martedì 28 novembre 2006

 


 


CONTRO I PAPILLOMI VENEREI E IL CANCRO DEL COLLO DELL'UTERO


 


A partire da ieri 27 novembre 2006 è disponibile in Francia il Gardasil, un vaccino per la prevenzione del carcinoma del collo dell'utero dovuto all'infezione da papillomavirus umani (HPV) di tipo 6, 11, 16 e 18. Questo vaccino ha ricevuto nel settembre 2006 l'autorizzazione europea di immissione al commercio. Nell'attesa delle opportune raccomandazioni del Consiglio Superiore d'Igiene Pubblica di Francia (CSHPF), questo vaccino sarà disponibile nelle farmacie francesi dietro prescrizione medica.


Appena ne saproò qualcosa di più lo posterò. Questa dei papillomi venerei è una problematica grossissima. Per centinaia di anni sono stati ritenuti grossomodo benigni, un fastidio, a volte antiestetico ,a non di più. Invece sono una robaccia. Pensate che nella metà dei casi nei maschi non si diagnosticano se non con una ricerca microbiologica del virus. In pratica il virus non si manifesta, o magari c'è un papillomino quasi invisibile all'interno dell'uretra.


Qualche mese fa ho visto una giovanissima ragazza piena di papillomini, con bruciori e altri sintomi poco piacevoli. Da vecchia signora imprudente le ho chiesto chi fosse il suo partner, o chi fossero i suoi partner e le ho rammentato che è una malattia che si prende SOLO per trasmissione sessuale. Lei è insorta, a difesa dell'amato bene, asserendo che lui era il suo primo ragazzo e lei la prima ragazza di lui, e che la fedeltà reciproca assoluta era da intendersi al di sopra di ogni sospetto, a prova di ciò mi riferiva l'intenzione di sposarsi appena raggiunta la maggiore età, per procedere senza indugi alla procreazione.


E del resto, ha aggiunto, lui non ha mica nulla!


Poi la mamma l'ha portata dalla sua ginecologa, una vecchia volpe espertissima e notissima in tutta la zona. La dottoressa ha fatto una bella risatina in faccia alla bimba. Ora te li tolgo, le ha detto, ma mettiti bene in testa che li puoi aver presi in un solo modo, e che anche lui può averli presi solo nello stesso modo. E che non vengono sù dal nulla, mai.


 


Per concludere: anche se andate a letto con un solo partner, non dimenticate che dal punto di vista medico state andando a letto con tutti i suoi partner attuali e precedenti e lui sta andando a letto con tutti i vostri. L'uso del preservativo, checchè ne dica l'autorevole capo della cristianità, ha una ragione medica importante: oltre alla prevenzione del concepimento previene, anche se non al 100%, il contagio di malattie sessualmente trasmesse.


 


Su questo argomento (il contagio di malattie sessualmente trasmesse) vi suggerisco di andare sul sito di Nadir e leggere la seconda pagina dell'ultimo numero della rivista. La prima contiene un articolo si USA e AIDS, pure quello non è male.  Una rivista interessante. Ve la consiglio.

giovedì 16 novembre 2006

CODE

 

Bisogna aver sofferto completamente qualcosa per riuscire a descriverlo. Questo e' vero per me, almeno.

Qui, nel mio mondo piccolo che è lo sesso di tutti, stanno succedendo delle cose drammatiche che hanno radici complesse.

Non posso descriverle in un post, mi serve un libro. Un altro. E non di cento e rotti pagine.

Ma non sono ancora pronta. In parte perché non ho sofferto abbastanza, in parte perché questo sarà un libro molto più difficile e complesso. Dovrò raccogliere delle conoscenze che non ho, del materiale che solo in parte è a mia disposizione.E poi rimane il problema di renderlo leggibile a chiunque.

Nessuno a cui parlare non è illeggibile, ma da quanto mi riferiscono i miei sinora pochi lettori non è neppure alla portata di tutti come speravo, scioccamente.

Il prossimo dovrà avere una storia semplice, o anche due o tre storie semplici da seguire. Poi ci saranno le parole tecniche, i problemi filosofici , la questione bioetica sarà permeante,ma non si deve capire, deve passare attraverso e, finita la lettura, deve restare nella mente del lettore come un interrogativo ormai suo.

 

Va bene, so cosa voglio fare.

Ma non so come lo farò. E neppure se ci riuscirò.

 

E' esattamente come quando mi sono iscritta all'univerità. Non avevo la più pallida idea di come avrei fatto a diventare medico. Ma sono qui.

Tutto sta fare la prima cosa che devi fare e poi andare avanti.

domenica 12 novembre 2006

NOSTALGIA DA MANGIARE


Nella cucinetta, dentro ad un cestino, tra le pieghe di un tovagLiolo, stanno lievitando quattro piccoli pan'e saba. Saranno pronti da infornare domani.


Quando ero piccola, una volta all'anno, per i morti,  mia zia Adelina ci mandava un cestino, e nel cestino c'erano quattro pan'e saba, una decina di pabassinas, un paio di pani neri e un chilo circa di fregula.


Il pane nero non lo potrò fare mai. Lo faceva lei con la farina integrale che macinava personalmenTe, nel cortile, con la macina antica girata dall'asinello. Suo padre prima e suo fratello poi erano stati direttori del mulino sociale del paese, ma lei s'era sempre rifiutata di usare la farina macinata con le macine industriali. Sosteneva che, girando troppo velocemente, surriscaldavano la farina, alterandone in modo intollerabile il sapore. Una macinazione selvaggia che solo i maschi potevano perpetrare. Procedeva quindi personalmente alla "molidura de su trigu po domu", cioè alla macinazione del quantitativo di grano, da lei coltivato, necessario per l'uso domestico.  Il macinato, raccolto nei sacchi di canapa, lo "spalinava" in un largo cestino di fieno di palude fatto a mano,  scuotendolo con rapida maestria e dividendo la farina bianca fiore, la semolina, la semola grossa, il cruschello, la crusca.


Con un misto di farina, cruschello e semolina preparava questo profumatissimo pane nero, che vive solamette nelle mie circonvoluzioni limbiche, ormai.


Ma is pabassinas, quelle le faccio, con la stessa ricetta antica trascritta dalla mia nonna, sua zia, all'inizio del 900. E la fregula, non  solo la faccio, ma insegno a farla a tutti quelli che me lo chiedono. E il pan'e saba è di là che lievita. In cucinetta, la mia "cogina mala"


Zia Adelina, come tutte le padrone di casa quartesi doc, aveva due cucine: una "bona" e una "mala". Pure io ho due cucine: la cucina e la cucinetta.


E tutto questo preambolo per racocntarvi la ricetta del pan'e saba.


 


Sciogliere 25 grammi di lievito di birra in un goccio d'acqua tipepida. Metterlo nella  ciotola del kenwood. Aggiungere 250 grammi di saba (mosto cotto) e 500 grammi di farina. Impastare col gancio fino a che non si ottine un bell'impasto incordato e compatto.


Nel frattempo tritare col coltello 50 grammi di mandorle, altrettanti pinoli e altrettanta uva passa. Le ricette che ho trovato nei libri di cucina dicono: noci, non mandorle, e pinoli e basta, ma zia Adelina ci metteva le mandorle e l'uva passa, quindi io faccio lo stesso. Probabilmente lei ci metteva mandorle e uva passa perchè le aveva in casa: le mandorle dai mandorleti, l'uva passa la faceva lei seccando lo zibibbo. Lo zibibbo ha i semi, a differenza della sultanina, ma ha anche un sapore ed un profumo meravigliosi.


Aggiungere all'impasto due uova e la frutta secca e 10 grammi di cannella in polvere (un cucchiaio circa).  Continuare ad impastare a velovcità uno fino a che l'impasto non si incorda bene e si stacca dalle pareti della ciotola. Sollevare il gancio, lasciare l'impasto nella ciotola a riposare per mezz'ora. Rovesciarlo poi sulla spianatoia, dividerlo in quattro parti, lavorarle ognuna con mano leggera per fare una pagnotta, metterle in un canestro, tra le pieghe del telo a ievitare, coperte con un altro telo e una coperta di lana. La lievitazione dura circa 24 ore. Si inforna in forno da pane. Quando è appena intiepidito si spennella con altra saba e si cosparge di palline di zucchero colorato. Siccome il pane è ancora un po' caldo, la saba si asciuga lasciando incollate le palline di zucchero alla superficie del pane.


Lo tagliavamo a fettine sottili, lo mettevamo nel suo cestino  e lo mangiavamo dopo cena, come dolce. 


Encli, le pabassinas sono più facili, però. Baci.

sabato 11 novembre 2006

Stamattina ho dovuto dare una cattiva notizia a mia zia. Lo zio ha tolto un pezzetto di prostata che era ipertrofica, e apparentemente del tutto normale. Psa 5, consistenza elastica, bella uniforme, non noduli, poi all'istologico c'era dentro un focolaietto di carcinoma. Domani mi tocca dirlo anche allo zio.

domenica 5 novembre 2006


PABASSINAS ANTICHE DI QUARTU



Mia nonna Maria teresa è nata a Quartu S. Elena nel 1884. Alcune delle ricette che ha lasciato scritte sono evidentemente versioni antiche di cibi tradizionali. Hanno le quantità misurate in libbre ed once, per esempio, e non contemplano tra gli ingredienti prodotti raffinati o d'importazione come lo zucchero.
Questa ricetta è una di quelle. Ci sono parecchie ricette di pabassinas e ve ne potrei citare almeno altre tre, ma non ho trovato in alcun libro una simile a questa. Le pabassinas sono dolci tipici della festa dei morti.


Ingredienti:
Una libbra di miele di castagno (400 gr)
tre libbre di mandorle, tagliate a fettine sottili e tostate (1200 gr)
tre libbre di uva passa (1200 gr)
una libbra di cedro candito (lattugau) tagliato in piccoli pezzi (400 gr)
due once di cannella ridotta in polvere (60 gr)
un mestolo di farina (circa 250 gr)
buccia di due arance grattugiata

bianchi d'uovo e zucchero a velo per la glassa (facoltativa)


Il giorno prima impastare il miele intiepidito con la farina e la scorza d'arancio e la cannella. Aggiungere la frutta secca e amalgamare bene il tutto. Coprite la ciotola e lasciate riposare fino all'indomani.
Il giorno dopo potete stendere l'impasto sul tagliere, ridurlo in rombi e cuocerlo a forno da meringhe per 15-20 minuti. In alternativa potete usare uno stampino da biscotti: lo riempite di impasto, lo comprimete bene e oi delicatamente tirate fuori la pabassina, nel mio caso a forma di cuore.
Disponete su una teglia coperta di carta forno (o infarinata leggermente) e fate cuocere in forno da meringhe, cioè attorno a cento gradi, per circa 15-20 minuti. Estraete la teglia, mettete su ogni pabassina un cucchiaino di glassa fatta con 4 once di zucchero a velo per ogni bianco d'uovo(circa 150 gr), stendete la glassa con un pennello, rimettete in forno per altri 5-10 minuti perchè la glassa si rapprenda.
Se il forno è troppo caldo diventano dure.

Si possono decorare con palline di zucchero argentate o colorate.

Due o tre precisazioni. Le mandorle andrebbero fatte a fettine sottili e il cedro a pezzetti piccolissimi: ne guadagna l'omogeneità dell'impasto che consente di avere delle pabassinas di forma regolare. L'impasto appena fatto non è un impasto, ma un composto colloso di frutta secca. Riposando per una notte almeno diventa più morbido e omogeneo e si riesce sia a stenderlo su un piano, come se fosse una specie di croccante crudo, sia a modellarne delle formine con gli stampi da biscotti. Se necessario ci si può inumidire appena le mani, ma se lo si fa le pabassinas ci metteranno di più ad asciugare in forno.

venerdì 3 novembre 2006

I miei figli non finiscono mai i compiti. Traccheggiano, giochicchiano, cacciano pretesti e scuse, e io francamente mi stufo a rimproverarli di continuo. Prevedo giorni di sfinimento totale, altro che ponte di vacanza

lunedì 30 ottobre 2006

GLI ARGOMENTI FACILI E QUELLI NECESSARI


Quando si parla di cose complesse come le relazioni, diventa difficile fare un discorso limitato. Una parola tira l'altra, un'idea ne trascina un'altra. Se si vogliono tracciare dei confini, non si riesce perchè nessuno li accetta, ognuno pretende di vedere le cose a modo suo, in funzione dei suoi propri bisogni, e si fa una confusione incredibile.


Prendiamo il mio discorso sulla gentilezza. Un casino ne è venuto fuori. E ne sono molto contenta.


Si parla, si riflette, vengono fuori le opinioni, i punti di vista. Due anni fa, mentre ero a Varenna per il master in cure palliative, stimolata da una lezione, scrissi un post che si intitolava una cosa tipo "E' necessario essere buoni per curare i morenti?" Era lo stesso argomento. Ma non suscitò lo stesso interesse. E comunque si era abbastanza d'accordo. Non è necessario essere buoni, si disse, basta essere onesti.  Perché? Perché si riferiva ai morenti, non a nessuno di noi, quindi, nè ora nè mai! Vero?


Invece per il vivente lo volete un medico buono, mica vi basta un buon medico. Per il morente, vabbè, un buon medico, certo, questo ci vuole, un medico buono, forse non è necessario. Perché il morente non siete voi, ragazzi!!!


E lo vedete che ho ragione? E i fatti mi cosano!


Volete un medico buono e gentile, evvai! Un buon medico stronzo non vi piace.


Ma poi il discorso è scivolato sul medico in burn out. Il medico scortese. Ora lo scrivo in lettere maiusole così rimane più leggibile:


UN MEDICO SCORTESE E' UN MEDICO IN BURN OUT, CIOE' UN MEDICO CHE STA MALE LAVORATIVAMENTE PARLANDO.


E non vi piace mica sentir dire queste cose, vero? Che storie son codeste, come si permette colui al quale affido la mia vita d'essere vulnerabile  in tal modo al disagio, allo stress, sarà mica che mi sto affidando a uno che non è DIO?


Embè, ve le dovete tenere queste cose scomode. Se volete essere curati bene, al meglio delle capacità del medico, bisogna che il medico lavori sereno. Se è scortese vuole dire che non sta lavorando bene, è un bruttissimo segno. Un medico che non lavora sereno è un medico che potenzialmente sbaglia di più.


Quanto guadagna un medico mi chiedi, Mare. Io personalmente guadagno bene, ma lavoro moltissimo. Mi restano tra i 2500 e i 3000 euri netti al mese. Colleghi con meno pazienti e che fanno meno extra di me guadagnano meno, anche molto meno. Gli specialisti ambulatoriali guadagnano molto meno, talvolta molto molto meno: dipende da quante ore fanno. I medici della continuità assistenziale guadagnano molto molto meno. Gli ospedalieri guadagnano più o meno così, forse anche di più, si dice, ma non ne sono sicura perchè non ho mai visto le loro buste paga. I pediatri di libera scelta guadagnano quasi il doppio, ma lavorano fino allo sfinimento fisico e mentale.


Gli specialisti che lavorano in nero, soprattutto al sud, guadagnano probabilmente moltissimo di più, ma sono comunque solo ipotesi, supposizioni,  da parte mia e vostra. Esattamente come quelle sui guadagni degli idraulici che lavorano in nero.


A me piace il mio lavoro, e personalmente non sono in burn out, però o parliamo solo delle cose belline e piacevoli, delle cavolate, e allora vi guardate domenica in e il telefilm sulla clinica di Walter Nudo (come si chiama pure che me lo scordo sempre?), oppure state su questo blog e vi cuccate pure le schifezze. Con affetto, ma qualche volta senza gentilezza, dalla vostra


Capsicum


P.S. E comunque io aspiro ad essere un buon medico; un medico buono, mah, non mi sento proprio all'altezza. Come diceva San Carlo? Essere santi è un'eccezione, essere giusti è, o dovrebbe essere, di tutti. 


 

giovedì 26 ottobre 2006

DI NUOVO SULLA GENTILEZZA


Milumilu mi dice: 


capsicum, ti prego, aiutami a capire davvero...
la gentilezza risponde al bisogno della persona di essere ascoltata, considerata, rassicurata, correttamente informata, strategia vincente per vedere le terapie prescritte seguite il più possibile...
Che c'azzecca, direbbe Di Pietro, la gentilezza con il debito del paziente?
va be va, mi sa che sono cotta io, ti chiedo scusa preventivamente...


Allora. Ci sono cose dovute e cose che sono un di più.

Le cose dovute da un sanitario ad un paziente sono la diligenza, la perizia, l'informazione completa base di un  consenso informato, il rispetto. Dire rispetto dovrebbe essere sufficiente. Ma aggiungiamoci l'umana compassione.

Con questo si può rispondere al bisogno della persona di essere ascoltata, considerata, rassicurata, correttamente informata, esattamente come hai detto tu. 


Gentilezza significa invece dimostrare bontà d'animo, affetto. A parte che ti voglio vedere ad essere gentile quando devi curare uno che sai che mena la moglie e insidia la figlia, quando metti in campo la dimostrazione di affetto e bontà d'animo cosa vuoi fare? Ingarbugliare le cose? Relazionarti al paziente come tu-persona? No, tu sei ruolo, non persona per lui. Devi essere ruolo, in modo che, finito il tuo compito, lui sia libero dal legame con te. Nel tuo ruolo puoi anche mettere la compassione umana, anzi ce la dovresti mettere, se ne sei capace. Però potresti non essere in grado, in quel momento. Per motivi inerenti alla tua vita personale di quel momento, perchè hai bisogno di difenderti da ulteriori sofferenze, per mille motivi. Per questo non ti si può ritenere in obbligo di fornire sempre e comunque una calorosa umana compassione. La correttezza ed il rispetto, però, dovrebbero essere ampiamente sufficienti. Se il paziente si sente al centro della tua completa attenzione e contemporaneamente sente di essere nel pieno possesso della potestà decisionale, la gentilezza nel senso di dimostrazione di bontà d'animo, affetto e calore, non gli serve a nulla.


La dimostrazione della tua bontà d'animo e del tuo affetto nei confronti del paziente è un tappabuchi che tutti rischiamo di usare quando SAPPIAMO di ESSERE IMPOTENTI. Quando il tuo paziente sta morendo, quando non hai una soluzione ai suoi problemi, quando non sai che pesci pigliare. Guarda, io ne giustifico la necessità solo quando il paziente non ha affetti vicino. Se sta morendo da solo, se non ha amici o parenti accanto. Allora si.


Ma altrimenti tu fornisci la professionalità, la completa attenzione ai suoi problemi, la cortese disponibilità ed il rispetto. La moglie, il marito, i figli, gli amici forniscono la bontà d'animo, la gentilezza, l'affetto e tutta quella mercanzia lì.


Tu, invece, ti tieni il tuo magone e ci lavori sopra.. Cosa che quasi nessuno dei sanitari fa. Vigliaccheria legalizzata dalla consuetudine. Incasinamento psicologico totale. Confusione dei ruoli, dei sentimenti con il lavoro, del lavoro con i sentimenti. Fonte di errore comunque.


 Perchè di fare il medico o l'infermere l'hai scelto tu. Quasi sempre perché avevi bisogno di aiuto. E forse ce l'hai ancora, se non hai già ricevuto l'aiuto di cui avevi bisogno.


 Ma se l'avessi ricevuto, queste cose le sapresti già. Non avresti bisogno di sentirti buona. Saresti capace anche di saperti ostile ad una persona e di riuscire a curarla ugualmente bene. Perchè a volte si debbono curare persone spregevoli, veramente orrende. Perché la cattiveria, la malvagità esiste, anche se non è frequente per fortuna, e se lavori nel nostro campo abbastanza a lungo te la ritrovi davanti e impari anche a riconoscerla sotto tutte le ipocrisie sotto cui si nasconde. Ti tocca curare un disgustoso pedofilo, un sadico, uno che distrugge la psiche dei propri figli, un egoista che causa la morte della propria moglie. E come fai a curarli, eh? Offrendo loro competenza, diligenza, rispetto e consenso informato. Punto. Esattamente come agli altri. E pure umana compassione, se ci riesci. Ma gentilezza, via! Quella scegli di darla a chi la merita, a chi apprezzi , a chi vuoi bene, e la dai in quanto persona, non in quanto medico o infermiere. E siccome non è dovuta, dandola metti in obbligo verso di te chi la riceve.  Vedi che si tratta di ruoli diversi?


Il paziente anche quando crede di volere una mamma, non è vero. L'assunzione di un ruolo partecipativo in senso amichevole/affettivo presuppone anche una condivisione della potestà decisionale, un supporto nella decisione, e tu non puoi farlo proprio. Se lo fai interferisci nella sua sfera di libertà. Devi starne fuori. Devi essere SOLO medico o infermiere. I tuoi personali sentimenti te li devi tenere per te e ci devi lavorare sopra. La relazione controtransferale deve essere uno strumento per te, ricordatelo bene. E la relazione transferale deve restare tale, essere individuata come tale dal sanitario. Non ti puoi permettere di credere che un sentimento transferale sia rivolto a te come persona. DEVI SAPERE che nasce e si costituisce indipendentemente dal tuo essere persona e che non è rivolta a te, ma al tuo ruolo.


Insomma, Milumilu, il casino proviene dal fatto che siamo totalmente impreparati, dal nostro percorso formativo istituzionale, su questi temi. Quindi torniamo alla competenza e alla diligenza. In questo campo non stamo offrendo competenza.

Ci manca la competenza. E speriamo di tappare il buco con la gentilezza. Il paziente può anche sembrare contento, ma alla fine la magagna salta fuori.


Io non ci sto ad avvallare questa confusione linguistica e concettuale, perché sarebbe come avvallare il persistere dell'incompetenza.

Guarda, ho solo sfiorato la superficie di questa tematica, solo sfiorato. Se può bastare per cominciare a rifletterci, dimmelo tu.

Baci

Capsicum





E guarda, Sara, se tu gli dai gentilezza, lui è costretto a fornirti riconoscenza. Lo vedi bene che c'è qualcosa che non va. Lui ti deve fornire un onoraio, e poi siamo pari. Lui deve potersi sentire in pari con te. Se ti gli fornisci gentilezza, come fa lui a mettersi in pari, eh? E non è questo che vuoi in fondo, o medico gentile? Un paziente sempre in debito con te?

mercoledì 25 ottobre 2006

LA STREGA GENTILE


Ritorno un attimo sulla gentilezza.


Dice Pratchett in A hat full of sky che una buona strega offre alla gente non ciò che la gente vuole, ma ciò di cui la gente ha bisogno. Una buona strega non è una strega popolare.


Quando lui parla delle streghe dice esattamente quel che penso io dell'essere medico.


E, cara Sara, un buon medico cerca sempre di dare al paziente ciò di cui IL PAZIENTE ha bisogno. Non ciò che il paziente vuole, e neppure ciò CHE IL MEDICO HA BISOGNO DI DARE. Non è così che decidi come devi essere. Tu devi essere medico, non amico, parente, o altro. e allora devi dare non quello che ti sembra in tono con te stesso, ma quello che la situazione medica richiede. Gentilezza è una cosa trascurabile come esigenza del paziente. L'esigenza di essere gentili, o di non esserlo, nasce dal medico. Dal suo tentativo di colmare il proprio senso di colpa. Te lo devi tenere il tuo sentimento di inadeguatezza, non lo puoi riscattare con la gentilezza.


La GENTILEZZA non è quello di cui il paziente ha bisogno DAL MEDICO. La gentilezza la può avere da tutti, dal medico deve avere rispetto, umana compassione, rigore professionale, competenza e la massima attenzione. Il che può doversi tradurre a volte in freddezza, persino durezza e rifiuto alla connivenza. Perchè il paziente a volte vuole il proprio male, ed il medico non può, per gentilezza, andargli incontro e collaborare con lui nel nuocergli.


Sara, quella delle parole è una trappola. Gentilezza è una bella parola e tu subito la sposi, la vuoi per te. Ma come medico non hai il diritto di scegliere il tuo comportamento in base alle tue esigenze. E neppure di giudicare il comportamento dei tuoi colleghi  senza calarti nei loro panni.


Un medico si può incazzare. Anzi, a volte si deve incazzare. E anche col paziente. Al diavolo la gentilezza.


Leggiti il sottotitolo del mio blog. Non l'ho messo lì per i pazienti, ma per i medici.


Un abbraccio


Capsicum


P.S. lo so, lo so che sono antipatica e pure saccente. Faccio proprio schifo come persona. Se  non lo sapevate ve lo chiarisco ora. Il medico è una medicina, e io sono una medicina amara. Bleah!

martedì 24 ottobre 2006

I commenti a questi due ultimi post sono davvero interessanti e preziosi per me, ma credo di dovervi una precisazione più esplicita. Soprattutto a Mareprofondo e al Prof, che ringrazio per  gli interventi.


Mare, guarda che il fatto che i medici poco preparati vengano tollerati e a volte anche passino avanti ad altri nella carriera è una cosa che mi indigna profondamente. Parecchi anni fa persi un concorso perchè sostenevo l'esistenza della epatite C, o non A non B come si chiamava allora, mentre il primario diceva che era una cazzata. Ma lui era primario e si scelse un assistente che la pensasse come lui. I metodi di assunzione sono tarati profondamente.


Certo che ci sono delle cose che non funzionano, che diamine! E molte anche! Ma il manico sta nel livello organizzativo, non in quello clinico! Questo è il fatto! Scelta del personale, retribuzione, motivazione, controllo delle prestazioni, sistema e valori di riferimento per la qualità delle prestazioni stesse, che al momento sono quelli sbagliati. Insomma: il problema a monte dellla nostra sanità non sono i medici e gli infermeri, ma le loro condizioni di lavoro, i parametri in base a cui si fa carriera, il modo in cui vengono designate le persone che devono organizzare le prestazioni e verificarne la qualità clinica, le priorità che vengono stabilite, il controllo della spesa nelle regioni, insomma c'è un mare di cose che non vanno bene, ma invece di verificare queste cose si preferisce fare dei sanitari un capro espiatorio e salvare i veri responsabili dello sfascio, tra i quali, secondo me, c'è chi lo fa apposta. E' più chiaro adesso il mio pensiero?
Baci


Capsicum


P.S. per quanto riguarda il convegno di oncologia di Milano, in realtà è promosso dagli oncologi italiani, ma è un convegno sull'errore in medicina. E hanno detto le stesse cose che dico io.  Cito dal Corriere della Sera: «La cosiddetta "malpractice" esiste - ha detto
Bajetta - ma spesso l'errore non è dell'operatore sanitario, bensì
della struttura in cui lavora»: stanchezza legata a troppi turni
massacranti, procedure non controllate, cartelle cliniche o farmaci
preparati in ambienti bui, sporchi o rumorosi, e diagnosi tardive per
screening inefficaci. Il mancato impiego routinario del pap test, ad
esempio, è la ragione per cui ancora oggi 1.500 italiane l'anno muoiono
di cancro al collo dell'utero. Troppe volte, poi, si trascura «la co-
presenza di varie malattie» come pure «il consenso informato al malato
e alla sua famiglia», ha aggiunto Marco Venturini, primario oncologo
all'ospedale di Negrara (Verona)

lunedì 23 ottobre 2006

e io oggi volevo raccontarvi una storia, invece. lo farò più tardi. baci

E' NECESSARIO ESSERE BUONI PER ESSERE DEI BUONI MEDICI? NO.



Premesso che rispetto moltissimo sia voi che le vostre opinioni e le vostre esperienze (e lo sapete, spero), vi prego di leggermi ancora  qualche minuto. Rischiando l'impopolarità, ma tanto non è la popolarità che cerco.


Desidero farvi rifelttere su una piccola cosa. In nessuna parte del mondo esiste l'aspettativa della gentilezza da parte del medico. La gentilezza medica non ha un senso al mondo. La professionalità, quella si. La competenza, anche; il rispetto, ma il rispetto freddo, non caloroso, quello lo si può chiedere. Persino una educata cortesia. Ma va pagato per il suo lavoro, però. Perchè il sanitario, medico, infermiere, terapista,  sta lavorando, si sta guadagnando la vita, non il Paradiso, in cui non è neppure tenuto a credere, se permettete.


Che gli stipendi siano pagati dalla struttura pubblica o dal privato o da una assicurazione, si tratta solo di soluzioni differenti scelte in contesti differenti e sulla base di valutazioni politiche e/o economiche.


La pretesa che il medico o l'infermiere sia un missionario è una becera pretesa italiota. E il fatto che sulla base di questa pretesa il medico e/o l'infermiere venga sfruttato, sottopagato, fatto lavorare gratis per anni, sottoposto alle scenate dei pazienti che si sfogano su di lui per tutto quel che non va, trascinato in tribunale, minacciato, insultato, ucciso (anche, si, in guardia medica, sulla porta del reparto, pure), anche questo è un incredibile comportamento italiota.


Il medico con aspirazioni missionarie lavora per MSF. Se se lo può permettere e non ha una famiglia da mantenere. E se quelli di MSF lo vogliono. Il che non è detto.


Anche la pretesa che il medico molto bravo, che ha particolare talento o che semplicemente sgobba più di altri per aggiornarsi di continuo, debba guadagnare esattamente come uno meno impegnato e meno bravo, è una maledetta pretesa italiota, che scoraggia i professionisti dal migliorarsi. L'incentivo economico è importante per i medici come per i venditori di computer, per dirne una.  Il rispetto è l'altro tipo di incentivo che va bene per i medici come per i venditori di computer.


Ancora qualche anno e vedrete che i nostri giovani medici bravi e preparati se ne andranno a lavorare dove vengono pagati bene, e soprattutto rispettati, e noi, forse, ci accontenteremo dei medici bangladesi, come avviene in quel di Londra, tanto per dirne un'altra. Poi ci lamenteremo? Bene, chi la fa l'aspetti.


Aggiungo che pure in nessuna parte del mondo esistono queste due pretese:


1- che tutti i medici siano bravi uguali. Ve lo dovete scordare, non è possibile. Se andate in una struttura pubblica a volte trovate quello bravissimo e a volte quello scarso. Non è possibile altrimenti. Proprio non si può. E anzi lo capite da voi che quello bravo cerca il posto dove può meglio crescere, imparare, migliorare, fare ricerca. Quindi non il repartino della città di centomila abitanti.


2- che un medico, anche il più bravo, non si sbagli mai. Il medico si sbaglia. Più vede una patologia all'inizio più è facile che si sbagli. Poi la patologia va avanti, i segni si fanno più gravi e più evidenti, e così il terzo medico ci prende. E il paziente è pronto ad osannare lui e a maledire gli altri.


E con questo ribadisco: stiamo andando male. E qualcuno è contento. I vostri commenti confermano che venite lentamente educati a spostarvi dal pubblico al privato. Invece di chiedervi il perchè dei problemi.  Invece di mettervi nei panni del medico. Tanto il medico è quello cattivo, l'assassino, come ve lo dipinge la propaganda interessata di chi vi vuole clienti paganti. E ci cascate con tutte le scarpe.


Ve l'ho fatto venire un dubbio? No? Se è così, signori, è finita. Fra dieci anni saremo come a Londra. E io farò come il dottor Pietrangeli quando levarono le  vecchie mutue. Chiuderò lo studio convenzionato e aprirò uno studio privato a prezzi ultrapopolari. E avrò settanta persone in fila fuori dalla porta. E continuerò a lavorare quattro giorni, a studiare due e a passare la domenica coi miei figli, esattamente come ora. Probabilmente guadagnerò pure di più. Non sarà peggio che ora, per me. Ma per voi? 


Vostra Capsicum


P.S. ora mi viene in mente che "medici bangladesi " può essere frainteso, considerato una battuta. Invece è un dato reale. E' un dato di fatto che in GB i medici britannici non vogliono più lavorare per il servizio pubblico, preferiscono, se sono bravi e preparati, spendere il loro talento come privati. Al loro posto il Servizio Pubblico recluta medici in tutto il mondo, purchè conoscano bene l'inglese, e uno dei posti dove si reclutano meglio è  il Bangladesh (e l'India, anche).  Ecco perchè ho detto medici bangladesi. Non per offrire un assist alle battute. Baci.

domenica 22 ottobre 2006

 


TRAVOLTA


Nelle ultime due settimane sono stata travolta dal lavoro e dai figli. Ho rinviato una visita di controllo ad una signora anziana per ben due volte. Non sono mai rientrata a casa prima delle otto di sera. Giovedì, verso le dieci, quando ho finalmente dato il bacio della buonanotte al piccolino, mi sono resa conto che non lo vedevo da quando l'avevo svegliato per mandarlo a scuola.


Perché?


La signora Zaira è venuta in studio nove volte in trentacinque giorni. Lei è un caso limite, ma la tendenza generale è questa. La gente viene dal medico di continuo e l'impressione è che sia travolta dall'angoscia, dal bisogno di essere rassicurata sulla sua salute, e le campagne di diffamazione della sanità non aiutano a sentirsi meglio.


Un mio consocio e collega dice molto bene che vi sono una qualità reale dell'assistenza e una qualità percepita. La qualità clinica reale è alta, anzi altissima. Quella percepita è bassa.


Come faccio a dire la prima cosa? Ci sono dati precisi a cui non viene data risonanza. (C'è da chiedersi perché).  Per esempio, lo sapete che abbiamo la mortalità più bassa al mondo negli interventi di colecistectomia? la più bassa al mondo, USA compresi. Abbiamo il secondo miglior servizio sanitario pubblico d'Europa. Prima di noi la Francia, che però spende molto più di noi, in relazione al PIL (ed ha un PIL maggiore del nostro, per giunta).


Così ho chiesto ad una paziente, e lei mi ha detto che non può essere contenta perchè quando va in ospedale a fare una ecografia la specialista è sgarbata con lei.


Ecco.


L'ecografia è fatta bene? I tempi di prenotazione su una urgenza sono brevi? I macchinari sono moderni? L'operatore è preparato? E chi se ne frega! Ci interessa che ci abbia leccato un po' il c***. Questa è la qualità percepita.


Che poi i motivi per cui l'operatore non è garbato non ci importano. Se ha appena avuto una discussione con un paziente irascibile, se viene pagato poco, se il suo posto di lavoro è precario, se si accorge di non essere rispettato, se la signora stessa era stata sgarbata per prima, tutto questo che importanza ha?


Qualità percepita. Da cosa deriva? Da una distanza tra le aspettative e la realtà, io credo. E da un apparato organizzativo- burocratico non altrettanto buono rispetto alla qualità clinica.


Se la realtà clinica,  come dicono i dati raccolti da agenzie internazionali, è molto più che buona, le aspettative come sono? Ve lo dico io: sono assurde. E sono spinte da una campagna di stampa che più ci penso e più mi rendo conto è fatta apposta per preparare la svendita dell'enorme capitale scientifico, umano, strumentale e immobiliare che costituisce il nostro Servizio Sanitario pubblico.


Enel? Telecom? Robetta, credetemi. Privatizzazioni di piccolo cabotaggio.


Quelli che sbavano davanti ad un affarone del genere, ve li figurate? Come fare per convincere il cittadino a disfarsi di un servizio sanitario pubblico? Convincendolo che fa schifo.  Fa schifo, quindi ti facciamo un favore a levartelo di torno.


Sedetevi davanti ad una buona birra e meditate, gente, meditate.

mercoledì 18 ottobre 2006

minipost


 


Caro Dario, mille grazie!


Invidio un po' il Gatto, ma sono lieta che tu te ne prenda cura. Baci. Capsicum

venerdì 13 ottobre 2006

Sono proprio tonta.  Mi accorgo solo ora che le date di Splinder si sono tradotte in inglese. Ma chi l'ha chiesto? E quando è accaduto?

lunedì 9 ottobre 2006

Sono davvero stanca. Mi sento aggredita dovunque. In studio su mille e rotti pazienti ho oltre 650 contatti al mese, il che mi sembra folle. Oggi una pz pretendeva che la visitassi urgentemente. E' venuta sette volte negli ultimi trenta giorni. La cosa si ripete goni volta che la figlia, che lavora in Francia, riparte. Consolatrix afflictorum.


Fuori mi sento aggredita da tutti i detrattori della Sanità pubblica. Mi guardano con astio e ringhiano "malasanità". Poi sono i primi a voler visite ed esami non necessari, intasando così il sistema. Pretendono di avere prestazioni anche ad alto costo a scopo rassicurativo e poi si lamentano che con questo andazzo il sistema accumula tempi di attesa lunghi.


A casa mio figlio ringhia perchè siamo senza macchina.


Voglio la strega della Bella Addormentata, che li faccia crollare tutti in letargo per cento anni e un giorno.

giovedì 5 ottobre 2006

Promoter io


 


La libreria delle donne ha risposto. Ho mandato un messaggio anche ad un mio conoscente che ha rapporti con le librerie della coop. Editrici non lo so cosa ne pensate delle librerie della coop, ma andarci a parlare non costa nulla. Domani rompo le scatole alla associazione del Progetto rivivere. Uff, se non avessi così poco tempo

Ecco, lo vedi, una povera vecchietta non si può sfogare che arrivano subito i commenti strumentali. Ragazzi, insomma, non mi va di essere usata ideologicamente. Io faccio un busso, e dico subito che una parte  della colpa è certamente mia, e sono incazzata perchè dall'altra parte non ho visto la correttezza e la irreprensibilità che mi aspetto anche in base alle mie passate esperienze con la categoria, ed ecco che mi trovo trascinata in polemiche che non gradisco. Prof, la nostra discussione sulla legalità a bologna è una faccenda a parte (una cena al diana? mi alletta questa cosa), ma si può sapere cosa c'entra Aldrovandi? Io i commenti non li cancello mai, a meno che non siano lesivi della dignità di qualcuno, però siccome questa è casa mia invito gli ospiti anche occasionali a non uscire dal seminato. Un abbraccio da Capsicum

mercoledì 4 ottobre 2006

ADDIO, MIA POVERA CARA


Orbene, la dottoressa Capsicum ha ucciso la sua vecchia macchinetta. Le cose sono andate così , come documenta una telecamera che ha ripreso tutto. La dottoressa rincoglionita girava sui viali di circonvallazione interna di Bologna; una macchina dei carabinieri usciva a marcia indietro dalla caserma per facilitare l'uscita di una jeep. La dottoressa era a trenta metri di distanza, ma ciononostante non è stata capace di frenare in tempo e gli ha dato nel posteriore alla Tempra.


Poi taccio dell'indecoroso comportamento dei baldi tutori dell'ordine, anzi perché tacere? Non taccio. Prima hanno cercato di intimidirla, esortandola a firmare una constatazione in cui si assumeva tutta la responsabilità, e aggiungendo altrimenti dobbiamo chiamare i carabinieri per fare gli accertamenti, ma, sa, i carabinieri poi siamo noi, spergiurando che loro non uscivano a marcia indietro, ma entravano, invece, minacciando prima di incastrarla con la telecamera, poi, alla sua reazione entusiastica (molto bene, allora siamo a posto, basta rivedere il filmato!) qualcuno è andato a controllare ed è tornato affermando che no, purtroppo la telecamera era guasta. Poi l'hanno lasciata lì come una scema e se ne sono andati, già bardati con collari opportunamente tenuti di scorta in caserma, per far certificare al pronto soccorso d'essere stati ignobilmente feriti in servizio, infine il simpatico collega che faceva i rilievi si rifiutava di fornirle i dati del conducente e del trasportato invitandola a procurarsi una copia del verbale presso il 112; cercava di non scrivere nel verbale della presenza della telecamera con la ridicola scusa che "Questo è lo spazio per la dinamica dell'incidente e questo che lei mi dice non c'entra con la dinamica". E per giunta prendeva le misure dellla posizione della macchina dei carabinieri nonostante fosse stata spostata di quasi due metri dal punto dell'impatto come evidente dai vetri rotti per terra. 


Ora la dottoressa invornita se lo merita di aver scassato la sua macchina perchè se avesse avuto il piedino più veloce sul freno non li avrebbe imbussati, o comunque li avrebbe imbussati piano e la macchinina ora sarebbe ancora marciante e non defunta.


Però, se la dottoressa non fosse una così simpatica ragazza con tanti conoscenti desiderosi di soccorrerla e se uno di questi non fosse amico di un pezzo grosso e se detto pezzo grosso non avesse visionato il filmato (che c'era, e c'è),  forse qualcuno avrebbe potuto affermare che la dottoressa Capsicum è una impudica mentitrice capace di inventarsi dei carabinieri a marcia indietro anzichè all'avanti per non pigliarsi la colpa di un busso.


Ché la dottoressa  ci tiene più alla sua reputazione di sfacciata e impudente ma sincera piuttosto che ai millecinquecento euro che vale (valeva) la sua povera decrepita utilitaria.

sabato 30 settembre 2006

Ho scritto alla libreria delle donne. Questa lettera. Sto pensando a chi altro mandarla. Suggerimenti?


sono bene accetti, lo sapete. Baci.


 


Buongiorno.

Avrei bisogno di aiuto. 


Mi chiamo Capsicum, ho 49 anni e vivo a Bologna dal 78. Sono sposata, ho due figli e faccio il medico di famiglia.

Essere questo è già difficile, ma è una difficoltà normale, diciamo, a cui noi donne che lavoriamo siamo tutte abituate.

Ma adesso mi trovo in una particolare difficoltà in cui non so districarmi.

Ho un blog dal 2003 e scrivevo dei racconti. Forse non erano particolarmente belli dal punto di vista letterario, ma piacevano molto, probabilmente perché raccontavano storie vere.

Due anni fa sono stata contattata da una piccola casa editrice fondata da tre donne che mi ha chiesto di scrivere un libro. L'ho scritto ed è stato pubblicato. Ma ora vorrei farlo leggere. E non so da che parte cominciare.

Il mio libro parla della condizione di medici, di infermiere, di studenti in medicina, nel servizio sanitario regionale, alla periferia della nostra città. Però non è un saggio: è un romanzo. E' piccolo, leggibile, scorrevole, molto asciutto. Chi l'ha letto mi dice che è bello. Ma è tutto inutile perché non basta che un libro sia bello e che costi poco per convincere la gente a comprarlo e leggerlo.

Ho messo un grande impegno per riuscire a scrivere di temi difficili e persino antipatici in modo tale che il lettore non si accorga di stare leggendo cose ostiche, ma creda di seguire la storia avvincente di una signora medico in difficoltà. E tutto questo andrà perduto come lacrime nella pioggia se qualcuno non mi aiuta! :)

Vi propongo di leggere il mio piccolo libro. Sono solo un centinaio di pagine.

Può darsi che vi sia già arrivato perché ho chiesto alle editrici di inviarvene una copia, ma certamente vi arriva tanta roba e potrebbe essere finito sul fondo di una pila, ai piedi di qualche scaffale o scrivania.

La casa editrice si chiama Untitled ed il mio libro si intitola "Nessuno a cui parlare". Se me lo permettete potrei portarvelo. 

Se poi desiderate prima farvi un'idea del progetto, del libro e  di me potete leggere qui: www.untitlededitori.com  Nel sito c'è una pagina con l'elenco dei libri pubblicati. Ci trovate il mio e anche le prime recensioni in rete. Questo è l'url del mio blog: www.radicidellozio.splinder.com  e questo è l'altro blog dove trovate i miei vecchi racconti: www.lacasadellozio.splinder.com  .

Ora, poiché ho tanto approfittato del vostro tempo, esagero e aggiungo due parole.

Dei sei libri pubblicati da Untitled quattro sono scritti da donne. Uno è straordinariamente bello. E' "Sicilia" di Maria Carrazzoni. Una vera poesia d'amore. Se non avete il tempo di leggere il mio dovete, dovete almeno trovare quello per leggere Sicilia. Potrebbe essere un best seller se l'avesse pubblicato un editore ben distribuito. ma un editore così non avrebbe mai cercato Maria e non sarebbe mai riuscito a convincerla a scrivere, lei così terribilmente timida, e di lingua spagnola, un libro tanto intimo e per giunta in italiano.

 

I ragazzini scrivono messaggini alle televisioni e li corredano di un vipregomandatelo. Io aggiungo un RSVP molto vecchio stile e un abbraccio

Capsicum

 

 

"Nel mondo c'era la Testa. Poi venne la Croce.
Allora Testa e Croce si misero a giocare a testa e croce,
e tutto il male viene da lì"

giovedì 28 settembre 2006

orbene. ahem.


Ogni giorno un sacco di giovani e meno giovani prendono la patente.


oggi l'ha presa mio figlio.


e ieri s'è iscritto a medicina.


Lo so che noi mamme quando parliamo dei nosri figli facciamo un po' pena.


Intanto questo blog se ne frega e si proclama fiero e soddisfatto.


E brinda, pure.


Baci


Capsicum

martedì 26 settembre 2006

mercoledì 20 settembre 2006

Ma allora, dice, quali vantaggi presenta alla fine economia rispetto a medicina?


per esempio che dopo tre anni hai la laurea triennale. e dopo cinque la specialistica.


e poi? vado a fare il contabile? a riempire fogli excel? Mi sembrava che mi attirasse e invece non mi attira più. Ai test di medicina le cose erano difficili, si è capito subito che volevano solo i migliori. Lo capisci, quando ti vogliono selezionare verso l'alto. So che mi confronterò con i migliori, lì. A economia per tre indirizzi non hanno fatto neppure il test, solo per quello che avevo scelto io. Ed erano scandalosamente facili. due equazioni da seconda media. i soliti test di logica, carini, divertenti, ma nulla di spiazzante. le domande di storia così facili che le sapevo persino io, che lo sai della storia non mi sono mai interessato. Quattro domande di attualità economica che ho lasciato in bianco. tu lo sai chi è il governatore della banca d'italia? Io no. So che Fazio s'è dovuto dimettere, ma non mi ricordo il nome di chi lo ha sostituito, solo che era un protetto del presidente ciampi. Così ad economia non ci sarà un ambiente selezionato, non particolarmente almeno. E le materie? sono esse affascinanti? ti prendono? c'è qualcosa di ignoto, qualcosa da scoprire? no, vedi. allora quali sono i punti a favore?


Puoi prendertela comoda, non è poco, ti pare? E puoi fare un sacco di lavori.


No, guarda, sono stufo di prendermela comoda, alla lunga mi deprime. ma ci penserò ancora. Che dici: posso venire in studio con te? una mattina, così per capire.


 

domenica 17 settembre 2006

COCCHINI


250 grammi di farina di cocco


250 grammi di zucchero


4 albumi


un cucchiaino di cannella in polvere.


Frullare lo zucchero per renderlo più sottile. Mescolare tutti gli ingredienti con una spatola, accuratametne. Lasciare riposare l'impasto almeno un paio d'ore.


Aiutandosi con due cucchiaini fare delle palline e metterle in pirottini piccoli, quelli da cioccolatini. Disporle su placca da forno e infornare a 180 gradi per una quindicina di minuti o anche meno, sino a che non si sono ben scurite. Raffreddare in un cestino o in una gratella.


 

venerdì 15 settembre 2006

QUATTRO NOCINI


Come giàè detto qualche tempo fa, ho fatto quattro nocini con quattro ricette diverse. Nino, ci sei? le ho denominate ricetta A, B, C e D.


Sono pronte per l'assaggio. Veramente ci si aspetta che migliorino ancora sino a Natale, ma, visto che le nociu le ho raccolte il canonico ( e fatale) 19 giugno e immediatamente messe al lavoro, i nocini sono già filtrati e imbottigliati.


Ebbene, la ricetta C, originaria del parmense, è fantastica. Oggi non riesco a smettere di assaggiarla. Mi sento già la regione nasogeniena intorpidita, ma credo che me ne verserò ancora un goccio.


Dopo l'incontro veronese del sig vizi  posterò le ricette con la graduatoria.

giovedì 14 settembre 2006

Ma i ragazzi come se la pongono la questione delle scelte? Quelle per il futuro, intendo.


Sono capaci di guardarsi dentro e interrogare se stessi?


 


Baci


Capsicum

martedì 12 settembre 2006

Cena con la mia amica di sempre. Mi ha fatto le carte e in trent'anni credo sia solo la seconda volta. La loggia la scala la porta la ca' .... mi ha predetto la morte di qualcuno dopo una breve malattia che mi porterà serenità e denaro e verranno in tanti in quell'occasione, e poi qualcuno a me vicino riuscirà bene in qualcosa ed io ne sarò lieta. Quattro re e il denaro e poi sotto i coppi e non vi sto a dire il resto,  è come quando gli appassionati di calcio parlano di dribblare, piazzare, centrare, scambiare e via dicendo, Chi non sa non si può spiegare.


ora non lo sapete, ma io leggo le carte e la mia amica pure. Io non credo alle carte in sè, ma so che tutto può essere strumento, e so anche che ci sono molte più cose in terra e in cielo, orazio, di quante ne sogni la tua filosofia.


detto ciò, credete quel che vi pare, pensate di me quel che volete,  io ho passato una splendida serata.


Baci


P.S. Ottimo marzemino

lunedì 11 settembre 2006


GIURGIULENA O GIUGGIULENA (pare dall'arabo gulgulan)


Sono stata in vacanza in Calabria ed ho comprato alcuni libri di cucina calabra. In uno di essi, particolarmente ben fatto, ho trovato questa antica ricetta natalizia. Mi ha incuriosito e l'ho provata.
Intanto ve la sconsiglio caldamente. Non potrete evitare di divorarli tutti e ingrasserete almeno un paio di chili.
Se proprio la curiopsità divora voi, invece, ecco la ricetta come la riporta il libro "Una calabrese in cucina" di Teresa Gravina Canadè, con le mie osservazioni dopo averla provata.


Ingredienti:
500 grammi di semi di sesamo
450 gr di miele
125 gr di mandorle pelate e tostate
la buccia grattugiata di un limone e di un'arancia
un pizzico di cannella in polvere
Per decorare: zucchero a velo misto a cannella in polvere q.b., codette colorate.

Lavare il sesamo in un setaccio da farina almeno due o tre giorni prima
alcuni giorni prima e asciugarlo molto bene al sole, e magari anche in forno. Io l'ho lavato una settimana prima, l'ho messo in un piatto e lo rigiravo di tanto in tanto. Deve essere molto ben pulito, ma anche molto ben asciutto. L'autrice dice che questo è il segreto fondamentale della preparazione.
Poi in una casseruola fare sciogliere il miele, mettervi il sesamo e cuocere a fuoco lento girando sempre fino a che non diventa color oro scuro. L'autrice dice che ci vorranno venti minuti e che bisogna girare energicamente perché tende a bruciare facilmente.
Io l'ho messo nel tegame di coccio, sulla fiamma piccola e con lo spargifiamma di ghisa. Non ha fatto cenno a bruciare, ma ci sono voluti quasi 45 minuti perchè cambiasse colore. Per girarlo ho usato diversi attrezzi e quello con cui mi sono trovata meglio è stata la lama di un coltello. Sono stata molto attenta, ma come ho detto nessuna strinatura.
A questo punto incorporare un pizzico di cannella, la buccia del limone e dell'arancia e le mandorle tostate sminuzzate a coltello. La prossima volta ne metto di più di cannella, ma tenete presente che io l'adoro.
subito dopo rovesciare la massa sul tagliere unto con olio di semi e, aiutandosi con una grossa arancia tagliata a metà, stenderla come una sfoglia alta un centimetro. Io ho obbedito alla raccomandazione di non usare carta, ma la prossima volta uso carta da forno perchè secondo me non attacca, oppure ostie da torrone. Stavolta la Drogheria della Pioggia ne era sprovvista perchè erano finite prima delle ferie, così ho usato il tagliere unto e l'arancia. Il libro dice di fare in fretta, ma state tranquilli: non si indurisce in fretta come il croccante, quindi avete un ragionevole tempo per spianarla e modellarla in forma grossomodo trettangolare con la lama di un coltello. Spargeteci sopra le codette e con il passino lo zucchero a velo mescolato con la cannella. Questo intriglio lo asciuga e lo compatta bene, quindi potete usare la lama di un coltello lungo per tagliarlo in rombi. La ricetta dice di metterli ognuno su una foglia di arancio, che io non avevo naturalmente. Li ho messi in dei pirottini di carta.


Li ho fatti ieri; con metà dose ne sono venuti forse una quarantina. Il numero esatto non lo sapremo mai perché il cognato e il figlio se li andavano mangiando mentre li mettevano nei pirottini. E comunque sono già finiti .


Baci

sabato 9 settembre 2006

Il figlio è chiaramente confuso. Centrata l'ammissione a medicina, adesso dovrebbe fare il test per economia. Non ho dubbi che centrerà anche quello, visto come si è piazzato a medicina. Poi niente scuse, bisogna scegliere.


e qui casca l'asino. anzi, qui casca il mio antiasino.


Non posso aiutarlo.


Terribile, vero?, ma i genitori che leggono lo sanno: in certe cose i figli non li puoi aiutare. Puoi stare lì. Puoi anche stare male. Fargli da mangiare, ricordargli ogni tanto che ci sono cose da fare, che bisogna alzarsi, andare a letto, lavarsi. E sperare non che faccia la scelta giusta (non ci sono scelte giuste o sbagliate in questo caso, solo scelte diverse) ma che faccia una scelta di cui non si pentirà.


 

martedì 5 settembre 2006

Ingiustizia!!!!!


la figlia della mia amica ha sostenuto il test per l'ingresso a medicina. appena uscita, ha telefonato alla mamma, sia pure in lacrime, per raccontarle tutto.


Il MIO figliolo, che pure lui ha finito il test due ore fa, mi ha appena risposto: mamma ti chiamo io poi. e il poi sarà probabilmente stasera quando gli darò da cenare.  e consterà di un mezzo sospiro e "ah, si, be', è andato". nel frattempo potrei scommettere che sta intortando una ragazza. e che NON è in lacrime.


Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina.Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina. Io volevo una femmina.

lunedì 4 settembre 2006

Sono stata in vacanza in Calabria, la regione in cui quattordici anni fa s’è trasferita mia sorella Francesca, soprattutto per stare un po’ di tempo con lei.

E’ a lei che ho chiesto della cucina calabrese. Vi riassumo il suo parere personale: i piatti migliori della cucina calabrese sono quelli semplici. Per quanto riguarda il pesce le ricette migliori sono quelle a base di pesce azzurro, di stoccafisso e di baccalà. ( Le pescherie di Catanzaro, anche le più scarse, non hanno mai meno di sei tipi di baccalà, per non parlare dello stocco di varie qualità.)

 Insieme abbiamo preparato questo piatto, nella variante elaborata da lei:

 

Insalata di sgombro di mia sorella Francesca

 

Ingredienti: quattro sgombri, un ciuffo di prezzemolo, aglio, una carota, un cuore di sedano, due grosse manciate di olive (verdi schiacciate o nere), sale, pepe, un peperoncino, olio extravergine d’oliva.

 

Pulire e diliscare gli sgombri, levare le teste, lavarli e lessarli in acqua, sale, un ciuffo di prezzemolo e tre o quattro spicchi d’aglio. Lasciare raffreddare. Scolare dall’acqua il pesce e pelare la pelle dei filetti con la lama di un coltello. Tagliare in grossi cubetti.

 

A parte preparare un trito di prezzemolo assai fine e metterlo in una terrina. Aggiungere due spicchi d’aglio tagliati a metà, una carota tagliata a fiammiferi, un cuore di sedano tagliato a rondelle, due manciate di olive verdi schiacciate o olive nere, poco sale, una macinata di pepe nero oppure un peperoncino piccante privato dei semi e tagliato a filini. Aggiungere un ottimo olio extravergine e lasciare insaporire. (Noi avevamo l’olio dell’oliveto di Acri di mio cognato)

Solo prima di servire mettere il pesce nella marinata, rimescolare delicatamente e servire.

Importante: non mettere nulla in frigo a raffreddare, né il pesce né la marinata.

 

Nulla vieta di usare altro pesce azzurro: aguglie, sarde, alici, tonno, oppure usare la ricetta per riciclare avanzi di pesce lesso o arrosto del giorno prima (che a casa mia non avanzano, però!). Tuttavia, dopo varie prove, preferisco lo sgombro.

Avrete notato che non c’è il succo del limone. Secondo noi è meglio senza, ma potete aggiungerlo se vi piace. Però, se proprio volete il limone, suggerisco di usare un poco di buccia grattata e non il succo.


Variante di Valeria Vocaturo

 

Pulire e spezzettare il pesce bollito o arrostito, condire con pomodori tipo Pachino tagliati a metà, una cipolla rossa di Tropea tagliata a fettine, olive nere di Gaeta snocciolate, capperi dissalati, un pizzico di peperoncino piccante, abbondante basilico tritato, uno spicchio d’aglio intero e olio evo. Preparare al momento e servire a temperatura ambiente.

 

Postilla: Il Salmoriglio (o nsalamorigghiu)

 

Questa insalata è un esempio dell’uso di un salmoriglio arricchito. Il salmoriglio è una presenza ossessiva della cucina calabrese. Ve lo portano al ristorante vicino al pesce alla brace, lo usano su pesce, carne, insalata di patate lesse, ci bagnano il pane, ci fanno le bruschette. Una delle mie nonne, catanese, lo chiamava ‘u salamaricchiu e lo usava sul pesce arrosto e massimamente sul pesce spada. Ecco un paio di varianti trovate su vari libri di cucina calabrese:

 

Salmoriglio di Anna Maria Lo Faro

“Si prepara con olio, prezzemolo tritato, aglio a pezzetti, un po’ di acqua e sale. Si mette tutto in una vaschetta e si sbatte con una forchetta. Alcuni aggiungono limone o un goccino d’aceto. E’ consigliato per condire il pesce grigliato”

 

“Salmoriglio di Nanni” di Valeria Vocaturo

“Tre parti di olio evo, una parte di acqua, il succo di mezzo limone, sale, pepe, orignao e basilico tritato. Unire tutti gli ingredienti ed emulsionare bene al momento di servire. Il salmoriglio è una grande invenzione, ideale per condire il pesce alla griglia o alla brace; fondamentale è, ovviamente, la qualità dell’olio”

 

Salmoriglio di Teresa Gravina Canadè

“Olio, aceto, foglioline di origano secco, sale, pepe nero, aglio e prezzemolo tritatissimi. Si usa così sulle patate lesse, diluito con acqua per condire carne o pesce alla brace spennellandoli mentre cuociono con un mazzetto di origano intinto nel salmoriglio.”

 

domenica 3 settembre 2006

UN ROMANZO DI 1200 PAGINE.


di Gino Tasca

 

Un romanzo di 1200 pagine, beh, partiamo dalla materialità quasi offensiva di questo dato e chiediamoci “ma sono poi così tanti i romanzi di 1200 pagine?”.

A me è venuto in mente proprio poco, anzi, oltre a “L’uomo senza qualità” di Musil di cui dovrei controllare il tonnellaggio, solo “Guerra e Pace” di Tolstoj.

E non so se posso comprendere nello scarno elenco

A – “La récherche du temps perdu” di Proust che si articola in più romanzi.

B – la “Bibbia” che, forse, non è un romanzo.

C – “Maigret” che pur non essendo un romanzo ha unitarietà di protagonista.

D – “Le mille e una notte”

 

Ma proprio le mille e una notte mi dicono quale sia la posta in gioco – e bisogna ricordarsi che a giocare giochi crudelissimi erano gli dei -  e cioè frodare la morte con dei racconti.

 

Devo farmi venire in mente sempre nuove storie perché si possa fingere che non si morrà.

Scrivere insomma – narrare – è cercare di tessere la morte dentro ad un arazzo di storie e così annientarla.

Si narra perché la morte si dimentichi o perché s’addormenti.

Poi, lo si sa, i filo della trama lo tiene sempre lei e va a finire che le tarme – critiche severe – si mangino il cuore dell’arazzo.

 

Ma noi si sarà provato il gioco – e questa sarà stato il nostro coraggio.

 

Ma per incantare la morte (nel senso di bloccarla – come si dice “mi si è bloccato il motore”) basta fabulare e non conta certo come lo si faccia: con piccoli haiku di cinque versi e con “I miserabili” (eccone un altro che forse supera le 1200 pagine!).

Si può addirittura far coincidere la vita con la narrazione.

Cos’altro fa un serial tipo Beautiful?

Ti accompagna alla morte, narrando storie.

E, in fatto di “intrigo”, nessuno può gareggiare con questo tipo di narrazione.

Quindi “Boodenbrok” (il più bel romanzo “familiare”) exit?

Niente più “saghe familiari”?

 

Di cosa è fatto un romanzo “lungo” (non “grande”)?

Di intrighi, gossips – insomma della dialettica infinita del sapere e del non-sapere.

 

E’ questo è un meccanismo eterno – anzi - una grande macchina celibataria che coita solo raccontando e che potrebbe, quasi, funzionare da sé.

(Nei serials, infatti, la produzione è “fordista”, tipo catena di montaggio, riscoprendo nella “produzione” – “seriale”, appunto – l’anonimia del medioevo: chissà chi mai avrà scritto quella puntata di Beautiful? E gli storici post-catastrofe atomica riusciranno a scoprire le varie “mani” come in un affresco romanico?)

 

Discrimine.

La récherche contamina il romanzo con il saggio, l’autobiografia, il lirismo, la psicanalisi.

Musil con il saggio filosofico e il libro storico.

Ulysses con la mitografia e la psicosi linguistica che sfocerà in Finnegans wake.

 

Sembrava che dopo non si potesse più scrivere.

E le avanguardie ci credavano proprio.

Poi si è scoperto che non solo le servette amano le narrazioni ma anche gli scrittori e a cuor leggero – forse troppo – si è ripreso a raccontare.

Presi tra il tinello e il trucidismo.

 

Ma con piccole misure.

Gli unici romanzi che superano le quattrocento pagine (gli unici che leggo – non uso mai eroina che mi dia uno splash di tre minuti: preferisco un effetto meno violento ma che duri) sono i gialli.

Dove ci siano, insomma, intrighi.

 

E torniamo ai nodi, alla tessitura.

Forse, per scrivere un romanzo di 1200 pagine (era questo l’assunto, no?)  basta mettersi alla periferia di una tela di ragno ed aspettare che le mosche vi si impigliano.

Attenti, però, a non credersi il ragno o, peggio ancora, la tela.

 

Ma cosa raccontare in un luuuuuuungo romanzo di 1200 pagine?

E non risultare ridicoli: perché questo è uno dei rischi reali di chi narra oggi.

Innimaginabili le isterie para-sadiane dei personaggi di Dostoevskj, no?



(questo post andrebbe datato 22 agosto)

 

sabato 2 settembre 2006


MEMORIE


Ho una memoria capricciosa. Talvolta e' cosi' precisa da saper ricostruire pure la punteggiatura respirata con le parole di una conversazione, altre volte mi cancella giorni, mesi o persino anni, con la stessa irrimediabilita' di una formattazione. Certo bisogna accontentarsi, ma sospetto che da qualche parte, nelle pieghe della meditazione, si nasconda la chiave per il recupero dei file.

 

Perché, in realtà, il segreto della mia memoria capricciosa è anche il  segreto della mia sopportazione: la frequente assenza dalla realta'. Sono qui ma non sono completamente qui. Con un piede fuori dal mondo, con gli occhi aperti, ma l'immissione solo in una sezione temp, da cui giorno per giono cancello tutto, ferite comprese, infelicita', desideri insoddisfatti, tutto. E ricomincio il gorno dopo con un nuovo temp, ugualmente utile ma effimero, servo sciocco della mia estrema sopravvivenza.

Poi ci sono esperienze che accedono alla memoria permanente: l lavoro, per esempio, va tutto li'. E se partecipo ad uno stage, ad un master, per giorni uso solo la mia memoria permanente, quella inesorabilmente esatta, e registro persone, conversazioni, tutto.

in quei giorni o in quelle ore io vivo nella relata', una cosa stupenda. Poi, inesorabilmente, arrivano le situazioni che mi risospingono fuori. Il passaggio e' un momento difficile, dolente. La me stessa viva si ribella, reagisce, protesta. Ci prova a cambiare l situazioni, a renderle sopportabili. Ma presto, impotente, riporta fuori un piede e ricomincia ad oscillare tra quel che e', ed e' intollerabile, ed un silenzioso limbo, dove ogni attimo subito si cancella, e riparte dal vuoto, come in un videogame.
Buon giorno e buon settembre a tutti. Sono qui.

venerdì 28 luglio 2006

QUESTO BLOG E' IN VACANZA, PER CHI NON L'AVESSE GIA' INTUITO.


MA OGGI E' L'ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI TERZANI. SE NE PARLA TANTO ORA CHE DA MORTO E' DIVENTATO UN FENOMENO NEW AGE,  LUI COSI' TOSCANAMENTE SCETTICO E DUBBIOSO, MA IO RICORDO QUANDO, MOLTI ANNI FA, NON RIUSCIVO A CONVINCERE NESSUNO A LEGGERE I SUOI LIBRI. TROPPO SERI.


MAH.


BUONANOTTE SIGNOR TERZANI.


SE C'E' DA RIVEDERSI CI RIVEDREMO, ALTRIMENTI  .... SIAMO PASSATI DI QUI.

domenica 9 luglio 2006

E’ un momento tranquillo sul lavoro. Si sa, l’estate fa star bene quasi tutti. Agli anziani facciamo una testa così per convincerli a bere abbastanza. Il guaio è che perdono la sete mano a mano che invecchiano. Ma insomma, ce la si fa abbastanza.


Anche a casa è un momento tranquillo.


Il maturando aspetta l’esito dell’esame. Nel frattempo ha palesato le sue intenzioni per il futuro. Darà l’esame di ammissione per economia ( e questo si sapeva), ma anche per psicologia e, udite udite, per medicina. Con in mente psichiatria, non  medicina. Il che non ci si rende conto di quanto sia spiazzante se non si sa che ha passato gli ultimi tredici anni a dichiarare che mai e poi mai avrebbe preso in considerazione di studiare medicina.
Io naturalmente metto in guardia, informo, spiego, ma cerco in ogni modo di non influenzarlo. Medicina è una scelta dura, per mantenerla ed essere felici bisogna crederci moltissimo. Altrimenti anche i soldi che guadagni non ti servono a nulla. Nessuno può pagarti mai abbastanza per compensare quello che la medicina ti prende.


D’altro canto il dottor Eller cerca di influenzarlo per economia. Ha una bella testa il mio ragazzo, economia è il must del momento e probabilmente permette una vita soddisfacente e non troppo complicata.


Il resto è tran tran estivo.


 


P.S. Qui ci sono due televisori accesi: uno sintonizzato sulla finale del campionato del mondo, l’altro su un corto di Charlie Brown. Io non guardo la tv, more solito. Le partite di calcio poi mi mettono solo agitazione, senza divertirmi.

lunedì 3 luglio 2006

Il vecchio prepotente non ce l'ha fatta. Lo sapevamo, ma ci dispiace uguale.


Ho portato il mio libro al chirurgo. Abbronzatissimo, aveva proprio ragione quell'infermiera a definirlo " Il chirurgo bello".


Baci


Capsicum

Sembra che la tesina di maturità del mio figliolo sia in dirittura d'arrivo, con circa 24 ore d'anticipo sulla presentazione. E' quasi pronta anche una presentazione in power point che debbo dirvi sinceramente è bella bella. Se la metà delle presentazioni che si vedono ai congressi fosse di questo livello, sarebbe molto più facile mantenersi svegli.


E' già domani e fra poche ore sarò seduta, o in piedi, sul posto di combattimento. Speriamo che con la bella stagione la gente trovi di meglio da fare che venire a perder tempo da me.


Dio, se ci sei, solo malati veri stamattina, per favore!

giovedì 29 giugno 2006

Il vecchio prepotente si è beccato un intervento palliativo. E' successo che quando il mio amico chirurgo, quello bello, anzi molto bello, ha aperto l'addome, si è trovato un intestino occluso e un cancro che invadeva la parete addominale sia davanti che dietro, il peritoneo completamente pieno, il trasverso perforato e con una raccolta da fistola. Allora ha capito che non si pioteva ripulire tutto, così ha cercato di traumatizzare il meno possibile, ha fatto una derivazione ileo colica in modo che l'intestino non si chiuda, così da evitare una occulsione con tutto il dolore e l'agonia che ne consegue, ha piazzato un drenaggio nella raccolta e uno dove ha scollato l'omento, ed ha terminato l'intervento così. Tra preparazione, anestesia e risveglio poco meno di due ore. Il vecchio prepotente avrebbe superato anche un intervento lungo. Le sue condizioni generali erano buone, ottime se teniamo conto dell'età e di un mese e più di digiuno totale. S'è svegliato, ha riconosciuto il chirurgo e l'ha salutato.


E ora bisogna decidere che si fa.


Direte: cosa vorrebbe lui?


Si, quel che vorrebbe lui lo sappiamo, ma quel che è in grado di fare la famiglia è un altro paio di maniche.


Alla famiglia non ci pensa mai nessuno.


Quanto possiamo chiedere ai parenti? Cosa sono in grado di fare? E dove, anche. Perchè, vedete, l'assistenza sul territorio non è omogenea. Nel paese dove vive il vecchio prepotente certe strutture e certo tipo di aiuto alla famiglia non c'è, invece nel paese dove vive la figlia si. Ma se lo spostiamo a casa della figlia perderà i contatti col resto della famiglia. E' giusto questo?


Ci sarebbe poi la possibilità di portarlo in Hospice. Lì starebbe bene, ma è in un altro paese ancora, e sarebbe lontano da tutti i familiari. E poi non gli piacerebbe affatto. Oppre una lungodegenza in un ospedale privato convenzionato, soluzione di compromesso.


Ora uno potrebbe chiedere anche: ma tu, medico, cosa c'entri?


C'entro, c'entro. E se non ci volessi entrare mi ci tirano. Mi tocca dire i pro e i contro di ogni soluzione, discutere, mediare,e alla fine c'è la domanda cruciale: se fosse il suo babbo, cosa farebbe lei? O gli rispondi, diplomaticamente e pilatescamente " ma non è il mio babbo, è il vostro", oppure rispondi sinceramente. Chiarendo che la scelta che andrebbe bene per te potrebbe non essere la migliore per loro.


Ok, abbiamo qualche giorno per parlare, poi si va.

mercoledì 28 giugno 2006

martedì 27 giugno 2006

AGENDA DI UN GIORNO DI FERIE


Mattino. E' già caldo. Faccio la mamma per un po', diciamo un'oretta, poi vado a fare la nuora per un paio d'ore, disdico o rinvio l'appuntamento col dentista che coinciderebbe con l'impegno da nuora, poi torno a casa a fare la mamma per qualche ora ancora. PoI chiamo l'istruttore del piccolo per prendere appuntamento. E poi spero che il grande MATURANDO (che ridere!!!, maturando!) abbia prodotto un po' di lavoro utile per il pomeriggio. Spesa in negozio condizionato. A sera cena leggera possibilmente senza accendere fuochi. Col primo fresco trapianto dei peperoncini del secondo vivaio che sono fittissimi. (Mica per nulla sono Capsicum).


Il tutto rigorosamente a dieta. Coraggio, sono alla taglia 48, ho detto che debbo arrivare alla 46, altri cinque chili ed è fatta!

lunedì 26 giugno 2006

Stasera la figlia del vecchio prepotente deve decidere. A digiunare s'è molto indebolito. Il cuore è forte, i polmoni sono perfetti, metastasi non ce ne sono, ma rischia ugualmente di non superare i postumi dell'intervento. E' vero che è un vecchio supermaratoneta, ma ha 80 anni, e non mangia e non beve da un mese.


Del resto, continuando così, in altre tre o quattro settimane sarà comunque morto. Di fame. Con le flebo si fa quel che si può, e l'intestino è messo fuori gioco vuoi dal tumore, vuoi dal suo pervicace rifiuto di mandar giù qualunque cosa.


Ma una decisione è comunque difficile prenderla. La ragione ti aiuterebbe pure, ma vengono i sentimenti e non ti fanno capire più nulla.


Alzi la mano chi rischierebbe l'intervento.


Adesso alzi la mano chi non se la sentirebbe di rischiare.


E per finire chi  non si sentirebbe di prendersi la responsabilità di fare una scelta.


Vedo che il terzo partito ha la maggioranza relativa.


Ah, lasciatemelo sospirare questo: l'italiano ha l'animo astenuto...

domenica 25 giugno 2006

LEZIONE


 Giovedì sera ero ad un corso sulle emergenze cardiologiche. Uno dei prof che teneva il corso era tal Melandri, personaggio notevole sotto vari profili. Riporto, parola per parola, quello che alla fine è sbottato a dire. [Grazie alla mia solita memoria d'acciaio :))) ]


"Mi sono laureato con Campanacci. Con lui al centro del quadro c'era il paziente, con le malattie che andavano e venivano. Il signor Luigi Rossi, che oggi aveva l'ipertensione, domani aveva la fibrillazione atriale.


Dieci anni dopo, già specializzato, lavoravo con Magnani. e le cose erano cambiate. Ci occupavamo, mettiamo, della fibrillazione atriale. Un altro si occupava dell'infarto, e un terzo delle valvulopatie. Al centro della scena c'era La Fibrillazione Atriale. Quella del signor Luigi Rossi, incidentalmente.


Oggi, dopo altri dieci anni, al centro della scena ci sopno le procedure. La cardioablazione nella fibrillazione atriale, l'impianto di stent nell'infarto, e via così.


Il signor Luigi Rossi non c'è. Neppure ci si chiede se al signor Luigi Rossi gli serva o no una cardioablazione. O se non stia meglio con la sua fibrillazione così com'è.


Una mia amica fa la critica letteraria. Quando le ho raccontato questa cosa mi ha detto: è uno scenario kafkiano, le metamorfosi kafkiane, ed ha approfondito questa cosa, pure.


Ora, io non vi sto a raccontare tutto, ma non so se avete mai letto i romanzi di Kafka.


Ecco, non è che vanno a finire bene."

sabato 24 giugno 2006

abbiamo avuto una cattiva notizia. così, pausa di raccoglimento.


Capsicum


(No, non è il vecchio prepotente)

giovedì 22 giugno 2006

 


MALASANITA'


Il vecchio prepotente dell'altro giorno al fegato non ha nessuna metastasi. C'è una massa colica a circa 3-4 cm a valle della valvola ileocecale. Sono tutti contenti. 


AVVISO AI POTENZIALI PAZIENTI: fate attenzione se venite ricoverati, perchè ad avere un brutto carattere c'è rischio che nessuno si prenda la responsabilità di curarvi. Appena dite: io questo esame non lo voglio fare, benessum,  va mo a ca'. perchè se voi non lo volete fare, nessuno ve lo fa, è poco ma sicuro, e non facendo l'esame lì non se ne fanno neppure altri, perchè gli esami vanno fatti secondo un protocollo, uno in fila all'altro. Prima questo, poi se c'è la tal cosa si fa il tal esame, se c'è la talaltra si fa il talaltro, e via dicendo. Voi fermate tutto con un rifiuto, e la cosa si ferma proprio. Avete voluto la libertà di non curarvi? e ora ce l'avete più di quanto non possiate immaginare. Del resto, meno vi curate voi, più si possono curare gli altri. La torta quella è. Se la tua fetta non la vuoi qualcuno affamato c'è.


Una volta se un medico non vi convinceva a fare un esame necessario, importante, la colpa era sua. Si riteneva, anche giurisprudenzialmente, che avesse il dovere di intervenire se questo vi salvava la vita, perché si dava per scontato che nessuno  sano di mente potesse volerci rimettere la buccia per non fare, che so, un esame col contrasto.


Ora voi non la volete fare la TAC? Bene, bene, e non la fate. Vi mettono davanti il consenso informato e voi rifiutate di firmarlo? Bene bene, la responsabilità del medico finisce lì.


Oh, e lo posso anche dire? Ben vi stà. Sono anni che la menate con la malasanità, poche volte a proposito ed una marea di volte a sproposito. Proprio l'altro giorno ho dato un parere su una cartella clinica di uno obeso mostruoso (200 chili) che si era fatto operare per dimagrire e ora faceva causa al chirurgo perchè gli è rimasta la pelle della pancia tutta sbarlenga ed i muscoli addominali tutti slargati e divisi. Laparocele, si chiama. Che cavolo si aspettava? C'erano cento chili di roba solo dentro l'addome, come credeva che si fossero ridotti i suoi addominali? Il chirurgo era un po' incazzato, diceva ho fatto un bel lavoro, che vuole questo? E l'assicurazione, alla fine, ha fatto un accordo, (per via che in causa non si sa mai come va a finire, e la causa costa in ogni modo, pure se si vince, perchè quasi mai il giudice condanna il querelante alle spese,) su un risarcimento parziale, per chiudere la faccenda, poi al momento di pagare si viene a scoprire che il tizio in questione ha una procedura fallimentare in corso. Hai capito l'inghippo? Alle strette, senza quattrini, ha pensato ora ci provo col chirurgo. Ed ha pensato male, perchè in un caso simile il Giudice fallimentare dovrebbe firmare una formale rinuncia a quei soldi perchè potesse prenderli lui! Che non ci pensa neanche.  Ah, pare ci sia rimasto molto male. Incazzato nero, mi dicono.


E però sui giornali è il chirurgo che fa la figura del delinquente, non lui.


Se pensate che sia un caso limite, vi sbagliate.


Ah, l'America! Io sto pensando all'Americaaaa.

mercoledì 21 giugno 2006

Capsicum è stanca morta stasera. Ha persino comprato la minestra in busta e l'arrosto già affettato per non dover cucinare. Oggi avranno pazienza, i tre uomini viziati di casa.

lunedì 19 giugno 2006

LA PRIMA RECENSIONE


al mio libro l'ha scritta Stefano, per il SIG libri del Mensa Italia. E spero che non me ne voglia se la esibisco qui. Baci a tutti, e in particolare a Stefano.



Questa recensione e' di un libro speciale, perche' e' di una socia del Mensa e del SIG. Chi legge Memento, conosce le storie che Cecilia racconta sulle sue esperienze di medico (se non leggete Memento, vi consiglio di leggere solo le storie di Cecilia: il resto, pazienza). Il libro dovrebbe uscire a breve, ma noi coordinatori di SIG abbiamo i nostri canali.

Cominciamo dalle informazioni base:

Titolo: Nessuno a cui parlare
Editore: Untitl.ed (per comprare online o trovarlo in libreria andate su
http://www.untitlededitori.com/)
Prezzo: 9 Euro


Il libro fa vedere un pezzo della vita di un medico di famiglia che lavora "sul territorio" di una cittadina dell'Italia centrale, sotto due prospettive.

Una e' il "fuori", fatto del lavoro con i malati, spesso frenetico, quasi sempre in contrasto con la burocrazia, l'ignoranza, i soldi che non ci sono. Un lavoro quotidiano ma non routinario, disincantato ma mai rinunciatario, che mostra quanto la "qualita' della vita" dipenda molto piu' da un buon medico vicino che da grandi centri di ricerca medica. In questa prospettiva, fatta di serrati dialoghi, non trovano posto le descrizioni, gli aggettivi: i luoghi e le persone sono assorbiti subliminalmente, ed elaborati per trarne gli elementi per il
lavoro; per altro, tempo non c'è. Ogni tanto, la nostra dottoressa si ferma per tirare il fiato, e si concede uno sprazzo del paesaggio che ama.

La seconda prospettiva e' il "dentro", dove tutte le sensazioni, le emozioni, le scorie raccolte "fuori" si sedimentano. Dove la spasmodica capacita' di osservazione e attenzione della Nostra scarica il suo peso esistenziale. Dove si cerca un interlocutore impossibile, una guida, in un rapporto con un analista che possa alleggerire il peso di tante vite e tanta vita. In questa prospettiva, il dialogo serrato si allenta, diventa un monologo pensoso ma puntuto (la signora, evidentemente, ha un caratterino, e la parte del paziente non le si addice).

Ebbene, dov'e' il "qualcuno con cui parlare"? Nel "fuori", dove si parla tanto, ma non ci si puo' mai fermare su una riflessione su se stessi, o nel "dentro" dove si parla di se', ma con un interlocutore neutro e sbiadito fin quasi a rappresentare l'eco dei propri pensieri?


Secondo me, da nessuna parte. Forse un credente lo troverebbe Altrove; per me, che credente non sono, resta una vita per la quale il "fare" e' insieme malattia e cura, dubbio e soluzione.

Il libro e' buono, anche se un po' grezzo: ve lo consiglio apertis verbis. Il tema e' trattato senza retorica e senza indulgenza. Lo stile scabro, anche rispetto ai testi di Memento, forse troppo; non aspettatevi di trovare una "storia" o concessioni al gusto del lettore.
Cecilia non ci risparmia termini tecnici, non piazza note a pie' di pagina, non infila opportune "spiegazioni" ai malati per aiutarci e consolarci, noi che non sappiamo e non siamo abituati.


Vieni a fare un giro con me, sembra dirci, ma non farmi perdere tempo, eh. E noi dietro, sullo scooter, aggrappati alla nostra dottoressa, a cercare di capire come fa lei a fare questo mestiere tutti i giorni, e come facciamo noi a farne un altro.

domenica 18 giugno 2006

Ora, tutti, pure i bambini, sanno come si impara a fare qualcosa. c'è qualcuno che ti insegna, ti dice fai così e così. Tu lo fai, lui ti guarda mentre lo fai. ti dice bene, oppure ti dice fai cosà, e poi quando hai finito lo sai fare più o meno anche tu. Magari hai bisogno di essere sorvegliato un paio di volte ancora, ma alla fine lo sai fare da solo.


Tutti lo sanno tranne mio figlio!!!!!!


Aiuto, sono tanto stufa, non ne posso più. Continuo a parlare al vento, al muro che rifiuta di ascoltare. E se lo mandassi a quel paese? Magari la capisce che anche sua madre alla fine si strarompe i maroni di non essere ascoltata.


Ho riflettuto. Magari un bel fallimento senza paracadute gli insegna ad essere più umile e a farsi insegnare come fa il resto del mondo.


Magari la capisce che i suoi sono problemi del cazzo e che dovrebbe ringraziare ogni giorno un paio di centinaia di volte per quello che ha, invece di sbuffare a ogni piè sospinto, di proclamarsi triste, sconsolato, infelice e diosacosaltro.


Perchè non siamo capaci di fargli provare qualche sana difficoltà vera? così la piantano di inventarsene di finte.

I Sardi quando si trovano insieme nel Continente che cosa mangiano?


Malloreddus con sartitzu, proceddeddu arrustiu cun sa mutta, girell'e vitellu a succhittu con tappara e olia, binu nieddu e gazzosa, cerexia.


 

sabato 17 giugno 2006

Mi metto davanti al pc e edico: la scrivo questa? Perchè, no, la gente penserà che scrivo solo di cancri, non è mica vero. Oppure non lo faccio apposta.


Ma insomma, erano due settimane che qui non si faceva la spesa, le riserve refrigerate erano agli sgoccioli, oggi s'è dato fonso alle ultime polpette. Per fortuna è venerdì, marito mio.  E si parte.


Già all'inizio della spesa S.O.S. del collega che non è riuscito a levare un punto. Vabbè, dopo passo io.


Ma davanti al banco delle vergognose insalate già lavate (ne faccio incetta, non vivo senz'erba e non ho il tempo di lavarmela da me) mi suona ancora il telefono. Marito che m'ha persa tra gli scaffali?


Una voce, una sottovoce:


'' è lei la dottoressa Capsicum?''


''si?''


''sono la vicina del signor Tale. ha presente?''


''naturalmente, conosco benissimo la situazione.''


''è morto.''


''a.''


''nell'ambulanza, tornava dalla dialisi, ha dato gli ultimi respiri li''


''ancora dialisi?''


''gli ambulanzieri erano incazzati, si vedeva già in ospedale che stava per spirare, non volevano trasportarlo, ma quelli dell'ospedale hanno insistito: via, deve andare via."


''...''


" lei non lo sa, pensa che sia morto nel suo letto. sa, bisognerebbe portarlo via, per lei, la moglie, sa, ha cercato di buttarsi di sotto.''


''era molto stanca già da tempo.''


''si, troppo stanca. senta io non so come possiamo fare, ora è di là col figlio, mi dicono che ci vogliono delle carte.''


''Guardi, sono alla spesa, il tempo di pagare, poi debbo passare a prendere la borsa. Posso essere lì per le sette, forse le otto.''


ok, la spesa l'ho fatta. il resto, è l'epidemia.