giovedì 27 dicembre 2007

IL CONFINE DEL VERO. IL COLORE DELLA VERITA'

 

 

-E cosa che lui fa in compvuter tutto tempo? Lui lavora, dice, lui lavora tanto, ma a cosa?

-Scrive. E’ convinto di scrivere un articolo molto importante che verrà pubblicato e letto in tutto il mondo.

-Che cosa articulo?

-Un articolo è uno scritto di filosofia, di storia, o di altri argomenti molto difficili.

-E loro pubblica? Qvalcuno publica?   

-No, nessuno lo pubblica. Nessuno pubblicherà più le cose che scrive.

-Ma lui una volta pubblicavano?

-Eh, si, una volta si. Ma è passato tanto tempo. E adesso lui scrive cose senza senso, ma per fortuna non se ne rende conto.

-Ma perché voi non dice qvesto, non dice verita su qvesto, non dice lui nessuno pubblica? 

-Per non dargli un dispiacere.

-Ma qvesto che voi fa non è verita. Io no sarei capace di dire no verita.     

 -Si, non è vero, ma non fa male a nessuno. E poi lei non deve dire niente. Non gli dica nulla.

-Ma lui passa tanto tempo in compvuter, tutto suo tempo perso, lui può forse fare qualcosa, no?

Cosa? Non cammina, è inverno, non esce. Potrebbe guardare la televisione? I quiz? Oppure mangiare. Ma non gli fa bene mangiare, deve dimagrire, è diventato tanto grasso.       

-Si, è vero, lui non avere nulla che potere fare. 

-La vecchiaia è uno schifo, cara signora.



 Uno schifo, davvero. Mentre noi viaggiamo nel buio verso casa, nella mia macchinetta rossa, calda e comoda, penso a lui che si concentra davanti allo schermo, rilegge, aggiunge, corregge, salva. Penso all’idraulico che la settimana scorsa non voleva credere che fosse demente. Fa finta, diceva, finge: io l’ho visto come usa il computer, bisogna vedere come scrive e come ci lavora, e lei mi vorrebbe far credere che non capisce più?

Certo, sembra strano, ma quando ancora era in possesso della sua mente usava il computer meglio di una macchina da scrivere. Aveva accolto con entusiasmo questa meraviglia, se n’era impadronito perfettamente. Nessuno si meraviglierebbe se usasse una penna o una matita, se scrivesse su un foglio o in un quaderno le stesse frasi sconclusionate che scrive in word, e allora?

Certo un programma nuovo non riuscirebbe ad imparare ad usarlo. E due settimane fa ha mandato il badante a comprare una stampante nuova perché aveva inavvertitamente disinstallato la vecchia e s’era convinto che fosse rotta. Si è fermato a windows 98 e alle vecchie versioni di word. Ma noi gli compriamo la carta, le cartucce, i dischetti, almeno finché li vendono ancora i vecchi floppy, e gli diciamo che è bravo, che scrive delle cose interessantissime, che siamo fieri di lui.

Domani si vedrà.

La verità, ebbene, non c’è forse verità anche nel delirio? Una verità più colorata, più luminosa e accesa, una verità più vera del sogno, contemporaneamente onirica e reale. Sigmund Freud non è passato invano neppure da qui.

mercoledì 26 dicembre 2007

C'ERA UNA VOLTA IL PLI

L'amico mio Incompetente mi ha fatto un regalo di Natale. Lui riesce sempre a dire in modo chiaro e semplice cose che io ho ben chiare in mente ma che non sono altrettanto brava ad esprimere. Così se volete sapere in che senso io sono rimasta una Liberale anche dopo la scopmarsa del PLI, potete leggere cosa significa essere liberali qui.


E concorderete con me che essere davvero liberali non è per ninete scontato e neppure facile.


Un abbraccio


 

domenica 23 dicembre 2007

CHINA RIPIDA

Sembra che le cose abbiano deciso di procedere rapidamente in discesa. A precipizio. Ieri è caduto due volte. La prima volta si è rialzato subito. La seconda volta non riusciva ad alzarsi. ci ha messo circa venti minuti. Lì, steso per terra, ha tirato fuori il telefonino ed ha scoperto di avere esaurito il credito. Così non poteva chiamarci. Il pavimento non era molto freddo, la casa è calda, allora s'è apoggiato con la schiena al divano e si è riposato; poi ha riprovato. Come dio ha voluto è riuscito a rimettersi in piedi; per non correre uleriori rischi è andato a letto e c'è rimasto sino a stamattina.


Credo che siamo arrivati giusto in tempo con la signora Maria.


Oggi mi sono procurata una sedia comoda, di quelle con le rotelle, e gliel'ho portata. E' molto soddisfatto. Si spinge col bastone come un gondoliere sul suo mezzo e naviga  per tutta casa. Per fortuna gli spazi consentono un passaggio agevole dappertutto. Ha persino sperimentato l'andata in bagno, con soddisfazione. La sedia arriva benissimo anche in bagno.


L'ho lasciato che si preparava la cena. E' tornato padrone di sè.


Si possono dire le peggiori cose di mio padre, ma c'è una dote che non gli è mai mancata: il coraggio. Irragionevolmente indomabile.

sabato 22 dicembre 2007

TROVATA! TROVATA?

Mentre scambiavo gli auguri con l'ex proprietario e allevaore  della mia faraona ruspante, ho raccontato le mie vicissitudini domestiche e, nel giro di poche ore, ho conosciuto grazie a lui una simpatica signora badante rimasta orfana della sua vecchietta. L'ho presentata al pater e sembra che non si siano dispiaciuti.Così da lunedì lei proverà a starci insieme.


Mi rendo conto che non è mica una cosa semplice. Vedi un vecchio, la sua casa, e devi decidere se potrai vivere lì, ogni giorno, e dormire lì, ogni notte, per mesi e forse anche per anni.


Vorrei fornirle una stanza più confortevole; lei continuava a dire che andava benissimo così e io continuavo a chiedermi come si possa vivere con tanta poca privacy.


Ma a lei non interesa la privacy, interessa solo sapere se può lucrare qualche extra e quale sia la moassima cifra che può spuntare come mensile.


A me, viceversa, interessa sapere se ce la farà a sopportare il vecchio terribile. Mah. Chi vivrà ..

giovedì 20 dicembre 2007

incipit epiploico

Che poi il mio paziente col cancro al polmone, quando è andato alla visita per avere l'ossigeno non gli hanno fatto nessun esame. Era tutto pronto per la gasanalisi, poi lo specialista l'ha guardato, l'ha riguardato bene in faccia, ha ammirato la pregevole tonalità d'azzurro delle sue dita, ha letto qualcosa nella cartella clinica mia, quella dell'assistenza domiciliare, ed ha scritto la richiesta dell'ossigeno. Poi ha compilato la cartella, la mia, come se fosse una consulenza di reparto.


Che poi al ritorno a casa ha avuto una crisi di panico, ha telefonato alla sorella chiedendole di venire subito, sto morendo, diceva, vi voglio vicino quando muoio. La moglie mi ha chiamato, sono andata lasciando da parte una visita meno importante (si sono risentiti quegli altri, per l'appuntamento mancato), e gli ho fatto un misto miracoloso di valium e  orudis. Non dormiva da due notti. Poi gli ho messo la misericordiosa morfina.


Che poi mentre andavo da lui non sapevo cosa pensare, poteva essere un ictus, con la patologia che ha, dicevo sta a vedere altro che brutto natale, altro che ultimo natale della sua vita, sta a vedere che non ci arriva neppure a natale.


Per l'ultimo natale della mia mamma io lo sapevo che era l'ultimo. Le regalammo una spilla da cappotto con un topazio azzurro al centro. E lei sorrise, ci ringraziò e disse: peccato che questo natale sia l'ultimo.


 

martedì 18 dicembre 2007

IL RESTO E' NOIA

E' diventato una palla sto blog. La mia vita è diventata una palla.


Intanto il mio pz col cancro al polmone farà un tentativo di terapia, ma lo vedo male. Non ce la fa. neppure fino a pasqua ce la fa.


E il mio paziente quello bello col cancro al pancreas neppure lui ce la fa.


Sto sempre cercando un badante per mio padre. Domattina mi rassegno e faccio le telefonate per prendere gli appuntamenti per prostrarmi umilmente davanti a tutti quelli che lui ha maltrattato o con cui ha dei debiti, e anche per maltrattare tutti quelli che si sono approfittati della sua demenza. non sono tanti appuntamenti. Non più di cinque o sei.


Una palla mostru-o-sa...

s.o.s.

Cerco un contatto presso l'IEO di Milano per un mio pz che vuole una seconda opinione. Se qualcuno in ascolto può aiutarmi mi mandi un messaggio privato con Splider o si faccia vivo nei commenti.


Baci


 

CREPACCI

Come molti già sanno la dottoressa Capsicum non è del tutto sana di mente. E' una bipolare. Prevalentemente maniacale, cova appena sotto il pelo dell'acqua una depressione che vorrebbe sciogliersi in lacrime ma non sa farlo. Quindi sghignazza.


Uno dice ma che razza di ragionamento è questo? naturalmente non c'è ragionamento alcuno. La riflessione di oggi è questa: la felicità la vedi all'orizzonte, la depressione invece la scorgi appena dieci centimetri avanti ai tuoi piedi, che ti si spalanca sotto come un crepaccio.


allora stringi la corda che ti lega ai tuoi compagni di viaggio, pianti bene i tuoi scarponi chiodati nel suolo incerto, distogli lo sguardo dall'orizzonte luminoso e lo punti sul suolo pericoloso e infido che ti sta davanti.


Il marito ha fatto una lista delle cose spiacevli che mi toccherà fare nei prossimi giorni; si è spinto persino alla seguente offerta: tu basta che fai atto di presenza, poi faccio tutto io, parlo io, discuto io. Questo potrebbe commuovermi, se ne fossi capace.

lunedì 17 dicembre 2007

anche negli ultimi sedici giorni ci sono sessanta arrivi su questo blog in cerca di soluzioni pidocchiose. La media sale. Siamo oltre i tre accessi al giorno. Così, tanto per ribadire l'attualità del pidocchio.

UNA BOCCATA D'OSSIGENO

L'ossigeno, per chi non lo sapesse, è un medicinale a prescrizione limitata. Sarebbe come a dire che c'è una delle famose note AIFA sopra. L'AIFA,  quella che qualche settimana fa si è fatta una propaganda massiccia a UnoMattina, quella proprio. Ha messo una limitazione alla prescrizione di ossigeno.


Eh, si sa, uno l'ossigeno se lo fa per sfizio, ossigeno e morfina, mica rischiamo di darli a cani e porci, vero?


Così il mio paziente quello col Trousseau, col cancro al polmone gli gli aggruma il sangue, oramai è diventato tutto blù perchè tra il cancro e l'embolia polmonare non c'è più tanto spazio per fare entrare ossigeno in quei poveri polmoni.


Allora telefono un po' qui e là per avere l'ossigeno liquido a domicilio. Dovete sapere che l'ossigeno gassoso è contenuto in bombole da duemila litri l'una. Durano poco se il poveretto ci sta attaccato quanto dovrebbe, cioè almeno diciotto ore al giorno. L'ossigeno liquido invece è contenuto in bombole molto comode che durano parecchio e prendono poco spazio, ma ci vuole lo pneumologo specialista per prescriverle, e poi bisogna avere due emogasanalisi: una senza ossigeno e una con l'ossigeno. Tutto molto ragionevole, perchè anche se il poveretto è blù cianotico se l'ossigeno non migliora di molto la situazione perché spendere dei soldi per somministrarglielo?


Ma lo specialista pneumologo a domicilio non ci va. Bisogna mandarlo in ospedle, con l'ambulanza naturalmente, perchè va portato in barella, questo respiraossigeno a ufo...


Allora chiama il reparto ospedaliero. Ah, lo vediamo anche domattina, gli facciamo l'emogas e se ci sono i parametri procediamo subito.


Ma, dico, due emogas a questo povretto che è scoagulato, state attenti che ci scappa un ematoma enorme, se non un brutto sanguinamento. Non basta una misurazione col pulsossimetro? (la famosa molletta che si mette al dito)


Ah, ma c'è la nota, almeno una emogas gliela dobbiamo fare.


Ok, contenti voi, io vi ho avvisato, ha un INR oltre 3 e così lo deve avere.


Ora capisco che a voi non dice nulla la faccenda dell'emogasanalisi, quindi la chiarisco. per misurare il tenore di ossigeno nel sangue con precisione bisogna fare un prelievo di sangue ma non dalla vena come al solito, bensì dall'arteria. nell'arteria il sangue è sotto pressione e se poco poco i vasi sono resi fragili dalla chemio e il sangue è reso liquidissimo dalla terapia anti coagulante  è facile che sanguini, che faccia un grosso ematoma, doloroso, forse anche un po' pericoloso.


Ma la nota Aifa ha la precedenza su qualunque altra considerazione. Il fatto che lui sia azzurro dappertutto, una cianosi evidentissima, non è previsto dalla nota come indicazione all'ossigenoterapia domiciliare a lungo termine.


Lungo termine, si fa per dire. Sei mesi, a dire tanto. dodici o diciotto se si riesce a fare una chemio palliativa che rallenti l'andamento. Ma anche solo due o tre se continua ad andare così male.


E la sapete una cosa? prima dell'ultima legge finanziaria dell'ultimo governo Berlusconi le note AIFA non erano tassative; insomma in casi come questo il giudizio clinico del medico, e magari una misurazione col pulsiossimetro, era sufficiente a giustificare la prescrizione della terapia. Ma mentre per quel governo il falso in bilancio era considerabile un reato amministrativo, la prescrizione di ossigeno senza una gasanalisi, megio due, ad un paziente col cancro al polmone in fase terminale era meritevole di diventare un reato penale. E così infatti è.


Ah, si, che la destra si può vantare della propria intelligenza politica, vero?


Votantonio, và!

STRENNE DI NATALE

non ve li racconto neppure i miei casini. Ho bisogno di un/una badane a temo pieno per il padre. Ma dove la trovi una sotto natale? fino a due settimane fa ce n'erano ben due di brve senza lavoro, adesso, naturalmente non ne trovo nessuna. se tenete conto che io ci vivo in mezzo e quindi sono facilitata rispetto alla media delle persone coi miei stessi problemi...


Stiamo andando finalente a vedere i conti del babbo, fino ad oggi non ce lo aveva permesso. Ho pagato cinquecento euro di bollette ed ho scoperto che mio zio a giugno ne ha pagate sempre di arretrate per duemilacinquecento. Stamattina mio marito ha chiamato l'esattoria del paese dove lui viveva. Ha detto: abbiamo pagato la tassa dei rifiuti di mio suocero e siccome ci siamo accorti che da tempo non teneva bene i suoi conti vorremmo sapere se ci sono degli arretrati. Oh, risponde il gentile impiegato, si, ci sono circa sette anni di arretrati.......


Il marito ha pure chiamato la società del gas. Lì gli arretrati ammontano ad appena sei-settecento euro. L'acqua l'abbiamo saldata; la luce era poca roba, ma solo perché l'Enel ha il distacco facile.


Rimane da indagare l'ICI. Non ci voglio pensare. Ho detto al marito: aspettiamo un po', tanto se è in mora da anni ormai è in mora anche se paghiamo a gennaio, almeno pigliamo respiro.


Lui, beatamente ingaro di tutto ciò, è interessato solo all'acquisto rapido di una carrozzina, perché un giorno si e uno no non gira più neppure in casa. E vuole una connessione internet. Chiaro? una connessione internet, perché altrimenti si sente isolato.....


Nel frattempo il figlio piccolo, trascurato dalla mamma, si è messo ad andare male a scuola.


Poi uno dice come mai il natale ti sta sulle scatole.

domenica 16 dicembre 2007

DEPRESSIONE NATALIZIA

il pater s'è ammalato. Io non ho voglia di fare nulla. E' il natale che mi deprime, come al solito.


Vorrei essere già al dieci di gennaio.


Oppure, se potessi, me ne andrei da qualche parte fino al dieci gennaio.


Bah.

venerdì 14 dicembre 2007

A DOMANDA RISPONDE

RICEVO UN INTERESSANTE E PROBLEMATICO COMMENTO:


"buonasera dottoressa,
sono un giovane collega (27 anni) e sto vivendo un periodo particolare: sto frequentando il corso di formazione in medicina generale, ho SCELTO di farlo perchè ero convinto, ma ora....mi iniziano a venire dei dubbi.
Vedo che il lavoro che faccio, pur mettendo il massimo dell'impegno e della professionalità, viene tenuto in minima considerazione, mi accorgo che se il paziente non paga automaticamente il lavoro che fai non vale nulla, molti pazienti vanno dallo specialista anche per patologie che la nonna saprebbe risolvere, naturalmente poi lo specialista riempie il paziente di farmaci, tutti con nota, tutti costosi e noi "dobbiamo segnarli perche lo specialista me li ha dati e tu chi sei per non segnarmeli"?
Insomma tutte cose che lei molto meglio di me sa.
Allora il mio dubbio è: continuo per la mia strada sperando in un futuro migliore (se non altro dal punto di vista del massimale, visto che ci sarà carenza di MMG), oppure cambio strada e vado in una specialità dove ho possibilità di entrare (tipo urologia o chirurgia generale)?
Lei se fosse in me, con l'esperienza lavorativa in campo medico e soprattutto in MG che ha, cosa farebbe?
Cosa mi consiglierebbe di fare?
grazie, buon lavoro."


premetto che sono convinta che la chirurgia generale sia una specialità fantastica e che di urologi bravi ce ne siano, purtroppo, pochi.


Ecco le sincronicità junghiane, vedi? stamattina, anzi era ormai primo pomeriggio, il mio Collega e io stavamo parlando, come facciamo spesso. Ci chiedevamo se l'anno prossimo ci mandano o no un giovane MMG in formazione...

e riflettevamo sui condizionamenti esterni e interni che ogni medico ha nello svolgere la sua professione. Se noi lavorassimo in ospedale, ci dcevamo, avremmo un prontuario di farmaci approntato dalla direzione sanitaria, e dovremmo usare quelli, scelti in una rosa di molecole e poi in questa rosa tra quelle che vincono la gara d'appalto. qui da noi, in emilia romagna, funzona così adesso. Sartani? Candesartan e valsartan. Stop. Chinolonici? Mixifloxacina e ciprofloxacina per os, norfloza come non sistemico e levoxa in vena. e via dicendo. E' un condizionamento, ma ha dei limiti. Sarebbe troppo lungo spiegare quali, ma una direzione sanitaria non può prescindere da un certo grado di consenso e coordinamento con i suoi medici. E noi lo accetteremmo e interagiremmo con esso, senza farci poi troppi problemi.


Siccome lavoriamo sul territorio abbiamo il problema del condizionamento del paziente, oltre a quello del condizionamento AUSL. Un po' è vero, ma dipende tanto dal medico quanto dal paziente. Perché le cose che mi dici  non mi quadrano tanto tanto, sai?

 Io non so mica con chi fai il tirocinio, ma se tu lo facessi da me o dal mio collega vedresti cose diverse. Vedresti per esempio il MMG che fa le pulci allo specialista, che alza il telefono e chiama il primario di cardiologia e gli dice: senti, io ci ho qui un paziente che gli vogliono fare una cor ma non sono convinto. Penso che dovrebbe fare prima una scinti.  Me lo rivedete voi? si?  quando te lo posso mandare in reparto?

Vedresti il MMG che decide lui se mandare o non il pz dallo specialista, da quale specialista e con quali esami già fatti. Vedresti il paziente che dallo specialsita ci va con una letterina del suo medico e che torna con una letterina dello specialista per il MMG. Vedresti che se lo specialista prescrive terapie con nota giudicate non adatte o non prescrivibili in nota il MMG ripiglia in mano il tutto e dice: caro signore, se vuole questa terapia questo si paga, questo pure, questo anche, questo euro tanti, questo tanti altri e questo invece tot. Se invece vuole una cura altrettanto valida, o forse più valida, senza spendere queste cifre eccola qui. E se non si fida di me, guardi, ci sono 350 medici nella AUSL, si accomodi all'anagrafe e ne scelga un altro.


Certo, caro giovane collega, io non ho mica 1600 pazienti, ma non li vorrei nemmeno: ho anche dei figli ed un simpatico marito da accudire. Però il mio collega, quello con cui parlavo e che la pensa come me, ne ha 1700, e forse non li vorrebbe, perchè sono davvero tanti da seguire come si deve.


Come si fa? Lavorando bene si fa. E senza fretta. Perché, caro giovane Collega, i pazienti non sono mica scemi, non tutti almeno.

Si, certo, ci sono quelli che non apprezzano tutto l'impegno e la professionalità che ci metti. Bene, quelli non sono i pazienti per te. Che vadano da un altro, senza rimpianti. Quelli che ti apprezzano resteranno da te.


Ma, credimi, in futuro lo spazio per i MMG che lavorano andando a rimorchio come descrivi tu sarà sempre più ristretto fino a scomparire.


Il mio vecchio Boss diceva una cosa che ho già scritto altrove: dati almeno una decina di anni il medico di famiglia e la sua clientela tendono ad assomigliarsi molto. Perchè ci si fida di chi ci assomiglia. Perché alla fine resta con te chi ti apprezza.


Se cedi al compromesso, se cedi alla tentazione di compiacere i pazienti per raccattare la marchetta, se

abdichi alla tua professionalità in nome del soldo, ti ritroverai una clientela che ti assomiglia anche in questo caso. Vedi un po' te cosa vuoi dalla vita.


E l'altra cosa che diceva il Boss è questa: per quanto tempo vuole lei fare questo mestiere? Se lo vuole fare per 40 anni come me deve farlo con onestà e competenza perché i bluff non durano 40 anni. Solo chi lavora con serietà regge a lungo mantenedo la propria reputazione.

E siccome il Boss era, ed è, un grande medico, un grande uomo ed un grande conoscitore d'uomini, quello che lui mi disse s'è puntualmente rivelato esatto.


La mia clientela è stupenda, formata di ottime e oneste persone, sincere, senza peli sulla lingua, corrette e per la maggior parte simpatiche. Questo ha un rovescio della medaglia: quando ne assisto uno che non posso guarire ci resto tanto male, perché alla fine se non sono proprio amici sono comunque persone che conosco da molti anni, che apprezzo, a cui sono in un certo senso umanamente legata. Dispiace, insomma.


Però, guarda, una cosa la devi ricordare sempre: se fai il MMG come si deve ti devi preparare a lavorare molte ore al giorno, a studiare moltissimo, a soffrire, ad imparare a mettere dei paletti per proteggere la tua vita privata e la tua famiglia, ad imparare a non trascurare i tuoi figli. E non li potrai mai curare tutti. Così devi scegliere, esattamente come sceglie il paziente. Ne puoi curare tra 1000 e 1800 al massimo. Loro ti scelgono, ti provano, tu li provi: se il rapporto funziona si va avanti, altrimenti loro ti lasciano e ne vengono altri. Ma come deve essere il rapporto LO DECIDI TU, come vuoi lavorare LO DECIDI TU, quali saranno i tuoi obiettivi e i tuoi standard LO DECIDI TU, NON IL PAZIENTE. QUINDI NIENTE SCUSE! Quando trascrivi una terapia che non condividi non lo fai perché sei obbligato a farlo, lo fai perché sei un cagasotto o perché sei un ignavo o perché sei un incompetente. Scegli mo' te. HAI SEMPRE LA POSSIBILITà DI SCEGLIERE. Anche quando sei convinto che la terapia che puoi prescrivere con la mutua non sia la migliore hai in realtà una scelta: puoi dire al paziente quale, secondo te, è la terapia migliore e quanto costa. Il tuo dovere finisce qui. E qui comincia il diritto del tuo paziente di scegliere cosa vuole fare.


Perché, vedi, alla fine il paziente ha il diritto di andare dallo specialista, di credere a lui anziché a te, di decidere se fare o no  quello che gli consigli, di scegliere se andare dall'iridologo ciarlatano piuttosto che dal reumatologo che gli consigli tu. E tu hai il diritto di dire al paziente che se non si fida di te è meglio che si cerchi un medico con cui riesca ad avere un rapporto di fiducia.

alla fine si tratta delle vecchie questioni della libertà e dell'onestà. Come in tutti i lavori, se permetti.

Buone riflessioni e buon lavoro a te.

E non dimenticare che si tratta solo della mia personale, umile  opinione.

MASTER E-HEALTH

Oggi me ne sono andata a metà delle lezioni. Un po' erché non ce la facevo più, un po' perchè m'ero stufata di sentire cavolate. La prima lezione era tenuta da una ingegneressa che ci ha probabilmente raccontato la sua tesi di laurea, che a noi non ce ne può fregar di meno.


per esemplificare un po', negli ultimi dieci anni ho rovato l'elettrocardiografia a distanza, e non funziona. perchè il tracciato arriva impreciso, perché il tracciato senza l'esame diretto del paziente non vuole dire molto, perché poi una volta che fai l'ECG e ci sono delle alterazoni, in realtà non hai ancora risolto niente.


Ho provato anche la spirometria a distanza, stessi problemi in sostanza.


Ho provato l'integrazione in rete e i problemi che vengono fuori sono i più diversi, e visti da fuori sembra che si possano risolvere con poco, poi vai a vedere e i problemi di software che ci sono sotto sono intricatissimi e difficili da risolvere.


insomma, alla fine la lezione era troppo generica, mi rompevo le scatole e mi irritavo ogni momento di più. Noi avevamo alsciato i nostri pazienti, rpeso dei sostituti, rinviato delle visite a domicilio, e tutto per sentire ste stupidate da liceali benintenzionati?


A questo livello a noialtri medici che già usiamo l'informatica abbiamo bisogno di cose molto più tecniche, e sta gente non lo capisce. Ok, io me ne sono tornata a casa, ora mi riempio di aspirina e poi me ne vado a fare la spesa.

giovedì 13 dicembre 2007

RITARDI

Fine ambulatorio, vado a casa. Per il signore col Trousseau il Consulente dice che forse si può fare una terapia. Ma prima vuole vedere le piastrine e la tac. Però, dice, sempre con intento palliativo. Tradotto in parole normali vuol dire che non spera mica di fargli una cura che lo guarisca, ma solo una cura che lo porti un pochino più avanti, che rallenti la malattia e ne riduca le dimensioini. Vale la pena? Io non lo so.  Nessuno lo sa. E conq uesta bella/brutta notiza me ne vado a casa dla marito fuori di sè per l'ora tarda a cui rincaso. Buona cena.

mercoledì 12 dicembre 2007

LA RIANIMAZIONE VISTA DA RIKY

 


giravo, more solito, e mi sono beccata una descrizione della Rianimazione, intesa come reparto ospedaliero, vista con gli occhi da primo sguardo di Riky .


Perché, sapete, uno si abitua, e se mi chiedono com'è un reparto di rianimazione a me viene da rispondere "silenzioso", oppure "impegnativo" o anche "pulito" o "complicato", eppoi un post come questo ti restituisce il tuo primo sguardo.


"Stamattina per le esercitazioni di emergenze mi è toccata la visita al reparto di Rianimazione… che tristezza… già oggi era una giornata nebbiosa, e prima che potessi svegliarmi completamente ero già coperto da una mascherina che mi aggiravo per il reparto con lo specializzando di turno. E così ho fatto il mio primo ingresso in quella terra di mezzo tra la vita e la morte che sono i reparti di rianimazione, dove il tempo non esiste perché non esistono finestre, la luce è sempre quella tremolante del neon e l’odore è solo quello fortissimo di disinfettanti… in questo reparto si scopre che tutte quelle cose strane fatte in fisiologia e patologia generale servono a qualcosa, infatti tutti i pazienti sono monitorati in ogni funzione  e tutti collegati a due monitor pieni di lucine colorate che se li guardi troppo ti ipnotizzi… per fortuna ogni tanto suonano così ci si sveglia! E questi pazienti che sono tutti li in questo stato che non è né vigile né addormentato, con i loro occhi persi nel vuoto, che però sono benissimo in grado di sentire e di capire quello che gli succede attorno. In questi giorni avevo considerato per un attimo la possibilità di fare l’anestesista, ma direi  che l’ho già esclusa… chiuso in un posto del genere potrei impazzire, a vedere queste persone che in molti casi sono tenute in vita contro ogni legge di natura e della dignità… ma qui si va in un campo di cui è meglio non discutere visto l’aria che tira in Italia! "

magone

kesho ha chiuso il blog. e non ha lasciato altro che detriti. niente riletture, niente passeggiate all'indietro. Ah, mi spiace, io li dovrei stampare tutti iblog che amo. Così, per avere un simulacro di certezza che mi conforti lungo la strada.


Auguri comunque, Kesho. Il link sta lì. Si sa mai.

proverbi

Scarpa grande e bicchiere pieno, si dice da queste parti. Il marito s'è comprato un bel paio di scarpe, ma strette, così s'è precipitato a casa a cambiarle. .... Così impara a dare retta alla mamma, cioè me, ché le mamme hanno sempre ragione!

martedì 11 dicembre 2007

GAD LERNER SU REPUBBLICA


DI MIO AGGIUNGO SOLO: HO LAVORATO PER PARECCHI ANNI  COME CONSULENTE MEDICO PER I PATRONATI. VOI NON SAPETE COSA ACCADE SUL LAVORO. I MORTI GIA' SONO TROPPI, MA GLI STORPIATI, AZZOPPATI, IN SEDIA A ROTELLE, SENZA MANO O PEGGIO CON MANO INSERVIBILE, CON ESITI DOLOROSI, LO SAPETE CHE GLI ESITI DOLOROSI NON SI PAGANO ALL'INAIL PERCHE' IL DOLORE NON E' MISURABILE, SONO UN ESERCITO CHE MI INDIGNA, GIORNO E NOTTE MI INDIGNA, E SAPERE CHE LA GESTIONE INFORTUNI DELL'INAIL E' ATTIVA E VEDERE COME SI FA A RENDERLA ATTIVA, PITOCCANDO SU RENDITE MISERABILI, EBBENE CI SONO TROPPI IMPIEGATI OGGI E POCHI OPERAI E CONTADINI E OGNUN PER SE', COME SI DICE, VERO?


EBBENE A QUESTO BLOG L'OGNUN PER SE' NON CI PIACE E NON CI E' MAI PIACIUTO E NON CI PIACERA' MAI. BUONA LETTURA.


La strage senza fine dell’acciaieria ThyssenKrupp rappresenta il culmine di un tragitto d’umiliazione della Torino operaia. Per la colpevole incuria da cui è scaturita, immagino verrà ricordata nella memoria popolare come l’esito ultimo della sconfitta dell’ottobre 1980, quando fu intrapreso l’allontanamento di decine di migliaia di lavoratori dagli stabilimenti Fiat. Furono decine i cassintegrati dell’epoca che si tolsero la vita. E da allora la condizione operaia viene simbolicamente percepita come condanna all’infelicità, destinata a essere vissuta in un ambito del tutto privato. Da sopportare grazie al sostegno familiare, ma senza eccessive speranze di miglioramento.



Il rogo di giovedì scorso è molto più di un incidente sul lavoro. E’ una Superga operaia maturata nell’isolamento sociale. E’ il segnale della decadenza del lavoro di fabbrica a pratica considerata marginale, benché la produzione industriale rappresenti tuttora l’asse portante della nostra economia, restando l’Italia –insieme alla Germania- il paese europeo a più forte composizione operaia.
Nel nostro immaginario mutilato la fabbrica è ormai relegata a luogo da terzo mondo. La produzione di acciaio, in particolare, viene considerata prerogativa da asiatici. Quasi che le nostre automobili, i ponti, i grattacieli della post-modernità, potessero farne a meno. E invece neppure la robotica e l’automazione degli impianti avveniristici, in cui si producono i nostri beni di consumo durevole, prescinderanno mai dal ferro e dal fuoco.
L’officina e la fonderia sopravvivono –nascoste e frammentate- nel retrobottega della nostra società luccicante. Popolate da un nuovo proletariato di individui destinati alla fatica fisica che si contano però a milioni.



Scandaloso è il divario fra la prosperità dei fatturati ThyssenKrupp –con utili nell’ordine di miliardi di euro- e la costrizione agli straordinari per incrementare buste paga troppo magre, o addirittura per allontanare la minaccia di licenziamento. Col senno di poi apprendiamo che la multinazionale tedesca –in ritardo nelle consegne- aveva preteso uno sforzo produttivo eccezionale da uno stabilimento prossimo alla chiusura nel quale aveva allentato i doverosi controlli di manutenzione e sicurezza. A mezza voce si parla di ispettori del lavoro ex consulenti dell’azienda, o addirittura di ispettori esautorati perché zelanti.
Ironia della sorte: un paese impaurito che si dilania sul tema della sicurezza, sopporta come inevitabile necessità economica l’insicurezza nei luoghi di lavoro. Sicurezza pubblica e insicurezza privata: la prima può causare la disgrazia dei politici, la seconda sfiora appena la reputazione degli imprenditori. Faceva impressione, nei due giorni successivi alla tragedia di Torino, notare lo scarso rilievo ad essa dedicato dal quotidiano della Confindustria.



Stavolta invece il terzo mondo siamo noi. Costretti a toccare con mano uno degli effetti meno citati della globalizzazione: quando la direzione dell’azienda –sia pure una multinazionale avanzata sulla frontiera della tecnologia e della governance, come la ThyssenKrupp- risiede distante dallo stabilimento produttivo, è più frequente che si allentino i controlli di sicurezza e la correttezza nei rapporti sindacali. Occhio non vede, cuore non duole. Anche il ricambio degli estintori ha un costo, tanto più se quel lontano stabilimento estero è destinato alla chiusura.
Venerdì scorso su queste pagine Luciano Gallino ha ben raccontato le difficoltà e i rischi che neppure le più moderne tecnologie possono eliminare dalla produzione dell’acciaio. Caratterizzata da imprevisti frequenti, turni a ciclo continuo, condizioni ambientali disagevoli. Implicando dunque una manodopera esperta, sempre vigile, dotata di professionalità elevata.



Chiunque abbia visitato un’acciaieria ne esce provando uno speciale rispetto per i lavoratori che trascorrono lì dentro tanta parte delle loro vite. Come gli operai di Torino, morti o in agonia, che supplivano alla carenza di personale prolungando il turno di notte, consolandosi magari col pensiero di poter comprare i regali di Natale ai loro figli, ma afflitti dall’incubo di perdere presto il posto di lavoro.
Nella Torino attonita che oggi li piange si riconosce l’ingiustizia della retrocessione. Una società dell’acciaio relegata ai margini dalla società virtuale che s’illude di poterne prescindere, rintracciando altrove le fonti del suo benessere. La tragedia della Torino operaia ne viene perciò moltiplicata. Orientati da tanti economisti a indicare il sindacato tra le cause della scarsa crescita del paese, scopriamo con imbarazzo i passi indietro che la sua debolezza strutturale può determinare nella civiltà del lavoro

INTOPPI

mi chiama la moglie, mi dice sa che non ci fanno prenotare l'ambulanza, dice che non ce ne sono di disponibili. e ora come ci andiamo alla consulenza?


-ma voi gli avete detto che siete in ADI?


- ca certo che l'abbiamo detto


- ora ci provo io.


Uno dice ma ste cose te le inventi, invece no, ho telefonato all'ambulanza, coi dovuti modi, in fondo stavo chiedendo una ambulanza che non c'era, dico sapete non mi è mai capitato, ora io ho sto paziente in adi, in genere le ambulanze le abbiamo sempre trovate, ma stavolta sembra che non ci sia, così loro si fanno dire tutto, io ripeto luogo di partenza, luogo d'arrivo, motivo del trasporto, condizioni del paziente, questi ci hanno litigato col mio paziente nel periodo in cui faceva la buprenorfina che gli provocava agitazione e irritabilità, io me lo ricordo bene, non sarà che anche stavolta non è stato molto garbato?


Mi raccontano che c'è stata un incomprensione, che il paziente non si è qualificato,  non ha detto che era in ADI, è colpa sua insomma, e io che voglio uscire da questa situazione con un trasporto in ambulanza andata e ritorno per domani gli dico che in certe situazioni la gente è confusa, non sono belle situazioni, uno non ci va ad una consulenza oncologica in ambulanza se non ne ha bisogno insomma, e alla fine l'ambulanza c'è e si pigliano pure il telefono della signora per avvisarla quando arrivano.


Però la signora è una precisa, non molto istruita ma precisa, ordinata, ha un bilgietto scritto da me da leggere quando chiede un'ambulanza, un bilgietto col numero di telefono da fare e la frase" buongiorno ho bisogno di prenotare un trasporto in ambulanza per un paziente in ADI".


Tutto può essere: può aver ragione lei che dice che l'ha detto, può aver ragione l'operatore che dice di no. Però alla fine l'operatore aggiunge: sa, forse noi non l'abbiamo chiesto neppure se era in ADI, dovremmo sempre chiederlo, ma a volte uno se ne può dimenticare.


Insomma incasso il trasporto e le scuse.


E va bene così. Sono Intoppi, solo intoppi.


Tanto lo so che il mio consulente mi dirà che non ci sono spazi per la terapia. E mi rassegnerò. Dopo.

lunedì 10 dicembre 2007

un post rubato

Questo post è un commento firmato Ez e lasciato sul blog di marco giacosa qui  ://www.marcogiacosa.it/2007/11/30/sul-tumore/


IO L'HO RUBATO, sissignori, l'ho rubato e lo divido con voi. Baci. Capsicum


 


Tra qualche mese sarà un anno anche per mio padre. E mi sembra sia passata una vita.
E’ morto il 24 gennaio 2007, se non sbaglio poche settimane prima di tua madre.
Morì di mercoledì, 10 minuti alle 17, ma in realtà si era addormentato da dieci giorni, 48 ore prima del 6° compleanno di mia figlia, che festeggiammo comunque, lui in coma, pregando il destino perché non fosse così infame da spegnerlo in spregio alla cosa che gli diede più gioia nei suoi ultimi anni di vita.
Lui vissè due anni e tre mesi, in linea con quanto ci disse il chirurgo poche ore dopo l’operazione, ottobre 2004: “Sarà un miracolo se vivrà tre anni”. Così fu, in perfetto tempismo con la mediana che i vari studi predicono per gli operati con la sua classificazione: T4N3M0 (dove sull’M0, sempre secondo il chirurgo, non c’era da farsi illusioni, per via delle micrometastasi).
Chiaramente non servirono le visite, i consulti, folfox e folfiri, 5FU, capecitabina e oxaliplatino. Non servirono i nuovi farmaci, gli anti-angiogenetici o la radioterapia (palliativa).
Non servìrono i pellegrinaggi, le sortite a Candiolo o allo Ieo. Nel primo conoscemmo Roberto Faggiuolo, che da poco è primario dell’oncologia di Alba e che con noi si dimostrò un medico molto sensibile, umano, se questo aggettivo non suonasse amaramente fantozziano. Lesse una mia mail e mi telefonò immediatamente, addirittura non ci negò il suo cellulare. Praticamente un eroe, considerati i costumi della categoria, e spero che la responsabilità non lo pieghi alla norma. Alla norma era piegato tale De Braud, luminare del colon milanese, che mi fece piangere in silenzio (ripiangere) dalla sedia nel suo studio e sino a casa, con mia madre affianco. Mi ripresi solo riaccompagnando lei a casa, per confermare a lui l’ennesima frottola della speranza. Allo Ieo il parcheggio è a pagamento ma l’Avastin in seconda linea non lo danno, perché “costa troppo”. Come i loro consulti, 247 euro anticipati per un quarto d’ora di sfacciata insensibilità, o di sincera e disinteressata vicinanza. Valli a intrepretare gli oscuri percorsi comunicativi di un oncologo.
Anch’io poi ebbi la mia signora L. A. Fu il padre di un mio amico. Si erano riconosciuti in Oncologia e come con altri condivisero questo comune destino trovandosi ogni tanto - effetti collaterali permettendo - nella stanza della chemio (dovrebbero portarci le scolaresche, nella stanza della chemio, quanto ti insegna la stanza della chemio… ). Morì due mesi prima di lui e con mia madre andammo al rosario senza dirlo a casa. Mio padre sapeva, non sapeva, della sua malattia, del suo destino? Non lo so, mi ci sono dannato per troppo tempo e ora non mi interessa più. I cicli di chemioterapia - che lui diceva di fare solo per noi figli, perché noi lo volevamo, e forse era davvero così - sono serviti a fargli vivere circa 6 mesi “liberi da malattia”, come si dice nel linguaggio medico. Il resto fu un mezzo tormento, e chi ci è passato lo sa bene. Solo la morfina gli ha permesso la morte serena che è stata alla fine la nostra unica e magrissima consolazione, insieme al fatto di averlo accontentato nel lasciare un ricordo di lui sulla collina amata da bambino, in un posto che incanta il cuore per quanto è bello. Poca cosa rispetto a quello che almeno io ho vissuto invece come un totale fallimento, quello dell’averlo voluto salvare e del non esserci riuscito. Non credo che me ne vorrebbe, comunque. E averlo avuto anche dopo quei sei mesi fu comunque una grande fortuna. Questa è la morte, penso oggi, più o meno quello che ti disse quel medico, la faccia nascosta della vita. Ha senso scriverne? Sdoganarla? Non lo so, non ne sono sicuro. Forse non abbiamo scelta e l’unico posto dove possiamo viverla è quel doloroso spazio di sè che riserviamo alle cose più intime, incomunicabili.
Io conservo di mio padre una serie di immagini (due in particolare: con mia madre, addormentati mano nella mano nel letto di ospedale dell’ultimo ricovero, e il suo ultimo saluto, appena un cenno della mano, poche ore prima che si addormentasse per sempre). Poi tanti rimorsi, per come io sono stato. La malattia mi ha lasciato il suo esempio, mi ha reso limpidi suoi insegnamenti che prima non avevo colto o saputo cogliere, che prima non vedevo. Nella malattia gli ho riconosciuto un coraggio e che ora gli invidiò. Come la capacità di essere veramente uomo, al di sopra di ogni dubbio. La sua è stata per me una lezione di amore totale (non so proprio come dire diversamente), che alla fine è l’unica cosa che ci può far guardare alla morte senza annegare nella disperazione. Per questo lo ringrazio. Anche per questo penso che della morte non serva parlare. L’effimero che siamo ormai l’ho dentro, intimamente. Il resto posso viverlo solo entro di me. Stai bene. Sia loro lieve la terra. (Ez).

SEGNALAZIONE

venite a trovare l'Incompetente


Dice del suo blog:


"Un po' confusi? Non capite se questo è un blog di scienza, gialli, economia, o niente di sensato?
Non vi dò torto. Ma non fatevi illusioni: andrà avanti sempre così. Sennò che Incompetente sarei?"

ehhhhhh lavati i denti!!! AVVISO SERIO

gentili signori,


splinder cortesemente ha inserito della pubblicità sul mio blog.


naturalmente non ne sono stata nepure informata, semplicemente l'ho trovata lì.


e non mi secca che ci sia una pubblicità, no,mi secca solo che sia camuffata in modo tale da sembrare un link inserito da me. Il primo banner che ho visto rimandava ad un blog di una tale V.B., figa esagerata, e non dico altro perchè non ho avuto il tempo di guardarci bene. quindi non so neppure se si tratti di un vero blog o di un camuffamento troian per una pubblicità di enne di di.


ah, come non amo queste cose! non le amo al punto che forse traslocherò. Sto esaminando la possibilità. vi farò sapere. Intanto siate al corrente che il link che trovate a sinistra subito sotto il titolo "Archivi" non è stato inserito da me.


un caro abbraccio a tutti


Capsicum

venerdì 7 dicembre 2007

E' passata un'altra settimana, le mie settimane non volano: franano. Franata addosso, mattine troppo convulse dopo notti troppo brevi dopo serate troppo affollate dopo pomeriggi stipati dopo mattine franose.


non ho chiamato l'infermiere per fare il bagno al padre. non ho telefonato all'ex badante per prenderci appuntamento. non ho chiamato l'agente di viaggi per organizzare la promessa vacanza coi figli. non sono andata dal parrucchiere.


vado, invece, dal paziente col trousseau. non so se vi ho mai detto come sono belli i suoi figli. la maggiore delle ragazze ha un metro e mezzo di capelli biondo rossi, una di quelle bionde normanne siciliane, capelli solidi, lucidissimi, raccolti in lunghe trecce da bambina, quale in realtà ancora è, ma le poche volte che li scioglie le scorrono sulle spalle come oro liquido. pure i ragazzi sono straordinariamente belli. molto alti, molto magri, cone dei bellissimi volti, pelle chiara e capelli neri, e tanto straziantemente giovani. tanto assurdamente bambini.

giovedì 6 dicembre 2007

E mi ha detto: "ma allora sugnu accussì grave? picchì mi dissero tra dui u tri iorni ti damu una cumprissa ca face comu la chemioterapia, aora nun  ni telefunarunu, ma chissa cumprissa è veru che face uguale? e picchi nun la fannu chiù la terapia? a mia ora che nun fazzu la puntura nella pancia mi fanno male tutte le vene delle braccia, ho paura dottoressa".


Eh, prrof, è come dicevi tu. La viltà assume tante forme. Baci

martedì 4 dicembre 2007

ecco ci stavo ripensando, siamo, noi medici, preda della sindrome del quadro storto, quelli che quando c'è un quadro storto lo dobbiamo raddrizzare.

lunedì 3 dicembre 2007

Ok, sto incazzata. Il mio paziente, quello col trousseau, avete presente?quello che la prima chemio l'hanno sospesa alla seconda somministrazione perché aveva le piastrine basse e poi si sono giustificati dicendo che era stata inefficace. Ora la seconda chemio pure l'hanno sospeda dopo la prima somministrazione e mezza, pure con la stessa scusa. Dice che ha le piastrine basse. 61 mila. Non sono così basse. Ma pure se lo fossero, visto che senza chemio va a morire in tre mesi, visto che ha 48 anni, visato che comunque quello coagula appena smetti di scoagularlo, falla sto cavolo di chemio, no?


e l'ho capito che ci sono centri dove fanno la chemio pure nelle ultime due settimane che stai al mondo, ma a parte che uno col cancro ti può morire anche all'improvviso, ma a parte che capisco che il troppo è troppo, però qui stiamo all'estremo opposto, che appena ti volti la primaria lo riprende di mira e dice: non buttiamo via soldi con sto qui, tanto è un cancro troppo brutto e morirà uguale.


Può essere che abbia ragione lei, può darsi, si, ma tanto la mia fiducia se l'è giocata più di un anno fa, così pure se avesse ragione io lo mando in consulenza in un altro ospedale, dove c'è un oncologo che giudica l'indicazione alla chemioterapia indipendentemente dal budget da raggiungere al 31 dicembre.


che io sono la solita andreottiana e penso male e faccio peccato ma probabilmente ci prendo, ma con questi chiari di luna, a me hanno regalato 499 euri per aver risparmiato sui farmaci antiacidi, che costano venti euro e rotti la confezione, a lei cosa potrebbero dare o promettere se risparmia su qualche ciclo di chemio che di euri ne costa delle migliaia a somministrazione?


Non lo dovrei postare questo post, lo so, è tutta rabbia la mia, cosa gli dico a questo poveruomo, gli dico fatti i tuoi conti che questo natale di sicuro è l'ultimo che puoi vedere?

veramente non è questa la stagione per andare a pelare i teneri germogli della menta allo scopo di farci una tisana; tuttavia l'ho appena fatto ed ora mi godo la mia tazza di infuso alla menta e gelsomino, mentre girovago more solito in rete.


C'è una scuola media a cento metri da casa mia, gode di buona fama e così sono stata a cercare di preiscrivere il figlio. Siamo 201esimi in lista d'attesa.


Si, lo so, avrei dovuto pensarci prima: ecco cosa succede a non avere mai tempo, a rimandare sempre, ad anteporre le vecchiette moribonde alle proprie faccende.


L'altra scuola media è ad un chilometro e mezzo. Vabbè, si temprerà. Camminare fa bene.


A farsi le tisane con la menta fresca può capitare di trovarci dentro un microscopico insettino, ma le dottoresse nate in campagna se ne fregano abbastanza. Mi preoccupa invece che la lavastoviglie ululi alla "Cime Tempestose"; il marito mi rassicura: secondo lui lo fa quando è un po' sovraccarica.


Siamo tutti sovraccarichi. E ululiamo.


 

NIENTE LIETO FINE


Attenzione, questa è una sfacciata promozione.


Girovagavo su splinder, nostro impalpabile arcipelago, e ho incontrato questo delizioso blog che raccoglie, fino ad oggi, 77 accurate recensioni / presentazioni di libri. Gialli, noir, e Philip Dick, e forse altro, perchè ancora non me le sono lette tutte, corredate da tutti i dati del libro, ISBN e copertina compresi, e financo il tempo di lettura del Nostro stimato bookcruncher.


Ottimo consulente per i regali di Natale, visto che siamo di stagione, si firma Mutations, legge per legittima difesa, ed ha tutti i miei complimenti.


Poche visite, finora, ma non dubito che cresceranno.


 


 

venerdì 30 novembre 2007

AGGIORNAMENTO SUL PIDOCCHIO


 


Come vanamente promesso settimane fa, eccomi infine a raccontarvi le novità in tema di guerra allo schifido insetto vampiro.


Le novità sono quasi tutte sul piano della prevenzione.


La linea preaftir si arricchisce. Viene proposta una lozione preaftir da usare tutti i giorni, al ritorno da scuola, per pattinare accuratamente i capelli e facilitare l'eliminazione meccanica di pidocchi e lendini. A giorni alterni invece viene suggerito l'uso di olio shampo preaftir, sempre con le identiche finalità: migliorare la pettinabilità e favorire l'eliminazione meccanica dei pidocchi e delle loro lendini. Costo: 12 euro e mezzo cadauno. Ma se nonostante il preaftir vi trovate col figliolo impidocchiato, c'è la linea aftir. Al momento l'aftir gel costa 13,90 e l'aftir shampo costa 13,50.


 


Un trattamento meccanico viene prodotto dal marchio bioscalin. Si chiama pidoKO, e il trattamento è composto da un olio che soffocherebbe i pidocchi, da un pettinino metallico (il solito, vedere opuscolo sui pidocchi ripubblicato qualche settimana fa) e da uno shampo da usare dopo il trattamento. 19.80 l'olio e 10.30 lo shampo.


La stessa cosa propone la Hedrin. Sempre a base del solito dimeticone: ricordate, ne abbiamo parlato nell'opuscolo, è la stessa sostanza che si trova nel Mylicon, il farmaco per le coliche gassose dei bambini, e nella maggior parte delle creme districanti dopo shampo. Costa 16,80.


La Ducray propone un prodotto a nome ITAX, che dichiara di non avere azione chimica, ed è composto sempre da lozione e shampo. Prezzo: identico all'Hedrin per la lozione: 16,80, mentre lo shampo costa 10 euro.


L'olio Dipid, ce l'avete presente? 13 euro. Ebbene, ora c'è anche lo spray ed il gel. Dichiarano che l'olio sarebbe indicato per una azone d'urto, mentre lo spray e il gel sarebbero una prevenzione di mantenimento.


Ecco, è tutto. Per trovare l'opuscolo cliccate qui a sinsitra sul tag "pidocchi". Oppure andate a domenica 14 ottobre e leggete il post intitolato surfando a motore. Baci vs Capsicum

martedì 27 novembre 2007

 


Cito dal Resto del Carlino on line


Bologna, 27 novembre 2007 - Violenza sessuale di gruppo e lesioni per lo stupro commesso ai danni di una loro amica studentessa di 27 anni in un appartamento di via Libia ''Sono felice, ho sofferto tanto in questi mesi ma ne e' valsa la pena'', ha commentato la vittima dopo la sentenza. La mamma ha invece parlato di ''sentenza simbolica che deve convincere le donne vittime di abusi a denunciare perche' saranno credute''. I due giovani e la ragazza si conoscevano (il piu' giovane dei due aveva avuto in passato una relazione con la studentessa) e passarono la serata insieme. Le versioni sulla prima parte della serata furono concordanti, ma completamente divergenti sul finale. Dopo una notte in compagnia dei due, la ragazza venne soccorsa in ospedale per ''evidenti segni di percosse al volto, al tronco e agli arti superiori ed inferiori''. Ma i due hanno sempre parlato di un rapporto consenziente. Una versione ritenuta poco credibile dal Gup e anche dal Gip Rita Zaccariello che nell'ordinanza che costo' loro le manette parlo' di ''incapacita' di capire qual e' il confine tra modalita', seppur disinvolte, ma lecite di manifestazione sessuale, rendendosi responsabili del piu' grave delitto di aver superato il limite del consenso contro la volonta' altrui mostrando scarsa consapevolezza del disvalore del loro comportamento''

vengo ora da qui. Posto interessante, donne magnifiche. baci e grazie a giorgi per la segnalazione.

ecco, ora esco e vado in piazza trento e trieste, a solidarizzare con Angelica che, per aver denunciato i suoi stupratori, è stata sottoposta alla più classica delle campagne di diffamazione e intimidazione. e stamattina m'è toccato pure di sentire ad un tg locale che la colpa delle violenze domestiche e degli omicidi di donne da parte di familiari o conviventi, sarebbe delle donne stesse che insomma dovevano pensarci prima.


e' una strage, si capisce?


ci pensate se fosse l'inverso?


se fossero i maschietti le vittime?


i giornali non parlerebbero d'altro, sarebbe emergenza nazionale.


e, insomma, io non sono neppure femminista, ma il buonsenso che fa, è morto?

lunedì 26 novembre 2007

UNA SETTIMANA  DA SPALATORE DI NEVE


Una volta da queste parti venivano delle nevicate come si deve. All'epoca nel mio condominio abitavano praticamente oslo degli anziani, oltre a  me e mio marito. Essendo gli unici giovincelli ci toccava, se volevamo uscire con la macchina, la spalatura dello stradello: una trentina di metri appena, ma tutti nostri, da spalare.


Avevo comprato una bellissima pala da neve e almeno un paio di volte l'anno mi rieducavo tutta la muscolatura della schiena a furia di spalate.


Ecco, ho avuto una settimana così, a spalare malattie, non neve, malattie e vaccini e controlli. Ho saltato il pranzo ogni giorno, sono arrivata a casa dopo le otto ogni sera,  ho lavorato anche sabato fin dopo le tredici, eppure stamattina ho avuto da ridire con due extracomunitari che sostengono di non essere riusciti a farsi visitare da me.


Stamattina pochissima gente in ambulatorio: la notizia dello sciopero dei medici ospedalieri ha tratto in inganno molti, evidentemente. Noi, non si scioperava.


Sono stanca, ho il frigorifero vuoto, debbo parlare con la maestra del mio piccolo e accompagnare il padre a fare delle commissioni.


Qui fuori alcuni pazienti del mio collega, ancora in fila per farsi visitare da stamattina alle otto, protestano per l'inefficienza della sanità e dei medici di famiglia in particolare. Minacciano denunce. Ognuno vede solo il proprio interesse particolare, ognuno è illividito, rivendicativo.


Una mia paziente, malata di cancro con metastasi diffuse alle ossa, ha visto "Mi manda rai tre" ed è venuta a chiedermi lumi sullo Zometa.


- E' vero che può distruggere la mandibola?


- Si, cara signora, raramente ma può accadere.


- E allora che debbo fare? Io ero così contenta che mi levava il dolore...


- Può correre il rischio dell'osteonecrosi o tenersi i buchi nelle ossa, tutte le terapie  per il suo problema presentano lo stesso rischio di osteonecrosi.


- Ma allora come faccio?


- Può scegliere se fare o no la terapia. Nessuno è obbligato a curarsi, ma se si cura corre il rischio di effetti indesiderati.


- Ah, ma la mia malattia se non la curo mi uccide, lei lo sa.


Ecco, e mentre sto scrivendo un paio di maleducati pretendono di saltare la fila dal mio collega o in alternativa chiamerebbero il 113.


Che dobbiamo fare? Potrei tornare a fare il mio vecchio mestiere, le scuole private qui a Bologna hanno tutte la lista d'attesa, il lavoro non mi mancherebbe di sicuro e la gente mi ringrazierebbe anzichè minacciare di chiamare i carabinieri.


Francamente non so chi ce lo fa fare.


 


 

martedì 20 novembre 2007

Ma sentiteli i miei amici! Troppi impegni dicono! Naaa, ho fatto tutto. Certo i portfolio sono ancora abbozzati e manderò la mail non prima dell'ora di pranzo di domani. Però sono abbozzati. E il resto è fatto


 Ora il programma di domani: mattina vaccinazioni, nella pausa pranzo una domiciliare, scaricare i moduli e rispedirli in Facoltà con la firma, due telefonate per sistemare faccende del pater (il sollevatore arriva mercoledì mattina, eheheh, seppure usato); poi ambulatorio. Mi porto il portatile dietro per riallineare il database, controllo le notulazioni da faxare in usl, scarico i dati sul diabete da mandare al collega per il corso di aggiornamento, poi spuntino e ambulatorio fino alle otto di sera, circa. Risistemo gli impegni di mercoledì per liberarmi uno spazio per una riunione e uno per il pranzo.


Ah, telefono al maestro di golf per fissare una lezione, sono due mesi che non faccio nulla, accidenti al lavoro.


Si, lo so, sono maniacale. Sempre stata. Buona notte a voi.

lunedì 19 novembre 2007

Credo che qualche visitatore stia arrivando da queste parti sull'onda della mappa di navigazione che abbiamo distribuito al congresso SICP. Allora: due istruzioni per chi non fosse abituato alle piattaforme blog. Superflue per gli altri, ma pazientate.


Nel sito, in questo come negli altri, ci sono moltissime pagine. Quella che nvedete aprendolo è la più recente; scrollando verso il basso andate indietro con le date. A sinistra subito in alyto trovate i links. Cliccando col mouse su ogni nome entrate nei siti su cui io giro più spesso e che consigliuo di visitare. Sotto alla lista dei links trovate scritto Archivi. Se cliccate sul mese e anno prescelto leggerete i post di quel mese.


Ancora più sotto c'è la lista delle Categorie. Da un annetto a questa parte, o più, non ricordo, i miei post sono raggruppati per argomento. Se cliccate su un argomento vi vengono recuperati i post che lo riguardano.


In ogni blog che visiterete troverete grossomodo lo stesso schema.


Quando tornerete nel mio blog o in un altro troverete nuovi post perché ognuno di noi giorno per giorno, mese dopo mese dopo anno, scrive per sè e per gli altri in questo quadernone virtuale e commentabile.


Forse troverete qualche blog fermo ad una data anche parecchio vecchia. Sono i blog "chiusi". Qualcuno smette di scrivere in rete per scelta, qualcuno perchè non può più farlo.


Buona lettura da Capsicum

domenica 18 novembre 2007

ok, è domenica sera, il congresso sicp è finito e io non so neppure ancora chi è il nuovo presidente, visto che me ne sono andata prima.


è domenica sera ed io ho bevuto due bicchieri di bonarda, sono ancora stanca e domani si riprende.


debbo sistemare i problemi dell'amico del golf, cui avevo promesso di lasciare tutto in buchetta e poi invece non l'ho fatto, debbo trovare un sollevatore per la vasc da bagno per il pater che regga i suoi cento chili, cosa che il sedile che mi ha dato la sanitaria non può fare.


debbo fare ambulatorio ad oltranza, ci sarà un mare di gente.


debbo telefonare all'hospice per sentire come va il mio paziente (mannaggia mi scappava di scriverne il nome, ahi la bonarda!)


debbo programmare le vaccinazioni a domicilio.


debbo fare un progetto per qualche portfolio per il master di e-health.


debbo sentire come va la flebite della mia pz in chemioterapia.


oh, sarà meglio che dorma un bel po' stanotte.


baci

ANCORA QUALCHE PAROLA SUL CONGRESSO DELLA SICP


Ma poi questo è pur sempre il mio Congresso Medico preferito e qualche motivo c’è.

C’è Luciano Orsi che relaziona, (more solito, ormai gliel’hanno battezzata) sulla sedazione, molto compito, molto ingessato rispetto al suo solito, e poi alla fine sbotta, che dio lo benedica: “ma noi dobbiamo smettere di parlarne tra noi, dobbiamo andare a parlare al bar, all’Arci, nelle parrocchie, dobbiamo prendere da parte quei quattro signori dotati di microfono e penna che hanno la gestione dell’informazione e dargli poche idee ma ben chiare sul dolore, sui farmaci e sulla sedazione, in modo da non dover sentire più le sciocchezze, la disinformazione”

Io quante volte l’ho detto? Dare un sedativo non è eutanasia, levare il dolore a volte procura sonnolenza, confusione, a volte al termine della vita è persino necessaria una sedazione profonda, un vero sonno. Il figlio, il marito, la sorella hanno paura di vedere il malato confuso. Se non gli “risponde a segno”, come si dice qui, gli monta dentro la paura, il terrore dell’imminenza della fine. A volte, lo so che è pazzesco, ma a volte è più facile tollerare che urli dal male piuttosto che smetta di riconoscerti. E’ un istinto, appena ci ragioni ti rendi conto che no, non lo vuoi vedere soffrire, che si, capisci che lui possa preferire di dormire piuttosto che di soffrire tanto. Ma hai tanta paura d’essere lasciato, che lui si diparta, che ti abbandoni quaggiù solo …

Ma perché di queste cose mai ne parliamo?

Perché mai ne parliamo quando è facile farlo, quando stiamo bene, quando l’occasione è quella che so, della conferenza sulla donazione di organi, sulla donazione del sangue, sulla prevenzione, sull’assistenza all’anziano, perché?

Guardate che la risposta è sempre la stessa, per tutti.

PAURA

sabato 17 novembre 2007



Ecco, io non so resistere. Perchè mi sento un po' così, allora mi faccio un giro nel web, e trovo qualcosa  e dico: ora lo cito. Poi dico, magari pensano che lo faccio non si sa perchè, per intortare, chissà. E poi chi se ne importa? Ecco qui. A me le cose che scrive Alp a volte piaccono moltissimo, al volte invece le taglierei con le forbici e butterei via la metà, oppure il 90% anche, e quello che resta è perfetto. Ma è la mia personale opinione.

Come questa qui, guardate:


"Solo la legna  accanto al camino,
il gatto via dalla porta aperta
mi guardi ferma, come se aspettassi
l’accensione del fuoco, il miagolio del fuori
il ritorno del fiato per dirmi, aspetta.


....

 

Accanto al camino, non solo legna."
Lino Di Gianni

venerdì 16 novembre 2007

Ah, che la v'ciaia l'è na bruta bagaja! Mi succede che mi si mescolano nella testa le parole delle varie lingue. Ne cerco una in italiano e ne trovo una in sardo, ne cerco una in inglese e me ne spunta la versione francese. Alla fine mi ridurrò a non conoscerne più nessuna. E' solo questione di tempo.

ora me ne vado a sbrigare le seguenti cose: pagare le bollette in posta; ritirare la roba dalla tintoria; passare dalla sanitaria per vedere se è arrivato il sedile da vasca da bagno per il padre; andare a tingere i capelli ché si vede il bianco sotto; fare la spesa per il padre; passare in studio a vedere cosa c'è di urgente che il sostituto non possa fare; passare a riprendermi il telefono che non faccio riparare perché la hewlett packard sono dei disonesti.


a proposito, lo debbo ripetere a giorni alterni sul blog, ricordatemelo: la HP, hewlett packard, sono dei disonesti perchè per ripararti una roba te la fanno pagare di nuovo, senza neppure guardare prima cosa c'è da riparare.  Morale: non comprate HP!


Mo' lo piazzo pure nei tags, che il mondo sappia. Google mi senti?le riparazioni hewlett packard sono una truffa. Poi venitemi pure a cercare conto di quel che ho detto: ho le prove sotto forma di un preventivo di riparazione forfettario. forfettario, eh? e senza aver visto l'apparecchio. Ora mi spiego meglio. Io ho un telefono HP modello IPAQ seimila e qualcosa. Improvvisamente comncia a spegnersi random. Forse è la batteria. si sa, le batterie si spaccianta, si finiscono insomma, ma forse non è la batteria. bisogna mandarlo al centro assistenza. ma PRIMA di mandarlo al centro assistenza bisogna pagare IN ANTICIPO  la riparazione. quanto? C'è un tariffario in cui ad ogni modello di apparecchio corrisponde un costo fisso di riparazione. per il mio telefonino sono 190 euro più iva.


Si da il caso che il figlio di un mio amico mi abbia informato del prezzo del mio telefono, nuovo, in USA: circa 350 dollari, al cambio più o meno il costo richiesto per la riparazione. oltre iva, è chiaro.


voi come la chiamate questa?


io la chiamo truffa. e se debbo pagare un telefono nuovo non sarà mai più un HP.

 SPIGOLATURE DAL CONGRESSO SICP -- 5

La situazione del trattamento del dolore. Ebbene siamo ancora indietro come i meloni di quest’altr’anno.

I care givers riferiscono che i loro familiari hanno avuto dolore  quasi sempre, e molto spesso dolore terribile, negli ultimi tempi prima della morte.

Sembra però che i medici e il personale sanitario ancora non abbiano la percezione della quantità e della qualità del dolore sofferto dai malati.

Anno dopo anno sento sempre le stesse cose.

giovedì 15 novembre 2007

SPIGOLATURE DAL CONGRESSO SICP - 4


Sono stata lì due giorni senza incontrare quasi nessuno che conoscessi, poi mentre stavo per andarmene sono finita addosso a D. Ciao, caro, se mi leggi. (gli ho somministrato gli URL, sissì)


Uno simpaticissimo, pieno di iniziativa, di vivacità, eppure l'ho trovato bruciato.


Dice continuo a fare il medico della mutua perché mi tocca, ma mi guardo intorno disperatamente alla ricerca di una alternativa.


Dice che fare il medico della mutua lo trova rivoltante.


Aveva la temperatura dell'anima preoccupante.


Senti, mica fare così, eh? che la Capsicum poi si sente male, lo so che te ne importa il giusto, mica posso risollevarti chiedendoti di farlo per me, però non è mica così che deve funzionare.


Intanto leggiti il papiro che ti ho lasciato, e poi scrivimi, mi raccomando, Ricordati che ho perso l'indirizzario nel disastro del toshiba, i famoso epico disastro del toshiba, decine di migliaia di files tragicamente defunti, spazzati dalla faccia dell'hard disk.


Baci, vado a disfare le valigie e a fare il minestrone.

mercoledì 14 novembre 2007

SPIGOLATURE DAL CONGRESSO SICP  - 3


La situazione del testamento biologico pare sia la seguente. Alla gente non interessa  pensare a quando morirà. Solo una persona su 4 accetta per esempio l’idea di fare un testamento biologico, anche fra gli operatori sanitari. Un operatore sanitario in genere risponde: oh, vabbè, ma NON E’ ANCORA IL MOMENTO.


Persino gli operatori sanitari sperano che Chiarafalce gli mandi un preavviso…..

SPIGOLATURE DAL CONGRESSO  SICP  - 2

Ancora sulla nostra presentazione al congresso.

Alla faccia dell’arte e letteratura! Qui nessuno parla di arte e letteratura, a parte due interventi didattici sul cinema oggi e sulla musica domani.

Qui nessuno fa arte e letteratura!

Ci hanno inserite nella sessione delle comunicazioni dedicata alla sedazione terminale: ohi, chè l’arte è sedata o morente, o sedata E morente?

In compenso la religione si infiltra. Commuove e suscita plauso la beghina  amorevole che cita Lourdes e racconta lacrimevoli istorie.

Io sono piena di storie lacrimevoli, ma è la dignità che esalto, non la pietistica pietà. Chi ha detto che le persone ammalate gradiscano  suscitare pietà? Come vi permettete, eh?

Sarà ancora una volta la paura.

Paura di morire, va da sé.


Per fortuna Capsicum è cattiva!

 


SPIGOLATURE DAL CONGRESSO SICP - 1


Sono a Perugia al Congresso della Società Italiana di Cure Paliative. Ho raccontato l'esperienza di blogger mia e di Giorgi di Il mio Karma. Sette minuti. Tanto per darvi un'idea. Qui nessuno conosce il Web 2.0; qui l'unica domada l'ha fatta un moderatore e verteva sulla preoccupazione che i pazienti in rete possano trovare una comunicazione non controllata.
Non controllata.
Io lo sapevo che i medici hanno questa maledetta esigenza di controllo.
Io lo sapevo che i medici hanno sostanzialmente paura. Però non immaginavo quanto...
Paura.
Come possiamo pensare noi medici di infondere fiducia, coraggio, speranza ai pazienti se noi stessi non abbiamo neppure cominciato ad affrontare il fatto che siamo paralizzati dalla paura?

Ci sarà  mai nella medicina un momento maturo per la comunicazione libera, la comunicazione senza controllo?



Se qualcuno arriva qui dal congresso SICP sia il benvenuto.
Giri, faccia come a casa sua, clicchi sui links qui a sinsitra, clicchi sui commenti.
Accanto al nome del commentatore ci sono dei piccoli simboli. Se cliccate su quello a forma di casina entrate nel sito personale del commmentatore.
Buona navigazione.
Capsicum
 

lunedì 12 novembre 2007

Se il corpo non regge il peso
dei suoni, si frattura.
Una crepa si allarga, un orlo sbreccato
e l'anfora che contiene l'anima
si ritrova vuota, un volo rimandato.
Uccello non alzato in volo



il resto qui

CALORE


Così stamattina ho pensato: fa abbastanza freddo? e mi sono risposta: per me si.


Ho tirato fuori dall'armadio il giaccone , l'ho scosso un po' e me lo sono infilato.


Quando lo usava mia madre era un cappotto lungo quasi fino ai piedi; anch'io l'ho usato così.. Mi ricordo che me lo fece mettere quell'ultimo inverno in cui non usciva più di casa. Durante la chemio. Questo non so se ve l'ho mai raccontato. Dovete sapere che erano i primi tempi del "risparmiamo soldi con sti cancerosi parassiti". Una simnpatica oncologa, che ancora lavora, ohimè, nel locale ospedale, visitò mia madre  che, avendo saputo la diagnosi, era piena di tavor fino agli occhi, e refertò che le sue condizioni generali erano troppo scadute per fare una chemioterapia. Incompetente. Un medico che non distingue un intontimento farmacologico da condizioni scadute.. ma non ci fu nulla da fare, niente terapie, tanto morirà prima di sei mesi.


Così misi in moto tutto quel che potevo, mi procurai i farmaci e gli oncologi, e facemmo la chemio a casa. I sei mesi sno diventati oltre due anni, durante la maggior parte dei quali ha lavorato, ha finito le cose che sentiva di dover finire, ha comprato la casa dove abitava, ha sistemato la sua azienda per quando lei non ci srebbe stata più. E mi ha regalato la sua pelliccia.


In quell'ultimo inverno in cui sospendemmo la chemio perchè la malattia era ripresa durante le somministrazioni, e allora non c'era una seconda line a di chemio per il polmone, dieci anni fa, ho messo per la prima volta questo che era un lungo e larghissimo cappotto.


Poi s'è pelato sulle maniche, e la signora Angela ne ha fatto un giaccone.


A me potrebbe anche dispiacere per i poveri visoni che sono morti per tenere calda la mia mamma e poi me per una quindicina d'anni, però non mi dispiace davvero. Lo metto e mi scalda le ossa e il cuore.

domenica 11 novembre 2007

Ecco  un altro quizzettino, che mi definisce agnostica al  100%, ma in alternativa potrei darmi al paganesimo con una concordanza del 90% o al confucianesimo con una attitudine dell' 80%


Se vi volete cimentare è nel solito pentolone dei quizzes. Giusto perché è domenica sera


http://quizfarm.com/quiz_repository/Religion/157212/

sabato 10 novembre 2007

 


A mezzanotte, mentre aspetti che il figlio si decida ad uscire dalla doccia, ti fai un giro per vedere cosa ha scritto di nuovo Epi e dici massì, facciamo sto test che si tiene nella colonna destra.


Io lo sapevo che sono piuttosto fuori di testa, e comunque avevo avvertito tutti. Quante volte l'ho detto che non sono buona, eh? Adesso sono pure certificata . Ma magari è solo il mio inglese che lascia a desiderare


Disorder | Rating
Paranoid: High
Schizoid: Very High
Schizotypal: High
Antisocial: Moderate
Borderline: Low
Histrionic: Very High
Narcissistic: Very High
Avoidant: High
Dependent: High
Obsessive-Compulsive: High


P.S. e adesso sapete pure che confondo destra e sinistra...
 

mercoledì 7 novembre 2007

ANCORA PIDOCCHI!!


Anche questo mese una media di oltre tre visitatori al giorno solo in cerca di soluzioni pidocchiose...


Sto per procedere ad un aggiornamento delle informazioni sul pidocchio, con i nuovi prodotti giunti sul mercato ed i prezzi aggiornati. State connessi!

martedì 6 novembre 2007

ok, amori miei. Ci siamo arrivati. Un po' perchè lo psichiatra da cui l'ho mandata è uno davvero grande, un po' perchè nè io nè lui le abbiamo in realtà fatto pressioni. Le abbiamo detto, entrambi, che poteva contare su di noi, che se non lo voleva davvero l'avremmo aiutata a fare quel che riteneva giusto. Non scarico mica i miei9 sfoghi sui pazienti, spero che questo si fosse capito.


Così è venuto fuori il grave problema di salute


Lui non ne vuole sapere.


Lui non è il bimbo, si capisce.


lui è il non-padre.


Lui non ne vuole sapere e lei si è sentita sola di fronte ad un futuro buio, socnosciuto, senza sostegno, senza amore, senza neppure più quel po' di sesso.


E stamattina alle nove e un quarto mi ha chiamato.


Lei.


Ha detto che ha parlato con lo psichiatra ed hanno deciso di tenerlo. 


Ok, ora il bambino ha un padre. In un certo senso, si capisce.


Vorrei che aveste visto l'ecografia: un musino che è un amore.

lunedì 5 novembre 2007

E' un po' d'anni che faccio ilo medico, ho passato le due decine, e non sono obiettore. Però non avevo mai avuto un caso di una donna in perfetta salute fisica, con una gravidanza splendida, e decisa ad andare ovunque pur di interromperla, e a qualunque prezzo. Verò è che la sua salute mentale non è forse ottima, ma è anche vero che non ha mai voluto farsi curare. 


 A volte mi chiedo se una bella cura di ceffoni non sarebbe la migliore per alcune persone. Lo so, non è politicamente corretto, ma accidenti non è mai stata una mia priorità quella.


Malata? di stronzaggine ed egoismo e anche di leggerezza e di stupidità. Mannaggia, mannaggia, mannaggia, sono proprio arrabbiata. Sono le volte in cui rispettare la volontà dei pazienti mi costa davvero tanto.


 P.S. Aggiornamento necessario. Mi rendo conto ora che non mi ero spiegata bene: la signora è già al quinto mese, chiaro adesso?


La signora si è un pochetto trascurata, tanto lei non è mai regolare, poi vuoi mai che capiti proprio a lei? e poi, la legge dice entro la dodicesima settimana, si, ma se uno non lo vuole che differenza vuoi che faccia la legge? Dodici settimane, sedici, venti, trenta, ci sarà pure un paese in Europa, fuori dall'Europa, dove pagando, si capisce, pagando, una povera donna si possa liberare di questo imbarazzante contrattempo?


Ora, io sono una legalista, nel senso che se la legge mi dice che si può fare un aborto terapeutico nel caso di gravi problemi di salute fisica o psichica per la madre, entro il 180 esimo giorno, ok, mi sta bene, ma questi gravi problemi di salute quali sono? che le si rovina la siluette? o che il parto è un trauma che non ritiene di poter sopportare?


Io l'ho detto che non sono un obiettore, che di certificati per interruzioni di gravidanza ne ho fatti un tot negli ultimi ventitre anni, però. Un limite c'è? Oppure no? Parliamone, ok?


Ma soprattutto, adesso il problema è mio. perchè lo psichiatra vuole da ME un certificato che dica che la signora ha dei gravi problemi di salute psichica che giustificano l'aborto terapeutico. E io sono qui che mi chiedo: li ha?


Con quanta levità pensate che possa mettermi a scrivere detto certificato, da faxare domattina entro le ore nove?


O da non faxare.


Ecco.


Compito mio, dice la legge, mio e dello psichiatra. La mamma, i suoi termini, li ha lasciati scadere con meravigliosa indifferenza, e paradossalmente è proprio questo che fa considerare a me e allo psichiatra che forse davvero non è sana, forse davvero è a grave rischio.


Oppure è stronza.


Oppure? solo per oggi meravigliosa offerta: paghi uno e prendi due! Stronza & depressa.....

sabato 3 novembre 2007

UNA GIORNATA PARTICOLARE


Allora. La mia insegnante affermava draconianamente che non si comincia mai una frase con allora.


Ma allora io sono stata a vedere registrare Ciao Darwin.


Ecco.


Tutti i miei conoscenti mi chiedono di raccontare com'è e a tutti ricomincio da capo la storia e m'accorgo che ormai comincio con la sintesi. Che è questa.


Sono bravi. Fanno un programma con quattro soldi che sembra una roba hollywoodiana. Hanno costruito una gara con dei dispositivi elastici di controllo dei punteggi tramite correttivi ben mimetizzati, ma la fanno in modo che la gente creda che tutto è spontaneo, e per ottenere questo ingannano anche una parte dei concorrenti.


E non facciamo gli scandalizzati, per favore. E' un lavoro, mica palle, e lo fanno come si deve, da professionisti. Con cortesia, disciplina, correttezza, intelligenza. I tre addetti che si sono occupati del mio gruppo hanno avuto la mia ammirazione. Titti, Antonella e Maurizio erano ovunque, a gestire il branco di ragazzette che sparivano, disattendevano le istruzioni, Insomma io li osservavo e mi dcevo: ecco, quando si dice pascolare gatti, questo è.


Bravi.


Si, ci sono quelle ragazze che fanno le modelle e vengono inviate da agenzie apposite, ma non lo dicono, fanno finta di nulla, solo alla fine te ne accorgi, e solo se tieni gli occhi e le orecchie ben aperte. Magari scopri una ragazza intanata in un angolo che telefona e relaziona: "ho chiesto quanto mi danno e mi hanno detto che mi pagheranno in base a quello che farò, ma qui sembra che non mi facciano fare quasi nulla.... si .... no.... no, senti, li devi chiamare!.. adesso, insomma, li devi chiamare... perché io non sono mica venuta qui per niente... la sfilata, è arrivata l' A****, sai quella della Agenzia *****, lei la fa, a me non hanno confermato... si... no... ma allora..."


Poi scopri che un gruppetto viene da una tv privata della tal regione, e un altro viene da altra tv privata di altra regione, poi una delle ragazze parla con una delle segretarie di produzione e quella le dice "Si, ma a me non interessa tanto la struttura della tua trasmissione, io voglio vedere  come conduci, tu mi mandi il DVD e io vedo come conduci e poi ti faccio sapere"


Poi due signorine che dovrebbero essere estranee al mondo dello spettacolo sono sedute in un angolo e si scambiano il mascara e l'una enumera all'altra tutte le cose che ha fatto: la tale trasmissione, la talaltra, e poi questi eventi e  questi altri, eccetera. Una ancora si vanta che lei fa il teatro, mica questa roba qui tutta falsa e montata, nel teatro le cose sono vere, non le aggiusti in post produzione, nel teatro si. E ancora una dice: è la terza volta che vengo, sai, ero piaciuta ad un regista, che poi è morto, poveretto, e lui mi chiamava sempre, io poi faccio le serate nei locali, e quando si presenta afferma di essere giornalista pubblicista, poi uno si chiede perchè il giornalismo abbia perso rispettabilità.


Poi qualcuna delle aspiranti modelle, evidnetemente insoddisfatta, se la svigna e gli addetti alla produzione girano tra di noi con aria sgomenta chiedendo: avete qualcuno, conoscete qualcuno, qui a Roma, disponibile a venire qui a fare la Pupa?


Tiriamo fuori numeri di telefono, i walkie talkie sono incandescenti, il pronti in studio è appena fra tre ore.


Insomma, poco prima dell'inizio della registrazione m'ero fatta una botta di conti e circa i due terzi delle cosiddette concorrenti erano aspiranti starlette più o meno navigate.


Perché, voglio dire, persino alla breve intervista con Moccia, uno degli autori (si, quello di 3MSC), avevo cominciato a capire l'andazzo. Non posso proprio credere che delle ragazze impegnate, lavoratrici, studentesse universitarie, affermino che la tettonica è qualcosa che ha a che vedere col corpo femminile, che serafico significa subdolo, che spinterogeno, ah, non so.  


Ti danno il regolamento della trasmissione (del gioco, c'è scritto) e tu lo devi firmare, e il succo di tante pagine è: primo: abbiamo sempre ragione noi; secondo: non ci puoi contestare in nessun caso, terzo: devi fare quel che ti si dice.


Inoltre l'accurato esame della struttura del gioco ti fa subito capire che ci sono dei meccanismi correttivi che consentono al conduttore di aggiustare il punteggio sia in corsa che prima del gioco finale, in modo da arrivarci con poco scarto tra le due squadre, e quello scarto nella direzione voluta.


Già prima della registrazione sono noti i nomi di coloro che verranno estratti a sorte "in diretta" per la tal cosa o per la talaltra e anche quale delle due squadre vincerà, ma quest'ultima cosa viene dissimulata fino alla fine, per ottenere la massima partecipazione e impegno delle aspiranti veline, che si sbracceranno, si agiteranno, si dimeneranno e si metteranno in mostra tutto il tempo, mentre le poche concorrenti genuine, richieste di partecipare ad  un balletto, torneranno col volto cupo dalla prova costumi e si rifiuteranno recisamente di esporsi al ridicolo.


Tutto estremamente ben organizzato. Anche se non ho capito se il conduttore abbia una memoria prodigiosa o una prodigiosa capacità di improvvisazione. Però sempre prodigioso è.


Per non parlare della bravura dei tecnici delle luci e della ripresa. Quando l'immagine dello studio compare sul grande monitor rimani estasiato: non riesci a credere che la scialba scenografia che ti circonda, i pavimenti graffiati, i muri sbiaditi, le seggiole grigine e le strutture di compensato dipinto, possano apparire tanto lustre, lussuose  e sfavillanti.


I costumi da quattro soldi delle ballerine, di tulle sintetico pencolante, semistrappati sotto i tacchi, sullo schermo sembrano vestiti firmati. E quando l'impianto luci salta i tecnici lo riparano nel tempo della registrazione di uno stacchetto in penombra.


"Tanto lo aggiusto in post produzione" è l'affermazione rassicurante del tecnico dopo un errore nella trasmissione del sottofondo musicale.


Alla fine, dopo l'ultimo applauso, tutti se la squagliano. E chi non si leva dai piedi abbastanza in fretta viene invitato a velocizzare. E' tardi, i tecnici sono stanchi, gli addetti della produzione sono esausti.


Io? Si, mi sono divertita. Mi sono proprio divertita.


Baci


Capsicum l'Impegnata.


P.S. questo post è un casino, ma anche preparare un programma televisivo lo è.....

venerdì 2 novembre 2007

Io avrei una storia da raccontare, ma non ho ancora avuto il tempo di scriverla. E' una storia allegra, una escursione a Cinecittà, spero di riuscirci domani pomeriggio, dopo la seduta di vaccinazioni.


Buon sabato a tutti

DA DOMANI COMINCIO A VACCINARE CONTRO L'INFLUENZA.


Voi direte e a noi che ce ne importa? non lo so, magari qualcuno dei miei pazienti mi legge e recepisce l'informazione.


Baci

lunedì 29 ottobre 2007

LUNEDI'


Me ne sono stata rinchiusa in casa tutto ieri. Non ho telefonato a nessuno. Neppure al pater. Nessuno. Casa, casa, casa, casa.


Come uno scattista ai blocchi di partenza.

domenica 28 ottobre 2007

IL CAPITALE RELAZIONALE

 I links, tanto per capirci.

Uno dei costituenti fondamentali della comunicazione nella Rete.

Uno dei capitali della Rete, insieme al capitale umano, a quello organizzativo, a quello digitale e a quello informazionale.

Se ci pensate è esattamente così. Quando girate fra la rete, surfando come dicono i francesi, passate di blog in blog seguendo proprio i links, e ogni blog gravita in un’area di linkaggi che gli è propria. Si tratta di sottogruppi relazionalì. La rete non inventa nulla, le leggi che regolano l’interazione tra le persone sono sempre le stesse, la rete annulla solo i limiti di spazio e tempo e, se dobbiamo essere sinceri, opera anche una selezione: alla rete accedono prevalentemente persone intelligenti, capaci, almeno minimamente acculturate, che hanno quindi, generalmente, già una lingua in comune.

In coda a questa linea di pensieri mi sono messa a risistemare i links di questo blog, fermi da oltre due anni perché questo blog, come tutti sanno, ama l’ozio.
Effe e i diamanti del Roc



"Mettetevelo bene nel vostro Dna: che abbiate sangue nelle vene oppure no, che nei post mettiate in croce i vostri organi vitali oppure no, che v’illudiate di esser qui per caso oppure no: voi siete i lemmi e gli stampi dell’editoria libera e vitale e nuova.

Se le vostre parole non hanno vincoli, hanno però ogni responsabilità verso chi legge, perché non esistono parole innocenti, non esistono parole senza conseguenze.

Ora a ridere sono gli altri, gli old media che colonizzano parti della rete abitata, che soli hanno avuto il riconoscimento di rilevanza editoriale, perché non esclusi dal disegno di legge.

Eppure voi fate comunicazione.

Voi fate letteratura.

Voi siete la Rete."


E fin qui hai la mia standing ovation, caro Effe.

Però questa cosa del Roc, non so, bisogna pensarci sopra.

Perchè noi non siamo la Rete. Però se togli noi la Rete non esiste più.

Attenzione, è diverso. La Rete è fatta di Reti e le Reti sono fatte di hardare, software e connessioni: di macchine che si parlano E di persone ognuna alla sua macchina, noi, che riempiono la rete di contenuti.

Senza di noi la Rete è una roba vuota, senza senso. Ma non basta esserci noi: dobbiamo salvaguardare la Rete e la sua libertà.

Io, guarda, sono d'accordo che ce lo meriteremmo tutto il Roc, ma mi sento sotto la pelle che ragionare in termini di Roc è un ragionare ammuffito, sepolto.

Teniamo d'occhio la nostra rete, nessuna conquista è per sempre, ogni conquista davvero preziosa va riconquistata ogni giorno.

Baci