giusta luce.


 

mercoledì 14 maggio 2008

che ha detto Di Pietro?

Domanda: ma lei si fida di Berlusconi?


Risposta: Ma manco per niente!!


Domanda: ma lo sa che è rimasto da solo?


Risposta: ma grazie a dio si!


 


Standing ovation, signori. INSOMMA, OLTRE AD AVERCI BERLUSCONI PURE UNA SINISTRA IDIOTA CI DOVEVA TOCCARE?


Mi spiego meglio: a parte Di Pietro che non si lascia tentare da nulla, incorruttibile si diceva una volta, e integerrimo anche, tutti gli altri si sono bevuti il cervello?


collaborazione? dialogo? ma cosa ci vuole a capire che sta cercando di impedire che copino quello che è stato il suo comportamento negli ultImi due anni, la diffamazione continua, l'attacco pervicace e in malafede, insomma tutta la grande macchina di propaganda che in due anni l'ha portato a vincere e stravincere?


Li sta disinnescando. dialoghiamo, dice. Dialoghiamo? Acchi?? dialoghiamo acchi? ma manco per niente! MANCO PER NIENTE, ECCO!!!

martedì 13 maggio 2008

GUEST STAR: CLAUDIETTA!

Questo post di Claudia a me è piaciuto molto,e le ho chiesto il permesso di riportarlo.


Lo so che si può molto discutere ma se Joseph Ratzinger può dire il suo parere sulle sc****e mie e vostre, pure Claudietta lo può fare. Noterete infatti che il signor Ratzinger non dice mai "per i cattolici le cose stanno così e cosà", ma si lancia solo in affermazioni apodittiche e assolute. Eh, già, perché non è mica relativista, lui. Ergo, capiamoci bene, si sente in diritto di agire per impedire al maggior numero di persone possibili di "peccare", influendo sui legislatori, sulla politica, tutto è lecito per chi ha la responsabilità di diffondere l'unica verità esistente. Perché la verità non è relativa. E la verità è SOLO la sua.


Ma sia io che Claudietta abbiamo un parere diverso; forse perché il medico è abituato a rispettare la verità di ogni paziente e a prendere atto che ogni paziente ha il DIRITTO di averci la verità SUA.


 


 


Stamattina su Repubblica sono inciampata qui: http://www.repubblica.it/2008/05/sezioni/esteri/papa-sessualita/papa-sessualita/papa-sessualita.html

Il Papa riafferma con forza il no agli anticoncezionali e alla fecondazione assistita.
Uhm... Mah... Sentiamo almeno perchè...

"Se l'esercizio della sessualità si trasforma in una droga che vuole assoggettare il partner ai propri desideri e interessi, senza rispettare i tempi della persona amata allora ciò che si deve difendere non è più solo il vero concetto dell'amore, ma il primo luogo la dignità della persona stessa".
Menomale che il Papa c'èè. Di concreto?

Nell'enciclica di Paolo VI, ha proseguito il Papa, "l'amore coniugale viene descritto all'interno di un processo globale che non si arresta alla divisione tra anima e corpo né soggiace al solo sentimento. [...] "Come potrebbe - ha detto ancora Benedetto XVI - un simile amore rimanere chiuso al dono della vita? La vita è sempre un dono inestimabile; ogni volta che si assiste al suo sorgere percepiamo la potenza dell'azione creatrice di Dio che si fida dell'uomo e in questo modo lo chiama a costruire il futuro con la forza della speranza".
Fammi sentire cosa dice quest'enciclica qui...


Nessun fedele vorrà negare che al magistero della chiesa spetti di interpretare anche la legge morale naturale. È infatti incontestabile, come hanno più volte dichiarato i nostri predecessori, che Gesù Cristo, comunicando a Pietro e agli apostoli la sua divina autorità e inviandoli a insegnare a tutte le genti i suoi comandamenti, li costituiva custodi e interpreti autentici di tutta la legge morale, non solo cioè della legge evangelica, ma anche di quella naturale
Beh, si, è innegabile che anche questo sia compito della chiesa, incontestabile. Chi osa? Quando mai... Ma no... Scontatissimo.

Il problema della natalità [...] va considerato, al di là delle prospettive parziali - siano di ordine biologico o psicologico, demografico o sociologico - (eh si cosucce parziali) nella luce di una visione integrale dell’uomo e della sua vocazione, non solo naturale e terrena, ma anche soprannaturale ed eterna. Nel tentativo di giustificare i metodi artificiali di controllo delle nascite, da molti si è fatto appello alle esigenze, sia dell’amore coniugale, sia di una paternità responsabile.
Vediamole queste due esigenze qui...

[...] Appaiono chiaramente le note e le esigenze caratteristiche dell’amore coniugale, di cui è di somma importanza avere un’idea esatta. [...].  È infine amore fecondo, che non si esaurisce tutto nella comunione dei coniugi, ma è destinato a continuarsi, suscitando nuove vite. "Il matrimonio e l’amore coniugale sono ordinati per loro natura alla procreazione ed educazione della prole. I figli infatti sono il preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono moltissimo al bene degli stessi genitori".

In rapporto ai processi biologici, paternità responsabile significa conoscenza e rispetto delle loro funzioni: l’intelligenza scopre, nel potere di dare la vita, leggi biologiche che riguardano la persona umana. In rapporto alle tendenze dell’istinto e delle passioni, la paternità responsabile significa il necessario dominio che la ragione e la volontà devono esercitare su di esse. In rapporto alle condizioni fisiche, economiche, psicologiche e sociali, la paternità responsabile si esercita, sia con la deliberazione ponderata e generosa di far crescere una famiglia numerosa, sia con la decisione, presa per gravi motivi e nel rispetto della legge morale, di evitare temporaneamente od anche a tempo indeterminato, una nuova nascita
[...] L’esercizio responsabile della paternità implica dunque che i coniugi riconoscano i propri doveri verso Dio, verso se stessi, verso la famiglia e verso la società, in una giusta gerarchia dei valori.
[...] Nel compito di trasmettere la vita, essi non sono quindi liberi di procedere a proprio arbitrio, come se potessero determinare in modo del tutto autonomo le vie oneste da seguire, ma, al contrario, devono conformare il loro agire all’intenzione creatrice di Dio.
E' un Dio Fuhrer questo? Siamo soldatini? Non posso decidermelo io come trasmettere la vita?  E' la mia la vita o è di Dio? Mah...

Questi atti, con i quali gli sposi si uniscono in casta intimità e per mezzo dei quali si trasmette la vita umana [...] non cessano di essere legittimi se, per cause mai dipendenti dalla volontà dei coniugi, sono previsti infecondi, perché rimangono ordinati ad esprimere e consolidare la loro unione. (furba sta cosa) Infatti, come l’esperienza attesta, non da ogni incontro coniugale segue una nuova vita. Dio ha sapientemente disposto leggi e ritmi naturali di fecondità che già di per sé distanziano il susseguirsi delle nascite (no, ci mancherebbe altro che potessi rimanere incinta ogni giorno e ogni mese, di fila magari). [...] qualsiasi atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita.

[...] l’uomo non può rompere di sua iniziativa, tra i due significati dell’atto coniugale: il significato unitivo e il significato procreativo.

[...]Così, chi ben riflette dovrà anche riconoscere che un atto di amore reciproco, che pregiudichi la disponibilità a trasmettere la vita che Dio creatore di tutte le cose secondo particolari leggi vi ha immesso, è in contraddizione sia con il disegno divino, a norma del quale è costituito il coniugio, sia con il volere dell’Autore della vita umana. Usare di questo dono divino distruggendo, anche soltanto parzialmente, il suo significato e la sua finalità è contraddire alla natura dell’uomo come a quella della donna e del loro più intimo rapporto, e perciò è contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà.
Paolo VI dovevi fare l'avvocato!!!!

Adesso viene il bello. Tutto ciò che è lecito e tutto ciò che non lo è. Finalmente ce lo dicono esplicitamente cosa possiamo e cosa non possiamo fare.

1. [...] è assolutamente da escludere, come via lecita per la regolazione delle nascite, l’interruzione diretta del processo generativo già iniziato, e soprattutto l’aborto diretto, anche se procurato per ragioni terapeutiche.

2. [...] È parimenti da condannare, come il magistero della chiesa ha più volte dichiarato, la sterilizzazione diretta, sia perpetua che temporanea, tanto dell’uomo che della donna.

3. [...] È altresì esclusa ogni azione che, o in previsione dell’atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione.

4. [...] Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si possono invocare, come valide ragioni: che bisogna scegliere quel male che sembri meno grave [...] In verità
(esss), se è lecito, talvolta, tollerare un minor male morale al fine di evitare un male maggiore o di promuovere un bene più grande, non è lecito, neppure per ragioni gravissime, fare il male, affinché ne venga il bene [...] No, dunque, questa SPIEGATEMELA! E' lecito "tollerare" un male MA non è lecito "farlo". E chi te lo dice che interrompendo una gravidanza il male "lo faccio" e "non lo subisco"??? Chi sei tu per dirlo? Quale è la sottile differenza? E chi la stabilisce? Perchè non me la dici esplicitamente? Perchè non elenchi tutti i casi uno per uno e affianco cosa devo e non devo fare?

5. [...] È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda.
Ah, non è una sineddoche? Una parte del tutto? No?

6. [...] La chiesa, invece, non ritiene affatto illecito l’uso dei mezzi terapeutici necessari per curare malattie dell’organismo, anche se ne risultasse un impedimento, pur previsto, alla procreazione, purché tale impedimento non sia, per qualsiasi motivo, direttamente voluto. MENOMALE! Menomale perchè un mio amico ha avuto il cancro e ha dovuto fare anni di chemio, e adesso non lo sa se è ancora fertile o no!! Menomale che almeno per 'sta cosa il permesso ce l'ha! Fiiiu... Speriamo però che non lo sapesse e che la chemio non l'abbia fatta apposta per poi evitare gravidanze indesiderate... Altrimenti è un subdolo, reo, schifoso peccatore eh!


7. [...] la chiesa è la prima a elogiare e a raccomandare l’intervento dell’intelligenza in un’opera che così da vicino associa la creatura ragionevole al suo creatore, ma afferma che ciò si deve fare nel rispetto dell’ordine da Dio stabilito. [...] la chiesa insegna essere allora lecito tener conto dei ritmi naturali immanenti alle funzioni generative per l’uso del matrimonio nei soli periodi infecondi e così regolare la natalità senza offendere minimamente i principi morali che abbiamo ora ricordato.
Ahhh, ma quindi con l'Ogino-Knauss possiamo????? E finalmente una cosa che si può fare... Uhm, aggiriamo intelligentemente le leggi della natura che Dio governa...

8. La chiesa è coerente con se stessa, sia quando ritiene lecito il ricorso ai periodi infecondi, sia quando condanna come sempre illecito l’uso dei mezzi direttamente contrari alla fecondazione, anche se ispirato da ragioni che possano apparire oneste e gravi. Infatti, i due casi differiscono completamente tra di loro: nel primo caso i coniugi usufruiscono legittimamente di una disposizione naturale; nell’altro caso essi impediscono lo svolgimento dei processi naturali.
Aspè, mi son persa, se uso il preservativo cosa sto facendo? E il coito interrotto dove rientra? Potremmo dire che è successo accidentalmente... Un rumore, si è spaventato, ha sobbalzato, si è spostato... e opsss ha interrotto!!

9. Gli uomini retti potranno ancora meglio convincersi della fondatezza della dottrina della chiesa in questo campo, se vorranno riflettere alle conseguenze dei metodi di regolazione artificiale delle nascite. Considerino, prima di tutto, quale via larga e facile aprirebbero così alla infedeltà coniugale ed all’abbassamento generale della moralità. Eh si, ai giorni nostri la combattiamo così l'infedeltà, rischiamo il tutto e per tutto, ma almeno se succede qualcosa lo sappiamo subito!!

Pertanto, se non si vuole esporre all’arbitrio degli uomini (ah giusto, dimenticavo che il libero arbitrio non ce l'abbiamo sul controllo della natalità) la missione di generare la vita, si devono necessariamente riconoscere limiti invalicabili alla possibilità di dominio dell’uomo sul proprio corpo e sulle sue funzioni; limiti che a nessun uomo, sia privato, sia rivestito di autorità, è lecito infrangere. E tali limiti non possono essere determinati che dal rispetto dovuto all’integrità del corpo umano e delle sue funzioni naturali secondo i principi sopra ricordati e secondo la retta intelligenza del principio di totalità, illustrato dal nostro Predecessore Pio XII.

E' molto lungo, lo so, e continua pure, accennando alla correttezza dei mezzi di propaganda, che mettono i bastoni tra le ruote al tentativo della chiesa di portare l'uomo sulla retta via. E sullo sviluppo delle scienze e delle tecniche, che ostacolano la missione ecclesiastica. Era facile fare i profeti con un branco di ignoranti? Far credere che le proprie fossero le uniche verità quando non ne esistevano altre?

Questo è "il dibattito ecclesiastico" che dura da duemila anni? Ma sopratutto: questo È UN DIBATTITO? O è una dialettica che non lascia spazio a controbattute? Ce l'abbiamo mai avuta nei secoli la possibilità di portarci davanti ai rappresentanti della chiesa per dirgli "no, secondo me non è cosi, la vita reale è diversa" ed essere ascoltati? C'è mai stato un dibattito vero e proprio? E' fattibile?

La chiesa quanto è lontana dalla vita vera? Perchè dovremo ascoltarla quando lei non ascolta noi?

Io mi chiedo: se a casa di un prete va uno di quei ragazzi che cercano di vendere il Kirby, quel famoso aspirapolvere che ti stra-pulisce i materassi, i vetri, il marmo, i divani e chi più ne ha più ne metta, che ha la stessa identica capacità di parlare e di intontirti senza lasciarti aprir bocca della chiesa ("Signora, ma lei sta scherzando? Vuole davvero per il bene dei suoi figli che dormano in un materasso cosi?" "Ma casa sua non è per niente igenica!!!" "Lei vuole che la sua famiglia viva nella sporcizia??"), il prete cosa fa? Non viene anche a lui voglia di sbatterlo fuori a calci nel culo dalla propria casa?
Non lo so perchè mi è venuta in mente sta cosa qui. Ma per dire, quando qualcuno entra in casa tua a dirti cosa devi fare non è per niente piacevole. E questo la chiesa non lo capisce. E non capisce minimamente le esigenze delle persone vere.
Continuo a credere che, come disse Guccini "Non è facile capire se non si è capito già", è tutto una questione di esperienze, di vita vissuta, di conoscenza delle cose pratiche, non di teoria e ideali assolutamente anacronistici e sopravvalutati. Ci vogliono i fatti e le prove vere.

domenica 11 maggio 2008

BUGIE GASTRONOMICHE

E così in tanti anni mio padre ha sempre mentito. Mangiava le pietanze sarde di mia madre e diceva mmmh, ma avrebbe preferito un piatto di pastasciutta.


Oggi lo chiamo per chiedergli cosa vuole mangiare. Dico -


-mi sto preparando una minestra con lo joddu, il formaggio fresco e la menta. Ti va anche a te?


- Eh, si, va bene.


-Per mio figlio faccio una pasta col ragù. Cosa preferisci?


- Il ragù, mi piacerebbe proprio.


- E il tonno con cipolla e pomodorini? Oppure alla piastra col prezzemolo?


-Alla piastra col prezzemolo.


Capito? Pasta al ragù e tonno alla piastra. Mentre io mangerò la minestra rinfrescante della nonna. Una ricetta sarda probabilmente antica di secoli.Che se uno si va a leggere il famoso libro della Roden sulla cucina del medio oriente e del nord africa, trova due varianti della stessa minestra, una turca e l'altra armena, più elaborate, mentre la cucina sarda, more solito, nella povera semplicità di ogni piatto esalta il profumo degli ingredienti evitando eccessivi e pomposi arricchimenti. neinete cipolla, uova o besciamelle: solo il brodo, di carne, sgrassato, la semola grossa di grano, il formaggio fresco, il joddu (che è uguale allo yogurth greco) e la menta fresca tritata e cosparsa sul piatto.


Ma la mangio da sola. Per gli altri, ragù.


tequila!

insomma, sono arrivata al mezzo secolo senza avere mai bevuto una tequila bum bum, e non avevo perso niente. Al limone preferisco il limoncello, o il sorbetto con dentro la grappa, alla fragola continuo a pensare che il bellini sia meglio, ma anche la mia salsa alla fragola con dentro la grappa non è male.


Però una serata etnica è sempre moolto suggestiva, col mio ragazzo grande, poi, è stato davvero divertente. E per la dieta pazienza!

sabato 10 maggio 2008

CHE STRADA HA PRESO QUESTO BLOG?

E' l'impegnativa domanda del figliolo maggiore, che in realtà vuole sapere quale strada ha preso la sua mamma:questa mamma troppo divisa tra figli,marito, padre, lavoro. E persino blog. 


Mentre lui esamina spaventato la sua fettina di torta/mamma pericolosamente sottile e gelosamente le fettine destinate agli altri concorrenti.

giovedì 8 maggio 2008

Abitudini

Alla sera preparo una tisana, spesso camomilla, ma a volte aggiungo finocchio, menta, frutta essiccata, miele di tiglio, foglie di alloro o buccia di limone. e la divido con mio figlio. Scongiura l'insonnia, che entrambi sperimentiamo tutte le volte che siamo agitati. Non è molto tecnologico, è vero, e per giunta tutto quel che posso lo raccolgo fresco al momento. Dice: ma un tavor? No, grazie, il tavor mi rende nervosa.


P.S. non ho nulla contro il tavor, quasi nulla, quando ci vuole ci vuole, ma finchè la menta fresca mi basta, trovo che abbia un migliore sapore.


Notte.

dopo Livia potremmo forse avere la Brambilla. No comment.

mercoledì 7 maggio 2008

Alla morte da film....

 


nota: questo doveva essere un commento al post precedente, in risposta alle crude e assolutamente vere parole di giac, poi mi stava diventando troppo lungo e poi era una buona occasione di parlare dei 5 stadi della reazione ad una cattiva notizia della kubler ross, dove per cattiva notizia si intende in particolare l'annuncio della morte imminente, così è diventato un post. Grazie, giac, e grazie claudia e tutti.



....neppure io ci credo, giac, e io lo so, non lo suppongo. Epperò ci dobbiamo passare. qualcuno ha culo, va a letto e non si rialza. ieri parlavo con l'Ortolano, quello che mi rifornisce di verdura in cambio dei miei modesti servigi. Mi ha detto "la mia mamma è morta troppo giovane, aveva 64 anni, mai stata male, rideva con le donne, durante la pausa del pranzo, quelle che erano a lavorare da noi, e rideva tanto e ha detto: mi sento male, e l'abbiamo stesa sul letto ed è morta" Culo, in un certo senso. Il Pescatore aveva solo qualche anno di più, e non s'è perso nulla invece: la diagnosi, l'inefficacia delle cure, la paura del dolore, e poi, quando si è sentito vicino alla fine ha cominciato a chiedermi aiuto. perché era stufo e non voleva sottostare al peggio. un aiuto che gli avrei dato, per amicizia, se la legge in qualche modo me l'avesse consentito. E' entrato improvvisamente in agonia nella prima nottata, dopo alcune ore di mal di stomaco. Credo fosse un infarto massivo, o una embolia polmonare, comunque non l'ho ricoverato, l'abbiamo sedato con della morfina e la figlia gli ha tenuto la mano fino a che non è spirato. Una mezza via, insomma. Mia madre, invece, s'è beccata due anni come i tre della tua, lei aveva patteggiato invece. Dio, dammi due anni per mettere a posto le mie cose, poi me ne vado con Te. Io non lo so, io non ho la sua fede, comunque sono stati due anni, ha messo a posto le sue cose, poi dolore, Fentalin, anoressia, vomito, e alla fine dispnea terminale. L'ho sedata. E' morta due giorni dopo.
Ma che ne sappiamo noi di quale di queste sorti ci aspetta? io ci farei la firma per la prima, ma non c'è possibilità di scelta. Ma il punto non è questo. Il punto è, caro marco, che si può morire ribellandosi alla ineluttabilità della morte, è vero, protestanto maledicendo, ma non si può "non morire". "Manuel Flores morrà, e questa è moneta corrente, perché morire, si sa, è usanza della gente". Neppure si può  scegliere come morire. Neppure si può aspettare di essere pronti per morire, ammesso che si possa essere pronti per morire. No, l'essere pronti che io dico è l'essere pronti a credere alla notizia. e magari anche ad attraversare la morte a testa alta, consapevoli, vivi.
Alla notizia la gente non ci crede, è per questo che è definita comunicazione irricevibile,  tanto non ci crede che in oltre la metà dei casi dopo due settimane l'ha dimenticata. Sai che in america misurano tutto, saltavano fuori delle cause di persone che dicevano: il babbo, o la mamma, non è stato informato della prognosi, così hanno fatto uno studio controllato. Hanno registrato l'informazione, col medico che spiega, il paziente che afferma di avere capito, eccetera, per un grosso numero di pazienti. Poi, dopo due settimane, hanno intervistato gli stessi pazienti chiedendo loro se sapessero cosa avevano e quale fosse la loro prognosi. Più della metà ha affermato non solo di non saperlo, ma che nessuno gliene aveva parlato. Cancellato, capisci? Rimozione. Primo stadio di Kubler Ross. Un altro 25% ha detto, si mi hanno detto che non ce la farò, ma io sono diverso, io lotterò, invece, e io guarirò. Negazione. Ancora il primo stadio della Kubler Ross. Il restante venticinque per cento si divide tra patteggiamento, rabbia, depressione e accettazione, che sono gli altri quattro stadi.


Mia madre ha patteggiato. Due anni voleva. Alla fine dei due anni, quando ha capito che era finita, ha mescolato rabbia, depressione e accettazione in un impasto unico, il giorno prima di entrare in agonia ha fatto non so quante telefonate, ha salutato tutti. Due mesi fa ho rivisto una sua amica, e mi ha raccontato  di quella telefonata, mi ha detto in quella telefonata ho sentito proprio la nostra vecchia amicizia.


In realtà le cose sono an cora più complesse di così. Questo della dottoressa Elisabeth Kubler Ross corrisponde ad una analisi delle reazioni personali dell'individuo. Poi ci sono altre analisi, quella di Francesco Campione, per esempio, che considera l'atteggiamento verso la morte come viene plasmato dalla cultura attuale.


Ma in pratica, per il medico è diverso. Il medico con la verità non ci deve solo morire, ci deve vivere. Tanti anni.Tanto a lungo. Deve raccontarla a tanta gente la verità, e non può nascondersela, a meno di particolari forme di acrobazia mentale. E ogni volta si chiede, come io mi chiedo: quando toccherà a me, sarò pronto a crederci? sarò pronto a prendere commiato dai miei cari'? sarò pronto a conciliarmi con la fine, a tirare le some, a scrivere la chiosa del tema, come nel tema di maturità, ricordi?, quando l'orologio diceva: concludi, concludi, e quando avrò tirato questa somma, il risultato sarà accettabile, se non soddisfacente?


come diceva Paolo di Tarso: ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa.


Ognuno dovrebbe avere una "buona battaglia" da combattere e giungere alla fine dicendo a se stesso: l'ho combattuta, ed ora sono giunto alla fine, ed ho la consapevolezza di un buon lavoro compiuto.


Che poi si possa essere contenti di morire, ho visto anche questo, nei vecchissimi vecchi, quelli di cento anni e più, quelli non desiderano più vivere, solo di addormentarsi e riposare, sazi di lunghi giorni, ma per tutti gli altri non lo credo, no.


Contenti no. In nessun modo. Rassegnati neppure, credo. Ma pronti, pronti credo si possa essere.


Tu credi che quelli che si accingevano ad una battaglia già persa, nel passato, fossero contenti di sapere di morire dopo poche ore? e morire forse dopo atroci sofferenze, feriti, in mezzo al fango, soli? eppure erano pronti.


Perché, secondo Campione, avevano trovato un senso. Un senso.


Io non lo so se sia necesario trovarci un senso. Come ho detto altrove, ma credo che sia stato tagliato prima della pubblicazione, la morte ha una necessità, che è più di un senso, ed una realtà, che non ha bisogno di un senso.


Sono di quelle cose che in un libro stonano, epperò io credo che siano vere, e che la verità, o la sua ricerca, veramente, possa renderci liberi.

lunedì 5 maggio 2008

che poi io ci penso ...

...mica come Mike Buongiorno che afferma che ogni sera ripensa a tutte le cose che ha fatto durante il giorno e a cosa poteva fare meglio o di più.


No, io sono incostante, e soprattutto alla sera sono tanto stanca che non penso mica, dormo e basta. Ma ci penso lo stesso. magari mentre cucino, mentre taglio l'insalata, lavo le bietole, faccio a cubetti la zuppa imperiale. Ci penso e mi dico: ho detto bene? dovevo dire di meno? o dovevo dire di più?


Che se fossi in America io direi: mi spiace assai di doverle comunicare questa notizia, ma la sua neoplasia non è più trattabile. E il paziente con molto fair play mi chiederebbe allora dottore quanto tempo mi rimane? e io farei una botta di conti e sparerei  una cifra di mesi più o meno a casaccio, poi ci sarebbe la scena di io che esco e lo lascio con la famiglia e lui china il capo e tutti gli si avvicinano, tipo oremus, e io sarei assolutamente fighissima sotto il camice, taglia  quaranta, e avrei i capelli impeccabili, non la crescita di due centimetri di capello grigio e la coda alla dibondaus.


Che se io fossi in America questa cosa gliela dovrei dire comunque alla svelta perché dovrei spiegargli perché la sua assicurazione non gli paga altre cure e altri giorni di ricovero e lo rimanda a casa sua.


No, io sto in questo paese dove te lo chiedi cosa può sopportare uno e cosa no, e quindi quanto gli puoi dire oggi e quanto gli potrai dire fra una settimana, e in quanto tempo riuscirà, se riuscirà, ad accettare l'idea di essere alla fine del suo film. come tutti, perché ci arriviamo tutti alla fine del nostro film, ma quando lo dici, quel tutti, non è come dire "io". Anzi, è come dire "voi", si sa. Voi tutti, meno me.


Invece ci penso, e mi chiedo, e ogni volta che debbo dare una brutta notizia di questo genere è come se la dessi anche a me stessa. Guarda, Capsicum, ora lo dici tu questo, a questa persona, un giorno qualcuno lo dirà a te, e tu sarai pronta? Saresti pronta, ora?


Perché, alla fine,  davvero l'essere pronti è tutto.


 

sabato 3 maggio 2008

Dire la verità

La cosa più difficile, mi rendo conto,  è non farsi scappare la verità in momenti inopportuni, o in modi inopportuni. Va detta, si,ma c'è modo e modo.


Con mio figlio, per esempio, bisogna andarci coi piedi di piombo. Basta un nulla e coglie al volo l'occasione per incazzarsi. E a me dispiace, perché è chiaro che la colpa è mia, non sua, come se l'avessi colpito con uno schiaffo; con le parole a volte è pure peggio. E faccio pure fatica a scusarmi. In questo, come in altre cose, il figlio ha preso da me.


Coi pazienti, poi, è ancora peggio del peggio.


L'altro giorno avevo un'ultima visita da fare, pensavo di riuscire a rientrare in studio, finire le ultime cose e andare a casa dalla famiglia, ma invece... Invece c'è voluta un'ora.  Ho dovuto dare una brutta notizia. Una di quelle che alcuni oncologi evitano di dare, e ti scrivono nella lettera di dimissione: attivare assistenza domiciliare, e tu chiedi alla famiglia cosa gli hanno detto e loro ti guardano con due occhi: perché, cosa ci dovevano dire? e allora capisci che tocca a te.


Mi ricordo sempre due ragazze, fra i trenta e i quaranta, il loro padre uscì dal ricovero con solo morfina e senza appuntamento per una visita di controllo, e io chiesi: cosa vi hanno detto? e una delle due rispose: ci hanno detto che i problemi del babbo sono cardiologici, così se lei ci mandasse dal cardiologo.... Invece la comunicazione era: ha un cuore che non sopporterebbe le chemioterapie, per cui non si può neppure provare.


Che tra l'una e l'altra delle due informazioni ci corre parecchio. Anche da un punto di vista pratico.


Avevo una volta un paziente che stava vendendo una casa. La moglie disse: pensiamo di rimandare il rogito a quando mio marito starà bene. Voglio dire: avranno il diritto di sapere che non si può fare, perchè il marito non starà bene? oppure oltre alla perdita del marito ci vogliamo anche aggiungere i danni economici per la vedova?


Eppure non è facile, no. Per questo nessuno lo vuole fare. Se appena può liquidare il paziente e scaricarlo su un altro carro.  Io non può.

giovedì 1 maggio 2008

povero Yorik

al figlio che studia anatomia ho procurato, tra le altre cose, uno scheletro. Finto. Ma perfetto.


So dove trovare queste robe. Quando facevo la prof avevamo dei canali per i fantocci di plastica a forma di corpo umano che si apre e si levano i pezzi, scheletri montati e smontati, occhio che si smonta tutto, piede con le articolazioni e i muscoli che si staccano (in parte), tabelloni con le tavole anatomiche (quelle di netter costavano una cifra)  e via dicendo.


Si trovano nuovi e usati. E non costano una follia. Molto meno di una Nintendo Wii, anzi molto meno di un accessorio per Nintendo eccetera.


Così abbiamo uno scheletro in plastica di nome Jack. La gente entra in casa nostra e fa un saltino all'indietro.


-E' di plastica.


- Sicuro?


- si, certo, toccalo pure.


- ma non sembra di plastica


- è di ottima plastica. Plastica tedesca, sai com'è.


- ah, tedesca...  una specie di scherzo di Hallowen allora...


L'origine teutonica  li rasserena, pare. Ma se è presente il figlio immancabilmente si mette a sghignazzare e si lancia in precisazioni sulla normativa che regola le acquisizioni di corpi umani e loro parti a scopo di studio, descrive i pezzi anatomici preparati che ha potuto esaminare in facoltà, ne cita la provenienza e l'anno di morte, e si spinge a raccontare l'origine del suo attuale disgusto per il salame di felino. Questo non favorisce le relazioni sociali, no.


Così adesso se suona qualcuno  vado a chiudere la porta della camera di Jack prima di andare ad aprire.

LIVIA E IL DOLORE

Livia Turco aveva cominciato un sacco di cose, cose impegnative, cose importanti. Poi è arrivato l'affaire Mastella e tutti i casini che sappiamo, e l'hanno fermata.


E' stato un delitto, un crimine a danno di tutti i malati gravi italiani. Chiaro che questa è una mia opinione. Sono stata al primo congresso italiano delle cure primarie, da lei fortemente voluto, e la sensazione era quella di un festival dei sogni interrotti, una fiera dei lavori abbandonati a metà. Prima di lasciare il suo posto di battaglia, ha scritto una lettera a tutti i candidati, lettera a cui non è stata data alcuna diffusione e che viene riportata integralmente su una rivista che talvolta cito con piacere e di cui apprezzo l'estremo coraggio e l'ardita franchezza: Delta. La trovate e scaricate da  qui. La lettera è a pagina sei.


Io ve ne riporto solo  un pezzetto,  perchè se i post diventano troppo lunghi sono scoraggianti:


"Il dolore che caratterizza le fasi terminali della vita e molte malattie croniche è inutile e ingiusto. La scienza afferma, ormai da tempo, che il dolore fine a se stesso va contrastato perché toglie lucidità, compromette la qualità della vita,accresce la solitudine di fronte alla sofferenza, avvicina il desiderio della morte. Combattere il dolore significa anche questo, allontanare il desiderio della morte di fronte ad una grande sofferenza."


Ma ne consiglio vivamente la lettura integrale.


Giacché ci siete perché non leggere anche il numero 39 di Delta, in particolare gli articoli dedicati alla prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse?