lunedì 21 novembre 2005

Il mio nuovo libraio tiene aperto la prima e la terza domenica di ogni mese.
Questa cosa è terribile, se tieni conto che si trova a venti metri dalla
chiesa parrocchiale e di fronte al famoso bar delle sfogliatine alla
mandorla. Io porto il piccolo a dottrina, mi faccio di caffè  e poi mi trovo
esattamente davanti alle vetrine dell'Isola del Libro. Vi rendete conto?
Stamattina non solo ho portato a casa tre libri, pochi per la mia media, ma
ho dato una buona occhiata a "Fuoco amico" di Giuliana Sgrena. Non l'ho
comprato, perchè bisogna pure che lasci qualcosa per i regali di Natale che
qualcuno volesse gentilmente farmi, ma ho letto parecchie pagine qui e là.
Abbastanza da consigliarne l'acquisto. Non ci sono le grandi rivelazioni sul
Tutto Che E', ma semplicemente quello che lei ha visto coi suoi occhi,
fatto, ascoltato, sentito. Solo un pezzettino di verità, per nulla
altisonante, molto disincantata. Per nulla scontata, nemmeno nel finale.
Buona lettura

giovedì 3 novembre 2005

L'ANTIDOPING AD UNA CITTA'

Ovvero "la coca nel Po"

 

Un gruppo di ricercatori del Mario Negri di Milano e dell'Univ. Insubria ha analizzato l'acqua del Po a valle di Milano alla ricerca di cocaina e del suo principale metabolita urinario: la benzoilecgonina. E' dimostrato da anni che i metaboliti dei farmaci somministrati agli animali ed all'uomo, purchè stabili, si riversano, attraverso il sistema fognario, nelle acque dei fiumi dove, se sono in quantità sufficiente, possono essere dosati. Rapportando la concentrazione al volume delle acque analizzate e al loro flusso si risale alle quantità utilizzate dalla popolazione residente nell'unità di tempo.

 

Dai risultati dello studio emerge un consumo quotidiano nel bacino a monte del prelievo di 4 kg di cocaina al giorno, ovvero 40 mila dosi quotidiane, cioè 7 dosi per mille abitanti, che diventano 27 dosi giornaliere per 1000 abitanti se si sonsiderano solo i giovani adulti tra i 15 e i 34 anni che sono ritenuti i più probabili consumatori di cocaina.

 

 Visto che i valori erano così straordinariamente elevati, e molto superiori a quelli sinora stimati dalle statistiche ufficiali, sono stati fatti ulteriori prelievi nelle acque fognarie urbane di Milano  prima della depurazione, che confermano il dato. 

 

(Fonte: Elena Bernacchi su Medici Oggi, ottobre 2005).

 

4 kg al giorno. Una tonnellata e mezzo l'anno. Di sola cocaina. E solo a monte di Milano. Chiaramente la situazione è del tutto al di fuori di ogni controllo da parte delle forze dell'ordine. Pensate al fatturato. Pensate ai vantaggi della criminalità organizzata che può gestirlo in monopolio. Pensate alle tasse evase. Tutto per lo sfizio di tapparsi gli occhi e non vedere.  Uno sfizio costoso, e anche stupido.

E si tratta di dati di fatto. Senza ulteriore commento.

 

Capsicum

giovedì 20 ottobre 2005

A volte, come oggi, il problema di comunicare le proprie idee diventa irresolubile.
Eppure non chiedo molto: solo che una comunicazione sia data con l'etichetta giusta.
Per esempio parliamo del rischio cardiovascolare e delle statine. In parole povere del rapporto tra rischio di avere un infarto e pillola per il colesterolo.
Dico io: ci vuole tanto a dire due piccole cose:
a) il rischio di avere un infarto non può essere ridotto a zero
b) bisogna stabilire un limite di rischio per dare la pillola "con la mutua"
c) questo limite sarà comunque arbitrario, sia che sia il 10%, sia che sia il 20%
d) non è possibile far coincidere un livello di rischio "accettabile" dal punto di vista della sanità pubblica (spesa) col livello di rischio "accettabile" dal punto di vista del singolo paziente (rischio di morire)
e) rimarrà sempre una zona, cioè un certo numero di pazienti per cui la pillola del colesterolo potrebbe essere desiderabile dal punto di vista del paziente(diminuisce il rischio di morire), ma non accettabile dal punto di vista della sanità pubblica (spesa).

Ora, dico io, per quale motivo questo non si può dire chiaramente al paziente? Per quale motivo dobbiamo dirgli: il tuo colesterolo va bene così, lasciando intendere che non corre rischi, anzichè dirgli: tu corri "solo" il 10% di rischio (hai una probabilità su dieci di avere un infarto nei prossimi cinque anni), per cui vai a casa tranquillo? Tranquillo? E il mio paziente dovrebbe andare a casa tranquillo? Quello, poveretto mi dice: ma devo proprio rischiare di avere un infarto? E allora perchè ci vengo dal medico, scusi? Se mi debbo tenere i miei rischi, lei che lavoro fa, eh?

Io dico che nessuno gode nel fare cose impopolari, eppure bisogna farle. BISOGNA FARLE soprattutto se NON C'E' ALTRO MODO PER ESSERE ONESTI.

Ma i miei colleghi desiderano credere di poter far coincidere il controllo della spesa con la cosiddetta appropriatezza delle cure. In altre parole credono di poter spendere poco e contemporaneamente dare le migliori cure possibili ai pazienti. Ma le cure migliori possibili ogni anno sono sempre più sofisticate e più costose, e i pazienti invecchiano e sono sempre di più quelli che ne hanno bisogno, e d'altro canto il PIL non cresce e i finanziamenti per la Sanità pubblica calano.

Una persona anche modicamente intelligente, ma con una discreta dose di buon senso arriva facilmente alla conclusione inevitabile di questo discorso.
Se non ci arriva, perchè?

martedì 27 settembre 2005

Negli ultimi giorni, invece di dedicarmi a questo povero blog, ho scritto un opuscolo ad uso dei genitori della scuola del mio figlio piccolo. Potrebbe servire a qualcuno, coi tempi che corrono. Quindi mi sono detta: perchè non postarlo?
Eccolo.
Se non vi interessa non siete tenuti a leggerlo. Ma almeno sapete come passo il mio poco tempo libero
Baci dalla vostra
Capsicum

RIASSUNTO



Questo opuscolo contiene informazioni che possono essere utili ai genitori per prevenire e trattare l’infestazione da pidocchi nei bambini.


Si può sospettare la presenza di pidocchi se il bambino ha prurito, è irritabile senza motivo, ha un sonno inquieto, ha delle piccole piaghe o eczemi sulla testa oppure i linfonodi del collo ingrossati e dolenti, ha il cuscino facilmente sporco.
Per prevenire le infestazioni è opportuno seguire alcune precauzioni, suggerite nel testo.
Per individuare le infestazioni bisogna controllare spesso i bambini: quasi ogni giorno nei periodi più a rischio, almeno due volte la settimana durante il resto dell’anno.
Il bambino infestato va trattato con gli appositi farmaci, i familiari vanno accuratamente controllati, i vestiti e la biancheria da letto vanno trattati, ma soprattutto vanno diffuse le informazioni tra i genitori ed è importante la collaborazione tra genitori per prevenire la reinfestazione.

In caso di difficoltà è importante rivolgersi al proprio pediatra.

CHE COSA SONO I PIDOCCHI


I pidocchi sono insetti parassiti che vivono sulla testa delle persone. Avere i pidocchi è purtroppo diventato molto comune soprattutto per i bambini in età scolare. Comunque, non ci sono dati attendibili su quante persone prendono i pidocchi ogni anno in Italia. I conti, approssimativi, vengono fatti sulla base della quantità di prodotti anti pidocchi venduti e si stimano contagiati annualmente da 7 a 10 bambini su cento. In gran Bretagna le ultime statistiche che abbiamo trovato, relative al 2001, parlavano di 28 bambini su cento, in Francia si stima appena un po’ di più, cioè un bambino su tre. 

Chiunque venga in stretto contatto (specialmente contatti fra le teste) con qualcuno che già abbia i pidocchi è molto a rischio. Occasionalmente, i pidocchi possono essere presi dal contatto con oggetti personali (cappelli, sciarpe, cappotti, pettini, spazzole ecc...) di una persona infestata. I bambini in età prescolare e scolare e le loro famiglie sono i più frequentemente infestati. Sul sito della CDC (organizzazione governativa USA) si afferma che le femmine  prendono i pidocchi più facilmente, ma non vengono citati lavori in proposito. Negli USA, gli afroamericani prendono i pidocchi più raramente; alcuni studiosi ipotizzano una maggiore difficoltà per gli insetti nel far aderire le lendini ai capelli crespi, altri sostengono che si tratta di un effetto secondario legato ai prodotti usati per lisciare i capelli (a base di dimeticone, vedi oltre il paragrafo sui prodotti di trattamento). L’igiene personale o domestica o scolastica non ha niente a che fare con i pidocchi, ma esistono accorgimenti igienici per limitarne la diffusione (vedi oltre)



Ci sono 3 forme di pidocchi: l’uovo (o lendine), la pupa e l’adulto.


Le lendini sono le uova dei pidocchi. Sono molto piccole, delle dimensioni di un nodo in un filo di cotone, difficili da vedere, e spesso confuse con forfora o frammenti di gel per capelli. Sono deposte dalle femmine adulte alla base del capello vicino al cuoio capelluto. Sono fermamente ancorate al capello. Sono ovali e solitamente da gialle a bianche. Si schiudono in una settimana. Le uova che si schiudono con più probabilità stanno a mezzo centimetro circa dal cuoio capelluto.


Su tutti i testi le lendini vengono descritte di colore bianco o giallino. In realtà l’epidemia di infestazione dello scorso anno nella nostra scuola era legata a pidocchi con le lendini di color marrone, difficilissime da individuare: infatti è stata una epidemia molto difficile da combattere.


La pupa è la prima forma del pidocchio appena uscito dall’uovo. Sembra un pidocchio adulto, ma è più piccolo. E’ molto difficile da vedere perché è veramente piccolissimo, di colore  bianco rosato e si distingue da una minuscola scaglia di forfora solo perché si muove, molto velocemente. Potete vederlo solo se lo catturate col pettinino apposito. Le pupe maturano in una settimana dopo la schiusa. Per vivere, devono cibarsi di sangue ogni quattro ore circa, come gli adulti.


Il pidocchio adulto è delle dimensioni di un seme di sesamo, ha sei gambe ed è da marrone a grigio-bianco. Nelle persone con capelli scuri, il pidocchio è più scuro. Le femmine, più grosse dei maschi, depongono le uova. Vivono fino a 30 giorni se sulla testa di un individuo. Si cibano di sangue e se cadono dalla testa di una persona muoiono in due giorni. Di solito si nutrono ogni quattro-sei ore pungendo la pelle della testa del bambino ed infilando una specie di tubino fino a raggiungere un piccolo capillare da cui succhiano il sangue. Quando pungono iniettano una piccola goccia di saliva che contiene una sostanza ad effetto anestetico: è per questo che in genere i bambini non si accorgono di tutte le punture. Alcuni bambini, però (soprattutto gli atopici) sono allergici a queste sostanze ed avvertono intenso prurito: questo permette di fare più facilmente una diagnosi nei bambini allergici, ma comunque accade ugualmente che un bambino con i pidocchi non avverta né prurito né altri fastidi.


I pidocchi hanno delle preferenze per le zone più calde del capo: dietro le orecchie e sulla nuca. In queste zone le femmine preferiscono deporre le loro uova, in modo che si schiudano meglio. I pidocchi si tengono ai capelli con degli artiglietti a uncino alle estremità delle sei zampe; si muovono velocissimamente e per questo si vedono con estrema difficoltà. Raramente si trovano su ciglia, sopracciglia o altrove.



QUANDO SOSPETTARLI


Ci sono dei segni che fanno sospettare la presenza dei pidocchi:


- Sensazione di movimento nei capelli.


- Prurito, causato da reazioni allergiche.


- Irritabilità del bambino, sonno inquieto.


- Piaghe sulla testa che talvolta possono infettarsi, con veri e propri eczemi difficili poi da curare ed a volte anche i linfonodi del collo e dietro alle orecchie possono essere gonfi e dolenti.


- Il bambino può avere mal di testa.


- Il cuscino può essere sporco di una polverina nerastra: sono le feci dei pidocchi, che sono nere perché contengono ematina, un derivato della emoglobina.



Il contatto con persone infestate è la maniera più comune per prendere i pidocchi. Il contatto è frequente nel gioco a scuola e a casa (feste, sport, ecc...)


Meno di frequente:


- Usando (o giocando con) vestiti come cappelli, sciarpe, cappotti, grembiuli, tute da ginnastica o fasce per capelli recentemente indossate da una persona infestata.


- Usando pettini, spazzole o asciugamani infestati.


- Stando su un letto, divano, cuscino, tappeto o peluche che è rimasto a contatto con una persona infestata.


COME SCOPRIRLI


Un’infestazione è diagnosticata guardando attentamente fra i capelli cercando lendini, pupe o adulti.


Con l’apposito pettinino a denti fitti bisogna pettinare i capelli del bambino vicino al cuoio capelluto e osservare bene i capelli stessi, aiutandosi anche con una lente di ingrandimento per vedere meglio. Se il bambino ha i capelli lunghi può essere utile pettinarli col pettine a denti fitti ed esaminare il pettine dopo ogni passaggio: a volte i pidocchi adulti o le lendini restano presi tra due denti del pettine. Trovare pupe e adulti può essere difficile; di solito sono pochi e si muovono rapidamente lontano dalle dita. Nel caso non si trovino pidocchi vivi trovare lendini  a mezzo centimetro circa  dalla base del capello conferma l’infestazione. Se le si trova a maggiore distanza, e non si vedano pupe o adulti, l’infestazione potrebbe essere vecchia. In questo caso meglio chiedere conferma al pediatra. In tutti i casi in cui non si sia sicuri, la diagnosi dovrebbe essere effettuata dal proprio pediatra, medico di famiglia, medico scolastico o comunque medico professionista.


Bisogna ricordare che per ogni infestazione riconosciuta durante, per esempio, una ispezione in ambiente scolastico, ce ne sono due che non vengono riconosciute all’esame del capo. Dalle esperienze dei nostri medici scolastici in ogni ispezione in una scuola della nostra città ci si può aspettare di trovare almeno una decina di casi di pediculosi.


I periodi peggiori sono quelli di inizio scuola, anche perché tra settembre e ottobre e in primavera i pidocchi hanno il clima migliore per riprodursi; inoltre al rientro dalle vacanze di Natale o di Pasqua. All’inizio della scuola bisognerebbe esaminare i capelli del bambino tutti i giorni, durante l’anno almeno due volte la settimana.



COME FARE IL “TRATTAMENTO”


Il più importante passo nel trattamento dell’infestazione da pidocchi è trattare la persona e gli altri membri della famiglia della persona coi pidocchi con farmaci che uccidono i pidocchi. Lavare gli abiti e la biancheria da letto usati o in contatto con la persona infetta negli ultimi due giorni prima del trattamento.


Trattamento della persona infestata: richiede l’uso di un farmaco prescritto o di automedicazione  (da banco). Seguire queste tappe:


- prima di applicare il trattamento, rimuovere tutti i vestiti;


- applicare il pediculicida secondo le istruzioni dell’etichetta; se il bambino ha capelli lunghi (oltre le spalle) potreste dover usare una seconda confezione; fate attenzione alle istruzioni sul tempo di applicazione e alla raccomandazione o meno di spazzolare i capelli dopo il trattamento; NON USARE CREME DISTRICANTI O COMBINAZIONI SHAMPOO CREMA PRIMA DEL TRATTAMENTO; non lavare i capelli per uno o due giorni dopo il trattamento;


- fate sì che la persona infestata si metta vestiti puliti dopo il trattamento;


- se dopo 8-12 ore i sintomi persistono, il trattamento potrebbe non aver funzionato; consultare il proprio medico per trattamenti differenti;


- i pettini a denti fitti dovrebbero essere usati per rimuovere lendini e pidocchi dai capelli; anche molti pettini antipulci per cani e gatti sono efficaci: si tratta di pettini di metallo; in genere in farmacia trovate il pettinino Chicco, in plastica, i cui denti prima o pio si rompono. Su internet si trova in vendita un  pettine di metallo con denti fitti e lunghi, come quello contenuto nel cofanetto Pidok, ma non abbiamo notizia di qualcuno che l’abbia comprato on line. Sappiamo che questi pettinini in metallo sono molto facilmente reperibili in Gran Bretagna. Alcuni farmacisti della nostra zona si stanno attivando per reperirli.


- dopo il trattamento, controllare pettine e capelli con un pettine a denti fitti per rimuovere lendini e pidocchi per 2-3 giorni. Continuate a controllare per 2-3 settimane finché non si è sicuri che lendini e pidocchi sono spariti.


Il trattamento andrebbe ripetuto dopo dieci giorni. In ambito ospedaliero si usa ripeterlo il terzo e il decimo giorno dopo la prima applicazione. Più avanti trovate un elenco dei prodotti e degli strumenti in commercio.


Trattamento della casa: i pidocchi non sopravvivono a lungo fuori dalla testa di una persona infestata poiché non possono nutrirsi. Tuttavia per evitare la reinfestazione da pidocchi sopravvissuti su vestiti o cuscini è indicato fare le seguenti cose:


- lavare a macchina tutti i vestiti lavabili e i lenzuoli e asciugamani usati dalla persona infestata nei 2 giorni prima del trattamento; usare il ciclo ad acqua calda oppure aggiungere Aftir gel al detersivo (almeno mezzo tubo); se avete l’asciugatrice è bene asciugare a caldo per almeno 20 minuti (ciclo breve);


- lavare a secco i vestiti non lavabili (cappotti, cappelli, sciarpe) oppure sigillare vestiti non lavabili a secco ( peluche, pellicce, strisce di pelo dei cappucci, paraorecchie ecc...) in una busta di plastica per due settimane: in due settimane i pidocchi, ma anche le uova, sono generalmente morti.;


- immergere pettini e spazzole in alcool denaturato, lysoform, o lavare con sapone e acqua calda;


- passare l’aspirapolvere su mobili e pavimenti; il rischio di essere infestati da un piccolo pidocchio caduto sul sofa è molto basso, per cui può essere sufficiente passare l’aspirapolvere solo nei luoghi frequentati spesso dalla persona infestata; non usare pesticidi spray: possono essere tossici se inalati o assorbiti attraverso la pelle.


PERCHE’ UN TRATTAMENTO POTREBBE NON FUNZIONARE


- non si seguono le istruzioni correttamente: problemi comuni sono:


     - bagnare i capelli prima di applicare il trattamento: diluisce la medicina;


     - usare districanti prima del trattamento: interferisce con lo stesso;


     - il trattamento viene lasciato agire troppo poco tempo;


     - shampoo dopo il trattamento: non rilavare i capelli per uno o due giorni;


     - quantità inadeguata: capelli più lunghi richiedono quantità più elevate;


     - nessun uso del pettine: usare pettini a denti fitti aiuta significativamente;


- il trattamento non è efficace (resistenza): se il trattamento non uccide nessun insetto in 24 ore, la resistenza è probabile; se alcuni insetti rimangono uccisi in 24 ore, la resistenza probabilmente non è presente; in Italia la resistenza non è dimostrata, per ora. Lo è invece, per esempio, in Galles.


- il trattamento uccide gli insetti ma non penetra le lendini: è difficile per i pesticidi penetrare nelle lendini; le medicine possono uccidere gli insetti vivi ma non le lendini che sono dure e coriacee e ci vuole del tempo perché il farmaco ne attraversi il guscio; applicazioni troppo brevi sono inefficaci sulle uova; alcune mamme lo scorso anno hanno usato l’espediente di una cuffia da doccia sui capelli durante l’applicazione per migliorare l’efficacia del prodotto sulle lendini. Comunque questa resistenza delle uova è il motivo per cui si raccomanda la ripetizione dl trattamento.


- nuova infestazione: si può rimanere infestati nuovamente, per esempio da un compagno di giochi; per questo motivo è fondamentale la collaborazione e la solidarietà tra i genitori nel sorvegliare il proprio bimbo e avvisare gli altri genitori in caso di infestazione. Se non lo si fa il proprio figlio, una volta liberato dai pidocchi, li riprenderà altrettanto facilmente appena torna a scuola! Diamo modo invece agli altri genitori di controllare subito i propri bambini, in modo da bloccare il diffondersi di questi fastidiosi insetti.


COME PREVENIRE L’INFESTAZIONE


I pidocchi sono diffusi comunemente per contatto testa a testa e meno frequentemente da pidocchi caduti dalla testa su vestiti, divani ecc... Come misura a breve termine per il controllo di un epidemia di pidocchi, in scuole, campi estivi o altro, si possono seguire questi consigli:


-lavare i capelli ai bambini molto spesso: almeno tre volte la settimana. Il lavaggio non serve a prevenire l’arrivo dei pidocchi, ma ad eliminare l’eventuale pidocchio prima che possa deporre le uova sulla testa del bambino.


- evitare contatto testa a testa, comune durante il gioco a scuola e a casa (sport, feste, campi gioco);


- non prestare / chiedere in prestito abiti come berretti, sciarpe, fasce, uniformi o cappotti;


-non ammucchiare i propri vestiti con quelli degli altri bambini, evitare di gettarli disordinatamente a terra o su banchi; (sarebbe opportuno che ogni bimbo avesse a scuola il proprio appendiabiti numerato)


- non prestare / chiedere in prestito pettini o spazzole;


- non usare letti, cuscini, divani, sdraiarsi su tappeti o animali di peluche tranne che in casa propria;


-diffondere l’informazione tra le altre mamme quando si riscontra l’infestazione del proprio figlio: questo aiuterà tutte a individuare e trattare TUTTI i bambini infestati per evitare che continuino a passarsi gli insetti tra loro.


Nel paragrafo dedicato ai prodotti trovate anche le considerazioni su quelli per prevenire l’infestazione.


I FAMILIARI


I familiari sono a rischio molto elevato. Bisogna sempre controllare accuratamente anche i fratellini e i genitori dei bambini quando c’è notizia di un caso di  infestazione a scuola: si potrebbe trovare l’infestazione in un genitore e non nel bambino, per esempio (è successo). Chiedete al vostro pediatra se consiglia di trattare o no anche i familiari che non sono certamente infestati. Nella nostra esperienza di mamme ci è capitato di prendere i pidocchi dai nostri figli. La diceria che i capelli tinti o trattati siano esenti da infestazione è certamente falsa: l’anno scorso due di noi mamme (Scuole Bombicci) con i capelli regolarmente tinti hanno preso i pidocchi dai loro figli.


GLI ANIMALI DOMESTICI NON PRENDONO I PIDOCCHI UMANI.



BAMBINI CON MENO DI DUE ANNI E MAMME IN ATTESA


I bambini sotto i due anni è meglio che non siano trattati con i farmaci antiparassitari. Per loro e per le mamme in attesa si utilizzano solo i trattamenti meccanici e a base di oli vegetali: aceto di vino, pettine a denti fitti, oppure il  cofanetto Pidok (piuttosto caro). Non sono efficaci come i trattamenti antiparassitari e debbono essere ripetuti molto di frequente. E’ opportuno chiedere consiglio al pediatra.



I PRODOTTI IN COMMERCIO


In Italia abbiamo in commercio prodotti a base di piretrine naturali, di piretrina sintetica (permetrina) o di malathion.


Le prime due sono meno efficaci, il malathion è più efficace, ma di odore assai sgradevole.Alle dosi utilizzate non dovrebbe avere effetti tossici.Questi sono i prodotti più comunemente reperibili:


AFTIR  GEL: prodotto di trattamento a base di malathion. Costo euro 12,90. Un tubo basta per due applicazioni su capelli corti. Ha un odore molto sgradevole, ma è rapido e molto efficace


Viene consigliato di eliminarlo dopo l’applicazione con AFTIR SHAMPO che faciliterebbe anche l’eliminazione delle lendini. Costo euro 11,90 (comunque non sostituisce l’uso del pettinino a denti fitti).


MILICE schiuma termosensibile. Prodotto a base di una miscela di piretrine. Costo euro 13,90. Una bomboletta basta per tre o quattro applicazioni su capelli corti. Ha il vantaggio di essere molto facile da usare, ma nella nostra esperienza è meglio prolungarne l’applicazione per almeno 40 minuti. Le piretrine sono meno tossiche del malathion e il prodotto ha un odore molto meno sgradevole, ma sono meno potenti del malathion.


NIX crema liquida 1%. Prodotto a base di permetrina, una piretrina sintetica. Costo euro 8,29. Si trova in commercio con meno facilità, è forse leggermente meno efficace dei due precedenti, ma di odore meno sgradevole. Nella confezione è contenuto un buon pettinino a denti fitti di plastica.


MOM prodotto  usato più frequentemente per i pidocchi del pube. Poco usato rispetto agli altri. Non ne abbiamo esperienza diretta.


PIDOK: cofanetto contenente un flacone da 150 ml di lozione schiumogena, lente di ingrandimento, pettine di acciaio a denti lunghi e fitti. La lozione è a base di trietanolamina e di non meglio specificati “derivati dalla noce di cocco”. Si tratta sostanzialmente di un metodo meccanico, a bassa efficacia, che non uccide gli insetti, ma serve per levare i pidocchi e le lendini uno ad uno meccanicamente. E’ un metodo laborioso e da ripetere molto spesso, ma indicato per bambini piccolissimi e per mamme in attesa che non possono usare gli altri prodotti. Costo: è il più caro di tutti e costa 17 euro circa.



PRE-AFTIR  SHAMPO E SPRAY: prodotti cosiddetti preventivi a base di lavanda, citrus, rosmarino, olio di geranio, ma i principi attivi sono probabilmente il benzil salicilato che favorirebbe il distacco delle lendini dal capello e il dimeticone che viceversa renderebbe difficile per le femmine l’attaccare saldamente le lendini stesse al capello.


Non disponiamo di informazioni certe sulla loro efficacia, anzi in tutti i lavori che abbiamo letto si sottolinea che non esistono prodotti per trattamenti preventivi. Qualche mamma tra noi li usa e ne è soddisfatta.  In ogni caso non sono tossici, quindi male non fanno.



SI RACCOMANDA IN GENERE, QUALUNQUE SIA IL PRODOTTO USATO, DI:


- non usare quantità esagerate di prodotto e non fare trattamenti “preventivi” con antiparassitari: nessun trattamento farmacologico è in grado di prevenire le infestazioni; questi farmaci sono insetticidi e possono essere pericolosi se usati male;


- non trattare una persona infestata per tre volte di fila con lo stesso trattamento se questo non funziona: consultare il medico per medicazioni alternative;


- non mischiare più prodotti.



***
Questo materiale informativo è stato redatto a cura di alcuni genitori che sono anche medici. Il materiale è stato tratto da riviste mediche, libri di testo, dall’Informatore Farmaceutico e dai siti del Ministero della Salute italiano e della CDC, organizzazione governativa degli USA. Chi desiderasse approfondire l’argomento può richiederci la bibliografia tramite i rappresentanti dei genitori nel Consiglio di Circolo.

lunedì 19 settembre 2005

Ci sarebbero un sacco di cose da dire sul libro del post precedente senza a rrivare a svelarne il finale. Per esempo Grisham sostiene che, nonostante il soprannome la grassa dato a Bologna, per le sue strade si vede ben poca gente grassa. Qui si nota la sua abitudine a correlare  questo aggettivo al panorama di grandi obesi che affligge il nord america. In realtà il bolognese medio è in sovrappeso: quei cinque-dieci chili oltre il desiderabile, che sempre sogna di smaltire ma che tuttavia consolida ogni volta che cede alla tentazione di una cena ai Tre leoni, al Cacciatore, o anche ad una puntata un po' fuori città, per esempio alla Vecchia Roma di Calderino, al Pescatore di Sala, alla Lanterna, alle Conchiglie sopra Sasso marconi, e sono troppe le tentazioni irresistibili e tutto sommato non eccessivamente care per poterle citare tutte, figuriamoci poi resistere!

 Se il bolognese medio non lavorasse come un matto e non fosse, mediamente, uno sportivo dilettante, i chili di troppo sarebbero molti di più. La città è letteralmente piena di società podistiche, ciclistiche, squadrette di calcio/basket/pallavolo/ baseball amatoriali, e di scuole di ballo! Le palestre non si contano, i campi da tennis neppure, ogni quartiere ha una commissione preposta allo sport e il comune da oltre vent'anni supporta le società sportive nella organizzazione di ginnastica per gli anziani, a costi veramente popolari. Bologna mangia e si muove, cucina e corre, sorseggia lambrusco o pignoletto e balla. Gola e moderazione. Si mangia per godersela, con un pochettino di senso di colpa. Questo fa sì che i ristoranti scadenti non riescano a sopravvivere. Si mangia decorosamente persino alle mense della camst. L'unico cibo indegno è quello che viene servito nelle scuole ai bambini. I quali, abituati alla cucina delle mamme e delle nonne, regolarmente lo rifiutano. La dada della manutencoop che lavora anche nel mio studio mi racconta dei piatti che tornano tutti indietro intonsi ogni volta che il livello di palatabilità scende sotto un minimo accettabile. Le dietiste del centro di preparazione pasti si difendono affermando che è tutta roba sana, ingredienti di prima scelta; le mamme ribattono che ciò rende la cosa ancora più grave: ci vuole veramente un cuoco tristo per rovinare ingredienti di prima qualità.

Visto che parliamo di bambini, sono rimasta deliziata nello scoprire che Grisham legge i libri per ragazzi: è lì che il figlio del protagonista ha trovato il suo nickname: il Grinch.
E, a proposito di nomi, quale nome migliore di Lazzeri da dare ad uno che è comtemporaneamente resuscitato a nuova vita e anche un "uomo morto che cammina"! Una donna sposata di cui innnamorarsi non può che essere Francesca e restando in tema di donne il suo capo della CIA rassomiglia in modo inquietante alla signora Rice.
Il resto credo che ve lo possiate leggere da soli.
Baci

Capsicum

BOLOGNA E IL BROKER




Da qualche giorno è comparso in libreria “Il Broker”, l’ultimo figliolo di Grisham. L’autore lo ha presentato a Bologna (forse l’avrete visto per tv) sfoggiando un italiano abbastanza scorrevole, probabilmente migliore di quello imparato nel libro dal suo protagonista. Le belle foto sulla sovracoperta  ritraggono l’affascinante scrittore in soprabito marrone, a Bologna, appunto.


Il Broker è un ex avvocato in fuga e costretto a nascondersi nella città dove abito, che Grisham descrive come affascinante, accogliente, antica e buongustaia, civile e cosmopolita, comunista e liberalmente democratica, mattiniera, laboriosa e sicura. Per la verità alcune divagazioni storiche sulle torri bolognesi sono parecchio fantasiose e l’affermazione che ne sopravvivano solo due non è corretta, ma insomma, glielo perdoniamo. Il libro infatti è scorrevole, godibile, ben scritto, divertente e vale quel che costa.


Bologna è come Grisham la racconta? Forse è persino meglio. Chissà se la lettura del Broker spingerà qualcuno ad una visita qui da noi? Intanto sul sito del Comune di Bologna c’è uno spazio per una iniziativa promozionale legta al segnalibro contenuto nel libro. Presentandolo si avrà diritto ad uno sconto( che per i ristoranti è del 15%) presso una lunga serie di alberghi, ristortanti ed esercizi pubblici fino al mese di gennaio 2006. Tra i ristoranti che aderiscono c'è l'Antica trattoria al Cacciatore, di Casteldebole, che mi annovera tra i suoi clienti soddisfatti.


Rimane solo un dubbio al termine della lettura: di quanti chili è ingrassato Grisham durante la sua full immersion nella vita e nella cucina bolognese? Solo tre come ha dichiarato nell’ intervista fattagli da Minganti o quattro e mezzo come confessa sul risvolto di copertina?

venerdì 2 settembre 2005

Mi preparo al primo fine settimana ricreativo senza nè marito nè figli. E' un evento storico. Meriterà accurato resoconto. A Lunedì.

mercoledì 31 agosto 2005



"La salute è uno stato precario che non promette nulla di buono"

Guido Ceronetti

martedì 30 agosto 2005

GUIDA GALATTICA PER AUTOSTOPPISTI

Ieri in un cinema praticamente vuoto abbiamo visto il film di uno dei libri più divertenti prima di Pratchett. Decisamente carino. La sceneggiatura ricalca esattamente i dialoghi del libro e il doppiaggio utilizza  la traduzione italiana di Laura Serra per Mondadori. Sembra che la sceneggiatura utilizzata sia quella scritta a suo tempo da Adams per il film che non uscì mai.

Zaphod è veramente la star del film, ottimamente riuscita, e nel complesso è godibile; ma per divertirsi davvero bisognerebbe, probabilmente non aver ancora letto il libro.

In caso contrario vi mancherebbe la risposta di Trillian ad Arthur che le chiede cosa faccia sull'astronave: "Ho chiesto un passaggio. Dopotutto, con una laurea in matematica e un'altra in astrofisica cos'altro potevo fare? O quello o tornare a fare la fila il lunedì all'Ufficio di Collocamento"

E nel finale viene brutalmente tagliata la voce della Guida che spiega che " La storia di tutte le maggiori civiltà galattiche tende  ad attraversare tre fasi distinte e ben riconoscibili, ovvero le fasi della Sopravvivenza, della Riflessione e della Decadenza, altrimenti dette fasi del Come, del Perchè e del Dove. La prima fase, per esempio, è caratterizzata dalla domanda: "Come facciamo a procurarci da mangiare?", la seconda dalla domanda "Perché mangiamo?" e la terza dalla domanda: "In quale ristorante pranziamo oggi?"

Scena preferita dei miei figli: la balena che cade al suolo. Ciao suolo!Che dici, saremo amici?
Scena preferita mia: l'astronave Cuore d'Oro che diventa una rosa tea e perde tutti i petali nello spazio profondo.
Quel che il film non dice: perchè il vaso di petunie che precipita esclami "Oh no, non un'altra volta!". Chi desidera saperlo evidentemente non ha letto tutta la "trilogia in quattro volumi" di Adams . Coraggio, è ancora meglio del film!

Buona visione
Capsicum

P.S. per chi fosse interessato alle mie personali traversie: mi sono fatta accompagnare dal marito al cinema, con l'intesa che sarebbe tornato a prenderci con l'auto. Dopo il film mi sono resa conto di aver lasciato il telefonino a casa. Poco male, cerchiamo una cabina telefonica. Alla terza cabina telefonica guasta è venuto giù il diluvio. Per arrivare alla quarta, ormai mezz'ora dopo la fine del film, ci siamo bagnati fradici, il piccolino era quasi in lacrime, ed ho dovuto usare la carta di credito per pagare la telefonata: l'apparecchio temporaneamente non accetta monete! La città era deserta, i negozi chiusi, nessuno per strada, ed il maggiore non finiva di rimproverarmi. Per fortuna ci era piaciuto il film....



domenica 28 agosto 2005

venerdì 26 agosto 2005

E QUANDO SI DICE LA SINCRONICITA'

Stamattina, alla fine dell'ambulatorio, vado a vedere a casa la nonnina rientrata dal ricovero di sostegno (sostegno per la famiglia che non "stacca" dall'assistenza continua da cinque anni). Detto ricovero è costato tremila e rotti euro per venti giorni. Il figlio ha approfittato di dodici di questi per andare in Polonia al matrimonio della sorella della badante. Non vi sto a raccontare tutto il retroscena e il lavoro di persuasione che ho dovuto fare per mandarlo in vacanza. E' andata. E' tornato meno schizzato di quando è partito. Non dico rilassato, ma quasi. Mi ha detto che ha dormito tutte le notti senza bisogno di farmaci. Ma la sincronicità è che mi ha mostrato le foto di Auschwitz. Ha detto che è entrato per curiosità ed è uscito in lacrime. Tanto che non ha avuto la forza di visitare Birkenau.

 Per fortuna la Polonia riserba anche altre sorprese!
"Ma quanto sono belle le polacche! Che belle signore, anche le quarantenni, sono una favola, simpatiche, allegre! Trovo da far bene pure io, mi creda! Ho detto a mia moglie che ci torno da solo. Tra i fiumi per pescare e le donne, le ho detto, bisogna che ci vadi da solo per divertirmi! Ma lei mi ha fatto delle facce!"
"Detto tra noi, lei trovi una scusa con la pesca, che poi il Viagra glielo procuro io!"

mercoledì 24 agosto 2005

PAUSA CAFFE'

In studio abbiamo una saletta del caffè. Immaginatevi proprio una saletta del caffè. Un divano klippan (per gli ikeaisti) color rosa fucsia, un tavolo di legno chiaro, due frigoriferi pieni solo nel periodo dei vaccini, due macchine del caffè di cui una guasta, i boccioni dell'acqua minerale, i rottami informatici (che Maurizio riesce di tanto in tanto a ritrasformare in computers, non si sa bene come), le sedie più comode e più sfondate che possediamo.
Stamattina Maurizio m'ha detto "Luca è un po' demoralizzato: da quando siete tutti rientrati dalle ferie non ha più pazienti in attesa e sta per ore senza far nulla". Luca ' il "giovane" medico che si occupa di supportarci tutto l'anno e di sostituirci in luglio e agosto. Ha lavorato come un negro fino ad una settimana fa, e ora improvvisamente il nulla. Può darsi che sia davvero deluso, ma può anche darsi che sia solo Maurizio a sentirsi apprensivo. E' molto protettivo e Luca ha giusto l'età dei suoi figli.
Bene, così alla prima pausa passo dal giovane medico e lo invito a prendere il caffè.
"Ho visto la Zona Grigia", esordisce con la tazzina in mano.
Lo guardo interrogativa.
"E' un film sulla vita dei sonderkommando" aggiunge
E io lo guardo ancora interrogativa.
"Perchè sai, non so se lo sai, a Carpi c'è una associazione, te la ricordi la Piera?"
"Si, certo, sento continuamente la Piera"
"La Piera sapeva che ero interessato, così mi mise in contatto con queste ragazze, di questa associazione" - e mi dice il nome, sia dell'associazione che delle ragazze, solo che non me lo ricordo adesso, ma appena mi viene in mente lo scrivo.
"E allora sono stato in Polonia, sai, con Shlomo Venezia. Lui era un sonderkommando. C'era lui e Ia signora Macherio, lei era nel Kanada" dice proprio così e io mi chiedo cosa c'entri il Canada con la Polonia e l'associazione carpigiana e la Piera. Annuisco, come se fossi una esperta e acculturata, ora mi vergogno di non averlo saputo prima, ma Luca lo dà per scontato, che io sia acculturata, e procede. Ora sì è seduto e osserva il suo caffè con interesse.
"Sono partiti ieri per un altro viaggio, loro organizzano queste spedizioni per gli insegnanti, ma siccome a volte hanno finanziamenti maggiori, portano anche chiunque sia interessato. Stasera sono a Varsavia, domani a Treblinka (ha detto Treblinka? credo). Poi si spostano a Cracovia e vanno ad Auschwitz e Birkenau, Auschwitz II, sai. Cambiano il giro, qualche volta. Io sono stato con loro, stasera loro sono in albergo, organizzano tutto, mangiavamo a dei tavolini, il gruppo era di quaranta persone, e c'era il tavolo degli organizzatori e Shlomo Venezia mangiava con le ragazze e Pezzetti, c'era anche lui ad accompagnarci, ci va sempre.La Macherio era ad un altro tavolo, invece. Venezia, capisci, non ha parlato mai fino, credo, al 92, adesso ad ogni occasione parla, lo intervistano sempre il 27 gennaio, l'avrai visto certo a qualche telegiornale. Credo che glielo abbia suggerito un terapeuta, tu capisci che non parlare è certamente molto peggio, e così lui era messo seduto come sono io e fai conto che tu sei me, e io lo guardavo mentre ci portavano la minetra. Lui è stato otto mesi, capisci, otto mesi della sua vita, se si può dire vita, e quanti morti abbiamo visto, eh?, nelle sale d'autopsia o su un letto o in mezzo alla strada tra le lamiere, e quanto sangue, vomito, puzzo abbiamo annusato,eh?, la carne morta non è nulla a confronto della carne viva con dentro uno morto, perchè quest'uomo è morto, si capisce, da sessant'anni, ed è stata un'eperienza, la vera esperienza del viaggio, non i campi, no, io lo guardavo mentre mangiava la minestra, così" e mima il cenno di portarsi alla bocca un cucchiaio, di profilo rispetto a me, e lo vedo ricostruire Venezia che guarda verso l'alto, mentre porta alla bocca il cucchiaio senza vederlo, e si ferma con la minestra nei pressi delle labbra sempre rivolto in alto, ad una immagine pervasiva tanto da saturare l'aria attorno a lui, ovunque.
 "Siamo a due chilometri dal campo, capisci, lui era due chilometri più in là e sessanta anni più in là, ed io ho incrociato il suo sguardo, mi è entrato dentro quello sguardo ed ho percepito tutto, tutto, come se quello che lui ha visto fosse rimasto dentro, raccolto nel vitreo, ed ora si riversasse in me, tutto il dolore, tanto dolore da renderti di ghiaccio, il rigor mortis della mente" e io penso a come è bravo Luca, a come riesce ad ascoltare le comunicazioni dello sguardo, a leggere i ricordi d'uno sconosciuto, che sia Shlomo Venezia o la Signora Piripicchia con la stipsi, ed è meglio che lo faccia parlare, adesso, perchè come ha detto lui il silenzio è peggio, così mi racconta dei crematori, e del Ziclon-b.

e quello che mi ha raccontato Luca è quello che gli ha raccontato Shlomo, e potete trovare tutto qui

e il programma del viaggio cominciato oggi è qui

Poi ha raccontato altre cose, del film che si chiama La Zona Grigia e del perchè si chiama così, da una considerazione di Primo Levi sui Sonderkommando, e ha detto che è una buona ricostruzione, ma che Shlomo ha raccontato delle cose più terribili di quelle che c'erano nel film, che ha descritto gli urli, e come i morti fossero accatastati uno sull'altro, a piramide, ed ha descritto l'odore, e le canalette sempre bagnate di sangue, su cui i cadaveri scorrevano mentre loro li trascinavano, appiccicose, e questo non c'è nei film, non l'odore, non il tatto del sangue, che lui ed io conosciamo, così non sono parole per noi, ma ricordi olfattivi e tattili che ci riassalgono, fino a che non dico "Basta, Luca, per oggi non posso ascoltare altro, è troppo" e l'ho lasciato con la seconda sigaretta, o la terza, mentre scuote il capo come fa di solito e cammina su e giù, una nazionale senza filtro, di quelle che compra per i ragazzi della comunità, non ho capito se sia il suo tempo libero quello che dedica a loro, ma credo di sì, dopo le notti in quell'istituto per disabili, quelle in guardia medica, che si chiama continuità assistenziale adesso, e le giornate in ambulatorio da noi e quelle nella RSA per vecchi moribondi, questo ragazzone guarda film storici, viaggia ad Auschwitz con Shlomo Venezia e Ida Margherita Macherio e rifornisce di sigarette senza filtro i suoi "amici della comunità".
Non era l'ambulatorio vuoto che lo demoralizzava.
A questo punto ci vorrebbe un finale, ma non ce l'ho.
Baci
Capsicum


giovedì 16 giugno 2005


Raccontino che ho ascoltato al corso di formazione per formatori. (Non è nuovo, lo so, ma è carino)


Qualche tempo fa venni chiamato da un collega che mi chiedeva se potevo assisterlo nel valutare una risposta ad una domanda d'esame.
Egli intendeva dare uno zero ad uno studente per una sua risposta ad un test di fisica, mentre lo studente sosteneva di meritare il massimo dei voti e che così sarebbe stato se il sistema non fosse stato truccato a svantaggio degli studenti.
Studente ed insegnante concordarono di accettare il giudizio di un giudice imparziale, ed io venni scelto per questo. Andai nell'ufficio del mio collega e lessi la domanda dell'esame:
"Dimostrare come sia possibile determinare l'altezza di un edificio con l'aiuto di un barometro".
Lo studente aveva risposto: "Portare il barometro in cima all'edificio, attaccarlo ad una lunga corda, calarlo fino alla strada e poi tirarlo su, misurando la lunghezza della corda. La lunghezza della corda equivale all'altezza dell'edificio".
Io feci presente che lo studente aveva effettivamente delle buone ragioni dalla sua, considerando che davvero aveva risposto alla domanda completamente e correttamente.
D'altra parte, se gli fosse stato dato il massimo dei voti, questo avrebbe contribuito alla valutazione positiva della sua preparazione in fisica. Una valutazione positiva dovrebbe certificare una competenza nel campo della fisica, e la risposta non corroborava questa ipotesi.
Suggerii perciò che allo studente venisse concessa una seconda possibilità per rispondere alla domanda. Non mi sorprese quando il mio collega si disse d'accordo, ma mi sorprese quando fu lo studente a dichiararsi d'accordo.
Diedi perciò sei minuti allo studente per rispondere alla domanda, con l'avvertimento preventivo che la risposta avrebbe dovuto dare prova delle sue conoscenze di fisica.
Alla fine dei primi cinque minuti, non aveva ancora scritto nulla. Gli chiesi se volesse ritirarsi, ma rispose di no. Aveva un sacco di risposte al problema, stava solo pensando a quale fosse la migliore.
Gli chiesi scusa per averlo interrotto e lo pregai di continuare. Nel minuto successivo, scrisse fulmineamente una risposta che diceva:
"Portate il barometro in cima all'edificio e sporgetevi in fuori oltre l'orlo del tetto. Lasciate cadere il barometro, cronometrandone la caduta e quindi, usando la formula x = 0.5*a*t2, calcolare l'altezza dell'edificio.“
A quel punto, chiesi al mio collega se volesse arrendersi.
Lui accettò, concedendo allo studente quasi il massimo dei voti.
Mentre me ne stavo andando dall'ufficio del collega, mi ricordai che lo studente aveva detto che aveva altre risposte al problema, e gli chiesi quali fossero.
"Beh" disse lo studente "ci sono molti sistemi per scoprire l'altezza di un edificio usando un barometro. Per esempio si può portar fuori il barometro in una giornata di sole, e misurare l'altezza del barometro, la lunghezza della sua ombra e la lunghezza dell'ombra dell'edificio, e poi, usando una semplice proporzione, determinare l'altezza dell'edificio".
"Bene," gli dissi "e ci sono altre risposte?“
"Certo," disse lo studente. "C'è un sistema di misura molto semplice che le piacerà. In questo metodo, si prende il barometro, e si cominciano a salire le scale. Salendo le scale, si segna con un tratto la lunghezza del barometro sulla parete. Poi si contano le tacche, e questo le fornisce l'altezza dell'edificio in barometri.“
"Un metodo molto diretto."
"Naturalmente. Se vuole un metodo più sofisticato, può legare il barometro ad un pezzo di spago, farlo dondolare come un pendolo, e determinare il valore di g a livello strada ed in cima all'edificio. Dalla differenza dei due valori di g, si può calcolare, in linea di principio, l'altezza dell'edificio.
"Parimenti, si può portare il barometro in cima all'edificio, attaccarlo ad una corda lunga, calarlo fin quasi a livello strada e poi farlo oscillare come un pendolo. Si può calcolare l'altezza dell'edificio dal periodo della precessione.
"Infine," concluse "ci sono molti altri metodi per risolvere il problema. Probabilmente il migliore, " disse "consiste nel portare il barometro nello scantinato, e bussare alla porta del custode. Quando il custode apre, gli si dice così: 'Signor Custode, ecco qui un bel barometro. Se lei mi dice l'altezza dell'edificio, io glielo regalo.'"
A questo punto, chiesi allo studente se davvero non conoscesse la risposta convenzionale alla domanda.
Lui ammise di conoscerla, ma disse che si era francamente stufato di docenti universitari che cercavano di insegnargli come pensare!

domenica 12 giugno 2005

"La psicanalisi è quella malattia mentale in cui si ritiene di essere la terapia"
Karl Kraus

sabato 11 giugno 2005

ok, i figli hanno sempre ragione. Io volevo andare a mangiare all'indiana, invece andiamo nel solito fast food americanoide con cibi precotti surgelati. Ah, m'è passata la fame....
 ANCHE LA SPEME, ULTIMA DEA, FUGGE.......

C'è una signora forte, coraggiosa, attiva e ottimista. Mai stata ammalata.Due anni fa, improvvisamente, le viene un gran mal di pancia. Di corsa in pronto soccorso, insomma le levano un grosso carcinoma dell'intestino insieme ad un metro e rotti dello stesso. Dopo dieci giorni è a casa, sta bene, ricomincia la sua solita vita, con in più tutti i controlli del caso. Dopo appena otto mesi salta fuori una metastasi ad un linfonodo. Comincia una serie di cicli di chemioterapia. Lei sta benissimo, mai neppure la nausea: va in ospedale, fa le flebo prescritte, torna a casa in autobus e stende le tagliatelle. Comunque la chemio sembra che non basti, quindi fa anche un mese di radioterapia. Pausa di circa cinque mesi durante i quali la lasciano in pace, ed ecco che arrivano le metastasi al fegato. Ri-chemioterapia. Una prima linea, per tre mesi, poi una seconda linea, per quattro mesi. Stavolta non ha dei buoni risultati, radiologicamente parlando. Lei comunque continua a star bene. Certo, una volta o due ha sentito un po' di nausea, e durante le giornate di chemioterapia non ha il suo solito gagliardo appetito. In due anni dimagrisce circa otto chili, scendendo da quasi un quintalotto per un metro e settanta ad una dimensione un pochino meno imponente. Poi le propinano una chemioterapia per bocca: sei compresse da prendere al mattino. Questa volta ha un piccolo problema: va di corpo tre volte al giorno. Certo, è un po' fastidioso, ma robetta. La chemioterapia per bocca ha il vantaggio di lasciarla libera di fare un paio di viaggetti, e comunque è un parcheggio in attesa dei nuovi anticorpi monoclonali che sono in arrivo dall'America e attesi per giugno.

Siamo a giugno. La tac non è andata molto bene: i noduli al fegato sono sempre lì, non calano. Gli anticorpi non sono ancora arrivati. Mi chiama e comincia con la solita voce allegra e musicale, ma dopo un po' scivola nel pianto. E' stanca. Rifà i letti e poi si stende. Manda la lavatrice e si corica di nuovo. Impasta le tagliatelle e mentre quelle riposano riposa anche lei, ma non si riprende. Cosa mi succede, dottoressa? Questo non è un buon segno, sono stanca, non ho fame, e quando sto a letto non mi riposo, mi rialzo stanca come prima.

Accidenti agli anticorpi, alle lungaggini del Ministero che non concede l'importazione, accidenti al cancro. Accidenti alla morte della speranza. Io lo sapevo che sarebbe successo. Ora debbo andarla a trovare, e debbo ascoltarla, e mandare giù tutta la sua paura, lasciare che si mescoli con la mia impotenza, stringerle una mano, e andremo avanti.

domenica 5 giugno 2005

 


 


 


UN MIO AMICO MI PREGA DI DIFFONDERE questo suo piccolo contributo sul referendum, ed io, molto volentieri, mi metto a disposizione:



"E' chiaro che le mie posizioni sono per il "SI", ma più di tutto io sono contrario all'astensione. Vi ricordo che il voto è il fondamento della democrazia, e che chiunque vi chieda di astenervi vi sta esortando ad un boicottaggio disonesto del referendum. E infatti è più facile rendere infruttuoso un referendum "scomodo" che lasciare che le opinioni si confrontino alla pari. Se al momento del voto non vi sarete ancora formati un'opinione, ricordatevi che esiste la possibilita' dell'annullamento della propria scheda; in questo modo, pur senza esprimervi, aiuterete il raggiungimento del quorum e lascerete che la "partita" tra le opinioni contrarie si possa giocare.

Prima di entrare nel vivo della mia lettera trovo che sia fondamentale fare una distinzione: uno zigote (la cellula che deriva dall' incontro delle due mezze cellule materna e paterna, ovvero l'ovulo e lo spermatozoo) NON E' UN EMBRIONE, NON E' UN BAMBINO E NON E' UNA PERSONA. La blastula, ovvero il frutto delle prime divisioni moltiplicative dello zigote NON E' UN EMBRIONE, NON E' UN BAMBINO E NON E' UNA PERSONA. La natura "spreca" una gran quantita' di zigoti e blastule, moltissimi non raggiungono l'annidamento nell'utero, molti si fondono tra loro per creare cellule non ulteriormente in grado di progredire verso lo stadio di embrione, altri danno luogo a placente vuote di embrione, altre si evolvono in "mole" (ammassi di villi coriali che crescono nell' utero fino a rendere necessaria l' asportazione dell' utero stesso), altri ancora subiscono trasformazioni in "coriocarcinomi", tumori maligni che possono uccidere la donna.
Uno zigote o una blastula NON SONO EMBRIONI, ma lo diventano SE il loro annidamento e il loro sviluppo avvengono correttamente e senza deviare da uno specifico percorso evolutivo. Chi accusa il fronte del "SI" in questo referendum parlando di uccisione di embrioni, o peggio di "bambini" e' estremamente disinformato, o peggio, fa del fazioso terrorismo psicologico. Questa legge non concerne gli embrioni, figuriamoci i bambini!

Passo ora ad elencare quelle che secondo il mio parere di uomo e di medico sono le piu' gravi assurdita' della legge 40/2004 sulla Fecondazione Assistita, e che vanno cambiate votando convintamente SI.

A) Questa legge limita a tre il numero di ovuli che dovranno essere fecondati ed impiantati nella donna. Non è insomma possibile fecondare o impiantare un numero inferiore o superiore di ovuli; In giovani donne fertili l'impianto di tre ovuli significa esporre la donna ad un alto rischio di gravidanza trigemellare. Nella specie umana la gravidanza trigemellare e' una condizione patologica, che mette a serio rischio la salute della donna (possibilità di gravissime complicanze in gravidanza ed al momento del parto) e dei bambini che nasceranno. Il 20%, infatti, dei bambini nati da gravidanze trigemellari risulta essere portatore di handicap fisici. Nel caso di donne di età superiore ai 35 anni che si sottopongono a procedure di fecondazione assistita, invece, il numero di tre ovuli è assolutamente inopportuno poiché è troppo basso; con l'avanzare dell'età la fertilità di una donna diminuisce, per cui impiantando soltanto tre ovuli fecondati in queste donne la probabilità che nessuno di essi attecchisca e si sviluppi è estremamente alta. La legge in questione, togliendo al medico la possibilità di scelta riguardo a quanti embrioni impiantare in una determinata paziente, espone una grossa fetta di donne ai rischi di una gravidanza trigemellare, mentre mette un'altra grande porzione di donne nella condizione di essersi sottoposte inutilmente alle dolorose e faticose procedure di fecondazione in quanto nessun embrione si è impiantato.

B) Questa legge non consente il congelamento degli zigoti. Ciò significa che le tantissime donne che non risultano incinta alla fine di un tentativo di fecondazione dovranno sottoporsi nuovamente ai gravosissimi trattamenti ormonali ed all'intervento chirurgico necessario per il prelievo degli ovuli. Questo è valido anche per coppie che dopo il primo figlio ottenuto con tecniche di fecondazione assistita ne volessero avere un altro.

C) Questa legge non permette alcuna forma di diagnosi sugli ovuli fecondati, ed obbliga il medico all'impianto di tutti gli zigoti prodotti anche in presenza di gravi malattie genetiche. Di tutte le contraddizioni di questa legge, forse questa è la peggiore; in altre parole non si può controllare se un ovulo è malato, ma lo si deve impiantare nella donna in ogni caso, se poi esso è effettivamente portatore di malattie genetiche lo si potrà scoprire soltanto in corso di gravidanza, e poi si potrà procedere, su richiesta dei genitori, ad una interruzione terapeutica di gravidanza. Quest'ultima procedura è lecita in Italia fino alla fine del quinto mese di gestazione. Sostanzialmente viene vietato di scegliere di non impiantare un ovulo fecondato malato, ma si permette la sua eliminazione terapeutica quando già cresce da diversi mesi nel ventre della donna, quando cioè ha già un cuore che batte ed un cervello che funziona.

D) Questa legge vieta di condurre alcun tipo di ricerca su zigoti e blastule che non verranno utilizzati per l'impianto in una donna. La ricerca su cellule staminali di origine embrionale costituisce una grande possibilità di cura per gravi malattie come il morbo di Alzheimer, il morbo di Parkinson, la distrofia muscolare e molte altre. Chiudendo anche questa porta alla ricerca si riducono le speranze di molte migliaia di malati, e si esclude l'Italia dagli aspetti più avanzati di un ambito di ricerca che coinvolge già tutto il mondo.

E) Questa legge è socialmente ingiusta. Nell'ultimo anno, dall'entrata in vigore della legge 40, il numero di coppie italiane che si sono rivolte a centri esteri per procedure di fecondazione assistita è triplicato (le legislazioni degli altri Stati europei infatti non sono limitanti quanto la nostra). Queste coppie esercitano il loro diritto ad avere un figlio ed a proteggerlo da malattie genetiche senza affrontare le gravi difficoltà, gli ingiusti divieti e le sanzioni che la nostra legislazione impone loro; tale diritto è garantito nella grande maggioranza dei Paesi della Unione Europea. Come spesso avviene, chi ha il denaro necessario per recarsi in centri stranieri per esercitare questo proprio diritto vi si reca, mentre le coppie che per motivi economici o geografici non possono recarsi all'estero sono costrette a sottostare alla assurde e limitanti prescrizioni della legge 40.

Ricordate, sul vostro voto si gioca il futuro di tante giovani coppie affette da infertilità.
Spero di incontrarvi numerosi alle urne,
Francesco."

venerdì 3 giugno 2005

HO FATTO UN TEST


Uno di quei giochini carini, ma mi sono divertita a farlo doppio. Prima ho risposto secondo come mi sento adesso, ed ecco il risultato


Questo tipo introverso sentimento riesce a coniugare delle caratteristiche apparentemente contraddittorie. È infatti nello stesso tempo tranquillo ed appassionato, socievole e riservato. Ha una personalità complessa. Possiede una scala di valori molto differenziata che però non comunica apertamente o direttamente agli altri. La sua comunicazione è per così dire indiretta. Non cerca di spiegare o imporre i valori nei quali crede (come potrebbe fare un estroverso). Semplicemente si comporta in funzione dei principi ai quali aderisce. Per questo motivo può diventare un esempio per gli altri o anche essere un leader carismatico. È generalmente una persona ben organizzata, decisa e capace di pianificare razionalmente la sua esistenza. Ama porsi degli obiettivi e muoversi in situazioni chiare e ben definite. La sua funzione inferiore è il pensiero. Non è particolarmente interessato ad analisi basate su un approccio freddamente logico e obiettivo. È aperto e interessato alle nuove idee ma tende a focalizzare la sua attenzione solo su un numero limitato di esse. Quando si dedica o si interessa a qualcosa lo fa in maniera approfondita. Non è un superficiale. Rischia però di tralasciare dei dettagli pratici importanti o di non prestare sufficiente attenzione alle cose nuove che bisogna fare. In alcuni casi appare come un eccentrico o un visionario. Ha bisogno, come la maggior parte degli introversi, di periodi di solitudine o di isolamento. Può avere delle spinte religiose o interessi spirituali. Frequentemente è anche interessato al campo psicologico. Generalmente non ha un senso pratico sviluppato e può non essere molto realistico. Tende ad esprimersi in maniera chiara, soprattutto per iscritto. È una persona tranquilla e gentile che sa ascoltare i suoi interlocutori senza cercare di imporsi. Attribuisce una grande importanza all’armonia delle relazioni e sopporta con difficoltà le situazioni di tensione. Può mancare di flessibilità e essere troppo drastico in alcune sue valutazioni. Tende ad offendersi con una certa facilità perché prende le cose molto seriamente e su un piano personale. Dal punto di vista lavorativo può essere attratto da professioni che lo mettano in contatto con le persone, soprattutto se gli consentono di instaurare rapporti personali. Essendo determinato ed organizzato può essere un buon dirigente. Preferisce le situazioni nelle quali può disporre di un grado elevato di indipendenza. Con le persone riesce a stabilire degli ottimi rapporti ma corre il rischio di non essere sempre giusto o imparziale pur di evitare degli scontri sgradevoli.


Poi ho risposto come avrei risposto trent'anni fa. Ero diversa, ma proprio tanto:


Questo tipo introverso è particolarmente affidabile e responsabile. È preciso e molto realistico. Il suo comportamento si basa fondamentalmente sui fatti e sull’esperienza che giudica e analizza in maniera meticolosa, paziente e sistematica. Si fida della logica e dell’obiettività e ha difficoltà a capire le persone che non basano il loro comportamento su questi due pilastri della sua esistenza! Non prende decisioni impulsive. È tranquillo, serio e coscienzioso. Ha un etica del lavoro sviluppata che lo induce per esempio a non lasciare incompiuto un lavoro che ha iniziato. Prima finisce quello che deve fare e solo dopo si riposa. Ama essere lasciato in pace quando deve fare qualcosa. Sa quello che fa e quando reputa di aver capito cosa deve fare non ha bisogno di una supervisione. È perseverante e non si scoraggia facilmente. È generalmente abile nei lavori manuali e ama farli. Spesso sono per questo tipo un modo produttivo per rilassarsi. Frequentemente è anche un grande lettore. Se è uno sportivo, tende a preferire gli sport che lo mettono in contatto diretto con la natura. La sua funzione inferiore è il sentimento. Socialmente tende a essere riservato e non particolarmente caloroso. Può dare l’impressione di essere indifferente o insensibile ai sentimenti degli altri. Inoltre si lascia difficilmente influenzare e non sembra attribuire molta importanza all’opinione degli estranei. Preferisce generalmente trovarsi in ambienti a lui familiari e con persone familiari. È un conservatore ed ha una bassa propensione al rischio. Se non dispone dell’esperienza (sua o di qualcun altro) per poter giudicare un nuovo progetto si sente a disagio e tende a rigettarlo con scetticismo. Può diventare negativo, scettico e testardo. Preferisce fare le cose che sono già state sperimentate. Sul piano lavorativo le sue qualità sono molto preziose. Oltre a essere molto affidabile, realistico e analitico, lavora intensamente e con autonomia. È attento ai dettagli, paziente e tollerante nei confronti della routine. La sua prudenza ne fa un amministratore molto oculato. Con le persone può avere una certa difficoltà a causa della distanza che spontaneamente tende a mantenere. Generalmente compensa questa caratteristica con la capacità di essere obiettivo e un senso etico sviluppato.


La domanda che mi pongo è: sono davvero miglorata? La risposta: si, perchè adesso mi piaccio, mi piaccio davvero.

domenica 29 maggio 2005

  OGNI COSA A SUO TEMPO



- Mamma, qualcuno ha già scoperto il significato della vita?


- Veramente, tesoro, non c’è un significato buono per tutti. Ognuno ci pensa e cerca di scoprire qual è secondo lui il significato della vita. Dimmi, come mai questa domanda? Anche tu ci stai già pensando?


- No, credo che ci penserò quando muoio. Adesso devo andare a scuola.

venerdì 27 maggio 2005



ESAMI- segue

 

Mi scrive Stefanone commentando il mio post precedente: ”contrariamente allo stereotipo che è diffuso nel senso comune, le psicoterapie non sono e non devono essere eterne.
lui ti sta lasciando la mano piano piano, ma ti ricorda che, al bisogno, ci sarà! :)”

 

Mah, non mi convince. Non farebbe prima a dire: guardi, basta così, tanti saluti? Io mica mi offendo, anzi. Con quello che mi costa! Invece l'impressione è che o non ho mai capito niente io, o non ha mai capito niente lui. Boh.... Chiedersi troppe cose forse  è negativo, forse dovrei lasciare andare avanti il tempo e si vedrà! Ma è così?

 

Mi spiego: se i miei problemi sono legati alla morte ed al morire, e ti sembra poco? Forse che la psicoterapia serve solo per i malati, per le persone sofferenti per una patologia? E per quelle come me sofferenti per il vivere e per il morire, per quelle nulla? Per quelle “non è necessario contrabbandarla per psicoterapia”?  Se non è malattia , anormalità, la sofferenza non ha nessuna dignità, nessun diritto all'aiuto?

 

Dove sta scritto che a una persona psicologicamente sana non possa accadere di soffrire, angosciarsi, straziarsi, bloccarsi pure per l’angoscia, e ove le accada  non debba avere necessità d’essere aiutata a capire, a digerire tutto questo dolore?

Questa non sarebbe una cura? Questa non sarebbe una psicoterapia? Allora cosa sarebbe, eh? Un capriccio? Che cosa?

 


Mi ripeto: o non ho capito niente io, oppure non ha capito niente lui, oppure, cosa più semplice, anche lui ha paura, come noi tutti, d’ammettere che l’essere medici, in sé, comporta comunque una malattia dell’anima, congenita o contratta per contagio, non si sa, curabile, forse, ma inguaribile.

giovedì 26 maggio 2005

ESAMI


Come molti non sanno, ogni settimana pago uno psicoterapeuta impavido che mi rifà  le bucce. Da circa un anno e mezzo.


Ora, ho le mie belle angosce da scaricare, credetemi. Ma sono rimasta un po' stranita l'altro giorno quando mi ha chiesto che cosa volessi fare dei nostri incontri. E poi ha aggiunto che non ha nulla in contrario a vedermi regolarmente, ma che dovrebbe essere ormai chiaro che non è il caso di contrabbandarla per psicoterapia.


Una ci resta un po' così, ma gli ho lasciato il tempo, bontà mia, di spiegarsi. Perchè si, mi ha detto, lei è venuta qui ingolfata, sommersa, affogata dagli impegni e dalle pressioni che le arrivavano da ogni parte, lavoro e famiglia, e potevamo definirla una patologia da stress, ma ormai, una volta superato il momento di sovraccarico,  appare chiaro che i suoi problemi sono emergenti dalle situazioni che affronta sul lavoro, dalle angosce che le vengono comunicate dai pazienti, dalle sue reazioni a dagli interrogativi che si pone sul suo ruolo di medico, sulla morte e sul morire. Lei, per dirla tutta, dei problemi psicologici suoi, nel senso di patologia, non ne ha.


Dico: ma le sembra poco?


Dice: ma si rende certamente conto che possiamo parlarne, ma non finiremo mai, perchè lei affronterà sempre situazioni nuove, problemi nuovi, persone nuove, ci saranno sempre delle sofferenze, delle morti, ci sarà sempre la burocrazia, l'insoddisfazione, i colleghi, per non parlare delle tematiche, per così dire, filosofiche, deontologiche, persino teologiche. Certo ogni volta si fa un passo avanti nella conoscenza, ma non si finisce praticamente mai. E' una strada che va sempre avanti.


Dico: l'avevo capito anch'io, ma non mi sembrava un buon motivo per fermarsi.


Dice: sono d'accordo, tuttavia credo che vederci una volta al mese, in questa ottica, sia più che sufficiente.


Ora, secondo voi, sono stata promossa o bocciata? L'ho appena scritto e già non  mi piace questo interrogativo. Comunque il colloquio è andato così.




martedì 24 maggio 2005

musica!


Gattostanco , preso da curiosità morbosa, come dice lui, mi passa il testimone della staffetta musicale che gira nella blogosfera (raccolto da stark, e prima da chiaraaa, e prima da intempestiva e prima non lo so).


Procedo quindi a raccontare


1- Volume totale dei files musicali sul mio pc: lo ignoro. Il mio pc è gestito dal mio diletto discendente, il quale richiesto espressamente ha risposto "molto". Siccome ho un concetto di precisione diverso, azzardo una valutazione: probabilmente attorno a un giga. Il grosso, moolti, moolti giga, è formato da telefilm di fantascienza non ancora usciti in Italia..


2- ultimo cd acquistato: direi Vasco, buoni e cattivi;


3- Canzone attualmente in ascolto: sto pensando ad Asturias (de Falla), purtroppo l'ho solo un disco in vinile ed il giradischi è morto... così la penso tanto, in attesa di ritrovarla in un cd


4- cinque canzoni che significano molto per me: Cinque sono pochissime. Diciamo le prime cinque che mi vengono in mente: Il suonatore Jones (De Andrè), Non poto reposare (Tradizionale, si può trovare nella versione dei Tazenda), Futura (Dalla), Una città per cantare( Ron), Parigi o cara (Verdi).


5- cinque persone a cui passo il testimone:


Aton.Ra (così si decide a fare dei conti precisi, invece di rispodere "molto" a sua madre!)


la Stordita (sarà interessante!)


caracaterina (è troppo seria la ragazza..)


Blanche (lo raccoglierà? mistero)


Comida (da qualche giorno era silenziosa, oggi ha mostrato un invitante pane svedese... A proposito ho appena sfornato tre chili di pane fragrantissimo e sofficissimo fatto con il lievito madre della mia amica a cui faccio, per qualche settimana, da lievito-sitter!)


Sei contento, caro gatto?


 

domenica 22 maggio 2005

ma comunque , visto che di sicuro qualche polemica sul Moige mi arriva, chi vuole saperne di più può leggere ampi stralci delle loro idee riportati gentilmente da Macchianera    qui
Nel blog di Angelo Moroni è in atto una interessante discussione sui referendum. Interessante da parecchi punti di vista.

 

Anche il Contadino ha detto la sua sull’argomento.

La stessa cosa ha fatto lo straordinario marito di Comida.

Qualcuno invoca luoghi virtuali dove informarsi. C’è la fondazione Luca Coscioni, c’è il sito del comitato per il referendum, c’è il sito dello scienziato Carlo Flamigni c’è persino il Moige, quel gruppo che, bontà sua, sostiene di rappresentare tutti i buoni e bravi genitori italiani (dal che conseguirebbe che la sottoscritta è una schifezza di genitrice, visto che non si sente rappresentata dal Moige manco per niente…). Lo linko in nome della mia democraticità, non della loro, eh?

Intanto vi racconto la stessa storia che ho raccontato a Moroni ed ai suoi (e miei) amici, e domani, se vi va, qualche considerazione “da medico” della vostra Capsicum.

 

 

 

IL BIMBO NEL CUORE DI MARIKA

 

 

C'è una ragazza che (non) si chiama Marika e che ha una sorella down.

Marika è sposata, dedica la sua vita ad assistere gli anziani e gli ammalati. Insieme a suo marito vuole tanto avere un figlio, ma ha paura di mettere al mondo una bambina come sua sorella.



Marika sa benissimo come si vive da down. La sua sorellina è sempre nella sua vita e nel suo cuore.

Marika non ha informazioni di seconda mano. Marika lo sa. Sa cosa vuole dire la responsabilità di una bambina cresciuta che non sarà mai autosufficiente, sa cosa vuole dire per la sua mamma, per il suo babbo, sa cosa vuole dire per lei. Se lo posso evitare, dice, non sarò responsabile di tanto dolore.


Possiamo dire che Marika e la sua famiglia, in fatto di eroismo e di malattie genetiche, hanno già dato, e neppure smettono di dare.





Così fa l'amniocentesi. Tra un ritardo e l'altro le dicono solo alla metà del quinto mese che il piccolo è down. Marika non se la sente di tenerlo, e interrompe la gravidanza. Poi ha una brutta crisi depressiva. Nessuno pensa a farle una bella mappa del genoma, le dicono che è stato un caso, che ci riprovi pure tranquilla, così rimane incinta di nuovo. Anche il secondo feto è down, ma stavolta lo scoprono prima, col prelievo dei villi coriali. Interrompe la gravidanza al quarto mese, ma a questo punto è veramente distrutta. La curiamo, insieme ai colleghi psicoterapeuti, per due anni, con colloqui e psicofarmaci a gogò.




Nel frattempo ha fatto una mappa cromosomica e si scopre che è portatrice di quella che si chiama una traslocazione bilanciata: cioè le due gravidanze down non sono un caso, c’è una altissima probabilità di avere altri figli down. Ma tra una cosa e l’altra sono passati quattro anni, è arrivata la Legge 40. Marika non può più accedere alla fecondazione assistita in Italia: intanto perchè lei e suo marito non hanno problemi di sterilità, e le due gravidanze precedenti lo dimostrano. (Come sapete, o dovreste sapere, questa è una delle limitazioni che si vorrebbero abrogare)





Marika si rivolge ad un centro privato, e loro preparano tutto per la fecondazione assistita, ma sarebbe inutile: infatti per la nuova legge non si può fare la diagnosi prenatale prelevando qualche cellula all'embrione e analizzandola. Gli embrioni vanno prodotti alla cieca e impiantati comunque sia (questa è un’altra delle norme che si desidera abrogare). C'è però una possibilità: quella di analizzare gli ovuli prima della fecondazione. Si analizza il "globulo polare", cioè la metà della cellula dalla cui divisione si originano l'ovulo e, appunto, il globulo polare. Costa caro, ma si può fare. Legalmente. E viene fatto. Con gli ovuli selezionati si producono tre embrioni. Solo tre, perchè la legge non ne permette di più.





Questo vuole dire che comunque, anche se con la stimolazione ovarica hai prodotto ventidue ovociti (tanti ne ha fatti Marika), quelli che avanzano li devi buttare, non puoi fecondarli, perché poi non li potresti conservare. Questo vuole dire che il tentativo successivo non lo puoi fare tanto presto: intanto il povero ovaio si deve ripigliare un poco, e poi devi ripetere da capo anche la stimolazione ormonale. Che non è mica piacevole in sé, e comunque gli ovuli mica te li levano con la bacchetta magica: ti operano in anestesia generale e in laparoscopia per farlo. Anche questa è una delle parti della legge che si vorrebbe levare.

 



La nostra Marika a questo punto ha tre embrioni a disposizione. Verosimilmente abbastanza sani. Verosimilmente, perché con la tecnica del globulo polare la certezza non c’è.. Glieli impiantano. Ma tre, credetemi, non sono storie, hanno una possibilità di riuscita molto bassa; sembra attorno a una fecondazione riuscita su quattro. In Italia se ne impiantavano quattro o cinque almeno, al primo tentativo.  (Ma molto dipendeva anche dall'età della mamma: più è giovane, più facilmente attecchiscono, Marika tra una cosa e l'altra ha passato i 30 da un po') Al secondo o al terzo anche sette, otto. Di questi raramente ne attecchiva più di uno o due.

Ma la legge 40 dice al massimo tre. Così niente gravidanza per Marika. Nessuno dei tre embrioni si è impiantato. Dovrà ricominciare da capo.


 

Nel frattempo sono passati parecchi anni, Marika non ringiovanisce, ma è una piccola ragazza coraggiosa. L'ho vista l'altro giorno per strada e mi ha detto "mi raccomando, vai a votare, vero? E parlane con tutti quelli che puoi, dì a tutti che vadano a votare, racconta anche la mia storia, se vuoi, se può essere utile. E speriamo che la gente capisca, capisca che non siamo dei mostri, che non ci meritiamo tutto questo, in tutta Europa veniamo trattati con rispetto, come delle persone che vogliono essere genitori, qui ci dipingono come assassini dei nostri figli, noi che vogliamo solo averne uno di figlio, come lo avete voi, un figlio sano".

 

Ora che ci sono, e visto che Marika non ha nulla in contrario, vi racconto anche di quel che ci siamo dette tempo fa, prima della legge 40. Marika disse: “se non riusciamo così, ne ho parlato con mio marito, chiederemo la donazione di un ovulo”. Neppure questo adesso la legge 40 consente, e anche qui uno dei quesiti referendari riaprirebbe la speranza per Marika, e per tante altre ragazze come lei.

Perché non potrebbe una donna sana come me, per esempio, già madre dei figli suoi, regalare qualche gamete che le cresce, che non le serve, alla mia Marika, a un’altra Marika sconosciuta? Posso dare un rene, e questo mi danneggia; posso donare una metà del mio fegato, e anche questo mi danneggia. Posso donare tutto il sangue che voglio, posso donare il midollo osseo, si può sapere chi ha paura di lasciarmi donare un gamete?

 

E se posso adottare un bambino, che ha tutto il patrimonio genetico proveniente da un’altra coppia, perché non posso adottare un gamete?

E se posso avere un figlio con un altro partner, ed è concesso al mio partner successivo di adottarlo, o addirittura mio marito può avere un figlio con un’altra donna, e riconoscerlo, e io poi lo posso adottare (con tutti i se e ma di legge), ma si può sapere perché un ovulo no? Si può sapere perché uno spermatozoo in bottiglia no?

 

Chi ha paura del bimbo nel cuore di Marika?