Radici dell'ozio
Diario di un medico
giovedì 31 maggio 2012
Mi fanno male i piedi.
Notiziona, proprio da scriverci un post.
Mi fanno male per he' sono stata a provare vestitinel negozio preferito da mia sorella, in cui lei mi ha regalato un delizioso abitino da snela silfide, quale io non sono, che su di me si trasforma in un tendaggio variopinto e fiorato.
Oh,ha esclamato, finalmente ti vedro'vestitain modo giovane enon dA vecchia.
Ho pensato chee vado almare sara' il piu' elegante copricostume di tutta la spiaggia. Rosa. Appena un pochettoiu' scuro mio tubino primaverile modello chanel, quello chemettocon lagiacca di gros grain. Vestita da vecchia, lo so, loso.....
Probabilmente ha pure ragione lei.
mercoledì 30 maggio 2012
Una domanda quasi fondamentale sulla vita, l'universo e tutto quanto...
cosa farò da grande'? (se ci cliccate sopra potete ascoltarla)
Ecco, a questo penso in questi giorni, e non è nulla di semplice e neppure di scontato.
Non ho fatto l'orlo alle tende.
Non ho appeso i miei stampi di rame in cucina.
Non ho preso i lumi di mia nonna e gli argenti di mia madre.
Non ho preso le mie tovaglie di pizzo, le mie lenzuola ricamate.
Non ho preso tutti i miei libri e neppure tutte le mie librerie.
Non ho preso il vecchio costume della bisnonna.
Non ho portato la mia vita con me.
Perché ancora non so dove andare. Non so cosa voglio, stavolta, per me, proprio per me. Non per la figlia di mio padre e di mia madre, non per la sorella dei miei fratelli, non per la madre dei miei figli, non per l'amica dei miei amici o per il medico dei miei pazienti: per me, cosa voglio essere e cosa voglio avere e cosa voglio fare per me?
Ecco, a questo penso in questi giorni, e non è nulla di semplice e neppure di scontato.
Non ho fatto l'orlo alle tende.
Non ho appeso i miei stampi di rame in cucina.
Non ho preso i lumi di mia nonna e gli argenti di mia madre.
Non ho preso le mie tovaglie di pizzo, le mie lenzuola ricamate.
Non ho preso tutti i miei libri e neppure tutte le mie librerie.
Non ho preso il vecchio costume della bisnonna.
Non ho portato la mia vita con me.
Perché ancora non so dove andare. Non so cosa voglio, stavolta, per me, proprio per me. Non per la figlia di mio padre e di mia madre, non per la sorella dei miei fratelli, non per la madre dei miei figli, non per l'amica dei miei amici o per il medico dei miei pazienti: per me, cosa voglio essere e cosa voglio avere e cosa voglio fare per me?
giovedì 24 maggio 2012
La gente che conosco
Per la maggior parte del tempo non mi rendo conto di quanta gente conosco e di quanto bene io la conosca. M balza agli occhi quando vengo sostituita da un nuovo collega o quando un paziente cambia medico e il collega mi chiama per aver notizie. Mi ritrovo a raccontare a memoria non solo la loro storia clinica, ma la loro storia familiare, lavorativa, le loro sofferenze e le loro battaglie, le loro vittorie, anche.
Tutta questa gente mi ha fatto crescere enormemente, ha fatto di me quella che sono. Non restituiro' mai neppure un centesimo di quello che ho ricevuto e ricevero'.
Ieri ho ricevuto un informatore molto simpatico che mi ha detto che tra i 200 medici che vede siamo solo in tre o quattro ad essere felici del nostro lavoro, e di questi solo io nella parte di area cittadina in cui lui lavora, gli altri tutti fuori citta'.
Eppure, l'ho detto spesso, il mio lavoro per quanto faticoso, impegnativo e mai definitivamente appreso, sempre in fieri, e' certamente uno dei lavori piu' belli ed eticamente piu' degni che esistano.
Dovremmo essere TUTTI se non felicissimi almeno sufficientemente felici.
Domande. Qui si apre un modo di domande.
mercoledì 23 maggio 2012
i rischi dell'Agnese
Abito vicino alla mitica baracchina dei cocomeri dell'Agnese, resa celebre da Dalla in una delle sue ultime canzoni. Veramente non era qui, quando io ero giovane. Svettava, per così dire, a ridosso dei brandelli di mura a Porta Mazzini, fatta di legno dipinto in verde con delle fette di cocomeri rossi coi semi marrone che parevano disegnate da un bambino delle elementari, messe alla fine di una frase che diceva: "Dall'Agnese, i più bei".
Poi sparì, demolita, per ricomparire in piazza Trento e Trieste, prima sempre in legno, poi, anni dopo, costruita in muratura e assai chic, poco più in là.
In un angolo della piazza, proprio vicino all'edicola dei giornali e al modernissimo vespasiano a pagamento, c'è un'altra baracchina, assai più economica, dove non servono cocomeri, magnifici gelati e cocktail, ma birre, bibite e al massimo uno spritz, e che però attira altrettanti clienti nelle belle serate tra la primavera e l'autunno.
Abitare qui mi piace moltissimo. Però c'è un però. L'altra notte, dopo una festa alcolica in baracchina, qualche giovanotto in vena di mostrare la propria potenza muscolare, non ha trovato di meglio che divellere il mio tergicristalli e sottrarmi l'antenna della radio, che aiuta anche il navigatore.
Così, in questo preciso momento, inganno il tempo aspettando che l'officina dietro casa mi riconsegni la povera smart rimessa in condizioni di affrontare le giornate di pioggia che, dicono, ci attendono.
Baci. Caps.
Poi sparì, demolita, per ricomparire in piazza Trento e Trieste, prima sempre in legno, poi, anni dopo, costruita in muratura e assai chic, poco più in là.
In un angolo della piazza, proprio vicino all'edicola dei giornali e al modernissimo vespasiano a pagamento, c'è un'altra baracchina, assai più economica, dove non servono cocomeri, magnifici gelati e cocktail, ma birre, bibite e al massimo uno spritz, e che però attira altrettanti clienti nelle belle serate tra la primavera e l'autunno.
Abitare qui mi piace moltissimo. Però c'è un però. L'altra notte, dopo una festa alcolica in baracchina, qualche giovanotto in vena di mostrare la propria potenza muscolare, non ha trovato di meglio che divellere il mio tergicristalli e sottrarmi l'antenna della radio, che aiuta anche il navigatore.
Così, in questo preciso momento, inganno il tempo aspettando che l'officina dietro casa mi riconsegni la povera smart rimessa in condizioni di affrontare le giornate di pioggia che, dicono, ci attendono.
Baci. Caps.
martedì 22 maggio 2012
Il "peso" della vita
Da qualche settimana i miei pazienti obesi mi chiedono di dire loro come si faccia a dimagrire. Questa cosa e' divertente per quelli che mi conoscono di persona, o meglio potrebbe esserlo. Ho bisogno di dimagrire quanto loro.
Ma soprattutto mi sto chiedendo come mai adesso e come mai tutti insieme. Forse e' colpa delle voci da sala d'aspetto, che girano e girano e girano. Il mio collega ha una moglie dietista che, per un lavoro particolare, in collaborazione con un gruppo di ricerca ospedaliero, sta intervistando gli obesi e le loro famiglie. Cosi' adesso tutti vogliono dimagrire. Me lo stanno chiedendo. Uh, io le diete per i miei pazienti le faccio gratis. Se almeno le seguissero.... Ma e' difficile, io lo so. Dal mio picco di peso, alla fine dell'ultimo allattamento, sono scesa con enorme difficolta' e lotto continuamente per rimane qui. Ogni inverno risalgo un poco e ogni primavera mi intestardisco fino a tornare dentro una decorosa, accettabile taglia 48. Magra non sarò ' mai piu' . Ma obesa, me lo sono giurata, neppure. Pero' so quanto sia duro tenersi la fame, e magari avere il frigo pieno e dover cucinare per la famiglia e non assaggiare. E tenersi la fame, con l'occhio all'orologio o con la testa tesa ad inventarsi una occupazione. Lo so. Quindi non mi sento di osservarli con disprezzo e magari dire ma come cucinate! Ma cosa mangiate!
Cucinano come e' tradizione cucinare in un paese in cui per due terzi dell'anno ci si svegliava in case fredde, ci si lavava con acqua fredda, si spalava la neve, e in cui si lavora e si lavora e si lavora.
Comunque la maggior parte di loro non sono obesi. La maggior parte di loro non sono neppure grassi. Sno spesso in leggero sovrappeso, si. E quelli che sono obesi hanno una storia, una storia che io rispetto e non mi sento di deridere o disprezzare.
Hanno tutti una storia proprio come me.
Mattina
Mattina triste. Prendo accordi con la collega ANT per assistere le ultime settimane di vita di un ragazzo che potrebbe essere mio figlio. Poi parlo con la mamma.
Ci sono sempre spazi per illudersi, per una mamma. Per contrattare, per sperare in un giorno in piu', un mese in piu'.
Quando rientro a casa ed abbraccio i miei figli li tengo stretti e sono felice di saperli ancora sani. La vita e' molto piu' semplice di quanto pensiamo, soprattutto di questi tempi in cui abbiamo aggiunto troppi fronzoli a tutto ed abbiamo perso di vista le cose davvero importanti.
Buona giornata a voi.
domenica 20 maggio 2012
Perbacco, gia' le 23!
Vado a dormire, sperando che domani non ci sia troppo da saltare..... Che poi, ogni salto e' un piccolo volo.
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