lunedì 30 ottobre 2006

GLI ARGOMENTI FACILI E QUELLI NECESSARI


Quando si parla di cose complesse come le relazioni, diventa difficile fare un discorso limitato. Una parola tira l'altra, un'idea ne trascina un'altra. Se si vogliono tracciare dei confini, non si riesce perchè nessuno li accetta, ognuno pretende di vedere le cose a modo suo, in funzione dei suoi propri bisogni, e si fa una confusione incredibile.


Prendiamo il mio discorso sulla gentilezza. Un casino ne è venuto fuori. E ne sono molto contenta.


Si parla, si riflette, vengono fuori le opinioni, i punti di vista. Due anni fa, mentre ero a Varenna per il master in cure palliative, stimolata da una lezione, scrissi un post che si intitolava una cosa tipo "E' necessario essere buoni per curare i morenti?" Era lo stesso argomento. Ma non suscitò lo stesso interesse. E comunque si era abbastanza d'accordo. Non è necessario essere buoni, si disse, basta essere onesti.  Perché? Perché si riferiva ai morenti, non a nessuno di noi, quindi, nè ora nè mai! Vero?


Invece per il vivente lo volete un medico buono, mica vi basta un buon medico. Per il morente, vabbè, un buon medico, certo, questo ci vuole, un medico buono, forse non è necessario. Perché il morente non siete voi, ragazzi!!!


E lo vedete che ho ragione? E i fatti mi cosano!


Volete un medico buono e gentile, evvai! Un buon medico stronzo non vi piace.


Ma poi il discorso è scivolato sul medico in burn out. Il medico scortese. Ora lo scrivo in lettere maiusole così rimane più leggibile:


UN MEDICO SCORTESE E' UN MEDICO IN BURN OUT, CIOE' UN MEDICO CHE STA MALE LAVORATIVAMENTE PARLANDO.


E non vi piace mica sentir dire queste cose, vero? Che storie son codeste, come si permette colui al quale affido la mia vita d'essere vulnerabile  in tal modo al disagio, allo stress, sarà mica che mi sto affidando a uno che non è DIO?


Embè, ve le dovete tenere queste cose scomode. Se volete essere curati bene, al meglio delle capacità del medico, bisogna che il medico lavori sereno. Se è scortese vuole dire che non sta lavorando bene, è un bruttissimo segno. Un medico che non lavora sereno è un medico che potenzialmente sbaglia di più.


Quanto guadagna un medico mi chiedi, Mare. Io personalmente guadagno bene, ma lavoro moltissimo. Mi restano tra i 2500 e i 3000 euri netti al mese. Colleghi con meno pazienti e che fanno meno extra di me guadagnano meno, anche molto meno. Gli specialisti ambulatoriali guadagnano molto meno, talvolta molto molto meno: dipende da quante ore fanno. I medici della continuità assistenziale guadagnano molto molto meno. Gli ospedalieri guadagnano più o meno così, forse anche di più, si dice, ma non ne sono sicura perchè non ho mai visto le loro buste paga. I pediatri di libera scelta guadagnano quasi il doppio, ma lavorano fino allo sfinimento fisico e mentale.


Gli specialisti che lavorano in nero, soprattutto al sud, guadagnano probabilmente moltissimo di più, ma sono comunque solo ipotesi, supposizioni,  da parte mia e vostra. Esattamente come quelle sui guadagni degli idraulici che lavorano in nero.


A me piace il mio lavoro, e personalmente non sono in burn out, però o parliamo solo delle cose belline e piacevoli, delle cavolate, e allora vi guardate domenica in e il telefilm sulla clinica di Walter Nudo (come si chiama pure che me lo scordo sempre?), oppure state su questo blog e vi cuccate pure le schifezze. Con affetto, ma qualche volta senza gentilezza, dalla vostra


Capsicum


P.S. E comunque io aspiro ad essere un buon medico; un medico buono, mah, non mi sento proprio all'altezza. Come diceva San Carlo? Essere santi è un'eccezione, essere giusti è, o dovrebbe essere, di tutti. 


 

giovedì 26 ottobre 2006

DI NUOVO SULLA GENTILEZZA


Milumilu mi dice: 


capsicum, ti prego, aiutami a capire davvero...
la gentilezza risponde al bisogno della persona di essere ascoltata, considerata, rassicurata, correttamente informata, strategia vincente per vedere le terapie prescritte seguite il più possibile...
Che c'azzecca, direbbe Di Pietro, la gentilezza con il debito del paziente?
va be va, mi sa che sono cotta io, ti chiedo scusa preventivamente...


Allora. Ci sono cose dovute e cose che sono un di più.

Le cose dovute da un sanitario ad un paziente sono la diligenza, la perizia, l'informazione completa base di un  consenso informato, il rispetto. Dire rispetto dovrebbe essere sufficiente. Ma aggiungiamoci l'umana compassione.

Con questo si può rispondere al bisogno della persona di essere ascoltata, considerata, rassicurata, correttamente informata, esattamente come hai detto tu. 


Gentilezza significa invece dimostrare bontà d'animo, affetto. A parte che ti voglio vedere ad essere gentile quando devi curare uno che sai che mena la moglie e insidia la figlia, quando metti in campo la dimostrazione di affetto e bontà d'animo cosa vuoi fare? Ingarbugliare le cose? Relazionarti al paziente come tu-persona? No, tu sei ruolo, non persona per lui. Devi essere ruolo, in modo che, finito il tuo compito, lui sia libero dal legame con te. Nel tuo ruolo puoi anche mettere la compassione umana, anzi ce la dovresti mettere, se ne sei capace. Però potresti non essere in grado, in quel momento. Per motivi inerenti alla tua vita personale di quel momento, perchè hai bisogno di difenderti da ulteriori sofferenze, per mille motivi. Per questo non ti si può ritenere in obbligo di fornire sempre e comunque una calorosa umana compassione. La correttezza ed il rispetto, però, dovrebbero essere ampiamente sufficienti. Se il paziente si sente al centro della tua completa attenzione e contemporaneamente sente di essere nel pieno possesso della potestà decisionale, la gentilezza nel senso di dimostrazione di bontà d'animo, affetto e calore, non gli serve a nulla.


La dimostrazione della tua bontà d'animo e del tuo affetto nei confronti del paziente è un tappabuchi che tutti rischiamo di usare quando SAPPIAMO di ESSERE IMPOTENTI. Quando il tuo paziente sta morendo, quando non hai una soluzione ai suoi problemi, quando non sai che pesci pigliare. Guarda, io ne giustifico la necessità solo quando il paziente non ha affetti vicino. Se sta morendo da solo, se non ha amici o parenti accanto. Allora si.


Ma altrimenti tu fornisci la professionalità, la completa attenzione ai suoi problemi, la cortese disponibilità ed il rispetto. La moglie, il marito, i figli, gli amici forniscono la bontà d'animo, la gentilezza, l'affetto e tutta quella mercanzia lì.


Tu, invece, ti tieni il tuo magone e ci lavori sopra.. Cosa che quasi nessuno dei sanitari fa. Vigliaccheria legalizzata dalla consuetudine. Incasinamento psicologico totale. Confusione dei ruoli, dei sentimenti con il lavoro, del lavoro con i sentimenti. Fonte di errore comunque.


 Perchè di fare il medico o l'infermere l'hai scelto tu. Quasi sempre perché avevi bisogno di aiuto. E forse ce l'hai ancora, se non hai già ricevuto l'aiuto di cui avevi bisogno.


 Ma se l'avessi ricevuto, queste cose le sapresti già. Non avresti bisogno di sentirti buona. Saresti capace anche di saperti ostile ad una persona e di riuscire a curarla ugualmente bene. Perchè a volte si debbono curare persone spregevoli, veramente orrende. Perché la cattiveria, la malvagità esiste, anche se non è frequente per fortuna, e se lavori nel nostro campo abbastanza a lungo te la ritrovi davanti e impari anche a riconoscerla sotto tutte le ipocrisie sotto cui si nasconde. Ti tocca curare un disgustoso pedofilo, un sadico, uno che distrugge la psiche dei propri figli, un egoista che causa la morte della propria moglie. E come fai a curarli, eh? Offrendo loro competenza, diligenza, rispetto e consenso informato. Punto. Esattamente come agli altri. E pure umana compassione, se ci riesci. Ma gentilezza, via! Quella scegli di darla a chi la merita, a chi apprezzi , a chi vuoi bene, e la dai in quanto persona, non in quanto medico o infermiere. E siccome non è dovuta, dandola metti in obbligo verso di te chi la riceve.  Vedi che si tratta di ruoli diversi?


Il paziente anche quando crede di volere una mamma, non è vero. L'assunzione di un ruolo partecipativo in senso amichevole/affettivo presuppone anche una condivisione della potestà decisionale, un supporto nella decisione, e tu non puoi farlo proprio. Se lo fai interferisci nella sua sfera di libertà. Devi starne fuori. Devi essere SOLO medico o infermiere. I tuoi personali sentimenti te li devi tenere per te e ci devi lavorare sopra. La relazione controtransferale deve essere uno strumento per te, ricordatelo bene. E la relazione transferale deve restare tale, essere individuata come tale dal sanitario. Non ti puoi permettere di credere che un sentimento transferale sia rivolto a te come persona. DEVI SAPERE che nasce e si costituisce indipendentemente dal tuo essere persona e che non è rivolta a te, ma al tuo ruolo.


Insomma, Milumilu, il casino proviene dal fatto che siamo totalmente impreparati, dal nostro percorso formativo istituzionale, su questi temi. Quindi torniamo alla competenza e alla diligenza. In questo campo non stamo offrendo competenza.

Ci manca la competenza. E speriamo di tappare il buco con la gentilezza. Il paziente può anche sembrare contento, ma alla fine la magagna salta fuori.


Io non ci sto ad avvallare questa confusione linguistica e concettuale, perché sarebbe come avvallare il persistere dell'incompetenza.

Guarda, ho solo sfiorato la superficie di questa tematica, solo sfiorato. Se può bastare per cominciare a rifletterci, dimmelo tu.

Baci

Capsicum





E guarda, Sara, se tu gli dai gentilezza, lui è costretto a fornirti riconoscenza. Lo vedi bene che c'è qualcosa che non va. Lui ti deve fornire un onoraio, e poi siamo pari. Lui deve potersi sentire in pari con te. Se ti gli fornisci gentilezza, come fa lui a mettersi in pari, eh? E non è questo che vuoi in fondo, o medico gentile? Un paziente sempre in debito con te?

mercoledì 25 ottobre 2006

LA STREGA GENTILE


Ritorno un attimo sulla gentilezza.


Dice Pratchett in A hat full of sky che una buona strega offre alla gente non ciò che la gente vuole, ma ciò di cui la gente ha bisogno. Una buona strega non è una strega popolare.


Quando lui parla delle streghe dice esattamente quel che penso io dell'essere medico.


E, cara Sara, un buon medico cerca sempre di dare al paziente ciò di cui IL PAZIENTE ha bisogno. Non ciò che il paziente vuole, e neppure ciò CHE IL MEDICO HA BISOGNO DI DARE. Non è così che decidi come devi essere. Tu devi essere medico, non amico, parente, o altro. e allora devi dare non quello che ti sembra in tono con te stesso, ma quello che la situazione medica richiede. Gentilezza è una cosa trascurabile come esigenza del paziente. L'esigenza di essere gentili, o di non esserlo, nasce dal medico. Dal suo tentativo di colmare il proprio senso di colpa. Te lo devi tenere il tuo sentimento di inadeguatezza, non lo puoi riscattare con la gentilezza.


La GENTILEZZA non è quello di cui il paziente ha bisogno DAL MEDICO. La gentilezza la può avere da tutti, dal medico deve avere rispetto, umana compassione, rigore professionale, competenza e la massima attenzione. Il che può doversi tradurre a volte in freddezza, persino durezza e rifiuto alla connivenza. Perchè il paziente a volte vuole il proprio male, ed il medico non può, per gentilezza, andargli incontro e collaborare con lui nel nuocergli.


Sara, quella delle parole è una trappola. Gentilezza è una bella parola e tu subito la sposi, la vuoi per te. Ma come medico non hai il diritto di scegliere il tuo comportamento in base alle tue esigenze. E neppure di giudicare il comportamento dei tuoi colleghi  senza calarti nei loro panni.


Un medico si può incazzare. Anzi, a volte si deve incazzare. E anche col paziente. Al diavolo la gentilezza.


Leggiti il sottotitolo del mio blog. Non l'ho messo lì per i pazienti, ma per i medici.


Un abbraccio


Capsicum


P.S. lo so, lo so che sono antipatica e pure saccente. Faccio proprio schifo come persona. Se  non lo sapevate ve lo chiarisco ora. Il medico è una medicina, e io sono una medicina amara. Bleah!

martedì 24 ottobre 2006

I commenti a questi due ultimi post sono davvero interessanti e preziosi per me, ma credo di dovervi una precisazione più esplicita. Soprattutto a Mareprofondo e al Prof, che ringrazio per  gli interventi.


Mare, guarda che il fatto che i medici poco preparati vengano tollerati e a volte anche passino avanti ad altri nella carriera è una cosa che mi indigna profondamente. Parecchi anni fa persi un concorso perchè sostenevo l'esistenza della epatite C, o non A non B come si chiamava allora, mentre il primario diceva che era una cazzata. Ma lui era primario e si scelse un assistente che la pensasse come lui. I metodi di assunzione sono tarati profondamente.


Certo che ci sono delle cose che non funzionano, che diamine! E molte anche! Ma il manico sta nel livello organizzativo, non in quello clinico! Questo è il fatto! Scelta del personale, retribuzione, motivazione, controllo delle prestazioni, sistema e valori di riferimento per la qualità delle prestazioni stesse, che al momento sono quelli sbagliati. Insomma: il problema a monte dellla nostra sanità non sono i medici e gli infermeri, ma le loro condizioni di lavoro, i parametri in base a cui si fa carriera, il modo in cui vengono designate le persone che devono organizzare le prestazioni e verificarne la qualità clinica, le priorità che vengono stabilite, il controllo della spesa nelle regioni, insomma c'è un mare di cose che non vanno bene, ma invece di verificare queste cose si preferisce fare dei sanitari un capro espiatorio e salvare i veri responsabili dello sfascio, tra i quali, secondo me, c'è chi lo fa apposta. E' più chiaro adesso il mio pensiero?
Baci


Capsicum


P.S. per quanto riguarda il convegno di oncologia di Milano, in realtà è promosso dagli oncologi italiani, ma è un convegno sull'errore in medicina. E hanno detto le stesse cose che dico io.  Cito dal Corriere della Sera: «La cosiddetta "malpractice" esiste - ha detto
Bajetta - ma spesso l'errore non è dell'operatore sanitario, bensì
della struttura in cui lavora»: stanchezza legata a troppi turni
massacranti, procedure non controllate, cartelle cliniche o farmaci
preparati in ambienti bui, sporchi o rumorosi, e diagnosi tardive per
screening inefficaci. Il mancato impiego routinario del pap test, ad
esempio, è la ragione per cui ancora oggi 1.500 italiane l'anno muoiono
di cancro al collo dell'utero. Troppe volte, poi, si trascura «la co-
presenza di varie malattie» come pure «il consenso informato al malato
e alla sua famiglia», ha aggiunto Marco Venturini, primario oncologo
all'ospedale di Negrara (Verona)

lunedì 23 ottobre 2006

e io oggi volevo raccontarvi una storia, invece. lo farò più tardi. baci

E' NECESSARIO ESSERE BUONI PER ESSERE DEI BUONI MEDICI? NO.



Premesso che rispetto moltissimo sia voi che le vostre opinioni e le vostre esperienze (e lo sapete, spero), vi prego di leggermi ancora  qualche minuto. Rischiando l'impopolarità, ma tanto non è la popolarità che cerco.


Desidero farvi rifelttere su una piccola cosa. In nessuna parte del mondo esiste l'aspettativa della gentilezza da parte del medico. La gentilezza medica non ha un senso al mondo. La professionalità, quella si. La competenza, anche; il rispetto, ma il rispetto freddo, non caloroso, quello lo si può chiedere. Persino una educata cortesia. Ma va pagato per il suo lavoro, però. Perchè il sanitario, medico, infermiere, terapista,  sta lavorando, si sta guadagnando la vita, non il Paradiso, in cui non è neppure tenuto a credere, se permettete.


Che gli stipendi siano pagati dalla struttura pubblica o dal privato o da una assicurazione, si tratta solo di soluzioni differenti scelte in contesti differenti e sulla base di valutazioni politiche e/o economiche.


La pretesa che il medico o l'infermiere sia un missionario è una becera pretesa italiota. E il fatto che sulla base di questa pretesa il medico e/o l'infermiere venga sfruttato, sottopagato, fatto lavorare gratis per anni, sottoposto alle scenate dei pazienti che si sfogano su di lui per tutto quel che non va, trascinato in tribunale, minacciato, insultato, ucciso (anche, si, in guardia medica, sulla porta del reparto, pure), anche questo è un incredibile comportamento italiota.


Il medico con aspirazioni missionarie lavora per MSF. Se se lo può permettere e non ha una famiglia da mantenere. E se quelli di MSF lo vogliono. Il che non è detto.


Anche la pretesa che il medico molto bravo, che ha particolare talento o che semplicemente sgobba più di altri per aggiornarsi di continuo, debba guadagnare esattamente come uno meno impegnato e meno bravo, è una maledetta pretesa italiota, che scoraggia i professionisti dal migliorarsi. L'incentivo economico è importante per i medici come per i venditori di computer, per dirne una.  Il rispetto è l'altro tipo di incentivo che va bene per i medici come per i venditori di computer.


Ancora qualche anno e vedrete che i nostri giovani medici bravi e preparati se ne andranno a lavorare dove vengono pagati bene, e soprattutto rispettati, e noi, forse, ci accontenteremo dei medici bangladesi, come avviene in quel di Londra, tanto per dirne un'altra. Poi ci lamenteremo? Bene, chi la fa l'aspetti.


Aggiungo che pure in nessuna parte del mondo esistono queste due pretese:


1- che tutti i medici siano bravi uguali. Ve lo dovete scordare, non è possibile. Se andate in una struttura pubblica a volte trovate quello bravissimo e a volte quello scarso. Non è possibile altrimenti. Proprio non si può. E anzi lo capite da voi che quello bravo cerca il posto dove può meglio crescere, imparare, migliorare, fare ricerca. Quindi non il repartino della città di centomila abitanti.


2- che un medico, anche il più bravo, non si sbagli mai. Il medico si sbaglia. Più vede una patologia all'inizio più è facile che si sbagli. Poi la patologia va avanti, i segni si fanno più gravi e più evidenti, e così il terzo medico ci prende. E il paziente è pronto ad osannare lui e a maledire gli altri.


E con questo ribadisco: stiamo andando male. E qualcuno è contento. I vostri commenti confermano che venite lentamente educati a spostarvi dal pubblico al privato. Invece di chiedervi il perchè dei problemi.  Invece di mettervi nei panni del medico. Tanto il medico è quello cattivo, l'assassino, come ve lo dipinge la propaganda interessata di chi vi vuole clienti paganti. E ci cascate con tutte le scarpe.


Ve l'ho fatto venire un dubbio? No? Se è così, signori, è finita. Fra dieci anni saremo come a Londra. E io farò come il dottor Pietrangeli quando levarono le  vecchie mutue. Chiuderò lo studio convenzionato e aprirò uno studio privato a prezzi ultrapopolari. E avrò settanta persone in fila fuori dalla porta. E continuerò a lavorare quattro giorni, a studiare due e a passare la domenica coi miei figli, esattamente come ora. Probabilmente guadagnerò pure di più. Non sarà peggio che ora, per me. Ma per voi? 


Vostra Capsicum


P.S. ora mi viene in mente che "medici bangladesi " può essere frainteso, considerato una battuta. Invece è un dato reale. E' un dato di fatto che in GB i medici britannici non vogliono più lavorare per il servizio pubblico, preferiscono, se sono bravi e preparati, spendere il loro talento come privati. Al loro posto il Servizio Pubblico recluta medici in tutto il mondo, purchè conoscano bene l'inglese, e uno dei posti dove si reclutano meglio è  il Bangladesh (e l'India, anche).  Ecco perchè ho detto medici bangladesi. Non per offrire un assist alle battute. Baci.

domenica 22 ottobre 2006

 


TRAVOLTA


Nelle ultime due settimane sono stata travolta dal lavoro e dai figli. Ho rinviato una visita di controllo ad una signora anziana per ben due volte. Non sono mai rientrata a casa prima delle otto di sera. Giovedì, verso le dieci, quando ho finalmente dato il bacio della buonanotte al piccolino, mi sono resa conto che non lo vedevo da quando l'avevo svegliato per mandarlo a scuola.


Perché?


La signora Zaira è venuta in studio nove volte in trentacinque giorni. Lei è un caso limite, ma la tendenza generale è questa. La gente viene dal medico di continuo e l'impressione è che sia travolta dall'angoscia, dal bisogno di essere rassicurata sulla sua salute, e le campagne di diffamazione della sanità non aiutano a sentirsi meglio.


Un mio consocio e collega dice molto bene che vi sono una qualità reale dell'assistenza e una qualità percepita. La qualità clinica reale è alta, anzi altissima. Quella percepita è bassa.


Come faccio a dire la prima cosa? Ci sono dati precisi a cui non viene data risonanza. (C'è da chiedersi perché).  Per esempio, lo sapete che abbiamo la mortalità più bassa al mondo negli interventi di colecistectomia? la più bassa al mondo, USA compresi. Abbiamo il secondo miglior servizio sanitario pubblico d'Europa. Prima di noi la Francia, che però spende molto più di noi, in relazione al PIL (ed ha un PIL maggiore del nostro, per giunta).


Così ho chiesto ad una paziente, e lei mi ha detto che non può essere contenta perchè quando va in ospedale a fare una ecografia la specialista è sgarbata con lei.


Ecco.


L'ecografia è fatta bene? I tempi di prenotazione su una urgenza sono brevi? I macchinari sono moderni? L'operatore è preparato? E chi se ne frega! Ci interessa che ci abbia leccato un po' il c***. Questa è la qualità percepita.


Che poi i motivi per cui l'operatore non è garbato non ci importano. Se ha appena avuto una discussione con un paziente irascibile, se viene pagato poco, se il suo posto di lavoro è precario, se si accorge di non essere rispettato, se la signora stessa era stata sgarbata per prima, tutto questo che importanza ha?


Qualità percepita. Da cosa deriva? Da una distanza tra le aspettative e la realtà, io credo. E da un apparato organizzativo- burocratico non altrettanto buono rispetto alla qualità clinica.


Se la realtà clinica,  come dicono i dati raccolti da agenzie internazionali, è molto più che buona, le aspettative come sono? Ve lo dico io: sono assurde. E sono spinte da una campagna di stampa che più ci penso e più mi rendo conto è fatta apposta per preparare la svendita dell'enorme capitale scientifico, umano, strumentale e immobiliare che costituisce il nostro Servizio Sanitario pubblico.


Enel? Telecom? Robetta, credetemi. Privatizzazioni di piccolo cabotaggio.


Quelli che sbavano davanti ad un affarone del genere, ve li figurate? Come fare per convincere il cittadino a disfarsi di un servizio sanitario pubblico? Convincendolo che fa schifo.  Fa schifo, quindi ti facciamo un favore a levartelo di torno.


Sedetevi davanti ad una buona birra e meditate, gente, meditate.

mercoledì 18 ottobre 2006

minipost


 


Caro Dario, mille grazie!


Invidio un po' il Gatto, ma sono lieta che tu te ne prenda cura. Baci. Capsicum

venerdì 13 ottobre 2006

Sono proprio tonta.  Mi accorgo solo ora che le date di Splinder si sono tradotte in inglese. Ma chi l'ha chiesto? E quando è accaduto?

lunedì 9 ottobre 2006

Sono davvero stanca. Mi sento aggredita dovunque. In studio su mille e rotti pazienti ho oltre 650 contatti al mese, il che mi sembra folle. Oggi una pz pretendeva che la visitassi urgentemente. E' venuta sette volte negli ultimi trenta giorni. La cosa si ripete goni volta che la figlia, che lavora in Francia, riparte. Consolatrix afflictorum.


Fuori mi sento aggredita da tutti i detrattori della Sanità pubblica. Mi guardano con astio e ringhiano "malasanità". Poi sono i primi a voler visite ed esami non necessari, intasando così il sistema. Pretendono di avere prestazioni anche ad alto costo a scopo rassicurativo e poi si lamentano che con questo andazzo il sistema accumula tempi di attesa lunghi.


A casa mio figlio ringhia perchè siamo senza macchina.


Voglio la strega della Bella Addormentata, che li faccia crollare tutti in letargo per cento anni e un giorno.

giovedì 5 ottobre 2006

Promoter io


 


La libreria delle donne ha risposto. Ho mandato un messaggio anche ad un mio conoscente che ha rapporti con le librerie della coop. Editrici non lo so cosa ne pensate delle librerie della coop, ma andarci a parlare non costa nulla. Domani rompo le scatole alla associazione del Progetto rivivere. Uff, se non avessi così poco tempo

Ecco, lo vedi, una povera vecchietta non si può sfogare che arrivano subito i commenti strumentali. Ragazzi, insomma, non mi va di essere usata ideologicamente. Io faccio un busso, e dico subito che una parte  della colpa è certamente mia, e sono incazzata perchè dall'altra parte non ho visto la correttezza e la irreprensibilità che mi aspetto anche in base alle mie passate esperienze con la categoria, ed ecco che mi trovo trascinata in polemiche che non gradisco. Prof, la nostra discussione sulla legalità a bologna è una faccenda a parte (una cena al diana? mi alletta questa cosa), ma si può sapere cosa c'entra Aldrovandi? Io i commenti non li cancello mai, a meno che non siano lesivi della dignità di qualcuno, però siccome questa è casa mia invito gli ospiti anche occasionali a non uscire dal seminato. Un abbraccio da Capsicum

mercoledì 4 ottobre 2006

ADDIO, MIA POVERA CARA


Orbene, la dottoressa Capsicum ha ucciso la sua vecchia macchinetta. Le cose sono andate così , come documenta una telecamera che ha ripreso tutto. La dottoressa rincoglionita girava sui viali di circonvallazione interna di Bologna; una macchina dei carabinieri usciva a marcia indietro dalla caserma per facilitare l'uscita di una jeep. La dottoressa era a trenta metri di distanza, ma ciononostante non è stata capace di frenare in tempo e gli ha dato nel posteriore alla Tempra.


Poi taccio dell'indecoroso comportamento dei baldi tutori dell'ordine, anzi perché tacere? Non taccio. Prima hanno cercato di intimidirla, esortandola a firmare una constatazione in cui si assumeva tutta la responsabilità, e aggiungendo altrimenti dobbiamo chiamare i carabinieri per fare gli accertamenti, ma, sa, i carabinieri poi siamo noi, spergiurando che loro non uscivano a marcia indietro, ma entravano, invece, minacciando prima di incastrarla con la telecamera, poi, alla sua reazione entusiastica (molto bene, allora siamo a posto, basta rivedere il filmato!) qualcuno è andato a controllare ed è tornato affermando che no, purtroppo la telecamera era guasta. Poi l'hanno lasciata lì come una scema e se ne sono andati, già bardati con collari opportunamente tenuti di scorta in caserma, per far certificare al pronto soccorso d'essere stati ignobilmente feriti in servizio, infine il simpatico collega che faceva i rilievi si rifiutava di fornirle i dati del conducente e del trasportato invitandola a procurarsi una copia del verbale presso il 112; cercava di non scrivere nel verbale della presenza della telecamera con la ridicola scusa che "Questo è lo spazio per la dinamica dell'incidente e questo che lei mi dice non c'entra con la dinamica". E per giunta prendeva le misure dellla posizione della macchina dei carabinieri nonostante fosse stata spostata di quasi due metri dal punto dell'impatto come evidente dai vetri rotti per terra. 


Ora la dottoressa invornita se lo merita di aver scassato la sua macchina perchè se avesse avuto il piedino più veloce sul freno non li avrebbe imbussati, o comunque li avrebbe imbussati piano e la macchinina ora sarebbe ancora marciante e non defunta.


Però, se la dottoressa non fosse una così simpatica ragazza con tanti conoscenti desiderosi di soccorrerla e se uno di questi non fosse amico di un pezzo grosso e se detto pezzo grosso non avesse visionato il filmato (che c'era, e c'è),  forse qualcuno avrebbe potuto affermare che la dottoressa Capsicum è una impudica mentitrice capace di inventarsi dei carabinieri a marcia indietro anzichè all'avanti per non pigliarsi la colpa di un busso.


Ché la dottoressa  ci tiene più alla sua reputazione di sfacciata e impudente ma sincera piuttosto che ai millecinquecento euro che vale (valeva) la sua povera decrepita utilitaria.