giovedì 27 dicembre 2007

IL CONFINE DEL VERO. IL COLORE DELLA VERITA'

 

 

-E cosa che lui fa in compvuter tutto tempo? Lui lavora, dice, lui lavora tanto, ma a cosa?

-Scrive. E’ convinto di scrivere un articolo molto importante che verrà pubblicato e letto in tutto il mondo.

-Che cosa articulo?

-Un articolo è uno scritto di filosofia, di storia, o di altri argomenti molto difficili.

-E loro pubblica? Qvalcuno publica?   

-No, nessuno lo pubblica. Nessuno pubblicherà più le cose che scrive.

-Ma lui una volta pubblicavano?

-Eh, si, una volta si. Ma è passato tanto tempo. E adesso lui scrive cose senza senso, ma per fortuna non se ne rende conto.

-Ma perché voi non dice qvesto, non dice verita su qvesto, non dice lui nessuno pubblica? 

-Per non dargli un dispiacere.

-Ma qvesto che voi fa non è verita. Io no sarei capace di dire no verita.     

 -Si, non è vero, ma non fa male a nessuno. E poi lei non deve dire niente. Non gli dica nulla.

-Ma lui passa tanto tempo in compvuter, tutto suo tempo perso, lui può forse fare qualcosa, no?

Cosa? Non cammina, è inverno, non esce. Potrebbe guardare la televisione? I quiz? Oppure mangiare. Ma non gli fa bene mangiare, deve dimagrire, è diventato tanto grasso.       

-Si, è vero, lui non avere nulla che potere fare. 

-La vecchiaia è uno schifo, cara signora.



 Uno schifo, davvero. Mentre noi viaggiamo nel buio verso casa, nella mia macchinetta rossa, calda e comoda, penso a lui che si concentra davanti allo schermo, rilegge, aggiunge, corregge, salva. Penso all’idraulico che la settimana scorsa non voleva credere che fosse demente. Fa finta, diceva, finge: io l’ho visto come usa il computer, bisogna vedere come scrive e come ci lavora, e lei mi vorrebbe far credere che non capisce più?

Certo, sembra strano, ma quando ancora era in possesso della sua mente usava il computer meglio di una macchina da scrivere. Aveva accolto con entusiasmo questa meraviglia, se n’era impadronito perfettamente. Nessuno si meraviglierebbe se usasse una penna o una matita, se scrivesse su un foglio o in un quaderno le stesse frasi sconclusionate che scrive in word, e allora?

Certo un programma nuovo non riuscirebbe ad imparare ad usarlo. E due settimane fa ha mandato il badante a comprare una stampante nuova perché aveva inavvertitamente disinstallato la vecchia e s’era convinto che fosse rotta. Si è fermato a windows 98 e alle vecchie versioni di word. Ma noi gli compriamo la carta, le cartucce, i dischetti, almeno finché li vendono ancora i vecchi floppy, e gli diciamo che è bravo, che scrive delle cose interessantissime, che siamo fieri di lui.

Domani si vedrà.

La verità, ebbene, non c’è forse verità anche nel delirio? Una verità più colorata, più luminosa e accesa, una verità più vera del sogno, contemporaneamente onirica e reale. Sigmund Freud non è passato invano neppure da qui.

mercoledì 26 dicembre 2007

C'ERA UNA VOLTA IL PLI

L'amico mio Incompetente mi ha fatto un regalo di Natale. Lui riesce sempre a dire in modo chiaro e semplice cose che io ho ben chiare in mente ma che non sono altrettanto brava ad esprimere. Così se volete sapere in che senso io sono rimasta una Liberale anche dopo la scopmarsa del PLI, potete leggere cosa significa essere liberali qui.


E concorderete con me che essere davvero liberali non è per ninete scontato e neppure facile.


Un abbraccio


 

domenica 23 dicembre 2007

CHINA RIPIDA

Sembra che le cose abbiano deciso di procedere rapidamente in discesa. A precipizio. Ieri è caduto due volte. La prima volta si è rialzato subito. La seconda volta non riusciva ad alzarsi. ci ha messo circa venti minuti. Lì, steso per terra, ha tirato fuori il telefonino ed ha scoperto di avere esaurito il credito. Così non poteva chiamarci. Il pavimento non era molto freddo, la casa è calda, allora s'è apoggiato con la schiena al divano e si è riposato; poi ha riprovato. Come dio ha voluto è riuscito a rimettersi in piedi; per non correre uleriori rischi è andato a letto e c'è rimasto sino a stamattina.


Credo che siamo arrivati giusto in tempo con la signora Maria.


Oggi mi sono procurata una sedia comoda, di quelle con le rotelle, e gliel'ho portata. E' molto soddisfatto. Si spinge col bastone come un gondoliere sul suo mezzo e naviga  per tutta casa. Per fortuna gli spazi consentono un passaggio agevole dappertutto. Ha persino sperimentato l'andata in bagno, con soddisfazione. La sedia arriva benissimo anche in bagno.


L'ho lasciato che si preparava la cena. E' tornato padrone di sè.


Si possono dire le peggiori cose di mio padre, ma c'è una dote che non gli è mai mancata: il coraggio. Irragionevolmente indomabile.

sabato 22 dicembre 2007

TROVATA! TROVATA?

Mentre scambiavo gli auguri con l'ex proprietario e allevaore  della mia faraona ruspante, ho raccontato le mie vicissitudini domestiche e, nel giro di poche ore, ho conosciuto grazie a lui una simpatica signora badante rimasta orfana della sua vecchietta. L'ho presentata al pater e sembra che non si siano dispiaciuti.Così da lunedì lei proverà a starci insieme.


Mi rendo conto che non è mica una cosa semplice. Vedi un vecchio, la sua casa, e devi decidere se potrai vivere lì, ogni giorno, e dormire lì, ogni notte, per mesi e forse anche per anni.


Vorrei fornirle una stanza più confortevole; lei continuava a dire che andava benissimo così e io continuavo a chiedermi come si possa vivere con tanta poca privacy.


Ma a lei non interesa la privacy, interessa solo sapere se può lucrare qualche extra e quale sia la moassima cifra che può spuntare come mensile.


A me, viceversa, interessa sapere se ce la farà a sopportare il vecchio terribile. Mah. Chi vivrà ..

giovedì 20 dicembre 2007

incipit epiploico

Che poi il mio paziente col cancro al polmone, quando è andato alla visita per avere l'ossigeno non gli hanno fatto nessun esame. Era tutto pronto per la gasanalisi, poi lo specialista l'ha guardato, l'ha riguardato bene in faccia, ha ammirato la pregevole tonalità d'azzurro delle sue dita, ha letto qualcosa nella cartella clinica mia, quella dell'assistenza domiciliare, ed ha scritto la richiesta dell'ossigeno. Poi ha compilato la cartella, la mia, come se fosse una consulenza di reparto.


Che poi al ritorno a casa ha avuto una crisi di panico, ha telefonato alla sorella chiedendole di venire subito, sto morendo, diceva, vi voglio vicino quando muoio. La moglie mi ha chiamato, sono andata lasciando da parte una visita meno importante (si sono risentiti quegli altri, per l'appuntamento mancato), e gli ho fatto un misto miracoloso di valium e  orudis. Non dormiva da due notti. Poi gli ho messo la misericordiosa morfina.


Che poi mentre andavo da lui non sapevo cosa pensare, poteva essere un ictus, con la patologia che ha, dicevo sta a vedere altro che brutto natale, altro che ultimo natale della sua vita, sta a vedere che non ci arriva neppure a natale.


Per l'ultimo natale della mia mamma io lo sapevo che era l'ultimo. Le regalammo una spilla da cappotto con un topazio azzurro al centro. E lei sorrise, ci ringraziò e disse: peccato che questo natale sia l'ultimo.


 

martedì 18 dicembre 2007

IL RESTO E' NOIA

E' diventato una palla sto blog. La mia vita è diventata una palla.


Intanto il mio pz col cancro al polmone farà un tentativo di terapia, ma lo vedo male. Non ce la fa. neppure fino a pasqua ce la fa.


E il mio paziente quello bello col cancro al pancreas neppure lui ce la fa.


Sto sempre cercando un badante per mio padre. Domattina mi rassegno e faccio le telefonate per prendere gli appuntamenti per prostrarmi umilmente davanti a tutti quelli che lui ha maltrattato o con cui ha dei debiti, e anche per maltrattare tutti quelli che si sono approfittati della sua demenza. non sono tanti appuntamenti. Non più di cinque o sei.


Una palla mostru-o-sa...

s.o.s.

Cerco un contatto presso l'IEO di Milano per un mio pz che vuole una seconda opinione. Se qualcuno in ascolto può aiutarmi mi mandi un messaggio privato con Splider o si faccia vivo nei commenti.


Baci


 

CREPACCI

Come molti già sanno la dottoressa Capsicum non è del tutto sana di mente. E' una bipolare. Prevalentemente maniacale, cova appena sotto il pelo dell'acqua una depressione che vorrebbe sciogliersi in lacrime ma non sa farlo. Quindi sghignazza.


Uno dice ma che razza di ragionamento è questo? naturalmente non c'è ragionamento alcuno. La riflessione di oggi è questa: la felicità la vedi all'orizzonte, la depressione invece la scorgi appena dieci centimetri avanti ai tuoi piedi, che ti si spalanca sotto come un crepaccio.


allora stringi la corda che ti lega ai tuoi compagni di viaggio, pianti bene i tuoi scarponi chiodati nel suolo incerto, distogli lo sguardo dall'orizzonte luminoso e lo punti sul suolo pericoloso e infido che ti sta davanti.


Il marito ha fatto una lista delle cose spiacevli che mi toccherà fare nei prossimi giorni; si è spinto persino alla seguente offerta: tu basta che fai atto di presenza, poi faccio tutto io, parlo io, discuto io. Questo potrebbe commuovermi, se ne fossi capace.

lunedì 17 dicembre 2007

anche negli ultimi sedici giorni ci sono sessanta arrivi su questo blog in cerca di soluzioni pidocchiose. La media sale. Siamo oltre i tre accessi al giorno. Così, tanto per ribadire l'attualità del pidocchio.

UNA BOCCATA D'OSSIGENO

L'ossigeno, per chi non lo sapesse, è un medicinale a prescrizione limitata. Sarebbe come a dire che c'è una delle famose note AIFA sopra. L'AIFA,  quella che qualche settimana fa si è fatta una propaganda massiccia a UnoMattina, quella proprio. Ha messo una limitazione alla prescrizione di ossigeno.


Eh, si sa, uno l'ossigeno se lo fa per sfizio, ossigeno e morfina, mica rischiamo di darli a cani e porci, vero?


Così il mio paziente quello col Trousseau, col cancro al polmone gli gli aggruma il sangue, oramai è diventato tutto blù perchè tra il cancro e l'embolia polmonare non c'è più tanto spazio per fare entrare ossigeno in quei poveri polmoni.


Allora telefono un po' qui e là per avere l'ossigeno liquido a domicilio. Dovete sapere che l'ossigeno gassoso è contenuto in bombole da duemila litri l'una. Durano poco se il poveretto ci sta attaccato quanto dovrebbe, cioè almeno diciotto ore al giorno. L'ossigeno liquido invece è contenuto in bombole molto comode che durano parecchio e prendono poco spazio, ma ci vuole lo pneumologo specialista per prescriverle, e poi bisogna avere due emogasanalisi: una senza ossigeno e una con l'ossigeno. Tutto molto ragionevole, perchè anche se il poveretto è blù cianotico se l'ossigeno non migliora di molto la situazione perché spendere dei soldi per somministrarglielo?


Ma lo specialista pneumologo a domicilio non ci va. Bisogna mandarlo in ospedle, con l'ambulanza naturalmente, perchè va portato in barella, questo respiraossigeno a ufo...


Allora chiama il reparto ospedaliero. Ah, lo vediamo anche domattina, gli facciamo l'emogas e se ci sono i parametri procediamo subito.


Ma, dico, due emogas a questo povretto che è scoagulato, state attenti che ci scappa un ematoma enorme, se non un brutto sanguinamento. Non basta una misurazione col pulsossimetro? (la famosa molletta che si mette al dito)


Ah, ma c'è la nota, almeno una emogas gliela dobbiamo fare.


Ok, contenti voi, io vi ho avvisato, ha un INR oltre 3 e così lo deve avere.


Ora capisco che a voi non dice nulla la faccenda dell'emogasanalisi, quindi la chiarisco. per misurare il tenore di ossigeno nel sangue con precisione bisogna fare un prelievo di sangue ma non dalla vena come al solito, bensì dall'arteria. nell'arteria il sangue è sotto pressione e se poco poco i vasi sono resi fragili dalla chemio e il sangue è reso liquidissimo dalla terapia anti coagulante  è facile che sanguini, che faccia un grosso ematoma, doloroso, forse anche un po' pericoloso.


Ma la nota Aifa ha la precedenza su qualunque altra considerazione. Il fatto che lui sia azzurro dappertutto, una cianosi evidentissima, non è previsto dalla nota come indicazione all'ossigenoterapia domiciliare a lungo termine.


Lungo termine, si fa per dire. Sei mesi, a dire tanto. dodici o diciotto se si riesce a fare una chemio palliativa che rallenti l'andamento. Ma anche solo due o tre se continua ad andare così male.


E la sapete una cosa? prima dell'ultima legge finanziaria dell'ultimo governo Berlusconi le note AIFA non erano tassative; insomma in casi come questo il giudizio clinico del medico, e magari una misurazione col pulsiossimetro, era sufficiente a giustificare la prescrizione della terapia. Ma mentre per quel governo il falso in bilancio era considerabile un reato amministrativo, la prescrizione di ossigeno senza una gasanalisi, megio due, ad un paziente col cancro al polmone in fase terminale era meritevole di diventare un reato penale. E così infatti è.


Ah, si, che la destra si può vantare della propria intelligenza politica, vero?


Votantonio, và!

STRENNE DI NATALE

non ve li racconto neppure i miei casini. Ho bisogno di un/una badane a temo pieno per il padre. Ma dove la trovi una sotto natale? fino a due settimane fa ce n'erano ben due di brve senza lavoro, adesso, naturalmente non ne trovo nessuna. se tenete conto che io ci vivo in mezzo e quindi sono facilitata rispetto alla media delle persone coi miei stessi problemi...


Stiamo andando finalente a vedere i conti del babbo, fino ad oggi non ce lo aveva permesso. Ho pagato cinquecento euro di bollette ed ho scoperto che mio zio a giugno ne ha pagate sempre di arretrate per duemilacinquecento. Stamattina mio marito ha chiamato l'esattoria del paese dove lui viveva. Ha detto: abbiamo pagato la tassa dei rifiuti di mio suocero e siccome ci siamo accorti che da tempo non teneva bene i suoi conti vorremmo sapere se ci sono degli arretrati. Oh, risponde il gentile impiegato, si, ci sono circa sette anni di arretrati.......


Il marito ha pure chiamato la società del gas. Lì gli arretrati ammontano ad appena sei-settecento euro. L'acqua l'abbiamo saldata; la luce era poca roba, ma solo perché l'Enel ha il distacco facile.


Rimane da indagare l'ICI. Non ci voglio pensare. Ho detto al marito: aspettiamo un po', tanto se è in mora da anni ormai è in mora anche se paghiamo a gennaio, almeno pigliamo respiro.


Lui, beatamente ingaro di tutto ciò, è interessato solo all'acquisto rapido di una carrozzina, perché un giorno si e uno no non gira più neppure in casa. E vuole una connessione internet. Chiaro? una connessione internet, perché altrimenti si sente isolato.....


Nel frattempo il figlio piccolo, trascurato dalla mamma, si è messo ad andare male a scuola.


Poi uno dice come mai il natale ti sta sulle scatole.

domenica 16 dicembre 2007

DEPRESSIONE NATALIZIA

il pater s'è ammalato. Io non ho voglia di fare nulla. E' il natale che mi deprime, come al solito.


Vorrei essere già al dieci di gennaio.


Oppure, se potessi, me ne andrei da qualche parte fino al dieci gennaio.


Bah.

venerdì 14 dicembre 2007

A DOMANDA RISPONDE

RICEVO UN INTERESSANTE E PROBLEMATICO COMMENTO:


"buonasera dottoressa,
sono un giovane collega (27 anni) e sto vivendo un periodo particolare: sto frequentando il corso di formazione in medicina generale, ho SCELTO di farlo perchè ero convinto, ma ora....mi iniziano a venire dei dubbi.
Vedo che il lavoro che faccio, pur mettendo il massimo dell'impegno e della professionalità, viene tenuto in minima considerazione, mi accorgo che se il paziente non paga automaticamente il lavoro che fai non vale nulla, molti pazienti vanno dallo specialista anche per patologie che la nonna saprebbe risolvere, naturalmente poi lo specialista riempie il paziente di farmaci, tutti con nota, tutti costosi e noi "dobbiamo segnarli perche lo specialista me li ha dati e tu chi sei per non segnarmeli"?
Insomma tutte cose che lei molto meglio di me sa.
Allora il mio dubbio è: continuo per la mia strada sperando in un futuro migliore (se non altro dal punto di vista del massimale, visto che ci sarà carenza di MMG), oppure cambio strada e vado in una specialità dove ho possibilità di entrare (tipo urologia o chirurgia generale)?
Lei se fosse in me, con l'esperienza lavorativa in campo medico e soprattutto in MG che ha, cosa farebbe?
Cosa mi consiglierebbe di fare?
grazie, buon lavoro."


premetto che sono convinta che la chirurgia generale sia una specialità fantastica e che di urologi bravi ce ne siano, purtroppo, pochi.


Ecco le sincronicità junghiane, vedi? stamattina, anzi era ormai primo pomeriggio, il mio Collega e io stavamo parlando, come facciamo spesso. Ci chiedevamo se l'anno prossimo ci mandano o no un giovane MMG in formazione...

e riflettevamo sui condizionamenti esterni e interni che ogni medico ha nello svolgere la sua professione. Se noi lavorassimo in ospedale, ci dcevamo, avremmo un prontuario di farmaci approntato dalla direzione sanitaria, e dovremmo usare quelli, scelti in una rosa di molecole e poi in questa rosa tra quelle che vincono la gara d'appalto. qui da noi, in emilia romagna, funzona così adesso. Sartani? Candesartan e valsartan. Stop. Chinolonici? Mixifloxacina e ciprofloxacina per os, norfloza come non sistemico e levoxa in vena. e via dicendo. E' un condizionamento, ma ha dei limiti. Sarebbe troppo lungo spiegare quali, ma una direzione sanitaria non può prescindere da un certo grado di consenso e coordinamento con i suoi medici. E noi lo accetteremmo e interagiremmo con esso, senza farci poi troppi problemi.


Siccome lavoriamo sul territorio abbiamo il problema del condizionamento del paziente, oltre a quello del condizionamento AUSL. Un po' è vero, ma dipende tanto dal medico quanto dal paziente. Perché le cose che mi dici  non mi quadrano tanto tanto, sai?

 Io non so mica con chi fai il tirocinio, ma se tu lo facessi da me o dal mio collega vedresti cose diverse. Vedresti per esempio il MMG che fa le pulci allo specialista, che alza il telefono e chiama il primario di cardiologia e gli dice: senti, io ci ho qui un paziente che gli vogliono fare una cor ma non sono convinto. Penso che dovrebbe fare prima una scinti.  Me lo rivedete voi? si?  quando te lo posso mandare in reparto?

Vedresti il MMG che decide lui se mandare o non il pz dallo specialista, da quale specialista e con quali esami già fatti. Vedresti il paziente che dallo specialsita ci va con una letterina del suo medico e che torna con una letterina dello specialista per il MMG. Vedresti che se lo specialista prescrive terapie con nota giudicate non adatte o non prescrivibili in nota il MMG ripiglia in mano il tutto e dice: caro signore, se vuole questa terapia questo si paga, questo pure, questo anche, questo euro tanti, questo tanti altri e questo invece tot. Se invece vuole una cura altrettanto valida, o forse più valida, senza spendere queste cifre eccola qui. E se non si fida di me, guardi, ci sono 350 medici nella AUSL, si accomodi all'anagrafe e ne scelga un altro.


Certo, caro giovane collega, io non ho mica 1600 pazienti, ma non li vorrei nemmeno: ho anche dei figli ed un simpatico marito da accudire. Però il mio collega, quello con cui parlavo e che la pensa come me, ne ha 1700, e forse non li vorrebbe, perchè sono davvero tanti da seguire come si deve.


Come si fa? Lavorando bene si fa. E senza fretta. Perché, caro giovane Collega, i pazienti non sono mica scemi, non tutti almeno.

Si, certo, ci sono quelli che non apprezzano tutto l'impegno e la professionalità che ci metti. Bene, quelli non sono i pazienti per te. Che vadano da un altro, senza rimpianti. Quelli che ti apprezzano resteranno da te.


Ma, credimi, in futuro lo spazio per i MMG che lavorano andando a rimorchio come descrivi tu sarà sempre più ristretto fino a scomparire.


Il mio vecchio Boss diceva una cosa che ho già scritto altrove: dati almeno una decina di anni il medico di famiglia e la sua clientela tendono ad assomigliarsi molto. Perchè ci si fida di chi ci assomiglia. Perché alla fine resta con te chi ti apprezza.


Se cedi al compromesso, se cedi alla tentazione di compiacere i pazienti per raccattare la marchetta, se

abdichi alla tua professionalità in nome del soldo, ti ritroverai una clientela che ti assomiglia anche in questo caso. Vedi un po' te cosa vuoi dalla vita.


E l'altra cosa che diceva il Boss è questa: per quanto tempo vuole lei fare questo mestiere? Se lo vuole fare per 40 anni come me deve farlo con onestà e competenza perché i bluff non durano 40 anni. Solo chi lavora con serietà regge a lungo mantenedo la propria reputazione.

E siccome il Boss era, ed è, un grande medico, un grande uomo ed un grande conoscitore d'uomini, quello che lui mi disse s'è puntualmente rivelato esatto.


La mia clientela è stupenda, formata di ottime e oneste persone, sincere, senza peli sulla lingua, corrette e per la maggior parte simpatiche. Questo ha un rovescio della medaglia: quando ne assisto uno che non posso guarire ci resto tanto male, perché alla fine se non sono proprio amici sono comunque persone che conosco da molti anni, che apprezzo, a cui sono in un certo senso umanamente legata. Dispiace, insomma.


Però, guarda, una cosa la devi ricordare sempre: se fai il MMG come si deve ti devi preparare a lavorare molte ore al giorno, a studiare moltissimo, a soffrire, ad imparare a mettere dei paletti per proteggere la tua vita privata e la tua famiglia, ad imparare a non trascurare i tuoi figli. E non li potrai mai curare tutti. Così devi scegliere, esattamente come sceglie il paziente. Ne puoi curare tra 1000 e 1800 al massimo. Loro ti scelgono, ti provano, tu li provi: se il rapporto funziona si va avanti, altrimenti loro ti lasciano e ne vengono altri. Ma come deve essere il rapporto LO DECIDI TU, come vuoi lavorare LO DECIDI TU, quali saranno i tuoi obiettivi e i tuoi standard LO DECIDI TU, NON IL PAZIENTE. QUINDI NIENTE SCUSE! Quando trascrivi una terapia che non condividi non lo fai perché sei obbligato a farlo, lo fai perché sei un cagasotto o perché sei un ignavo o perché sei un incompetente. Scegli mo' te. HAI SEMPRE LA POSSIBILITà DI SCEGLIERE. Anche quando sei convinto che la terapia che puoi prescrivere con la mutua non sia la migliore hai in realtà una scelta: puoi dire al paziente quale, secondo te, è la terapia migliore e quanto costa. Il tuo dovere finisce qui. E qui comincia il diritto del tuo paziente di scegliere cosa vuole fare.


Perché, vedi, alla fine il paziente ha il diritto di andare dallo specialista, di credere a lui anziché a te, di decidere se fare o no  quello che gli consigli, di scegliere se andare dall'iridologo ciarlatano piuttosto che dal reumatologo che gli consigli tu. E tu hai il diritto di dire al paziente che se non si fida di te è meglio che si cerchi un medico con cui riesca ad avere un rapporto di fiducia.

alla fine si tratta delle vecchie questioni della libertà e dell'onestà. Come in tutti i lavori, se permetti.

Buone riflessioni e buon lavoro a te.

E non dimenticare che si tratta solo della mia personale, umile  opinione.

MASTER E-HEALTH

Oggi me ne sono andata a metà delle lezioni. Un po' erché non ce la facevo più, un po' perchè m'ero stufata di sentire cavolate. La prima lezione era tenuta da una ingegneressa che ci ha probabilmente raccontato la sua tesi di laurea, che a noi non ce ne può fregar di meno.


per esemplificare un po', negli ultimi dieci anni ho rovato l'elettrocardiografia a distanza, e non funziona. perchè il tracciato arriva impreciso, perché il tracciato senza l'esame diretto del paziente non vuole dire molto, perché poi una volta che fai l'ECG e ci sono delle alterazoni, in realtà non hai ancora risolto niente.


Ho provato anche la spirometria a distanza, stessi problemi in sostanza.


Ho provato l'integrazione in rete e i problemi che vengono fuori sono i più diversi, e visti da fuori sembra che si possano risolvere con poco, poi vai a vedere e i problemi di software che ci sono sotto sono intricatissimi e difficili da risolvere.


insomma, alla fine la lezione era troppo generica, mi rompevo le scatole e mi irritavo ogni momento di più. Noi avevamo alsciato i nostri pazienti, rpeso dei sostituti, rinviato delle visite a domicilio, e tutto per sentire ste stupidate da liceali benintenzionati?


A questo livello a noialtri medici che già usiamo l'informatica abbiamo bisogno di cose molto più tecniche, e sta gente non lo capisce. Ok, io me ne sono tornata a casa, ora mi riempio di aspirina e poi me ne vado a fare la spesa.

giovedì 13 dicembre 2007

RITARDI

Fine ambulatorio, vado a casa. Per il signore col Trousseau il Consulente dice che forse si può fare una terapia. Ma prima vuole vedere le piastrine e la tac. Però, dice, sempre con intento palliativo. Tradotto in parole normali vuol dire che non spera mica di fargli una cura che lo guarisca, ma solo una cura che lo porti un pochino più avanti, che rallenti la malattia e ne riduca le dimensioini. Vale la pena? Io non lo so.  Nessuno lo sa. E conq uesta bella/brutta notiza me ne vado a casa dla marito fuori di sè per l'ora tarda a cui rincaso. Buona cena.

mercoledì 12 dicembre 2007

LA RIANIMAZIONE VISTA DA RIKY

 


giravo, more solito, e mi sono beccata una descrizione della Rianimazione, intesa come reparto ospedaliero, vista con gli occhi da primo sguardo di Riky .


Perché, sapete, uno si abitua, e se mi chiedono com'è un reparto di rianimazione a me viene da rispondere "silenzioso", oppure "impegnativo" o anche "pulito" o "complicato", eppoi un post come questo ti restituisce il tuo primo sguardo.


"Stamattina per le esercitazioni di emergenze mi è toccata la visita al reparto di Rianimazione… che tristezza… già oggi era una giornata nebbiosa, e prima che potessi svegliarmi completamente ero già coperto da una mascherina che mi aggiravo per il reparto con lo specializzando di turno. E così ho fatto il mio primo ingresso in quella terra di mezzo tra la vita e la morte che sono i reparti di rianimazione, dove il tempo non esiste perché non esistono finestre, la luce è sempre quella tremolante del neon e l’odore è solo quello fortissimo di disinfettanti… in questo reparto si scopre che tutte quelle cose strane fatte in fisiologia e patologia generale servono a qualcosa, infatti tutti i pazienti sono monitorati in ogni funzione  e tutti collegati a due monitor pieni di lucine colorate che se li guardi troppo ti ipnotizzi… per fortuna ogni tanto suonano così ci si sveglia! E questi pazienti che sono tutti li in questo stato che non è né vigile né addormentato, con i loro occhi persi nel vuoto, che però sono benissimo in grado di sentire e di capire quello che gli succede attorno. In questi giorni avevo considerato per un attimo la possibilità di fare l’anestesista, ma direi  che l’ho già esclusa… chiuso in un posto del genere potrei impazzire, a vedere queste persone che in molti casi sono tenute in vita contro ogni legge di natura e della dignità… ma qui si va in un campo di cui è meglio non discutere visto l’aria che tira in Italia! "

magone

kesho ha chiuso il blog. e non ha lasciato altro che detriti. niente riletture, niente passeggiate all'indietro. Ah, mi spiace, io li dovrei stampare tutti iblog che amo. Così, per avere un simulacro di certezza che mi conforti lungo la strada.


Auguri comunque, Kesho. Il link sta lì. Si sa mai.

proverbi

Scarpa grande e bicchiere pieno, si dice da queste parti. Il marito s'è comprato un bel paio di scarpe, ma strette, così s'è precipitato a casa a cambiarle. .... Così impara a dare retta alla mamma, cioè me, ché le mamme hanno sempre ragione!

martedì 11 dicembre 2007

GAD LERNER SU REPUBBLICA


DI MIO AGGIUNGO SOLO: HO LAVORATO PER PARECCHI ANNI  COME CONSULENTE MEDICO PER I PATRONATI. VOI NON SAPETE COSA ACCADE SUL LAVORO. I MORTI GIA' SONO TROPPI, MA GLI STORPIATI, AZZOPPATI, IN SEDIA A ROTELLE, SENZA MANO O PEGGIO CON MANO INSERVIBILE, CON ESITI DOLOROSI, LO SAPETE CHE GLI ESITI DOLOROSI NON SI PAGANO ALL'INAIL PERCHE' IL DOLORE NON E' MISURABILE, SONO UN ESERCITO CHE MI INDIGNA, GIORNO E NOTTE MI INDIGNA, E SAPERE CHE LA GESTIONE INFORTUNI DELL'INAIL E' ATTIVA E VEDERE COME SI FA A RENDERLA ATTIVA, PITOCCANDO SU RENDITE MISERABILI, EBBENE CI SONO TROPPI IMPIEGATI OGGI E POCHI OPERAI E CONTADINI E OGNUN PER SE', COME SI DICE, VERO?


EBBENE A QUESTO BLOG L'OGNUN PER SE' NON CI PIACE E NON CI E' MAI PIACIUTO E NON CI PIACERA' MAI. BUONA LETTURA.


La strage senza fine dell’acciaieria ThyssenKrupp rappresenta il culmine di un tragitto d’umiliazione della Torino operaia. Per la colpevole incuria da cui è scaturita, immagino verrà ricordata nella memoria popolare come l’esito ultimo della sconfitta dell’ottobre 1980, quando fu intrapreso l’allontanamento di decine di migliaia di lavoratori dagli stabilimenti Fiat. Furono decine i cassintegrati dell’epoca che si tolsero la vita. E da allora la condizione operaia viene simbolicamente percepita come condanna all’infelicità, destinata a essere vissuta in un ambito del tutto privato. Da sopportare grazie al sostegno familiare, ma senza eccessive speranze di miglioramento.



Il rogo di giovedì scorso è molto più di un incidente sul lavoro. E’ una Superga operaia maturata nell’isolamento sociale. E’ il segnale della decadenza del lavoro di fabbrica a pratica considerata marginale, benché la produzione industriale rappresenti tuttora l’asse portante della nostra economia, restando l’Italia –insieme alla Germania- il paese europeo a più forte composizione operaia.
Nel nostro immaginario mutilato la fabbrica è ormai relegata a luogo da terzo mondo. La produzione di acciaio, in particolare, viene considerata prerogativa da asiatici. Quasi che le nostre automobili, i ponti, i grattacieli della post-modernità, potessero farne a meno. E invece neppure la robotica e l’automazione degli impianti avveniristici, in cui si producono i nostri beni di consumo durevole, prescinderanno mai dal ferro e dal fuoco.
L’officina e la fonderia sopravvivono –nascoste e frammentate- nel retrobottega della nostra società luccicante. Popolate da un nuovo proletariato di individui destinati alla fatica fisica che si contano però a milioni.



Scandaloso è il divario fra la prosperità dei fatturati ThyssenKrupp –con utili nell’ordine di miliardi di euro- e la costrizione agli straordinari per incrementare buste paga troppo magre, o addirittura per allontanare la minaccia di licenziamento. Col senno di poi apprendiamo che la multinazionale tedesca –in ritardo nelle consegne- aveva preteso uno sforzo produttivo eccezionale da uno stabilimento prossimo alla chiusura nel quale aveva allentato i doverosi controlli di manutenzione e sicurezza. A mezza voce si parla di ispettori del lavoro ex consulenti dell’azienda, o addirittura di ispettori esautorati perché zelanti.
Ironia della sorte: un paese impaurito che si dilania sul tema della sicurezza, sopporta come inevitabile necessità economica l’insicurezza nei luoghi di lavoro. Sicurezza pubblica e insicurezza privata: la prima può causare la disgrazia dei politici, la seconda sfiora appena la reputazione degli imprenditori. Faceva impressione, nei due giorni successivi alla tragedia di Torino, notare lo scarso rilievo ad essa dedicato dal quotidiano della Confindustria.



Stavolta invece il terzo mondo siamo noi. Costretti a toccare con mano uno degli effetti meno citati della globalizzazione: quando la direzione dell’azienda –sia pure una multinazionale avanzata sulla frontiera della tecnologia e della governance, come la ThyssenKrupp- risiede distante dallo stabilimento produttivo, è più frequente che si allentino i controlli di sicurezza e la correttezza nei rapporti sindacali. Occhio non vede, cuore non duole. Anche il ricambio degli estintori ha un costo, tanto più se quel lontano stabilimento estero è destinato alla chiusura.
Venerdì scorso su queste pagine Luciano Gallino ha ben raccontato le difficoltà e i rischi che neppure le più moderne tecnologie possono eliminare dalla produzione dell’acciaio. Caratterizzata da imprevisti frequenti, turni a ciclo continuo, condizioni ambientali disagevoli. Implicando dunque una manodopera esperta, sempre vigile, dotata di professionalità elevata.



Chiunque abbia visitato un’acciaieria ne esce provando uno speciale rispetto per i lavoratori che trascorrono lì dentro tanta parte delle loro vite. Come gli operai di Torino, morti o in agonia, che supplivano alla carenza di personale prolungando il turno di notte, consolandosi magari col pensiero di poter comprare i regali di Natale ai loro figli, ma afflitti dall’incubo di perdere presto il posto di lavoro.
Nella Torino attonita che oggi li piange si riconosce l’ingiustizia della retrocessione. Una società dell’acciaio relegata ai margini dalla società virtuale che s’illude di poterne prescindere, rintracciando altrove le fonti del suo benessere. La tragedia della Torino operaia ne viene perciò moltiplicata. Orientati da tanti economisti a indicare il sindacato tra le cause della scarsa crescita del paese, scopriamo con imbarazzo i passi indietro che la sua debolezza strutturale può determinare nella civiltà del lavoro

INTOPPI

mi chiama la moglie, mi dice sa che non ci fanno prenotare l'ambulanza, dice che non ce ne sono di disponibili. e ora come ci andiamo alla consulenza?


-ma voi gli avete detto che siete in ADI?


- ca certo che l'abbiamo detto


- ora ci provo io.


Uno dice ma ste cose te le inventi, invece no, ho telefonato all'ambulanza, coi dovuti modi, in fondo stavo chiedendo una ambulanza che non c'era, dico sapete non mi è mai capitato, ora io ho sto paziente in adi, in genere le ambulanze le abbiamo sempre trovate, ma stavolta sembra che non ci sia, così loro si fanno dire tutto, io ripeto luogo di partenza, luogo d'arrivo, motivo del trasporto, condizioni del paziente, questi ci hanno litigato col mio paziente nel periodo in cui faceva la buprenorfina che gli provocava agitazione e irritabilità, io me lo ricordo bene, non sarà che anche stavolta non è stato molto garbato?


Mi raccontano che c'è stata un incomprensione, che il paziente non si è qualificato,  non ha detto che era in ADI, è colpa sua insomma, e io che voglio uscire da questa situazione con un trasporto in ambulanza andata e ritorno per domani gli dico che in certe situazioni la gente è confusa, non sono belle situazioni, uno non ci va ad una consulenza oncologica in ambulanza se non ne ha bisogno insomma, e alla fine l'ambulanza c'è e si pigliano pure il telefono della signora per avvisarla quando arrivano.


Però la signora è una precisa, non molto istruita ma precisa, ordinata, ha un bilgietto scritto da me da leggere quando chiede un'ambulanza, un bilgietto col numero di telefono da fare e la frase" buongiorno ho bisogno di prenotare un trasporto in ambulanza per un paziente in ADI".


Tutto può essere: può aver ragione lei che dice che l'ha detto, può aver ragione l'operatore che dice di no. Però alla fine l'operatore aggiunge: sa, forse noi non l'abbiamo chiesto neppure se era in ADI, dovremmo sempre chiederlo, ma a volte uno se ne può dimenticare.


Insomma incasso il trasporto e le scuse.


E va bene così. Sono Intoppi, solo intoppi.


Tanto lo so che il mio consulente mi dirà che non ci sono spazi per la terapia. E mi rassegnerò. Dopo.

lunedì 10 dicembre 2007

un post rubato

Questo post è un commento firmato Ez e lasciato sul blog di marco giacosa qui  ://www.marcogiacosa.it/2007/11/30/sul-tumore/


IO L'HO RUBATO, sissignori, l'ho rubato e lo divido con voi. Baci. Capsicum


 


Tra qualche mese sarà un anno anche per mio padre. E mi sembra sia passata una vita.
E’ morto il 24 gennaio 2007, se non sbaglio poche settimane prima di tua madre.
Morì di mercoledì, 10 minuti alle 17, ma in realtà si era addormentato da dieci giorni, 48 ore prima del 6° compleanno di mia figlia, che festeggiammo comunque, lui in coma, pregando il destino perché non fosse così infame da spegnerlo in spregio alla cosa che gli diede più gioia nei suoi ultimi anni di vita.
Lui vissè due anni e tre mesi, in linea con quanto ci disse il chirurgo poche ore dopo l’operazione, ottobre 2004: “Sarà un miracolo se vivrà tre anni”. Così fu, in perfetto tempismo con la mediana che i vari studi predicono per gli operati con la sua classificazione: T4N3M0 (dove sull’M0, sempre secondo il chirurgo, non c’era da farsi illusioni, per via delle micrometastasi).
Chiaramente non servirono le visite, i consulti, folfox e folfiri, 5FU, capecitabina e oxaliplatino. Non servirono i nuovi farmaci, gli anti-angiogenetici o la radioterapia (palliativa).
Non servìrono i pellegrinaggi, le sortite a Candiolo o allo Ieo. Nel primo conoscemmo Roberto Faggiuolo, che da poco è primario dell’oncologia di Alba e che con noi si dimostrò un medico molto sensibile, umano, se questo aggettivo non suonasse amaramente fantozziano. Lesse una mia mail e mi telefonò immediatamente, addirittura non ci negò il suo cellulare. Praticamente un eroe, considerati i costumi della categoria, e spero che la responsabilità non lo pieghi alla norma. Alla norma era piegato tale De Braud, luminare del colon milanese, che mi fece piangere in silenzio (ripiangere) dalla sedia nel suo studio e sino a casa, con mia madre affianco. Mi ripresi solo riaccompagnando lei a casa, per confermare a lui l’ennesima frottola della speranza. Allo Ieo il parcheggio è a pagamento ma l’Avastin in seconda linea non lo danno, perché “costa troppo”. Come i loro consulti, 247 euro anticipati per un quarto d’ora di sfacciata insensibilità, o di sincera e disinteressata vicinanza. Valli a intrepretare gli oscuri percorsi comunicativi di un oncologo.
Anch’io poi ebbi la mia signora L. A. Fu il padre di un mio amico. Si erano riconosciuti in Oncologia e come con altri condivisero questo comune destino trovandosi ogni tanto - effetti collaterali permettendo - nella stanza della chemio (dovrebbero portarci le scolaresche, nella stanza della chemio, quanto ti insegna la stanza della chemio… ). Morì due mesi prima di lui e con mia madre andammo al rosario senza dirlo a casa. Mio padre sapeva, non sapeva, della sua malattia, del suo destino? Non lo so, mi ci sono dannato per troppo tempo e ora non mi interessa più. I cicli di chemioterapia - che lui diceva di fare solo per noi figli, perché noi lo volevamo, e forse era davvero così - sono serviti a fargli vivere circa 6 mesi “liberi da malattia”, come si dice nel linguaggio medico. Il resto fu un mezzo tormento, e chi ci è passato lo sa bene. Solo la morfina gli ha permesso la morte serena che è stata alla fine la nostra unica e magrissima consolazione, insieme al fatto di averlo accontentato nel lasciare un ricordo di lui sulla collina amata da bambino, in un posto che incanta il cuore per quanto è bello. Poca cosa rispetto a quello che almeno io ho vissuto invece come un totale fallimento, quello dell’averlo voluto salvare e del non esserci riuscito. Non credo che me ne vorrebbe, comunque. E averlo avuto anche dopo quei sei mesi fu comunque una grande fortuna. Questa è la morte, penso oggi, più o meno quello che ti disse quel medico, la faccia nascosta della vita. Ha senso scriverne? Sdoganarla? Non lo so, non ne sono sicuro. Forse non abbiamo scelta e l’unico posto dove possiamo viverla è quel doloroso spazio di sè che riserviamo alle cose più intime, incomunicabili.
Io conservo di mio padre una serie di immagini (due in particolare: con mia madre, addormentati mano nella mano nel letto di ospedale dell’ultimo ricovero, e il suo ultimo saluto, appena un cenno della mano, poche ore prima che si addormentasse per sempre). Poi tanti rimorsi, per come io sono stato. La malattia mi ha lasciato il suo esempio, mi ha reso limpidi suoi insegnamenti che prima non avevo colto o saputo cogliere, che prima non vedevo. Nella malattia gli ho riconosciuto un coraggio e che ora gli invidiò. Come la capacità di essere veramente uomo, al di sopra di ogni dubbio. La sua è stata per me una lezione di amore totale (non so proprio come dire diversamente), che alla fine è l’unica cosa che ci può far guardare alla morte senza annegare nella disperazione. Per questo lo ringrazio. Anche per questo penso che della morte non serva parlare. L’effimero che siamo ormai l’ho dentro, intimamente. Il resto posso viverlo solo entro di me. Stai bene. Sia loro lieve la terra. (Ez).

SEGNALAZIONE

venite a trovare l'Incompetente


Dice del suo blog:


"Un po' confusi? Non capite se questo è un blog di scienza, gialli, economia, o niente di sensato?
Non vi dò torto. Ma non fatevi illusioni: andrà avanti sempre così. Sennò che Incompetente sarei?"

ehhhhhh lavati i denti!!! AVVISO SERIO

gentili signori,


splinder cortesemente ha inserito della pubblicità sul mio blog.


naturalmente non ne sono stata nepure informata, semplicemente l'ho trovata lì.


e non mi secca che ci sia una pubblicità, no,mi secca solo che sia camuffata in modo tale da sembrare un link inserito da me. Il primo banner che ho visto rimandava ad un blog di una tale V.B., figa esagerata, e non dico altro perchè non ho avuto il tempo di guardarci bene. quindi non so neppure se si tratti di un vero blog o di un camuffamento troian per una pubblicità di enne di di.


ah, come non amo queste cose! non le amo al punto che forse traslocherò. Sto esaminando la possibilità. vi farò sapere. Intanto siate al corrente che il link che trovate a sinistra subito sotto il titolo "Archivi" non è stato inserito da me.


un caro abbraccio a tutti


Capsicum

venerdì 7 dicembre 2007

E' passata un'altra settimana, le mie settimane non volano: franano. Franata addosso, mattine troppo convulse dopo notti troppo brevi dopo serate troppo affollate dopo pomeriggi stipati dopo mattine franose.


non ho chiamato l'infermiere per fare il bagno al padre. non ho telefonato all'ex badante per prenderci appuntamento. non ho chiamato l'agente di viaggi per organizzare la promessa vacanza coi figli. non sono andata dal parrucchiere.


vado, invece, dal paziente col trousseau. non so se vi ho mai detto come sono belli i suoi figli. la maggiore delle ragazze ha un metro e mezzo di capelli biondo rossi, una di quelle bionde normanne siciliane, capelli solidi, lucidissimi, raccolti in lunghe trecce da bambina, quale in realtà ancora è, ma le poche volte che li scioglie le scorrono sulle spalle come oro liquido. pure i ragazzi sono straordinariamente belli. molto alti, molto magri, cone dei bellissimi volti, pelle chiara e capelli neri, e tanto straziantemente giovani. tanto assurdamente bambini.

giovedì 6 dicembre 2007

E mi ha detto: "ma allora sugnu accussì grave? picchì mi dissero tra dui u tri iorni ti damu una cumprissa ca face comu la chemioterapia, aora nun  ni telefunarunu, ma chissa cumprissa è veru che face uguale? e picchi nun la fannu chiù la terapia? a mia ora che nun fazzu la puntura nella pancia mi fanno male tutte le vene delle braccia, ho paura dottoressa".


Eh, prrof, è come dicevi tu. La viltà assume tante forme. Baci

martedì 4 dicembre 2007

ecco ci stavo ripensando, siamo, noi medici, preda della sindrome del quadro storto, quelli che quando c'è un quadro storto lo dobbiamo raddrizzare.

lunedì 3 dicembre 2007

Ok, sto incazzata. Il mio paziente, quello col trousseau, avete presente?quello che la prima chemio l'hanno sospesa alla seconda somministrazione perché aveva le piastrine basse e poi si sono giustificati dicendo che era stata inefficace. Ora la seconda chemio pure l'hanno sospeda dopo la prima somministrazione e mezza, pure con la stessa scusa. Dice che ha le piastrine basse. 61 mila. Non sono così basse. Ma pure se lo fossero, visto che senza chemio va a morire in tre mesi, visto che ha 48 anni, visato che comunque quello coagula appena smetti di scoagularlo, falla sto cavolo di chemio, no?


e l'ho capito che ci sono centri dove fanno la chemio pure nelle ultime due settimane che stai al mondo, ma a parte che uno col cancro ti può morire anche all'improvviso, ma a parte che capisco che il troppo è troppo, però qui stiamo all'estremo opposto, che appena ti volti la primaria lo riprende di mira e dice: non buttiamo via soldi con sto qui, tanto è un cancro troppo brutto e morirà uguale.


Può essere che abbia ragione lei, può darsi, si, ma tanto la mia fiducia se l'è giocata più di un anno fa, così pure se avesse ragione io lo mando in consulenza in un altro ospedale, dove c'è un oncologo che giudica l'indicazione alla chemioterapia indipendentemente dal budget da raggiungere al 31 dicembre.


che io sono la solita andreottiana e penso male e faccio peccato ma probabilmente ci prendo, ma con questi chiari di luna, a me hanno regalato 499 euri per aver risparmiato sui farmaci antiacidi, che costano venti euro e rotti la confezione, a lei cosa potrebbero dare o promettere se risparmia su qualche ciclo di chemio che di euri ne costa delle migliaia a somministrazione?


Non lo dovrei postare questo post, lo so, è tutta rabbia la mia, cosa gli dico a questo poveruomo, gli dico fatti i tuoi conti che questo natale di sicuro è l'ultimo che puoi vedere?

veramente non è questa la stagione per andare a pelare i teneri germogli della menta allo scopo di farci una tisana; tuttavia l'ho appena fatto ed ora mi godo la mia tazza di infuso alla menta e gelsomino, mentre girovago more solito in rete.


C'è una scuola media a cento metri da casa mia, gode di buona fama e così sono stata a cercare di preiscrivere il figlio. Siamo 201esimi in lista d'attesa.


Si, lo so, avrei dovuto pensarci prima: ecco cosa succede a non avere mai tempo, a rimandare sempre, ad anteporre le vecchiette moribonde alle proprie faccende.


L'altra scuola media è ad un chilometro e mezzo. Vabbè, si temprerà. Camminare fa bene.


A farsi le tisane con la menta fresca può capitare di trovarci dentro un microscopico insettino, ma le dottoresse nate in campagna se ne fregano abbastanza. Mi preoccupa invece che la lavastoviglie ululi alla "Cime Tempestose"; il marito mi rassicura: secondo lui lo fa quando è un po' sovraccarica.


Siamo tutti sovraccarichi. E ululiamo.


 

NIENTE LIETO FINE


Attenzione, questa è una sfacciata promozione.


Girovagavo su splinder, nostro impalpabile arcipelago, e ho incontrato questo delizioso blog che raccoglie, fino ad oggi, 77 accurate recensioni / presentazioni di libri. Gialli, noir, e Philip Dick, e forse altro, perchè ancora non me le sono lette tutte, corredate da tutti i dati del libro, ISBN e copertina compresi, e financo il tempo di lettura del Nostro stimato bookcruncher.


Ottimo consulente per i regali di Natale, visto che siamo di stagione, si firma Mutations, legge per legittima difesa, ed ha tutti i miei complimenti.


Poche visite, finora, ma non dubito che cresceranno.