mercoledì 31 agosto 2005



"La salute è uno stato precario che non promette nulla di buono"

Guido Ceronetti

martedì 30 agosto 2005

GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI

Ieri in un cinema praticamente vuoto abbiamo visto il film di uno dei libri più divertenti prima di Pratchett. Decisamente carino. La sceneggiatura ricalca esattamente i dialoghi del libro e il doppiaggio utilizza  la traduzione italiana di Laura Serra per Mondadori. Sembra che la sceneggiatura utilizzata sia quella scritta a suo tempo da Adams per il film che non uscì mai.

Zaphod è veramente la star del film, ottimamente riuscita, e nel complesso è godibile; ma per divertirsi davvero bisognerebbe, probabilmente non aver ancora letto il libro.

In caso contrario vi mancherebbe la risposta di Trillian ad Arthur che le chiede cosa faccia sull'astronave: "Ho chiesto un passaggio. Dopotutto, con una laurea in matematica e un'altra in astrofisica cos'altro potevo fare? O quello o tornare a fare la fila il lunedì all'Ufficio di Collocamento"

E nel finale viene brutalmente tagliata la voce della Guida che spiega che " La storia di tutte le maggiori civiltà galattiche tende  ad attraversare tre fasi distinte e ben riconoscibili, ovvero le fasi della Sopravvivenza, della Riflessione e della Decadenza, altrimenti dette fasi del Come, del Perchè e del Dove. La prima fase, per esempio, è caratterizzata dalla domanda: "Come facciamo a procurarci da mangiare?", la seconda dalla domanda "Perché mangiamo?" e la terza dalla domanda: "In quale ristorante pranziamo oggi?"

Scena preferita dei miei figli: la balena che cade al suolo. Ciao suolo!Che dici, saremo amici?
Scena preferita mia: l'astronave Cuore d'Oro che diventa una rosa tea e perde tutti i petali nello spazio profondo.
Quel che il film non dice: perchè il vaso di petunie che precipita esclami "Oh no, non un'altra volta!". Chi desidera saperlo evidentemente non ha letto tutta la "trilogia in quattro volumi" di Adams . Coraggio, è ancora meglio del film!

Buona visione
Capsicum

P.S. per chi fosse interessato alle mie personali traversie: mi sono fatta accompagnare dal marito al cinema, con l'intesa che sarebbe tornato a prenderci con l'auto. Dopo il film mi sono resa conto di aver lasciato il telefonino a casa. Poco male, cerchiamo una cabina telefonica. Alla terza cabina telefonica guasta è venuto giù il diluvio. Per arrivare alla quarta, ormai mezz'ora dopo la fine del film, ci siamo bagnati fradici, il piccolino era quasi in lacrime, ed ho dovuto usare la carta di credito per pagare la telefonata: l'apparecchio temporaneamente non accetta monete! La città era deserta, i negozi chiusi, nessuno per strada, ed il maggiore non finiva di rimproverarmi. Per fortuna ci era piaciuto il film....



domenica 28 agosto 2005

venerdì 26 agosto 2005

E QUANDO SI DICE LA SINCRONICITA'

Stamattina, alla fine dell'ambulatorio, vado a vedere a casa la nonnina rientrata dal ricovero di sostegno (sostegno per la famiglia che non "stacca" dall'assistenza continua da cinque anni). Detto ricovero è costato tremila e rotti euro per venti giorni. Il figlio ha approfittato di dodici di questi per andare in Polonia al matrimonio della sorella della badante. Non vi sto a raccontare tutto il retroscena e il lavoro di persuasione che ho dovuto fare per mandarlo in vacanza. E' andata. E' tornato meno schizzato di quando è partito. Non dico rilassato, ma quasi. Mi ha detto che ha dormito tutte le notti senza bisogno di farmaci. Ma la sincronicità è che mi ha mostrato le foto di Auschwitz. Ha detto che è entrato per curiosità ed è uscito in lacrime. Tanto che non ha avuto la forza di visitare Birkenau.

 Per fortuna la Polonia riserba anche altre sorprese!
"Ma quanto sono belle le polacche! Che belle signore, anche le quarantenni, sono una favola, simpatiche, allegre! Trovo da far bene pure io, mi creda! Ho detto a mia moglie che ci torno da solo. Tra i fiumi per pescare e le donne, le ho detto, bisogna che ci vadi da solo per divertirmi! Ma lei mi ha fatto delle facce!"
"Detto tra noi, lei trovi una scusa con la pesca, che poi il Viagra glielo procuro io!"

mercoledì 24 agosto 2005

PAUSA CAFFE'

In studio abbiamo una saletta del caffè. Immaginatevi proprio una saletta del caffè. Un divano klippan (per gli ikeaisti) color rosa fucsia, un tavolo di legno chiaro, due frigoriferi pieni solo nel periodo dei vaccini, due macchine del caffè di cui una guasta, i boccioni dell'acqua minerale, i rottami informatici (che Maurizio riesce di tanto in tanto a ritrasformare in computers, non si sa bene come), le sedie più comode e più sfondate che possediamo.
Stamattina Maurizio m'ha detto "Luca è un po' demoralizzato: da quando siete tutti rientrati dalle ferie non ha più pazienti in attesa e sta per ore senza far nulla". Luca ' il "giovane" medico che si occupa di supportarci tutto l'anno e di sostituirci in luglio e agosto. Ha lavorato come un negro fino ad una settimana fa, e ora improvvisamente il nulla. Può darsi che sia davvero deluso, ma può anche darsi che sia solo Maurizio a sentirsi apprensivo. E' molto protettivo e Luca ha giusto l'età dei suoi figli.
Bene, così alla prima pausa passo dal giovane medico e lo invito a prendere il caffè.
"Ho visto la Zona Grigia", esordisce con la tazzina in mano.
Lo guardo interrogativa.
"E' un film sulla vita dei sonderkommando" aggiunge
E io lo guardo ancora interrogativa.
"Perchè sai, non so se lo sai, a Carpi c'è una associazione, te la ricordi la Piera?"
"Si, certo, sento continuamente la Piera"
"La Piera sapeva che ero interessato, così mi mise in contatto con queste ragazze, di questa associazione" - e mi dice il nome, sia dell'associazione che delle ragazze, solo che non me lo ricordo adesso, ma appena mi viene in mente lo scrivo.
"E allora sono stato in Polonia, sai, con Shlomo Venezia. Lui era un sonderkommando. C'era lui e Ia signora Macherio, lei era nel Kanada" dice proprio così e io mi chiedo cosa c'entri il Canada con la Polonia e l'associazione carpigiana e la Piera. Annuisco, come se fossi una esperta e acculturata, ora mi vergogno di non averlo saputo prima, ma Luca lo dà per scontato, che io sia acculturata, e procede. Ora sì è seduto e osserva il suo caffè con interesse.
"Sono partiti ieri per un altro viaggio, loro organizzano queste spedizioni per gli insegnanti, ma siccome a volte hanno finanziamenti maggiori, portano anche chiunque sia interessato. Stasera sono a Varsavia, domani a Treblinka (ha detto Treblinka? credo). Poi si spostano a Cracovia e vanno ad Auschwitz e Birkenau, Auschwitz II, sai. Cambiano il giro, qualche volta. Io sono stato con loro, stasera loro sono in albergo, organizzano tutto, mangiavamo a dei tavolini, il gruppo era di quaranta persone, e c'era il tavolo degli organizzatori e Shlomo Venezia mangiava con le ragazze e Pezzetti, c'era anche lui ad accompagnarci, ci va sempre.La Macherio era ad un altro tavolo, invece. Venezia, capisci, non ha parlato mai fino, credo, al 92, adesso ad ogni occasione parla, lo intervistano sempre il 27 gennaio, l'avrai visto certo a qualche telegiornale. Credo che glielo abbia suggerito un terapeuta, tu capisci che non parlare è certamente molto peggio, e così lui era messo seduto come sono io e fai conto che tu sei me, e io lo guardavo mentre ci portavano la minetra. Lui è stato otto mesi, capisci, otto mesi della sua vita, se si può dire vita, e quanti morti abbiamo visto, eh?, nelle sale d'autopsia o su un letto o in mezzo alla strada tra le lamiere, e quanto sangue, vomito, puzzo abbiamo annusato,eh?, la carne morta non è nulla a confronto della carne viva con dentro uno morto, perchè quest'uomo è morto, si capisce, da sessant'anni, ed è stata un'eperienza, la vera esperienza del viaggio, non i campi, no, io lo guardavo mentre mangiava la minestra, così" e mima il cenno di portarsi alla bocca un cucchiaio, di profilo rispetto a me, e lo vedo ricostruire Venezia che guarda verso l'alto, mentre porta alla bocca il cucchiaio senza vederlo, e si ferma con la minestra nei pressi delle labbra sempre rivolto in alto, ad una immagine pervasiva tanto da saturare l'aria attorno a lui, ovunque.
 "Siamo a due chilometri dal campo, capisci, lui era due chilometri più in là e sessanta anni più in là, ed io ho incrociato il suo sguardo, mi è entrato dentro quello sguardo ed ho percepito tutto, tutto, come se quello che lui ha visto fosse rimasto dentro, raccolto nel vitreo, ed ora si riversasse in me, tutto il dolore, tanto dolore da renderti di ghiaccio, il rigor mortis della mente" e io penso a come è bravo Luca, a come riesce ad ascoltare le comunicazioni dello sguardo, a leggere i ricordi d'uno sconosciuto, che sia Shlomo Venezia o la Signora Piripicchia con la stipsi, ed è meglio che lo faccia parlare, adesso, perchè come ha detto lui il silenzio è peggio, così mi racconta dei crematori, e del Ziclon-b.

e quello che mi ha raccontato Luca è quello che gli ha raccontato Shlomo, e potete trovare tutto qui

e il programma del viaggio cominciato oggi è qui

Poi ha raccontato altre cose, del film che si chiama La Zona Grigia e del perchè si chiama così, da una considerazione di Primo Levi sui Sonderkommando, e ha detto che è una buona ricostruzione, ma che Shlomo ha raccontato delle cose più terribili di quelle che c'erano nel film, che ha descritto gli urli, e come i morti fossero accatastati uno sull'altro, a piramide, ed ha descritto l'odore, e le canalette sempre bagnate di sangue, su cui i cadaveri scorrevano mentre loro li trascinavano, appiccicose, e questo non c'è nei film, non l'odore, non il tatto del sangue, che lui ed io conosciamo, così non sono parole per noi, ma ricordi olfattivi e tattili che ci riassalgono, fino a che non dico "Basta, Luca, per oggi non posso ascoltare altro, è troppo" e l'ho lasciato con la seconda sigaretta, o la terza, mentre scuote il capo come fa di solito e cammina su e giù, una nazionale senza filtro, di quelle che compra per i ragazzi della comunità, non ho capito se sia il suo tempo libero quello che dedica a loro, ma credo di sì, dopo le notti in quell'istituto per disabili, quelle in guardia medica, che si chiama continuità assistenziale adesso, e le giornate in ambulatorio da noi e quelle nella RSA per vecchi moribondi, questo ragazzone guarda film storici, viaggia ad Auschwitz con Shlomo Venezia e Ida Margherita Macherio e rifornisce di sigarette senza filtro i suoi "amici della comunità".
Non era l'ambulatorio vuoto che lo demoralizzava.
A questo punto ci vorrebbe un finale, ma non ce l'ho.
Baci
Capsicum