martedì 30 dicembre 2008

giornata che ne vale tre

se non scrivo qualcosa oggi non so quando  dovrei farlo


 


punto primo: mio zio s'è fatto un coma ipoglicemico; tirato fuori a tempo di record, l'ho lasciato che mangiava un piatto di pastasciutta e mandava all'inferno gli astanti


 


secondo fatterello: meglio ricordarsi di insistere per visitare tutte le emorroidi, anche quelle delle vecchiette pudiche che si mettono a piangere pur di non farsi guardare. Perché a volte non sono emorroidi ma cancri del margine anale.


terzo raccontino che è l'unico divertente. Qualche giorno o forse settimana fa ho visto un vecchio paziente schizofrenico presso uno di quelgi asili nido per anziani chiamati centri diurni. Asili nido dove peraltro si trovano assai bene, si passano il tempo, stanno in compagnia invece di intristirsi da soli ognuno nella propria casa vuota. Ecco, vedo questo signore e l'assistente sociale mi prende da parte e mi informa della grave situazione che si è creata coi vicini. Il Nostro tiene il televisore ad altissimo volume, per tutto il tempo in cui è a casa, quindi sostanzialmente di sera e di notte. Altissimo proprio. i poveri vicini non possono dormire. Le hanno provate tutte e intendono sporgere una formale denuncia, a meno che l'assitente sociale non riesca  a convincerlo a smetterla. L'assistente è una ragazza volenterosa, ma non ha cavato un ragno dal buco. vorrebbe la dottoressa Capsicum provarci?


Intanto la dottoresa Capsicum, da brava vecchietta, sa che uno schizofrenico che tiene la tv o la radio a tutto volume molto probabilmente preferisce farsi assordare da Emilio Fede o da Maurizio Costanzo piuttosto che dalle Voci che lo perseguitano. allora, invece della tv a tutto volume, perché non provare a zittire le orribili voci con qualche goccina di aloperidolo?


Eh, ma qualcosa bisogna anche dire al "giovanotto" quasi ottantenne.


"Carissimo, sono preoccupata per lei. Il suo udito deve esere clato parecchio se tiene la televisione a volume così alto. Vorrei mandarla a fare un esame dell'udito,  e se necessario le procureremo un magnifico apparecchio acustico"


"ma dottoressa! Ma cosa dice! Io ci sneto benissimo, mai sentito meglio in vita mia, ho un udito perfetto, è solo che mi piace tenere la tv a volume alto, ma se proprio bisogna abbassarla, la abbasserò"


e fin qui va bene. ma poi gli prescrivo le goccine di alperidolo. e anche qui va bene.


però sentite cosa succede oggi: il responsabile del centro diurno mi racconta, ridendo come un matto, che l'anziano schizofrenico le gocce di aloperidolo le ha messe anche nelle orecchie!


Oh, io ho riso, certo, però questo è un favoloso esempio di come agire un pensiero concreto. perché questi pazienti hanno qualche sesto senso incredibile. Ha capito che le goccine avevano una qualche relazione con quello che le sue orecchie sentivano, con le allucinazioni uditive, e quindi... facciamole agire direttamente là dove servono, no? Alla radice del problema.


Aloperidolo gocce auricolari: per le allucinazioni uditive, e collirio per quelle visive. Grande!!!

venerdì 26 dicembre 2008

questa è la mia casa. Cucino qualcosa, riordino qualcosa, mi preparo una tisana e la bevo mentre la pentola a pressione fischia leggermente.


Quando i dubbi che ti hanno attanagliato perdono di importanza, o addirittura scompaioni, ecco che i colori delle cose si fanno più vivi, e l'aria più lieve.


Ho avuto un buon natale, davero, e mi avvio ad attraversare il resto della mia vita con più serenità.


Spero che tutti i miei amici possano godere di una serenità simile.

mercoledì 24 dicembre 2008

sarà un buon natale. ho appena ricevuto un regalo davvero inaspettato, e sono molto felice.


si prendono delle strade, si percorrono e si vedono tante cose. poi, può capitare di ritrovarsi e di avere l'insperata fortuna di potersi raccontare il proprio viaggio a vicenda.


bello.


cos'altro potrei desiderare?


non c'è nulla di migliore.


buon natale a tutti da capsicum

venerdì 12 dicembre 2008

deu settimane di ferie

Oggi è l'ultimo giorno delle mie due settimane di ferie. durante le quali ho lavorato per il corso di formazione con tutta la programmazione didattica e i calendari del prossimo semestre, ho seguito i miei figli, ho rimesso ordine negli armadi, ho accompagnato mia sorella a fare le sue visite, e non sono comunque riuscita ad occuparmi di tutte le questioni di mio padre.


Ferie del cavolo. ferie lavorative, come le ha definite la nostra segretaria amministrativa. Nel frattempo i miei pazienti mi pensano in montagna, forse, o forse in qualche località esotica. Lunedì si rientra in ambulatorio, con la tirocinante nuova. E speriamo bene,perchè già martedì c'è la coda delle mie ferie lavorative, con una mattinata di riunioni al policlinico e di seminari teorico pratici di ecografia.


Per fortuna il mio lavoro mi piace.


Comunque ho pagato i badanti ed ho messo nelle loro mani i soldi che avrei usato per portare i miei figli in montagna. Mi dico sempre: per fortuna lavoro e guadagno bene. Come fanno quelli che hanno i miei stessi problemi ma non hanno le mie possibilità economiche? Danno fondo ai risparmi e fanno debiti.


Nessuno ha il coraggio di scriverlo, di dirlo apertamente, tutti si riempiono la bocca con le assistenze domiciliari, con le ospedalizzazioni a domicilio, ma a domicilio, a casa dei malati, ci sono i parenti, mica pippe, oppure i badanti pagati dai parenti, oppure i parenti E i badanti. Lo vogliamo dire?


Scusate, ma finisco sempre per tornare  a questo triste argomento qui.


Intanto finalmente stamattina viene il tecnico a tarare il montasscale, che lo abbiamo in casa da un mese ma non l'abbiamo potuto usare, col babbo che lo guarda, lo guarda  e intanto rimane chiuso in casa, poi adesso piove che dio la manda, anche se il tecnico ci mette in uso il montascale  mica lo facciamo uscire, così s'ammala pure e si ficca nel letto e addio che t'amavo.

sabato 6 dicembre 2008

domenica 30 novembre 2008

shopping

oggi mi metto lo scamiciato nuovo, con sotto la maglina col colletto bianco, e sopra la sua giacca e la mantella di loden. Stivali neri. E insomma, se non siamo più giovani e belle almeno siamo ben vestite!

ho votato

Ho votato alle elezioni dell'ordine dei medici.

Ah, sorprendente.

B. non si ricorda se mi chiamo Capsicum o Licia (che a me fa venire sempre in mente il fumetto giapponese),  G. peserà 125 chili,  mi viene il dubbio che da ragazzo si schiarisse i capelli, perchè è mai possibile che a vent'anni uno sia praticamente biondo e a 50 praticamente castano scuro? E.  s'è tagliato i baffi ed è un peccato, A è invecchiato e questo si che è un peccato, sembra suo padre trent'anni fa.

Le colleghe si tengono un po' meglio, ma se si levano gli occhiali le borse ci sono, le rughette anche. E qualcuna è decisamente obesa. Poi ci sono quelle che si lasciano i capelli grigi, o bianchi. Oh, tanta dignità, certo, ma non sono mica belle così.

Non che io lo sia, coi capelli tinti, però faccio un onesto tentativo, no?


Ok, non ci dovrei andare alle elezioni dell'ordine, chissà cosa pensano loro di me, la carne è deperibile, si sa... Diranno: ma non era mora? e poi: me la ricordavo più grassa, e anche: ma guarda quella stronza della Capsicum, pure lei qui? fammi voltare che faccio finta che non l'ho vista/riconosciuta, e speriamo che non si avvicini....


Invece ci vado. Ogni tre anni ci vado. Noblesse obblige, si sa.

sabato 29 novembre 2008

juventus reggina sotto una neve ...... ma una neve, una neve, che fra un po' non si vedono più le righe del campo!


qui niente neve.

giovedì 27 novembre 2008

Candu custu fog'e beccesa s'had'a studai, cumenti m'hap'a intendi deu?


Cinixiu?

come hai fatto, Alfredo, a passare la tua vita con una donna come quella? Rassegnato, in via definitiva, a che al mondo non esistesse gente della tua specie. Disgustato, sigillato nel tuo roseto virtuale, cullato dalla corrente del fiume nell'attesa di una preda al tuo amo,  eppure felice di quel poco, del tuo tempo, quello che era finalmente diventato tuo solo poco prima di finire.


E io tutte le volte che la vedo, la curo, la vaccino, tutta giuliva, con la v ocetta squillante, io che sento la tua assenza pesare come una cappa sul nostro piccolo mondo, che mi si stringe il cuore quando passo sul fiume, dove l'ultima polvere del tuo corpo ha lasciato un mormorio sul fondo, io me lo chiedo, Alfredo, io mi chiedo perché per noi diversi non c'è rispetto.

mercoledì 26 novembre 2008

che a voi sembra possibile...

... che uno sotto i 40 anni di età preferisca farsi tre farmaci antipertensivi quotidie piuttosto che calare di peso fino ad una banale normalità?


 e invece si!

notizie

quando accadono cose private è difficile parlarne su un blog che, mio malgrado,non è più tanto anonimo.


qui la vita si dipana secondo copioni già visti. malati che peggiorano, malati che guariscono, figli non collaboranti, e un marito che da tre decenni è sempre lo stesso, a suo onore e a suo disdoro.


che una vorrebbe vedere dei cambiamenti attrorno a sè.


non so, i figli che cominciano a fare le looro cose sneza essere sospinti o trainati


il marito che torna a casa con un sorriso, invece che con la solita faccia storta


la gente in generale che invece di chiederle qualcosa le offre che sò, un aiutino.


i malati di cancro che si stabilizzano o magari migliorano.


i cervicalgici che invece di chiedere inutili visita a domicilio si pigliano un cachet alla recidiva della cervicale


le malattie incerte che si chiariscono invece di ingarbugliarsi


qualche avance da parte di un uomo affascinante invece che da parte di ultraottantenni senza esame di realtà


la bilancia che scende


i prezzi che non salgono (mi accontento..)


l'ambulatorio meno strapieno


 


 

venerdì 21 novembre 2008

ok. non ho molta voglia di scrivre nel blog.


così, vaccino vaccino vaccino, e rifletto su quali siano le cose davvero importanti


e tutte le altre vanno cancellate.


domani mi porto il figlio in studio ad aiutarmi


poi gli propongo un giro per comrare un paio di pantaloni


e forse anche un cappottino.


signori, sono grassa.


sono grassa, non ci piove.


come faccio a comprare un cappottino se sono così grassa?


Al pomeriggio il piccolo recita shakespeare. in inglese.


poi lo porto alla casa in montagna della parrocchia, indove passera le successive venti ore, più o meno.


e domenica lo vado a riprendere.


tour de force materno.


e li porto in vacanza per natale.


i miei ragazzi.


 

lunedì 17 novembre 2008

richiesta di parere

Cosa ne pensate del ban? ovvero dell'usanza di escludere in via temporanea o peranente un utente da un sistema di intercomunicazione telematica ?


in particolare:


a- ritenete che sia utile/inutile?


b- qualiu motivi possono giustificarlo /ovvero non è mai giustificabile?


NON è una domanda retorica.


Io non modero i commenti, per esempio, ma una volta ne ho cancellato uno, e ho pure bannato l'autore. Brutto, lo so. Una volta in cinque anni tutto sommato non è motlo, ma è il principio che conta.


E' un principio giusto? o condivisibile?

domenica 16 novembre 2008

un'altra settimana...

... è passata, domani è domenica e le mie "cose da fare arretrate" si trascnano invariate da un fine settimana all'altro.


due le buone novità, anzi tre, rispetto alla scorsa settimana


1- la moto si guida praticamente da sè;ma quanto è simpatica!


2- abbiamo feisbuk


3- forse riavremo presto il telefono che sta in riparazione da quattro mesi.


 


Eppure è una sola la cosa che mi ha colpito e sconvolto, e non ne voglio parlare. Solo questo voglio dire. Tutte le nostre preoccupazioni sono cazzate. Godiamoci le ore di ogni giorno e i minuti di ogni ora: vivere è soltanto e semplicemente questo ed il nostro peggiore peccato è ricordarcene solo quando scopriamo che persino il prossimo minuto non è scontato.


non è scontato.


 

martedì 11 novembre 2008

passare il tempo da mamma

dico spesso che i miei figli sono il senso di quel che ho fatto sinora. La loro esistenza giustifica tutti i compromessi che ho affrontato, da pragmatica di ferro, un anno dopo l'altro, sigillata nella determinazione, e basta.


Negli anni vivere da mamma ha significato molte cose, come sanno tutte le mamme. Da qualche settimana significa eliminare tutti gli impegni oltre l'ambulatorio e fare i compiti. Si, perché la prima media è difficile, bisogna ingranare, e la presenza della mamma aiuta.


Però non si riesce a fare altro.


Non si riesce a guardare un film, a leggere un libro, a scrivere un post, non si riesce ad andare a fare la spesa, a farsi i capelli dal parrucchiere, a portare la roba in tintoria. Non si riesce a fare un po' di moto, non si riesce a trovarsi con amici. Il primo mese non è un problema, poi si cominciano a vedere i capelli bianchi, si saltano gli appuntamenti dal dietologo, la dieta va a farsi friggere, il frigo è vuoto, si cercano i negozi aperti la domenica, il cappottino che volevi comprare l'hanno già venduto (questa sarebbe una fortuna, visto quel che costa), cominci a sentirti sola, il vecchio padre si ritiene abbandonato, e la lista continua.


Ok, denti stretti e camminare, passi lunghi e ben distesi, op!


E la settimana prossima si mette un sostituto per andare ai colloqui coi prof.

domenica 9 novembre 2008

mi colpisce una frase ....

...... scritta da un'amica che spero sempre di rivedere di persona: "Perché farsi fidanzati nuovi è stancante e non sai mai come viene: la quantità di cose che non si sopportano più aumenta a dismisura, con gli anni, e riuscire a divertirsi con un uomo a cena, nel dopocena e durante la colazione del mattino è, ma davvero, la cosa meno scontata dell’universo."


E' vero.

sabato 8 novembre 2008

tempo

qui il tempo manca, campagna vaccinale in pieno svolgimento, ho già vaccinato circa 200 persone in una settimana, ma ho ancora davanti quasi metà del lavoro, e la metà più difficiel, perché si tratta di convincere i riluttanti.


Ma la gente che gusto ci prova a prendere l'influenza?A parte gli allergici all'uovo, è chiaro, che quelli il vaccino non lo possono fare.


Potevo capire quando vaccinavamo con un preparato che conteneva dei virus, sebbene uccisi, ma adesso che usiamo un estratto proteico purificato, che praticamente non ci sono effetti collaterali, che la vaccinazione ha raggiunto dei livelli di efficacia eccezionali, io devo ancora capire quale gusto ci sia a faresi tre giorni di febbre, dolori muscolari, nausea, spossatezza, mal di testa e via discorrendo. Per stare tre giorni a casa dal lavoro?


A me pare una bella manifestazione di idiozia.

mercoledì 5 novembre 2008

se torno a nascere la manutenzione della mia attrezzatura di base la faccio con molta pù attenzione, vedrai.

domenica 2 novembre 2008

DICE MARCO DI MONTAG:

"La vittoria di McCain mi provocherebbe una delusione pari alla elezione a papa di Ratzinger."


...beh, marco, direi che tra i due è una gara dura, davvero. Ho pensato per un attimo:  no, nulla può essere peggio di BXVI, poi ho riflettuto qualche altro istante e no, forse sono proprio pari....

e i significati sono :


non puoi sostituire il sacrificio di te col sacrificio di un animale, perché non basta


solo la madre può dare la vita al figlio, ma ha bisogno d'essere aiutata


chi aiuta non deve essere ringraziato, è sufficiente che il suo aiuto sia riconosciuto come tale


quando il figlio è salvo la madre ha dato tutta la sua carne per lui


Poi ci sono altri significati, il volo nelle ombre, l'ombra del figlio che attende presso un pozzo sacro, l'acqua raccolta nel grembiule che restituisce la vista al morto che non può vedere i vivi, la vecchia che si trasforma in aquila e poi sparisce lasciando una piuma, la madre che è sola con il figlio, senza altri personaggi nella fiaba. E' una storia molto antica, un po' come la storia di maria giusta che ho raccontato qualche settimana fa. Ma nonostante sia antica non è una storia passata.

UNA STORIA DELLA MIA INFANZIA

... la storia era questa. c'era questa donna il cui figlio era morto. Era giovane e bello, unu gosu, e coi capelli neri e ricciuti e il viso come la luna e l'odore de unu gravellu, era tornatoa  casa una sera ed era sudato, la notte divenne di fuoco e al mattino era morto. La madre piangeva e piangeva e le bussò alla porta  una donna vecchia, che le disse io ti posso portare a riprendere tuo figlio, ma tu devi fare come ti dirò. Io, disse, mi trasformerò in un'aquila, ma per restare aquila devo mangiare un pezzo di carne fresca ogni tanto; tu mi salirai sulle spalle e io ti porterò e ogni volta che girerò il becco mi devi mettere in bocca un pezzo di carne; se non lo farai subito io cadrò e moriremo entrambe, ma se tu lo farai io ti porterò dov'è il tuo figlio e vi porterò indietro insieme.


Così la madre ammazzò la capra e la tagliò in pezzi e mise tutti i pezzi di carne nel sacco della farina, poi salì sulla schiena della donna e la donna aprì le braccia e furono ali e allungò il collo e divenne una testa d'aquila e voltò il becco e la madre mise dentro un pezzo di carne e volarono insieme. Ogni tanto l'aquila voltava il becco e la madre metteva dentro un pezzo dfi carne, e poi volarono sopra un mondo di ombre e giunsero un luogo con una fonte e lì scesero e c'era il figlio della donna, ma aveva gli occhi chusi e non vedeva, allora l'aquila disse metti il grembiule nell'acqua e strizzalo, poi bendagli gli occhi con quello, e la madre lo fece, poi salirono entrambi sulla schiena dell'aquila e tornarono indietro, ma Il figlio era pesante e l'aquila aveva più fame di prima e girava sempre il becco e la carne stava finendo, la madre cun sa leppa segada arrogus sempri prus pitticcus, ma la carne finiva e l'aquila scendeva in basso e perdeva le forze; alla fine il sacco dela farina era vuoto e la madre non sapeva più come fare, il figlio morto era sempre più pesante da portare e la vecchia donna in forma d'aquila non aveva più forze. allora la madre prese sa leppa e si tagliò un pezzo di carne  e la mise nel becco dell'aquila. Ah, disse l'aquila, avevi tenuto la parte migliore per ultima, brava, ora mi tornano le forze, mi torranta in arcas, dammene ancora, e la donna continuò a tagliare pezzi di carne della sua e a metterli in bocca all'aquila  e dove si tagliava la pelle si chiudeva e non usciva il sangue; le ombre si schiarivano e prima del mattino erano arrivati alla casa, quando ormai la donna non sapeva più da dove levarsi la carne. La vecchia si posò per terra e tornò una donna, così stanca che non si poteva rialzare. La madre si voltò e non vide il figlio dietro di sè, allora gridò disperata, ma la vecchia le disse entra in casa e la donna entrò in casa e il figlio era dove l'aveva lasciato, ma aveva il suo grembiule bagnato intorno agli occhi. La madre lo tolse e strizzò l'acqua sugli occhi e nella bocca del figlio e il figlio si svegliò.


Quando la madre uscì per ringraziare la vecchia donna trovò solo una piuma per terra fuori dalla porta.

so cosa scrivere...

... ma lo farò? perché non basta scrivere, è necessario che coloro cui è destinato uno scritto possano leggerlo.

sabato 1 novembre 2008

lucca comics

Questa cosa di Lucca Comics è una roba da non credere. Folla, folla, folla, talmente tanta che non riesci a capire dove sei, a vedere le strade, la città, giri tra i capannoni della mostra, e non riesci neppure a vedere bene le cose esposte. Folla davanti ai banchi, folla davanti agli stands, e due ore di fila per farsi autografare l'albo da Eriadan; se non fosse che il bimbo ci teneva tanto, che siamo venuti praticamente apposta, per me, me ne sarei andata. Tanto Paolo è assolutamente svagato, completamente sommerso, e non era neppure il caso di  provare a scambiare due chiacchiere, ché via blog sembra di parlare, ma non è così, e sembra di conoscersi, ma non è vero. Comunque il piccolo ci teneva ed ha avuto i suoi album, quelli che ho provato due volte ad ordinare prima del suo compleanno, e che non sono mai arrivati, e che lui ha aspettato tanto e c'è rimasto tanto male. E anche Due cuori e una gatta. E poi prima di cena gli scappavano le lacrime perché aveva riletto le strips di Cianci, è un tenerone il mio bimbo.


Poi a casa hanno bisogno di me, quindi domani niente seguito della Fiera, si parte e si torna a casa, niente domenica rilassante, ma francamente non mi mancherà, la folla è veramente eccessiva e angosciante, non riesco neppure a pensare di ritrovarmi in quella bolgia. A casa, a casa. E presto, anche.



P.S. Federica è una ragazzina minuta e graziosissima, l'aspetto che ha nelle strips di Eriadan non le rende minimamente giustizia.

giovedì 30 ottobre 2008

24 ore di pace

sto pensando al fatto che ho trascorso al mare meno di 24 ore, per l'esattezza meno di 20 ore. poi altre otto ore di macchina per andare e tornare. eppure come mi sono rilassata! da sola, senza nessuno che mi pressa, mi spinge, nessun per cui cucinare, nessuno da accontentare, da ascoltare come una radio che non si riesce mai a spegnere, nessuno che protesta per il caldo mentre ioi tremo di freddo, che ha da ridire su quanto sto connessa o su quanto leggo o su quanto dormo o su quali schifezze mangio, nella fattispecie pesce e insalata, bleah, per non parlare del piacere di guidare da me, alla velocità che voglio, all'andata e al ritorno, di fermarmi in autogrill, di leggere il giornale, di prendere il caffè al bar sottocasa, di girare per i negozi, di fare quattro chiacchiere inutili con la fornaia, di respirare l'aria del mare.

mercoledì 29 ottobre 2008

evvai!

mi hanno dato un premio! caspita, è la prima volta nella storia di questo blog che questo blog viene premiato. ora sono lievemente in difficoltà perché non so da che parte cominciare per "portarlo a casa". ma chi volesse darci un'occhiata, nel frattempo, lo può trovare  qui

sabato 25 ottobre 2008

al mare

ok, sono qui, ho parlato con la persona con cui dovevo parlare, preso gli accorid che dovevo prendere, ed ora sono sfaccendata.


Oh, avrei dovuto vedere dei conoscenti, ma al momento opportuno sono irreperibili. Si vede che non mi aspettavano con impazienza.


la mia colelga oggi, nel considerare alcuni fatti, concludeva che non simao due donne molto simpatiche. In ambiente lavorativo è certamente vero. Non è escluso che lo sia anche in altre situazioni.


Comunque ho la connessione, cenerò e poi guarderò un po' di televisione; alla fine dormirò a lungo, visto che stanotte riavremo l'ora solare e con essa i sessanta minuti di sonno persi a suo tempo. Ma soprattutto il mio orologio interno sarà di nuovo in pari con quello legale, ché io all'ora finta non mi riesco mai ad adeguare

venerdì 24 ottobre 2008

la ciccia, ah, la ciccia!

Io poi ci sono andata sul sito lasciato dal mio commentatore anonimo, e non è un sito spazzatura. E' piuttosto buono, direi. Però, manca sempre il coraggio di dirlo: noi che siamo grassi siamo da qualche parte, in qualche posto dentro di noi, o infelici, o tristi, o sofferenti,  o incapaci di vedere la realtà. Abbiamo bisogno di prenderci cura di noi stessi, ma soprattutto di crescere, di entrare in rapporto con il mondo e col nostro corpo. Quando staremo bene il resto verrà da sè.


L'altro giorno mio figlio, quello grande, ha cominciato ad andare in una palestra. ha detto: non ho un buon rapporto col mio corpo; non ci parliamo molto; mi sa che abbiamo sviluppato interessi diversi.


Gli obesi, siamo tutti così, ma oltre che col nostro corpo possiamo avere un cattivo rapporto con altre persone, o col mondo esterno, o tutto il più vsto set di disagi essitenziali, psicologici, familiari, e chi più ne ha più ne metta. Ognuno ha il suo.

Serata con pizza e finale a parte.

stasera cena con le mamme, quelle della nuova classe, e i bimbi nel tavolo a parte. Sembrano simpatiche, ma chissà! I ragazzini erano scatenati. Il mio piccolo ha detto dopo: hanno fatto un po' gli idioti, ma insomma nulla di grave. Lui è sempre molto serio e misurato.


ho appena scoperto che le mie presetnazioni in power point molto pittoriche e colorate non piacciono alla mia collega. All'inizio ci sono rimasta male, perché ci ha messo esattamente nove mesi per dirmelo, poteva farlo subito, credo. Poi mi è scappato da ridere: pensate, io che cerco sempre di farle divertenti, interessanti, che rimangano impresse, che tengano sveglia l'attenzione,che non insonnoliscano, e lei invece le vuole con lo sfondo bianco e la righina arancione di lato, lo sfondo "tipo di Office".


Ah, signur, quanto tempo perso!


E' quasi domani e vado a dormire. Non si finisce mai di imparare, però.


 

giovedì 23 ottobre 2008

mercoledì 22 ottobre 2008

clodomiro mancini

"una volta il medico chiedeva a tutti che lavoro facessero, ora chiede a tutti da quanti anni sono in pensione"

....giornata infinita...

... eppure mi ha lasciato meno distrutta di quelle precedenti. Se sapessi perchè! Forse hanno aiutato le mie scarpe rosse col tacco di vernice? Il nove in inglese del piccolo? Il fatto che il marito fosse a Milano? Il prossimo fine settimana - da sola, udite! -  al mared'inverno? (che a me piace da morire il mare invernale).


Siamo grati per le piccole cose, perché sono tutto quel che c'è.


Buonanotte

domenica 19 ottobre 2008

questo è suggerito da Sambigliong.


io me lo vado a vedere, non so voi.

seu arrutta senz'alas, ma seu in peis

la bellissima poesia citata da ivo murgia, qui . Di Aquilino Cannas. Lo so, lo so, non conoscete il campidanese. Eccola tradotta, seppur un po' liberamente e in modo non del tutto soddisfacente.


Spero vi piaccia.


 


 


“Esilio in terra”

Quando morrò

Non mi vestite

Legatemi d’un lenzuolo di lino

Consunto. Che possa raccogliere

Tutto il  di troppo. Scolare

D’ogni menzogna che mi son detto

Nel tormento d’anima e pensiero.

M’asciugherò così di ogni male

E tornerò in biancore d’innocenza.

Guardo la morte negli occhi.

Non venite a dolervi

Non preghiere

Non lamenti

Non pianto di prefica

Oggi più non sta bene

Il cordoglio.

Oggi,

persin la morte hanno ucciso.

Seppellitemi all'imbrunire.

E deponetemi in piedi

In una grotta

Nelle viscere bianche

Dei monti miei luciferini.

Così nessuno mi possa trovare

Mai! Se non Dio, se vuole.

Così finisce la vita mia agitata.

Son caduto senz’ali

Ma sono in piedi.

 

Anobii

Sono tornata su Anobii, da cui mancavo da oltre un anno. Ho preso la pila di libri nuovi e seminuovi dal comodino e li ho aggiunti, solo che alcuni non ricordo se li ho già inseriti o no. c'è qualcuno tra gli utenti che ti fa un sacco di messaggi se hai un libro doppio, così siccome non sono comunque significativi li ho lasciati fuori.


C'è un sacco di gente che conosco su Anobii. Alcuni di questi mi sono molto cari.


Ho sbagliato a starne lontana, ma era il periodo del Gruppo Controllo Prescrizioni e francamente ero abbastanza fuori di me.

di questi tempi finito il lavoro non riesco a concludere molto. sono piuttosto in panne. Ci sarebbero da preparare i casi clinici per il corso di marzo prossimo, si entro il 20 perché altrimenti il ministero non riconosce i crediti ecm ai partecipanti. Sarebbe fra due giorni. poi ci sarebbero da fare una piccola serie di cose, qualche correzione di test, qualche telefonata per il calendario lezioni del prossimo semestre, una telefonata per scoprire se il progettino di ricerca può passare il vaglio del comitato etico. Un pochino di sport, magari. Ho da finire un libro, e non faccio spese in libreria da almeno un mese, forse due. Ed ho visto un cappottino rosso, che mi manca tanto, ma sarebbe davvero superfluo, così mi trattengo. Resisterò per pura accidia alla tentazione. E per lo stesso motivo non faccio repulisti nel mio armadio, non sgombero tutte le superfici dagli ultimi libri comprati e letti, e se ci rifletto la maggior parte di questi sono stati puro ozio senza spessore.


perdo tempo. completamente tra le nuvole. e passo ore davanti al pc.


 

venerdì 17 ottobre 2008

ma come si fa, dico io, che un blog serio come questo ha un casino di accessi da motori di ricerca, circa i due terzi del totale, e di questi accessi una buona metà, ovvero un terzo del totale, sono mamme in cerca di lumi sugli artropodi parassiti ematofagi dei loro figli?


 che però è preoccupante che persino il mio blog sia serio

giovedì 16 ottobre 2008

della serie pensieri nel traffico assurdo della zona fiera

Che poi da giovani si pensa che la passione sia una roba da giovani. Disgraziatamente più passa il tempo più ogni desiderio diventa insopportabilmente carnale. Persino una mela croccante. Che sono a dieta e pure le mele sono contate. E la gentile fruttivendola me ne ha portate scegliendo le più belle della cassa...
e comunque riflettevo in questi giorni, la virtù è come il mio filo di perle. assolutamente inutile, assurdamente costoso, ed è anche l'unico ornamento da cui farei fatica a separarmi

l'essenza dell'azzurrità

ora, nell'immaginario femminile il principe azzurro c'è. Principe metaforicamente esprime il fatto che debba essere di sesso maschile nonchè orientato in senso etero, altrimenti andasse mo' a principare altrove che a noi non ci cale.


rimane da indagare indove stia l'essenza dell'azzurrità.


immagino che vi siano modelli differenti per differenti esigenze specifiche, pur tuttavia s'intende che per essere almeno celestino debba capire quel che dici, se non al volo come minimo in tempi compatibili con la conversazione; ci si aspetta persino che quando sei in difficoltà riesca a concepirne  il sospetto e come step successivo gli venga naturale una espressione del tipo "stai bene?" ovvero "posso fare qualcosa per te?"


Siamo all'azzurro pallido, giusto per dare l'idea del colore, ché se poi pensassimo ad un bel cobalto potremmo essere tacciate d'incontentabilità.


ora la problematica che personalmente mi concerne può essere esemplificata con una similitudine.


Io sarei piutosto forte di fianchi. Diciamo tra il grassoccio e l'obeso. Diciamo che porto la taglia XL.


E mi debbo spicciare a comprare i vestiti ad inizio stagione perchè "ah, cara signora, la XL non ce l'abbiamo più, sa ne mandano solo un capo per modello e sono as-so-lu-ta-men-te i primi che vanno via"


Temo che con gli uomini mi sia andata allo stesso modo.


"Ah, cara signora, il suo percentile non l'abbiamo più, sa ce ne mandano così pochi per generazione e sono assolutamente i primi che vanno via"


P.S. in che tag lo metto questo? Stendiamo un velo pietoso. Si, mi pare adatto. Pure suicidio assisitito non è male.

domenica 12 ottobre 2008

diari

Come dice "io" c'è una differenza palpabile tra un diario privato e uno che privato non è più.


Per dire, qui bazzicano amici e parenti, e la cosa fa molto piacere, ma di conseguenza ci si dicono le cose che si direbbero ad amici e parenti, poi bazzicano magari anche dei colleghi, e allora ci si dicono le cose che si dicono tra amici e parenti meno quelle che non si direbbero tra colleghi, e ci bazzicano i figli, allora leva le cose  che ai figli non diresti per magari non caricarli di pensieri, e poi leva le cose che i pazienti potrebbero male interpretare, leva questo e quello, alla fine ti trovi con tutta la massa delle cose che diventano, quelle che sono e non sono, quelle che devono essere tenute ancora fuori dal giudizio pubblico, le ipotesi, i sogni, i desideri, e tutta questa massa lievitante non ci può stare, non ci sta.


Si, ci sono altre cose, molte altre cose, il blog comunica col mondo, ma un diario comunica a volte solo con chi lo scrive, un diario è a volte uno specchio. Questo blog come specchio comincia ad essere poco adatto.


Del resto, ora che ho tutte queste borse sotto gli occhi, e le due misères ai lati della bocca, le macchioline a lato dello zigomo, il mento che cede, chi lo vuole lo specchio, eh?

la giornata è bella, piena di sole. Accompagnerò mia sorella al suo aereo, poi credo che resterò uccel di bosco il più a lungo possibile. Certe volte si è meno soli quando si è soli con se stessi. Può addirittura essere un sollievo.


Per questo amo il golf.


 

Neppure l’illusione coltivo

D’un’uscita dalla solitudine.

Ma l’illusione irrompe nei sensi,

travolge la pelle e la carne

sconvolge e m’ offusca,

scuotendo le  vertigini

il corpo e me.

Sosto stremata

Sull’orlo di tutto.

venerdì 10 ottobre 2008

chi non l'avesse già letto lo faccia, per cortesia

http://miokarma.splinder.com/post/18667103/UNA+LETTERA+DI+MARRAZZO

cosa v'è di sacro

Mi sono messa qui, con vicino una tazzina da caffè piena del nocino di Deano, che mi concilia il pensiero astratto. Deano sarebbe il femminile di Deanna, da queste parti, laquale, come diceva il Guareschi, è la trasposizione anglofona della lucente stella Diana, col che si torna dalle parti nostre, al nocino di san giovanni e al liquore di mele, altra specialità stimatissima del Nostro Deano.

Deano il nocino lo fa bene, nocino sole lo chiama, ma assai leggero, così che alla seconda tazzina ancora non mi si concilia il pensiero astratto. Perché il filo della mia personale serata di pensiero è un tema assai più difficile da trattare della religione. E’ l’esperienza del sacro.

Non trattandosi di teologia, ma di pratica, comincio da un vecchio ricordo di me bambina in una piccola chiesa di campagna della sardegna. Una giovane donna mi raccontava la peristoria di santa giusta mentre ci recavamo ad una antica fonte. Ecco, maria giusta era solo una donna, ed aveva figli, forse uno come dice la storia, forse molti, e questi figli soffrivano per la sete di un anno siccitoso. La morte dei suoi figli incombeva e maria giusta pregava, la storia non dice chi e come pregasse, dice che meditava e supplicava e che una voce le parlò: non sgorgherà acqua se non sgorgherà sangue. Maria giusta raccolse l’ispirazione e si gettò sul fondo del pozzo. Il suo sangue bagnò la terra e si confuse con l’acqua che sorse sotto il suo corpo sfracellato, acqua pura, perenne. Ci sarà sempre questa acqua, chiedevo alla ragazza (che si chiamava Velia)? Ci sarà fino a che una madre pregherà per la vita del suo figlio, diceva lei. La fonte era rinchiusa in una colonna. Nascosta, ma ancora accessibile per coloro che ne conoscevano il segreto, nella seconda colonna a destra della chiesa. La gerarchia ecclesiastica per oltre mille anni ha cercato di eliminare la storia del sacrificio umano sul fondo del pozzo, ma nei primi anni sessanta non era ancora riuscita nel suo nobile intento. Ho letto recentemente su un blog in limba che Sa peristoria de maria giusta non è dimenticata.

Ma queste sono solo parole, un raccontino suggestivo. Era estate, calda estate asciutta, l’acqua era razionata, tre ore la notte, a turno. Siccità non vuole dire che non avete da bere, non in sardegna negli anni sessanta. Avete da bere. Avete anche da fare una minestrina e persino, con parsimonia, da lavare i piatti, magari con poco risciacquo. Però non avete da lavarvi, per esempio. Per mesi. Sino a che il vostro odore finisce col piacervi. Fino a che cominciate a conoscere gli odori dei familiari, degli amici, e vi si stampano nella memoria permanendovi più a lungo dei volti. I capelli non li lavate,assolutamente no. Il corpo, con una spugna, e poi sciacquandovi con la stessa acqua che avete usato per il viso, ma non gettandola sulla pelle, no, vi bagnerete un piccolo asciugamano e lo passerete su di voi, pezzo per pezzo, poi lo immergerete ancora nel catino, lo strizzerete e ripartirete su un altro tratto di cute. L’asciugamano diventa caldo, l’acqua diventa calda, e non era fresca neppure in partenza, ed avete un bel da chiudere le finestre. E’ caldo. Caldo. Il respiro è una attività impegnativa.

Nel sole e nella polvere ci dirigevamo alla vecchia chiesa. Lì, all’ombra della prima navata, dove ancora entrava una lama di luce della porta, era la seconda colonna. Aveva una piccola finestra nascosta, dentro lo sportello un chiodo ed un mestolo di legno intagliato. Nel buio della colonna cava un tenue rumore corrente, da cui sprigionava un fresco, un fresco, un tale fresco da rizzarti i peli nell’udirlo, prima ancora d’afferrare il lungo cucchiaio e d’immergerlo sotto il filo gelato della sorgente. Prima di bere la promessa della pioggia.

La sensazione che pervadeva la pelle, che invadeva il naso e poi il petto, era di natura non semplicemente fisica. Quello era, ve lo garantisco, un luogo sacro. Quello, la seconda colonna col suo profondo e insondabile recesso liquido. Il resto della chiesa solo un cumulo di mattoni da depistaggio.

 

Ci sono stati altri luoghi. Molti.

L’ultimo, poche settimane fa, mi colma ancora d’indignazione. Una grotta santissima e sconvolgente, sul ciglio d’uno strapiombo a mare, trasformata chissà quanti secoli fa in volgare dispensa all’uso d’un’Abbazia cistercense, mentre le piccole tombe scavate nella roccia viva guardano come orbite vuote e profanate verso il cielo profondo.

Ed io mi sento uccisa dalla distruzione di quei resti.

Perché se da morti viviamo nella memoria di chi ci ha amato, ecco, io penso a chi mise quei corpi nel più sacro dei luoghi a lui noto, consegnando terra alla terra e polvere alla polvere, nel sentimento d’essere parti d’una stessa cosa, e mi sento io stessa profanata.

 

martedì 7 ottobre 2008

cito Epi

...

Raramente mi capita di essere triste sul serio, di tristezza emozionale, sintonica, attanante, quella tristezza ovale che ti manda di traverso i giorni, quella, la tristezza del cazzo, la tristezza senza salvamento, la tristezza algica, malevolescente. La tristezza stronza, senza musica, rigidissima.


Anni per capire che questi momenti è meglio farseli per quello che sono senza comprensione e sorridendosi addosso e sentire il rumore eppoi frastuno e niente e poi niente e non sono campanelli ma è solo stridente e è il rumore della vita in direzione ostinata e contraria e stronza. .....


 


ebbrava Epi. L'è propri acsè.

lunedì 6 ottobre 2008

giovedì 2 ottobre 2008

fregarsene...

...si, va bene, ma qualche volta mi riesce difficile. Ora  è vero che non bisogna dar peso alle maldicenze, ma non è vero che non abbiano conseguenze sgradevoli. C'è sto collega che m'è diventato freddo e scostante, e a me dispiace non so dire quanto, perché delle persone che stimo mi importa, alla fine.

Frenetica giornata da mamma: mattino accompagnamento del piccolo, rientro veloce a casa, accompagnamento del grande, indi segreteria scuola del piccolo, di corsa all'ufficio protesi per il babbo. Tintoria, gommista, portare al piccolo il panino a scuola. A casa a preparare il pranzo del grande. Mettere in macchina la borsa con l'attrezzatura sportiva, a scuola a portarla al piccolo. Intanto si sono fatte le tre: a casa, facciamo studiare un po' il grande e sentiamo il suo resoconto della prima giornata di lezione dell'anno accademico. Andare a prendere il piccolo a scuola. Di corsa in studio per vedere le persone che avevano preso appuntamento e sentire dal giovane sostituto come è andata la giornata. alle otto di sera, finalmente, a casa, preparare la cena, aiutare il grande ad asciugarsi i capelli, accorciare i pantaloni della tuta del piccolo, controllargli la borsa, manca un esercizio di inglese, farglielo fare, doccia, lavare i denti e macchinetta, a letto il piccolo. Telefonare al grande per vedere se sta arrivando a casa, visto che è tardi. Sta arrivando. Fatto promemoria per il marito sulla lavgna di cucina. Preparo la caffettiera per domani.


Finalmente mi vado a preparare per la notte. Il marito mi raggiunge e mi informa che il mio caffè di domattina sta uscendo: ho acceso il fornello soprapensiero......


A volte noi mamme dobbiamo fare mente locale per renderci conto di che giornate mettiamo insieme.


 

mercoledì 1 ottobre 2008

LA SANITA' IN PERICOLO

Da molte settimane tengo nella mia agenda queste due pagine strappate al bollettino dell'Ordine di un paio di mesi fa. Le tengo perché vorrei riassumerle per il blog. ma non ci riesco. Non sono riassumibili, Sono appena riuscita a tagliarne un paragrafo assai tecnico di interesse per gli operatori.


E' lungo, questo articolo, ma fatemi la cortesia di cercare di arrivare almeno a metà, meglio tre quarti. Chi lo scrisse, il cui nome non cito perché mi sono accorta di non avergliene chiesto il permesso (ma domani lo cerco e glielo chiedo, promesso, e se lo permette troverete il suo nome qui), ha lasciato il lavoro da dipendente dell'AUSL prima di poter dire in pubblico queste cose. Io lavoro ancora per la stesa Azienda, da convenzionata, è vero, e in queste settimane mi sono chiesta se postare o no. Dove arriva la lealtà per chi ti paga e dove invece è sovrastante la lealtà per coloro di cui ti impegni a prenderti cura? Possono entrare in conflitto? Ecco l'articolo.



""Sono ormai molti anni che la sanità pubblica gioca in difesa. Noi medici e operatori sanitari viviamo le contraddizioni dall'interno-. da una parte i bisogni dei cittadini che sono giustamente sempre più consapevoli dei propri diritti e dall'altra le esigenze delle direzioni sanitarie alle prese con risorse limitate e sempre sottostimate. L'esiguità delle risorse finanziarie ha determinato politiche di tagli, di "razionalizzazione", la privatizzazione di alcuni servizi, l'"esternalizzazione" di alcune funzioni sanitarie, politiche di accreditamento del privato (cliniche e poliambulatori specialistici) e un esasperante metodo di controllo delle risorse impiegate esercitato sugli operatori del servizio sanitario che è diventato con il tempo il motivo conduttore di ogni decisione sanitaria.


Sui medici del servizio sanitario si esercita una pressione ed un controllo tesi non tanto a misurare la qualità del prodotto, ma l'entità delle risorse impiegate. Si ha l'impressione che l'interesse prevalente delle aziende sanitarie sia il risultato finanziario più che lo stato di salute reale dei cittadini. Queste procedure di controllo vengono esercitate attraverso un management amministrativo sempre più aggressivo e spesso ostile alla casta dei medici clinici, un tempo potente, ma di fatto oggi quasi completamente esautorata dalle decisioni importanti che determinano gli orientamenti sanitari.


Il disagio che vivono gli operatori sanitari è grave:  tutti hanno la percezione che il ciclo di sacrifici, di restrizioni non sia ancora terminato; nessuno degli operatori sanitari è contrario all'impiego corretto delle risorse ma non sfugge ai più che vi è una costante erosione del sistema pubblico perché le risorse destinate alla sanità sono inadeguate a causa di politiche che privilegiano altri settori e non di rado per il cattivo uso delle risorse disponibili che vediamo più palesemente in alcune realtà regionali.


Ma gli operatori sanitari vicono anche altri tipi di disagio e di frustrazione. L'aziendalismo ha prodotto forme di neoburocratismo. Il personale sanitario è chiamato a nuovi compiti, sempre meno tecnico professionali e sempre più burocratico amministrativi; questi compiti derivano dalle esigenze e decisioni del management amministrativo che è chiamato a gestire l'azienda sanitaria. I medici e gli infermieri non sono contrari al processo in sè, ma ai metodi spesso adottati e alla ridondanza delle procedure impiegate per obiettivi non sempre palesi.


L'impressione che si riceve è quella di un eccesso di pratiche amministrative che non solo tolgono tempo all'assistenza (con minore aualità delle prestazioni) ma di essere non attori bensì meri esecutori di un processo di cambiamento (l'aziendalizzazione?); questo processo dovrebbe innanzi tutto avere ben chiari gli obiettivi di salute da perseguire e non essere secondario a una pratica, ostentata, di efficientismo amministrativo e finanziario, sterile e pericoloso se mancano i presupposti e se non vi è condivisione reale con gli operatori.


(....) Purtroppo l'aziendalizzazione ha portato ad altre conseguenze che hanno un impatto diretto sugli utenti del servizio sanitario. La valutazione dell'efficienza delle Unità Operative (ex reparti o divisioni) viene condotta esclusivamente sul conteggio delle prestazioni eseguite, e non sulla qualità delle stesse: ne consegue un modo di fare sanità che può essere definita prestazionistica con introduzione di tempari per ogni prestazione come avviene nelle aziende di produzione di automobili o frigoriferi. Se a questo fatto si aggiunge che il progreso della medicina ha condotto da una parte alla parcellizzazione del sapere con lo sviluppo di tante specialità mediche e all'impiego di tecnologie sempre più sofisticate, si comprende come ad essere svilito sia proprio il rapporto umano che si dovrebbe stabilire tra medico e paziente. Se andiamo infatti a verificare come il servizio sanitario valuta economicamente le prestazioni, si può chiaramente vedere che quelle a maggiore impatto sono le prestazioni che richiedono l'impiego di strumenti diagnostici sofisticati (TAC, risonanza ecc), mentre quelle che richiedono semplicemente (? punto interrogativo di Capsicum) il ragionamento clinico, la conoscenza e la preparazione cultrale complessiva del medico o dell'peratore sanitario vengono valutate al minimo.


Un esempio per tutti: l'educazione terapeutica del paziente diabetico, cardine della cura e strumento per evitare le complicanze, non è in pratica mai stata remunerata dal servizio sanitario. Va da sè che le unità operative si sforzino di aumentare le prestazioni a prescindere dalla qualità e che ognuna tenti di approcciarsi a quelle che "rendono" di più. Un ragionamento analogo avviene per i ricoveri: il sistema di valutazione a DRG porta a magnificare il più possibile gli interventi durante il ricovero che tuttavia deve essere sempre breve, appropriato, ecc. Questo sisztema ha grossi difetti e tende a non risolvere e a demandare ad altri le cure nell'ambito delle aptologie croniche che sono prevalenti nella società odierna.


Questa medicina prestazionistica rincorre l'efficienza e l'efficacia delgi interventi, vorrebbe praticare la clinical governance, importata dalla cultura anglosassone, ma ha dimenticato i concetti base del diritto alla salute sancito dalla Costituzione e quelli altrettanto basilari dell'eziopatogenesi delle malattie.


Poiché le malattie croniche sono prevalenti, prendiamo ad esempio il diabete, lo sforzo che bisognerebbe conmpiere andrebbe indirizzato alla prevenzione delle complicanze e alla prevenzione del diabete di tipo 2 là ove è possibile; l'intervento delle istituzioni santiarie in questo ambito è ancora debole. la debolezza deriva dall'impostazione aziendalistica che scinde inesorabilmente gli interventi sanitari in innumerevoli prestazioni ognuna delle quali ha un prezzo, come se un processo degenerativo e cronico non avesse bisogno di essere analizzato, compreso e curato nella sua evolutività e nella sua globalità.


Questa medicina prestazionistica è destionata a generare aumento costante dei costi sanitari complessivi, malessere negli operatori, insoddisfazione nei cittadini, privati di qualsiasi rapporto umano e fiduciario; sul risultato riguardo la salute della popolazione vi sono dubbi e pareri contrastanti.


Chi scrive ha prestato servizio presso..... per 34 anni ininterrotti ed ha assistito ai mutamenti avvenuti durante questo lungo periodo.


Accanto agli enormi progressi nelle teconologie diagnostiche, alle opportunità di nuove ed efficaci terapie, ai progressi nella conoscenza di molte malattie, allo sviluppo della genetica ecc non si è sviluppata una altrettanto valida organizzazione e gestione delle risorse in ambito sanitario. Inoltre il ruolo di chi è in prima linea nell'assistenza al malato è oggi schiacciato a marginale rispetto a chi appartiene al management amministrativo. Si sono introdotte forme di neoburocratismo che oltre a svilire l'attività degli operatori  rappresentano un utilizzo errato delle risorse umane. Questi rilievi critici, in qualità di dipendente, non possono essere resi pubblici: le regole dell'azienda non permettono le critiche dei propri dirigenti; è per questo motivo che chi scrive ha deciso di uscire dall'azienda e da semplice cittadino esprimere pubblicamente le proprie perplessità invitando tutti, in particolare chi ha responsabilità nelle istituzioni elettive e in quelle di direzione delle aziende a riflettere su questi temi e, se possibile, a pensare ad apportare correttivi. ""

lunedì 29 settembre 2008

si parlava, così pour parler, del diritto dei medici di obiettare sulle scelte del paziente. Sulla scia delle dichiarazioni dell'esimia sottosegretaria con delega alla salute, tale Roccella, che così s'esprime: il medico secondo me può rifiutarsi, può obiettare alle scelte del paziente perché forse domani ci sarà una cura." e il resto lo trovate su reubblica.it


E l'amico mio Ottonieri (vedi a fianco il link all'Incompetente, che adesso non ho voglia di copiare) per una volta ha perso le staffe, cosa davvero rara, e ha detto quanto segue, due punti, virgolette: Il problema e' di semplicissima soluzione: *io* sono l'unico che ha il diritto di decidere per *me*, su *qualunque* argomento. Si tratti di prendere medicine, bere acqua, allacciarmi le scarpe o tingermi i capelli. Non importa se sono o non sono terapie, accudimento, se e' qualcuno che mi canta la ninnananna o se mi lucidano gli occhiali: la decisione su tutto spetta a me e solo a me, sempre, comunque e dovunque, incluse case di cura, ristoranti, parchi giochi attrezzati e istituti estetici. Non devo "dimostrare" che siano cure piuttosto che "sostegno" o qualsiasi altra cosa: devo solo dire cosa voglio e cosa non voglio che mi si faccia. Period.


Il medico e' un tecnico, e il giuramento di Ippocrate, se lo fa, non gli da' nessun diritto su di me: lo fa lui, mica io. Lui, se lavora in una struttura pubblica, e' un impiegato pubblico che mi fara' la cortesia di fornirmi un servizio adeguato di cui IO decidero' se e come fruire. Quanto ai preti, per il mio particulare due preti al mondo sono due di troppo, e quindi mi faranno la cortesia di occuparsi di opprimere solo gli aderenti alla loro rispettiva chiesa.


Non me ne frega un beneamato ca**o se qualcuno ha scelto come missione quella di salvare la vita al prossimo. Vorra' dire che salvera' quella del "prossimo" che se la vuole far salvare, ma a me fa quello che dico io. A quando l'obiezione di coscienza del meccanico che vorrebbe non cambiarmi il carburatore, o dello sfasciacarrozze contrario alla rottamazione della mia auto? A quando il trasporto coatto in tram fino alla fermata a me piu' conveniente, mentre io stavo per scendere a quella sbagliata? A quando l'imbianchino che rifiuta di dipingermi il soffitto in colore diverso dall'avorio? A quando le meches obbligatorie per chi ha piu' del 10% di capelli bianchi? Ma di che ca**o stiamo parlando?


Il solo fatto che si debba *discutere* di questo, e che si debba cambiare la legge per farle rispecchiare l'ovvio, e' puro delirio, o se volete il segno del fatto che siamo stati educati a considerare "normale" l'espropriazione dei nostri piu' naturali diritti. Come dice Alberto, io ho il diritto di decidere di me se mi metto a digiunare (ossia: se sono abbastanza in forze da prendere a calci uno che arrivasse con flebo e sondino), ma poi se mi ricoverano dovrei essere governato da medici e infermieri? Si comprino un Cicciobello e facciano le flebo a lui"


Che posso aggiungere? Che come medico ne ho abbastanza delle scelte mie, quelle sulla vita mia, il paziente avrà la cortesia di macerarsi per conto suo e di decidere da par lò, come io deciderò da par me quando mi toccherà di fare da paziente e non da medico.


Che come medico mi fanno paura i colleghi che ritengono di avere il diritto di decidere per un altro, perché sono persone che evidentemente si credono in un qualche modo sempre nel giusto, persone che potrebbero non chiedere un parere a chi ne sa più di loro, potrebbero non rendersi neppure conto che qualcuno ne sa più di loro o ha più diritto di loro di prendere una decisione.


E come cittadino mi fanno ancora più paura i politici che pensano di essere depositari della verità, del diritto, della giustizia. I Mussolini, gli Stalin, Hitler, tanto per citarne qualcuno che ha avto abbastanza potere da fare molto danno, ma danno ne possono fare anche le signore Roccella. Livia, ah, Livia, quanto ci man chi....

mercoledì 24 settembre 2008

LA MIA DIETA

Sono stata brava, anzi di più, per tutto il giorno, poi stasera ho assaggiato il pane indiano alla frutta secca. Che non si fa. E ieri ho mangiato uno dei dolci di fine ranadan che mi ha portato Karima. e pure questo non si fa. e lei oggi ha visto che ne mancavano tanto pochi e ha detto: come, non erano buoni quest'anno? e io, che si. erano buoni, anzi troppo, ma così calorici da risultarmi quasi fatali. E mi sno sorbita la candida spiegazione: ma certo, alla fine del ramadan bisogna mangiare qualcosa di molto nutriente, come un tiramisù, e vai con l'elencazione degli ingredienti. Ottomila calorie ogni cucchiaino.


Vabbè, ma i pantaloni taglia 46 ci entro. Non si può dire che mi stiano, no davvero, ma ci sto dentro. E' il primo passo, e la loro  felpa mi sta. Rosa e oro. Non so se mi spiego, da ultracinquantenne quasi obesa....

lunedì 22 settembre 2008

evvai col pidocchio..

.. pure quest'anno, a inizio scuole, il mio opuscolo sul pidocchio ha attirato 400 visitatori in pochi giorni. Per chi arrivasse qui, cliccate sul tag a sinsitra : ce ne sono vari: aftir, lendini, milice, pidocchi, pediculosi, prevenire pidocchi ecc. portano ai due opuscoli sul pidocchio, quello generale e quello sulla prevenzione. I prezzi dei prodotti sono aggiornati a gennaio 2008. Buona caccia a tutti....

IL MIO PICCOLO GHANDI

Dopo appena una settimana di scuola, ci risiamo. Il giovane filibustiere arriva con una noticina dell'insegnante di matematica che invita a fargli copiare gli appunti delle prime tre lezioni di matematica, dei quali non ha scrritto una sola riga, su un decente quaderno a quadretti. Il piccolo renitente ha elegantemente presentato alla prof di italiano un quaderno a quadretti e a quella di matematica uno a righe. E non ha scritto una riga su nessuno dei due, più o meno.


Resistenza passiva.


Te mamma mi porti a scuola? Ah, si? e io ti sistemo a modo mio. A scuola ci vado, e faccio finta di non esserci. Non scrivo, non ascolto, non registro i compiti sul diario. La tattica dello struzzo.


Va bene. Va avanti così da tre anni. e noi genitori ci siamo interrogati, ci siamo sentiti in colpa, lo abbiamo portato dal pediatra, dallo psicologo, dal grafologo, lo abbiamo fatto seguire a casa, gli abbiamo dedicato tutto il tempo che potevamo e anche quello che non avremmo potuto.


Da quest'anno quattro  pomeriggi su sei, più la domenica, sto a casa con lui a fare i compiti. Voglio dire, ci sono stata attenta questa settimana. Eppure mi ha già fregato!


Ora è qui davanti a me che ricopia gli appunti.


E vuole sapre se li deve prorpio ricopiare tutti. e se proprio lo deve fare entro oggi. e piange a calde lacrime.


Piange perchè mi vede arrabbiata? Credo di si, perchè a parte gli occhiacci e a parte dargli un quaderno per ricopiare immediatamente questo arretrato, non ho fatto altro.


come madre sono proprio una schifezza, va là.

domenica 21 settembre 2008

CUNILLU A SUCCHITTU

Probabilmente esistono molte varianti di questa ricetta. Io offro la mia, che ho messo per iscritto per mandarla ad un'amica ferrarese.


Occorre:


un coniglio tagliato in pezzi


una manciata di mandorle


due coste di sedano bianco tagliate a rondelle


due carote pulite e tagliate a rondelle


mezza cipolla tritata


cinque chiodi di garofnao


una decina di grani di pepe


un biccchiere di vino bianco possibilmente molto buono (nuragus, prosecco, falanghina, insomma ci siamo capiti)


una manciata di olive denocciolate e tagliate a fettine.


Il coniglio la sera precedente va messo a bagno in acqua acidulata con aceto. La mattina dopo si asiuga, si taglia in pezzi, e si mette in una casseruola capace con un filo d'olio, a fare l'acqua, coperto.


Nel frattempo in una capace padella si rosolano le mandorle sbucciate in olio d'oliva. Appena cominciano a prendere colore si aggiunge la cipolla tritata, si rigira un po, poi si aggiungono sedano e carota, si lascia rosolare a fuoco basso.


Nella casseruola si voltano i pezzi del coniglio perchè rosolino da entrambi i lati, si sala e si incoperchia di nuovo. Nella padella a carota e sedano si aggiungono i chiodi di garofano ed il pepe in grani; il fuoco va tenuto sempre basso. Quando questo soffritto ha l'aspetto rosolato lo si aggiunge al coniglio che nel frattempo ha buttato l'acqua, si bagna col vino, si incoperchia di nuovo. A cottura quasi ultiimata, circa un'ora dopo, si aggiungono le olive, si controlla il sale, si lascia insaporire ancora dieci minuti e si spegne.


Varianti: si possono aggiungere, e ci stanno molto bene, cinque o sei gherigli di noce, una piccola manciata di uva passa, mezza pera di quelle durettine tagliata a tocchetti, un cucchiaino di miele, un cucchiaio d'aceto di vino bianco.


In questo modo si può fare il coniglio, il pollo, oppure un pezzo di girello di vitello, un tocco di petto di tacchino ben legato.


Il lombo di maiale direi di no, lo preferisco al latte.


giovedì 18 settembre 2008

Corso per la Medicina Gemerale

Io mi ero ripromessa di non parlare MAI sul blog di questo argomento, ma oggi è stata una mattina interessante e soddisfacente; mattina in cui si è fatto il punto sui primi sei mesi del corso. Io sono parecchio soddisfatta di queste persone, della loro intelligenza, del loro impegno, del loro amore per la medicina. E lo so che quando vado in giro a vantarmente mi faccio bella con le penne del pavone, lo so. Però lavorare per la formazione di persone così, veramente dà soddisfazione.

martedì 16 settembre 2008

voglia di stare all'aperto

Ecco, finalmente il figlio ha dato questo esame, ed io sicome è finito il caldo, mi sentirei di stare all'aperto, e magari di fare un po' di movimento.


I nuovi orari scolastici del piccolo mi costringono a mettere dei paletti agli orari di studio. Questo in sè non sarebbe nulla di strano, ma sto riconsiderando l'organizzazione della mia vita. ho finito il mezzo secolo un anno fa, e francamente il tempo m'è passato in un attimo. Ora riflettendoci capisco che anche i prossimi cinquanta, che cinquanta non saranno, passeranno altrettanto in fretta. Se voglio giocare a golf, andare a vedere Londra, portare i miei figli un po' in giro, è adesso che debbo farlo.


così in studio mi chiedo ogni paziente quanto abbia veramente bisogno di me.


Bene, domani abbiamo una riunione con i colleghi e parleremo di tante cose.


Qualche anno fa credevo di migliiorare i miei orari facendomi affiancare da un collaboratore, ma non è stato così. Il collaboratore me lo sono pagato io, la azienda usl non fornisce questi extra, i pazienti hanno avuto la possibilità di rivolgersi più ampiamente allos tudio, anche senza prenotazione, e con attese relativamente brevi, ma il collaboratore alle diciotto e qualcosa si alzava e se ne andava, io restavo fino alle otto di sera, e poi mi facevo pure le domiciliari, perchè lui le domiciliari non gradisce farle.


Così il mio orario non si è alleggerito; per giunta ho appena fatto una scoperta: tra i miei pazienti un certo numero preferisce lui a me.


Niente di male, ma se preferiscono lui forse è meglio se cambiano direttamente medico, nel loro interesse. Così io alla fine guadagno lo stesso, e lavoro di meno, e per giunta non mi tocca rispondere all'azienda usl delle spese  per i farmaci prescritti dal collaboratore quando mi sostituisce, il quale collaboratore è un medico di manica larga sulle note, sui certificati, sui farmaci, mentre io sono notoriamente piuttosto tirata. Non  ne faccio una questione economica. Semplicemente il farmaco è un farmakon, punto e basta.


E' sufficiente leggere i bugiardini: in caso di ingestione accidentale eccessiva rivolgetevi a un medico, recatevi in pronto soccorso, tenete lontano dalla portata dei bambini, non superare le dosi prescritte, eccetera eccetera.


Ma con una ricetta ci si spiccia in fretta, e invece a convincere una persona, che vuole una medicina, che per lui è meglio non prenderla  e metersi piuttosto a dieta, o andare in palestra, o fare due settimane di ferie, ci vuole molto più tempo.


Dalla riunione di domani uscirà anche il nuovo foglio coi miei orari. Speriamo di fare bene.

sabato 13 settembre 2008

LE PAROLE PER (NON) DIRLO

Periodicamente mi ritrovo a cercare le parole giuste per dirlo. Dire alla gente che ci sono cattive notizie. Ma giuro che una soluzione così creativa non l'avrei mai e poi mai immaginata.


 


Stamattina arrivo in studio e la gentile segretaria mi porge due fogli di fax: "sono per lei questi?" io leggo la firma, l'intestazione, dico, si, è un foglio di dimissioni protette, ma che strano, non mi risulta che questa persona fosser ricoverata, era qui mercoledì mattina.


Poi me lo porto in studio, il fax, mentr i pazienti si alzano in piedi dalle sedie pronti per lo scatto dai blocchi a chi si tuffa per primo nello studio, e vince l'infomratore ma solo perchè il computer è ancora spento e mentre lo accendo liquido il povero farmacista malpagato che mi viene a raccontare come e qualmente il losartan sia disponibile in dosaggio da cento e l'alendronato si associ all'equivalente di ottocento unità di vitamina d invece delle precedenti quattrocento.


e me lo leggo. La persona citata viene dimessa dal reparto di oncologia del locale ospedale, definita necessitosa di assistenza medica e infermieristica, con dolore non sufficientemente trattato, ma senza piaghe da decubito e non necessitosa di ossigeno terapia.


La persona citata due giorni fa era qui da me, ha fatto regolermente la sua fila, mi ha portato le sscartoffie sue, e anche le commissioni per la sua numerosa famiglia, poi è uscita dirigendosi al recupero del nipotino che avrebbe badato per il resto della giornata. dunque? che significano queste dimissioni? Dimessa in data di ieri, si badi bene.


Il caso vuole che un familiare della persona in oggetto mi chiami dopo meno di un'ora, mentreancora rimugino sulla comunicazione di dimissioni protette. No, la persona non è in ospedale, no, non sa nulla di ricoveri o dimissioni, la persona si recherà il prossimo giovedì diciannove al reparto in questione per la consueta somministrazione di chemioterapico, che ha saltato la settimana scorsa perchè aveva una congiuntivite, e si, sta abbastanza bene dopo la radioterapia del mese scorso, ma del resto sta come l'altro ieri, dottoressa!


Il mistero m'è chiaro.


La gentile primaria del locale reparto di oncologia ha trovato un sistema per sbarazzarsi dei pazienti oncologici che non intende più curare perché non ne vale più la pena (in base a quali criteri non è dato sapere al povero medicaccio di famiglia, ignorante  e rompimaroni e  connivente col paziente rompimaroni e ignorante).


Invece di comunicarglielo, al paziente, ed essere così costretto a sgradevoli rimostranze, proteste, lamentele, o peggio dover assistere a deplorevoli scene di pianto, che poi ti fanno pure perdere del tempo prezioso, al paziente non si dice niente. Si manda una bella letterina al curante la settimana prima, per fax, una letterina con un titolo simpatico e confortante "DIMISSIONI PROTETTE",  un titolo protettivo perchè noi siamo i buoni, e poi quando il paziente arriva, non so, devo ancora verificare, ma giovedì pomeriggio diciannove di settembre lo scopro senza meno,  ma immagino che gli si dirà: ma come? il suo medico non le ha detto che lei è stato/a dimesso/a? si rivolga al suo medico, abbiamo fornito a lui tutte le informazioni sul percorso che lei dovrà seguire.....


e il medico cosa dovrebbe dire? caro signore/a il percorso che lei dovrà seguire è quello fino a casa sua, indove che io la verrò a visitare e le fornirò tutti gli antidolorifici necessari a farle patire minor male possibile mentre lei muore.


Ma la persona in questione non vorrà mica sapere questo, vorrà sapere perché. Ogni persona vuole sapere perché. E tu, che hai preso una decisione su di lui, una decisione sulla sua cura, sul come e sul perché, tu non ti puoi sottrarre al compito di dirglielo, come minimo. Perché lo sai te il perché, non lo so me.


che poi io arrivo a ritenere che dovresti CONCORDARE col paziente il programma delle sue cure, non solo all'inizio, ma anche alla sospensione delle stesse. CONCORDARE, non INFORMARE. Ma si sa che io sono un povero medico ignorante. appetto a lor signori, primari e professori.


Ah, l'umanizzazione della medicina!


Ah, il meraviglioso mondo nuovo!


 P.S. da qui a giovedì  diciannove le cose rischiano di cambiare, però, perchè col telefono in mano la vecchia signora capsicum è una rompimaroni di quelle serie, e di telefonate vedrai che ne faccio un tot su questa faccenda...


E poi attenzione, non generalizziamo, questo è solo un caso, ma emblematico del nuovo vento che soffia, soffia, signori, soffia .....

venerdì 12 settembre 2008

troppo lavoro

in tutta la settimana non ho avuto il tempo per andare a vedere mio padre. Ho visto un mare di vecchi, ma sono tutti genitori di qualcun altro, mentre il mio ha finito le medicine e il suo medico, che sarei me, non è andato a fargli le ricette e a vedere come stava perchè lui ha la sfiga di avere come medico la propria figlia. C'è qualcosa che tocca, qui. qualcosa che tocca, se  debbo occuparmi di urgenze improcrastinabili che alla verifica dei fatti consistono nella richiesta di un certificato per stare a casa col mal di schiena e nella visione di esami del sangue, peraltro normali per una obesa, fatti nel mese di agosto mentre l'obesa era in ferie al suo paese.


ok, oggi farò il volantino che spiegherà ai pazienti come e perchè le regole siano le regole e come e perchè un medico che ha mille e cento pazienti non può vedere settecento di questi pazienti ogni mese che dio manda in terra. Settecento, dico. Ogni mese. Per un totale di oltre ottomila contatti l'anno. Otto volte ogni paziente. Ci sono pazienti che vedo cinquanta volte l'anno, non scherzo, una volta a settimana, da anni. E so esattamente chi sono, visto che scrivo tutto e registro tutto dal 2000.


Che si diano una calmata, perbacco.


Ho capito che sono simpatica, carina e anche affascinante, ma questo è francamente troppo!


Non stanno morendo, tranne alcuni che poveretti si, stanno morendo, ma loro sono casi a parte; non sono neppure gravemente malati, sempre escluso alcuni, allora perché sono sempre lì?


Farei meno fatica se facessi più certificati di malattia? O sono io a incoraggiarli senza rendermene conto?


Però le statistiche dei colleghi sono simili alle mie.


Stiamo assisitendo ad un'era di ipocondria collettiva?


Insomma che succede?


Urge una bella analisi dei dati. Oggi all'ora di pranzo, anzichè mangiare, che mi fa male, vedo se posso ideare una bella estrazione di dati con relativa analisi.


Vi farò sapere. Buon fine settimana, l'utlimo prima della riapertura delle scuole.


 

domenica 7 settembre 2008

cena di compleanno....

..... dall'amica quasi coetanea che chiude il primo mezzo secolo.


Ho pensato un sacco di cose, è stato emozionante e bello vederla circondata da tante persone, nella casa piccola ma elegante dove vive da sola dopo un travagliato divorzio.


Ho pensato a lei che ha lottato tanto per essere indipendente, per sentire finalmente di avere costruito qualcosa, un posto veramente suo. Sono stata contenta per lei.


e poi ho pensato a me, che una festa per i miei 50 anni non l'ho fatta, che se avessi voluto radunare degli amici non sarei riuscita a metterne insieme nemmeno la metà di quelli che ieri erano da lei, ma quella volta sono andata a cena col marito e i ragazzi, solo noi quattro, e quest'anno neppure questo perché sono a dieta, neppure la classica torta, magari una bella fetta di cocomero e una serata in casa. Però non vivo da sola. Nonostante tutti i nostri litigi, le difficoltà, la fatica di portare avanti la famiglia e i figli, i nostri lavori faticosi, dopo quasi trent'anni speriamo ancora di diventare vecchi insieme. Veramente stiamo già diventando perlomeno anzianotti  insieme, ma facciamo finta che la vecchiaia sia ancora solo una prospettiva lontana. Però insieme.


Questa cosa mi consola. Perché il mezzo secolo, si bello, bello, ma un po' di tristezza a me l'ha fatta. Erano meglio quando erano la metà....

mercoledì 3 settembre 2008

ancora sorprese

Sono rimasta assai sorpresa nel rendermi conto che c'è di certo qualcuno che mette in giro delle voci malevole su di me e la mia collega. Non capisco chi sia e perchè lo faccia. Scopro che alcuni colleghi danno per certo che noi abbiamo fatto delle cose, che in realtà non solo non abbiamo fatto, ma neppure pensato di fare. E se ne hanno a male, con ragione a modo loro, perché se ci fossimo comportate come loro credono, veramente non saremmo state molto carine.


Ma chi è che si impenga tanto a farci delle public relations così poco gradite e così poco richieste? e perché?


mah.


Il Boss diceva di non preoccuparsi, perché alla fine e sulla lunga distanza  i comportamenti corretti vengono sempre alla luce, e quelli scorretti pure. Ok, la lunga distanza, ma intanto? dovrei fare qualcosa oppure tenermi fedele ai suoi precetti, cioè continuare ad agire come credo giusto e andare avanti senza preoccuparmi d'altro?

venerdì 29 agosto 2008

VOTI RECIPROCI

Sono in preda alla correzione compiti. Se ci sono prof di qualunque genere in ascolto (compreso il prrof), sanno di che parlo. Tutto l'anno abbiamo lasciato accumulare i lavori dicendo a noi stesse che la lunga estate ci avrebbe oferto l'occasione per leggerli e valutarli, a bordo piscina, magari. Poi le vacanze sono finite, l'estate si è rivelata assai meno lunga dell'atteso, e i lavori erano ancora lì da leggere.


Chi ha mai fatto una valutazione collegiale sa che razza di rottura mostruosa sia. L'unico lato positivo è che ci si sprona a vicenda: io ho letto questo, tu l'hai letto? si, e tu hai letto quest'altro?  mica si possono fare troppe figuracce, così il mucchio dei fascicoli diventa sempre più piccolo e l'elenco delle valutazioni sempre più lungo.


Mi manca ancora di riunire i riepiloghi allievo per allievo,  di rileggerli con la collega, di stamparli, di chiuderli nelle buste ognuno col suo nome sopra.


Mi manca di finire i riepiloghi dei gradimenti, si, perché nei corsi di formazione medica anche i corsisti danno i voti: ai docenti, alle lezioni, ai contenuti. E dopo aver consegnato ad ogni corsista la sua valutazione privata e in busta chiusa, proietterò i voti che loro hanno dato a noi, e ne parleremo, spero. perchè io non so che faranno loro delle nostre valutazioni del loro lavoro: si tratta di decisioni personali. Ma noi useremo le loro valutazioni del nostro lavoro per cercare di fare meglio la prossima volta.


P.S. mi manca pure di finire il test  semestrale! mannaggia, se mi dimentico quello..... Che l'abbiamo preparato insieme la collega ed io, per modo di dire, perché sinora ci ha lavorato lei, adesso tocca a me e debbo inserire le ultime cinque domande e formattarlo e stamparlo e poi fotocopiarlo e preparare la griglia di valutazione per la correzione successiva...... mannaggia proprio quello mi scappava!

mercoledì 27 agosto 2008

DIETRO LA LUNA

L'amico Lorenzo Pescini, musicista, mi ha mandato il link a questo suo lavoro in collaborazione col pittore Francesco Nesi. Io lo trovo molto bello.QUI

IL PROBLEMA DEL GIORNO

 e non solo del giorno, è: come tenere liberi dall'invadenza del lavoro gli orari di entrata e uscita da scuola di mio figlio? Insomma, debbo confezionare un cartello e un volantino per informare i pazienti che alle ore tredici io lascio lo studio, immancabilmente. Possono piangere e protestare, ma io lascio lo studio alle tredici e riprendo il lavoro alle quindici. E l'ambulatorio serale mi vedrà USCIRE DALLO STUDIO alle ore diciotto e trenta. Chi ha urgenze più urgenti di così si dovrà rivolgere ai presidi deputati all'urgenza: il 118 e il pronto soccorso. Ma che urgenze sarebbero, direte voi? mah, una ricetta, una richiesta, una visita di conforto alla vecchietta o ai suoi parenti. E' veramente raro che io riceva una richiesta di urgenza vera, una urgenza medica. Ma ognuno ritiene urgenti i prori problemi, vuoi il certificato per stare a casa dal lavoro, vuoi quello per andare in palestra. Si, sono stata iperdisponibile per tanti anni e mi ritrovo a dover difendere un minimo di vita privata e sono certa che qualche paziente mi lascerà per questo. Ma anche io ho la mia scala di valori e mio figlio viene prima, per me, dei pazienti, anche tenedo conto che i pazienti possono rivolgersi ad un altro medico mentre il bambino non può rivolgersi ad un'altra mamma.


la cosa che davvero mi dispiace è che si sia giunti alla necessità di chiarire una cosa tanto ovvia, che anche il medico ha un orario di lavoro. Vi assicuro che solo cinque anni fa non ce n'era nessun bisogno.


E adesso dico qualcosa che solleverà accuse di razzismo: chi mi chiama fuori orario, chi viene in studio e cerca di passare avanti agli altri, chi fa richieste improprie, chi insulta i miei dipendenti, è generalmente di origine magrebina, rumena, albanese, rom, oppure ha problemi psichici di qualche genere.


Una questione di ignoranza. Non di razza, non di religione, solo di ignoranza.  Come dice Vasco, per essere intolleranti basta essere un po' ignoranti.


Anche per essere maleducati basta essere un po' ignoranti. Dobbiamo essere tolleranti nei confronti della maleducazione? e nei confronti dell'ignoranza? della mancanza di rispetto delle regole? del disprezzo delle nostre leggi e usanze?


C'è intolleranza e intolleranza. Ci sono cose che non è giusto tollerare.


Dixi.


Abbiatevi un buon pomeriggio mentre io vado a visitare a domicilio le vecchie signore.

lunedì 25 agosto 2008

Sono una bacchettona...

... eh, si, ho delle fissazioni io. Per esempio questi colleghi che non si rasano e sono di servizio con una barba di tre giorni e pure bianchiccia e non sono più giovani quindi insieme alla barba  di tre giorni bianchiccia hanno anche le rughe e la bazza, e sotto al camice  jeans e scarpe da tennis, e forse si credono di somigliare a tanti dottoraus e invece sembrano degli anziani portantini malnetti, io non li sopporto, perché sono cresciuta con l'idea che un medico deve aver rispetto della dignità della professione, se pure non ne ha della propria, e così non mi sognerei di uscire con una maglietta impadellata o con delle scarpe scalcagnate e i capelli unti, e allo stesso modo voglio vedere un collega ben rasato e vestito in modo impeccabile, alla peggio in camice da sala operatoria, ma i pantalonacci con gli sbraghi, quelli no.

giovedì 21 agosto 2008

ritorno di fuoco

Siamo a giovedì ed ho avuto finora giornate da 14 ore ciascuna. Difficile raccontare tutto, anzi impossibile:  un piccolo elenco: l'ambulatorio riserva sempre sorprese. Come al solito durante la mia assenza alcuni pazienti sono stati scontentati al punto che hanno dovuto cambiare medico. Queste cose mi danno sempre un grande dispiacere, ma nonostatne tutte le precauzioni e raccomandazioni, ogni anno o quasi succede. E questo sul versante medico di famiglia.


Sul versante figlia il pater ha due occhi rossi, anzi violetti, e sono in cerca di un oculista al lavoro in agosto che me lo veda. L'ideale sarebbe un giro in pronto soccorso, ma ci vuole una giornata libera ed io non ce l'ho!!!


Sul versante mamma sto organizzando il viaggio di uno dei figli dagli zii, ad un migliaio  e passa di chilometri di distanza.


Sul versante prof mi ritrovo con una classe in più a cui far recuperare un intero semestre: si prospetta un lavoro piuttosto grosso, che andrà fatto il meglio possibile. Sembra che l'onesta laboriosità con cui la mia collega ed io abbiamo condotto il lavoro sia stata universalmente apprezzata. Anche troppo. I complimenti mi danno fastidio e l'idea di essere sospinta in un ruolo di prima della classe mi mette a disagio anche di più. Ma tu che vuoi, mi direte! Nulla, fare il mio lavoro bene ed ottenere una modesta attestazione di stima.  Preferibilmente dai corsisti. I quali, tra parentesi, stanno lavorando egregiamente e ne vado piuttosto orgogliosa.


Scappo a cucinare.

sabato 16 agosto 2008

Sono tornata a casa e online!

Gentili signori, il blog è riaperto a tutti. Vorrei poter dire che i momenti critici sono definitivamente passati, ma non credo che sia così. Tuttavia la situazione è certo più serena.


Sono appena rientrata dalle mie lunghe vacanze. Mi ci volevano tutte e debbo dire che già da alcuni giorni le telefonate  che mi hanno raggiunto mi hanno riportato in attività.


Ho perso una parte dei chili che avevo accumulato in questo faticosissimo inverno e mi sento decisamente meglIo. Spero che tutti voi abbiate avuto altrettanta fortuna con le vostre vacanze. Altro dopo che avrò disfatto i bagagli.


baci. Capsicum

giovedì 17 luglio 2008

io vado al mare

e poi anche in montagna. mi connetterò quando posso, statemi bene tutti. Capsicum

lunedì 14 luglio 2008

COSA SI IMPARA STUDIANDO MEDICINA

Certo, si impara un po' di medicina. Una parte di quel po' che si sa, perlomeno.


Che poi l'impressione che ho leggendo i libri di testo, quello di fisiologia per esempio, è che gi autori, lungi dal preoccuparsi di fornire allos tudente una visione organica e chiara di quanto si sa e soprattutto dei buchi che rappresentano quanto non si sa, facciano invece esercizio di erudizione cercando di menzionare tutti ma dico tutti i lavori pubblicati in quà e in là negli ultimi trent'anni. Che, tanto per capirci, se lo leggo io riesco a tirarne fuori una linea logica coerente, perchè posso distinguere tutte le citazioni erudite dal nucleo assodato della conoscenza, ma se lo legge uno studente, ebbene sembra fatto apposta per incasinargli la testa. a meno che lo studente non sia dannatamente bravo o non abbia qualcuno che lo aiuti;o a meno che non si armi di pazienza e cerchi con carta e matita di riordinare in uno schema le nozioni elencate tanto fitte da sembrare alla rinfusa.


Ergo, cosa si impara?


A non arrendersi. La prima dote del medico. E la si impara nonostante i docenti. O meglio, la si impara grazie al fatto che ci sono anche docenti del cavolo nella mucchia.


Prima lezione da imparare: non darla vinta a nessuno.


Non è difficile. Occorre solo un modesto grado di sordità da tirare fuori ogni volta che qualcuno o qualcosa ti dice: arrenditi. E tu non ci senti, quindi.... E un certo grado di dispettosità, altrimenti detta tigna.


Seconda lezione: mettere ordine negli indizi, per quanto disordinati e numerosi  possano essere. Una dote da cultori della settimana enigmistica.


 

sabato 12 luglio 2008

qui si studia

i primi giorni di ferie li passo prendendomi cura del figliolo sotto esame, nutrendolo, incoraggiandolo, facendolo dormire di tanto in tanto, e, raramente, dissipandogli quanche dubbio.

lunedì 7 luglio 2008

CON QUESTO CALDO I VECCHI MUOIONO

Stasera il marito era a casa dei suoi ed è tornato sconvolto. Suo padre, mio suocero, anni 86, ha l'aspetto di un moribondo. "Sta lì con la bocca aperta, mi ha detto, e mi è sembrato persino che piagnucolasse". Non riesce ad alzarsi dalla poltrona perché gli gira la testa, non vuole mangiare, non è in grado neppure di levarsi i vestiti da solo. Un crollo verticale.

Io dal pater ci sono stata pure, e la facies era la stessa: labbro cadente, bocca semiaperta, aria intontita, riflessi azzerati. Pure lui non s'è mosso di casa, pure lui coi capogiri, anche se ha tre anni meno del consuocero.

E in questa settimana siamo già al terzo funerale tra i miei pazienti più vecchietti: una insufficienza renale acuta, da caldo, uno scompenso cardiaco, da caldo, e un ictus, che secondo me il caldo c'è entrato pure.

 

Morale: mettete il condizionatore ai vostri vecchi, dategli da bere regolarmente circa otto o dieci volte al giorno, fategli mangiare verdure cotte e crude, passati di verdura, frutta e frullati di frutta, lasciate perdere la carne, non è la stagione per loro di mangiare carne o salumi, dategli un po' di pesce, anche del semplice sgombro o del tonno in scatola; cucinate senza sale oppure usate il cloruro di potassio, il Novosal per intenderci; se ne avete la possibilità portateli in montagna, attorno ai novecento metri, lasciate perdere il mare, non è roba da vecchi in luglio e agosto, uno dei miei tre vecchietti di cui sopra l'insufficienza renale gli è precipitata al mare, e non abbiate paura di litigarci, meglio un litigone oggi che un funerale la settimana prossima

 

Dixi, et salvavi animam meam.

 

sabato 21 giugno 2008

check list

stamattina m'è capitato di riflettere sull'uso eccessivo delle linee guida e sulle sciocchezza che si fanno così. Poi ho riflettuto di più ed ho concluso che in entrambi i casi su cui riflettevo il problema non erano le linee guida, ma il fatto di non aver visitato il paziente con cura.


Conclusione: alle diapositive che stavo preparando per una esercitazione della prossima settimana ne ho aggiunto una. Ci ho scritto: NOTA CHE DOVREBBE ESSERE SUPERFLUA   e poi sotto, in rosso:


ATTENZIONE, PRIMA DI FARE UN CERTIFICATO DOVETE SEMPRE VISITARE IL PAZIENTE!!!


Voglio dire, uno ci deve riflettere, oggi come oggi, pure su cose che si darebbero per scontate, e invece no.


Dovremmo preparare delle check list per i giovani medici, come fanno i piloti, e poi plastificarle e fargliele tenere sempre nella tasca del camice, proprio come fanno i piloti.


Delle check list che probabilmente risulterebbero maledettamente lunghe. Ma forse no.

martedì 17 giugno 2008

sabato 14 giugno 2008

..e alla fine...

... non ci sono andata al mare, visto il tempo.


Prrof, la prossima volta non ti sognare di augurarmi buon w-e!!!

L'Incompetente non scrive nel blog? e io copio le sue mail....


Questa di ieri in particolare ve la faccio leggere.



""Affrontare il problema del Sud senza cadere nei luoghi comuni e' difficilissimo. Che i Piemontesi abbiano considerato il Sud una risorsa e' vero, ma che si pretende? Hanno unificato l'Italia con quella che di fatto e' stata una guerra di conquista, quindi non c'e' da attendersi che non ne traessero benefici le classi dirigenti dello Stato dominante.

Quanto al Regno delle Due Sicilie, rimpiangerne l'immobilismo e la sciocca pomposita' solo per via dell'oro nelle casse del Banco di Napoli e' una forma di puntiglio campanilistico assurdo.

 

Da napoletano "emigrato" io trovo Napoli francamente insopportabile, eppure, quando ci torno, provo quel sentimento di "appartenenza" che solo il luogo natale puo' dare. A Napoli, niente e' "normale": qualunque cosa si debba fare, ci si deve chiedere quale meccanismo "grigio", clientelare o almeno di favoritismo personale mettere in moto. I diritti civili sono un'astrazione: senza la relazione personale non si ottiene nulla.

Sono consapevole, come dicevo, che parlo per luoghi comuni, eppure io vedo questa mentalita' come una seconda natura di tutti quelli che vivono li'. Se devono fare qualcosa, una pratica burocratica, una procedura sanitaria, ecc., si chiedono "chi conosco li' che puo' aiutarmi?". Anche nel Sud, Napoli e' peggio di tanti altri posti; una volta i napoletani erano poveri, incapaci di pianificare e organizzare, ma parchi. Oggi sono diventati avidi ed edonisti, a Napoli lo "sfoggio" e' la prima priorita' della massa, la volgarita' degli arricchiti e' lo stile dominante, e tutti vogliono i soldi ma nessuno e' disposto a guadagnarli creando valore per la collettivita'. A Napoli i disoccupati "organizzati", criminali veri e propri, hanno ricattato per decenni il Comune per farsi dare finti lavori. A Napoli i tifosi di calcio ricattano la societa' per farsi dare soldi per non far squalificare il campo, e mettono bombe carta sotto casa dei presidenti. Ripeto, parlo da "forestiero" e replico luoghi comuni, perche' con Napoli e' inevitabile.

 

Se centocinquant'anni fa i Piemontesi hanno svuotato le casse di uno Stato sfilacciato, corrotto e senza futuro, non e' un buon motivo per Napoli per essere quello che e' oggi. Quello che e' oggi Napoli e' interamente responsabilita' dei napoletani: napoletani sono i camorristi, napoletani i politici corrotti, napoletani i cittadini sempre pronti a risolvere il problema di stamattina con un mezzuccio, anche se significa chiedere un favore a uno che sanno essere un mezzo "fetente". Nessun extraterrestre e' venuto da Sirio a rovinare Napoli, e  altri popoli ne hanno passate di peggio.

 

Quello che i settentrionali pero' non capiscono e' che "siamo tutti napoletani". L'Italia e' la grande Napoli d'Europa, e vi vigono in proporzione gli stessi fenomeni di disprezzo delle regole, sfiducia nelle istituzioni, voglia di arricchirsi senza lavorare, furbizia e amore per le "scorciatoie". Chi ha successo e dimostra disprezzo per le norme del diritto in Italia diventa Presidente del Consiglio, gli inetti star televisive, gli intrallazzatori "finanzieri" e "imprenditori", i palazzinari abusivi membri benemeriti del gotha, i sindacalisti che proteggono i fannulloni doppiolavoristi diventano senatori. La "questione morale" e' l'unica vera priorita' italiana, e come tale viene costantemente affossata. Il "consenso" di questo popolino di intrallazzatori viene presentato come legittimazione morale dei potenti a governare con sprezzo della legalita'. L'Italia produce privilegi e non ricchezza, parassiti e non classe dirigente, manager da un milione di Euro l'anno che pensano che Napoleone abbia vinto a Waterloo; siamo universalmente disprezzati come paese, vittime dei luoghi comuni, e a ragione. Siamo la Grande Napoli, produttori di calcio, pizza, musica melodica, mozzarelle e poco piu': un paese morto e sepolto che ogni tanto si lamenta se gli altri lo emarginano e non fanno neanche finta di considerarlo seriamente. Allora cerchiamo la relazione personale col potente di turno per chiedergli se per favore ci fa entrare nel 5+1, o se ci trova un posto per il cugino falso invalido.""

venerdì 13 giugno 2008

week end

vado via due giorni.  statemi bene nel frattempo. Vedo che le discussionio sul temi "scolasticvi" sono quasi altrettanto intense di quelle su temi "sanitari". L'istruzione e la fomrazione dei sanitari, figuriamoci quanto può essere scottante!!!


Avrò altre cose da raccontare al mio ritorno. Buona pioggia a tutti!

lunedì 9 giugno 2008

tema: il mio preside

era un vecchio matematico, e pianista, e questo era molto strano per un preside di un vecchio liceo classico, ed era anche il vecchio prof di matematica di mia madre, e quando la vedeva la chiamava come se fosse ancora una quindicenne: Perra, vieni qui! E qualche volta invece la chiamava Annina, e io non ne sapevo nulla, perchè erano molto discreti, ho sempre pensato che stare nel mio liceo ginnasio fosse una specie di rifugio tutto mio dove la famiglia non mi potesse raggiungere, se non tramite i soliti colloqui  genitori insegnanti, invece il vecchio Pampurio si tirava dietro mia madre nei corridoi raccontandole le mie gesta e ridevano e si divertivano un sacco, e allora mi avrebbe fato rabbia, adesso loro non ci sono più e io provo solo tenerezza per quei due che, ognuno a suo modo, mi amavano ed erano orgogliosi di me.


E non è tutto, perchè la prof di matematica era la moglie di uno che i miei conoscevano tanti anni prima, ma lei non se ne ricordava e i miei si guardavano bene dal ricordarglielo, era sempre tanto distratta, e pure brutta mi sembrava, se non che mio padre affermava che era stata una vera bellezza, e un genio, anche, e aveva rinunciato a fare carriera universitaria per non far sfigurare il marito, ma queste erano insinuazioni forse, dettate forse dalla poca stima che i miei avevano del di lei marito, e tutto derivava dal fatto che quando avevo più o meno un anno mio padre mi fece vaccinare col vaccino antipolio che passava per essere sperimentale, il Salk, e il di lei marito fu uno di quelli che dissero che era un padre degenere e faceva fare gi esperimenti su sua figlia, povera bambina, e poi l'anno dopo ci fu l'epidemia di polio, l'ultima, credo, brutta epidemia di polio prima del vaccino obbligatorio, e io non presi neppure la febbre, ma a mio padre rimase nel gozzo quella diffamazione, più di tutto perché molti pastori o contadini decisero di non far vaccinare i loro figli nel paesetto in cui abitavamo, e alcuni morirono e altri rimasero zoppi, e ogni volta che mio padre incontrava uno di questi, nipote di un'amica di mia madre, diceva: vedi? la colpa è anche del tale; non ti sposare uno stupido, è uno sbaglio che le ragazze molto intelligenti fanno, a volte, pensando che tanto non troveranno uno intelligente quanto loro, e poi passano la vita a sminuirsi per non fargli fare cattiva figura e per non farla loro stesse con lui, ricordati della tua prof di matematica, ed io spero invece che almeno lei sia stata felice, perchè poi è morta di cancro come mia madre, come la prof di italiano, come tante altre, e allora ti volti indietro e restano solo un po' di ricordi.