martedì 29 aprile 2008

Gridare Vendetta

Ecco, in politica io sono laica, non c'è dubbio.


Però, che mi piaccia o no, la mia personale morale viene da mia madre, e da mia nonna. Una morale secondo cui quel che non viene fatto senza aspettativa di comenso non è meritorio.


Eppure c'è una eccezione a questo, una rimarchevole e negletta eccezione.


Cito pari pari dalla Filotea Riva che, insieme alla Filotea dei Defunti, è passato dritto dritto dalle mani della nonna a quelle di mia madre e alle mie.


Uno dei quattro peccati che gridano vendetta (gridano vendetta, sentite bene) al cospetto di Dio è non dare la giusta mercede ha chi lavora. Vendetta. Una parola grossa. Papa Luciani fece di questo uno degli argomenti del suo discorso di insediamento nella Cattedra di San Pietro. Uno dei primi, quindi, come importanza. E nella stessa pagina della filotea, due righe più sotto, si ricorda che noi siamo partecipi del peccato altrui, come se l'avessimo commesso, in una serie di casi, tra cui "quando potendo impedirlo, non l'abbiamo fatto".


Se, potendo impedirlo, consentite a qualcuno di commettere tale peccato nei confronti di altri, anche se tra quegli altri ci siete anche voi, ecco, state commettendo un peccato che grida vendetta davanti a Dio.


Pensateci, no?


Pensateci. Questo fa del sindacalismo una attività altamente morale, in senso cattolico.


Se non fossi laica vi chiederei: per chi avete votato?

domenica 27 aprile 2008



  1. Marco Schwarz ha tradotto, nei suoi ritagli di tempo, il controverso discorso sulla razza di Barak obama e l'ha messo online.

    Consiglio vivamente la sua lettura.

    Come dice Marco, è difficile capire oggi l'America, e lui ci  si sta avvicinando un poco solo dopo parecchi mesi che vive lì. Marco ha vissuto in parecchi Paesi. Lui e sua moglie sono due personaggi piuttosto straordinari.

     

     

     

    Baci


     

    If you think education is expensive, try ignorance”


venerdì 25 aprile 2008

Mamme

Quando litighiamo mio marito si mette la giacca, prende le chiavi ed esce. Va a casa dalla mamma.


A me scapperebbe da ridere, per la verità. Insomma, uno ha più di cinquant'anni e scappa a casa dalla mamma. Mi chiedo sempre se le racconti tutto e le pianga sulla spalla o semplicemente si rifugi nell'atmosfera domestica, una specie di Anteo che tocca la terra.


Io non ce l'ho, la mamma.


E quando l'avevo, comunque non c'era nessuna casa a cui tornare. La casa di mia mamma non era la mia. Nessun rifugio. Ero io la mamma. Dove si rifugia una mamma? Intanto ha dei figli che dovrebbe portare con sè. Se devi raccogliere i bambini, devi prendere le loro cose, vestiti, giochi, libri di scuola. Devi fare trasloco. Se scegli di partire, non è per un paio d'ore, non è per respirare atmosfera di mamma o di casa. Se ti riduci a decidere di partire, non è per una sfuriata: è per sempre.


 

giovedì 24 aprile 2008

si vede

Che sono stanca e preoccupata si vede. La collega mi ha fermato per chiedermi se per caso non ero troppo carica di lavoro e di impegni, così le ho raccontato di cosa sono carica. Di problemi familiari. Ho parlato per mezz'ora. Sto meglio? no, non sto meglio, ma almeno non ci sono malintesi coi colleghi.

mercoledì 23 aprile 2008

sfogo

... in questo cavolo di casa dove riesco a tornare solo stanca esausta, dove vivono e bazzicano parecchie unità  viventi con metabolismo a base carbonica che eutrofizzano e metabolizzano su substrati provenienti dal lavoro che mi fa tornare a casa stanca esausta, nessuna delle suddette unità viventi, in dettaglio figli, in numero di due, e donna di servizio marocchina di poco più vecchia del figlio maggiore, si sporca le mani a lavare la verdura e se non lo faccio io fa a tempo ad andare a male, tanto chi se ne frega, visto che il cibo che qui si consuma non lo pagano loro? e nessuno si smarona ad apparecchiare la tavola, a vuotare la lavastoviglie, a vuotare la lavatrice e stendere i panni, a vuotare i cestini della carta, a sollevare graziosamente il sacchetto del rusco peraltro pulitissimo perché l'umido lo raccolgo a parte, se non lo solleviamo io o mio marito per condurlo gentilmente alla sua ultima dimora, leggi i bidoni sotto casa, può dimorare in eterno nel sottolavello.


sono tutti dediti ad attività di elevato livello etico, intellettuale, tecnologico, per esempio ascoltare i cd con l'auricolare innestato, telefonare alle amiche in arabo rapidissimo, percorrere l'intero mare internettiano alla ricerca di giochi online e di siti porno, leggere giornalini e guardare la televisione.


E l'altro idiota par mio, dio li fa e poi li accoppia, si sa, che arriva pure a casa stanco esausto dopo aver fatto attività schifabili e sputazzabili, sibben esse pure redditizie, condivide con me l'onore di pagare i conti e gli stipendi  (rispettivamente dei figli e della marocchina) e  l'onore di perlustrare la casa e compiere tutte ste azioni indecorose che cotanti personaggi disdegnano.


Il frater minor, che mi legge abbastanza regolarmente, dice : mettiti in sciopero, non c'è altra soluzione. sono maschi, anche io fino a che non ci sono stato costretto ho cercato di non alzare un dito.


Oppure, dico io, me ne vado di casa e vediamo come se la cavano.

OGGI INCONTRO COI CORSISTI

Eravamo un pochino sfiduciate la mia collega ed io, prima della chiacchierata coi ragazzi. Poi, davanti al bancone del bar, mentre ci sceglievao una insalata a testa, le ho detto: guarda, abbiamo tre anni davanti, nella mia esperienza alla fine qualcosa di buono ne viene fuori smpre anche dalla peggiore delle classi. diamogli fiducia, continuiamo  a lavorare e vedrai che la maggior parte di loro ci seguirà.


Lei non era molto convinta, ma s'è inchinata alla mia ultradecennale esperienza di prof... poverina, mi deve voler proprio bene.


ma comunque la roba da non credersi è questa: facciamo questo incontro, facciamo la nostra relazionsina, io e lei, gli raccontiamo un po' di questo e un po' di quello, e io sto sempre molto attenta a sottolineare i pieni e a incoraggiare i vuoti, come si suol dire.


E alla fine erano contenti! Incoraggiati, gasati, soddisfatti, pieni di aspettatite, pronti a mettersi al lavoro, ed hanno pure fatto delle proposte! Che noi abbiamo raccolto al volo, è chiaro.


Stasera la mia collega ed io ci siamo riviste alla riunione sindacale e lei era contenta. Siamo andate bene, vero? mi ha detto.


Io che temevo di avere esagerato mi sono rilassata.


Oh, adesso mi ricordo bene perchè ho insegnato per tanti anni. E mi ricordo bene anche perchè avevo giurato di non farlo più.


Ma quanto mi piace vedere come dopo pochi mesi non si ricordano neppure più che una certa cosa non la sapevano fare....

lunedì 21 aprile 2008

cambiamenti

questo blog ha preso una decisione difficile.  non sa se è giusta.  non sa se riuscirà a portarla avanti.


questo blog non sa nulla, ma è una vecchia storia....

sabato 19 aprile 2008

IERI A REGGIO EMILIA

... sono stata al congresso regionale della società italiana di cure palliative. come sempre in queste occasoni si sentono una montagna di cose che si vorrebbe riferire. Un paio ve le racconto.


Il professor Eusebi, che insegna diritto penale all'Università Cattolica di Piacenza ha fatto una lunga, equilibrata e dotta dissertazione sulla responsabilità del medico nelle cure palliative. Ha detto una cosa interessantissima: allorquando la magistratura, perseguitando i medici per presunte responsabilità professionali, eccede presumendone sempre e comunque la colpa, crea di fatto un incitamento alla medicina difensiva.  Eusebi l'ha definita una legislazione CRIMINOGENA.  Sempre più spesso, di fronte alla situazione difficile in cui l'intervento medico non ha sufficienti garanzie di riuscita, il medico di astiene dall'intervenire, motivando la sua astensione con l'eccessiva rischiosità dell'atto medico.


Mi spiego meglio:


"La sua mamma (papà, nonno, nonna, ecc.) non può essere operata per questo cancro al colon (fegato, mammella, prostata, ecc) perché è cardiopatica (anziana, ha la bronchite cronica, ecc.)  e il rischio operatorio sarenne troppo elevato"


"ma dottore allora farà una chemioterapia?"


"No, non la  possiamo fare, capisce, il rischio è troppo elevato"


"E  una radioterapia?"


"no, guardi, in quelle condizioni lì una dose adeguata di radiazioni per trattare la neoplasia non sarebbe tollerata dalla sua mamma (papà, nonno, nonna) e si correrebbero troppo rischi di effetti collaterali"


"E quindi?"


"Ah, potete attivare una assistenza domiciliare (o ricovero in Hospice, ecc)"


 


In parole povere: se curarla è rischioso non ve la curiamo. Morirà, si, ma per colpa della malattia e non per colpa delle cure del medico. Il quale, astenendosi da un trattamento pericoloso per la paziente, ha comunque operato con prudenza, secondo quanto pare ritenere oggi la legge.


Ma se non la curi muore di sicuro, mentre se la curi ha delle possibilità di vivere più a lungo o forse, addirittura, molto a lungo.  E allora? Se per la magistratura un rischio del 20% non è accettabile e quelle due persone su dieci non è accettabile che muoiano per la terapia, allora il medico segue il ragionamento dellla magistratura e si astiene dal mettere in atto una terapia rischiosa. Doppiamente rischiosa: per il paziente, ma soprattutto per il medico che rischia di finire  sotto processo, costretto a risarcimenti e forse persino privato della possibilità di continuare a lavorare.


Eusebi dice che nella sua esperienza i medici che si trovano accusati di errori di vario genere sono generalmente tra i migliori nella loro professione. Quelli che hanno il coraggio di correre rischi elevati a vantaggio degli altri.


In USA questo è lo standard.  E fra poco anche da noi. Io l'ho scritto anni fa, in Nessuno a cui parlare. E ancora prima sul blog. Io ve l'avevo detto. Ma sino a che lo dicevo io, un medico potenzialmente assassino, era una cosa. Ora che lo dice un professore di diritto penale spero che sia più creduto.


L'altra cosa riguarda le direttive anticipate. Una storia tragica e sanguinosa di un poveretto morto con la pancia che si bucava da sola dappertutto facendo uscire cacca, sangue e pus. Questo povero cristo aveva avuto la mamma morta per cancro del colon. Era morta con una stomia, col saccheto per capirci. Lui si era recato da un notatio ed aveva redatto delle direttive anticipate in cui diceva che MAI, PER NESSUN MOTIVO, ACCETTAVA CHE GLI VENISSE FATTA UNA STOMIA.


Ora, a parte che era più intelligente farsi una bella prevenzione del cancro al colon con esami delle feci, colonscopie regolari e via dicendo, l'amico in questione non la fece sta prevenzione, e siccome il cancro al colon è eredofamiliare, si ritrova con un cancro al colon come la sua mamma. Rifiuta l'intervento chirurgico perché gli farebbero la stomia con relativo sacchetto, ma il cancro è di quelli occludenti, il colon si chiude, sopravviene un blocco intestinale, e bisognerebbe fare almeno una stomia per decomprimere l'intestino. Ma lui non la vuole. I medici prendono atto. Così il disgraziato, in rpeda a dolori lancinanti, viene trasferito in Hospice, dove accetta che gli vengano fatte delle cure mediche.


Ma, capite, la pressione dentro questo intestino occluso sale, la parete intestinale si infiamma, aderisce alla parete dell'addome, si rompono come quando si apre un ascesso, e si creano delle fistole, dei buchi nella pancia, da cui fuoriesce il contenuto intestinale, il sangue e il pus. Quattro. Quattro fistole in poche ore. Orribil. Molto peggio di una sola stomia, pulita, sana, efficace.


Ora, io vi chiedo: hanno fatto bene i chirurghi a rispettare la volontà di questo poveruomo?


E se gli avessero spiegato cosa succedeva? Se gli avessero fatto capire che la sua aspettativa di poter dominare e tenere sotto controllo il suo corpo era irrealistica?


Uno dei miei bimbi, quando era piccolino, era convinto di poter evitare di fare pipì. Ma alla fine gli scappava. E lui ci restava molto male. Aveva un anno, più o meno. Ma l'idea di fondo era esattamente la stessa. Il mio corpo farà esattamente quel che dico io.


Seee, magari.....


 

venerdì 18 aprile 2008

QUESTO BLOG E' GIU' DI MORALE...

...  e non ci può far niente.  Ogni popolo, nessuno escluso, ha esattamente i governanti che si merita. popolo è un nome collettivo. Come formicaio.


Che qualche formica non se lo meriti, è ininfluente.


Cosa abbiamo fatto per diffondere la cultura, la capacità critica, la laicità, il rispetto? Cosa abbiamo fatto per questo negli ultimi trent'anni, ognuno di noi? Nella media poco.


Poco, troppo poco. E allora ci meritiamo delle elezioni così, un primo ministro così, uno che preferisce chiamarsi premier perchè è più elegante, uno che oggi dice e stasera smentisce, un bugiardo si diceva una volta, uno che ci prova e quando viene preso in castagna protesta: non mi avete capito, cribbio!


Ce lo meritiamo e ce lo terremo. Stringere i denti, signori, ci aspettano anni duri.


Io vado a dormire.


Baci

mercoledì 9 aprile 2008

lunedì 7 aprile 2008

giornata lunga, piena, faticosa,ma insomma abbastanza soddisfacente.


Avevo la nuova tirocinante.


Non saprei ancora dare un giudizio. Sembra volenterosa. E' stata con me fin dopo le cinque del pomeriggio, tra ambulatorio e domiciliari. Non aveva mai visto un ansarca, ma neppure un sacco di altre cose. Non ha una gran manualità, ma tutto si impara, facendo. E come al solito debbo dedurre che questi ragazzi non vengano stimolati a fare tanto, all'Università. Studiare si, fare no. O comunque non abbastanza.


Poi tornata a casa ho rivisto il cuore col figlio. Mica tutto, solo pericardio e struttura. Domani ripassiamo il resto, se riesco a  far combinare i miei orari coi suoi. Sono sempre stata molto brava  a spiegare...


Poi cena con avanzi, e infine blog, doccia al figlio piccolo, e nanna con un libro. Ho deciso di affrontare L'eterna ghirlanda brillante. Temevo fosse un mattone, invece è carino. Almeno per le prime 50 pagine, poi non so. Buona settimana.


 

DISLESSIA NON MI FERMERAI!!!

Un giovanotto laureato in fisica e membro del Mensa Italia conduce da sempre la sua personale battaglia contro la sìdislessia. Trovate i racconti della sua esperienza e i resoconti di varie iniziative nel suo blog .


Conosco alcuni ragazzi disgrafici, anche loro molto intelligenti, ma che hanno dovuto combattere contro ostacoli scolastici vergognosi. La stessa cose accade a bambini epilettici, con sindrome di Asperger eccetera eccetera. leggete, signori, leggete. Un abbraccio

martedì 1 aprile 2008

misurare l'assenza

Ecco, dottoressa, guardi, come le posso dire? la sua cura va bene. Va benissimo. Non mi ero mica accorta, voglio dire non avevo capito quanto, si insomma lo sapevo che avevo male alla spalla. E' per quello che sono venuta. E sotto al piede sinistro. Ma per la verità, come le dissi, un po' di malino c'era anche al gomito, e all'altro gomito, e sotto al piede destro, ma poco. Su quello ci camminavo. La cervicale va da sè, dicevo, l'hanno tutti, e la schiena, mi hanno sempre detto che ci dovevo convivere e io ci convivevo.


Le dirò che non avevo mica voglia di farla, la sua cura. Ero anzi un po' irritata. dico ma questa qui per un po' di male alla spalla mi fa prendere il cortisone, e tutti i giorni pure, poi la mia amica, quella che mi ha portato da lei, ha insistito e ha detto prova, questa qui è brava, due settimane che sarà mai, hai provato tante cose, ed ha insistito ancora e comunque c'erano quasi venti giorni in ogni modo per l'appuntamento col fisiatra. E in ogni modo le terapie del fisiatra mica hanno fatto mai molto, per la spalla.


Dopo tre giorni, in ogni caso, la spalla mi lasciava dormire quasi tutta la notte. e anche i piedi li appoggiavo bene. Me ne sono accorta così, pensandoci. Ho detto a me stessa: ma i miei piedi? come mai non me li sento? Li sentivo, si, ma dovevo pensarci. Piede sei lì? si sono qui e sto bene.


A quel punto lei aveva detto finisca la cura altrimenti le torna, e io ho continuato, anche se mi andava già bene.  A quel punto è stata la volta del gomito. Ha smesso di farmi male il gomito. E quando ha smesso il gomito mi sono accorta che anche il polso e le dita mi facevano male. Un male più piccolo, ma mi facevano male. Perchè siccome potevo muovere il gomito ricominciavo a cercare di fare delle cose,e nel farle sentivo il dolore alle mani, la destra di più, e alle dita. Allora ho cominciato a tastarmi e a provare. Il pollice destro è quello che sta peggio. Tutto fa male. Dalla punta, proprio se stringo il polpastrello, fino a dove si attacca al polso. L'altro è l'indice. Le altre dita hanno ripreso forza per prime. E' incredibile, sa? se ti fanno male non le stringi fino in fondo, così non hai più forza e la roba ti scappa dalle dita. Io dicevo ma guarda come sto diventando imbranata in vecchiaia, invece era il dolore che non me le faceva stringere. Ora la sinistra la chiudo tutta, e sento male in fondo, quando arrivo a stringere, però stringo.  Lei dice che alla fine stringerò senza sentire male? E magari aprirò le bottiglie e i barattoli senza l'attrezzo, sa quello con tutte le corone che si usa per aprire le cose. L'ho preso al supermercato e da anni non ne posso fare a meno. 


La destra, è meno facile, le due dita che le dicevo, ora capisco fino a che punto mi fanno male.


Ma senta questo: scendo le scale di corsa. Si, perché so di nuovo dove si trova il gradino. Non devo stendere piano la gamba fino ad incontrarlo ogni volta, so dove sta e scendo senza paura di perdermelo. Scendo di corsa. Saranno almeno quindici anni che non scendevo di corsa le scale. E non cado mica, neppure tengo il corrimano, guardi.


E c'era il sole e ho girato la testa in alto e il collo si è stirato che con la nuca mi toccavo la schiena, quasi, e faceva un rumorino come di carta crespata, come se ci fosse qualcosa che si spiccicava mentre il collo si stendeva e si stendeva pure la schiena e ho detto a me stessa: ma da quanto tempo cammino curva io?


Le ginocchia, adesso le dico, sono andata giù a chinino per pulire il forno, e mi sono rialzata e non avevo bisogno di tenermi stretta al piano. Pensavo che fossero i miei muscoli a non farcela più a tirarmi sù, invece loro funzionano, eccome. Oddio.


Adesso da lei voglio sapere due cose. E' perché sono abituata a sopportare il dolore da troppo tempo che non mi sono accorta, salvo che della spalla? e poi cosa ho? perchè qualcosa la debbo avere, no?


Se piglio una medicina e la mia vita cambia così tanto che mi sembra di avere di nuovo trent'anni, qualcosa ce l'ho, vero?


Che non è possibile, adesso mi alzo tutta in una volta, ho gli occhi aperti e scendo dal letto. Così!. Appena sono sveglia le braccia si muovono subito, non le devo muovere piano piano e poi non c'è più il formicolio, il dolore, e come faccio in fretta. Al punto che mi dimentico pure di avere braccia, gomiti, spalle, schiena. Si muovono tutti insieme, mi basta pensare: sù! e sono fuori dal letto. E come sono leggera, anche!


Prima? almeno un quarto d'ora ci voleva solo per uscire dal letto. E poi mi facevo il caffè e lo prendevo piano piano e cominciavo le mie cose, ma credo almeno tre quarti d'ora per muovervi un po' bene.


Insomma, dicono che il cortisone ti gonfia, io invece mi sto sgonfiando. Pure la faccia avevo gonfia, credevo che fossero gli anni, ma guardi la mia bocca, oh, va bene, forse questa sarà una mia impressone, ma la mia bocca è tornata piccolina, il labbro non mi pende più e anche le rughe sembrano meno profonde.


Ora io voglio sapere cos'ho. Come si chiama questa cosa? questa cosa che sta passando dopo due settimane di cortisone, questa cosa che mi sembrava normale, roba da menopausa, cos'è?


E soprattutto: tornerà? peggiorerà?


Perchè non la voglio, sa? se posso vivere senza io non la voglio più avere, meglio morire piuttosto. Non mi voglio più rassegnare, se qualcuno mi dice ancora di conviverci io urlo.


Giuro che urlo!