venerdì 31 agosto 2007

- Mamma, sei proprio bella stamattina.


- Sono bella perché ti ho portato il caffè a letto?


- No, perché questo vestito mi piace, ti sta bene, sei bella proprio.


(Con un inizio così il resto del giorno va comunque meglio....)

mercoledì 29 agosto 2007

DIO SI OCCUPA DEI MEDICI DI FAMIGLIA?


E' inutile nasconderlo: sono molto demoralizzata. Mi sento uno straccio.


Come posso fare?


O nego ai pazienti delle prescrizioni che gli spettano, e li invito a pagarsele nonostante ne abbiano diritto, per non dare nell'occhio con le mie prescrizioni, e questo sarebbe illecito da parte mia. Sarebbe illecito, ma i pazienti non lo saprebbero, nessuno probabilmente protesterebbe, io sarei al sicuro da tutto, tranne che dalla mia coscienza, la usl sarebbe felicissima (a patto di non condividerne la responsabilità, per carità dottoressa, nessuno le chiede questo, ma vuole scherzare?). E' quello che mi hanno confessato di fare parecchi miei colleghi. Perché io ho chiesto a molti: come fai ad avere delle prescrizioni tanto più basse delle mie? E mi sono sentita rispondere: gli antinfiammatori li faccio pagare a tutti, per l'osteoporosi prescrivo solo calcio e vitamina D, per il colesterolo prescrivo farmaci solo a quelli che hanno già avuto problemi di infarto, ictus, angina o carotidi chiuse, per la bronchite cronica prescrivo solo quel che consiglia lo specialista e non prendo iniziativa di mettere in terapia nessuno, i neoplastici li ricovero o li invio all'ANT, gli antibiotici iniettivi non li prescrivo. Una soluzione comoda, ma non per me. Io mi guardo allo specchio, la mattina, anche solo per pettinarmi mi ci debbo guardare.


Oppure affronto la usl e il suo Gruppo di Controllo Prescrizioni e invoco la protezione divina (ma Dio si occupa dei medici di famiglia?).


Oppure cambio mestiere. Un peccato perché in questo che faccio ora sono bravina e non sono certa di riuscire a riciclarmi fuori dalla medicina, a cinquant'anni.


Io cerco di diagnosticare tutto.  Le malattie le cerco. Ne trovo un casino più di quelle che trovano la media dei miei colleghi. E quando le ho trovate le curo.  E i pazienti curati vivono troppo a lungo e ogni anno che passa sono euro fitti che corrono.


Del resto la usl che deve fare? La finanziaria dice che deve fare i controlli, e la usl li fa. Deve controllare chi prescrive molto, e io prescrivo molto.


Non ci sono vie d'uscita. Lo sapevo da prima. L'ho persino scritto nel mio libro. Lo so bene che di qui si deve passare. Però è un passaggio stretto, ci si graffia, ci si taglia e fa male.


Ho sbagliato tutto. Ho sbagliato tutto? no, credo di no. Dottor Cavazza, peccato che tu sia venuto a leggermi giorni fa e non oggi: un consiglio qualificato mi farebbe comodo.

SOTTO INDAGINE


Il Gruppo Controllo Prescrizioni, nella persona del suo Segreterio, mi ha convocata per chiarimenti in merito al azioni prescrittive sospette. Comparirò davanti alla Commissione che mi consegnerà i faldoni relativi ai pazienti sotto indagine e mi darà un termine per la presentazione di relazioni esplicative dettagliate. Esaminate tali relazioni, mi verranno comunicati i provvedimenti eventuali a mio carico ed i termini per le mie controdeduzioni.
E' tutto vero, fresco di giornata. Speriamo bene...
Ora uno si chiede perché io. Perché le mie prescrizioni risultano più alte della media. E per quale motivo?




Il problema è che io prescrivo alla lettera della legge. Per esempio se una
ha crolli vertebrali da osteoporosi, documentati, io prescrivo le terapie.
Se un paziente ha la bronchite cronica io prescrivo i farmaci inalatori. Se uno ha
l'artrosi io prescrivo i fans, il tutto a carico della mutua. Invece molti
colleghi dicono al paziente, nei casi relativi nell'ordine: mangi del
formaggio, prenda uno spruzzo di ventolin al bisogno (o vada in pronto
soccorso), l'aulin si paga. E se la cavano così. A spese del paziente, ma
loro sono protetti da una medicina difensiva. Tanto, i vecchi devono morire.
Come dicono qualcuno, che gli inutili crepino. (ma lo dirà ancora quando
l'inutile sarà lui? o protesterà i suoi passati meriti? musica pagata fa
cattivu sonu, dicono)
L'unica mia fortuna (per modo di dire) è che io registro letteralmente
tutto: ogni scatola di farmaco, ogni diagnosi, ogni referto specialistico. E
per giunta ho aderito anche alla condivisione del mio database con l'azienda
usl, che quindi ha in tempo reale il controllo di ogni mia azione. Sono
assolutamente tranquilla, ma saranno comunque beghe. Dovrò recarmi a questa
specie di processo, scrivere le relazioni a mia difesa, restare in ansia
nell'attesa di decisioni che potrebbero essere anche ingiuste (Il Gruppo
controllo prescrizioni deve pur giustificare la sua esistenza, no?),
controdedurre, chiedere ai pazienti interessati il permesso di raccontare i
fatti loro a persone estranee al processo di terapia, eccetera eccetera. Non
è escluso che mi venga comminata una qualche sanzione economica e che mi
trovi delle trattenute sullo stipendio. E poi vai a farteli restituire!
Chissà quando!

Ma la cosa che mi irrita, anche se capisco i meccanismi e l'inevitabilità degli stessi, è che questi controlli li facciano ad una persona
collaborante con l'azienda come me. Come ho detto al sindacalista: proprio
io che all'azienda ho sempre dato il culo.
E la cosa che mi preoccupa è: saprò tenere a freno il mio cattivo carattere?
Saprò essere umile, strisciante, riverente, ossequiosa e accattivante,
trasudare sincerità e reverenza al punto giusto, né troppo né poco?
Comunque tutta la notte scorsa la mia mamma mi ha trascinato per delle
stanze disordinate, rimproverandomi della puzza che sentiva. E' da
stamattina che mi chiedo: cosa sta per succedere? Lo so che molti non ci
credono, lo so, e pigliatemi pure in giro.


Spero di avere abbastanza soldi per pagare le multe. Spero che non mi mandino i nas come hanno fatto in lombardia. La mia mamma ha ragione: nel mio studio c'è un caos di carte che fa schifo.


lunedì 27 agosto 2007

 


Mi hanno chiesto cosa scrivo in questo blog, e la persona che l'ha fatto voleva in realtà dire: non è che rischio che la mia vita venga messa in piazza nel suo blog?


La risposta è: la MIA vita viene messa in piazza nel mio blog, semmai. Chi crede di riconoscersi in queste pagine sappia che è solo perchè le sue esperienze sono più comuni di quanto crede, ed abbia la mia solidarietà e comprensione. Non solo non faccio nomi, ma cerco pure di fare in modo che nelle cose che racconto non sia riconoscibile nessuna persona reale. Certo che le cose che scrivo non me le invento, nel senso che a qualcuno sono successe, magari non tutte insieme, magari non proprio così, magari parlo di un uomo e invece era una donna, magari ne parlo oggi ed è successo venti anni fa, e magari si tratta di una storia che ne ricomprende tre o quattro simili. Eccezion fatta per coloro che mi autorizzano esplicitamente a raccontare la loro storia, come Marika, ad esempio, se qualcuno se la ricorda.


Questa cosa non l'avevo mai detta esplicitamente, mi sembrava giusto farlo. Non invento niente, ma neppure metto in piazza nessuno, tranne me.


Un caro abbraccio. Capsicum

comunicazione di servizio:


SONO TORNATA! E VOI?


 E il mio pc è morto, la notizia è definitiva. Vado a prestito, mi trattengo un po' in studio, elemosino connessioni e valuto preventivi.


Sembra che vadano di moda i portatili mega, al momento, mentre a me servirebbe una cosa leggera, piccola, per rispetto alla mia periartrite della spalla bilaterale. Ieri il cognato mi ha portato il suo nuovo portatile, si fa per dire, schermo da venti, dico venti, pollici, ultradefinizione, intrasportabile. E l'ha pure pagato tre milioni delle vecchie lire. Ma dico, eh?


Mio figlio suggerisce un usato, io non riesco a fidarmi. Troppe ne ho viste fare ai poveri pc per riuscire a fidarmi di una macchina non più vergine. E se fosse incinta di qualche schifezza? Direte voi, la formatti e reistalli, si , ma il resto?


No, pc nuovo, è chiaro. Piccolo. Da non svenarmi. Cosa consigliate?

RICORDI

Sono stata a casa sua, fare una specie di revisione, prima che ritorni dal mare.
Non si può dire che sia veramente sporca, solo polverosa, ma comunque non pulita secondo i nostri criteri, che erano poi i criteri della mamma. Sai, tutte le superfici bianche non proprio bianche, come appannate, velate. I pavimenti opachi, l'odore di stantio che aleggia e non sai bene da dove esali.
Ti ho detto dei tappeti? Li hanno lavati due volte, e poi trattati contro le tarme, perchè c'erano i vermi sotto, i vermini delle tarme. Quattrocentottanta euro, perchè sono una vecchia cliente, e sono ancora sigillati in deposito, il tappetaio dice che li riapriremo in settembre per verificare che la disinfestazione sia andata a buon fine. Non possono più usare i veleni di una volta, quelli erano efficaci al cento per cento, dice; li mettevano in una soluzione, ce li tenevano a bagno, e quando li toglievano le tarme erano morte, e le uova erano morte, tutte e per sempre. Adesso, dice, i trattamenti sono efficaci forse per il novantacinque per cento, per questo li ha ripetuti due volte, ma anche così non ci garantisce nulla. Vale la pena?, gli ho chiesto, e lui ha risposto che si, che sono due tabriz, e poi tanto grandi, un vero peccato buttarli via. Ma desso come faremo? Il geriatra sconsiglia vivamente di tenere i tappeti in casa. Mi ha detto che sono un pericolo, costituiscono un grave rischio di cadute e di fratture, del femore soprattutto. Tappeti e ciabatte. Lui ci tiene ai suoi tappeti, se non glieli rimettiamo penserà che ce li siamo venduti.
Però così, senza tappeti, mi sono data una bella lavata ai pavimenti, con l'ammoniaca, in tutti gli angoli, e già che c'ero anche ai mobili di cucina, al comò laccato, agli armadi della camerina, alle porte e agli infissi delle finestre.
Il bagno era pulito.
Le lenzuola no. Così ho pensato le cambio, ho aperto l'armadio biscotto e mi sono cadute le braccia. Tutta la biancheria da tavola e da letto era mescolata insieme, mal piegata e niente affatto stirata. Ho mandato la macchina con le lenzuola sporche e nel frattempo ho vuotato l'armadio. Ho messo sul letto da un lato la biancheria da tavola e dall'altro quella da letto. Ma prima di metà era troppo un casino. Quindi ho portato le lenzuola, le federe e compagnia cantante in camerina, e ho proseguito. Tutta quella roba affastellata, spiegazzata, caduta sul fondo degli armadi, e sai cosa? in ogni buco, praticamente, in ogni cassetto, scomparto, ripiano, c'era qualcosa di nostra sorella. Verosimilmente rimasto lì dall'epoca dell'ultimo litigio con suo marito, quando? tre anni fa? o quattro? Un abito da sera di paillettes argento in mezzo alle giacche di papà, e una magliettina rosa a una sola spalla, mai indossata a giiudicare dall'aspetto e dal fatto che stava ancora nella sua busta del negozio, cacciata tra l'aspirapolvere ed il ferro da stiro. Uno di quei cassetti di plastica che la mamma teneva negli armadi era pieno di mutandine e reggiseni vecchi con gli elastici smollati, credo che li abbia lasciati lì come scarto, e una giarrettiera rossa tra le siringhe e il cotone idrofilo. In mezzo alle scarpacce di papà ( a proposito, ne ho gettate via la metà) c'era un paio di sandali altissimi di Trussardi e delle babucce rosa trasparenti col tacco. Tipo la Pupa e il Secchione, se ti ricordi. Creme, trucchi e simili li ho spediti tra i rifiuti, scadutissimi. Ho trovato una matassa di cravatte macchiate nascosta in fondo al cassetto più in fondo dell'armadio. Ero in preda alla disperazione. Ho finito i sacchetti per i rifiuti, così sono andata a vuotarli al cassonetto, vuotarli, non gettarli, e li ho riempiti ancora.
Ho mandato una seconda lavatrice, quindi non ho potuto accendere il ferro da stiro, così ho aggredito i pensili di cucina. Solo i pensili, Erano già le sette di sera. Ti dico solo, c'era un grazioso vasetto di marmellata, di fragole se non sbaglio, col coperchio sormontato da un centrino all'uncinetto, e sotto il centrino c'era la data di scadenza: febbraio novantotto.
Poi ho steso la seconda macchina, e non ho finito. C'è lavoro per un'altra domenica intera.
Si, quel badante andrebbe cambiato, è vero, ma ci va tanto d'accordo, lo sai.
Mi sono portata a casa la mia vecchia cintura di velluto nero, quella col pavone ricamato, te la ricordi? La deve avere conservata mamma, le piaceva tanto come mi stava, e vicino c'era la sua sciarpa da pelliccia, quella nera e argento. E i tuoi guanti bianchì della Comunione. E uno dei diari di nostra sorella, pure quello dimenticato lì qualche anno fa, incorreggibilmente sbadata, neppure ci scrive sopra di che si tratta, pensavo fosse un quaderno di ricette e l'ho aperto, ogni pagina cominciava con Cara mamma e finiva con la sua firma, così mi sono seduta, ero tanto stanca, ed ho pianto.