mercoledì 31 maggio 2006

Questa faccenda del blog si infrange contro il fatto che mica sempre ci sono delle cose da dire. Nella vita riempiamo i silenzi con chiacchiere il cui significato, come diceva Asimov, mi pare, è: io sono vivo e tu?


Io sono viva, stamattina mi sono fatta martirizzare la gengiva dal dentista e l'ho pure riccamente pagato. Ho mangiato pochissimo, e sono cresciuta anche di mezzo chilo. Ma vi pare? L'amico mio dietologo dice sempre che sono impossibile, che con quel che mi fa mangiare dovrei calare due chili e mezzo la settimana, almeno, non tre etti. Oggi pomeriggio mi ha esortata a lasciare lì i pazienti e andare a farmi un'oretta di corsa. Bene, gli ho risposto, ti passo la mia cartella delle ricette da fare  e la mia agenda e mi sostituisci tu. Ha ghignato, m'ha rivolto un cenno vago e se n'è ito voltandomi le spalle.


Nessuno è disposto a sacrificarsi per la mia linea.


Ma io metterò una taglia 46 prima della fine dell'estate! Alla faccia!

lunedì 29 maggio 2006

Vado a farmi un giro di visite: una tonsillite, un consulto con la fisiatra per un femore rotto, un'amica/paziente che ha un problema e me ne vuole parlare, il fratello di una paziente che viene dal sud e vuole raccontarmi il suo problema d'asma.


Tutto in una bella giornata che meriterebbe una passeggiata nel sole

CUOCERE LO ZUCCHERO.



Comida ha segnalato un sito su cui era spiegato molto bene come cuocere lo zucchero. Ecco la traduzione, per gli appassionati cuochi come noi. Baci.


Capsicum


***


quando si cuoce uno sciroppo di zucchero, l'acqua evapora, la concentrazione di zucchero aumenta, e la temperatura aumenta. la temperatura più alta che lo sciroppo raggiunge ti dice come sarà lo sciroppo quando si raffredda. infatti, è così che vengono stabiliti gli stadi illustrati sotto.

per esempio, a 235°F, lo sciroppo sarà allo stadio "soft ball". questo vuol dire che quando ne lasci cadere un poco in acqua fredda per raffreddarlo, formerà una palla morbida.

la maggior parte delle ricette ti dirà di bollire la tua mistura finchè non raggiunge uno degli stadi sotto. per i migliori risultati e la miglior precisione, ti raccomandiamo di usare sia un termometro che il test dell'acqua fredda. è anche una buona idea testare la precisione del termometro piazzandolo in acqua semplice a bollire. Al livello del mare, dovrebbe raggiungere i 212°F. se segna piò o meno, fai i necessari aggiustamenti quando cuoci la mistura. sottrarre un grado per ogni 500 piedi d'altezza.

1. Soft-Ball Stage
235° F–240° F
concentrazione: 85%
a questa temperatura, lo sciroppo forma in acqua fredda una palla soffice e flessibile. se la togli dall'acqua ti si appiattirà in mano come una frittella.
caramello, praline, e fondenti sono fatti facendo cuocere lo sciroppo a questo stadio..

2. Firm-Ball Stage
245° F–250° F
concentrazione: 87%
lascia un po' dello sciroppo in acqua fredda ed esso formerà una palla solida, oche non si appiattirà fuori dall'acqua ma rimarrà malleabile e si appiattirà se strizzata.
le caramelle sono cotte fino a questo stadio.

3. Hard-Ball Stage
250° F–265° F
concentrazione: 92%
a questo stadio, lo sciroppo formerà solidi "cordosi" tessuti gocciolando dal cucchiaio. la concentrazione è molto alta, che significa che lo sciroppo è molto meno fluido. lo sciroppo forma in acqua fredda una palla dura. prendendola fuori dall'acqua, non si appiattirà. rimarrà sempre molto dura ma potrai cambiarci forma strizzandola.
torrone, marshmallow, gummies, divinity, e caramelle dure sono cotte fino a questo stadio.

4. Soft-Crack Stage
270° F–290° F
concentrazione: 95%
quando si raggiunge questa fase, le bolle sulla superifcie diventano più piccole, più spesse e più vicine assieme. a questo stadio, i contenuti fluidi sono bassi. lasciando un po' di sciroppo in acqua fredda, solidificherà in trame che, rimosse dall'acqua, saranno flessibili e non fragili. si piegheranno leggermente prima di rompersi.
Saltwater taffy e butterscotch sono cotti fino a questo stadio.

5. Hard-Crack Stage
300° F–310° F
concentrazione: 99%
questo stadio è la temperatura più alta che puoi vedere specificata in una ricetta. a queste temperature, non c'è quasi più acqua rimasta nello sciroppo. lasciane un po' in acqua fredda e formerà trame che si romperanno se piegate. attenzione: per evitare bruciature lascia raffreddare lo sciroppo in acqua fredda per qualche momento prima di toccarlo!
Toffee, nut brittles, e leccalecca sono cotti fino a questo stadio.



CARAMELLIZZARE LO ZUCCHERO

se riscaldi lo sciroppo a temperature più alte di quelle sopra descritte, stai creando zucchero caramellato (lo stadio marrone liquido)—ricco additivo a molti dessert.

Clear-Liquid Stage
320° F
l'acqua è evaporata completamente, lo zucchero ha l'aspetto di un liquido trasparente ambrato.

Brown-Liquid Stage
338° F
ora lo zucchero diventa marrone per la caramellizzazione. lo zucchero comincia a rompersi per formare altri composti che contribuiscono ad un sapore più ricco.
lo zucchero caramellato viene usato come decorazione per dessert o per dare una copertura croccante alle noccioline.

Burnt-Sugar Stage
350° F
attenzione! sopra i 350° F, lo zucchero comincia a bruciare e sviluppare un sapore amaro di bruciato.

domenica 28 maggio 2006

ASSOCIAZIONE RIVIVERE



Stamattina un interessante incontro con Francesco Campione che ci ha parlato della Associazione Rivivere.


Campione è uno che si occupa di morte, di separazione, di crisi, di lutto. Si occupa di supporto ai sanitari che curano i morenti, di aiuto alle persone che perdono un familiare. Rivivere è nata 15 anni fa circa in ambiente universitario, per aiutare le persone che hanno subito un lutto e non riescono ad uscirne da soli. Il grosso problema era che, pur costando molto poco, le sedute con gli psicologi erano a pagamento. Adesso, grazie anche alla Fondazione Seragnoli, Rivivere può offrire un primo supporto a costo zero. Cosa fanno? qualche esempio.


Un aiuto per mettere via le cose del caro defunto.


Una compagnia durante il funerale.


Un aiuto per organizzare il funerale.


Qualcuno che accompagni un genitore a riconoscere il figlio morto in un incidente stradale.


Due mesi di sedute con uno psicologo per superare il momento peggiore della perdita.


Qualcuno che ti ascolti mentre piangi.


Forse è poco, ma forse no.


Hanno venti psicologi volontari e da gennaio a oggi hanno aiutato 400 persone.


"Ma c'è molta altra gente che ci aiuta - ha detto Campione - e sapete chi ci aiuta di più? Il sindacato Pensionati."


Spero che non ne abbiate bisogno, comunque il link c'è.


Baci


Capsicum


 

mercoledì 24 maggio 2006

QUESTO POST E' QUI PER LA GENTILE SIGNORA DI L'ALZHEIMER DELI ALTRI MA RILEGGERLO NON FARA' MALE A NESSUNO.


RICORDATEVI CHE L'ALZHEIMER PRIMA O POI TOCCA TUTTI.


BACI


CAPSICUM





CHI CUSTODIRA’ I CUSTODI?


 


La moglie del bellissimo Piero si sedette al mio fianco nel giardino spoglio, sotto il sole invernale, fuori dall’Hospice. Mentre lui viveva, sereno e senza dolore, nel suo letto candido e multireclinabile, con le infermiere pronte ad ogni suo cenno, nella stanza piena di luce, alcuni dei giorni della sua vita (e che differenza c’è tra i primi e gli ultimi? Tra un giorno qualunque segnato dal dolore, ma con davanti tanti altri, ed uno senza dolore, ma a cui ne seguiranno, e lo si sa, pochi?), lei ed io sentivamo il bisogno di confrontarci, di cercare un senso a quei mesi d’assistenza, a quel lavoro apparentemente senza speranza, ma forse, dico forse, non disperato.


Abbiamo parlato d’eutanasia, di suicidio, di fatica immane,- fatica immane è la parola esatta - di dolore, e di paura del peggior dolore ancora da venire, quando neppure il conforto d’averlo vicino, di parlargli, ci sarebbe stato.


Abbiamo parlato del senso di colpa, tremendo, per non essere stata abbastanza forte da assisterlo a casa sino all’ultimo, del confronto tra le reali possibilità ed i desideri, sia pur gli ultimi, di Piero. Ci siamo chieste molte cose, molte me ne ha spiegate lei, qualche domanda l’ho aggiunta anch’io. Insieme ci siamo ricordate del dolore dei trattamenti, delle gastroscopie operative, del male terribile che lo faceva torcere nel letto, per poco, per fortuna, presto sedato. Ci siamo sorrise pensando al suo sguardo mentre la nipotina, in piedi sul tavolo di fronte al nonno, si dondolava sulle incerte gambine e cinguettava con la sua vocina nuova di zecca, e chiamava nonno Pieo e tirava la coda al gatto. M’ha raccontato dei tradimenti, delle molte altre donne, della fatica, delle delusioni, e di quante volte aveva pianto. Del disaccordo del padre col figlio maggiore, nato proprio dalla disapprovazione del ragazzo nei confronti della disinvoltura paterna e dall’amore per lei, la mamma. Del senso di colpa per non riuscire, neppure adesso, mentre muore, a perdonare. Si, bisognerebbe perdonare tutto ai morenti, riuscire ad offrire tutto ai morituri, per farci perdonare a nostra volta del fatto che domani saremo ancora vivi.


Cosa abbiamo concluso. Non abbiamo concluso niente, cosa c’era da concludere? Siamo state vicine, in quel sole blando ed in quell’aria frizzante, fuori da quel gentile luogo così vicino alla morte,eppure così dentro alla vita.


 


Ma la fatica d’assistere un dichiarato morente è nulla, credetemi, è niente.


 


La figlia di Rachele, anni settantasette, carcinoma mammario operato, diabete mellito, obesità, ipertensione, osteoporosi, otto diversi farmaci al giorno, zoppicava stamattina seguendo la madre verso l’ambulanza che le avrebbe portate ad una visita, e poi ad un ricovero, in ospedale. Rachele, anni novantasette, cuore a posto, polmoni a posto, terapia in atto venti gocce di valium al bisogno, depressa cronica, una paura da morire di morire, problema in atto da risolvere un calcolino incastrato nel coledoco, peso terribile che non si solleverà mai dalle spalle della figlia, solo dopo la diagnosi del cancro a quest’ultima  la madre s’è rassegnata alla casa di riposo, dove comunque la bambina settantasettenne è tenuta a recarsi ogni giorno, a sedersi accanto al letto, a raccontare e relazionare, a raccogliere i sospiri ed i lamenti, a cuocere a fuoco lento nel brodo bollente del senso di colpa.


 


E mi ricordo Gualtiero, forse uno degli uomini più aridi che ho conosciuto, la moglie letteralmente morta di fatica per assisterlo, la figlia talmente carica, per questo, di rancore, da non venire mai a trovarlo: passava l’assegno al direttore della casa di riposo attraverso le sbarre del cancello del giardino. Per lui nessuno ha pianto. Persinoio, e non è professionale, lo so, ho sospirato di sollievo!


 


Mi ricordo la madre invalida di una giovane e graziosa ragazzina, nubile, buona, dolce e allegra. Mi ricordo la stessa madre invalida di una giovane donna, nubile, buona, dolce e serena. Mi ricordo la stessa madre invalida  di una simpatica quarantenne, nubile, buona, dolce e amareggiata. Mi ricordo una quarantacinquenne sposata e senza figli, orfana di una madre invalida, finalmente. Mi ricordo bene di come mi sono incazzata quella volta, quando le ho detto cosa aspettava a piantarla questa faccenda della figlia amorevole e martire, quando avrebbe smesso di lasciarsi vampirizzare da una madre che in realtà poteva essere assistita da chiunque, lavata da chiunque, imboccata da chiunque, portata in bagno da chiunque, ma pretendeva, pretendeva sempre d’avere tutto ciò SOLO  dalla figlia. Il giorno e la notte, le domeniche e le feste, no cinema, no uomini, no pranzi fuori, no  viaggi e no vacanze: adesso basta, le dissi, questo è sbagliato, sbagliato, capisci? Per te e per lei, per i figli che non avrai, per la vita che non avrai vissuto, per i rimpianti, per tutto ciò che non le potrai perdonare e perché non potrai perdonarti di non averglielo perdonato. Non m’ha voluto più vedere, da quel giorno. Mai più sentire. Neppure a me potrà mai perdonare d’aver parlato.


 


Perdono e senso di colpa, senso di colpa e perdono. L’amore non è vero che necessiti del sacrificio totale e supremo. La vita è troppo preziosa per essere bruciata sull’altare di un infantile senso di responsabilità universale.


Solo i bambini si sentono responsabili di tutto, dell’intero andazzo dell’universo, e in colpa per tutto, è chiaro. Il guaio è che di fronte ai genitori è facile sentirsi sempre bambini.


 


Senso di colpa e onnipotenza, desiderio di essere onnipotenti, di poter fare tutto e anche di più e senso di colpa nel constatare di non esserlo (ma che strano, veh? Come mai non lo sono? Come mai?). Desiderio di onnipotenza che ci rende incapaci di chiedere aiuto, di riconoscere i propri limiti, di scaricarci di quella parte del peso che non possiamo, e non dovremmo neppure portare.


Come si fa a scuotere chi è carico sotto un simile peso? Come si fa a rimproverare un simile esempio di fulgida bontà? Come si fa a criticare una santa? Sembra di volerle levare l’unica consolazione rimasta, quella appunto d’esser santa. Perché mi rubi l’aureola? Quella che m’illuminava così delicatamente il triste volto?


Perché schiaffeggi ed insulti questa vergine votiva, questa vestale della padella, questa suorina delle pillole e delle tisane, questo dolce angelo dell’ospedale?


 


Adesso questo lo scrivo prima di pentirmene, io non desidero offendere nessuno, chi assiste i malati fa certamente una cosa buona, io stessa me ne occupo per la maggior parte del mio tempo, MA ci vuole senso della misura, la bontà e l’altruismo non possono diventare masochismo, l’amore necessita di rispetto per se stessi


La colpa d’esser vivi di fronte al morente è inevitabile, fa parte della situazione, distruggere le propria vita insieme alla sua non la corregge e non la cancella, solo la raddoppia.


 


Bisogna che corra di nuovo il rischio d’esser cattiva, di non essere compresa nel cercare di dire che  il dolore è una cosa, l’amore è una cosa, l’autodistruzione è un altra. Se il basto è troppo pesante va almeno in parte scaricato. SCARICATO.


Non è una colpa non farcela, non è una colpa chiedere aiuto.


E’ un delitto invece lasciare che insieme al nostro caro muoia in noi la voglia di vivere. E’ un delitto uccidere la nostra vita levandole tempo, levandole respiro, schiacciandone ad una ad una le possibilità, sacrificando la vita alla morte.

lunedì 22 maggio 2006

 


POST CHE NON SEMBRA SERIO, MA LO E'.


Giovani signore, vi cadono i capelli, soprattutto sulla parte alta del capo, che si diradano e si v ede la pelle e vi dovete pettinare con la frangia ed una specie di riporto cotonato? Avete i baffi e la barbetta e vi sottoponete a dolorosi trattamenti per levarli? Avete una seborrea del capillizio, o una pelle grassa untuosa? C'è la pillola contraccettiva per voi.


Si chiama Belara, contiene il solito etinilestradiolo e un nuovo antiandrogenico che si chiama clormadinone acetato. Intanto fa il solito effetto di non farvi restare incinte, poi nel giro di sei cicli almeno (leggi sei mesi) tra il 60 e il 70% delle donne ha ritrovato una pelle normale e i capelli che stava perdendo.


Badate bene: nessuno fa miracoli. Pure questa ha degli effetti collaterali come tutte le pillole contraccettive. A qualcuno danno fastidio, come sapete, e questa è come le altre. Però è un tentativo da fare, soprattutto se comunque una pillola la prendete già, ed ha maggiori chances di roba come la Crescina, il Bioscalin e i parrucchini a incollo sulla testa.

sabato 20 maggio 2006

Qualcuno ha già tagliato il primo fieno e le balle rotonde punteggiano i campi.


Il trifoglio è in fiore.


La signora Paolina mi ha detto che domani cominciano a raccogliere le prime ciliegie e da domenica sarà al campo a venderle. Ma le primaticce hanno avuto una grossa cascola e l'annata non comincia bene. Si spera nelle varietà successive che per opra tengono bene il frutto.


I piumini dei pioppi sono al culmine della loro esplosione.


La vite è verde tenero.


Il fiume è commovente nel suo splendore.


Primavera.

mercoledì 17 maggio 2006

La giornata era cominciata bene, con tutto quel sole. Me ne vado alla spesa, rispondo a un bel po' di telefonate, poi dico: vado in studio a riordinare la scrivania, intanto che aspetto che si fa mezzogiorno.


Mezzogiorno: perchè alle dodici e trenta ho appuntamento per una visita a domicilio alla bisnonna della neonata morta qualche giorno fa. Mezzogiorno perchè alle dieci e mezzo c'è il funeralino della piccola e la famiglia si stringe attorno alla mamma.


Così mi sdondolo in studio, mi lavo la faccia, e mentre mi asciugo suona l'orecchio bionico. E' il figlio della bisnonna. La bisnonna è deceduta, non sappiamo cosa dobbiamo fare. Che si fa adesso? 


Sono cinque minuti dallo studio, arrivo che ancora sono solo in quattro: due dei figli, la badante e la povera morta rimpicciolita dal male e dagli anni, nel suo letto.


Mentre faccio la parte meno gradevole del mio lavoro, arriva una nipote e scoppia in pianto dirotto. Poi si cercano gli altri, ma nessuno è in casa, i telefonini sono spenti, sono tutti nella piccola chiesa del cimitero.


Basta, il resto lo immaginate da soli.


Io esco, entro in auto e mi scopro in lacrime come gli altri.


martedì 16 maggio 2006

Una bella giornata di primavera. Il sole fuori mi invita all'ozio, al bighellonaggio. Il primo appuntamento è per le 12,30, quindi adesso passeggiata, puntatina dalla comemrcialista, coop per comprare il latte, il tutto nel massimo stravaccamento. Metto persino le scarpe col tacco e la camicia con le frappe. Buona giornata a tutti.

Siamo vicini al numero tondo di 20.000 visite. Numero che in realtà non so quanto sia vero, ma comunque mi stupisce. Sul diario di una signora di mezz'età (per essere gentili) che parla di morti, moribondi, malattie e tristezze varie, vi rendete conto?


Un caro abbraccio a chi ci viene di proposito (una minoranza) ed ai tanti che ci arrivano cercando informazioni di qualche genere, con la speranza che abbiano trovato quello di cui avevano bisogno, come la vostra


Capsicum

domenica 14 maggio 2006

LA LOCANDA AL BERSAGLIERE


Uno dei posti in cui mi piace andare a mangiare è questo piccolo ristorante nel centro di Casalecchio di Reno. Gestito dalla stessa famiglia da moltissimi anni, offre una cucina semplice, tradizionale, a prezzi onesti. Ma soprattutto quel che colpisce è l'elevata qualità ndelle materie prime, che garantisce la costante perfetta riuscita dei piatti e la loro assoluta digeribilità, dalla semplice insalata fino alla frittura mista.


Gli appassionati di cucina lo sanno: i piatti riescono bene se sai cucinare, è vero, ma soprattutto se cucini roba di ottima qualità.


Oggi abbiamo mangiato, come solito, veramente bene. E per finire un sontuoso saint honoré della vicina pasticceria Dolce Lucia. Mmmm

Non sempre accadono cose nuove, interessanti, nel mio mondo piccolo. Non sempre c'è qualcosa da raccontare. Questa settimana e' trascorsa insieme pienissima e tranquilla. E' morta la Nina, in silenzio, nel suo letto, quasi senza accorgersene. I figli sono sereni. Ne avevamo parlato, erano preparati, erano gia' stati anche alle pompe funebri, gestite da un amico d'infanzia. Il minore m'ha detto: 97 anni, tranquilla, ha solo smesso di respirare, e' giusto cosi'.

La tomba e' gia' pronta da quasi vent'anni, manca solo una data sulla lapide. La Nina era una di quelle zdaure che ci piace mettersi avanti coi lavori, quando si puo'.

 

Un referto urologico mi lascia perplessa: per lunedi' ho preso nota di richiamare per chiarimenti.

 

La ragazza che mi aiuta nelle pulizie di casa ha litigato col marito: prevedo moria di stoviglie e roghi di magliette. L'ultima volta ne fecero le spese alcuni piatti, un paio di sottotuta da sci e una giacca a vento cui si fuse la lampo.

 

Mio figlio ha ottenuto uno straordinario risultato al G-MAT. E tanto basta per rendere la settimana memorabile, per me.


domenica 7 maggio 2006

E poi splinder ha rallentato, oltre che avere una veste grafica da schifo. Par forsa, per caricare ogni volta tutte quelle foto e video da mettere in prima pagina, insieme ai riferimenti ai blog PRO che pagano, alla pubblicità, a tutto il bisness, del cui sai chi se ne frega.... Ragassi, fosse maturo il momento per pensare a mollare splinder, come un tempo si mollò clarence? Non vorrei, ma però...
Ieri è morta una bambina. Aveva poche ore di vita. Sono tormentata dal bisogno di capire perchè.

sabato 6 maggio 2006

NON MI PIACE LA NUOVA GRAFICA DI SPLINDER. ECCO!

Domani è il compleanno del nipote, che recentemente ha manifestato vivo interesse per i libri. Così sono passata dai miei fornitori della cartacea droga per una "dose" da omaggiare al pargolo.


La signora era alle prese con l'allergia (per chi non l'avesse notato questa settimana i tigli sono al massimo della loro fioritura), ma tra uno starnuto ed una soffiata di naso, e con gli occhi rossi e semichiusi, ha esaminato con la produzione recente e meno recente adatta all'età del piccolo neo-libromane.


La signora ed il di lei marito gestiscono una bella e nuova libreria di cui ho già parlato che si intitola "L'isola del libro" e condivide con me la passione per la letteratura per ragazzi. Alla fine abbiamo scelto Gli Sporcelli e Matilde di Dahl, Il segreto del Bosco Vecchio di Buzzati ed un librino nuovo uscito su un tal Briz che la signora dice essere partito con buone recensioni.


Ma la rassegna dell'angolo ragazzi mi ha indotto a portarmi a casa, per consumo personale, Eric di Terry Pratchett e il secondo ed il terzo volume della saga "Il libro delle stelle" di Eric L'Homme, insieme alla notizia che il quarto è già annunciato. Poi, mentre venivano confezionati i pacchetti, ho sniffato e intascato La Pensione Eva e Vampa d'Agosto del Camilleri (mi manca, mi manca...)


.....ça va sans dire che all'Isola del Libro mi fanno sempre uno sconto.....

giovedì 4 maggio 2006

LE CASE ABUSIVE E IL BORGO


Io vivo in quel  del Borgo, dove la gente si fa il culo da millenni, prima a spalare letame e terra, poi a fare sapone e motociclette. Qua si fa una bella distinzione tra la rivoluzione "che è la rivolussione e che se proprio non c'è altro modo si fa la rivolussione e ci si fa vedere a quelli lì", e la legalità che è la legalità e che "non ci si vergogna lei di cacciare il rusco in per la strada che è di tutti e c'è i cascionetti bell'e a posta e si comporta così lei a casa sua? e se si allora ci torni che qui siamo gente onesta".


(e anche se fa ridere è una cosa seria e non c'è niente da ridere) 

Qui c'è un signore, a duecento metri dal mio studio, falegname, e suo fratello fa il meccanico, ed è un uomo antipatico e insopportabile, ma questo non c'entra per ora Questo signore  ha una vecchia cascina, quella che gli è toccata dai genitori, il fratello ha avuto la casa buona, lui la stalla con fienile e l'ha rimessa a posto un po' alla volta, solo dentro per ora,  e non ha fatto il tetto. Non ha fatto il tetto perchè il Comune gli ha detto "che si deve fare a cinque acque come c'era prima, perchè la casa colonica è antica e va rifatta come c'era prima, ma a cinque acque, dottoressa, costa un mucchio di soldi e io non ce li ho, e allora ci ho fatto solo il solaio e siamo senza tetto, abbiamo chiuso con delle assi i buchi per salire e si aspetta che il Comune cambi idea o che ci abbiamo i soldi per farlo a cinque acque, che se me lo facevano fare a due io adesso ci potevo mettere il mio figlio che si vuole sposare con la morosa e ci hanno già trent'anni e ci avrebbero pure le sue ragioni perchè mica si diventa più giovani, ma stanno mettendo i soldi da parte e quando si hanno si fa la mansarda, speriamo presto, e io ci torno sempre in comune e ci dico se me lo facessero fare a due acque, ma anche a tre, io li farei sposare."

Questi ragazzi non sono in stato di bisogno? Eppure non gli è neppure venuto in mente di fare il tetto semplice, meno costoso, e poi chiedere il condono.

Conosco un altro sognore, che ha un poderino dove c'era una vecchia casetta, per gli animali e per gli attrezzi, col suo cucinino e la camera per dormire. L'ha voluta rimettere a posto e "sono venuti quelli del comune e l'hanno misurata e hanno fatto il disegno di com'era e poi sono tornati a controllare che non avessi allargato i muri, ma è venuta benino lo stesso, anche se è piccolina, e il terreno c'è, ma è agricolo o industriale e non ci posso costruire più nulla, così la stalla per le caprette l'ho fatta con quelle casette di legno, loro ci stanno benissimo, il Pierone ci sta da re, guardi com'è bello, eh?"

Mi diceva un paziente geometra che coi condoni qui si condonano parecchi metri cubi, ma si tratta praticamente solo di balconi chiusi a veranda o di box costruiti in giardino o di stalle e fienili adattati ad abitazione senza il preventivo progetto approvato in comune. E' il caso di una coppia con bimbo che vive vicino alla provinciale. Loro hanno ristrutturato abusivamente la stalla, adesso aspettano il parere del comune sul condono, i loro vicini avevano un fienile ed era anche bellino, ma quando gli hanno detto che era abusivo l'hanno fatto tirare giù a loro spese, perché non volevano patire la vergogna di farselo tirare giù dalla legge.

La differenza è qui: a questi non gli viene neppure in mente di costruire abusivamente ex novo, in posti rischiuosi o semplicemente destinati ad altri usi, perchè se lo dice il Comune, che è il nostro Comune, anche se non ci sta bene ci sono due modi soltanto: o fare come dice il Comune o far cambiare idea al Comune (eventualmente con la rivolussione ;-)).

Questi ragazzi vorrebbero avere dei figli esattamente come i signori napoletani, ma usano metodi per non averne fino a che non se li possono permettere. Il che non è una buona cosa per la società per altri versi, e di questo ne possiamo parlare, ma la legalità è un valore che viene rispettato anche quando va contro i nostri interessi, perchè questo è insito nella legalità.

Poi il resto d'Italia può anche usare tutti i pretesti che vuole per andare per esempio contro al sindaco della vicina Bologna, ma se sul lungo reno le baracche non ci debbono essere, non ci debbono essere. Per gli illegali clandestini si può trovare qualche altra soluzione, compresa quella di rimpatriare i magnaccia delle puttane adolescenti, senza tanto "poverino/poverina". Altrimenti come due anni fa ci muore assiderato qualche adulto o anche qualche bambino, perchè i giornalisti non lo sanno quanto freddo fa sul Reno nel pieno dell'inverno e di notte, ci si muore pure, e allora se ci pensi la legalità ha i suoi motivi e non va contro la povera gente, ma a favore.

 

Capsicum

mercoledì 3 maggio 2006

HO UN NUOVO APPRENDISTA


Me lo sono portato dietro tutta la giornata, somiglia incredibilmente a mio figlio, la stessa statura e la stessa corporatura allampanata. Almeno dieci vecchie signore lo hanno scambiato per mio figlio. Alla fine della giornata persino il mio collega ha detto, guardandolo: ma tuo figlio è ancora cresciuto?


A questo punto il ragazzo è scoppiato proprio a ridere. E io pure.