venerdì 29 aprile 2005

"Sembra che la natura sia in grado di darci solo malattie piuttosto brevi: la medicina ha inventato l'arte di prolungarle"


Marcel Proust


LA CROCEROSSINA DEL TOSCANA


Stanotte è morta la Crocerossina che mi mostrò le foto della crociera della nave ospedale Toscana nell'Egeo, con raccolta di feriti nei vari porti del Mediterraneo.


La gentildonna in questione, nata nel 1918, divenne crocerossina subito prima della guerra. Le foto d'allora la mostrano assai alta, più delle compagne, più degli ufficiali, e molto snella, con un volto pensoso ed aristocratico, messo in risalto dal velo bianco con la piccola croce a sormontare la fronte. Aveva, questa ragazza, due fratelli entrambi imbarcati in Marina, uno dei quali morì nell'affondamento della sua nave. Di famiglia assai abbiente, portò con sè nel viaggio una piccola ma eccellente Leica con cui scattò oltre cento fotografie, tutte stampate tipo foto tessera. Scannerizzate e ripulite dal mio esimio consorte, sono diventate una serie di stupende foto in formato A4, nitidissime, che documentano la nave Toscana, la Gradisca, il Pireo, l'Acropoli con le tre bandiere, greca, italiana e nazista, che sventolano insieme, gli interni e i ponti del Toscana, le crocerossine al lavoro, lo sbarco dei mutilati, i medici, la sala operatoria della nave e via dicendo.


Ma la signora aveva anche altro da raccontare: viaggi, personaggi conosciuti, modi di vivere; era affascinante, affabile, deliziosa. Fino a ieri pomeriggio faceva i giochi della Settimana Enigmistica seduta nel giardino, con i due pavoni maschi nel pieno del loro splendore nunziale che le sfilavano davanti sul prato, e programmava cosa piantare nelle aiuole e nei vasi per le fioriture d'estate. Aveva sovrinteso, sia pur simbolicamente, alla risistemazione all'esterno dei vasi di limoni e d'oleandri; sbuffava impaziente da mesi nell'attesa del permesso di tornare all'aperto, sia pure col tubino dell'ossigeno a mo' di guinzaglio. Ieri sera ha chiesto d'andare a letto; mentre si cambiava, con l'aiuto della figlia, improvvisamente ha perso le forze e s'è accasciata al suolo. Soccorsa dal figlio, era ancora perfettamente lucida. Deposta sul letto, ha smesso di respirare così, semplicemente.


Oh, m'ha detto la figliola, capisco tutto, ero preparata a tutto, ma come potrò perdonarle d'essere andata via così, senza avvisare, senza salutare, senza dire niente?

martedì 26 aprile 2005

MARTEDI'


E' UNA BELLA MATTINA DI SOLE. HO TROPPE VISITE DA FARE. LA MAGGIOR PARTE SONO ANZIANISSIMI AMMALATI. LA CONSAPEVOLEZZA DELLA MORTE MI FA SOFFRIRE OGGI PIU' DEL SOLITO, OGGI CHE LA BELLEZZA DEL GIORNO RENDE ANCORA PIU' ATTRAENTE LA VITA.

giovedì 21 aprile 2005

AMARETTI & C.

Mio figlio per il suo compleanno vuole fare i mini amaretti, da portare agli amici a scuola insieme alle loro”tradizionali” torte sacher. Lezione di cucina, quindi.
"Mamma, faccio tutto io, guardami soltanto".
E io lo guardo impaziente mentre lentamente, micropezzettino per micropezzettino, martirizza la buccia di un limone. Prima della fine ha capito come si usa un pelapatate. Pesa i trecento grammmi di zucchero in una tazza, ne mette metà nel boccale del mixer, aggiunge la scorza di limone e trita. Poi pesa i trecentosessanta grammi di mandorle e piano piano le aggiunge nel mixer per tritarle con lo zucchero. Certo che vengono tritate fini, a due alla volta! Poi aggiunge il resto dello zucchero e comincia un sanguinoso corpo a corpo per separare i tuorli delle uova dagli albumi. Vista la manualità del ragazzone, gli mostro il trucco del cucchiaio. Finalmente i tre albumi finiscono nel mixer col resto. Mette la pasta in una ciotola raschiando accuratamente il boccale e sospira.
A questo punto è molto stanco, gli duole persino la schiena, e ricordandomi che la pasta deve riposare, va a fare altrettanto davanti ad un videogioco.

Io mi guardo intorno e ripulisco meccanicamente la cucina, poi considero i tre tuorli abbandonati e decido di fare i cantucci di
Comida, che abbisognano giusto di tre tuorli scompagnati. Mentre il kenwood impasta, mi ricordo che ho da completare la crema di limoncello, ricetta copincollata nel forum, così peso 850 grammi di zucchero, 1250 di latte, due cucchiai di maizena, e metto tutto nel bimby a bollire a 100 gradi per 13 minuti a velocità 4. Una volta raffreddato lo sciroppo, ci aggiungerò il mezzo litro d’alcol in cui da tre giorni macerano le bucce pelate di quattro bei limoni naturali, poi nelle bottiglie e in frezer. E’ una crema di limoncello velocissima e fantastica, questa!

Intanto penso a questo nuovo Papa. S’è vestito da Benedetto, con la stessa stola del Quindicesimo, quella delle foto ufficiali, la stessa veste ricamata sulla tonaca nera e l’identica mozzetta rossa. Oh, sono una cattiva ragazza, ma mi viene l’idea che quella stola se la fosse fatta cercare già da prima. Vuoi che fosse proprio per caso nella Sistina? O che ce ne sia più di una, vera opera d’arte del ricamo, rossa di seta con dipinti in filo d’oro i quattro evangelisti? O che sia una stola tradizionale, lì pronta per tutte le elezioni papali? Forse si, va là.

Certo che, mi dico mentre rovescio l’impasto sulla spianatoia infarinata, è un lavoraccio riuscire a conciliare la purezza della fede con tutti qui comandamenti della Chiesa e con quell’Ama il prossimo tuo come te stesso che il Cristo ci ha lasciato.


 
Ci sono quattrocento grammi di farina, duecentocinquanta di zucchero, una bustina di vanillina e una di lievito, e tre uova intere con tre tuorli , i tre avanzi d’amaretto, nella pasta giallissima e morbida sotto le mie mani. E aggiungo due etti e mezzo di mandorle continuando a impastare.

Amare il prossimo, prendersi cura di lui. Sono forse io il custode di mio fratello? chiedeva Caino a Dio. E la risposta, alla luce di quest’Ama il prossimo, è chiaramente Si!
Ma è dannatamente difficile persino riuscire a prendersi cura dei loro corpi senza irritarsi, senza adirarsi, innervosirsi, amareggiarsi e stizzirsi un centinaio di volte al giorno.
E io debbo prendermi cura solo della salute dei corpi!

Intanto fodero una teglia con carta da forno e ci adagio sopra i salamoni fatti con l’impasto dei cantucci, poi li inforno nel forno già scaldato da mio figlio per gli amaretti, e ripulisco di nuovo la cucina. Metto lo sciroppo di latte a raffreddare e vado a cercare l’esausto neo pasticcere.

Ora gli preparo le palline di pasta prendendola a piccole porzioni con due cucchiaini e le metto in una ciotola di zucchero. Lui ne raccoglie una per volta, la rotola nello zucchero e la modella come una polpettina, poi la mette in un pirottino colorato da praline, di quelli piccolini. E’ una variante mia, questa, dei tradizionali amaretti quartesi: gli amaretti cuociono perfettamente, hanno un aspetto deliziosamente rifinito dentro i pirottini verdi, gialli, bianchi o neri, si servono molto bene e, così piccini, uno tira l’altro. Ne vengono circa venticinque per ogni albume.

Già. La salute dei corpi. Mentre me ne prendo cura mi trovo continuamente a contravvenire ai dettami cattolici per la salute delle anime. Ogni volta che prescrivo una pillola, ogni volta che spiego le regole per una interruzione di gravidanza o preparo la documentazione per la stessa, ogni volta che fornisco dati, notizie e indirizzi per un centro estero di fecondazione assistita, dove viga una legislazione meno cattolicamente retriva della nostra. Lo sapete che si possono trasferire solo tre embrioni per volta? Peccato che nella stragrande maggioranza dei casi con tre embrioni non ne attecchisce nessuno. E’ per questo che ne mettevano in genere quattro o cinque. Così è garantito che di cicli di fecondazione ne farai almeno tre o quattro per restare incinta. Con tutta la trafila di stimolazioni ovariche, impianto, angosce, esami, controllo eccetera eccetera. Queste donne arrivano alla fine stremate.

Così, per me è difficile conciliare la salute dei corpi e delle menti con quella delle anime. Per fortuna non mi spetta di farlo. Mi rendo conto che per un Papa la scelta è semplice: prima l’anima immortale, sempre.
Ma con questa motivazione, con questa giustificazione, la Chiesa ha commesso le peggiori atrocità. La strage degli ebrei, quella delle donne tacciate di stregoneria, quella degli eretici vari. La copertura ideologica delle varie guerre di religione, della schiavitù, del colonialismo. Nel nome della preminenza della salute dell’anima su quella del corpo. Difficile, quindi, il lavoro di un Papa. Sempre in bilico tra i comandamenti della Chiesa e quel terrificante “Ama il prossimo tuo”. Non “Ama l’Anima del prossimo tuo”, no!

Per fortuna le mie preoccupazioni sono decisamente minori: debbo correre a controllare i cantucci che potrebbero ssere già cotti, visto il tempo che ci ha messo il giovanottone, da me assistito, a preparare gli amarettini.
Infatti sono cotti. Inforno la prima teglia di amaretti, torno di là a ripulire, riprendo dentro lo sciroppo che si raffreddava sul terrazzo e gli aggiungo l’alcol delle bucce di limone, mescolo bene e travaso nelle bottiglie. Ne vengono circa due litri e un quarto, tre bottiglie che finiscono subito in congelatore. Previo assaggio. Ottimo.
Affetto i cantucci e li dispongo sulla teglia. Li infilerò di nuovo in forno, dopo la cottura deli amaretti, fino a che non diventeranno dorati.
Il Maestro Pasticcere di là sta battendo freneticamente sulla tastiera del pc, completamente indifferente alla sorte delle sue creazioni, pronto a ricordarsene non appena il profumo delle stesse si sprigionerà dal forno, inondando la casa.

domenica 17 aprile 2005

DORMIRE COME UN VOMBATO



Alcuni mesi fa abbiamo regalato un doppio abbonamento a teatro a nostro figlio maggiore, nella speranza che lo usasse per uscire con qualche amico, o forse persino con qualche amica. Niente persino. In compenso di tanto in tanto si fa accompagnare da uno di noi. Stasera quindi ho visto Sergio Sgrilli in Dormo come un vombato.


Ok, che dire? Sto morendo di sonno. A furia di sentirgli dire "io non dormo, o meglio dormo solo tre, quattro ore. Al mese." mi sono sentita cadere addosso tutti i miei arretrati di sonno. Non solo quelli recenti, le poche ore di debito nelle ultime settimane o mesi, ma tutte le notti passate in bianco in guardia, con gli occhi pesanti, nella notte, col finestrino della macchina aperto perchè il freddo tagliente facesse il suo lavoro tenendomi sveglia. Le volte in cui mi addormentavo persino durante una visita, mentre il poveretto mi raccontava i suoi disturbi e gli occhi si chiudevano e prima ancora che le palpebre si abbassassero erano le orecchie a chiudersi e non sentivo e non registravo e, riscuotendomi, cercavo ingegnosamente di farmi ripetere tutto senza dover confessare "mi scusi, non ho sentito, sa, dormivo".


Si può dormire in piedi, come i cavalli. Si può dormire con gli occhi aperti. Si può dormire al volante e svegliarsi solo quando il terreno irregolare sotto le ruote ti scuote dal sonno, e grazie a Dio che non c'era il fosso, ma il prato. Si può dormire mentre si fa una endovena lenta di aminofillina, si, se sono le quattro del mattino, se la tua USL ti costringe a fare turni ininterrotti di ventiquattro ore, che cominci quando sei già sveglia da dodici e tu le passi, queste ore, facendo oltre trenta visite a domicilio, una casa dopo l'altra, un paesino dopo l'altro, su e giù per i calanchi dell'appennino, da Ziano a Borgonuovo ad Agazzano e poi a Creta e di nuovo a Borgonuovo e poi a Castello e maledizione di ste trenta visite mai due di seguito nello stesso paese! 


Ah, dormivo come un vombato, davvero, microsonni, di pochi minuti, e alla fine del turno ancora due ore d'autostrada per tornare a casa, mi ricordo un mattino di capodanno, pieno di sole, e mi sono fermata in una piazzola qualunque, ho abbassato lo schienale della Fiesta, ed ho felicemente dormito.


domenica 10 aprile 2005

LE ORE DELL'OZIO


 


E' la fine di un ozioso pomeriggio di domenica, trascorso a guardare un cartone coi miei bimbi. Dopo una mattina di domenica passata a fare chiacchiere con una simpatica amica. E ieri pranzo con simpatici ospiti e cena con amici e pomeriggio a giocare coi rompicapo di Dario Uri. Date un'occhita alla saletta dei rompicapo!


 

martedì 5 aprile 2005

 



Qui continua il racconto della persona che vive con me.






MISTER INCREDIBILE  - PARTE SECONDA




            Quanto vale un Uomo? Proprio a me tocca stabilirlo? “Proprio a me! E già, non ci sono che io qui!” (da Taxi Driver di M. Scorsese; Robert De Niro che parla con se stesso allo specchio; questa è stata giudicata la più memorabile battuta cinematografica di tutti i tempi). Però, talvolta è lo stesso Uomo che stabilisce il proprio valore: accade nelle polizze infortuni, dove ci si assicura, per la morte o per le lesioni, per un determinato capitale. Così, succede di pagare soltanto 51.000 € per un quasi  quarantenne che lascia la vedova sola con due giovanissimi orfani; il caso inverso, del riccone defunto assicurato per due miliardi, non lo trovo invece scandaloso: è giusto che i beneficiari di chi si valorizza  godano i vantaggi della previdenza.




            Resta il fatto che il liquidatore dei s.g. è solo; non è l’”uomo solo al comando” del mitico cronista di ciclismo Marco Ferretti, perché non comanda un cavolo, però come Coppi o Bartali o Pantani in fuga deve condurre in solitario la propria fatica di liquidare il sinistro. Quando non ci riesce, ecco arrivare una citazione, che stavolta non è una massima di Cicerone o una frase celebre bensì una prosaicissima carta bollata contenente le richieste, in genere stratosferiche, rivolte al giudice civile da chi non ha accettato le mie modeste proposte. A questo punto, se il contrasto si rivela insanabile non faccio altro che passare la pratica al collega del “contenzioso” che seguirà la causa, vale a dire che, senza rimpianto veruno, mi disfo per sempre del fardello. Buonanotte, e “ai posteri l’ardua sentenza!” (Alessandro Manzoni in Cinque Maggio).




            Non si deve pensare che le sofferenze e le preoccupazioni tocchino soltanto alle controparti. A parte il fatto che talvolta anche il nostro assicurato ci rimette la pelle o subisce gravi lesioni, tre sono per lui gli spauracchi : il procedimento penale, il massimale incapiente e la patente scaduta o irregolare (trascurando lo scatto del malus perché, non ci crederete, qualcuno, dopo aver fatto secco un altro automobilista, si preoccupa pure o soltanto di questo).


             Il procedimento penale, cioè la citazione a giudizio,  comporta angosce e problematiche di vario genere, quali : oddio, adesso non mi rinnoveranno il passaporto, come ci vado a Sharm ? (anni fa, un notissimo giornalista di cui gestii un sinistro non potè fare il viaggio di nozze all’estero esattamente per questo motivo), oppure : va bene il patteggiamento, ma la pena pecuniaria chi me la rimborsa?, o ancora : ma al prossimo sinistro mortale vado in galera?. Il massimale incapiente invece è affare più serio tanto che la telefonata dell’altro giorno con un nostro assicurato non è stata delle più amene; alla fine, ho cercato di tranquillizzare il malcapitato, che certamente si vedrà confiscare casa e chissà che altro, avrei però dovuto ricordargli che quella notte, se non si fosse fatto grappe e canne in quantità, probabilmente non avrebbe compiuto quella vera e propria strage per la quale assurse agli onori della cronaca . . . . La patente scaduta, che dà all’assicurazione il diritto di rivalersi verso l’assicurato, comporta più o meno le medesime conseguenze.




               Ma ci sarà pure qualcosa di piacevole nel nostro lavoro, che possa risollevarci lo spirito depresso da tanta sofferenza, domanderà qualcuno magari un po’ sorpreso? Risponderò : c’è la speranza. Solo pochi, purtroppo, sanno che la professione di Mr. Incredible è proprio il liquidatore sinistri; nell’omonimo film, è veramente memorabile e commovente la scena del sig. Parr, alias Mr. Incredible, nel suo modesto ufficetto in un grande palazzo direzionale, alle prese con la liquidazione di un sinistro furto ad una vecchietta sotto la supervisione di un gretto capufficio; ebbene, la mia speranza è quella di sentirmi, fuori dal mio modesto ufficetto, sicuro, energico e roccioso come Mr. Incredible nel suo buffo costume rosso e nero : GRAZIE, DISNEY-PIXAR !!!




               La giornata è finita, scarico le chiusure contabili al computer e rifletto distrattamente sul Vietnam, sugli avvocati, sui miliardi che scivolano tra le mie mani e su Mr. Incredible. Il mio vicino di scrivania, tutto infervorato, è ancora al telefono, lo osservo mentre infilo quattro pratiche nella borsa. Questo lavoro è un ciclo continuo, inesauribile, finisce per pedinarmi, per appiccicarsi addosso, per turbarmi il sonno. Be’, magari dipende dalla immancabile razione serale di sinistri, di morti, di ossa rotte, di calcoli e programmazioni per l’indomani, allora forse il difetto è soltanto questo e non ho sbagliato mestiere . . . . Nell’ultima pratica esaminata, la Vigilia di Natale una ragazza ha perso il controllo dell’auto e, schiantandosi, ha fatto morire madre e fidanzato. Lei nulla. I ritagli dei giornali hanno commentato parlando di fatto incredibile, di fulmine a ciel sereno. Ma perché ? Il Padreterno quando si corica alla sera ha già deciso i prescelti dell’indomani, non c’è proprio nulla di incredibile né di inatteso, è meglio abituarsi all’idea e basta. A casa mi aspettano, mille cose da fare, quattro pratiche da vedere, una notte da passare, e domani una giornata magari peggiore di oggi.


 


              Faccio coraggio a me stesso, il Padreterno non torna sulle Sue decisioni, ma i nostri dirigenti a volte sì. Sento che non trascorrerò troppo tempo ai s.g., il mio peregrinare non è concluso e ritornerò a trattare i cosiddetti sinistri “normali”: con i quali (colpi di frusta, parafanghi ammaccati, furti di biciclette e rigurgiti di fogna), credetemi sulla parola, il divertimento è assicurato. 



               Ad maiora !


          

lunedì 4 aprile 2005

Affluenza all'urna del seggio di Capsicum ore 22 di domenica 3 aprile: 74,3%

domenica 3 aprile 2005



"Ho capito che dovevo introdurre la Chiesa nel terzo millennio con la preghiera e le iniziative. Ma poi ho VISTO che bisognava Introdurla CON LA SOFFERENZA."



 

sabato 2 aprile 2005

UN CREDO LAICO


Anche stavolta faccio il presidente di seggio. Un po' per abitudine, un po' perchè sono una despota e non mi lascio scappare occasione per fare il capetto, e molto perché ci credo. In quella roba di tutti i giorni, tanto scontata da sembrare da nulla, che è la democrazia. Credo nel diritto di ognuno di esprimere la propria volontà politica, credo nel dovere di ognuno di decidere chi ci dovrà governare e come. Nel rispetto di questa volontà anche quando è diversa dalla mia.


Un credo molto laico, è vero. Capisco che non è più condiviso quando mi ritrovo a insediare un seggio e non ci sono gli scrutatori. Quando me li devo litigare, quei volontari che si presentano "per vedere se manca qualcuno", con gli altri presidenti di seggio, pure senza scrutatori, quando vedo alcuni presidenti che "se li portano da casa" sotto forma di amici o parenti, va bene chiunque purché elettore nel comune.


Qualcuno mi ha detto: "perchè pagano poco". Ok, sono 120 euro (duecentoquarantamila lire del vecchio conio, sec. Bonolis) per due giorni e mezzo di lavoro, e sono due giorni e mezzo molto pieni. Molto bene. In un mese ci sono circa ventidue-ventitrè giorni di lavoro, cioè dieci volte tanto. E uno stipendio medio è tra i novecento ed i mille euro. La proporzione ci sta, tenuto conto anche delle tasse.


E' vero che gli italiani preferirebbero un aumento di ferie ad un aumento di stipendio, ma coi tempi che corrono, tutti piangono miseria, e quei centoventi euro non fanno gola!


E nel mio credo democratico non ci crede più quasi nessuno. Su otto scrutatori nominati ne sono venuti due. Da qualche parte, su otto, nessuno.


Anche nel rispetto per gli altri non ci crede più nessuno: quelli che non vogliono farlo, lo scrutatore, non si prendono neppure la briga di avvisare per essere sostituiti. Alla faccia di chi li aspetta.


C'è una multa, per chi non si presenta senza valido motivo, da euro 206 a euro 516. Spero che le applichino, ste sanzioni, una buona volta.

Sta morendo. Morendo. Non "si sta spegnendo", non "sta facendo l'ultimo viaggio", non altre litote a scelta. Sta morendo.


Che Dio lo benedica per il coraggio che ha di morire a casa sua, senza raccontarsi balle, rifiutando di tornare in ospedale, approfittando degli ultimi bricioli di forza per fare le ultime cose: alcune nomine, la benedizione di due corone, evidentemente voleva dire qualcosa per lui questa benedizione.


Signori, si muore, sapete? E speriamo che, come accade a lui, almeno la morte ci colga vivi.


venerdì 1 aprile 2005

MISTERI


Una nota velocissima. Dopo una gioranta assai piena e pesante, una signora mi ha raccontato di essere stata ieri in un paesino in provincia di Firenze, una chiesetta dedicata a Santa Lucia, per  incontrare un sacerdote che impartisce delle benedizioni particolari, per "il risanamento del corpo e dell'anima".


Mi ha raccontato delle scene a cui ha assistito.


Credo che cercherò di andare a vedere. Sono fortemente incuriosita. Ma non vi sto a raccontare impressioni di seconda mano....