domenica 30 aprile 2006


COSA SIGNIFICA CAREGIVER


Ho scoperto che non sono sola nella blogosfera. Ecco a voi Maria Grazia Franzini ne "L'Alzheimer Degli Altri"


Solo una piccola citazione:


L'utilizzo del web non è una fuga, ma una ricerca di sintonia in un ambiente il più possibile privo di pregiudizi, compassione, domande ricorrenti. Viene stabilita una comunicazione tra individui posti di fronte alle stesse problematiche, quindi non ci si sente giudicati o  ingrati verso il malato se magari capita di sfogarsi.



Fateci una visita, indipendentemente da tutte le considerazioni bloggheristiche, per leggere qualche poesia,ma anche solo per amicizia e solidarietà.


Baci


Capsicum



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Lui non dice mai nulla, non bestemmia. Dei due sono io quella che ne lascia andare una grossa, e di gusto.



Lui non si lamenta mai, ma non vuole essere lasciato solo. Dorme vicino a me, mi tiene sempre la mano. Anche se vado solo in bagno mi chiama, gli dico aspetta, faccio pipi'. Io cerco di essere sempre la stessa, non piango mai con lui, lo rimprovero come sempre.




A volte dice: sarebbe meglio morire insieme. Io dico insieme no! Perche' anche Nostro Signore insieme non ci sopporterebbe, litighiamo troppo. A volte c'e' ma non e' li'. Fa i gesti di quando era al telaio, lui e' ancora a lavorare, non vede le cose che ha intorno, vede le macchine, e lavora. Era tessitore e allora gli chiedo: sei a Firenze o a Calderara? E lui mi risponde: ma non vedi? Siamo nel tal posto. Poi a volte titta, come se avesse un biberon, e dorme sempre come un bambino nella pancia della mamma. Ma la sua mamma non l'ha mai cercata, cerca sempre solo me. E noi siamo soli, sempre soli.




Per carita', quelli dell'ANT vengono sempre, gli fanno tutte le cose, e l'ambulanza lo viene a prendere un giorno si e uno no e lo porta alla dialisi. Ma quella dialisi! Il giorno dopo non c'e', e' distrutto, e appena si riprende ritorna l'ambulanza a prenderlo. Ora ci hanno mandato un telegramma. Venerdi' lo vogliono alla visita di controllo per l'accompagnamento. Mio figlio li ha chiamati, gli ha spiegato la situazione, e loro hanno detto potete chiedere una visita a domicilo, ci vorranno un po' di mesi, ma nel frattempo dobbiamo sospendervi l'assegno. Mio figlio ha detto meglio fare a meno dell'assegno che farlo morire cosi' per strada.




A muoverlo, perde tanto sangue da quella ferita, la ferita dove gli hanno tolto l'ultimo rene e la vescica, sa, non s'e' chiusa, e lui perde sangue, da mesi. Mentre era ricoverato sempre pigiami zuppi di sangue, io li portavo a casa a lavare, nessuno mi diceva niente, non dico dirmi sta per morire, che me lo sarei ripreso a casa prima, ma sapevano che aveva preso il virus C e non hanno detto nulla, io l'ho letto nel foglio di dimissione, non ho mai usato i guanti per lavare, per pulirgli il sangue.




Tutto quello che hanno detto e' stato: ora lo mandiamo a Bentivoglio, e li' ho capito, c'e' morto mio cugino, e ho detto: viene a morire a casa, viene a morire con me. Lo sa come ho un brutto carattere, sempre avuto, ma non ho avuto piu' la forza di maledirli, di dirgli il fatto loro. Questi stronzi.




Io lo odio quell'ospedale li' eppure, sono io che mi maledico, perche' non conosco altre strade e vado sempre li'. Mi si chiude qui quando entro, e si riapre solo quando sono fuori. E non finisce mai. Ogni volta gli fanno qualcosa, ma per cosa dico io? Basta! Basta, no? E lui invece vuole essere curato, lui vuole ogni ora, ogni minuto in piu', cosi' facciamo tutto, tutto e tutto per niente.




Sono li' e gli tengo la mano e nessuno con cui parlare, nessuno con cui parlare. Nessuno con cui parlare.




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sabato 29 aprile 2006

Notizie dal congresso SICP. Spigolature, proprio, e vado a memoria.


978 congressisti paganti, poi con relatori e invitati si arriva a 1290 partecipanti.


2035 soci SICP in Italia, ma molti meno sono quelli in regola con la quota associativa. All'assemblea dei soci erano circa 250 i partecipanti con diritto di voto. (Il mio cartellino da votante era il n. 134 :-)).


Tutta questa gente è presa dalla frenesia di studiare, contare, controllare, verificare, ricercare, indagare, migliorare. La domanda ricorrente nei lavori è: Si può fare meglio? e la risposta è sempre: si può e si deve.



Sguardi costernati su alcune slides: il 50% dei pazienti che muoiono in ospedale hanno dolore, il 20 un dolore insopportabile.


Ancora: il 95% dei pazienti vorrebbero morire a casa, solo un 40% ci riesce al nord, mantre al sud ce la fanno quasi tutti, ma in compenso sono assisititi in maniera scarsa.


Il 27% delle famiglie ricorre a tutti o alla maggior parte dei risparmi per assistere il morente. La percentuale è più alta al sud.


Il 27% delle persone che assistono un morente è costretta a lasciare il lavoro per poterlo fare, ed un altro 20% deve cambiare lavoro per lo stesso motivo.


Un familiare su 4 non è contento di come medici e infermieri hanno assistito il parente morente, ed ha il coraggio di affermarlo. Siamo convinti che almeno altrettanti siano gravemente insoddisfatti ma non se la sentano di dirlo chiaramente.


Al sud l'assistenza infermieristica ai morenti è in gran parte reperita dalle famiglie a pagamento.


Ovunque in Italia per i morenti si pagano le badanti.


L'80 % dei morenti in terapia intensiva per motivi cardiologici o respiratori vierne sottoposto NELL'ULTIMO GIORNO DI VITA a manovre invasive e/o cruente palesemente inutili. Tipo: sta morendo, facciamogli un prelievino per vedere quanti globuli bianchi ha. Sta morendo, mettiamogli un sondino naso gastrico. Sta morendo, ha i  polmoni pieni di cancro, rianimiamolo, poi domani lo rianimiamo un'altra volta, poi fra tre giorni: così vive una settimana in più. Ma che bella settimana, eh? Però, se non lo facciamo, che diranno i parenti? Che lo abbiamo fatto morire! E ci chiedono i danni. Quindi!!! Quindi.


Andiamo meglio con la morfina, ma mica tanto. L'ultima circolare del Ministero obbliga i parenti e i malati a tenere una copia della ricetta come GIUSTIFICATIVO PER LA DETENZIONE DEL FARMACO!!! Capito? il babbo sta cacciando l'ultimo fiato e i NAS mi vengono a chiedere: che ci fa lei con questo sciroppo di morfina? che ci fa, eh? lo spaccia? Oh, sa  ci ho il babbo tossico, ma ancora solo per una settimana o due....


Domani vi racconto qualcos'altro.


Del paese di Penne, in Abruzzo, dove un medico e una infermiera assistono i morenti a domicilio, dei filmati di questi parenti davanti al tavolo di cucina, della figlia di una che mostra il chioso sul muro a cui attaccavano la flebo. E dice: la mamma era contenta nella sua stanza, quando era bello si faceva pure una passeggiatina fino al balcone. E le bambine giocavano lì sul tappeto.


Baci per stasera.

giovedì 27 aprile 2006

LA SOCIETA' ITALIANA CURE PALLIATIVE



Eh, giorni di convegni, questi! A Bologna si incontra un altro gruppo di personaggi strani di cui faccio parte: quelli che curano i moribondi. I moribondi, si. Uno dice: ma che cure si faranno mai a un moribondo? un moribondo sta morendo, che altro c'è? I palliativisti cominciano a lavorare quando "non c'è più niente da fare". Quando siamo alla fine, quando un paziente soddisfa il requisito della "domanda-sorpresa".


Mi spiego:  quando , riguardo a un paziente, se ti chiedi "mi stupirei se tra un mese fosse morto?" e ti rispondi "NO", quello è il paziente di cui un palliativista COMINCIA ad occuparsi.


Siamo matti. Siamo medici, infermieri, fisioterapisti, psicologi, psichiatri  e comuni cittadini volontari matti. O forse DIVERSI. Siamo in  duemila cinquecento, circa, in tutta Italia. E in parecchie centinaia siamo qui a Bologna a parlare di morte, di morenti e di tutti gli argomenti correlati, da quelli giuridici a quelli sociali a quelli assistenziali, farmacologici, politici, eccetera eccetera. Bologna, Palazzo dei Congressi, dal 25 al 29 aprile 2006.

mercoledì 26 aprile 2006



A TAVOLA


Sono appena tornata dal convegno milanese del Mensa Italia, dove mi sono divertita moltissimo. Uno si chiede cosa faccia l'associazione internazionale degli sfigati che superano il 98 percentile nella valutazione dell'intelligenza. Intanto sfigati, si, perchè se è vero che sono geniali, sperimentano di continuo la sensazione di non riuscire a farsi capire dal resto del mondo, sensazione frustrante e irritante, che li rende spesso acidi e irascibili da vecchi, solitari e tendenzialmente depressi da giovani. Quando si entra in ambienti selezionati, questa sensazione scompare d'incanto. Esempio di ambienti selezionati: licei "difficili", università, ambienti professionali, blogosfera. Ambienti dove la maggior parte della gente supera il 90 percentile nell'intelligenza, anche se non lo sa.


Molti, se non tutti, i miei lettori sono, io credo, mensani inconsapevoli. Fatevi un esame di coscienza, riflettete. Quanto vi ferisce la stupidità?


Eppure è normale e gisuta. Eppure ognuno, anche il più sciocco, porta il suo contributo importante alla convivenza sociale, anche se non conosce l'html, anche se non saprebbe gestire un blog, anche se... eccetera eccetera. Non è questo il punto. Il punto è la solitudine di chi non riesce a farsi capire completamente dagli altri perchè pensa troppo in fretta o in modo troppo complesso. Che si trova a disagio nei giochi di società perchè vince troppo facilmente e la gente prima si meraviglia, poi si stufa, poi si irrita. Che quando si mette a fare riflessioni su temi complessi scopre che le persone intorno si annoiano, si distraggono, si allontanano irritate. Allora comincia a stare spesso zitto. Che sul lavoro raggiunge molte volte posizioni elevate, ma scomodissime da occupare, e deve gestire al meglio le incompetenze altrui, rodendosi il fegato giorno e notte. E raccogliendo talvolta invidie e ostilità, ma molte volte anche stima, ammirazione, rispetto, appoggio, ma raramente comprensione.


Ma poi arriva il convegno annuale del Mensa e allora lo sfigato si scatena. Giochi di società con persone che ti battono allegramente (Licantropi e si osuro signore, bang e guillotine sono tra i più in voga al momento), concorsi letterari dilettantistici dove nessuno ti piglia per il culo perchè scrivi racconti o poesie, anzi, ti guardano ammmirati e si complimentano, cene con delitto, concorsi per miss e mister dove la selezione preliminare non si fa con le misure delle tette (peraltro erano ragazzine bellissime) ma con un test di prontezza, problem solving e abilità matematica. E in cui, per inciso, le ragazze hanno surclassato i maschietti superandoli di moltissime lunghezze: la prima delle ragazze 20 punti, il primo dei giovanotti 8 (leggi otto).


Arriva il convegno e scopri che c'è gente molto più matta di te. Litigiosa, pignola, simpaticissima, brillante. Persone timidissime, anche, che ai convegni non trovano il coraggio di venire ma magari si incontrano in rete, luogo dove si svolge la maggior parte dell'attività del Mensa.


OK, ho già sentito tutte le obiezioni possibili a questo tipo di associazione, ma, credetemi, nel mondo l'esserne soci è ritenuto un fatto prestigioso. Se ne vanta la Sharon Stone, Isaac Asimov ne è stato il Presidente Onorario a vita. Però il punto non è questo, per me.


Per me il punto è: io sto molto bene tra la gente, di qualunque tipo, estrazione sociale, nazionalità eccetera, e tuttavia questi ragazzi troppo brillanti, troppo veloci, troppo complessi, troppo tormentati, mi appartengono. Conosco le loro adolescenze perchè sono la mia, conosco le loro solitudini perchè sono la mia, conosco la loro sete di affetto perchè è la mia. E basta perchè poi divento retorica e faccio schifo.


Baci. Capsicum.


 

sabato 22 aprile 2006

E' tardi, peccato, non ho il tempo di raccontarvi la giornata odierna. Ho passato un'ora a parlare con una signora quasi vedova. Mi sono commossa, more solito. Poi, giornata frenetica. Vado a Milano per tre giorni e non ho neppure finito di fare i bagagli. Dimenticherò certamente qualcosa di importante.
Ma farò una capatina sul blog: negli alberghi c'è sempre qualche postazione!
Buon ponte a tutti
 Baci

mercoledì 19 aprile 2006

IERI...E OGGI


Ieri scrivo il solito post, poi lo mando e me lo vado a rivedere sul blog. Sono una vecchia signora, faccio un sacco di casini, errori di battitura compresi, e ricontrollo sempre. Butto l'occhio cul contatore e dico: ma che succede? vuoi vedere che il Gatto ha parlato di nuovo di me?


E invece, eccomi su vitadabloggher di splinder! Lo sapete che mi sono emozionata? Alla mia età!


Benvenuti! Accomodatevi pure, spaparanzatevi, leggete, girate come se foste a casa vostra, fatevi un giro anche nell'archivio delle storie che si trova sulla Casa dell'Ozio. Quando ci andate, se cliccate sui link a destra li potete usare come se fossero l'indice di un libro.


Buona lettura e baci a tutti


Capsicum

martedì 18 aprile 2006


SONO IL GALOPPINO DEL BOSS


Giro di visite in campagna. La Lisetta sembra migliorare un po' con le flebo. "Eh, tutto di vecchio qua dentro! Non credo mica di arrivare ai cento, sa? Ma sinchè sono qui, se mi riuscisse di avere un po' più di forze.." Intanto non ha più le dita blù per la cianosi: ci consoliamo con poco. Tre case più in là, nella borgatella, abita la nipote. Lisetta sa che passerò da lei e mi prega di portare i suoi saluti alla nipotina.


La nipotina ottantenne ridacchia. "Sa com'è, sono più giovane, ma muoio prima. Non va nulla bene, le gambe non mi reggono"


Mi sposto alla frazione vicina. Il paziente ne ha 87. Dalla Russia è tornato con i piedi congelati. Non ci crederete, ma curiamo ancora quei poveri piedi. Oggi il destro è di nuovo rosso e gonfio, con la pelle tesa e lucida fino al ginocchio. Un pochino di diuretico per spintonare i reni malandatissimi, esami di funzionalità renale di controllo.


E avanti così, di vecchio in vecchio.


Alla fine sono d'umore riflessivo. Non riuscirò a tenerli invita in eterno, un giorno o l'altro qualcosa andrà storto per ognuno di loro e li perderemo. Spero che ad andare storto non siano le mie cure. C'è un po' di egoismo professionale in questo. Mi è già accaduto che quando un vecchio muore tutti i parenti mi lascino e cambino medico, nella convinzione che sia stato per colpa mia che il nonno è deceduto. Forse dovrei cominciare a fare come fanno alcuni colleghi, a preparare i parenti, a dire: che volete fare di più? Più che vecchi non si può diventare. Sospendere le cure, smettere di comportarmi come se fossero ancora giovani, come se valesse la pena lottare per un anno in più, un mese in più.


Ma non posso farci niente: io non riesco a pensare così.


Mi ricordo tanti anni fa, col Boss, quando facevo la galoppina per lui. Avevamo un vecchissimo paziente, Cavaliere di Vittorio Veneto. Era allettato, da tempo, ma lo tenevamo sù in qualche modo, con farmaci, fleboclisi, ferro, di tutto. Era fantastico. Mi raccontava tutte le sue avventure di guerra, della prima e della seconda. Di quando nel 41 si ruppe un braccio sull'Appennino. E di quando, nella Grande Guerra, scendeva dalla prima linea in paese a comprare il pane ogni mattina. Ci pensate? Si scendeva dalla prima linea  a comprare il pane fresco, e facevano a turno perchè era una incombenza assai gradita! In una di quelle occasioni entrò nel retro della panetteria, nel forno vero e proprio, e vide il fornaio che impastava, con le braccia, a suo dire, non pulite. E si sputava sui palmi delle mani e li fregava e dai ad impastare!. Mi disse "Non riuscii più a mangiare il pane. Mangiavo le gallette, che nessuno le voleva, ma il pane fresco, di quel fornaio, non l'ho più assaggiato".


La Grande Guerra raccontata da uno che c'era!


Poi il Boss andò in pensione e il nostro Cavaliere dovette cambiare medico. Il nuovo medico lo andò a vedere, si fece una bella risata davanti al nostro tavolone pieno di farmaci e flaconi, tolse tutto. Ma tutto tutto.  Sei giorni dopo edema polmonare acuto e decesso.


Il Boss scosse la testa e disse: "Peccato! A modo suo era un grand'uomo, no? So che le dispiace dottoressa, ma si consoli pensando che noi, nelle nostre mani, lo abbiamo mantenuto vivo e glielo abbiamo consegnato lucido e vivo"


Ora, forse non ho mai acquisito una mia indipendenza di pensiero. Sono rimasta il galoppino del Boss.  Continuo a lavorare come lavorava il Boss. Il resto si vedrà quando sarà.

domenica 16 aprile 2006

PASQUA!


menù:


stringozzi alla chitarra con ragù bolognese "leggero"


grigliata mista (capretto, braciole, spuntature, fiorentine, pancetta)


verdure e ortaggi in pinzimonio


sangiovese


torta di fragole e crema


salame di cioccolato


tronchetto di pasta biscuit



Trattavasi di pranzo di famiglia in cui ognuno provvede ad una portata. Io ho proposto il primo, di cui riferisco prontamente la ricetta.



per il ragù, ingredienti:


polpa magra di vitellone macinata due volte 1 kg


mortadella bolognese finissima macinata insieme alla carne 150 gr


passata di pomodoro due bottiglie (la mia era casalinga, ma vanno bene quelle compere, purchè non acquose)


latte circa mezzo litro


carote: quattro grandi


un cipollotto fresco con tute le foglie


olio d'oliva.


Tritare molto finemente le carote e il cipollotto, utile usare il mixer. Rosolare il battuto di verdure in olio d'oliva sufficiente, rimescolandolo accuratamente. Quando comincia a cuocersi aggiungere la carne macinata un po' alla volta, in modo che non smetta mai di rosolare, e avendo cura di sgretolarla bne con il cucchiaio di legno. Non devono restare delle "ballocche" di carne, ma la stessa deve rosolare sbriciolata finissimamente. Questa operazione richiede tempo e pazienza. Al termine il soffritto di carne e verdure sarà omogeneamente sbricioloso e non acquoso. A questo punto va aggiustato di sale, indi si aggiunge il latte. La dose del latte, in altre varianti, può essere fino al doppio. Più latte ci si mette, più si allunga il tempo di cottura totale del ragù, inquanto tutti i liquidi devono evaporare e condensarsi, ma a fuoco bassissimo.


A questo punto della cottura, si inserisce la classica piastra di ghisa spargifiamma tra il fornello e il tegame e si abbassa la fiamma quasi al minimo. si procede nella cottura fino a che il latte si sia convenientemente ristretto, indi si aggiunge la prima bottiglia di pomodoro. Si lascia restringere per un'altra oretta, poi si aggiunge la seconda bottiglia. Si porta a termine la cottura che sarà utlimata quando il ragù si presenterà come una massa cremosa, profumatissima e saporita, non più divisa in una fase solida e una acquosa. Al termine della cottura va verificato il sale. Evitare di salare troppo perchè restringendosi diventerebbe troppo salato e non vi sarebbe rimedio. Se il ragù è "sciavdo" si può sempre salare, mentre se è "mordente" puoi, è vero, provare a moderarlo con un goccio di vino, ma non sempre si recupera bene. Quanto tempo ci si mette? Oh, non tanto! Deve cuocere dalle tre alle cinque ore, pianino pianino pianino però.


(La versione classica del Borgo richiederebbe:  salsiccia, un pezzetto di polpa di cacciagione uno di maiale e uno di vitellone macinati insieme, oltre alla mortadella s'intende, la pancetta battuta nel battuto, un grosso pezzo di burro insieme all'olio per rosolare e un altro grosso pezzo di burro alla fine della cottura per ammorbidire il tutto, la conserva di pomodoro da inserire nella fase di rosolatura della carne, l'aggiunta di mezzo litro di vino (bianco o rosso, a seconda dei gusti) al termine della prima rosolatura, poi riduzione all'olio, indi aggiunta di un litro di latte, altra riduzione, aggiunta della passata. Uso di Plasil a fine del pasto.)


Stringozzi alla chitarra: ingredienti per dieci persone: 800 grammi di farina di semola di grano duro bio, 600 grammi di farina 00 bio, sei o sette chiare d'uovo, acqua calda.


Impastare il tutto fino ad ottenere una massa elastica e piuttosto dura. Infarinando sempre il piano del tagliere con farina 00 (contantene altri 200-300 grammi per tale bisogna), formare un rotolo e dividerlo in pezzetti da un etto l'uno circa. Stendere a sfoglia  alta tre millimetri (+o-)ogni pallina: la sfoglia deve avere dimensioni compatibili con la chitarra. Tagliare gli spaghetti spianando la sfoglia sulla apposita chitarra con l' apposito mattarello. Durante l'operazione la sfoglia, la chitarra e il mattarello devono essere abbondantemente infarinati. Cuocere subito in acqua bollente salata.


e auguri a tutti.


sabato 15 aprile 2006


LA FINE E' IL MIO INIZIO




Nel 94 facevo quello che si chiamava Guardia Medica PFN, un lavoro che mi lasciava poco tempo per dormire e tantissimo per leggere. 


Per me significava scegliere non meno di due o tre libri la settimana, con punte di cinque o piu': ero sempre a caccia di novita'


Mi capito' di notare una recensione al libro d'un giornalista italiano che faceva il corrispondente per una testata tedesca e che per un anno aveva girato l'Asia senza mai prendere un areo. Io all'epoca mi pare non avevo mai lasciato l'Italia e anche di quella ne avevo visto poca. Figurarsi l'Asia! Eh, l'Asia, si! Leggiamoci un po' d'Asia. 


Mi sono innamorata di Terzani leggendo Un indovino mi disse.


Poi e' toccato a In Asia, La Porta Proibita, Un altro giro di giostra. Poi, gli anni sono volati, ho sentito ch'era ammalato, e ch'era morto a 66 anni. 



Qualche settimana fa guardo la trasmissione pseudo meteorologica di Fazio e vedo il figlio Folco che presenta l'ultimo libro, postumo, di Terzani: La fine e' il mio inizio. Dice Fazio: ma ti rendi conto che ne hanno tirato 300 mila copie? Sono tante! Ah, si? risponde sto bel ragazzo, non so, io non mi intendo. 


Due o tre giorni dopo dal mio libraio vedo il volume in prima fila e me lo porto a casa.


 


A sorpresa, ci ritrovo la mia infanzia. L'Italia povera e dignitosa. I soldi della famiglia tenuti nel cassettone, che scemano angosciosamente al finire del mese. Le visite della domenica, mia madre col dito alzato che ammonisce: si va a fare una visita di cortesia, non a mangiargli la loro cena; il gelo che ti entra nelle ossa mentre studi,con la coperta avvolta attorno; il vestito buono per la domenica e quello "andante" per tutti i giorni, e sotto al grembiulino per non sciupare neanche quello; la fine improvvisa della segregazione sessuale al ginnasio, con la terribile timidezza dei primi mesi.



E i libri. I libri mioddio. Le pareti intere ricoperte della biblioteca universitaria, la magica chiave degli schedari, la porta misteriosa attraverso cui i bibliotecari ti portavano la tua porzione di tesoro. 


I libri che, coi figli, sono uno dei due modi per otttenere una piccola immortalita'. 



Ora a me Terzani piace per motivi vari e diversi, riassumibili sostanzialmente nella sua irritante quanto accattivante sincerita', nella genialita' modesta, la curiosita' inesauribile, la disarmante ricerca dell'essenziale.

C'e' in questo libro il racconto e la mappa di un viaggio, che e' anche la meta.

Un viaggio che si puo' fare girando l'Asia e parlando una mezza dozzina di lingue, ma pure girando solo un piccolo paese e parlando, se va bene, l'italiano passabilmente e assai meglio il dialetto.

E' un viaggio in cui i bagagli sono latinamente impedimenta. In cui ogni cosa e' un bagaglio, ogni desiderio un impiccio.

A seconda che l'itinerario ti sia gia' noto o ignoto, puoi leggere queste pagine e vedere come per altre geografie si condivida il medesimo percorso, oppure leggere e incuriosirti di questi mirabili tragitti del corpo e dell'animo.

Puoi, con un pizzico di fortuna, ritrovare lo stesso tuo amore della bellezza unito alla passione per l'essenzialita', il collezionismo sublimato nell'ascetismo, la consapevolezza di non poter nulla possedere, ma solo amorosamente custodire. E il riconoscimento del limite. Io qui posso arrivare: sereno, si, ma non santo. Santo e' troppo, non e' per me.

Dunque uno si fa l'idea che sia un libro di filosofia. Ma invece sono, come sempre quando leggi Terzani, racconti di viaggio. Da Monticelli a Firenze, l'Europa, l'America e Singapore, il Vietnam e la Cambogia, la Cina, la Birmania ed il Laos. Macao e il Giappone, Bombay ed il Nepal, la Siberia e l'Appennino toscano.

Solo e sempre racconti di viaggio. Senza fine. Perche' anche l'ultima fine e' nuovamente l'inizio.

 










 

venerdì 14 aprile 2006

 


IL TESTAMENTO BIOLOGICO


Mare mi dice , a proposito della Lisetta: "Se stessi per morire lo vorrei sapere, e verrei a tirare i piedi dopo morto a coloro che mi hanno mentito. "


Sono perfettamente d'accordo, tu lo vorresti sapere. Bene, e perciò hai il diritto di saperlo.


La Lisetta è disposta ad accettare di morire di vecchiaia, ma non è parimenti disposta ad accettare di morire di cancro. Lei, al contrario di te, non lo vuole sapere. Dice che se ne andrà quando Dio la chiamerà. E non vuole sapere quando. Ragion per cui, io che sono solo un povero medico e non il giudice di cosa sia giusto oppure no, rispetto la sua volontà e faccio come vuole lei. così come quando si trattò del Pescatore, rispettai la volontà di lui e gli parlai chiaro esattamente come voleva. E allo stesso modo, quando si ammalò Otello, che in precedenza, anni prima, aveva chiarito che lui non lo voleva sapere se stava per morire, ho obbedito ai suoi desideri e l'ho curato senza mentirgli, ma anche senza sbattergli in faccia l'imminenza della sua morte.


E' questo il succo della questione: ognuno deve poter fare fare a modo suo. E non sta nè al medico nè a chiunque giudicare se abbia ragione Otello o il Pescatore. Perché Otello ha ragione per Otello e il Pescatore ha ragione per il Pescatore.


Già questo, Mare, è uno degli argomenti più rilevanti del cosiddetto testamento biologico, quello per cui si battono, tra gli altri, la fondazione Luca Coscioni e i radicali.


Sul fatto che esistano persone stanche esauste di vivere e che non sono depresse, ne parliamo domani perchè per un solo giorno sarebbe troppo.


Grazie, Mare! come sono contenta che tu mi dia lo spunto per parlare di queste cose1


Baci


Capsicum


mercoledì 12 aprile 2006

LISETTA


Circa sette anni fa ho ereditato una paziente dal solito vecchio medico che andava in pensione. Una paziente critica: 90 anni e si era rotta il femore qualche mese prima. Andava alla messa di mezzanotte per Natale nella chiesetta campestre vicino alla sua abitazione; c'era il ghiaccio, uno scivolone, patapunf. Mi disse il collega: mah, a quell'età forse non se la cava, resterà come minimo allettata, tienilo presente. Se non te la senti di andare laggiù a visitarla non la prendere piuttosto. Ma era un tale delizioso posticino, vicino alla pieve, e a me piace girare per la cvampagna. così la vado a vedere diverse volte. Lei vive da sola in questa grande casa anni dieci, con la tapezzeria verde sui muri e la moquette verdone per terra, i vasi cinesi, il cagnone di porcellana, il grande atrio-sala- corridoione in mezzo alla casa, il pozzo col ferro battuto, le tendine oscuranti alle finestre, le lampadine da dieci watt, la scala un po' ripida, i bagni con la vasca di ferro con le zampe di leone. Gira con le due stampelle e protesta contro i figli che "le hanno messo la badante". Un giorno arrivo e la trovo da sola. "Ho mandato via la fannullona, dice. Che farne? ora che uso un bastone solo le mie cose le faccio da me. "


Un altro bel giorno me la vedo seduta nella sala d'attesa. "E' una così bella giornata, non ho mica bisogno di nulla, dottoressa, ma non lo dica a mio figlio. Mi serviva una scusa per farmi portare fuori, così gli ho detto che avevo bisogno di lei e che lei, poverina, non poteva proprio venire."


Veniamo ad un accordo: d'inverno vengo io da lei, d'estate uno dei figli me la porta in studio. Oh, la Lisetta è proprio un donnino favoloso! Ha lasciato le stampelle, è tornata a curare il giardino, ma alla messa di mezzanotte non è più andata. S'è scusata col parroco, "ma rompermi l'altra gamba sarebbe troppo faticoso, gli anni crescono invece di calare, sa?"


Qualche mese fa aveva perso l'appetito. Curettina ricostituente, esami del sangue a domicilio, consulenza cardiologica. Facciamo un'eco? "No, dottoressa, la mamma è tanto emotiva, già tutti questi esami che ha fatto l'hanno messa tanto in agitazione."


Qualche settimana e  l'appetito è di nuovo andato, poi dice che le sembra di fare un po' di fatica a mandare giù. Facciamo delle flebo e troviamo un ecografista disponibile a venire a domicilio con l'apparecchiatura. Il giorno del suo 97mo compleanno fa la prima ecografia della sua vita.


Cancro del pancreas, diffuso, metastatizzato al fegato.


Non glielo diciamo. Lei aspetta comunque di morire. "Me lo aspettavo diciotto anni fa, quando morì mio marito, lui ne aveva 83, io pochi di meno. Alè, dissi, questa è la strada che prendo pure io, siamo vecchi, sa com'è. Pensavo che mi toccasse aspettare poco, e invece, tutti questi anni, sono stanca, lo sa? Alla fine è tanta fatica stare al mondo, sono così vecchia, sono vecchi anche i miei figli e pure i miei nipoti non sono certo dei ragazzini. cosa dovrei fare ancora? Vedere i trisnipoti? Li vedrò di lassù."


Ho un pochino d'invidia. Giusto un po'.

domenica 9 aprile 2006

Ieri festa di compleanno con tutti gli amichetti. Oggi meeting col pidocchio.

sabato 8 aprile 2006

Stamattina ero a disagio. Sapevo che mi aspettavano in studio, e invece ero qui a scaricare la posta, a pasticciare col blog. Mi sentivo in colpa. Sono maledettamente nervosa in questi giorni. Ho ricominciato a lasciare indietro delle cose da fare. Poi, al pomeriggio, le cose sono migliorate:  ho seminato i peperoncini ed ho iniziato Karima ai misteri della smacchiatura. Ho asciugato i capelli al grande, ho portato il piccolo a lezione, ho cominciato la recensione (bah, simil recensione, insomma), che avevo promesso ad un amico, del libro postumo di Terzani. Non ho cucinato.


E, insomma, il tempo passato col blog  non è perso, per me, ma non smetto lo stesso di sentirmi in colpa. Mentre scrivo mio marito mi sollecita a smettere. Che c'entri anche lui con questo senso di colpa?


Baci a tutti


Capsicum

venerdì 7 aprile 2006

In risposta alle cortesi domande: si, faccio il medico, c'è scritto in cima, non avete letto? medico di famiglia. E adesso vado a fare le glicemie ai miei diabetici che mi aspettano digiuni mentre sto perdendo tempo con voi. Baci.

OGGI SI CITA



Sto leggendo Martino Baldi, alias Marziller, e questa poesia la vorrei dividere con voi.



Fausto mani-di-forbice invece cacava per dispetto.


Lungo e snodato come un tiramolla,


la sua giornata consiste nel segnare con le dita,


elastiche e nervose, strisciate di colore immaginario


nella tela dell'aria: è l'action painter della malattia,


calligrafo di ideogrammi mutanti


scritti per il suo dio.


Per noi, invece, sulle sue labbra c'è solo un suono sordo


che ribolle, un mumble-mumble ossessivo,


terrorizzante come la certezza di un disastro ignoto.



Lo sguardo macchiato di veleno è il macabro preludio.


Nel gesto, all'improvviso, è una saetta.


Scompare per un niente, si disfa dei vestiti


e salta nella stanza con postura beffarda


nudo e uccellante. Il getto è inevitabile.


Inutile inseguirlo: troppo veloce e plastico


e, soprattutto, criminale geniale.


fFuno che salta e danza,


maneggia il pipì come un idrante,


ride e minaccia(e non soltanto),


spandendo piogge d'oro sui muri,


sui pavimenti, sugli arredi e sugli sventurati inseguitori.


Chè come un criminale hollywoodiano


da qualche parte nasconde la carta del successo,


un joker nella manica o un timer già innescato:


dentro un armadio, nella stanza dei giochi


o forse addirittura nella mensa


troppo tardi qualcuno scoprirà


il frutto marrone del suo trionfo.



 


mercoledì 5 aprile 2006

Io non dovrei lasciarmi prendere la mano dalla politica in questo blog. O forse si?


Comunque ho appena parlato con la Bella Signora Indomita e oggi è una giornata no. Sta vomitando l'anima per via della radioterapia, le hanno irradiato otto metameri, in due proiezioni, e il medico dell'ANT s'è fatto di nebbia da settimane, non le ha lasciato neppure un cellulare per la reperibilità, neppure lui l'ha presa sul serio come ammalata. Stamattina s'è svegliata col letto bagnato e non capiva di cosa, poi era la ferita della tetta operata che s'era riaperta e veniva fuori un liquido che ha infradiciato lei e il letto. S'è fatta portare a Ferrara dal chirurgo plastico che le ha spiegato cosa succede. Sono le due membrane della protesi che le ha lasciato in situ perchè non si chiuda lo spazio, in modo da poterla reinserire dopo le terapie: non si sono riadese e tra loro s'è formato del liquido che poi s'è vuotato all'esterno.


Poi è stato molto intelligente e anche galante, e le ha detto: signora, non so come, ma lei è sempre una bellissima signora con uno splendido sorriso nonostante radio, chemio e tutto. Ora alla Bella Signora Indomita la sua tetta manca, e la gentilezza l'aiuta tanto, ma oggi era una debacle totale, mi ha persino chiesto un farmaco antidepressivo.


Sono inferocita. Oggi Berlusconi mi pare un nano insignificante, e Prodi anche.


Non so che fare. Che fare?


Il signor Antonio Stinà ha detto:

"Credo che noi uomini e donne del centro sinistra si debba essere un po' meno timidi rispetto ad una questione fondamentale: è proprio vero che ci interessa redistribuire il reddito nel nostro Paese, anche con la leva fiscale, per dare pari opportunità ai figli degli operai e a quelli dei professionisti. Non ce lo siamo inventati noi; lo prevede la nostra Costiuzione, art. 3, 4 e 53."

Non ci conosciamo, signor Stinà, ma mi permetta di ringraziarla per la chiarezza e la semplicità.
Baci.
Capsicum

Stamattina alla radio danno i dati eurispes e dicono che la capacità di risparmio degli italiani è scesa del 40%.


Lo racconto a mio marito e lui ribatte: Ecco, lo dicevo io  che spendi troppo!

lunedì 3 aprile 2006

LUNEDI'

Chiamate di stamattina: la moglie di quello troppo ricco per farsi curare dal medico di famiglia e che va dagli specialisti. E' stato dal cardiologo che gli ha aggiunto una pillola per la pressione perchè ha bisogno di tenerla più bassa. Un mese fa, quando gliela avevo data io non l'ha presa perchè lo buttava giù. Ma a me non mi paga, quell'altro gli porta via qualche centinaiuo di euro quindi bisogna farlo fruttare, questo investimento, no? La gente è fatta così, l'importante è che si decida a curarsi la pressione..
La figlia della signora anzianissima che ha una febbre che non va giù nonostante la terapia. La mando a fare una lastra in mattinata, poi la vedo nel pomeriggio a domicilio.
Il fidanzato della cugina di mio marito. Questo è un severo ipocondriaco, lo vedo nel pomeriggio, non si sa mai, anche gli ipocondriaci a volte si ammalano, meglio sincerarsi.
Mio figlio dorme ancora. Ha una bronchite, ieri gli ho fatto un antibiotico e stamattina non l'ho svegliato. speriamo che si riposi e non passi la giornata al PC come al solito.
In studio mi aspettano almeno una dozzina di impazienti.
Baci
Capsicum

sabato 1 aprile 2006

CLIMA INFERNALE


E ci sono cascata pure io. Ho quasi litigato con la mia amica del cuore parlando di politica. Ora le do atto di avere detto una verità fondamentale, e la racconto anche a voi. Circa trenta anni or sono, tra il 70 e l'85, una intera generazione di giovani che si avvicinavano alla politica venne accuratamente selezionata e tutti gli intelligenti, gli onesti, i capaci, gli appassionati vennero sistematicamente segati a mezzo dai liderz d'allora così non si rischiava una concorrenza spiacevole fino all'età pensionabile. Lei e io eravamo nel numero, ma non eravamo certo le migliori tra gli annientati.


Abbiamo conosciuto personalmente la maggior parte degli attuali trombacchioni che siete/siamo costretti a vedere assai più di quanto vorremmo. Alcuni sono invecchiati male. Altri sono conservati in formaldeide. Ma nessuno è migliorato di un cicinino:; una schiera di sporchi stronzi furbi e incompetenti erano e una schiera di stronzi zozzi astutissimi e incompetenti sono rimasti, solo un pochetto più spudorati.


Io non faccio i nomi, ma lei li ha fatti uno per uno, ricordandomi date, situazioni, incontri, eccetera eccetera.


E ha concluso dicendo che ormai una classe politica in Italia non ci sarà mai più. I ragazzi di valore, infatti, non si sentono in dovere di fare nulla per il Paese, e se vanno a studiare all'estero, e i migliori ci vanno tutti, lo fanno con l'idea di tagliare la corda.


Uno a sto punto si dovrebbe scoraggiare, ma io ci ho una mutazione puntiforme e quel gene non mi funziona.


Allora perchè abbiamo litigato, direte. Proprio per questo.


Ah, e perchè ha detto che non vale la pena di votare per quegli sfigati improduttivi e disutili dei radicali che non contano, non contarono e non conteranno mai niente.


Io ci ho litigato, poi ho riflettuto e ho deciso che può anche avere ragione, ma tanto, io in aritmetica e tabelline non valgo molto, quindi c'è una evidente affinità......


Comunque mi scuso pubblicamente. Con le amiche non va bene litigare, neppure in questo clima  pre elettorale escrementale.