mercoledì 25 aprile 2007

IL CONFINE DEL VERO  (PROFUMO)

- mi ha detto che appena entrato ha sentito un odore tremendo. Ha aperto tutte le finestre, ma non capiva da dove venisse. Ha guardato dappertutto, ha buttato il rusco, poi andava verso iol bagno, ma lui l'èha fermato. Prima con un sacco di pretesti, fammi questo, fammi quello, poi Mario gli ha detto: vado a vedere cosa c'è da lavare, e lui subito Nulla, non c'è nulla, adesso vai via, non ho più bisogno e da lavare non c'è nulla. Invece c'era tutto, mutande, pantaloni, maglia, appallottolato nella lavatrice, anche i pantaloni di fresco di lana, quelli nuovi.
- Pipì? 
- Tutt'e due
- Te lo credo che puzzava, la casa
- E ho capito cosa intendeva dire quando mi ha raccontato che gli scappano delle scorregge.
- Scorregge consistenti, eh?
- Non sapeva come dirlo, evidentemente.
- Ma non li vuole, i pannoloni, vero?
- No, direi che non li vuole.
- Allora?
- Con Mario abbiamo pensato di fargli mettere delle tute da ginnastica, quando è in casa. E quando esce incrociamo le dita. Lo facciamo andare in bagno prima, cose così.
- Ma i pantaloni nuovi in lavatrice. Quelli andavano lavati a secco.
- Non in quelle condizioni, credimi.
- Mi ero sempre chiesta perchè i vecchi sembrassero tanto spesso dei barboni. Stiamo imparando tante cose, vero?
- Tutte schifezze. Stavo bene senza.
- Ok, coraggio. ci sentiamo domani?
- Ti chiamo io. Stai bene
- Anche tu.

Ora vedi, mia cara, le cose che non puoi:


i limiti alla vista e al tatto.


Sperimenta le cose che non sai


raccontare in colori o parole.


 


Così ti si chiuda ogni pensiero


Nella persa estasi del sognato amore.


Si faccia quadro, poesia, mistero:


luce da dentro oscura il sole.

TERESA


 


 


Mai con chiarezza ho scelto le parole


                         (Piccole frecce da scagliare lontano


Di cui pure ho riempito pagine intere


                          ora chiuse insieme nel tuo cassetto.


Inseguendo la gioia di pensarti assorta


                          Ed è un cassetto colmo e profumato)


Amica mia, così vicina di là del mare.


 


 


 


 


Tu leggi ed io ho scritto


Con molto ritardo avrai


La mia presenza


Come un fiore secco


Tra le pagine

P.S. ci ho pensato, mi sono chiesta anche io se non c'è sotto sotto un voglino di vendetta. Se non sto meditando una ripicca. Io me le chiedo le cose. Però no. Niente vendetta. Niente ripicca. solo che il badante costa e se li spendo da una parte li debbo risparmiare dall'altra. pensavo di spremere qualche soldo alla usl modificando l'orario ufficiale dello studio facendolo coincidere con quello effettivo: questo ci qualificherebbe per un bonus annuale extra. Ma ci voleva un accordo di tutti, e non c'è. quindi, visto che il badante ci vuole assolutamente, come sa chi si trova nella mia stessa situazione, tutto il resto deve quadrare in funzione di cò. Ecco, così per chiarire.

martedì 24 aprile 2007

LE ESIGENZE DI UNA DONNA CHE LAVORA

La mia amica e collega oggi ha chiarito che non è disponibile a posticipare di mezz'ora l'orario ufficiale di apertura dello studio per venire incontro alle esigenze mie e dell'altro collega.
In ogni caso ha ragione lei: una donna deve mettere le esigenze della famiglia prima di quelle del lavoro. Quindi mi sto facendo i miei conti. Credo che licenzierò il collaboratore di studio (che pagavamo 60 e 40 e utilizzavamo metà per uno), inviterò il mio segretario a non fare più straordinari visto che la sua non ne fa, aggiusterò i miei orari come fa comodo a me, leverò gli appuntamenti e reintrodurrò l'accesso libero, visto che tra l'altro i miei pazienti lo preferiscono. Questo mi farà risparmiare giusto la cifra che debbo spendere per il badante del babbo. Certo che lei dovrà cambiare un po' la sua organizzazione senza collaboratore e senza gli straordinari del mio segretario, ma come lei stessa mi ha fatto notare stamattina ognuno ha delle esigenze proprie e vanno rispettate. Ognuno, quindi anche io.

(Si, che una donna arrivi a cinquant'anni con tutte queste illusioni sui rapporti tra colleghi è veramente indecente, lo so. E che sia tanto amareggiata nel constatarlo è decisamente idiota, so pure questo. E che senta il bisogno di parlarne in un diario on line, poi, è infantile oltre che idiota. Ma almeno sono in grado di metterci una pietra sopra senza rancore. Questo mi riscatta?)

venerdì 20 aprile 2007

EX

Quando, mi chiedo, e come uno smette di divertirsi a bloggare?

Questo perchè al barlitcamp di torino, del 12 maggio pv, ci saranno degli ex. Ex illustri, come la Pizia, per esempio. Non mi pare neppure possibile che La Pizia sia un ex, eppure. Ce ne sono altri di ex illustri. Non aggiorno i miei link da tempo immemorabile, e sono pieni di blog chiusi. Pieni di ex.

Una volta rimasi senza connessione per un mesetto, non mi ricordo più se nel 2003 o nel 2004. Uscivo isterica incazzata. Quando finalmente ho rimesso le mani sul mio blog non mi sembrava vero. Però era per via della costrizione, della non volontarietà. Perchè mentre scrivevo il libro, per esempio, non riusvcivo quasi per nulla a scrivere sul blog, ma avrei potuto. Anche quando sono in vacanza,  ad agosto scorso, per esempio: un intero mese senza pc. Beh, magari un paio di puntatine all'internet point.

Così mi sto chiedendo per quale meccanismo si perde la voglia. O l'interesse. O il vantaggio, o qualunque altra cosa che ti fa scrivere nel blog.

Ipotesi alla rinfusa: non hai più nulla da dire, hai cambiato interessi, devi maturare altre cose, pausa di rilessione, ti rompe discutere coi commentatori, sei troppo felice per scrivere, sei troppo triste per scrivere, non te la senti più di inventare balle, non te la senti più di essere sincero. Oppure sei morto.
A me mancano le lettere di giorgio farina, tanto per fare un esempio. A mozzi manca gino tasca, tanto per farne un altro di esempio.

Oppure c'è Destiladospentaplejicos.blogspot.com

Essere morti è un ottimo motivo per non scrivere più in rete. Ma se sei vivo, un ottimo motivo qual è?
Una domanda da fare, a Torino, agli ex e non.

Baci notturni

sabato 14 aprile 2007

giornata di formazione: risk management


Comincio con un pezzetto dall'ultimo copmmento del prrof:


noi stiamo creando immense sacche di frustrazione e di ingiustizia e poi ci stupiamo quando ci esploderanno le bainlieu sotto i piedi, quando ci saranno le prese della bastiglia, o semplicemente quando un depresso magari anche un pò esaltato si farà esplodere nel nostro salotto.... noi piccoli frustrati ci accontentiamo di evadere tasse, di passare davanti alle file, di fare i furbetti e di non farci pescare...... comunque stiamo distruggendo il contesto sociale, ma è inevitabile dal momento che abbiamo messo su e tolleriamo un contesto di potere che è di per sè criminale e...... non ce ne vogliamo accorgere.


Un contesto di potere che è di per sè criminale. Ma forse no, di per sè è colpevolmente stupido e vile.
Opinione mia, ma adesso vi racconto cosa è successo stamattina.
Giornata di aggiornamento sul risk management. Relazione intruduttiva di un amico, intelliugente e soprattutto molto onesto. Arriva alla fine e chiede se ci sono domande. Io alzo la mano e faccio notare che va bene quel che ha detto lui sui rischi d'errore intersni al sistema, che polssono essere immediati o latenti, però poi ci sono le conseguenze, talvolta molto gravi, dovute non ad errori ma a limiti del sistema, e aggiungo che questi limiti vanno dichiarati per evitare tali conseguenze. Faccio un banale esempio, di tutti i giorni: se io faccio una diagnosi di neoplasia oggi, e la lista d'attesa dell'intervento non mi permette di operare il paziente prima di tre o quattro mesi, questo non è un errore, è un limite del sistema, e va dichiarato in modo che l'interessato faccia le sue scelte e metta in atto dei correttivi, forse anche delle proteste o delle azioni legali, se crede. Se non lo si fa, questo è un errore omissivo di cui si può essere ritenuti responsabili.

Cosa credete che sia successo? Assalto alla Capsicum. Ma come! Questo non succede, e se succede tutti noi ci prodighiamo per evitarlo.

Questa operazione è una negazione stupida e vile. Vile perchè manca il coraggio di affrontare l'opinione pèubblica, stupida perchè crea irresponsabilmente una situazione grave e ben descritta nel commento a due post fa del prrof.
Adesso scappo perchè sono in ritardo ad un appuntamento. ci si sente da queste parti.
Baci

domenica 8 aprile 2007

- Vado a vedere quel paziente con la tromboflebite migrante. Vuoi venire?
- si, mi ricordo, il segno di Trousseau. ha un cancro, vero?
- Polmone.
- come mai ci vai?
- forse ha di nuovo una tromboflebite. Ha un INR già in range, quindi gli ho levato il clexane, ma forse ho fatto male, forse  2,85 non basta.
- allora?
-gli rimetto il clexane e aumento il warfarin per portare l'INR tra 3 e mezzo e 4. Un caso raro, sai.
- quanto?
- Ne ho diagnosticato un solo caso in trent'anni. Vieni, non so quando ne vedrai un altro, ma se ti capiterà non perdere un solo minuto. Queste forme sono cattive, aggressive e molto veloci.

....

-Perchè hai quella faccia? Non stai bene?
- Ho compassione della gente. Come si fa a non avere compassione?
- Si, ma mica puoi fare così ogni volta
- No?
.....

- è grave?
- molto.
- Lo sa?
- dovrò decidermi a dirglielo.
- non gliel'hai detto ancora?
- non so ancora quanto è grave. Abbiamo ancora speranze, se reagisce alla chemio, chissà. Cosa gli dovrei dire? Che ha un cancro lo sa, questo. Non gli leverò la speranza fino a che non sarò sicura che veramente non ce ne sia.

......

-L'hai diagnosticato tardi?
- L'ho diagnosticato a razzo. Gli avevo fatto una tac al polmone solo due anni prima. Lo tenevo d'occhio maledettamente bene, era un fumatore accanito. Era piccolino, un paio di centimetri per uno e mezzo, ma cattivo. Queste forme producono delle sostanze che innescano la coagulazione, si ricoprono di fibrina, si nascondono, invadono, metastatizzano, sono cattivissimi.
- Sono sempre polmonari?
- No, sono viscerali in genere, adenoca, dal pancreas, dal polmone, dall'intestino.
- Quanto fumava?
- Sessanta, a volte di più. Non l'ho mai convinto a smettere. In tanti anni che lo conosco, non l'ho mai convinto a smettere.

giovedì 5 aprile 2007

Giovedì Santo. Alle 18 lo studio è vuoto. La gente ha altro da fare oggi pomeriggio, piuttosto che passarlo nella sala d'attesa della dottoressa Capsicum. Il che vuol dire che la maggior parte di coloro che si fiondano qui tutti i giorni urlando Soccorso, Soccorso!, non ha nulla di importante. Oppure, in altrernativa, certe ricorrenze hanno un effetto taumaturgico.


In compenso sentite questa.


Ore undici del mattino: la Collega del laboratorio analisi del vicino ospedale mi telefona sul cellulare per avvisarmi che un mio paziente ha degli esami, richiesti ieri in urgenza assoluta, drammaticamente alterati. Bilirubina 11, Got 2000 e rotti, GPT 1300 e qualcosa. Chiamo il paziente e lo invio in urgenza al Pronto Soccorso del medesimo Ospedale, munito del referto degli esami, per un ricovero.


Ore quindici dello stesso giorno. Mi richiama il paziente. Sono qui da tre ore, dice, mi hanno assegnato un codice verde e poco fa mi hanno avvertito che non si sa a che opra verrò visitato, ma che non speri in un ricovero perchè non c'è posto e poi è solo dopo la visita, eventuale e non si sa a che ora, del medico di Prtonto soccorso che potrò sapere se mi ricoverano o no.


Nota per chi non è aduso al Protno Soccorso: codice verde definisce un paziente "non urgente".


Chiamo il Pronto Soccorso. Parlo con una Infermiera addetta al triage. Dico: scusate, ho un paziente con un'epatite acuta che aspetta lì da circa tre ore, gli esami sono così e cosà, gli avete dato un codice verde. Ora, vi farei notare che un'epatite acuta non è mica un codice verde.


Prima, immediata reazione dell'Infermiera: Intanto il P.S. è in situazione critica ...


-Si, lo so che il P. S. è in situazione critica, rimane il fatto che il mio paziente non è un codice verde


Seconda reazione dell'Infermiera: Mi dica il nome, vediamo .... Ma non l'ho mica valutato io!


- Si, ma guardi, questo non è importante al momento, a me premeva solo che rivedeste la priorità e che me lo metteste nella priorità giusta, perchè, lei capisce che se questo ci va in coma epatico nella sala d'attesa, poi ci troviamo tutti, lui per primo, in una situazione difficile.


Qualche minuto di frasi concitate da parte sua, di gentile fermezza da parte mia, Ora lo rivaluto mi dice.


Alle quindici e quarantacinque richiamo il paziente: Allora? ti hanno richiamato?  Ancora no, risponde. Metto giù e provo a chiamare qualche collega che lavora sempre nello stesso Ospedale. Sono sfigata, non trovo nessuno che conosco. Sto meditando azioni ulteriori e più decise (ebbene, la pazienza non è mai stata la mia migliore virtù, lo so) quando arriva un messaggino del paziente: "mi stanno ricoverando adesso, ti farò sapere"


La morale della favola è: è Giovedì Santo, io sono qui a lavorare e ho lo studio vuoto, ma ho ricoverato un paziente con epatite, visitato tre neoplastici, un'infartuato, una novantanovenne morente ed una mezza dozzina di personaggi con patologie assortite.In compenso il Pronto Soccorso trabocca, è nel caos totale, al punto che ci scappa un errore di valutazione nell'assegnazione delle priorità grossolano e potenzialmente foriero di conseguenze.


Perchè?


C'è qualcosa che tocca. E vorrei capire cosa.


Baci e auguri a tutti.


lunedì 2 aprile 2007