martedì 28 novembre 2006

 


 


CONTRO I PAPILLOMI VENEREI E IL CANCRO DEL COLLO DELL'UTERO


 


A partire da ieri 27 novembre 2006 è disponibile in Francia il Gardasil, un vaccino per la prevenzione del carcinoma del collo dell'utero dovuto all'infezione da papillomavirus umani (HPV) di tipo 6, 11, 16 e 18. Questo vaccino ha ricevuto nel settembre 2006 l'autorizzazione europea di immissione al commercio. Nell'attesa delle opportune raccomandazioni del Consiglio Superiore d'Igiene Pubblica di Francia (CSHPF), questo vaccino sarà disponibile nelle farmacie francesi dietro prescrizione medica.


Appena ne saproò qualcosa di più lo posterò. Questa dei papillomi venerei è una problematica grossissima. Per centinaia di anni sono stati ritenuti grossomodo benigni, un fastidio, a volte antiestetico ,a non di più. Invece sono una robaccia. Pensate che nella metà dei casi nei maschi non si diagnosticano se non con una ricerca microbiologica del virus. In pratica il virus non si manifesta, o magari c'è un papillomino quasi invisibile all'interno dell'uretra.


Qualche mese fa ho visto una giovanissima ragazza piena di papillomini, con bruciori e altri sintomi poco piacevoli. Da vecchia signora imprudente le ho chiesto chi fosse il suo partner, o chi fossero i suoi partner e le ho rammentato che è una malattia che si prende SOLO per trasmissione sessuale. Lei è insorta, a difesa dell'amato bene, asserendo che lui era il suo primo ragazzo e lei la prima ragazza di lui, e che la fedeltà reciproca assoluta era da intendersi al di sopra di ogni sospetto, a prova di ciò mi riferiva l'intenzione di sposarsi appena raggiunta la maggiore età, per procedere senza indugi alla procreazione.


E del resto, ha aggiunto, lui non ha mica nulla!


Poi la mamma l'ha portata dalla sua ginecologa, una vecchia volpe espertissima e notissima in tutta la zona. La dottoressa ha fatto una bella risatina in faccia alla bimba. Ora te li tolgo, le ha detto, ma mettiti bene in testa che li puoi aver presi in un solo modo, e che anche lui può averli presi solo nello stesso modo. E che non vengono sù dal nulla, mai.


 


Per concludere: anche se andate a letto con un solo partner, non dimenticate che dal punto di vista medico state andando a letto con tutti i suoi partner attuali e precedenti e lui sta andando a letto con tutti i vostri. L'uso del preservativo, checchè ne dica l'autorevole capo della cristianità, ha una ragione medica importante: oltre alla prevenzione del concepimento previene, anche se non al 100%, il contagio di malattie sessualmente trasmesse.


 


Su questo argomento (il contagio di malattie sessualmente trasmesse) vi suggerisco di andare sul sito di Nadir e leggere la seconda pagina dell'ultimo numero della rivista. La prima contiene un articolo si USA e AIDS, pure quello non è male.  Una rivista interessante. Ve la consiglio.

giovedì 16 novembre 2006

CODE

 

Bisogna aver sofferto completamente qualcosa per riuscire a descriverlo. Questo e' vero per me, almeno.

Qui, nel mio mondo piccolo che è lo sesso di tutti, stanno succedendo delle cose drammatiche che hanno radici complesse.

Non posso descriverle in un post, mi serve un libro. Un altro. E non di cento e rotti pagine.

Ma non sono ancora pronta. In parte perché non ho sofferto abbastanza, in parte perché questo sarà un libro molto più difficile e complesso. Dovrò raccogliere delle conoscenze che non ho, del materiale che solo in parte è a mia disposizione.E poi rimane il problema di renderlo leggibile a chiunque.

Nessuno a cui parlare non è illeggibile, ma da quanto mi riferiscono i miei sinora pochi lettori non è neppure alla portata di tutti come speravo, scioccamente.

Il prossimo dovrà avere una storia semplice, o anche due o tre storie semplici da seguire. Poi ci saranno le parole tecniche, i problemi filosofici , la questione bioetica sarà permeante,ma non si deve capire, deve passare attraverso e, finita la lettura, deve restare nella mente del lettore come un interrogativo ormai suo.

 

Va bene, so cosa voglio fare.

Ma non so come lo farò. E neppure se ci riuscirò.

 

E' esattamente come quando mi sono iscritta all'univerità. Non avevo la più pallida idea di come avrei fatto a diventare medico. Ma sono qui.

Tutto sta fare la prima cosa che devi fare e poi andare avanti.

domenica 12 novembre 2006

NOSTALGIA DA MANGIARE


Nella cucinetta, dentro ad un cestino, tra le pieghe di un tovagLiolo, stanno lievitando quattro piccoli pan'e saba. Saranno pronti da infornare domani.


Quando ero piccola, una volta all'anno, per i morti,  mia zia Adelina ci mandava un cestino, e nel cestino c'erano quattro pan'e saba, una decina di pabassinas, un paio di pani neri e un chilo circa di fregula.


Il pane nero non lo potrò fare mai. Lo faceva lei con la farina integrale che macinava personalmenTe, nel cortile, con la macina antica girata dall'asinello. Suo padre prima e suo fratello poi erano stati direttori del mulino sociale del paese, ma lei s'era sempre rifiutata di usare la farina macinata con le macine industriali. Sosteneva che, girando troppo velocemente, surriscaldavano la farina, alterandone in modo intollerabile il sapore. Una macinazione selvaggia che solo i maschi potevano perpetrare. Procedeva quindi personalmente alla "molidura de su trigu po domu", cioè alla macinazione del quantitativo di grano, da lei coltivato, necessario per l'uso domestico.  Il macinato, raccolto nei sacchi di canapa, lo "spalinava" in un largo cestino di fieno di palude fatto a mano,  scuotendolo con rapida maestria e dividendo la farina bianca fiore, la semolina, la semola grossa, il cruschello, la crusca.


Con un misto di farina, cruschello e semolina preparava questo profumatissimo pane nero, che vive solamette nelle mie circonvoluzioni limbiche, ormai.


Ma is pabassinas, quelle le faccio, con la stessa ricetta antica trascritta dalla mia nonna, sua zia, all'inizio del 900. E la fregula, non  solo la faccio, ma insegno a farla a tutti quelli che me lo chiedono. E il pan'e saba è di là che lievita. In cucinetta, la mia "cogina mala"


Zia Adelina, come tutte le padrone di casa quartesi doc, aveva due cucine: una "bona" e una "mala". Pure io ho due cucine: la cucina e la cucinetta.


E tutto questo preambolo per racocntarvi la ricetta del pan'e saba.


 


Sciogliere 25 grammi di lievito di birra in un goccio d'acqua tipepida. Metterlo nella  ciotola del kenwood. Aggiungere 250 grammi di saba (mosto cotto) e 500 grammi di farina. Impastare col gancio fino a che non si ottine un bell'impasto incordato e compatto.


Nel frattempo tritare col coltello 50 grammi di mandorle, altrettanti pinoli e altrettanta uva passa. Le ricette che ho trovato nei libri di cucina dicono: noci, non mandorle, e pinoli e basta, ma zia Adelina ci metteva le mandorle e l'uva passa, quindi io faccio lo stesso. Probabilmente lei ci metteva mandorle e uva passa perchè le aveva in casa: le mandorle dai mandorleti, l'uva passa la faceva lei seccando lo zibibbo. Lo zibibbo ha i semi, a differenza della sultanina, ma ha anche un sapore ed un profumo meravigliosi.


Aggiungere all'impasto due uova e la frutta secca e 10 grammi di cannella in polvere (un cucchiaio circa).  Continuare ad impastare a velovcità uno fino a che l'impasto non si incorda bene e si stacca dalle pareti della ciotola. Sollevare il gancio, lasciare l'impasto nella ciotola a riposare per mezz'ora. Rovesciarlo poi sulla spianatoia, dividerlo in quattro parti, lavorarle ognuna con mano leggera per fare una pagnotta, metterle in un canestro, tra le pieghe del telo a ievitare, coperte con un altro telo e una coperta di lana. La lievitazione dura circa 24 ore. Si inforna in forno da pane. Quando è appena intiepidito si spennella con altra saba e si cosparge di palline di zucchero colorato. Siccome il pane è ancora un po' caldo, la saba si asciuga lasciando incollate le palline di zucchero alla superficie del pane.


Lo tagliavamo a fettine sottili, lo mettevamo nel suo cestino  e lo mangiavamo dopo cena, come dolce. 


Encli, le pabassinas sono più facili, però. Baci.

sabato 11 novembre 2006

Stamattina ho dovuto dare una cattiva notizia a mia zia. Lo zio ha tolto un pezzetto di prostata che era ipertrofica, e apparentemente del tutto normale. Psa 5, consistenza elastica, bella uniforme, non noduli, poi all'istologico c'era dentro un focolaietto di carcinoma. Domani mi tocca dirlo anche allo zio.

domenica 5 novembre 2006


PABASSINAS ANTICHE DI QUARTU



Mia nonna Maria teresa è nata a Quartu S. Elena nel 1884. Alcune delle ricette che ha lasciato scritte sono evidentemente versioni antiche di cibi tradizionali. Hanno le quantità misurate in libbre ed once, per esempio, e non contemplano tra gli ingredienti prodotti raffinati o d'importazione come lo zucchero.
Questa ricetta è una di quelle. Ci sono parecchie ricette di pabassinas e ve ne potrei citare almeno altre tre, ma non ho trovato in alcun libro una simile a questa. Le pabassinas sono dolci tipici della festa dei morti.


Ingredienti:
Una libbra di miele di castagno (400 gr)
tre libbre di mandorle, tagliate a fettine sottili e tostate (1200 gr)
tre libbre di uva passa (1200 gr)
una libbra di cedro candito (lattugau) tagliato in piccoli pezzi (400 gr)
due once di cannella ridotta in polvere (60 gr)
un mestolo di farina (circa 250 gr)
buccia di due arance grattugiata

bianchi d'uovo e zucchero a velo per la glassa (facoltativa)


Il giorno prima impastare il miele intiepidito con la farina e la scorza d'arancio e la cannella. Aggiungere la frutta secca e amalgamare bene il tutto. Coprite la ciotola e lasciate riposare fino all'indomani.
Il giorno dopo potete stendere l'impasto sul tagliere, ridurlo in rombi e cuocerlo a forno da meringhe per 15-20 minuti. In alternativa potete usare uno stampino da biscotti: lo riempite di impasto, lo comprimete bene e oi delicatamente tirate fuori la pabassina, nel mio caso a forma di cuore.
Disponete su una teglia coperta di carta forno (o infarinata leggermente) e fate cuocere in forno da meringhe, cioè attorno a cento gradi, per circa 15-20 minuti. Estraete la teglia, mettete su ogni pabassina un cucchiaino di glassa fatta con 4 once di zucchero a velo per ogni bianco d'uovo(circa 150 gr), stendete la glassa con un pennello, rimettete in forno per altri 5-10 minuti perchè la glassa si rapprenda.
Se il forno è troppo caldo diventano dure.

Si possono decorare con palline di zucchero argentate o colorate.

Due o tre precisazioni. Le mandorle andrebbero fatte a fettine sottili e il cedro a pezzetti piccolissimi: ne guadagna l'omogeneità dell'impasto che consente di avere delle pabassinas di forma regolare. L'impasto appena fatto non è un impasto, ma un composto colloso di frutta secca. Riposando per una notte almeno diventa più morbido e omogeneo e si riesce sia a stenderlo su un piano, come se fosse una specie di croccante crudo, sia a modellarne delle formine con gli stampi da biscotti. Se necessario ci si può inumidire appena le mani, ma se lo si fa le pabassinas ci metteranno di più ad asciugare in forno.

venerdì 3 novembre 2006

I miei figli non finiscono mai i compiti. Traccheggiano, giochicchiano, cacciano pretesti e scuse, e io francamente mi stufo a rimproverarli di continuo. Prevedo giorni di sfinimento totale, altro che ponte di vacanza