sabato 30 settembre 2006

Ho scritto alla libreria delle donne. Questa lettera. Sto pensando a chi altro mandarla. Suggerimenti?


sono bene accetti, lo sapete. Baci.


 


Buongiorno.

Avrei bisogno di aiuto. 


Mi chiamo Capsicum, ho 49 anni e vivo a Bologna dal 78. Sono sposata, ho due figli e faccio il medico di famiglia.

Essere questo è già difficile, ma è una difficoltà normale, diciamo, a cui noi donne che lavoriamo siamo tutte abituate.

Ma adesso mi trovo in una particolare difficoltà in cui non so districarmi.

Ho un blog dal 2003 e scrivevo dei racconti. Forse non erano particolarmente belli dal punto di vista letterario, ma piacevano molto, probabilmente perché raccontavano storie vere.

Due anni fa sono stata contattata da una piccola casa editrice fondata da tre donne che mi ha chiesto di scrivere un libro. L'ho scritto ed è stato pubblicato. Ma ora vorrei farlo leggere. E non so da che parte cominciare.

Il mio libro parla della condizione di medici, di infermiere, di studenti in medicina, nel servizio sanitario regionale, alla periferia della nostra città. Però non è un saggio: è un romanzo. E' piccolo, leggibile, scorrevole, molto asciutto. Chi l'ha letto mi dice che è bello. Ma è tutto inutile perché non basta che un libro sia bello e che costi poco per convincere la gente a comprarlo e leggerlo.

Ho messo un grande impegno per riuscire a scrivere di temi difficili e persino antipatici in modo tale che il lettore non si accorga di stare leggendo cose ostiche, ma creda di seguire la storia avvincente di una signora medico in difficoltà. E tutto questo andrà perduto come lacrime nella pioggia se qualcuno non mi aiuta! :)

Vi propongo di leggere il mio piccolo libro. Sono solo un centinaio di pagine.

Può darsi che vi sia già arrivato perché ho chiesto alle editrici di inviarvene una copia, ma certamente vi arriva tanta roba e potrebbe essere finito sul fondo di una pila, ai piedi di qualche scaffale o scrivania.

La casa editrice si chiama Untitled ed il mio libro si intitola "Nessuno a cui parlare". Se me lo permettete potrei portarvelo. 

Se poi desiderate prima farvi un'idea del progetto, del libro e  di me potete leggere qui: www.untitlededitori.com  Nel sito c'è una pagina con l'elenco dei libri pubblicati. Ci trovate il mio e anche le prime recensioni in rete. Questo è l'url del mio blog: www.radicidellozio.splinder.com  e questo è l'altro blog dove trovate i miei vecchi racconti: www.lacasadellozio.splinder.com  .

Ora, poiché ho tanto approfittato del vostro tempo, esagero e aggiungo due parole.

Dei sei libri pubblicati da Untitled quattro sono scritti da donne. Uno è straordinariamente bello. E' "Sicilia" di Maria Carrazzoni. Una vera poesia d'amore. Se non avete il tempo di leggere il mio dovete, dovete almeno trovare quello per leggere Sicilia. Potrebbe essere un best seller se l'avesse pubblicato un editore ben distribuito. ma un editore così non avrebbe mai cercato Maria e non sarebbe mai riuscito a convincerla a scrivere, lei così terribilmente timida, e di lingua spagnola, un libro tanto intimo e per giunta in italiano.

 

I ragazzini scrivono messaggini alle televisioni e li corredano di un vipregomandatelo. Io aggiungo un RSVP molto vecchio stile e un abbraccio

Capsicum

 

 

"Nel mondo c'era la Testa. Poi venne la Croce.
Allora Testa e Croce si misero a giocare a testa e croce,
e tutto il male viene da lì"

giovedì 28 settembre 2006

orbene. ahem.


Ogni giorno un sacco di giovani e meno giovani prendono la patente.


oggi l'ha presa mio figlio.


e ieri s'è iscritto a medicina.


Lo so che noi mamme quando parliamo dei nosri figli facciamo un po' pena.


Intanto questo blog se ne frega e si proclama fiero e soddisfatto.


E brinda, pure.


Baci


Capsicum

martedì 26 settembre 2006

mercoledì 20 settembre 2006

Ma allora, dice, quali vantaggi presenta alla fine economia rispetto a medicina?


per esempio che dopo tre anni hai la laurea triennale. e dopo cinque la specialistica.


e poi? vado a fare il contabile? a riempire fogli excel? Mi sembrava che mi attirasse e invece non mi attira più. Ai test di medicina le cose erano difficili, si è capito subito che volevano solo i migliori. Lo capisci, quando ti vogliono selezionare verso l'alto. So che mi confronterò con i migliori, lì. A economia per tre indirizzi non hanno fatto neppure il test, solo per quello che avevo scelto io. Ed erano scandalosamente facili. due equazioni da seconda media. i soliti test di logica, carini, divertenti, ma nulla di spiazzante. le domande di storia così facili che le sapevo persino io, che lo sai della storia non mi sono mai interessato. Quattro domande di attualità economica che ho lasciato in bianco. tu lo sai chi è il governatore della banca d'italia? Io no. So che Fazio s'è dovuto dimettere, ma non mi ricordo il nome di chi lo ha sostituito, solo che era un protetto del presidente ciampi. Così ad economia non ci sarà un ambiente selezionato, non particolarmente almeno. E le materie? sono esse affascinanti? ti prendono? c'è qualcosa di ignoto, qualcosa da scoprire? no, vedi. allora quali sono i punti a favore?


Puoi prendertela comoda, non è poco, ti pare? E puoi fare un sacco di lavori.


No, guarda, sono stufo di prendermela comoda, alla lunga mi deprime. ma ci penserò ancora. Che dici: posso venire in studio con te? una mattina, così per capire.


 

domenica 17 settembre 2006

COCCHINI


250 grammi di farina di cocco


250 grammi di zucchero


4 albumi


un cucchiaino di cannella in polvere.


Frullare lo zucchero per renderlo più sottile. Mescolare tutti gli ingredienti con una spatola, accuratametne. Lasciare riposare l'impasto almeno un paio d'ore.


Aiutandosi con due cucchiaini fare delle palline e metterle in pirottini piccoli, quelli da cioccolatini. Disporle su placca da forno e infornare a 180 gradi per una quindicina di minuti o anche meno, sino a che non si sono ben scurite. Raffreddare in un cestino o in una gratella.


 

venerdì 15 settembre 2006

QUATTRO NOCINI


Come giàè detto qualche tempo fa, ho fatto quattro nocini con quattro ricette diverse. Nino, ci sei? le ho denominate ricetta A, B, C e D.


Sono pronte per l'assaggio. Veramente ci si aspetta che migliorino ancora sino a Natale, ma, visto che le nociu le ho raccolte il canonico ( e fatale) 19 giugno e immediatamente messe al lavoro, i nocini sono già filtrati e imbottigliati.


Ebbene, la ricetta C, originaria del parmense, è fantastica. Oggi non riesco a smettere di assaggiarla. Mi sento già la regione nasogeniena intorpidita, ma credo che me ne verserò ancora un goccio.


Dopo l'incontro veronese del sig vizi  posterò le ricette con la graduatoria.

giovedì 14 settembre 2006

Ma i ragazzi come se la pongono la questione delle scelte? Quelle per il futuro, intendo.


Sono capaci di guardarsi dentro e interrogare se stessi?


 


Baci


Capsicum

martedì 12 settembre 2006

Cena con la mia amica di sempre. Mi ha fatto le carte e in trent'anni credo sia solo la seconda volta. La loggia la scala la porta la ca' .... mi ha predetto la morte di qualcuno dopo una breve malattia che mi porterà serenità e denaro e verranno in tanti in quell'occasione, e poi qualcuno a me vicino riuscirà bene in qualcosa ed io ne sarò lieta. Quattro re e il denaro e poi sotto i coppi e non vi sto a dire il resto,  è come quando gli appassionati di calcio parlano di dribblare, piazzare, centrare, scambiare e via dicendo, Chi non sa non si può spiegare.


ora non lo sapete, ma io leggo le carte e la mia amica pure. Io non credo alle carte in sè, ma so che tutto può essere strumento, e so anche che ci sono molte più cose in terra e in cielo, orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.


detto ciò, credete quel che vi pare, pensate di me quel che volete,  io ho passato una splendida serata.


Baci


P.S. Ottimo marzemino

lunedì 11 settembre 2006


GIURGIULENA O GIUGGIULENA (pare dall'arabo gulgulan)


Sono stata in vacanza in Calabria ed ho comprato alcuni libri di cucina calabra. In uno di essi, particolarmente ben fatto, ho trovato questa antica ricetta natalizia. Mi ha incuriosito e l'ho provata.
Intanto ve la sconsiglio caldamente. Non potrete evitare di divorarli tutti e ingrasserete almeno un paio di chili.
Se proprio la curiopsità divora voi, invece, ecco la ricetta come la riporta il libro "Una calabrese in cucina" di Teresa Gravina Canadè, con le mie osservazioni dopo averla provata.


Ingredienti:
500 grammi di semi di sesamo
450 gr di miele
125 gr di mandorle pelate e tostate
la buccia grattugiata di un limone e di un'arancia
un pizzico di cannella in polvere
Per decorare: zucchero a velo misto a cannella in polvere q.b., codette colorate.

Lavare il sesamo in un setaccio da farina almeno due o tre giorni prima
alcuni giorni prima e asciugarlo molto bene al sole, e magari anche in forno. Io l'ho lavato una settimana prima, l'ho messo in un piatto e lo rigiravo di tanto in tanto. Deve essere molto ben pulito, ma anche molto ben asciutto. L'autrice dice che questo è il segreto fondamentale della preparazione.
Poi in una casseruola fare sciogliere il miele, mettervi il sesamo e cuocere a fuoco lento girando sempre fino a che non diventa color oro scuro. L'autrice dice che ci vorranno venti minuti e che bisogna girare energicamente perché tende a bruciare facilmente.
Io l'ho messo nel tegame di coccio, sulla fiamma piccola e con lo spargifiamma di ghisa. Non ha fatto cenno a bruciare, ma ci sono voluti quasi 45 minuti perchè cambiasse colore. Per girarlo ho usato diversi attrezzi e quello con cui mi sono trovata meglio è stata la lama di un coltello. Sono stata molto attenta, ma come ho detto nessuna strinatura.
A questo punto incorporare un pizzico di cannella, la buccia del limone e dell'arancia e le mandorle tostate sminuzzate a coltello. La prossima volta ne metto di più di cannella, ma tenete presente che io l'adoro.
subito dopo rovesciare la massa sul tagliere unto con olio di semi e, aiutandosi con una grossa arancia tagliata a metà, stenderla come una sfoglia alta un centimetro. Io ho obbedito alla raccomandazione di non usare carta, ma la prossima volta uso carta da forno perchè secondo me non attacca, oppure ostie da torrone. Stavolta la Drogheria della Pioggia ne era sprovvista perchè erano finite prima delle ferie, così ho usato il tagliere unto e l'arancia. Il libro dice di fare in fretta, ma state tranquilli: non si indurisce in fretta come il croccante, quindi avete un ragionevole tempo per spianarla e modellarla in forma grossomodo trettangolare con la lama di un coltello. Spargeteci sopra le codette e con il passino lo zucchero a velo mescolato con la cannella. Questo intriglio lo asciuga e lo compatta bene, quindi potete usare la lama di un coltello lungo per tagliarlo in rombi. La ricetta dice di metterli ognuno su una foglia di arancio, che io non avevo naturalmente. Li ho messi in dei pirottini di carta.


Li ho fatti ieri; con metà dose ne sono venuti forse una quarantina. Il numero esatto non lo sapremo mai perché il cognato e il figlio se li andavano mangiando mentre li mettevano nei pirottini. E comunque sono già finiti .


Baci

sabato 9 settembre 2006

Il figlio è chiaramente confuso. Centrata l'ammissione a medicina, adesso dovrebbe fare il test per economia. Non ho dubbi che centrerà anche quello, visto come si è piazzato a medicina. Poi niente scuse, bisogna scegliere.


e qui casca l'asino. anzi, qui casca il mio antiasino.


Non posso aiutarlo.


Terribile, vero?, ma i genitori che leggono lo sanno: in certe cose i figli non li puoi aiutare. Puoi stare lì. Puoi anche stare male. Fargli da mangiare, ricordargli ogni tanto che ci sono cose da fare, che bisogna alzarsi, andare a letto, lavarsi. E sperare non che faccia la scelta giusta (non ci sono scelte giuste o sbagliate in questo caso, solo scelte diverse) ma che faccia una scelta di cui non si pentirà.


 

martedì 5 settembre 2006

Ingiustizia!!!!!


la figlia della mia amica ha sostenuto il test per l'ingresso a medicina. appena uscita, ha telefonato alla mamma, sia pure in lacrime, per raccontarle tutto.


Il MIO figliolo, che pure lui ha finito il test due ore fa, mi ha appena risposto: mamma ti chiamo io poi. e il poi sarà probabilmente stasera quando gli darò da cenare.  e consterà di un mezzo sospiro e "ah, si, be', è andato". nel frattempo potrei scommettere che sta intortando una ragazza. e che NON è in lacrime.


Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina.Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina.

lunedì 4 settembre 2006

Sono stata in vacanza in Calabria, la regione in cui quattordici anni fa s’è trasferita mia sorella Francesca, soprattutto per stare un po’ di tempo con lei.

E’ a lei che ho chiesto della cucina calabrese. Vi riassumo il suo parere personale: i piatti migliori della cucina calabrese sono quelli semplici. Per quanto riguarda il pesce le ricette migliori sono quelle a base di pesce azzurro, di stoccafisso e di baccalà. ( Le pescherie di Catanzaro, anche le più scarse, non hanno mai meno di sei tipi di baccalà, per non parlare dello stocco di varie qualità.)

 Insieme abbiamo preparato questo piatto, nella variante elaborata da lei:

 

Insalata di sgombro di mia sorella Francesca

 

Ingredienti: quattro sgombri, un ciuffo di prezzemolo, aglio, una carota, un cuore di sedano, due grosse manciate di olive (verdi schiacciate o nere), sale, pepe, un peperoncino, olio extravergine d’oliva.

 

Pulire e diliscare gli sgombri, levare le teste, lavarli e lessarli in acqua, sale, un ciuffo di prezzemolo e tre o quattro spicchi d’aglio. Lasciare raffreddare. Scolare dall’acqua il pesce e pelare la pelle dei filetti con la lama di un coltello. Tagliare in grossi cubetti.

 

A parte preparare un trito di prezzemolo assai fine e metterlo in una terrina. Aggiungere due spicchi d’aglio tagliati a metà, una carota tagliata a fiammiferi, un cuore di sedano tagliato a rondelle, due manciate di olive verdi schiacciate o olive nere, poco sale, una macinata di pepe nero oppure un peperoncino piccante privato dei semi e tagliato a filini. Aggiungere un ottimo olio extravergine e lasciare insaporire. (Noi avevamo l’olio dell’oliveto di Acri di mio cognato)

Solo prima di servire mettere il pesce nella marinata, rimescolare delicatamente e servire.

Importante: non mettere nulla in frigo a raffreddare, né il pesce né la marinata.

 

Nulla vieta di usare altro pesce azzurro: aguglie, sarde, alici, tonno, oppure usare la ricetta per riciclare avanzi di pesce lesso o arrosto del giorno prima (che a casa mia non avanzano, però!). Tuttavia, dopo varie prove, preferisco lo sgombro.

Avrete notato che non c’è il succo del limone. Secondo noi è meglio senza, ma potete aggiungerlo se vi piace. Però, se proprio volete il limone, suggerisco di usare un poco di buccia grattata e non il succo.


Variante di Valeria Vocaturo

 

Pulire e spezzettare il pesce bollito o arrostito, condire con pomodori tipo Pachino tagliati a metà, una cipolla rossa di Tropea tagliata a fettine, olive nere di Gaeta snocciolate, capperi dissalati, un pizzico di peperoncino piccante, abbondante basilico tritato, uno spicchio d’aglio intero e olio evo. Preparare al momento e servire a temperatura ambiente.

 

Postilla: Il Salmoriglio (o nsalamorigghiu)

 

Questa insalata è un esempio dell’uso di un salmoriglio arricchito. Il salmoriglio è una presenza ossessiva della cucina calabrese. Ve lo portano al ristorante vicino al pesce alla brace, lo usano su pesce, carne, insalata di patate lesse, ci bagnano il pane, ci fanno le bruschette. Una delle mie nonne, catanese, lo chiamava ‘u salamaricchiu e lo usava sul pesce arrosto e massimamente sul pesce spada. Ecco un paio di varianti trovate su vari libri di cucina calabrese:

 

Salmoriglio di Anna Maria Lo Faro

“Si prepara con olio, prezzemolo tritato, aglio a pezzetti, un po’ di acqua e sale. Si mette tutto in una vaschetta e si sbatte con una forchetta. Alcuni aggiungono limone o un goccino d’aceto. E’ consigliato per condire il pesce grigliato”

 

“Salmoriglio di Nanni” di Valeria Vocaturo

“Tre parti di olio evo, una parte di acqua, il succo di mezzo limone, sale, pepe, orignao e basilico tritato. Unire tutti gli ingredienti ed emulsionare bene al momento di servire. Il salmoriglio è una grande invenzione, ideale per condire il pesce alla griglia o alla brace; fondamentale è, ovviamente, la qualità dell’olio”

 

Salmoriglio di Teresa Gravina Canadè

“Olio, aceto, foglioline di origano secco, sale, pepe nero, aglio e prezzemolo tritatissimi. Si usa così sulle patate lesse, diluito con acqua per condire carne o pesce alla brace spennellandoli mentre cuociono con un mazzetto di origano intinto nel salmoriglio.”

 

domenica 3 settembre 2006

UN ROMANZO DI 1200 PAGINE.


di Gino Tasca

 

Un romanzo di 1200 pagine, beh, partiamo dalla materialità quasi offensiva di questo dato e chiediamoci “ma sono poi così tanti i romanzi di 1200 pagine?”.

A me è venuto in mente proprio poco, anzi, oltre a “L’uomo senza qualità” di Musil di cui dovrei controllare il tonnellaggio, solo “Guerra e Pace” di Tolstoj.

E non so se posso comprendere nello scarno elenco

A – “La récherche du temps perdu” di Proust che si articola in più romanzi.

B – la “Bibbia” che, forse, non è un romanzo.

C – “Maigret” che pur non essendo un romanzo ha unitarietà di protagonista.

D – “Le mille e una notte”

 

Ma proprio le mille e una notte mi dicono quale sia la posta in gioco – e bisogna ricordarsi che a giocare giochi crudelissimi erano gli dei -  e cioè frodare la morte con dei racconti.

 

Devo farmi venire in mente sempre nuove storie perché si possa fingere che non si morrà.

Scrivere insomma – narrare – è cercare di tessere la morte dentro ad un arazzo di storie e così annientarla.

Si narra perché la morte si dimentichi o perché s’addormenti.

Poi, lo si sa, i filo della trama lo tiene sempre lei e va a finire che le tarme – critiche severe – si mangino il cuore dell’arazzo.

 

Ma noi si sarà provato il gioco – e questa sarà stato il nostro coraggio.

 

Ma per incantare la morte (nel senso di bloccarla – come si dice “mi si è bloccato il motore”) basta fabulare e non conta certo come lo si faccia: con piccoli haiku di cinque versi e con “I miserabili” (eccone un altro che forse supera le 1200 pagine!).

Si può addirittura far coincidere la vita con la narrazione.

Cos’altro fa un serial tipo Beautiful?

Ti accompagna alla morte, narrando storie.

E, in fatto di “intrigo”, nessuno può gareggiare con questo tipo di narrazione.

Quindi “Boodenbrok” (il più bel romanzo “familiare”) exit?

Niente più “saghe familiari”?

 

Di cosa è fatto un romanzo “lungo” (non “grande”)?

Di intrighi, gossips – insomma della dialettica infinita del sapere e del non-sapere.

 

E’ questo è un meccanismo eterno – anzi - una grande macchina celibataria che coita solo raccontando e che potrebbe, quasi, funzionare da sé.

(Nei serials, infatti, la produzione è “fordista”, tipo catena di montaggio, riscoprendo nella “produzione” – “seriale”, appunto – l’anonimia del medioevo: chissà chi mai avrà scritto quella puntata di Beautiful? E gli storici post-catastrofe atomica riusciranno a scoprire le varie “mani” come in un affresco romanico?)

 

Discrimine.

La récherche contamina il romanzo con il saggio, l’autobiografia, il lirismo, la psicanalisi.

Musil con il saggio filosofico e il libro storico.

Ulysses con la mitografia e la psicosi linguistica che sfocerà in Finnegans wake.

 

Sembrava che dopo non si potesse più scrivere.

E le avanguardie ci credavano proprio.

Poi si è scoperto che non solo le servette amano le narrazioni ma anche gli scrittori e a cuor leggero – forse troppo – si è ripreso a raccontare.

Presi tra il tinello e il trucidismo.

 

Ma con piccole misure.

Gli unici romanzi che superano le quattrocento pagine (gli unici che leggo – non uso mai eroina che mi dia uno splash di tre minuti: preferisco un effetto meno violento ma che duri) sono i gialli.

Dove ci siano, insomma, intrighi.

 

E torniamo ai nodi, alla tessitura.

Forse, per scrivere un romanzo di 1200 pagine (era questo l’assunto, no?)  basta mettersi alla periferia di una tela di ragno ed aspettare che le mosche vi si impigliano.

Attenti, però, a non credersi il ragno o, peggio ancora, la tela.

 

Ma cosa raccontare in un luuuuuuungo romanzo di 1200 pagine?

E non risultare ridicoli: perché questo è uno dei rischi reali di chi narra oggi.

Innimaginabili le isterie para-sadiane dei personaggi di Dostoevskj, no?



(questo post andrebbe datato 22 agosto)

 

sabato 2 settembre 2006


MEMORIE


Ho una memoria capricciosa. Talvolta e' cosi' precisa da saper ricostruire pure la punteggiatura respirata con le parole di una conversazione, altre volte mi cancella giorni, mesi o persino anni, con la stessa irrimediabilita' di una formattazione. Certo bisogna accontentarsi, ma sospetto che da qualche parte, nelle pieghe della meditazione, si nasconda la chiave per il recupero dei file.

 

Perché, in realtà, il segreto della mia memoria capricciosa è anche il  segreto della mia sopportazione: la frequente assenza dalla realta'. Sono qui ma non sono completamente qui. Con un piede fuori dal mondo, con gli occhi aperti, ma l'immissione solo in una sezione temp, da cui giorno per giono cancello tutto, ferite comprese, infelicita', desideri insoddisfatti, tutto. E ricomincio il gorno dopo con un nuovo temp, ugualmente utile ma effimero, servo sciocco della mia estrema sopravvivenza.

Poi ci sono esperienze che accedono alla memoria permanente: l lavoro, per esempio, va tutto li'. E se partecipo ad uno stage, ad un master, per giorni uso solo la mia memoria permanente, quella inesorabilmente esatta, e registro persone, conversazioni, tutto.

in quei giorni o in quelle ore io vivo nella relata', una cosa stupenda. Poi, inesorabilmente, arrivano le situazioni che mi risospingono fuori. Il passaggio e' un momento difficile, dolente. La me stessa viva si ribella, reagisce, protesta. Ci prova a cambiare l situazioni, a renderle sopportabili. Ma presto, impotente, riporta fuori un piede e ricomincia ad oscillare tra quel che e', ed e' intollerabile, ed un silenzioso limbo, dove ogni attimo subito si cancella, e riparte dal vuoto, come in un videogame.
Buon giorno e buon settembre a tutti. Sono qui.