domenica 19 settembre 2004

La psichiatria, la psicoanalisi, la psicofarmacologia, non hanno delle soluzioni vere.


Una mia amica psichiatra qualche settimana fa si è lasciata andare a confessare che non siamo in grado di curare i pazienti psichiatrici gravi: i borderline, gli psicotici, i deliranti, i disturbi di personalità. Possiamo a malapena curare i depressi e gli ansiosi, gli altri riusciamo a farli stare un po' meglio, un po' meno male, a traghettarli da una crisi all'altra. La mia amica diceva che bisogna rassegnarsi a questo.


Lo sospettavo, ma è stato duro sentirlo anche da lei. Pochissimi lo ammettono, preferiscono ammantarsi di potenza terapeutica, esaltare i risultati positivi, minimizzare tutto il resto. Paura, eh?


Ciò è molto triste, quasi insopportabile.


In compenso ho letto un breve aritcolo di un certo Duccio Demetrio che esalta le proprietà autoterapeutiche e autoanalitiche e curative dello scrivere di sè. Autobiografie, diari, blog: tutto fa bene. La risposta autarchica alla psichiatria?

venerdì 17 settembre 2004

Quando ero molto giovane e studiavo Medicina, il mio prof. di psichiatria dichiarò che il paziente psichiatrico grave è la persona più fragile in un gruppo ammalato, che cede e va in tilt. Affermava che per curarlo bisogna levarlo, estirparlo dal gruppo malato e permettergli di avere delle relazioni sane.


Sono passati ventidue anni e finalmente ho capito profondamente  cosa voleva dire e posso asserire con sicurezza che, con l' eccezione dei depressi e dei bipolari e degli ansiosi che secondo me hanno una malattia ad origine prevalentemente biochimica, aveva assolutamente e completamente ragione.


Peccato che la terapia proposta sia praticamente sempre impossibile da eseguire.

domenica 12 settembre 2004

IL CULTO DEI MORTI NEL VECCHIO BORGO


Il Pescatore m'ha mandato una bottiglia di crema di limoncello. Ora chi m'ha seguito negli ultimi mesi dirà: come ha fatto se è morto da due settimane? Ha dato la commissione da fare alla Figlia, è chiaro. Ieri era il mio compleanno, capite, e a me il "lemo" fatto in casa piace parecchio.


Abbiamo parlato di lui, va da sè. La Figlia, rientrata dal Marocco appena in tempo, gli ha messo accanto nella bara tutto quanto poteva essergli utile "di là": canna da pesca, l'ultima, la migliore, a fianco; licenza di pesca nel portafogli, debitamente rinnovata poco tempo fa; sacchetto dei bigattini a portata di mano. E poi foto delle sue donne: le due figlie e la nipotina. La moglie no: aveva raccomandato alla Figlia: "Non farla venire al funerale, lasciami andare in pace, senza quella lì". Fiori, un sacchetto di biscotti fatti in casa, quelli che gli piacevano, i documenti, era una persona seria e non andava in giro senza.


L'hanno cremato di venerdì. Voleva essere cremato e poi finire nel fiume, il posto dove preferiva stare. La legge sulla dispersione delle ceneri non è ancora passata, quindi bisognava metterlo nell'urna, ma la Figlia ha tanto pianto e strillato e minacciato e pregato che i becchini, con l'intermediazione dell'impresario delle pompe funebri, hanno fatto una roba da six feet under: aperto il sigillo dell'urna, ne hanno asportato una buona parte delle ceneri e l'hanno richiuso. Le ceneri sono partite in macchina, chiuse in una scatola di cartone, con al Figlia e col compagno pescatore del Pescatore, dirette ad uno dei posti da lui preferiti, e laggiù sono finite dentro il fiume, a scorrere con lui, come voleva il nostro amico. L'urna semivuota riposa accanto al corpo del fratello, per la consolazione della Maggiore e della Nipotina che potranno portargli dei fiori.


La Nipotina piange di continuo. Continuava a cercare il nonno e pare ne abbia ereditato il caratteraccio, visto che strillava e faceva i capricci e rifiutava di mangiare se  non la portavano subito, dico subito, dal SUO nonno. La situazione in capo a pochi giorni era diventata insostenibile, era chiaro che non aveva alcuna intenzione di scordarsene o di lasciar pedere, così le hanno spiegato che gli angioletti sono venuti a prendere il nonno per portalo in Cielo. La spiegazione non l'ha placata, ha solo indirizzato altrove le sue proteste: che diritto hanno gli angioletti di portarsi via il mio nonno? non ce l'hanno un nonno, loro? io lo rivoglio, bisogna dirgli che me lo riportino, in Cielo è troppo lontano e non mi piace. In seconda battuta ha indagato sulla possibilità che quei disgraziati si portino via anche la mamma, o la zia, e le sorveglia attentamente: non si sa mai.


Io mi bevo la crema di limoncello, e aspetto il mio turno, come il resto del mondo. Ma intanto vivere è bello.

mercoledì 1 settembre 2004

LA VITA SCORRE. E IL PEPERONCINO MATURA.


Dal primo luglio scorso la gestione della Casa di riposo è passata di mano. A due "Infermieri Imprenditori". Non ci vado d'accordo con questi I.I., così ho dato le dimissioni il 21 luglio. Gli I.I. hanno precipitato le cose facendomi inca**are, hanno persino tentato di farmi imporre dall'Azienda di continuare ad assistere i Pazienti per forza.


Molta gente non sa che il Medico di Famiglia può in qualunque momento ricusare uno o più pazienti qualora venga a mancare il necessario rapporto di fiducia. In tal caso ha solo l'obbligo di continuare ad assisterlo per sedici giorni, dopo la comunicazione ufficiale, perché egli abbia il tempo di scegliere un nuovo medico. Gli I.I. pensavano di avermi in pugno, che il Medico fosse un arlecchino servo di tutti. Capisco che questo possa essere l'auspicio della nostra classe politica e di tanti altri, ma non è ancora così.


Il primo paziente che ho ricusato era follemente innamorato di me. Era anche profondamente intossicato d'alcol e completamente confuso. Gli ho trovato un medico maschio e l'ho pregato di non fare confusione tra medici, mamme e fidanzate.


Altri due pazienti li ho ricusati quando mi sono accorta che mi chiedevano un certificato di malattia alla settimana per ciascuno. Il medico fiscale dell'Inps, ad una cena di fine anno, mi disse ridendo che i miei due pazienti detenevano un record: avevano quasi raggiunto le duecento visite fiscali per ciascuno, se si pensa che avevano entrambi meno di trent'anni si tratta di una performance notevole. Ma siccome i conti dei certificati e delle visite non mi tornavano, ci sono andata a fondo: si facevano fare certificati anche dal medico dei genitori di lei e da quello dei genitori di lui. Vivevano sul filo del numero massimo di assenza per malattia consentito senza incorrere in un licenziamento. Si facevano i conti da bravi sindacalisti e appena "maturavano" una settimana o due di malattia se la "prendevano", come se avessero "maturato" delle ferie.


Una famiglia l'ho mandata via perché avevano dato dello "sciancato di merda" al mio collaboratore, una persona intelligentissima che da circa venticinque anni ha la parte sinistra del corpo paralizzata. Non ho mica alzao la voce: ho detto solo: trovatevi un altro medico, buonasera. Pensando che è ben più triste la sorte di chi è sciancato nel cervello....


Ora, bisogna tener presente che la dottoressa Capsicum mica si chiama così per niente! Come il Capsicum Annuum (volgarmente peperoncino rosso di Soverato) se la mordi avventatamente brucia. Ho anche ricusato della gente con cui potevo essere più accomodante. Due o tre. Gente che non ascoltava i miei consigli, che riteneva che io mi sbagliassi sempre, che non capissi nulla. Li ho esortati a trovarsi un medico in cui potessero riporre davvero la loro fiducia. Impeccabile formalmente, ma in realtà io ero offesa. E dispiaciuta. E ferita. Li ho ricusati per quello, mica per altro.


Come ho detto altre volte essere buoni non è una qualità importante del medico, che non ne ha pertanto l'obbligo.


Sul mio terrazzo i peperoncini stanno diventando rossi. Domattina ne colgo uno e lo mangio col pane, l'olio e il sale. Brucia, si, ma è il primo di quest'anno, e sono impaziente di sentirne il sapore.


Buonanotte a tutti gli ipocondriaci, i depressi, i fantasiosi, gli amici, i buoni, i cattivi, purchè amanti del magico ortaggio rosso.